Per andare dove dobbiamo andare: dove dobbiamo andare?

il D.L.Lgt. n. 1446 del 1918 distingue le strade vicinali in: strade vicinali soggette a servitù pubblica e strade vicinali che non vi sono soggette. Le prime sono anche dette vie vicinali pubbliche, le seconde vie vicinali private o agrarie. Le strade vicinali private o agrarie sono formate ex collatione privatorum agrorum e destinate esclusivamente all’accesso ai fondi latistanti e in consecuzione, i cui proprietari ne godono jure condomini e non jure servitutis per essere concorsi alla loro formazione con proprie zone di terreno o con altri conferimenti, ovvero per averne il godimento per titolo o usucapione. Trattasi cioè di vie destinate unicamente al servizio dei fondi o fabbricati che sulla via stessa si affacciano . Quindi si è in comunione incidentale, la strada vicinale privata può essere interrotta nella parte finale con un passo carraio impedendo a tutti la manovra di inversione di marcia non possibile altrove ?

Ho parlato qualche post fa della scarsa capacità degli utenti di rivolgere, ancora oggi, in modo corretto le proprie domande ai legali e purtroppo questa ne è l’ennesima, piuttosto palese, conferma.

Come richiamavo in quel post, che invito a leggere attentamente, gli utenti dovrebbero limitarsi ad esporre la situazione in fatto, ed a manifestare quelli che sarebbero i loro desideri al riguardo, lasciando tutto il resto agli avvocati.

Qui abbiamo una lunga premessa in diritto, di cui non si capisce la pertinenza né che si può, soprattutto verificare, quando invece il diritto andrebbe ad ogni modo lasciato interamente – guarda un po’ – a chi di diritto è esperto, ma soprattutto andrebbe comunque, almeno in prima battuta, lasciato da parte, perché, come ho spiegato nel mio post sull’approccio strategico, che invito pure a focalizzare con attenzione, quella che importa è la strategia, per la definizione della quale il diritto è rilevante in una parte infinitesimale dei casi.

Dopo la premessa in diritto, di cui appunto non si può nemmeno valutare l’utilità, abbiamo una scarna riga di descrizione del fatto che è purtroppo molto poco comprensibile.

Si parla di una situazione di comunione fondiaria anche se non si capisce di che cosa, cioè se di alcuni immobili o se della stessa strada. Dopodiché c’è la nebbia più assoluta. Qualcuno ha chiuso una strada? Qualcun altro – ed eventualmente sarebbe bello sapere anche chi – ha in progetto di chiuderla e magari vuole sapere se è legittimo?

Non è dato di saperlo, ma soprattutto di capirlo.

Così come non è dato di sapere o capire come possa un passo carraio impedire una manovra di «inversione di marcia»; Probabilmente sarebbe stata necessaria una spiegazione molto più ampia anche solo con riguardo alla descrizione e conformazione dei luoghi.

Detto questo, io mi trovo nell’impossibilità, e me ne dispiace, di poter dare una mano sia pur minima con un qualche spunto.

Potrei fare, è vero, alcuni discorsi generali che magari potrebbero (ma anche no) avere a che fare con il caso in questione, ma sarebbe come andare a caccia di uccelli sparando per aria completamente a caso: non si può lavorare così purtroppo.

L’unica cosa che posso dire è che non mi stupisce affatto ricevere domande così mal congegnate, perché parlo con utenti tutti i giorni e a volte mi occorrono anche 20 o addirittura 30 minuti per cavare di bocca da una persona le informazioni che mi servono per poter anche solo capire la situazione della quale mi dovrei occupare.

Probabilmente bisogna accettare il fatto che ci sono persone in grado di esprimersi in modo comprensibile anche per iscritto, anche nei casi in cui si tratta di occuparsi di un problema giuridico – cosa non affatto facile perché una persona può avere anche un livello molto alto di istruzione ma non padroneggiare bene la materia giuridica (la mia preparazione giuridica, ad esempio, non mi conferirebbe automaticamente vantaggi nello stendere un quesito, putacaso, in materia di architettura) – e, d’altro lato, persone che invece è bene che rinuncino a chiedere aiuto per iscritto e cerchino un contatto diretto con un avvocato, o tramite un appuntamento in studio o tramite un colloquio telefonico.

In questi secondi casi, sarà l’avvocato a interrogare adeguatamente il cliente per capire la situazione concreta e il problema relativo. Saper condurre queste «interviste» in modo efficace e tendenzialmente rapido fa parte del nostro know how professionale, delle nostre capacità di ascolto, che devono essere necessariamente estese a tutti.

Quindi il consiglio finale che posso darti è quello di contattare un avvocato per un colloquio, o in studio o tramite telefono. Se vuoi una consulenza da parte nostra, puoi valutare maggiori informazioni collegandoti alla pagina relativa.

About Tiziano Solignani

L'uomo che sussurrava ai cavilli... Cassazionista, iscritto all'ordine di Modena dal 1997. Mediatore familiare. Autore, tra l'altro, di «Guida alla separazione e al divorzio», «Come dirsi addio», «9 storie mai raccontate», «Io non avrò mai paura di te». Se volete migliorare le vostre vite, seguitelo su facebook, twitter, linkedIn, g+ e nei suoi gruppi. Se volete acquistare un'ora (o più) della sua attenzione sui vostri problemi, potete farlo da qui.

Comments

  1. Fernanda Barbosa says:

    Buongiorno

    Eh verissimo avvocato ,
    oggi abbiamo grande dificoltá di capire la diferenza tra avvocati e psicologi .Posso dire tranquilamente che essendo una sua lettrice,e pure avvendo seguito le vostre osservazione,non solo mi avete guidato a lottare per mio diritto,imparando come aiutare ai avvocati a capire tutta la mia facenda con le prove in mano,ma anche mi avete portato a leggere e scrivere un buon italiano GRAZIE .
    Purtroppo avvocato non bastano le prove in tanti casi..ci vuole invece avvocati seri, persone seri e fondamentalmente una Italia diversa..nuova magari!
    Leggeró il post con piacere.
    La Saluto

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