faq

Ci sono domande «classiche» anche per gli avvocati: domande che gli utenti ci fanno spesso, di persona o tramite il blog. Man mano che ne riceviamo una, inseriamo qui la risposta, secondo il metodo appunto delle FAQ. Prova a cercare nella nostra raccolta, può essere che trovi la tua risposta, o comunque informazioni utili anche per il tuo caso.

chat (5)

mi avete fissato una sessione di chat: cosa devo fare?

Una sessione di chat è un appuntamento, con me o un con un altro avvocato dello studio, ad un giorno ed ora prefissati. È simile ad un appuntamento, solo che i partecipanti, anziché essere nella stessa stanza, sono in posti diversi ognuno davanti al proprio computer.

Ti dovrebbe essere arrivata una mail, come quella riportata sotto, indicante il giorno l’ora che avrei scelto per la sessione di chat.

A questo punto,  se sei disponibile per il giorno/ora indicati, devi dare conferma dell’appuntamento cliccando su «Sì». Nota Bene: ricordati poi di dirmi anche quale programma di chat (google talk, skype, ecc.) tra quelli disponibili vuoi usare.

Se invece non puoi esserci, perchè hai già un altro impegno, fai clic su «No»; sarò avvertito via mail  e fisserò un altro giorno/ora; dopo aver cliccato «No»,  potrai mandarmi le tue indicazioni sugli orari in cui sei libero o proponendo un nuovo giorno/ora.

invito da google calendar

esempio di mail di invito

che cosa devo usare per la chat?

Possiamo usare (nel link o tra parentesi il mio user name) i seguenti servizi. Quando hai scelto quello che vuoi usare, devi comunicarmelo in modo che sappia quale programma aprire al giorno e ora fissati.

  • facebook
  • gmail (solignani@solignani.it)
  • iMessage (solignani@solignani.it)
  • skype (tsolignani)

Per usare facebook o gmail, non hai bisogno di installare nessun programma, basta usare il navigatore (Chrome, Safari, Firefox, Internet explorer, ecc.) che usi di solito per collegarti a internet. Nel caso di facebook, devi chiedermi l’amicizia, mentre per gmail devi aggiungere il mio account ai contatti di chat.

Per usare iMessage devi avere un mac (o un iPad o iPhone, ma in questi casi è più scomodo). Per skype, invece, devi installare il programma, poi aggiungere il mio contatto.

si può fare la chat quando i clienti sono più d’uno?

Certamente, basta usare programmi come Skype che consentono la partecipazione di più persone. Ovviamente, poi bisogna cercare di intervenire … uno alla volta 😉

cosa devo fare durante la sessione di chat?

Fare una sessione di chat significa che tu, che sei il cliente, ti devi mettere a mia disposizione, davanti al tuo computer, per circa mezzoretta per darmi chiarimenti sul lavoro che sto facendo per te, fornirmi documenti, concordare strategie, aiutarmi a «leggere» alcuni documenti che magari mi hai già trasmesso e così via.

Facciamo questa cosa via chat soprattutto perchè così mi viene più comodo usare il computer mentre dialogo con te.

Cerca di liberarti da impegni che possano sopravvenire per dedicarmi la tua attenzione durante la sessione e di tenere sempre a disposizione i documenti del tuo caso, in formato PDF sul tuo computer, in modo da potermeli trasferire in caso di bisogno o anche solo per poterli consultare insieme a me.

perché non usare il telefono al posto della chat?

Perché innanzitutto durante la chat devo usare il computer per vedere l’atto che sto scrivendo, la documentazione, eventuali mail e altre cose, mi può servire fare copia e incolla dei dati che mi passi ed è molto scomodo farlo col telefono in mano o anche in viva voce (considerato che spesso lavoro a fianco di altri colleghi).

Anche voi clienti, in base alle domande che vi faccio di solito, avete bisogno quasi sempre di usare la vostra macchina, per cui sarebbe scomodo anche per voi.

Inoltre, spesso il telefono è inadatto per sessioni più lunghe di qualche minuto, mentre invece una sessione di chat può protrarsi anche per tempi più lunghi, non essendoci bisogno di gestire le singole pause di comunicazione come si fa col telefono.

Un altro eccezionale vantaggio per me della chat è che una volta conclusa la salvo su file e diventa una miniera preziosa di appunti scritti per gli atti che devo preparare, mentre le cose dette a voce tendo purtroppo come tutti a non trattenerle integralmente.

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9 storie (7)

in quali librerie on line si può acquistare?

In molte. Riporto di seguito quelle di cui sono a conoscenza, ma può darsi che lo troviate anche in quella, eventualmente non ricompresa nell’elenco seguente, che utilizzate di solito. Oltre che in queste librerie, 9 storie si può acquistare anche nel Kindle store.

Se volete vedere il libro disponibile nella vostra libreria preferita, lasciatemi un commento, vedrò cosa posso fare.

Se conoscete altre librerie che lo hanno disponibile, lasciatemi ugualmente un commento, aggiornerò la lista.

Come posso scaricare gratis uno dei tuoi libri?

Si può fare considerando che i miei libri costano pochissimo e molte librerie on line offrono una promozione ai nuovi iscritti.

Di seguito le promozioni di cui sono attualmente a conoscenza:

  1. Ultimabooks. Registrandovi come nuovo utente, avrete un credito gratuito di 3€, che potrete usare per acquistare il libro). Dopo che vi sarete registrati, vi arriverà per mail un codice numerico per attivare il credito. Se non ricevete la mail, guardate nella cartella dello spam. Per avere il credito, dovrete attivarlo col codice numerico.

  2. Bookrepublic. Se siete già utenti registrati di Ultimabooks, potete registrarvi a Bookrepublic, che, analogamente, riconosce ai nuovi utenti 2€ di credito (solo, però, in caso di acquisto di almeno 5€, mentre su Ultima non c’è nessun minimo di spesa).

Anche altre librerie on line offrono questo tipo di promozioni, se credete segnalatemele che le includo in questo elenco.

9 storie è disponibile anche su iBookStore per iPhone / iPad?

Sì. Puoi scaricare una preview, come per tutti i libri inseriti nello store di Apple, o acquistarne una copia (purtroppo, sullo store di Apple non è ancora possibile regalare libri, cosa abbastanza idiota, ma pazienza). Per trovare il libro, puoi aprire iBooks e, in seguito, aprire lo store, oppure cliccare su questo link dal tuo computer.

il mio bimbo ha disegnato una favola, posso mandarti il disegno?

Sarebbe una cosa davvero bellissima! Mandalo alla mia mail in formato jpg con il nome del bimbo e la città dove risiedete, lo pubblicherò sul sito ufficiale del libro 9 storie e vi manderò il link. Anche alcuni adulti mi hanno mandato dei disegni bellissimi, per cui la cosa vale anche per loro, se vi piacciono le favole e volete fare un disegno mandatemelo. Grazie.

il libro è recensito su Anobii?

Certo, puoi vedere la relativa voce a questa pagina.

questo è il tuo primo libro?

È il mio primo libro di fiction, cioè di narrativa, ed il mio quarto in assoluto. Prima di questo ho scritto altri 3 libri di tipo tecnico, in un caso didattico, negli altri due di tipo divulgativo. L’elenco dei miei libri si può leggere all’indirizzo libri.solignani.it.

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strumenti (8)

ho provato workflowy che tu consigli tanto, ma che cos’ha di così speciale?

Il più sta in quel qualcosa in meno, come spesso succede coi software migliori…

Partiamo dal fatto che io sono un patito delle liste come strumento di focalizzazione. In materia, c’è un bellissimo libro di Dominique Loreau, L’arte delle liste. Oggi si tende a considerare le liste come un elenco di cose da fare, ma questo è sbagliato, una lista può essere benissimo, tutto al contrario, un elenco di cose già fatte, di cui si vuol richiamare il significato, un elenco di cose che piacciono, non piacciono, ecc.. Non facciamo schiacciare sempre dalla visione aziendalista o business-centrica della vita 😉

Ad ogni modo, su questo concetto di base, il software sviluppa molto bene, consentendoti innanzitutto di lavorare sulle tue liste da tutte le tue periferiche, e questo, oggigiorno, è assolutamente fondamentale, specialmente per un’applicazione come questa che deve essere raggiungibile ogni volta che ci passa per la mente una certa idea.

Inoltre ti consente di gestire la ramificazione in modo completo, riordinando le varie liste (anche da mobile) semplicemente col «drag ‘n drop» e spostando i vari alberi e sottoalberi in continuazione a seconda delle idee o angoli visuali che ti vengono in mente e facendoti riclassificare tutto come meglio preferisci.

Da questo ultimo punto di vista, supera sia il classico foglio bianco sia le migliori applicazioni di gestione liste (wunderlist, things, ecc.) che non consentono di nidificare liste e tantomeno spostare così agevolmente le varie ramificazioni.

Il tutto con una interfaccia minimalista che aiuta moltissimo la concentrazione.

La lista non serve solo come promemoria per dopo, ma anche come strumento di brainstorming per quando la fai.

Forse non ti ho detto proprio quel che ti serviva, ma io adoro questo software 😉

Ora mi rivolgo al lettore del blog: se anche tu vuoi provarlo, usa questo link: guadagnerai più spazio (più elementi inseribili) che iscrivendoti ex novo dal sito.

quali sono le funzionalità avanzate di workflowy?

Copio e incollo da una mail che mi hanno mandato questa mattina i gestori del sito. La funzionalità più interessante, che mi ha sorpreso di più, è quella del tagging, non mi ero proprio immaginato che esistesse. Si conferma sempre di più uno strumento semplice all’apparenza ma potente nella sostanza, come le cose migliori.

WorkFlowy has a bunch of powerful features under the hood. We’d like to introduce you to a few of them.

  • Completing items. Every item can be a task if you want it to be. Once you’ve completed a task, hover over the bullet point of the corresponding item and click “Complete” in the menu that pops up. This will strike out the item.
    Your lists can become cluttered with completed items quickly, so we recommend you hide them by clicking on the “Completed: Visible” button in the upper right of the page. There’s also nothing sweeter than completing tasks and seeing them disappear before your eyes.
  • Search. WorkFlowy lets you navigate through your lists by expanding them and zooming. But sometimes you forget where you put something. Or maybe you want to bring up all the items that contain a specific word. The search feature lets you filter your WorkFlowy account (or whatever list you’re currently zoomed to) instantly, as you type. Try it by using the search box at the top of the page. If you want to delve deeper, check out our blog post on WorkFlowy’s hidden search operators.
  • Sharing and collaboration. You can share or collaborate on any sublist in your WorkFlowy account. This is a powerful feature that lets you turn any portion of your notes, tasks, lists, etc., into a page that others can view or edit (or even add to their own account). They’ll see your updates (and you’ll see theirs) in near-realtime. Click “Share” in the menu that pops up when you hover over a bullet point. Read our blog post on this feature for more info.
  • Tagging. Sometimes you want to associate together items that are in different parts of your WorkFlowy tree. Say you have tasks for a trip you’re planning in one area and tasks for a project you’re working on in another. You want to mark tasks in both areas as being “high priority,” and then you want to view only the high priority tasks.
    Tags let you do this. Add the tag “#highpriority” to all your high-priority tasks. Then click the tag (once you’ve stopped editing the item) to filter only items with that tag. Click the tag again to turn off filtering.

come salvare un testo di legge da Normattiva in formato PDF sull’iPad

A volte può essere comodo salvarsi in formato PDF un testo di legge dal sito Normattiva (sito ufficiale dello Stato per la visualizzazione dei testi di legge). Solo che ad oggi il sito genera una pagina dinamica che su iPad non si riesce a «stampare» su PDF. La soluzione ci viene offerta da iCab, uno dei migliori tra i tanti browser alternativi disponibili per iDevices. Per salvare la legge in pdf, dovete aprire iCab e fare quanto segue:

  • andare alla pagina del provvedimento che vi interessa
  • selezionare la visualizzazione del testo completo della legge
  • salvare la pagina in locale con l’apposita funzione di iCab
  • aprire il download manager, dove si trovano tutti i files scaricati dal browser
  • usare sul file html della pagina con il testo di legge la funzione «Apri con» e quindi mandare la pagina a Pdf Expert o applicazioni simili che consentono la conversione in formato pdf

qual’è il miglior sito italiano per la consultazione dei testi di legge?

