tiziano solignani

avvocati dal volto umano

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quando il proprio legale diventa il miglior nemico

E’ dal 2007 che ho dato mandato ad un legale per una causa di lavoro (insieme ad altri due colleghi).Ci sono stati chiesti circa 1.000 euro a testa per l’apertura degli atti,ma fino ad oggi si è andato avanti solo a chiacchiere,c’è stato un solo incontro con l’avvocato della controparte,davanti alla commissione della camera del lavoro,per la riconciliazione (su tre volte che siamo stati convocati,loro si sono presentati una sola volta). Abbiamo insistito più volte con il nostro legale di lasciar perdere le trattative di riconciliazione (perchè tanto non ci sarebbe stato nulla da fare con certa gente)e di aprire direttamente gli “atti” per affrontare una causa vera e propria davanti ad un giudice.Il nostro legale ci ha comunicato una data (il 26 novembre 2009),nella quale si sarebbe svolta un’udienza davanti ad un giudice,in tribunale,per l’ennesima riconciliazione…ma la data è poi saltata(non ne ricordo il motivo).Ci è stata comunicata un’altra data(dopo tanto nostro insistere)il 10 febbraio 2010.Ma circa una settimana prima di questa data,ci è stato comunicato (a voce…tutte le comunicazioni con il legale si sono svolte a voce)che il giudice aveva rimandato la nostra,ed altre cause,per il troppo onere di lavoro.Ci ha infine comunicato la data del 16 febbraio 2010,ma il giorno prima di questa data un mio collega riceve una telefonata dal legale,il quale lo informava che non ci sarebbe stata nessuna udienza per via di uno sciopero dei “cobas” del tribunale.Il mio collega ha risposto che sarebbe andato comunque in tribunale a verificare.Il 16 mattina eravamo lì tutti e tre,ed abbiamo appurato subito che non c’era nessuno sciopero.Ci siamo fatti coraggio e siamo entrati in un’aula chiedendo informazioni ad un giudice che era lì,spiegandogli che avevamo una causa fissata per quel giorno, a tale ora con il giudice taldeitali.Lei (il giudice che avevamo davanti era una donna)ha controllato su una lista di nomi quello del collega che le avevamo appena fornito,ma ci assicurava che non c’era nessun giudice taldeitali.Però poteva controllare sul PC se per quel giorno ci fosse stata un’udienza con i nostri nomi,o quello della controparte.Dopo aver controllato più volte (digitando sia i nostri nomi che quello della controparte)ci assicurava che non c’era nessuna udienza iscritta a nome nostro,e che non c’era nesun giudice con il nome da noi fornitole.
Abbiamo dunque domandato come ci potevamo,e come ci dovevamo comportare nei confronti del nostro legale,perchè era chiaro che a quel punto ci aveva mentito (dandoci una falsa data,ed un falso nominativo)…e lei,gentilissima,ci ha prima indirizzato all’ordine degli avvocati,per fare un esposto,e come seconda opzione ci ha detto di parlarne apertamente con il nostro legale,per chiarire la situazione.
Appena fuori dal tribunale lo abbiamo contattato telefonicamente,dicendogli che eravamo lì e che non c’era nessuno sciopero,che non c’era nessun giudice con il nome da lui fornitoci e che non c’era nessuna causa con i nostri nomi,lui si è difeso dicendo che avevamo sbagliato sezione e che i dati che ci aveva dato erano giusti…abbiamo risposto che noi eravamo ancora lì,e che avevamo ricontrollato tutti i dati che lui ci aveva fornito,e che lo stavamo aspettando.Alchè,ci ha detto di raggiungerlo in studio,così avremmo chiarito la faccenda.Gli abbiamo risposto che non volevamo più vederlo,perchè fino ad ora ci aveva solo preso in giro,e che un magistrato ci aveva consigliato di rivolgerci all’ordine degli avvocati per un eventuale denuncia e che gli avremmo tolto il mandato,affidandolo ad un altro legale.Nel pomeriggio uno dei miei due colleghi lo ha fatto chiamare telefonicamente da un suo zio,che è “generale della guardia di finanza” (o qualcosa del genere),anche perchè quando gli abbiamo dato i 1.000 euro,non ci ha rilasciato nessuna fattura,e li ha voluti in contanti.Terminata la telefonata dello zio,il mio collega lo ha chiamato dicendogli che avrebbe voluto indietro la documentazione che gli avevamo fornito e i soldi che gli erano stati dati per l’apertura degli “atti”,mai avvenuta.Il legale rispondeva che per quanto riguardava la documentazione del mio collega non ci sarebbero stati problemi,ma per quel che riguardava me e l’altro collega ce la potevamo anche scordare,e che ci aveva denunciato per “minacce”.(dubito che sia vero!!!)Comunque sia,la domanda è questa…. qual’è l’atteggiamento da assumere nei confronti di questa persona quando ci presenterà la parcella,tenuto conto dei soldi che gli abbiamo anticipato,del fatto che non abbiamo ricevuto una fattura e di tutte le vicissitudini a cui siamo andati incontro a causa sua?(giornate di lavoro perse,tempo sprecato inutilmente ecc.ecc.)E poi,come possiamo fare per vedere se effettivamente gli “atti” sono stati aperti?

