Clienti degli avvocati: 3+1 cose fondamentali.

Gli avvocati devono fare questo e quello ma i clienti? *

Oggi ti voglio parlare delle tre cose principali che deve fare il cliente di un avvocato.

Di solito, si tende a parlare dei doveri dei professionisti, della loro deontologia, dei preventivi, tariffe, livello di competenza e così via. Tutte cose giuste. Ma si tratta sempre di un rapporto contrattuale, o comunque un rapporto umano, quindi ci sono sicuramente delle cose che anche tu magari come cliente, o parte assistita, devi fare, se vuoi che il rapporto di lavoro sul tuo caso prosegua proficuamente, nell’interesse non solo tuo, ma di tutti i soggetti coinvolti.

Ovviamente, ci sono molte cose a carico sia del cliente che dell’avvocato, ma ne ho scelte tre, che secondo me sono le più importanti.

Esse sono:

  • pagare
  • fornire le prove
  • capire e tenere sempre presente di non essere l’unico cliente seguito dall’avvocato

La terza è probabilmente la più importante dell’insieme. Ma andiamo con ordine.

Pagare. *

I tutti i rapporti contrattuali c’è una parte che fa qualcosa verso un corrispettivo, solitamente, nelle società evolute attuali, in denaro. Anche gli avvocati, oggigiorno, terminato il tempo antico in cui la professione veniva svolta da persone benestanti a favore degli indigenti per mero spirito di liberalità, come una sorta di volontariato, svolgono la loro professione per un compenso. Questo compenso, peraltro, si chiama anche onorario quasi a voler sottolineare che si tratterebbe più di un compenso o premio dato spontaneamente come riconoscimento per l’opera prestata e non un vero e proprio corrispettivo, quale invece in realtà è a tutti gli effetti, dal momento che si tratta di un rapporto contrattuale.

Quello che, comunque, devi capire come cliente è che il tuo obbligo di pagare l’avvocato è molto importante. È inutile girarci intorno. Oggigiorno, il 99% degli avvocati lavora per conseguire un corrispettivo. Anche per le spese di mantenimento della sua struttura, che ti assicuro non sono affatto poche, una impostazione di tipo liberale sarebbe oggi impossibile, salvo l’intervento di qualche fondazione o lascito, come avviene ad esempio negli Stati Uniti, ma di cui non ho notizia di esempi nel nostro Paese.

Il dovere, per contro, di un avvocato riguardo ai pagamenti è, secondo me, di dare quanta più chiarezza possibile.

È finita, e non deve tornare mai più, l’epoca dei «intanto iniziamo a lavorare, poi vediamo».

L’avvocato deve fare un preventivo chiaro, sino eventualmente alla crudezza, al cliente, così che il cliente possa decidere con piena cognizione di causa.

Una volta che, come cliente, hai trovato un avvocato che ti ha dato la massima chiarezza, se il preventivo ti sembra accettabile, non ti resta altro da fare che pagarlo subito.

Questa è la motivazione migliore che gli puoi dare per seguire il tuo caso.

Strano vero?

Ogni tanto arriva qualche personaggio, che evidentemente ha studiato antropologia o sociologia solo all’università della vita, che si mette in testa un’idea meravigliosa e, ovviamente, fiero della trovata, te lo dice anche. Sono i casi, di varia gravità, di «Avvocato, ti pago dopo l’udienza che voglio vedere prima come va» oppure «Tutto quello che recuperi [credito prescritto da riscuotere in Messico] il 10% è tuo!» oppure anche «Te li posso portare a 50€ lordi al mese?»

Lascia che ti dica che un avvocato funziona come qualsiasi altro essere umano.

In effetti, noi avvocati siamo uomini, questa è la grande notizia. Se ci dai fiducia, e fai subito e in pieno la tua parte, noi ci mettiamo tutto il nostro impegno. Se inizi a lesinare coi pagamenti, quando per contro noi siamo schiacciati da scadenze perentorie che dobbiamo rispettare a tutti i costi, magari lavorando anche sabato e domenica, per poteri dare una difesa adeguata, allora ci scoglioniamo, a volte poco, altre volte anche pesantemente.