Normattiva (con due «t»), raggiungibile al corrispondente indirizzo normattiva.it, il progetto dello Stato italiano per consentire la consultazione dei testi di legge nella loro versione vigente. Se consulti la Gazzetta Ufficiale, infatti, vedi sempre il testo storico della legge, ma potrebbero essere intervenute modifiche, anche molto importanti. Il sito normattiva (scritto, proprio per questo, con due «t») promette invece di fornire il testo vigente, con la possibilità di andare a ritroso e vedere il testo storico. A mio giudizio, a livello gratuito è il sito migliore e da tenere come riferimento, tanto che l’ho indicato anche nella mia Guida alla separazione e divorzio.

Per ulteriori approfondimenti, puoi leggere questo eccellente articolo di Daniele Marongiu per LeggiOggi

cos’è un «promemoria dinamico»?

È un documento di testo ospitato su google drive dove il cliente può man mano annotare quello che ritiene opportuno farci sapere del suo caso, in modo che noi lo si possa leggere tutto insieme quando lo prendiamo in mano ed eventualmente discutere usando il sistema dei commenti di google drive.

Abbiamo concepito il «promemoria dinamico» perchè ci sono alcune persone, clienti dello studio, che ci mandano periodicamente mail con informazioni importanti per la loro pratica, solo che la mail non è il sistema adatto per questo tipo di comunicazioni, ma piuttosto per cose che richiedono un intervento o una risposta immediata (è più un «mordi e fuggi», se vogliamo). Il rischio, dunque, in questi casi è leggere l’informazione, ripromettersi di tenerla presente e poi perderla nell’archivio della mail, visto che al momento non abbiamo altro luogo in cui sistemarla, e non usarla al momento della redazione degli atti. È vero, si potrebbero andare a ripescare con una ricerca tutti i messaggi inviati da un certo cliente, ma nella pratica non lo fa nessuno, non è fattibile perchè i messaggi sono confusi, con pezzi di testi e citazioni di messaggi precedenti, completamente disordinati e ci vuole troppo tempo a spulciarli.

Quindi il promemoria dinamico serve innanzitutto come mezzo di comunicazione e al tempo stesso «deposito» sicuro dei materiali comunicati, sicuro nel senso che le informazioni così non vanno a perdersi negli archivi. Dopodiché rappresenta comunque, grazie al sistema dei commenti di google drive, un mezzo di comunicazione interattivo (perciò «dinamico»), che viaggia sempre tramite mail ma con la differenza che ogni osservazione e discussione non è confusa con il resto della posta elettronica ma agganciata ad un documento (il promemoria stesso) e spesso a specifiche porzioni dello stesso.

Il promemoria dinamico e interattivo costituisce spesso una ricchissima base di partenza per la redazione degli atti, che rimangono il cuore del nostro lavoro nel civile, oppure per la definizione di una adeguata strategia difensiva nel penale.

Il cliente deve perdere un po’ di tempo per imparare ad usare questo strumento, ma a) si tratta comunque di poco tempo, anzi pochissimo, perchè basta avere un accesso ad internet e poco altro per iniziare a scrivere b) è un piccolissimo investimento che ripaga tantissimo in qualità di assistenza legale che si riceve.

posso avere un promemoria dinamico per la mia pratica?

Certo. Lo dobbiamo creare noi. Una volta creato, ti manderemo per mail semplicemente un link, che potrai aprire con il tuo browser (Chrome, Safari, ecc.) e, una volta aperto, con molta semplicità, potrai iniziare a scriverci dentro. Come sempre, ci raccomandiamo la massima sintesi: non usare una parola di più di quelle necessarie! 😉

che cos’è la pec?

pec è l’acronimo di posta elettronica certificata, un tipo di posta elettronica che in Italia ha, per legge, lo stesso valore delle raccomandate a ricevuta di ritorno. Tutti i professionisti, tutti gli enti pubblici, e molte imprese sono obbligati ad avere un indirizzo pec, cosa questa che per gli utenti è molto utile perchè consente di tutelarsi senza dover … spender soldi e fare la fila all’ufficio postale, inviando le proprie domande o richieste direttamente dal computer.

Per i privati cittadini, c’è un programma governativo che consente a chiunque di ottenere una propria casella pec gratuitamente; attenzione però che poi quella casella pec diventerà il recapito ufficiale della persona che la richiede e potrà essere utilizzata anche dal governo e dagli altri organi dello Stato per inviare comunicazioni legalmente vincolanti, quindi potrebbe essere sempre un’arma a doppio taglio.

Per conoscere l’indirizzo pec di un’impresa, si può consultare ad esempio il sito infoimprese.it. Per conoscere quello di un’amministrazione c’è il database ufficiale all’indirizzo indicepa.gov.it. Per conoscere l’indirizzo pec di un avvocato, o di un altro professionista, si può al momento consultare il sito dell’ordine di appartenenza.

Presto dovrebbe essere costituito, poi, un nuovo indice chiamato INI-PEC con gli indirizzi delle imprese individuali e dei professionisti. Infatti, il 9 aprile 2013 è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il Decreto del Ministero dello Sviluppo Economico contenente le disposizioni attuative per la creazione del nuovo “Indice nazionale degli indirizzi di posta elettronica certificata delle imprese e dei professionisti” (INI-PEC), previsto dal decreto legge numero 179 del 18.10.2012, come convertito dalla Legge numero 221 del 17.12.2012.

Noi allo studio associato Solignani Massa abbiamo da anni i nostri indirizzi pec (il mio è solignani@pec.solignani.it), li usiamo pressoché quotidianamente al posto delle «vecchie» raccomandate a ricevuta di ritorno e incoraggiamo tutti coloro che hanno a che fare con noi a fare altrettanto, ovviamente nelle comunicazioni aventi carattere di ufficialità (altrimenti va bene la posta «ordinaria»).

 

che cos’è un programma di espansione di testo?

È un software che consente di inserire larghe porzioni di testo in un documento che si sta scrivendo digitando una abbreviazione. Praticamente, l’utente digita una abbreviazione, che tipicamente non deve corrispondere per evitare problemi ad una parola del linguaggio comune, ad esempio «ssto» e, non appena battuta l’ultima lettera, il programma di espansione di testo sostituisce l’abbreviazione con l’espressione più completa impostata dall’utente, sempre ad es. in questo caso «scusami, sto arrivando».

Il sistema operativo iOS, usato su iPhone e iPad, implementa nativamente un sistema di espansione di testo, con sincronizzazione tra le varie periferiche dell’utente, che quindi può definire una coppia abbreviazione/brano di testo su iPhone ritrovandosela su iPad o viceversa.

Su Mac, Windows e Linux per avere le funzionalità di espansione del testo occorre montare appositi programmi di terze parti. Per Mac, sono famosi aText, quello che uso io, e TextExpander. aText utilizza la sincronizzazione mediante iCloud o altri sistemi di storage nella cloud in modo da avere sempre le stesse coppie abbrevazioni/brani di testi su tutte le macchine dello stesso utente.

Personalmente, trovo i programmi di espansione di testo utilissimi e molto utili per incrementare la produttività. Uno non deve pensare che si possano usare solo per brevi espressioni come quelle di cui all’esempio sopra illustrato, ma anche per testi molto più complessi. Sempre ad esempio, si può inserire anche un modello completo di fattura commerciale, che poi l’utente andrebbe a variare a seconda del caso, oppure un timbro, una firma (signature), il codice IBAN, un link, qualsiasi cosa.

In Italia, i programmi di espansione di testo non sono molto diffusi, se volete gugolare sul tema, magari per cercarne uno per il vostro sistema Windows o Linux, vi conviene usare l’espressione inglese text expansion

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blog (20)

il blog si può seguire anche su twitter?

Sì, facendo un follow del seguente account:

https://twitter.com/#!/avvocatidvu

Il nome utente è dunque @avvocatidvu (purtroppo non si poteva mettere la denominazione per esteso).

Ricordo con l’occasione che da tempo gli aggiornamenti del nostro blog sono disponibili anche su facebook, nell’apposita pagina degli avvocati dal volto umano.

Altri modi di seguire il blog, per chi li preferisce, che danno a mio giudizio maggiori garanzie di non perdere nessun nuovo post, sono i seguenti:

che mail possono arrivare da questo blog?

Da questo blog possono essere generati, in generale, due tipi di invii.

Il primo tipo di invio è quello per le persone che si sono iscritte alla newsletter. Qualunque persona dotata di un indirizzo di posta elettronica può iscriversi alla newsletter, senza bisogno di registrarsi al blog. La newsletter, peraltro, consiste semplicemente nell’invio, ogni mattina alle 9, dal lunedì al venerdì di un articolo.

Il secondo tipo di invio riguarda invece quelli che si sono registrati al blog. Di quando in quando, inserisco un post di particolare importanza che ritengo opportuno portare all’attenzione di tutti gli iscritti al blog.

La distinzione è importante sia per la frequenza dei messaggi, che è molto diversa (un messaggio al giorno nel primo caso, uno ogni tanto nel secondo), sia per le modalità di cancellazione dagli invii. Nel primo caso, quello della newsletter, gli utenti non devono far altro che rispondere all’invio chiedendo la cancellazione. Nel secondo caso, l’utente che non desidera ricevere queste comunicazioni, diciamo così, «straordinarie», deve connettersi al blog ed eliminare il suo account.

Ovviamente, non vogliamo spammare nessuno, né comunque mandare materiale che non è di interesse, per cui siamo a vostra disposizione in caso di problemi ad effettuare la rimozione da un invio o dall’altro.

posso avere una consulenza sul blog?

Vorrei avere una consulenza possibilmente gratuita previo appuntamento in merito alla mia situazione familiare… (Antonella, via mail)

All’utente risponderemo più diffusamente in privato, ma rispondiamo anche in parte qui per chiarire ancora una volta la nostra policy, come studio legale, riguardo all’utilizzo di questo blog.

Questo blog non serve per richiedere consulenze, le risposte che vengono fornite non sono consulenze e sono date sul presupposto che “noi non siamo i vostri avvocati e voi non siete i nostri clienti”. Questo blog serve solo per parlare dei vari istituti giuridici e del significato delle leggi in vigore prendendo spunti dai casi concreti che voi, gli utenti e lettori, ci descrivete. Ma le risposte che diamo sono solo trattazioni generali della materia e, quand’anche esatte, non possono essere prese come punto di riferimento per decisioni personali o lavorative o di qualsiasi altro genere. Se anche, per assurdo, le risposte che forniamo fossero inesatte, non ci sarebbe in capo a noi alcuna responsabilità, è solo uno scambio di opinioni come si potrebbe avere tra un lettore di una rivista tradizionale e la rivista stessa. Il significato del blog è quello di fare cultura giuridica, di illuminare il perchè di certe scelte legislative, di capire meglio alcuni istituti la cui applicazione ha interessato la vita dei lettori e le risposte vengono fornite con la classica formula as is, senza pretesa nè di aggiornamento, nè di completezza, nè di esattezza, senza cioè aver effettuato nè uno studio sulla questione nè un controllo di corrispondenza delle nostre conoscenze sul punto allo stato attuale della materia.

Se avete bisogno di una consulenza vera e propria, allora dovete incaricare un legale.

Anche noi, essendo avvocati, diamo consulenze, che sono poi quello che facciamo per gudagnare.

Per quanto ci riguarda, considerato che, erogando una vera e propria consulenza, dobbiamo verificare quello che diciamo, approfondendo la materia, controllando che corrisponda ancora al diritto attuale, cercare di elaborare dei consigli che possano essere utili per chi ci chiede aiuto e delineare alcune strategie concrete, assumendoci, infine, la piena responsabilità di quello che diciamo, tanto che se il nostro assistito, fidandosi della nostra consulenza, prede decisioni dalle quali gli derivano in seguito danni ce ne può chiedere il ristoro, considerato, dicevo, ciò, la consulenza non può mai essere gratuita.

Possiamo fare un preventivo, questo sì, gratuito, del costo della consulenza, che l’utente può essere poi libero di accettare o meno, sapendo quindi perfettamente cosa spende nel caso accetti, ma la consulenza rimane a pagamento, l’ammontare è di solito di 100€ ma può cambiare a seconda dei valori in gioco e della complessità della questione (per questo facciamo, a chi ce lo chiede, un preventivo).

