Separazione e coabitazione: ok… solo se ok per i figli.

Neanche a dirlo, la Giurisprudenza consolida -sempre di più, di decisione in decisione- il proprio orientamento in materia.
Poco importa, per gli Ermellini, la circostanza di aver acquistato e curato un immobile, e intendere dividerlo con la propria ex coniuge, così come la volontà di vivere il più vicino possibile ai propri figli: se, infatti, viene dimostrata dalla moglie la persistente conflittualità con il marito, e se i minori restano collocati prevalentemente con dimora presso la madre, costui sarà costretto a “fare armi e bagagli” e cercarsi un’ulteriore sistemazione abitativa, lasciando l’originaria casa familiare a moglie e figli.
Infatti, mediante un’ordinanza (precisamente, n°26709) pubblicata solo pochi giorni fa, la VI sezione civile della Corte di Cassazione ha confermato gli esiti cui era, in precedenza, pervenuta la Corte d’Appello di Brescia, e, ancor prima, il Tribunale di Mantova di prime cure, laddove aveva stabilito more solito l’affidamento condiviso dei figli minori a entrambi i genitori, con assegnazione della casa familiare alla madre e, ivi, relativo collocamento dei minori, e corresponsione di un assegno di mantenimento pari ad € 700,00 con spese straordinarie al 50%.
Il padre, rispetto a una simile decisione, avendo addotto la concreta possibilità di vivere anch’egli preso la casa coniugale solo previa asserita realizzazione di (semplici e non troppo costose) opere edilizie di suddivisione dell’immobile stesso, proponeva la soluzione del co-housing.
Eppure, i Giudici hanno valutato, in maniera dirimente, che, per i minori, al centro di una situazione di estrema conflittualità tra i genitori, non avrebbero affatto giovato, posti alla mercè di una simile “soluzione”, benchè, almeno in apparenza, essa avrebbe potuto sembrare “ideale”.
Nell’ordinanza in commento, possiamo infatti leggere: “(…) correttamente il Tribunale ha rigettato la domanda del medesimo di assegnazione parziale della casa coniugale (previa realizzazione di opere edilizie di suddivisione dell’abitazione), in quanto la permanente conflittualità esistente tra i coniugi rende la coassegnazione contraria all’interesse dei figli (art. 337sexies c.c.) (…)”  In virtù della norma richiamata nella decisione, “il godimento della casa familiare è attribuito tenendo prioritariamente conto dell”interesse dei figli”, dal quale quindi non può in alcun modo prescindersi.
In particolare, il ricorso in Cassazione instaurato dal padre è stato dichiarato inammissibile perché, mediante detto ricorso, in sostanza, egli ha tentato (vanamente) di porre in discussione l’accertamento di fatto compiuto dal giudice del merito, senza evidenziare alcun fatto decisivo che la Corte d”appello avrebbe omesso di esaminare e, quindi, con una simile condotta ponendosi totalmente al di fuori dei limiti tracciati dalla norma procedurale in materia (art. 360 c.p.c.).
In ogni caso, l’INTERESSE DEI FIGLI PREVALE SU OGNI ALTRO: questo affermano i Giudici, i quali, anche, poi, in punto di condanna al versamento del contributo al mantenimento, rigettano le richieste del padre, considerando che ” (…) le domande di affidamento condiviso paritario e di revoca del mantenimento sono state prospettate -omissis- come dipendenti rispetto alla domanda di assegnazione parziale della casa coniugale, ragion per cui esse devono ritenersi implicitamente rigettate. (…) In altri termini, il venir meno dei presupposti della corresponsione dell’assegno di mantenimento è legata alla co-assegnazione della casa coniugale.”

About Giorgia Miriello

Perenne inquietudine … Tutto il fascino di una professione la cui reale cifra è cambiare le domande, appena pronte le risposte! Un po’ come nella vita di ogni giorno. Avvocato civilista, con predisposizione verso ogni faccenda relativa alla famiglia. In Formia, foro di Cassino.

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