Ti  consiglio di rivolgerti ad un nuvo legale, spiegargli la situazione, valutare con lui i fatti, vedere se c’è o meno un procedimento aperto in Tribunale a nome tuo e dei tuoi colleghi. In base a ciò potrai con i tuoi colleghi ed il vostro nuovo legale di fiducia fare un esposto all’ordine degli avvocati contro il vostro ex-legale e qualora ne ricorressero i presupposti fare causa allo stesso per il risarcimento degli eventuali danni patiti.

L’estinzione dell’usufrutto

Su un immobile di mia proprietà esiste un usufrutto dei miei genitori, ma vi abito io e la mia famiglia, mentre loro abitano da più di ventanni in un altro immobile, sempre di mia proprietà, sul quale non c’è nessun usufrutto. A causa di questa inversione di residenza rispetto all’usufrutto, non mi è possibile beneficiare delle detrazioni ICI come prima casa su nessuno dei due immobili. Vorrei sapere se l’usufrutto esistente si può considerare estinto per prescrizione dovuta al non-uso ventennale dello stesso o no, oppure è spostabile tra un immobile e l’altro e quali sono i costi dell’atto/i da effettuare.

L’art.1014 c.c. dispone che oltre quanto è stabilito dall’articolo 979, l’usufrutto si estingue per prescrizione: per effetto del non uso durato per venti anni; per la riunione dell’usufrutto e della proprietà nella stessa persona; per il totale perimento della cosa su cui è costituito. Quindi effettivamente potresti beneficiare ai sensi del richiamato articolo dell’estinzione per non uso ventennale. Poi se lo riterrai necessario potrai eventualmente concedere l’usufrutto ai tuoi genitori sull’altro appartamento. Quanto ai costi, purtroppo non posso aiutarti in quanto dovrai avvalerti di un notaio.

l’errore nella sentenza

A gennaio 2009 ho vinto una causa contro l’INPS, relativa all’amianto. Purtroppo, nella sentenza ci sono alcuni errori di scrittura riguardanti il mio cognome e questo ha consentito all’INPS di non dar corso alla rivalutazione della mia posizione contributiva. Pur avendo ripetutamente sollecitato il legale che mi rappresenta (in quanto convenzionato con il mio sindacato e incaricato di seguire tutte le cause simili alla mia), affinchè chiedesse subito la correzione del documento, da maggio 2009 sino ad oggi sembra che questa correzione, pur essendo stata richiesta ed eseguita, ancora non sia disponibile. In realtà, non ho nessuna prova che questa richiesta di correzione sia mai stata fatta e le motivazioni per il ritardo sembrano sempre più fantasiose. Quanto tempo può essere necessario per correggere una vocale in un documento? Potrei ottenere, direttamente io dal tribunale, una conferma dell’avvenuta correzione o una copia della sentenza corretta? Nell’eventualità che, per qualche disguido, l’istanza di correzione non risultasse ancora inoltrata, potrei presentarla personalmente o deve necessariamente essere fatta dal mio attuale rappresentate legale?