Dunque, riassumendo:

– se volete una prima informazione generale e senza responsabilità da parte nostra, scriveteci e, se riterremo la cosa di interesse generale, daremo una risposta sul blog, che potrà essere utile per iniziare a capire alcune cose, ma sulla quale per i motivi di cui sopra non si potrà fare affidamento oppure sulla quale potrete farlo ma a vostro esclusivo rischio e pericolo;

– se avete bisogno di una vera e propria consulenza “tagliata” sul vostro caso, incaricateci direttamente o chiedeteci un preventivo.

perché accetti solo un numero limitato di domande a settimana?

Perché sono da solo a scrivere in questo blog e se non mettessi un limite su base settimanale arriverebbero troppe domande e non riuscirei a rispondere a tutti in tempi decenti. Inoltre, sotto un altro profilo, preferiamo evitare anche di «ingolfare» con troppi contenuti i lettori che seguono il blog via mail o rss, pubblicando – salvo rare eccezioni – un solo articolo al giorno, tutte le mattine alle 9. In questo modo, viene gestita la «portata editoriale» del blog.

Se ti sei collegato alla pagina da cui si spediscono i quesiti alla redazione e hai trovato l’indicazione che il limite settimanale è stato superato, prova a rimandare la tua domanda a partire dalla mezzanotte della domenica successiva.

potete indicarmi un avvocato delle mie zone?

No, mi dispiace, non diamo mai indicazioni di altri colleghi dal momento che non possiamo in ogni caso garantire lo stesso livello di qualità del nostro studio. Non che non ci siano avvocati bravi, e anche più bravi di noi, solo non vogliamo prenderci la responsabilità di indicare una persona che non sappiamo, in fondo, come lavora ed il cui lavoro non possiamo controllare direttamente.

Se vuoi, noi operiamo in tutta Italia e anche all’estero direttamente tramite il nostro network. Se ti interessa, funziona così: l’utente incarica sempre innanzitutto il nostro studio centrale di Vignola. Con lo studio centrale, infatti, si concordano i costi della pratica, si scambiano le informazioni di base e si decidono le strategie da adottare.

Fatte queste prime importanti operazioni, tra cui in particolare la definizione di un accordo economico che consente all’utente di sapere sempre che cosa va a spendere, è lo studio di Vignola che incarica un suo referente su Milano, o altrove, per fare tutto quello che è necessario fare sul territorio. Questo referente sarà poi pagato da noi, senza che nessun costo aggiuntivo ricada sul cliente, in base ad accordi che prenderemo noi con lo stesso.

Naturalmente, se l’utente desidera, per motivi tecnici o anche solo emotivi, un legale con cui parlare di persona, non solo al telefono o via chat o via posta elettronica, e non se la sente di venire alla nostra sede, dopo aver conferito l’incarico e raggiunto gli accordi economici, potrà essere ricevuto dal nostro referente sul territorio, senza problemi, ma rimane indispensabile il passaggio preliminare di definizione dell’incarico presso di noi.

Se invece vuoi un legale indipendente da noi, forse ti possono essere utili le nostre indicazioni su come scegliere un avvocato.

ma che cosa significa «avvocati dal volto umano»?

Mi piace molto questa domanda, perchè secondo noi questo breve “motto” vuol dire molte cose. Naturalmente, se queste “cose” fanno poi effettivamente parte del nostro modo di lavorare e rapportarci con la gente non spetta a noi dirlo,  bensì agli altri, però diciamo che sono un po’ i nostri valori, quello in cui crediamo e il modo in cui cerchiamo di operare.

In primo luogo, dal volto umano significa, per un avvocato, essere prima di tutto una persona con la quale si può parlare. Non molto tempo fa, e in alcuni casi ancora oggi, con l’avvocato non si parlava,  ma a lui ci si rivolgeva quasi come se fosse un oracolo, con timore reverenziale di non dire un parola di troppo, con il risultato che spesso si finiva con il non dire quello che era necessario che il legale sapesse. Gli si passavano documenti con lo stesso spirito con cui si infila la mano nella bocca della verità, sicuri che lui avrebbe capito e gestito tutto al meglio, ma, come succede in tutti i casi in cui non c’è vera comunicazione, in realtà questo non sempre accadeva, anzi.

Un avvocato “dal volto umano” poi è un avvocato che cerca di capirti veramente, e ci riesce, anche quando non sai parlare bene nemmeno la lingua Italiana. Alcuni nostri clienti a volte si scusano perchè non conoscono i giusti termini giuridici, ma non sanno che molte persone che vediamo ogni giorno non sono in grado di parlare nemmeno in un Italiano elementare – un po’ per carenze culturli, ma spesso anche per l’emozione del momento – e il nostro preciso compito anche in questi casi è capire ugualmente quello di cui queste persone hanno bisogno. Per fare questo, l’avvocato, prima che un tecnico, deve essere una persona vera, esattamente come tutte le altre che girano per il mondo. Inoltre deve rendersi conto che la infinita varietà delle teste umane, come diceva Muratori, non avrà mai fine e non dare nulla per scontato: può darsi che un obiettivo che parrebbe scontato non interessi nulla ad un cliente, che magari è interessato a tutt’altro; è una indagine da condurre volta per volta, con la giusta curiosità verso il genere umano che deve sorreggere questo tipo di momenti.

Avere un volto umano, poi, significa semplicemente comunque mettersi dalla parte dell’utente, cercare di calarsi nei suoi panni. Chi viene da noi ha un problema, che può preoccuparlo in gradi diversi – dalla quasi indifferenza alla più totale devastazione come in alcune separazioni ad esempio – e si aspetta di ricevere un buon servizio legale dal punto di vista tecnico, con chiarezza per quanto riguarda i costi, perchè la mancanza di chiarezza sul punto non farebbe altro che aggiungere preoccupazione su preoccupazione e, oltre agli aspetti tecnici, desidera la consapevolezza di aver messo la propria questione in mano alla persona che meglio di altri può risolverla o gestirla, che è l’unica cosa che può dargli sollievo. Con il chè si torna al problema centrale della comunicazione, dell’avere un “viso aperto” quando si parla, perchè giustamente il cliente vuole e deve avere fiducia nel proprio legale, ma perchè questo avvenga è indispensabile che il cliente possa parlare o comunque esprimersi, che il legale lo capisca e che, infine, il cliente si accorga di essere stato adeguatamente compreso.

Questo, più o meno, quello che significa, secondo noi, essere avvocati “dal volto umano”, cioè essere avvocati con cui si può parlare e che capiscono le tue esigenze, anche non tecniche. Ci sono poi alcune cose che a volte vengono confuse con il volto umano, ma che in realtà non c’entrano niente.

Ad esempio, alcune persone evidentemente pensano che avere un volto umano significhi dare spazio a tutti quelli che girano per internet alla ricerca di qualche legale cui scroccare consulenze. In realtà, invece, noi, proprio perchè abbiamo un volto umano, ed è assolutamente umano voler guadagnare dal proprio mestiere, non facciamo e non faremo mai consulenze gratuite. Le consulenze, chi le vuole, le deve pagare, altrimenti c’è il blog a disposizione dove si parla degli istituti in generale, con osservazioni che, se gli possono essere utili, sono e rimarranno sempre a sua disposizione. Tramite il blog pensiamo di dare veramete una mano, tutti i giorni, a tante persone, ma solo attraverso le considerazioni generali contenute al suo interno – e comunque il nostro spirito filantropico non può giungere fino al lavorare gratis, cosa che non sarebbe assolutamente umana :-) .

Altri, poi, confondono il volto umano con la sbracatura. In realtà, noi diamo volentieri del tu e ci facciamo dare del tu a e da tutti, ma sempre con grande rispetto. Non bisogna confondere la colloquialità con la sbracatura, che sono due cose molto diverse. Noi siamo per uno stile informale e contro i salamelecchi, perchè questi ultimi non ci piacciono in sè (Leo Longanesi dissi una volta una cosa meravigliosa: “I suoi elogi mi rimasero sulla giacca come macchie d’unto”) e poi perchè sostanzialmente fanno solo perdere tempo e ostacolano una vera comunicazione, però questo non significa che ci faccia piacere, ad esempio, ricevere telefonate a casa, fuori orario d’ufficio, quando siamo in famiglia.

Infine, dal volto umano non significa che siamo qui per tenere la mano ai nostri clienti e consolarli, ma per lavorare seriamente per cercare di risolvere i loro problemi. Come dice House, un favoloso personaggio di  fantasia: “Tu cosa preferisci? Un medico che ti tenga la mano mentre muori o uno che ti ignori mentre migliori?” Per noi i problemi dei clienti non si risolvono consolandoli con lunghi colloqui e disquisizioni, ma cercando di lavorarci sopra, cosa poco compatibile con le lunghe telefonate e gli appuntmenti infiniti. Noi stessi diffidiamo dei professionisti che si intrattengono molto con gli assistiti, perchè significa che poi difficilmente hanno tempo da dedicare al loro lavoro. La consolazione e il sollievo che può derivare ai nostri clienti viene dalla consapevolezza di aver preso un persona che lavorerà sui loro problemi, in silenzio e dietro le quinte magari, con le giuste riflessioni e i giusti tempi, ma non da continui e inconcludenti colloqui, che semmai dovrebbero dare la sensazione di stare solo perdendo tempo.

quali sono le domande che non si possono mandare al blog?

Ci arrivano spesso domande cui non possiamo rispondere, almeno non in questo blog, che è uno strumento limitato e ben diverso dalla consulenza professionale tradizionale, avvenga quest’ultima di persona o tramite gli strumenti della mail, della chat e così via.

Abbiamo pertanto deciso di scrivere un piccolo elenco di domande che è inutile, o quasi, farci, perchè non è possibile darvi una risposta che abbia una qualche utilità sul blog.

Ecco a voi, scritte a mo’ di FAQ per semplificare.

  1. Quale può essere la misura del mantenimento che dovrò pagare al mio coniuge  o ai miei figli in caso di separazione? In questo caso, la domanda non è impossibile di per sè, ma richiede un esame della situazione concreta della famiglia in tutti i suoi numerosi dettagli che può avvenire solo in un contesto di consulenza professionale. Se volete acquistare una consulenza, naturalmente potete farlo. Ma purtroppo nel blog ci è impossibile dare una risposta, che vada al di là di generiche indicazioni, che sono già contenute nei numerosi post già pubblicati sull’argomento, che potete leggere qui. Gli utenti pensano che sia sufficiente conoscere i redditi dei due partner per poter dare una risposta, in realtà bisogna sapere di chi è la casa familiare, a quale titolo è detenuta, quali sono le attività dei figli, se questi seguono attività extrascolastiche importanti, se frequentano scuole particolari, se hanno particolari problemi o esigenze sanitarie, come deve essere sistemata la famiglia dopo la separazione e dozzine di altri dati importanti. Inoltre, la determinazione della misura di un mantenimento varia, quanto a metodo, a seconda che ci si trovi in un contesto di consensualizzazione della crisi familiare ovvero che debba essere valutata in vista di una probabile sede giudiziaria. Infine, in ogni caso, la misura del mantenimento non è mai il risultato dell’applicazione di criteri matematici a dati di partenza, ma i dati di partenza vengono utilizzati per fare considerazioni di equità e di tutela spesso dei minori, fatte nei contesti consensuali dalle parti stesse e, in quelli giudiziali, direttamente dal giudice: il metodo quindi è rispettivamente la negoziazione o la preparazione di una buona e ben documentata difesa.
  2. Come posso fare per non pagare l’assegno di mantenimento al mio ex coniuge o ai miei figli? Come faccio per non pagare i miei creditori? Non corrispondere gli alimenti è un illecito sia civile sia penale e nessun professionista con un briciolo di sale in zucca o di serietà darà mai consigli di questo genere su di un blog pubblicato sulla rete internet. Analogamente, non si possono dare consigli su come non pagare i propri creditori, tra cui il fisco, e quindi anche su come non pagare le tasse.
  3. Come andrà a finire la mia separazione se diventerà giudizialeImpossibile a dirsi, ci sono troppi fattori. Acquistando una consulenza, quindi un impegno e un lavoro preciso del nostro studio, sul punto comunque saremmo in grado di dare solo risposte generiche e fare valutazioni di massima, che possono anche essere utili ma che non sono assolutamente precise come vorrebbe l’utente.
  4. Potete vedermi se questo contratto o questa lettera vanno bene? Non a livello di blog, perchè diventa consulenza professionale. Nel blog ci limitiamo a esprimere considerazioni generali sugli istituti giuridici, prendendo solo spunto dai casi concreti. Se qualcuno vuole la nostra consulenza sul suo caso specifico, la deve acquistare e pagare. Non c’è solo un profilo di profitto in questa cosa, ma anche di responsabilità. Finchè parliamo in generale degli istituti, non c’è nessuna responsabilità in caso di errori da parte nostra. Se invece esaminiamo un caso particolare e diamo una risposta tagliata su quello, potrebbe ben esserci la nostra responsabilità e allora è giusto che la cosa venga fatta in regime di consulenza a pagamento, che comporta che ci possiamo dedicare il giusto tempo. Leggi le nostre condizioni generali per maggiori dettagli. Altroesempio.
  5. Ho subito un incidente e mi sono rotto la mano, ho un gomito che fa contatto col piede e la sesta vertebra incrinata? Quanto può essere il mio danno? Lo può dire solo un medico legale, noi siamo avvocati e probabilmente non distingueremmo se ce li mettessero davanti un osso di una gamba da uno di un braccio :-) Noi lavoriamo solo sulla base di quello che ci dice il medico legale. Se esistesse mai un blog di un medico legale simile al nostro, nemmeno lui potrebbe darti una risposta, perchè è sempre necessario visitarti prima di dirlo. Consiglio finale: se trovi un avvocato che senza aver saputo cosa ti ha accertato un medico legale ti dice che prenderai tot lascialo perdere perchè non è serio e probabilmente vuole solo invogliarti. Per maggiori dettagli, consultaquesto post.
  6. Domande, in generale, avulse dal contesto ed enucleate dal lettore. Vedi ad esempio qui.
  7. Richieste di consulenza gratuita: noi non facciamo assolutamente consulenze gratuite, chi vuole andare a scrocco stia alla larga per piacere! Vedi la spiegazione in questo post.