È una realtà. Ci sono persone che, anche nella loro vita privata, pensano che le critiche siano «costruttive» e quindi ad esempio con il loro coniuge si comportano sottolineando solo, esclusivamente e continuamente quello che non va, senza quasi mai soffermarsi ad evidenziare quello che invece funziona.

Orbene, per motivare una persona e renderla sempre migliore bisogna fare l’esatto opposto. Tanto è vero che queste persone ottengono l’unico risultato di rendersi solamente odiose e di farsi trattare, in termini di risultati, sempre peggio.

Se vuoi motivare il tuo avvocato, pagalo subito, senza discussioni, notazioni, gnole e altri discorsi. Entra in studio coi soldi in bocca!

Non c’è in sé granché di male a pagare a rate un preventivo, il problema è che questo in termini di tempo, che si spreca in operazioni amministrative, è un bagno di sangue. Tu tutti i mesi mi porti 50 euro lordi, io ti devo ricevere, fare la fattura, ripetere sempre le stesse cose, sentire sempre le stesse cose sul tuo caso, perdere un sacco di tempo che avrei potuto molto più proficuamente dedicare a lavorare sul tuo caso stesso…

Come cliente, dunque, devi fare questo. Chiedi uno o più preventivi. Scegli l’avvocato che ti sembra più convincente, considerando non solo il compenso ma l’impostazione strategica del caso. Pagagli subito il preventivo.

Non ti senti di pagarlo perché, in fondo, senti di non poter avere fiducia in quell’avvocato?

Allora lo devi cambiare e ne devi cercare un altro su cui ti senti di cuore di poter investire i tuoi sudati euro. Questo è molto importante. Ma, una volta che ne avrai trovato uno che ti ispira, dagli anche tu fiducia e fai vedere che la tua parte la fai subito, senza se e senza ma.

L’unica cosa che non devi fare è prendere un avvocato che non ti convince e spendere con poca convinzione i tuoi soldi: quel rapporto di collaborazione sarà un dolore per entrambi. Evita. O andare o stare, come si dice qui a Modena.

Fornire le prove. *

Questo è il secondo grande onere dei clienti.

«Avvocato, a mio favore ci sono carriole di documenti…»

Quante volte ho sentito questa frase.

Poi però quando è ora di tirare fuori un documento singolo o un certificato parte un balletto di «devo sentire dal commercialista», «puoi chiamare Pinco o Pallo?», «non è che potete chiederlo voi?» e altre cose del genere.

A seconda dei casi, ci può anche stare, ci sono anche documenti di non facile reperibilità.

In tutti gli altri casi, tu, come cliente, devi:
a) capire che le favolette delle tre ochine e quella dell’avvocato con le palle o «più bravo di tutti» (devo tenermi la pancia ogni volta che la sento) sono appunto favolette, che ai giudici non interessa un cazzo delle palle degli avvocati, ma vogliono vedere i documenti e sentire gli eventuali testimoni per sapere come devono decidere un causa
b) fornire prima possibile quanto richiesto al tuo avvocato nel modo, tempo, formato che gli desidera.

Questo non perché l’avvocato sia un privilegiato che si gratta tutto il giorno mentre tu devi fare anche il suo lavoro, ma tutto all’opposto per lasciargli più tempo da dedicare alla tua pratica. Se un avvocato ti deve chiamare dieci volte perché tu gli porti quel documento che ti ha richiesto, quanto tempo ed energia potrà poi dedicare alla cura vera del tuo caso? Anche qui – in più, poi – c’è l’effetto scoglionamento che ho accennato prima.

Attenzione. Non siamo solo noi avvocati che ci scoglioniamo perché ci crediamo chissà chi. Tutti si scoglionano se non riescono a fare bene il lavoro per cui sono pagati e per cui si alzano tutte le mattine e vanno in ufficio. Prova a rompere il cazzo a un bancario, agente immobiliare, assicuratore, venditore e vedrai che otterrai lo stesso risultato.

Dunque, niente «Lo sanno tutti, l’hanno visto tutti». Serve fare un elenco ordinato di nomi, cognomi, via e numero civico e comune di residenza attuali.