L’art 287 c.p.c. stabilisce che “le sentenze [..] e le ordinanze non revocabili possono essere corrette, su ricorso di parte, dallo stesso giudice che le ha pronunciate, qualora egli sia incorso in omissioni o in errori materiali o di calcolo“. L’art. 288 stabilisce altresì che “ se tutte le parti concordano nel chiedere la stessa correzione, il giudice provvede con decreto.
Se è chiesta da una delle parti, il giudice, con decreto da notificarsi insieme col ricorso a norma dell’articolo 170 primo e terzo comma, fissa l’udienza nella quale le parti debbono comparire davanti a lui. Sull’istanza il giudice provvede con ordinanza, che deve essere annotata sull’originale del provvedimento. Se è chiesta la correzione di una sentenza dopo un anno dalla pubblicazione, il ricorso e il decreto debbono essere notificati alle altre parti personalmente. [..]

Ne consegue che l’omessa, incompleta o come in questo caso l’inesatta indicazione, nell’epigrafe o nel dispositivo della sentenza, del nominativo di una delle parti in causa non è motivo di nullità ma costituisce un mero errore, emendabile con la procedura prevista dagli art. 287-288 c.p.c. in virtù della quale si deposita in Tribunale un’ istanza di correzione.

 Se non sei sicuro che il tuo precedente legale l’abbia effettivamente depositata puoi dar procura a quello attuale di verificare ciò. Quanto alle tempistiche, purtroppo non c’è un termine preciso. Infatti varia da Tribunale a Tribunale in base alla sensibilità del Giudice.

 

il matrimonio con una cittadina straniera

Sono sposato con una cittadina brasilana, madre di una bambina avuta da una precedente relazione e siamo tutti e tre residenti in Italia. Per cominciare dal principio: siamo usciti dal Brasile con la minore grazie all’autorizzazione di un giudice brasiliano, autorizzazione rilasciata alla conclusione di un regolare processo tenuto il Brasile a novembre 2006. Si è reso necessario l’intervento del giudice in quanto il padre biologico della bambina risulta irreperibile. Siamo entrati in Italia a fine dicembre 2006, io naturalmente senza problemi, loro con un permesso di soggiorno per turismo. Il 3 marzo 2007 ci siamo sposati ed abbiamo fatto tutti i passi necessari per regolarizzare la posizione di mia moglie e della bambina.

Ad oggi hanno il permesso di soggiorno scadente nel 2012, sono iscritte regolarmente all’anagrafe del nostro comune di residenza, la bimba (che ora ha 7 anni) frequenta la scuola e nel frattempo abbiamo avuto un altro (bellissimo) bambino :-) A marzo 2009 abbiamo presentato la domanda per l’ottenimento della cittadinanza Italiana, per la quale lo Stato si è preso 2 (dico due… sic!) anni. Nel frattempo mia moglie ha ottenuto la carta d’identità italiana, ha conseguito la patente, la bambina è nel nostro stato di famiglia.
Le mie domande:
1) possiamo uscire con la bambina per andare qualche giorno in vacanza in Europa? (es.: Parigi, Canarie)
2) la cittadinanza passerà automaticamente anche alla bambina?
3) se sì, sarà possibile richiedere anche per lei il passaporto italiano?
4) Una volta ottenuto tutti il passaporto italiano, possiamo andare tranquillamente in Brasile tutti come turisti italiani e riuscirne quindi tranquillamente senza problemi per la bambina?

Per quanto riguarda il permesso di soggiorno di tua moglie, la legge parla chiaro, ovvero ai sensi dell’art. 5 della legge 1992, n. 91, (come novellato dalla legge 2009, n. 94) Il coniuge, straniero o apolide, di cittadino italiano può acquistare la cittadinanza italiana quando, dopo il matrimonio, risieda legalmente da almeno due anni nel territorio della Repubblica, oppure dopo tre anni dalla data del matrimonio se residente all’estero, qualora, al momento dell’adozione del decreto di cui all’articolo 7, comma 1, non sia intervenuto lo scioglimento, l’annullamento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio e non sussista la separazione personale dei coniugi.” Il secondo comme della citata norma prevede poi che I termini di cui al comma 1 sono ridotti della metà in presenza di figli nati o adottati dai coniugi” Ne consegue che nel caso de quo, tua moglie avrebbe avuto diritto a rihiedere la cittadinanza, a partire da un’anno del matrimonio in quanto come emerge dal secondo comma della norma citata il termine di due anni, in presenza di figli si dimezza.