potete rispondermi con urgenza?

Non nel blog, mi dispiace. Se hai bisogno urgente di informazioni legali,  puoi valutare di acquistare, da noi, una consulenza o comunque di incaricare un avvocato di tua fiducia, specificando entro quanto tempo hai bisogno di una risposta e accordandoti con lui per avere quel che ti serve nel tempo che desideri.

Per quanto riguarda il blog, rispondiamo alle domande esattamente nell’ordine in cui ci arrivano, senza mettere davanti o dietro nessuno e, pubblicando un solo articolo al giorno, per ragioni di gestione del flusso editoriale, può volerci molto tempo anche per la sola pubblicazione della risposta, pur dopo che è stata già scritta.

potete rispondermi via mail?

Certo, anzi, se ci dai anche il tuo indirizzo ti mandiamo pure un mazzo di fiori tramite Interflora 😉 Scherzi a parte: no, mi dispiace. Per avere risposte private e personali, potete, se credete, valutare di acquistare una consulenza. A tutte le domande che invece inviate al blog sarà data risposta solo tramite pubblicazione nel blog (ovviamente non ci saranno i vostri dati personali, nè quelli di altri). Se quello di cui avete bisogno è riservatezza, dovete incaricare un legale e godere così a tutti gli effetti di un rapporto privato coperto dal segreto professionale.

ho un problema legale: è meglio che acquisti una consulenza o che mandi una domanda al blog?

Vediamo le differenze tra acquisto di una consulenza e invio di una domanda al blog, che conviene elencare per punti.

  1. Innanzitutto la consulenza è a pagamento, mentre inviare una domanda al blog è gratuito e non comporta spese di nessun genere. La consulenza costa 100€ più accessori di legge  e può essere pagata nei modi indicati nella pagina dei pagamenti. Per inviare la domanda al blog, invece, è sufficiente compilare la pagina che si trova a questo indirizzo. Per sapere il costo esatto della consulenza, che peraltro è diverso per i privati da un lato e per le aziende (e altri soggetti a ritenuti di acconto) dall’altro, puoi collegarti, senza impegno, alla pagina per l’acquisto, senza poi fare l’acquisto.
  2. La consulenza ti garantisce una risposta entro due giorni lavorativi dalla ricezione del pagamento. Delle lettere che vengono ricevute, invece, la redazione si occupa a tempo perso, dopo aver smaltito il lavoro dei clienti paganti, a cui giustamente bisogna dare la priorità e quindi può trascorrere anche molto tempo per avere una risposta, variabile anche a seconda del collaboratore a cui viene assegnato il quesito. Non è nemmeno garantita una risposta a chi sottopone il suo caso al blog, anche se fino ad oggi siamo riusciti a rispondere pressochè a tutti, come testimoniano gli oltre 2000 post pubblicati in un paio d’anni.
  3. La risposta che ottieni acquistando una consulenza è una risposta particolare, creata appositamente per il tuo singolo caso, che tiene conto di tutte le sue peculiarità ed è diretta specificamente a darti i consigli e le informazioni necessarie per affrontarlo al meglio. La risposta sul blog, invece, è una trattazione generale degli istituti che prende solo spunto dal tuo singolo caso per parlare, appunto, degli istituti coinvolti in linea generale: può essere che ti sia utile, e molte volte lo è, ma non necessariamente.
  4. La risposta ottenuta tramite la consulenza non viene pubblicata sul blog e viene mantenuta la privacy al massimo grado, la risposta alla domanda per il blog viene sempre pubblicata sul blog, perchè è una attività gratuita che non facciamo solo per te ma anche per noi, per uso interno, e per tutto il pubblico, anche se vengono omessi tutti i riferimenti personali e particolari, e quindi la privacy è meno tutelata. Nonostante sia per uso interno, è solo la tua privacy ad essere tutelata quando acquisti una consulenza, naturalmente: la risposta scritta che ti mandiamo la potrai fare vedere a chi preferisci: familiari, parenti, amici, altri interessati e anche altri avvocati o altri professionisti.
  5. La consulenza è erogata nell’esercizio della nostra attività professionale e ci assumiamo tutta la responsabilità di quello che diciamo: se c’è qualcosa di sbagliato che cagiona danno all’utente, ne rispondiamo, personalmente o tramite la nostra assicurazione. La risposta data sul blog, invece, è fornita as is efruita dall’utente a suo rischio e pericolo e non ce ne assumiamo nessuna responsabilità per eventuali inesattezze, incompletezze e persino vizi nella risposta stessa.
  6. La domanda che puoi mandare al blog è limitata nel numero dei caratteri, per evitare quesiti che, per essere affrontati nel nostro tempo libero, sarebbero troppo pesanti, mentre naturalmente non c’è alcun limite nel quesito che puoi mandare quando acquisti una consulenza. In quest’ultimo caso, inoltre, puoi mandare allegati come lettere, contratti, planimetrie perchè li esaminiamo e valutiamo, cosa che invece non è possibile fare sottoponendo il caso al blog.
  7. Al caso sottoposto al blog diamo sempre esclusivamente risposta per iscritto, tramite pubblicazione sul blog, cui può seguire qualche commento, sempre compatibilmente con il nostro tempo libero. Chi acquista una consulenza invece può invece chiedere, oltre alla risposta scritta, anche un paio di colloqui telefonici nel corso dei quali chiarire meglio la materia o avere ulteriori informazioni.
  8. Una consulenza la puoi chiedere sempre, 24 ore su 24 tutti i mesi dell’anno, compresi quelli festivi, mentre l’invio delle domande al blog è solitamente sospeso durante le ferie estive e natalizie.
  9. La sottoposizione del proprio caso al blog è un servizio destinato esclusivamente agli utenti finali e non anche gli avvocati. I colleghi che vogliono consigli dal nostro studio devono necessariamente acquistare una consulenza (oppure possono valutare di iscriversi a Legalit).

In conclusione, se hai urgenza, se non vuoi che il tuo caso, anche anonimamente, sia pubblicato su internet, se vuoi una risposta professionale e sulla quale poter contare, ti conviene valutare di acquistare una consulenza. In tutti gli altri casi, puoi sottoporre la tua domanda al blog.

posso avere una consulenza gratuita?

Assolutamente no, mi dispiace. Puoi acquistare una consulenza, oppure inviare una tua domanda al blog, ma non ci sono altri modi di chiederci informazioni, perchè noi, per scelta ponderata, non facciamo consulenze gratuite. Con il blog, lasciamo aperta la porta a tutte quelle persone che o non possono permettersi un legale o non hanno un motivo così stringente per acquistare subito una consulenza, ma ci lavoriamo con il giusto grado di priorità e senza danneggiare i nostri clienti paganti, che avendo acquistato un servizio, hanno diritto ad una assistenza di prim’ordine e che il nostro tempo sia dedicato quasi esclusivamente a loro.

Un altro motivo per cui non ci va di dare consulenze gratuite è che tutto quello che comunque dice un avvocato può comportare danni per il cliente e di conseguenza responsabilità dello stesso. Quindi non ci piace il fatto che una persona possa riportare un danno in base ad un consiglio elargito sì gratuitamente, ma senza la necessaria ponderazione della materia e magari senza le ricerche che sarebbero state necessarie, con conseguente danno, di immagine per il nostro studio e concreto per l’utente.

Noi, insomma, non chiudiamo la porta in faccia a nessuno, ma la lasciamo aperta quel tanto che ci è consentito senza cagionare danni a noi e agli altri. Abbiamo semplicemente regolamentato la cosa, distinguendo tra due diversi approcci: l’acquisto di una vera e propria consulenza, che non è mai un problema, ma è il nostro lavoro di tutti i giorni, e l’utilizzo del blog, che va bene finchè è regolato come diciamo noi, cioè senza tempi certi di risposta e soprattutto senza alcuna responsabilità da parte nostra.

che senso ha postare lo stesso aggiornamento su diversi account?

Ho diversi account twitter e pagine facebook, a seconda dell’argomento che mi interessa. Ad oggi, ad esempio, ho i seguenti account twitter (quelli su fb più o meno corrispondono):

  • tsolignani, il mio principale, ma anche molto più «personale» rispetto agli altri
  • avvocatidvu, quello collegato al blog e in cui parlo di diritto e vita forense
  • legalegratis, per i non abbienti che hanno diritto al patrocinio a spese dello Stato
  • familiajus, sul diritto di famiglia e il mio libro in materia
  • 9storie, sul mio libro fantasy «9 storie mai raccontate»
  • supercibo, sull’alimentazione naturale
  • born2bgeek, sulla cultura geek
  • crimenjus, sul diritto penale e il mio compendio di diritto penale, parte generale

Ogni volta che pubblico un aggiornamento di stato, scelgo gli account a cui è relativo per argomento. Ad esempio, se si tratta di uno status giuridico, lo pubblico su avvocatidvu e, se riguarda il diritto di famiglia, anche su familiajus e/o anche il diritto penale anche su crimenjus.

Allora posso cancellarmi a tutti gli account e tenere solo il tuo account principale tsolignani per evitare ripetizioni? Puoi fare ovviamente quello che vuoi, tieni presente che non esiste un account in cui pubblico indistintamente tutti i miei aggiornamenti. Credo che dovresti decidere in base ai tuoi interessi, se poi qualche volta arrivano dei duplicati sempre meglio che perdere dei contenuti che potrebbero interessarti.

perchè siete così fissati coi pagamenti quando vi definite «dal volto umano»?

Beh, è umanissimo desiderare di essere pagati per il proprio lavoro svolto correttamente, e avvocati dal volto umano non si riferisce a professionisti che prestano il proprio lavoro gratuitamente, ma piuttosto che lo prestano con certe modalità, più dirette e informali, di quelle cui sono abituati gli utenti quando si rivolgono ad un legale.

Alcune persone si rivolgono ad un avvocato per chiedere «un’informazione» e ci rimangono male quando l’avvocato risponde loro che per dare questa informazione è necessario pagare 100 euro e acquistare una consulenza. Alcuni, in tali casi, si convincono addirittura che gli avvocati siano dei veri e propri stronzi tali che, se li fermi per strada per chiedere ad esempio dove si trova viale Verdi, si rifiutano di risponderti perché non li paghi.

In realtà, posso assicurare che personalmente ho sempre dato tutte le indicazioni stradali che mi sono state richieste, e che così fanno tutti i colleghi che conosco.