Personalmente, da anni ho fatto un documento che spiega come voglio che mi siano trasmessi i documenti. Non è obbligatorio, ma se un cliente riesce a seguirlo io faccio molto prima poi e ho molto tempo in più da dedicare alla cura del suo caso. Devo dire che quasi tutto lo seguono, per cui sono molto soddisfatto del grado di evoluzione dei miei clienti.

Mai pensare di essere gli unici. *

Questa terza cosa è la più importante.

Il problema è che il cliente dell’avvocato «non vede» gli altri clienti.

Vede solo se stesso.

Nessuno si sognerebbe mai di entrare in un supermercato e urlare «Adesso uscite tutti che devo fare la spesa io perché è già mezzogiorno e mio figlio alla mezza mangia porcoddddue!» o in un ristorante e analogamente esclamare «Datemi da mangiare subito, è urgente perché ho fame!!!1!». Oppure arrivare ad una qualsiasi cassa e pretendere di non fare la fila e passare davanti a tutti «Perchè ho lasciato la macchina in divietooooo».

Eppure questo è esattamente quello che, tutti i santi giorni, non pochi clienti seguiti da un avvocato fanno.

Quando tu come clienti utilizzi la parola «urgente», significa – molto semplicemente ed univocamente – che vuoi che l’avvocato smetta di fare quello che sta facendo per altre persone e si metta a guardare subito quello che interessa a te.

Vuoi letteralmente passare davanti agli altri.

Te lo voglio spiegare bene, anche perché è una cruda realtà da accettare, ma bisogna farlo.

Un avvocato lavora tutto il giorno, almeno otto ore al giorno, almeno cinque giorni a settimana. Spesse volte, se ci sono scadenze, anche durante il fine settimana, questo spesso grazie a persone ad esempio che, tipicamente, hanno ricevuto un decreto ingiuntivo e lo hanno portato a studio 35 giorni dopo – ti assicuro che cose come queste accadono tutti i giorni.

Lavorando tutto il giorno, se non ha ancora risposto alla tua mail o non ha potuto rispondere alla tua telefonata sul cellulare è perché sta curando i casi di altre persone o magari è al telefono con altre persone o le sta ricevendo nel suo studio. Ti ricordi quando sei stato ricevuto da lui nel suo studio? Sono arrivate telefonate? Se non ne sono arrivate, significa che lui ha spento il cellulare per poterti dedicare tutta la sua attenzione, oppure che ha fatto rispondere alla sua assistente (come ad esempio faccio io).

Adesso viene la parte più dolorosa per il cliente.

Chi è che deve organizzare il lavoro dell’avvocato, conoscendo le priorità e le scadenze di ogni singolo caso che deve affrontare?

Pensaci bene. È una verità difficile da accettare, anche se in realtà è banale.

Qui devi arrenderti.

La verità è che l’unico che può organizzare il suo lavoro mettendo in fila i casi secondo il loro oggettivo ordine di priorità è l’avvocato stesso.

E ti dico anche che nel fare questo deve essere spietato.

Se, ad esempio, a te come cliente viene una malinconia di parlare con il tuo avvocato a tutti i costi in un determinato momento durante il quale tuttavia il tuo avvocato sta scrivendo un atto processuale che scade in quel giorno stesso, devi accettare di dover rimandare.

«Sì, ma io ho pagato!»

Certo, ma non hai prenotato l’intero ristorante.

Hai pagato magari una consulenza da 100€ o l’annualità di un forfettone, ma ugualmente hanno pagato anche gli altri clienti come te.

Capisco che sia difficile da accettare, ma è solo l’avvocato che può mettere in fila i diversi casi secondo le loro reali priorità, che peraltro non stabilisce nemmeno lui, ma spesso il giudice della causa relativa.

A volte, nel fare questo, l’avvocato sembra proprio uno stronzo. Tu, cliente, che hai pagato hai «bisogno» di parlare con il tuo avvocato, di sentirlo: in fondo è umano voler sentire un attimo il proprio avvocato quando si è preoccupati.

Questo è vero e lo capisco, però a volte non si può fare. Cosa ne diresti se al momento in cui il tuo atto processuale scade il tuo avvocato anziché concentrarsi a scriverlo e depositarlo si mettesse a tenere la mano degli altri suoi clienti disperati?

Il tuo avvocato ti chiamerà. Devi solo mantenere la fiducia, col il chè come vedi torna questo tema che è importantissimissimo assai.