Per quanto riguarda, gli interrogativi che poni sullo status della bimba, l’articolo 14 della citata legge 1992, n. 91 stabilisce che ”I figli minori di chi acquista o riacquista la cittadinanza italiana, se convivono con esso, acquistano la cittadinanza italiana [..]“. Tuttavia, nonostante la normativa parli chiaro poi dovrai confrontarti con l’applicazione da parte delle autorità competenti, in questo caso la Prefettura della tua provincia. Lì potrai informarti in modo più specifico anche sulle questioni relative al passaporto.

 

quando l’artigiano dopo aver ricevuto le proprie spettanze chiede altro..

Nel 2007 io e il mio fidanzato abbiamo aquistato un appartamento. Abbiamo affidato i lavori di ristrutturazione edilizia ad un artigiano. Abbiamo aperto regolare DIA.Il muratore ci ha presentato un preventivo di 10.000 euro. Abbiamo pagato un acconto, poi un saldo. In questo momento abbiamo scoperto che erano 10.000 più IVA e quindi abbiamo aggiunto 1.000 euro. Dopo aver saldato (bonifico bancario per avere le detrazioni fiascali) ci ha presentato un foglietto di bloc notes dove chiedeva spese extra per 2.800 euro. Non ce ne ha mai parlato e non ha mai concordato nulla con noi. Secondo Lei dobbiamo pagarle? In caso di risposta negativa cosa posso fare per far capire a questo signore che non ha diritto a nulla dato che puntualmente si fa sentire con le sue richieste?

In linea di principio, da quanto dici, secondo me non dovresti dargli altro oltre a ciò che hai già provveduto a saldare. Tuttavia dipende dai termini dell’accordo che avete preso. Successivamente in caso di sue richieste o pressioni in tal senso, potrete chiedere alla vostra controparte di farvi pervenire queste richieste in forma scritta, cosicchè voi personalmente, o a mezzo di un legale gli risponderete (mezzo preferibile) una volta per tutte che a loro non spetta nulla in più di quanto hanno già ricevuto.

quando si intende cointestare un immobile

Io e li mio fidanzato stiamo costruendo casa.Il terreno sul quale la stiamo costruendo è ora dopo 2 atti notarili di proprietà del mio fidanzato.con questi atti i genitori hanno donato al mio fidanzato e sua sorella una parte di terreno e una somma di 60.000 euro. Poichè lui era interessato al terreno c’è stata una compravendita dove la sorella ha ceduto il terreno in cambio della somma di 60.000. Ora poichè parteciperò economicamente alla costruzione della casa, mi chiedevo come fare a cointestarla a me e al mio fidanzato. Ciò deve essere fatto con qualche atto in particolare?è possibile cointestarla a percentuali diverse? tipo io 60% e lui 40%? Devo anche sottolineare che io sono già proprietaria di un appartamento al 50% ricevuto in eredità, il quale è occupato ed è in corso da almeno un anno e mezzo lo sfratto dell inquilina.Le mie intenzioni sono di renderlo libero e vendere la mia parte.

Per quanto riguarda la modalità più conveniente  da utilizzare circa l’intestazione dell’immobile in costruzione, dovresti informarti presso un notaio, il quale poi eventualmente si occuperà direttamente della stesura dell’atto. Mentre il fatto che tu sia comproprietaria di un’altro immobile non ha alcuna attinenza con la costruzione del primo.

 

quando si estorce un immobile con il ricatto

IL MIO COMPAGNO E’ UN MEDICO E ANCHE LA SUA EX COMPAGNA, LAVORANO ENTRAMBI NELLO STESSO OSPEDALE. LEI PURTROPPO GLI HA FATTO FIRMARE UN FOGLIO ( SCRITTURA PRIVATA) SOTTO RICATTO IN CUI GLI CHIEDEVA 3 ANNI DI SPESE DI AFFITTO. IL RICATTO DERIVA PURTROPPO DAL FATTO CHE IL MIO COMPAGNO FA USO DI CANNABIS. LEI HA ANCORA DENTRO CASA SUA ( IN AFFITTO) I MOBILI ANTICHI DEI GENITORI DEL MIO COMPAGNO NONCHE’ ALTRI EFFETTI PERSONALI. LA MIA DOMANDA E’ SE LEI LO DENUNCIA ALL ORDINE DEI MEDICI COSA ACCADE? COSA FANNO LORO? LO SOSPENDONO? GLI REVOCANO IL CONTRATTO DI LAVORO E QUINDI LO PERDE?