Il fatto è che quello che gli utenti credono che sia «solo un’informazione» non è quasi mai in realtà … solo un’informazione.

Un’informazione, in questo senso, si avrebbe se un utente ad es. mi chiedesse qual’è l’articolo di legge che definisce il concetto di proprietà. In quel caso, non avrei alcuna difficoltà a dirgli che si tratta dell’art. 832 cod. civ.

Semplice, come dire dove si trova viale Verdi.

Il fatto, però, è che agli utenti «informazioni» di questo genere non servono a niente! Del resto, il codice civile c’è in tutte le librerie e si può anche leggere su internet senza problemi, il problema è che in mancanza di una adeguata preparazione giuridica leggerlo è semplicemente inutile, perchè sostanzialmente incomprensibile.

In realtà, chi ha un problema giuridico innanzitutto deve impiegare il tempo dell’avvocato che interpella per almeno mezzora, spesso di più. Quindi c’è un tempo che l’avvocato deve impiegare per stare semplicemente ad ascoltare il problema, fare domande (perché quasi sempre gli utenti non dicono le cose davvero importanti) estrarre i dati fondamentali, mettere tutto in ordine e capire il problema.

Se non siete ancora convinti, provate a fare questo esperimento.

Prendete la macchina e andate per la strada. Fermate il primo pedone che vedete e fategli questa domanda: «Buonasera signore, mi scusi solo un attimo, mi occorrerebbe un’indicazione. Io ho un problema alla bocca, mi fanno male i denti. Peraltro credo che si tratti di uno strascico di un intervento che ho subito circa 5 anni fa, quando abitavo a Genova. In quel periodo andavo da un dentista che era bravissimo, però adesso che abito qui non posso andarci, tanto più che non so nemmeno se riuscirò a dormire stanotte. Ma aspetti, dunque, dicevo che il problema è sicuramente ad un molare inferiore. Ho provato a trattarlo con gargarismi a base di tintura di iodio, ma non sono riuscito ad ottenere alcun miglioramento, si figuri che è una settimana che li faccio tutti i giorni, mattina e sera, ma non ho notato alcun cambiamento. Insomma, la faccio breve, non voglio tediarla oltremodo.Lei potrebbe indicarmi un dentista in città specializzato in problemi ai molari inferiori che non traggono giovamento nemmeno da ripetuti gargarismi, magari dandomi insieme all’indirizzo anche il suo numero di telefono?»

Poi fatemi sapere se questa persona non vi manda a quel paese.

Un conto è chiedere «dov’è viale Verdi», un altro è chiedere ad un altro di fare il lavoro necessario per capire quale è la via nella quale devi dirigerti tu.

Per questo sono spesso pignolo nei pagamenti, perché se mi devo occupare di un tuo problema di non immediata soluzione o evidenza ci devo mettere almeno un’ora, tra il capirlo e il darti delle indicazioni in un linguaggio e con uno stile che tu possa capire, e non esiste nessun lavoratore al mondo che regala ore del proprio tempo.

Io sono anche corretto: ti dico prima quali sono i costi, così tu puoi decidere, e confermare o meno l’appuntamento e la consulenza. Valuti se vale la pena investire una certa parte del tuo denaro per ottenere la mia attenzione e i miei consigli. Richiedo analoga correttezza a te, perché io per venire a fare un appuntamento con te devo organizzare la mia vita e la mia famiglia, spesso assumendo una baby sitter per la cura dei miei figli.

hai altri blog oltre a questo?

Ad oggi ne ho altri due, entrambi non giuridici:

  • tsolignani.me, squisitamente personale, con riflessioni, aforismi, battute e molto materiale che poi confluisce nella mia attività di scrittore
  • snippetti, un blog dove «ritaglio» e raccolgo parti interessanti di tutto quello che mi capita di leggere

perchè per iscriversi alla newsletter del blog occorre dare conferma via mail?

Perchè qualche buontempone potrebbe usare il tuo indirizzo per iscriverlo alla newsletter, in questo modo tu riceveresti posta indesiderata e noi faremmo la figura degli spammer. Se, invece, tu sei obbligato a fare clic su un link inviato alla tua casella di posta elettronica, questa eventualità è esclusa, perchè significa che l’indirizzo è realmente di chi ha richiesto l’iscrizione. È un po’ una scocciatura in più, ma purtroppo necessaria per evitare pasticci vista la gente che circola su internet.

qual’è il miglior sito italiano per la consultazione dei testi di legge?

Normattiva (con due «t»), raggiungibile al corrispondente indirizzo normattiva.it, il progetto dello Stato italiano per consentire la consultazione dei testi di legge nella loro versione vigente. Se consulti la Gazzetta Ufficiale, infatti, vedi sempre il testo storico della legge, ma potrebbero essere intervenute modifiche, anche molto importanti. Il sito normattiva (scritto, proprio per questo, con due «t») promette invece di fornire il testo vigente, con la possibilità di andare a ritroso e vedere il testo storico. A mio giudizio, a livello gratuito è il sito migliore e da tenere come riferimento, tanto che l’ho indicato anche nella mia Guida alla separazione e divorzio.

Per ulteriori approfondimenti, puoi leggere questo eccellente articolo di Daniele Marongiu per LeggiOggi

perchè dici sempre che non vuoi salamelecchi?

«I suoi elogi mi restarono sulla giacca come macchie d’unto»

Leo Longanesi

 

Perchè io non scrivo in questo blog, non rispondo alle persone, per sentirmi dire che sono «gentile», «disponibile», per sentirmi dare del «lei» o altre cose del genere. Capisco che chi lo scrive voglia solo essere cortese, e che sia in fondo un modo per ringraziare, e da questo punto di vista apprezzo il gesto, appunto perchè lo considero non letteralmente ma per l’intenzione che ci sta sotto.

Vorrei però che fosse sempre chiaro che non ho fondato e mantengo questo blog per pura filantropia, o per essere gentile o rendermi disponibile nei confronti di persone che, sino ad un’eventuale occasione di contatto o conoscenza concreta, sono e rimarranno sempre per me dei perfetti sconosciuti, completamente estranei alla mia vita, alla mia famiglia e ai miei problemi. Gestisco questo blog, invece, per due motivi principali molto concreti che sono:

  • a) la passione per il diritto e il confronto sul campo con i problemi concreti e le persone che ne sono portatrici, che mi fanno sempre imparare qualcosa;
  • b) la possibilità di avere occasioni di lavoro (tramite il blog infatti la gente vede cosa mi occupo, con quale mentalità affronto i problemi e qualcuno, ogni tanto, decide di incaricarmi come suo avvocato).

Tutto il resto è un po’ un’ipocrisia: voi siete sul blog perchè avete un problema legale, altrimenti sareste sul sito di un’agenzia di viaggi; io sono qui perchè mi è toccato in sorte di lavorare nel settore giuridico: nessuno di noi due è qui per scambiarsi squisitezze o per celebrare la famosa «cortesia degli sconosciuti» 😉

Per cui, scriviamoci come se ci guardassimo negli occhi. Datemi del tu, e chiedete quel che vi pare. Se potrò rispondervi, nei limiti di tempo che mi lascia il lavoro dello studio e considerando lo spirito e i motivi di cui sopra, lo farò. Se lo farò, sarà comunque sempre volentieri e un piacere prima per me che per voi. Potrete ringraziarmi, se volete, ma non incensatemi: non è il caso, non sarebbe nemmeno giusto.

come mai non riesco a inviare le mie mail al gruppo ma le ricevo regolarmente?

Ciao Tiziano, quando rispondo da posta elettronica ottengo questa risposta dal sistema. Per inserire il mio contributo debbo pertanto accedere da browser. Hai qualche suggerimento ? 

—–Messaggio originale—–

Da: Mail Delivery Subsystem [mailto:mailer-daemon@google.com

Inviato: giovedì 3 gennaio 2013 18:17

A: xxx

Oggetto: Delivery Status Notification (Failure)

Gentile xxx, 

Ti scriviamo per farti sapere che il gruppo che hai cercato di contattare

(legalit) potrebbe non esistere o che potresti non disporre

dell’autorizzazione per postare messaggi a questo gruppo. Altre possibili

cause possono essere le seguenti:

* Il nome del gruppo potrebbe contenere errori ortografici o non essere

formattato correttamente.

* Il gruppo potrebbe essere stato rimosso dal proprietario.

* Potrebbe essere necessario iscriversi al gruppo prima di ricevere

l’autorizzazione per postare messaggi.

* Il gruppo potrebbe non essere aperto per il post dei messaggi.

Per domande relative a questo o ad altri gruppi Google, visita il Centro

assistenza alla pagina http://groups.google.com/support/?hl=it.

Grazie,

Google Groups

I nostri gruppi di discussione, attualmente ospitati da google, accettano mail in ingresso solo se queste provengono da indirizzi email di persone iscritte alla lista. Purtroppo alcune persone che usano diversi indirizzi di posta elettronica si «dimenticano» di usare, per scrivere alla lista, lo stesso indirizzo sul quale ricevono i messaggi, quello con il quale sono iscritti, magari perchè vedono tutti i messaggi insieme indipendentemente dall’account di provenienza. La ragione di questa limitazione è nella necessità di evitare lo spam, se tutti potessero scrivere al gruppo ci sarebbe tutti i giorni una discreta quantità di posta spazzatura. Bisogna semplicemente ricordarsi di usare lo stesso indirizzo su cui si ricevono i messaggi.

per le cose legali, mi posso fidare di quel che trovo su internet?

È un problema molto attuale: ultimamente infatti, sempre più spesso capitano a studio molte persone che hanno evidentemente fatto ricerche su internet sul loro problema di tipo legale.

Il problema purtroppo, però, è che raccogliere informazioni senza avere una preparazione giuridica generale e sistematica di base, con la quale collocare e “leggere” adeguatamente ognuna di esse è quasi sempre poco utile e, in qualche caso, addirittura dannoso, perché confonde ancora di più le idee.

Inquadrare correttamente in diritto un caso concreto è una cosa che richiede almeno un decennio (e, per molti problemi, anche ben di più) di studi e di esperienza pratica e processuale, una capacità che – mi dispiace dirlo, ma più che la categoria amo dire quella che mi pare la verità – nemmeno tutti gli avvocati dimostrano sempre di padroneggiare.

Per non dire del fatto che ogni caso e ogni situazione è diversa dall’altra, mentre su internet quasi sempre si trovano solo articoli generali sui vari istituti giuridici (e non potrebbe essere diversamente), mentre in diritto anche un piccolo dettaglio o particolarità può fare una importantissima differenza o dare una opportunità.

Sulla rete si può dare un’occhiata per avere un primo orientamento, la classica infarinatura, ma quando si ha bisogno davvero bisogna interpellare un avvocato, raccontargli il problema e lasciare che sia lui a dare le indicazioni del caso. Anzi, piuttosto internet può servire magari proprio per trovare quell’avvocato che possa sembrare competente per il problema in questione.

È vero che così ci si deve necessariamente fidare, ma questo vale per ogni settore della vita: anche quando vai dal meccanico, o da qualsiasi altro artigiano o fornitore, ti devi fidare, perché nessuno può essere esperto di tutto e qualsiasi fornitore in mala fede potrebbe, per converso, approfittarsi di te e danneggiarti. La vera cosa importante è appunto il saper scegliere volta per volta le persone con cui collaborare e in cui si pensa di poter riporre con tranquillità la propria fiducia.

Una cosa che al riguardo si può fare è usare internet dopo aver avuto una consulenza da un avvocato, per informarsi sulle osservazioni ricevute dal legale, per vedere se paiono fondare, oppure, per casi particolarmente importanti, sentire il parere di un secondo avvocato. In questi casi, la consulenza on line, che è quasi sempre redatta per iscritto, può essere più comoda, perché il parere reso da un legale può essere sottoposto ad altri professionisti, per sentire che ne pensano.

qual’è il modo migliore per inviarvi una mail

Crei un nuovo messaggio, vai direttamente al punto, invii il messaggio. Taglia tutto quello che non è strettamente necessario, schiarisciti le idee prima di scrivere, chiedi a te stesso: cos’è che mi serve sapere da loro? E poi scrivi quello e solo quello.

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studio legale (32)

ho provato workflowy che tu consigli tanto, ma che cos’ha di così speciale?