Oggi si fa fatica a dare fiducia alle persone, ancor di più gli avvocati. Però la fiducia è una necessità, anzi io ti dico che è la vera necessità. Non solo con gli avvocati. Poter dare fiducia agli altri essere umani è una nostra esigenza. Con questa paura di venire sempre inculati dagli altri finiamo per incularci da soli.

Torna a dare fiducia, riceverai dei doni bellissimi.

Altre cose? *

Non ci sono tante altre cose che il cliente di un avvocato deve fare per agevolare la trattazione del suo caso.

Una cosa che ogni tanto mi capita di sentirmi chiedere è «Posso leggere la lettera prima della spedizione?» oppure «Posso leggere l’atto prima che lo depositi?».

Tendenzialmente, ti direi che come cliente queste cose è meglio se le eviti.

Intanto, io so bene cosa scrivere, specialmente negli atti, che sono tecnici, e il tuo apporto difficilmente può essere costruttivo. Soprattutto, in particolare modo per quanto riguarda le lettere stragiudiziali, non è così importante il contenuto, quanto il gesto.

Il vero problema è che farti revisionare i miei testi comporta una complicazione incredibile per il mio flusso di lavoro. Non così di rado, pur lavorando in continuazione, arrivo a confezionare e depositare gli atti il giorno della scadenza. Anche qui non per colpa mia. So benissimo che nel paradiso degli avvocati, tutti i legali depositano almeno una settimana prima. Ma se io mi organizzo il lavoro e poi mi capitano nel frattempo casi urgenti, devo sospenderlo e dedicarmi a quelli. Tipicamente casi come quello già accennato di gente che riceve un decreto ingiuntivo e lo porta dall’avvocato il 35 giorno dopo la notifica, pensando che magari il problema, aspettando, potesse risolversi da solo.

Quindi già io faccio i salti mortali per confezionare e depositare un atto decente, se poi devo fartelo anche leggere, restare in attesa delle tue osservazioni, leggerle e infine depositare, capisci che diventa difficile.

Quando un cliente mi chiede di poter leggere prima di depositare di solito gli dico di sì, poi non faccio quasi mai in tempo. Lui si incazza, poi quando legge quello che ho scritto si commuove ed è felicissimo.

Non scherzo, succede sempre regolarmente così.

Non sono contrario in linea di principio alla collaborazione avvocato / cliente nei testi degli atti o dei documenti, ma devo valutare io se aprirla in base alle caratteristiche del cliente e del caso da trattare. Già da anni ad esempio apro i documenti google docs ad alcuni clienti cui chiedo di scrivere la parte in fatto. Poi chiudo il loro accesso, leggo, faccio le eventuali modifiche e scrivo quella in diritto.

Anche qui, come cliente devi capire che sono sempre solo io che posso valutare se una cosa del genere è opportuna o no. Io ho come obiettivo quello di curare e seguire il tuo caso nel modo migliore possibile.

La bonus track. *

Ho iniziato l’articolo dicendo che le cose importanti per un cliente da fare sono tre.

Scrivendo l’articolo però è venuta fuori la «bonus track», che è probabilmente la prima e fondamentale cosa che un cliente deve avere e cioè la fiducia.

Se, come cliente, hai fiducia nel tuo avvocato, non hai problemi a:
– pagarlo quando e come te lo chiede lui;
– richiamarlo se non ti risponde o aspettare qualche giorno per un riscontro alle mail;
– dargli quello che ti chiede quando te lo chiede;
– lasciargli scrivere lettere e atti come pare a lui.

Quindi sicuramente il consiglio finale è, ancora una volta, di cercare, cercare, cercare senza stancarsi un avvocato in cui avere davvero fiducia.

Veramente questa è la prima cosa da fare, quella che illumina e rende molto più proficuo e produttivo il rapporto.

About Tiziano Solignani

L'uomo che sussurrava ai cavilli... Cassazionista, iscritto all'ordine di Modena dal 1997. Mediatore familiare. Autore, tra l'altro, di «Guida alla separazione e al divorzio», «Come dirsi addio», «9 storie mai raccontate», «Io non avrò mai paura di te». Se volete migliorare le vostre vite, seguitelo su facebook, twitter, linkedIn, g+ e nei suoi gruppi. Se volete acquistare un'ora (o più) della sua attenzione sui vostri problemi, potete farlo da qui.