Quanto alle conseguenze in caso di una denuncia all’ordine dei medici, bisogna prendere in esame in primis il contratto firmato dal tuo compagno e successivamente il codice deontologico. Il consiglio è comunque quello di cessare immediatamente l’uso delle sostanze citate in modo tale che se a distanza di tempo, l’ex compagna decida di denunciare il tuo compagno sarà per lei difficile provare ciò che afferma.

quando l’avvocato vuol rinunciare al mandato

Ho una ingiunzione di pagamento dal 2007 per stipendi non pagati. Da poco il mio datore di lavoro è fallito. Il mio avvocato si rifiuta di proseguire il mandato con l’immissione al passivo per la somma vantata malgrado il mio insistere. Lui vuole solo pagato. Siccome è lui che rifiuta di proseguire non io che gli volgio revocare il mandato, lo devo pagare lo stesso? E’ sempre lui che mi deve fare dichiarazione di rinuncia? Grazie per l’eventuale interessamento.

In questo caso spetta al tuo avvocato comunicarti la rinuncia al mandato. Quanto alle spese legali, vedrai che contemporaneamente alla rinuncia al mandato il tuo legale ti invierà anche una nota con le sue spettanze per l’attività svolta fino a quel momento.

quando si acquista una cucina ed ha dei problemi

Alcuni giorni fà ho aquistato una termocucina a legna mod nordica , appena messa in funzione mi sono accorta che usciva dell’acqua da dietro la cucina, premesso che mio marito è un istallatore sono certa che l’impianto sia stato fatto a regola d’arte dopo mille telefonate a venditore ed assistenza è venuto un tecnico che mi ha detto che la cucina non ha problemi ma è l’impianto che è sbagliato, mi sono in oltre accorta che la cucina ha altri difetti oltre a quello che butta acqua posso restituirla visto che mi sono resa conto delle scadenti qualità del prodotto?

In linea di principio, qualora tu avessi ragione avresti tutto il diritto di pretendere la riparazione del bene, la sostituzione dello stesso, e/o l’eventuale risarcimento del danno subito. Tuttavia, il problema è che se da come dici il rivenditore non conviene con te sul fatto che i problemi della termocucina derivino dal bene e non dall’impianto, per far valere i tuoi diritti sarai costretta ad agire in giudizio e chiedere una perizia che dimostri da dove derivino i problemi della tua termocucina.

quando si compra un bene e poi si cambia idea

Mio marito mi ha regalato per natale, un robot da cucina,multifunzione,impastatrice ecc. Purtroppo,essendo un oggetto per me inutile ho preferito riportarlo indietro dove l’ha acquistato.Ho chiesto al commerciante se posso avere indietro il denaro(la scatola è sigilatto,mai aperta con il scontrino in mano), e lui mi risponde no ma che mi può solo dare uno buono del valore di quanto mio marito ha speso,da spendere in quel negozio entro 6 mesi. A me nn interessa comprare nulla in quel negozio,ho più bisogno del denaro,e ho spiegato i miei motivi.Lui ha insistito, dicendo che nn era possibile e che può solo dare(per me inutile)uno questo buono.E’ vero questo?Io non ho diritto di riavere i soldi in contanti indietro?

In questo caso il rivenditore non ha tutti i torti. Infatti dal punto di vista civilistico il contratto di compravendita si è perfezionato, concluso e salvo una responsabilità del rivenditore per eventuali vizi del bene, lui non è obbligato a rinunciare al suo lecito guadagno. Diverso sarebbe se, ad esempio, il rivenditore applicasse come fanno ad esempio alcuni centri commerciali per politica il diritto di rendere il bene e riottenere quanto pagato per l’aquisto dello stesso entro un numero determinato di giorni non puoi fare nulla.  Ma questo non mi sembra il caso. Inoltre da quanto dici lui ti viene comunque incontro con un buono spendibile in 6 mesi, la cui cosa non è da sottovalutare visto che in linea di principio non sarebbe tenuto neanche a questo. In conclusione, quando si compra un bene, si conclude un contratto è come tale, va concluso solo se, si è certi di volerlo fare.

 

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