Il più sta in quel qualcosa in meno, come spesso succede coi software migliori…

Partiamo dal fatto che io sono un patito delle liste come strumento di focalizzazione. In materia, c’è un bellissimo libro di Dominique Loreau, L’arte delle liste. Oggi si tende a considerare le liste come un elenco di cose da fare, ma questo è sbagliato, una lista può essere benissimo, tutto al contrario, un elenco di cose già fatte, di cui si vuol richiamare il significato, un elenco di cose che piacciono, non piacciono, ecc.. Non facciamo schiacciare sempre dalla visione aziendalista o business-centrica della vita 😉

Ad ogni modo, su questo concetto di base, il software sviluppa molto bene, consentendoti innanzitutto di lavorare sulle tue liste da tutte le tue periferiche, e questo, oggigiorno, è assolutamente fondamentale, specialmente per un’applicazione come questa che deve essere raggiungibile ogni volta che ci passa per la mente una certa idea.

Inoltre ti consente di gestire la ramificazione in modo completo, riordinando le varie liste (anche da mobile) semplicemente col «drag ‘n drop» e spostando i vari alberi e sottoalberi in continuazione a seconda delle idee o angoli visuali che ti vengono in mente e facendoti riclassificare tutto come meglio preferisci.

Da questo ultimo punto di vista, supera sia il classico foglio bianco sia le migliori applicazioni di gestione liste (wunderlist, things, ecc.) che non consentono di nidificare liste e tantomeno spostare così agevolmente le varie ramificazioni.

Il tutto con una interfaccia minimalista che aiuta moltissimo la concentrazione.

La lista non serve solo come promemoria per dopo, ma anche come strumento di brainstorming per quando la fai.

Forse non ti ho detto proprio quel che ti serviva, ma io adoro questo software 😉

Ora mi rivolgo al lettore del blog: se anche tu vuoi provarlo, usa questo link: guadagnerai più spazio (più elementi inseribili) che iscrivendoti ex novo dal sito.

quali sono le funzionalità avanzate di workflowy?

Copio e incollo da una mail che mi hanno mandato questa mattina i gestori del sito. La funzionalità più interessante, che mi ha sorpreso di più, è quella del tagging, non mi ero proprio immaginato che esistesse. Si conferma sempre di più uno strumento semplice all’apparenza ma potente nella sostanza, come le cose migliori.

WorkFlowy has a bunch of powerful features under the hood. We’d like to introduce you to a few of them.

  • Completing items. Every item can be a task if you want it to be. Once you’ve completed a task, hover over the bullet point of the corresponding item and click “Complete” in the menu that pops up. This will strike out the item.
    Your lists can become cluttered with completed items quickly, so we recommend you hide them by clicking on the “Completed: Visible” button in the upper right of the page. There’s also nothing sweeter than completing tasks and seeing them disappear before your eyes.
  • Search. WorkFlowy lets you navigate through your lists by expanding them and zooming. But sometimes you forget where you put something. Or maybe you want to bring up all the items that contain a specific word. The search feature lets you filter your WorkFlowy account (or whatever list you’re currently zoomed to) instantly, as you type. Try it by using the search box at the top of the page. If you want to delve deeper, check out our blog post on WorkFlowy’s hidden search operators.
  • Sharing and collaboration. You can share or collaborate on any sublist in your WorkFlowy account. This is a powerful feature that lets you turn any portion of your notes, tasks, lists, etc., into a page that others can view or edit (or even add to their own account). They’ll see your updates (and you’ll see theirs) in near-realtime. Click “Share” in the menu that pops up when you hover over a bullet point. Read our blog post on this feature for more info.
  • Tagging. Sometimes you want to associate together items that are in different parts of your WorkFlowy tree. Say you have tasks for a trip you’re planning in one area and tasks for a project you’re working on in another. You want to mark tasks in both areas as being “high priority,” and then you want to view only the high priority tasks.
    Tags let you do this. Add the tag “#highpriority” to all your high-priority tasks. Then click the tag (once you’ve stopped editing the item) to filter only items with that tag. Click the tag again to turn off filtering.

come salvare un testo di legge da Normattiva in formato PDF sull’iPad

A volte può essere comodo salvarsi in formato PDF un testo di legge dal sito Normattiva (sito ufficiale dello Stato per la visualizzazione dei testi di legge). Solo che ad oggi il sito genera una pagina dinamica che su iPad non si riesce a «stampare» su PDF. La soluzione ci viene offerta da iCab, uno dei migliori tra i tanti browser alternativi disponibili per iDevices. Per salvare la legge in pdf, dovete aprire iCab e fare quanto segue:

  • andare alla pagina del provvedimento che vi interessa
  • selezionare la visualizzazione del testo completo della legge
  • salvare la pagina in locale con l’apposita funzione di iCab
  • aprire il download manager, dove si trovano tutti i files scaricati dal browser
  • usare sul file html della pagina con il testo di legge la funzione «Apri con» e quindi mandare la pagina a Pdf Expert o applicazioni simili che consentono la conversione in formato pdf

qual’è il miglior sito italiano per la consultazione dei testi di legge?

Normattiva (con due «t»), raggiungibile al corrispondente indirizzo normattiva.it, il progetto dello Stato italiano per consentire la consultazione dei testi di legge nella loro versione vigente. Se consulti la Gazzetta Ufficiale, infatti, vedi sempre il testo storico della legge, ma potrebbero essere intervenute modifiche, anche molto importanti. Il sito normattiva (scritto, proprio per questo, con due «t») promette invece di fornire il testo vigente, con la possibilità di andare a ritroso e vedere il testo storico. A mio giudizio, a livello gratuito è il sito migliore e da tenere come riferimento, tanto che l’ho indicato anche nella mia Guida alla separazione e divorzio.

Per ulteriori approfondimenti, puoi leggere questo eccellente articolo di Daniele Marongiu per LeggiOggi

cos’è un «promemoria dinamico»?

È un documento di testo ospitato su google drive dove il cliente può man mano annotare quello che ritiene opportuno farci sapere del suo caso, in modo che noi lo si possa leggere tutto insieme quando lo prendiamo in mano ed eventualmente discutere usando il sistema dei commenti di google drive.

Abbiamo concepito il «promemoria dinamico» perchè ci sono alcune persone, clienti dello studio, che ci mandano periodicamente mail con informazioni importanti per la loro pratica, solo che la mail non è il sistema adatto per questo tipo di comunicazioni, ma piuttosto per cose che richiedono un intervento o una risposta immediata (è più un «mordi e fuggi», se vogliamo). Il rischio, dunque, in questi casi è leggere l’informazione, ripromettersi di tenerla presente e poi perderla nell’archivio della mail, visto che al momento non abbiamo altro luogo in cui sistemarla, e non usarla al momento della redazione degli atti. È vero, si potrebbero andare a ripescare con una ricerca tutti i messaggi inviati da un certo cliente, ma nella pratica non lo fa nessuno, non è fattibile perchè i messaggi sono confusi, con pezzi di testi e citazioni di messaggi precedenti, completamente disordinati e ci vuole troppo tempo a spulciarli.

Quindi il promemoria dinamico serve innanzitutto come mezzo di comunicazione e al tempo stesso «deposito» sicuro dei materiali comunicati, sicuro nel senso che le informazioni così non vanno a perdersi negli archivi. Dopodiché rappresenta comunque, grazie al sistema dei commenti di google drive, un mezzo di comunicazione interattivo (perciò «dinamico»), che viaggia sempre tramite mail ma con la differenza che ogni osservazione e discussione non è confusa con il resto della posta elettronica ma agganciata ad un documento (il promemoria stesso) e spesso a specifiche porzioni dello stesso.

Il promemoria dinamico e interattivo costituisce spesso una ricchissima base di partenza per la redazione degli atti, che rimangono il cuore del nostro lavoro nel civile, oppure per la definizione di una adeguata strategia difensiva nel penale.

Il cliente deve perdere un po’ di tempo per imparare ad usare questo strumento, ma a) si tratta comunque di poco tempo, anzi pochissimo, perchè basta avere un accesso ad internet e poco altro per iniziare a scrivere b) è un piccolissimo investimento che ripaga tantissimo in qualità di assistenza legale che si riceve.

posso avere un promemoria dinamico per la mia pratica?

Certo. Lo dobbiamo creare noi. Una volta creato, ti manderemo per mail semplicemente un link, che potrai aprire con il tuo browser (Chrome, Safari, ecc.) e, una volta aperto, con molta semplicità, potrai iniziare a scriverci dentro. Come sempre, ci raccomandiamo la massima sintesi: non usare una parola di più di quelle necessarie! 😉

che cos’è la pec?

pec è l’acronimo di posta elettronica certificata, un tipo di posta elettronica che in Italia ha, per legge, lo stesso valore delle raccomandate a ricevuta di ritorno. Tutti i professionisti, tutti gli enti pubblici, e molte imprese sono obbligati ad avere un indirizzo pec, cosa questa che per gli utenti è molto utile perchè consente di tutelarsi senza dover … spender soldi e fare la fila all’ufficio postale, inviando le proprie domande o richieste direttamente dal computer.

Per i privati cittadini, c’è un programma governativo che consente a chiunque di ottenere una propria casella pec gratuitamente; attenzione però che poi quella casella pec diventerà il recapito ufficiale della persona che la richiede e potrà essere utilizzata anche dal governo e dagli altri organi dello Stato per inviare comunicazioni legalmente vincolanti, quindi potrebbe essere sempre un’arma a doppio taglio.

Per conoscere l’indirizzo pec di un’impresa, si può consultare ad esempio il sito infoimprese.it. Per conoscere quello di un’amministrazione c’è il database ufficiale all’indirizzo indicepa.gov.it. Per conoscere l’indirizzo pec di un avvocato, o di un altro professionista, si può al momento consultare il sito dell’ordine di appartenenza.

Presto dovrebbe essere costituito, poi, un nuovo indice chiamato INI-PEC con gli indirizzi delle imprese individuali e dei professionisti. Infatti, il 9 aprile 2013 è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il Decreto del Ministero dello Sviluppo Economico contenente le disposizioni attuative per la creazione del nuovo “Indice nazionale degli indirizzi di posta elettronica certificata delle imprese e dei professionisti” (INI-PEC), previsto dal decreto legge numero 179 del 18.10.2012, come convertito dalla Legge numero 221 del 17.12.2012.

Noi allo studio associato Solignani Massa abbiamo da anni i nostri indirizzi pec (il mio è solignani@pec.solignani.it), li usiamo pressoché quotidianamente al posto delle «vecchie» raccomandate a ricevuta di ritorno e incoraggiamo tutti coloro che hanno a che fare con noi a fare altrettanto, ovviamente nelle comunicazioni aventi carattere di ufficialità (altrimenti va bene la posta «ordinaria»).

 

che cos’è un programma di espansione di testo?

È un software che consente di inserire larghe porzioni di testo in un documento che si sta scrivendo digitando una abbreviazione. Praticamente, l’utente digita una abbreviazione, che tipicamente non deve corrispondere per evitare problemi ad una parola del linguaggio comune, ad esempio «ssto» e, non appena battuta l’ultima lettera, il programma di espansione di testo sostituisce l’abbreviazione con l’espressione più completa impostata dall’utente, sempre ad es. in questo caso «scusami, sto arrivando».

Il sistema operativo iOS, usato su iPhone e iPad, implementa nativamente un sistema di espansione di testo, con sincronizzazione tra le varie periferiche dell’utente, che quindi può definire una coppia abbreviazione/brano di testo su iPhone ritrovandosela su iPad o viceversa.

Su Mac, Windows e Linux per avere le funzionalità di espansione del testo occorre montare appositi programmi di terze parti. Per Mac, sono famosi aText, quello che uso io, e TextExpander. aText utilizza la sincronizzazione mediante iCloud o altri sistemi di storage nella cloud in modo da avere sempre le stesse coppie abbrevazioni/brani di testi su tutte le macchine dello stesso utente.

Personalmente, trovo i programmi di espansione di testo utilissimi e molto utili per incrementare la produttività. Uno non deve pensare che si possano usare solo per brevi espressioni come quelle di cui all’esempio sopra illustrato, ma anche per testi molto più complessi. Sempre ad esempio, si può inserire anche un modello completo di fattura commerciale, che poi l’utente andrebbe a variare a seconda del caso, oppure un timbro, una firma (signature), il codice IBAN, un link, qualsiasi cosa.

