Quando si confonde l’avvocato col principe azzurro.

Oggi parliamo di nuovo di come scegliere un avvocato, un tema di cui mi sono occupato diverse volte nel blog e che è sempre di attualità, prendendo spunto da una discussione sviluppatasi in uno, Avvocati italiani, dei gruppi giuridici che gestisco su facebook.

La discussione la potete trovare qui, almeno finché non sarà stata eventualmente rimossa dal suo autore originale, nella quale sono intervenuto anche io, con un commento che riprendo, ampliandolo, qui sul blog a disposizione di tutti.

La chiave di lettura di oggi è, diversamente dagli altri casi, di quello che non si dovrebbe fare quando si cerca un professionista.

Vediamo perché.

La nostra iscritta, Angelica Bianco, ha così tratteggiato la sua richiesta (non è raro leggere cose del genere):

Cerco un avvocato nelle marche possibilmente ad Ascoli Piceno e dintorni ,deve essere bravo ma realmente valido che ne capisce di medicina legale e tutto ciò riguarda di fare una battaglia contro la sanità e una struttura rsa ,e una cosa abbastanza complicata ci vuole esperienza in questo settore , perché nei casi dove c’è lo schifo della sanità italiana lo sanno tutti che fanno di tutto per coprire la negligenza di strutture ospedaliere e medici , e questo avvocato dovrebbe essere iscritto anche al patrocinio gratuito

È evidente, tuttavia, che con delle «chiavi di ricerca» del genere, una persona che pur ha disperato bisogno di un avvocato non può andare da nessuna parte…

Infatti, questo avvocato dovrebbe essere:

  • preparatissimo, anche in materie non strettamente giuridiche ma che richiedono una preparazione medico sanitaria, come la medicina legale (doppia laurea);
  • coraggioso, indipendente, autonomo, in grado, da solo, di opporsi a partiti politici, amministrazioni, governi, servizi segreti, complotti nazionali e magari non;
  • disponibile a lavorare in modo così intenso e duro ma gratuitamente per sette, otto anni, per poi attenderne altrettanti per essere pagato la metà di quello che, secondo i parametri, sarebbe il suo giusto compenso – un ciclo economico di produzione e ricavo che supera di gran lunga persino la silvicoltura, cioè se pianti alberi per vendere la legna prendi i soldi molto prima, ma anche se costruisci un grattacielo, che termina in tre o quattro anni.

Un vero e proprio fenomeno del genere, infine, non dovrebbe poi avere studio a Londra o a New York, ma dovrebbe aver scelto come sede della sua più unica che rara attività niente di meno che Ascoli Piceno.

Mi sembra che più che un avvocato si stia cercando il principe azzurro, e che per di più lo si voglia a domicilio.

O che comunque sia molto più probabile vedere arrivare il principe azzurro piuttosto che un professionista del genere.

Cosa dire? Non è la strategia giusta per trovare l’avvocato giusto, che è invece un primo passo fondamentale, il gesto strategico più importante per il cliente.

Un avvocato che è intervenuto nella discussione ha addirittura suggerito di rivolgersi alle associazioni «competenti”, cosa che per me è una bestemmia anche più grande perché proviene da un avvocato che non dovrebbe mai a mio giudizio mandare da «associazioni», perché le associazioni non sono affatto in grado di gestire casi del genere, tant’è vero che poi ti mandano da altri avvocati.

La nostra amica deve cercare di trovare un avvocato che possa aiutarla, ma partendo da basi reali e non certo da cose fantascientifiche del genere.

Non è vero che sognare non costa niente, ti costa che non fai quello che poi ti servirebbe.

Insomma, perché non ammettere che in una determinata materia e su una determinata situazione non ci si capisce un cazzo?

Guardate che è bellissimo.

È liberatorio, è il primo passo per poter fare qualcosa di concreto.

Partire dalla realtà, ammettere che non ci si sta capendo un cazzo e che serve semplicemente una persona onesta e davvero intenzionata a dare una mano.

È davvero inutile enucleare criteri di competenza, tratteggiare complotti, vagheggiare di sistemi di pagamento di cui non si conosce davvero il funzionamento… Bisogna limitarsi ad esporre un problema e chiedere in che modo gli avvocati interpellati avrebbero intenzione di trattarlo, quale sarebbe la loro strategia.

Poi si passerebbe a parlare del sistema di tariffazione, solo una volta che la pratica avesse trovato un approccio convincente.

Limitate a dirvi quale è il vostro problema, il resto può dirlo solo un avvocato.

About Tiziano Solignani

L'uomo che sussurrava ai cavilli... Cassazionista, iscritto all'ordine di Modena dal 1997. Mediatore familiare. Autore, tra l'altro, di «Guida alla separazione e al divorzio», «Come dirsi addio», «9 storie mai raccontate», «Io non avrò mai paura di te». Se volete migliorare le vostre vite, seguitelo su facebook, twitter, linkedIn, g+ e nei suoi gruppi. Se volete acquistare un'ora (o più) della sua attenzione sui vostri problemi, potete farlo da qui.

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