Comments

  1. Francesca says:

    Scrivere che sono pienamente in accordo con tutto quanto rilevato ed argomentato è certo banale, ma mi sento comunque di affermarlo lo stesso.
    Le problematiche sollevate in maniera tanto intelligente ed a prima vista spiritosa celano invece una realtà che è tutt’altro che spiritosa, fatta anche di tanta ignoranza da parte dei clienti, bisogna dirlo.
    Fatta di tanti luoghi comuni, primo tra tutti quello secondo il quale l’avvocato sarebbe, per ragioni ontologiche e quindi connaturate al suo stesso status, “ricco”, e sarebbe tale in ragione delle asserite esorbitanti parcelle.
    Tanti, troppi avvocati guadagnano pochissimo!
    E quando scrivo “pochissimo” significa proprio “pochissimo”.
    A questo amaro dato si accompagna l’atteggiamento di tanti clienti che, come ben descritto, “aspettano” di vedere “come va la causa, come va l’udienza”, “cosa si porta a casa” eccetera, per non parlare di quei clienti che aggrediscono verbalmente l’avvocato perché ritenuto colpevole di chissà quali colpe, perché la causa “è andata male”, perché – onta terribile- il Giudice ha deciso in maniera difforme da quello che pensavano loro.
    La colpa di chi è? dell’avvocato, è ovvio.
    Sarebbe un discorso troppo lungo che, necessariamente condensato per ragioni di spazio, diverrebbe banale in quanto semplificato, ma è importante sottolineare il senso del post di Tiziano, che ha cercato di far comprendere l’assurda situazione in cui tante volte si trova un avvocato per colpa dei suoi stessi clienti, gli stessi per cui lavora e spende il suo nome, battagliando in maniera aspra e spesso improba per le tante – e sono tante davvero- insensatezze e farraginosità del sistema giudiziario italiano, le stesse che l’avvocato cerca di combattere e di rimuovere, e non di utilizzare per occultare le sue carenze, come tanti pensano.

    • Grazie Francesca per esserti presa il tempo di scrivere questo contributo che ho letto con interesse. Certo, qui il discorso si allarga. Magari ci sarà occasione anche di affrontarlo pure in questi nuovi temi. Il tema del giorno credo però debba rimanere la possibilità di un rapporto sereno, costruttivo e di reciproca soddisfazione cliente avvocato. Oggi ho parlato di cose che deve fare il cliente, ma se noti ho parlato anche di una cosa molto importante che deve fare l’avvocato e cioè dare la massima chiarezza possibile, anche quando non è facile, quando si diventa antipatici, quando tutto rema contro. Dal nostro lato di avvocati dobbiamo partire da qui, poi i clienti devono fare il resto, consideriamo che chi viene sbattuto in una controversia si ritrova smarrito e impaurito, anche se rimane vero che deve proprio per questo rassegnarsi ad avere fiducia. Aiutiamoli ad avere la più piena fiducia con la verità e la chiarezza.

  2. Una domanda : veramente per cause lunghe come un divorzio si puo’ avere un prezzo all’inizio e pagarlo subito. Ho osofruito di avvocati e la risposta e’ sempre stata che non si poteva avere certezza della durata e di conseguenza nemmeno del costo finale. Ma forse ora la legge e’ cambiata e sono tenuti a farlo ?

    • Basta semplicemente dividere il lavoro in unità più elementari come le annualità, come ho fatto io anni fa quando ho creato il nostro forfettone o flat, che è ad oggi il nostro contratto più gettonato. Tu spendi un tot ad anno. Oppure la tariffa speciale per le impugnazioni, dove hai un pagamento più grande all’inizio e poi una somma minore ogni anno. Le cose da fare ci sono, basta pensarci e farle.

  3. Pamela Ciampini says:

    Dire che hai espresso il pensiero di tutti noi avvocati è troppo riduttivo.
    Ti ringrazio per la precisione e la proprietà di linguaggio con cui ha dipinto la nostra dura e
    triste realtà.
    Con affetto
    Una Tua Collega (e aggiungerei fan!!!!!)

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