In Italia, i programmi di espansione di testo non sono molto diffusi, se volete gugolare sul tema, magari per cercarne uno per il vostro sistema Windows o Linux, vi conviene usare l’espressione inglese text expansion

mi avete fissato una sessione di chat: cosa devo fare?

Una sessione di chat è un appuntamento, con me o un con un altro avvocato dello studio, ad un giorno ed ora prefissati. È simile ad un appuntamento, solo che i partecipanti, anziché essere nella stessa stanza, sono in posti diversi ognuno davanti al proprio computer.

Ti dovrebbe essere arrivata una mail, come quella riportata sotto, indicante il giorno l’ora che avrei scelto per la sessione di chat.

A questo punto,  se sei disponibile per il giorno/ora indicati, devi dare conferma dell’appuntamento cliccando su «Sì». Nota Bene: ricordati poi di dirmi anche quale programma di chat (google talk, skype, ecc.) tra quelli disponibili vuoi usare.

Se invece non puoi esserci, perchè hai già un altro impegno, fai clic su «No»; sarò avvertito via mail  e fisserò un altro giorno/ora; dopo aver cliccato «No»,  potrai mandarmi le tue indicazioni sugli orari in cui sei libero o proponendo un nuovo giorno/ora.

invito da google calendar

esempio di mail di invito

che cosa devo usare per la chat?

Possiamo usare (nel link o tra parentesi il mio user name) i seguenti servizi. Quando hai scelto quello che vuoi usare, devi comunicarmelo in modo che sappia quale programma aprire al giorno e ora fissati.

  • facebook
  • gmail (solignani@solignani.it)
  • iMessage (solignani@solignani.it)
  • skype (tsolignani)

Per usare facebook o gmail, non hai bisogno di installare nessun programma, basta usare il navigatore (Chrome, Safari, Firefox, Internet explorer, ecc.) che usi di solito per collegarti a internet. Nel caso di facebook, devi chiedermi l’amicizia, mentre per gmail devi aggiungere il mio account ai contatti di chat.

Per usare iMessage devi avere un mac (o un iPad o iPhone, ma in questi casi è più scomodo). Per skype, invece, devi installare il programma, poi aggiungere il mio contatto.

si può fare la chat quando i clienti sono più d’uno?

Certamente, basta usare programmi come Skype che consentono la partecipazione di più persone. Ovviamente, poi bisogna cercare di intervenire … uno alla volta 😉

potete seguirmi anche se vivo lontano da voi?

Ho letto il vostro blog e l’ho trovato molto interessante, specialmente sotto il profilo delle soluzioni che sono indicate in molti casi. Mi piacerebbe conferirvi incarico per la gestione di un mio problema, però mi chiedo come possa essere gestita logisticamente la cosa, visto che la questione sarebbe da fare dove io vivo e lavoro, lontano dalla vostra sede. Potreste darmi qualche dettaglio in più?
Attualmente gestiamo molte posizioni sparse per il paese e anche all’estero, sia per conto di Italiani che a volte anche di stranieri. Non ci sono grandi problemi, per noi, ma devi valutare se il metodo di lavoro che usiamo noi ti può piacere e se pensi di avere fiducia in questo modo di procedere, come noi pensiamo.
Te lo descriviamo di seguito, così puoi giudicare tu stesso. Naturalmente per chiarimenti siamo sempre a disposizione, lasciaci pure un commento.
Innanzitutto, e a parte ogni altra considerazione, se vuoi venire una prima volta presso la nostra sede principale, puoi farlo senz’altro e saremo lieto di incontrarti per un primo, fondamentale, punto della situazione e per disbrigare le formalità “burocratiche” necessarie: sottoscrizione della procura, consegna documenti, istanza di ammissione al gratuito patrocinio e così via. Faremo tutto quello che è necessario fare di persona, cogliendo l’occasione della tua visita, dopodichè ci sentiremo per posta elettronica, chat, telefono e così via, sulla base di quanto concordato nel primo incontro.
Questo primo incontro, peraltro, è del tutto facoltativo, lo fai se preferisci. Infatti, se invece non vuoi, o non puoi, venire neanche una prima volta, non ci sono problemi. Per le formalità burocratiche possiamo usare tranquillamente il servizio postale tradizionale. Se hai bisogno di un referente avvocato in loco, ti indicheremo il nostro associato di netis competente per la tua zona e potrai fare riferimento a lui. In ogni caso, faremo tutto via posta elettronica, chat, telefono: spesse volte non c’è bisogno di incontrarsi fisicamente per impostare le cose.
Ad ogni modo, una volta conferito l’incarico e svolte le operazioni preliminari, se si tratta di una causa provvederemo noi ad incaricare un nostro corrispondente in loco, provvedendo anche a retribuirlo, dal momento che i nostri preventivi comprendono sempre anche le spese del corrispondente e sono “globali” in modo da far sapere sempre all’utente che cosa va a spendere. Le decisioni fondamentali della pratica saranno prese con noi, gli atti saranno redatti da noi in collaborazione con il cliente, tramite l’uso di google docs e/o altri sistemi di comune gradimento.
Naturalmente, questo è un metodo di massima, poi va adattato di volta in volta secondo le preferenze del cliente e le particolarità del caso concreto. Solo una ventina di anni fa sarebbe stato inconcepibile per una persona farsi assistere ad un legale senza averlo mai incontrato nemmeno una volta. Oggigiorno, in effetti, devo dire che abbiamo molte posizioni di persone che non abbiamo mai visto di persona, ma solo sentite per telefono, chat, posta elettronica. Alcune di queste persone si sono adattate alla situazione, altre invece la preferiscono così, perchè risparmiano tempo: preferiscono la posta elettronica, la chat e il telefono piuttosto che doversi recare presso uno studio. E’ una questione di gusti e ognuno deve fare come si sente meglio, perchè i problemi legali sono quasi sempre delicati e l’importante è che le persone si sentano serene nell’affrontarli.
Comunque, volendo fare una notazione conclusiva, è anche vero che non c’è da stupirsi: oggigiorno molte persone trovano il proprio partner tramite internet, la persona che sposano e con cui trascorrono la vita, facendo anche dei figli. Se ciò accade, come effettivamente accade, allora non c’è nemmeno da stupirsi che una persona possa trovare un legale tramite internet, che poi è un mezzo di comunicazione come gli altri, anzi forse più completo e interattivo degli altri.

che metodo seguite per la scrittura degli atti?

Gli atti del processo, specialmente quello civile e amministrativo, rappresentano il «cuore» dell’attività difensiva. Per questo, seguiamo un metodo ispirato alla massima collaborazione con l’assistito nella redazione degli atti.

Sostanzialmente, procediamo in questo modo:

  1. prepariamo una bozza dell’atto, scrivendola con google drive (il vecchio google docs);
  2. inviamo un link al cliente che gli consente di a) leggere la bozza b) lasciare dei suoi commenti per noi in relazione a singole parti del testo della bozza (per consentirgli di fare questo, abbiamo predisposto un apposito tutorial)
  3. se del caso, spediamo un secondo link per l’accesso in visualizzazione alla cartella di google drive in cui abbiamo messo tutti i documenti da produrre (di solito il cliente li conosce già, ma ci sono anche alcune eccezioni)
  4. leggiamo i commenti che ci ha lasciato il cliente e provvediamo di conseguenza: modifichiamo il testo, chiediamo chiarimenti, oppure diciamo perchè secondo noi non è opportuno fare quel che il cliente ci chiede.
  5. in questo modo si sviluppa una discussione sulle singole parti dell’atto che è assolutamente proficua per una miglior redazione dello stesso – ovviamente chiediamo ai clienti di essere sempre il più possibile sintetici nel lasciarci i loro commenti
  6. se necessario, fissiamo una sessione di chat (questo raramente)
  7. al termine, chiudiamo l’atto e lo prepariamo per il deposito, la notifica, ecc. ecc.

Ovviamente, nel caso in cui un cliente sia impossibilitato a usare questo metodo possiamo dargli copia dell’atto in visione con altri mezzi (mail, stampa cartacea, ecc.) senza problemi.

posso avere una consulenza sul blog?

Vorrei avere una consulenza possibilmente gratuita previo appuntamento in merito alla mia situazione familiare… (Antonella, via mail)

All’utente risponderemo più diffusamente in privato, ma rispondiamo anche in parte qui per chiarire ancora una volta la nostra policy, come studio legale, riguardo all’utilizzo di questo blog.

Questo blog non serve per richiedere consulenze, le risposte che vengono fornite non sono consulenze e sono date sul presupposto che “noi non siamo i vostri avvocati e voi non siete i nostri clienti”. Questo blog serve solo per parlare dei vari istituti giuridici e del significato delle leggi in vigore prendendo spunti dai casi concreti che voi, gli utenti e lettori, ci descrivete. Ma le risposte che diamo sono solo trattazioni generali della materia e, quand’anche esatte, non possono essere prese come punto di riferimento per decisioni personali o lavorative o di qualsiasi altro genere. Se anche, per assurdo, le risposte che forniamo fossero inesatte, non ci sarebbe in capo a noi alcuna responsabilità, è solo uno scambio di opinioni come si potrebbe avere tra un lettore di una rivista tradizionale e la rivista stessa. Il significato del blog è quello di fare cultura giuridica, di illuminare il perchè di certe scelte legislative, di capire meglio alcuni istituti la cui applicazione ha interessato la vita dei lettori e le risposte vengono fornite con la classica formula as is, senza pretesa nè di aggiornamento, nè di completezza, nè di esattezza, senza cioè aver effettuato nè uno studio sulla questione nè un controllo di corrispondenza delle nostre conoscenze sul punto allo stato attuale della materia.

Se avete bisogno di una consulenza vera e propria, allora dovete incaricare un legale.

Anche noi, essendo avvocati, diamo consulenze, che sono poi quello che facciamo per gudagnare.

Per quanto ci riguarda, considerato che, erogando una vera e propria consulenza, dobbiamo verificare quello che diciamo, approfondendo la materia, controllando che corrisponda ancora al diritto attuale, cercare di elaborare dei consigli che possano essere utili per chi ci chiede aiuto e delineare alcune strategie concrete, assumendoci, infine, la piena responsabilità di quello che diciamo, tanto che se il nostro assistito, fidandosi della nostra consulenza, prede decisioni dalle quali gli derivano in seguito danni ce ne può chiedere il ristoro, considerato, dicevo, ciò, la consulenza non può mai essere gratuita.

Possiamo fare un preventivo, questo sì, gratuito, del costo della consulenza, che l’utente può essere poi libero di accettare o meno, sapendo quindi perfettamente cosa spende nel caso accetti, ma la consulenza rimane a pagamento, l’ammontare è di solito di 100€ ma può cambiare a seconda dei valori in gioco e della complessità della questione (per questo facciamo, a chi ce lo chiede, un preventivo).

Dunque, riassumendo:

– se volete una prima informazione generale e senza responsabilità da parte nostra, scriveteci e, se riterremo la cosa di interesse generale, daremo una risposta sul blog, che potrà essere utile per iniziare a capire alcune cose, ma sulla quale per i motivi di cui sopra non si potrà fare affidamento oppure sulla quale potrete farlo ma a vostro esclusivo rischio e pericolo;

– se avete bisogno di una vera e propria consulenza “tagliata” sul vostro caso, incaricateci direttamente o chiedeteci un preventivo.

che cosa posso scrivere nei commenti ad un atto?

Quello che vuoi. Alcuni esempi:

  • abbiamo scritto una cosa sbagliata, perchè abbiamo capito male una cosa che ci avevi detto: faccelo notare, può essere importante
  • abbiamo lasciato indietro una cosa che secondo te può essere importante: diccelo e valuteremo
  • abbiamo fatto un errore di nomi, date, ortografia o altro: grazie per farcelo notare
  • dubiti che una certa cosa sia opportuno scriverla: lascia un commento, ne parleremo
  • manca un dettaglio: ok, dicci come si potrebbe integrare
  • e così via… vedrai che ti verranno in mente diverse cose durante la lettura 😉

per inserire un commento su un atto di google drive devo essere iscritto a google?

No, puoi farlo anche come utente «Anonimo». Basta che apri il link che ti abbiamo inviato e inserisci il commento. Però ti consiglieremmo di usare un account google (puoi crearne uno gratuitamente, se già non ne hai uno) perchè così i commenti appariranno come inviati da te e soprattutto riceverai una mail ogni volta che risponderemo ad un commento che hai lasciato in un atto.

potete indicarmi un avvocato delle mie zone?

No, mi dispiace, non diamo mai indicazioni di altri colleghi dal momento che non possiamo in ogni caso garantire lo stesso livello di qualità del nostro studio. Non che non ci siano avvocati bravi, e anche più bravi di noi, solo non vogliamo prenderci la responsabilità di indicare una persona che non sappiamo, in fondo, come lavora ed il cui lavoro non possiamo controllare direttamente.

Se vuoi, noi operiamo in tutta Italia e anche all’estero direttamente tramite il nostro network. Se ti interessa, funziona così: l’utente incarica sempre innanzitutto il nostro studio centrale di Vignola. Con lo studio centrale, infatti, si concordano i costi della pratica, si scambiano le informazioni di base e si decidono le strategie da adottare.

Fatte queste prime importanti operazioni, tra cui in particolare la definizione di un accordo economico che consente all’utente di sapere sempre che cosa va a spendere, è lo studio di Vignola che incarica un suo referente su Milano, o altrove, per fare tutto quello che è necessario fare sul territorio. Questo referente sarà poi pagato da noi, senza che nessun costo aggiuntivo ricada sul cliente, in base ad accordi che prenderemo noi con lo stesso.

Naturalmente, se l’utente desidera, per motivi tecnici o anche solo emotivi, un legale con cui parlare di persona, non solo al telefono o via chat o via posta elettronica, e non se la sente di venire alla nostra sede, dopo aver conferito l’incarico e raggiunto gli accordi economici, potrà essere ricevuto dal nostro referente sul territorio, senza problemi, ma rimane indispensabile il passaggio preliminare di definizione dell’incarico presso di noi.

Se invece vuoi un legale indipendente da noi, forse ti possono essere utili le nostre indicazioni su come scegliere un avvocato.

ma che cosa significa «avvocati dal volto umano»?

Mi piace molto questa domanda, perchè secondo noi questo breve “motto” vuol dire molte cose. Naturalmente, se queste “cose” fanno poi effettivamente parte del nostro modo di lavorare e rapportarci con la gente non spetta a noi dirlo,  bensì agli altri, però diciamo che sono un po’ i nostri valori, quello in cui crediamo e il modo in cui cerchiamo di operare.

In primo luogo, dal volto umano significa, per un avvocato, essere prima di tutto una persona con la quale si può parlare. Non molto tempo fa, e in alcuni casi ancora oggi, con l’avvocato non si parlava,  ma a lui ci si rivolgeva quasi come se fosse un oracolo, con timore reverenziale di non dire un parola di troppo, con il risultato che spesso si finiva con il non dire quello che era necessario che il legale sapesse. Gli si passavano documenti con lo stesso spirito con cui si infila la mano nella bocca della verità, sicuri che lui avrebbe capito e gestito tutto al meglio, ma, come succede in tutti i casi in cui non c’è vera comunicazione, in realtà questo non sempre accadeva, anzi.

Un avvocato “dal volto umano” poi è un avvocato che cerca di capirti veramente, e ci riesce, anche quando non sai parlare bene nemmeno la lingua Italiana. Alcuni nostri clienti a volte si scusano perchè non conoscono i giusti termini giuridici, ma non sanno che molte persone che vediamo ogni giorno non sono in grado di parlare nemmeno in un Italiano elementare – un po’ per carenze culturli, ma spesso anche per l’emozione del momento – e il nostro preciso compito anche in questi casi è capire ugualmente quello di cui queste persone hanno bisogno. Per fare questo, l’avvocato, prima che un tecnico, deve essere una persona vera, esattamente come tutte le altre che girano per il mondo. Inoltre deve rendersi conto che la infinita varietà delle teste umane, come diceva Muratori, non avrà mai fine e non dare nulla per scontato: può darsi che un obiettivo che parrebbe scontato non interessi nulla ad un cliente, che magari è interessato a tutt’altro; è una indagine da condurre volta per volta, con la giusta curiosità verso il genere umano che deve sorreggere questo tipo di momenti.

Avere un volto umano, poi, significa semplicemente comunque mettersi dalla parte dell’utente, cercare di calarsi nei suoi panni. Chi viene da noi ha un problema, che può preoccuparlo in gradi diversi – dalla quasi indifferenza alla più totale devastazione come in alcune separazioni ad esempio – e si aspetta di ricevere un buon servizio legale dal punto di vista tecnico, con chiarezza per quanto riguarda i costi, perchè la mancanza di chiarezza sul punto non farebbe altro che aggiungere preoccupazione su preoccupazione e, oltre agli aspetti tecnici, desidera la consapevolezza di aver messo la propria questione in mano alla persona che meglio di altri può risolverla o gestirla, che è l’unica cosa che può dargli sollievo. Con il chè si torna al problema centrale della comunicazione, dell’avere un “viso aperto” quando si parla, perchè giustamente il cliente vuole e deve avere fiducia nel proprio legale, ma perchè questo avvenga è indispensabile che il cliente possa parlare o comunque esprimersi, che il legale lo capisca e che, infine, il cliente si accorga di essere stato adeguatamente compreso.

Questo, più o meno, quello che significa, secondo noi, essere avvocati “dal volto umano”, cioè essere avvocati con cui si può parlare e che capiscono le tue esigenze, anche non tecniche. Ci sono poi alcune cose che a volte vengono confuse con il volto umano, ma che in realtà non c’entrano niente.

Ad esempio, alcune persone evidentemente pensano che avere un volto umano significhi dare spazio a tutti quelli che girano per internet alla ricerca di qualche legale cui scroccare consulenze. In realtà, invece, noi, proprio perchè abbiamo un volto umano, ed è assolutamente umano voler guadagnare dal proprio mestiere, non facciamo e non faremo mai consulenze gratuite. Le consulenze, chi le vuole, le deve pagare, altrimenti c’è il blog a disposizione dove si parla degli istituti in generale, con osservazioni che, se gli possono essere utili, sono e rimarranno sempre a sua disposizione. Tramite il blog pensiamo di dare veramete una mano, tutti i giorni, a tante persone, ma solo attraverso le considerazioni generali contenute al suo interno – e comunque il nostro spirito filantropico non può giungere fino al lavorare gratis, cosa che non sarebbe assolutamente umana :-) .

Altri, poi, confondono il volto umano con la sbracatura. In realtà, noi diamo volentieri del tu e ci facciamo dare del tu a e da tutti, ma sempre con grande rispetto. Non bisogna confondere la colloquialità con la sbracatura, che sono due cose molto diverse. Noi siamo per uno stile informale e contro i salamelecchi, perchè questi ultimi non ci piacciono in sè (Leo Longanesi dissi una volta una cosa meravigliosa: “I suoi elogi mi rimasero sulla giacca come macchie d’unto”) e poi perchè sostanzialmente fanno solo perdere tempo e ostacolano una vera comunicazione, però questo non significa che ci faccia piacere, ad esempio, ricevere telefonate a casa, fuori orario d’ufficio, quando siamo in famiglia.

Infine, dal volto umano non significa che siamo qui per tenere la mano ai nostri clienti e consolarli, ma per lavorare seriamente per cercare di risolvere i loro problemi. Come dice House, un favoloso personaggio di  fantasia: “Tu cosa preferisci? Un medico che ti tenga la mano mentre muori o uno che ti ignori mentre migliori?” Per noi i problemi dei clienti non si risolvono consolandoli con lunghi colloqui e disquisizioni, ma cercando di lavorarci sopra, cosa poco compatibile con le lunghe telefonate e gli appuntmenti infiniti. Noi stessi diffidiamo dei professionisti che si intrattengono molto con gli assistiti, perchè significa che poi difficilmente hanno tempo da dedicare al loro lavoro. La consolazione e il sollievo che può derivare ai nostri clienti viene dalla consapevolezza di aver preso un persona che lavorerà sui loro problemi, in silenzio e dietro le quinte magari, con le giuste riflessioni e i giusti tempi, ma non da continui e inconcludenti colloqui, che semmai dovrebbero dare la sensazione di stare solo perdendo tempo.

cosa pensate delle associazioni dei consumatori?

Come sempre, bisogna giudicare da caso a caso, perchè come non tutti gli avvocati sono uguali, nemmeno le associazioni sono uguali tra loro.

A nostro giudizio, e non lo diciamo per interesse di bottega o di casta, la soluzione migliore per essere tutelati come consumatori è quello di disporre di una copertura di tutela giudiziaria a livello famigliare e rivolgersi in caso di bisogno ad un bravo avvocato. Spendendo poco più di 100€ all’anno, in tutti i casi in cui si subisce una “fregatura” o una piccola ingiustizia che si lascerebbero perdere per il timore di spendere di avvocato più di quello che si potrebbe ricavare come risarcimento, ci si potrà rivolgere tranquillamente ad un avvocato senza spendere un centesimo. La copertura si estende anche ai tecnici, cioè ai medici legali o periti, che si dovesse rendere necessario incaricare per coltivare la vertenza.

Un buon avvocato, nel quale si possa avere veramente fiducia, più una valida forma di tutela giudiziariarendono il consumatore veramente tutelato, molto di più di quello che potrebbe fare qualsiasi associazione di consumatori, sindacato o altro.

Per completezza di cronaca, poi, quando si parla di associazioni dei consumatori, ci piace sempre riportare una incredibile intervista a Carlo Rienzi, presidente del Codacons, pubblicata sull’Espresso del 14 aprile 2004 nell’articolo “Robin Hood alla cassa di Carlo Luna”, che fa capire tante cose su questo mondo.

potete rispondermi con urgenza?

Non nel blog, mi dispiace. Se hai bisogno urgente di informazioni legali,  puoi valutare di acquistare, da noi, una consulenza o comunque di incaricare un avvocato di tua fiducia, specificando entro quanto tempo hai bisogno di una risposta e accordandoti con lui per avere quel che ti serve nel tempo che desideri.

Per quanto riguarda il blog, rispondiamo alle domande esattamente nell’ordine in cui ci arrivano, senza mettere davanti o dietro nessuno e, pubblicando un solo articolo al giorno, per ragioni di gestione del flusso editoriale, può volerci molto tempo anche per la sola pubblicazione della risposta, pur dopo che è stata già scritta.

ho un problema legale: è meglio che acquisti una consulenza o che mandi una domanda al blog?

Vediamo le differenze tra acquisto di una consulenza e invio di una domanda al blog, che conviene elencare per punti.

  1. Innanzitutto la consulenza è a pagamento, mentre inviare una domanda al blog è gratuito e non comporta spese di nessun genere. La consulenza costa 100€ più accessori di legge  e può essere pagata nei modi indicati nella pagina dei pagamenti. Per inviare la domanda al blog, invece, è sufficiente compilare la pagina che si trova a questo indirizzo. Per sapere il costo esatto della consulenza, che peraltro è diverso per i privati da un lato e per le aziende (e altri soggetti a ritenuti di acconto) dall’altro, puoi collegarti, senza impegno, alla pagina per l’acquisto, senza poi fare l’acquisto.
  2. La consulenza ti garantisce una risposta entro due giorni lavorativi dalla ricezione del pagamento. Delle lettere che vengono ricevute, invece, la redazione si occupa a tempo perso, dopo aver smaltito il lavoro dei clienti paganti, a cui giustamente bisogna dare la priorità e quindi può trascorrere anche molto tempo per avere una risposta, variabile anche a seconda del collaboratore a cui viene assegnato il quesito. Non è nemmeno garantita una risposta a chi sottopone il suo caso al blog, anche se fino ad oggi siamo riusciti a rispondere pressochè a tutti, come testimoniano gli oltre 2000 post pubblicati in un paio d’anni.
  3. La risposta che ottieni acquistando una consulenza è una risposta particolare, creata appositamente per il tuo singolo caso, che tiene conto di tutte le sue peculiarità ed è diretta specificamente a darti i consigli e le informazioni necessarie per affrontarlo al meglio. La risposta sul blog, invece, è una trattazione generale degli istituti che prende solo spunto dal tuo singolo caso per parlare, appunto, degli istituti coinvolti in linea generale: può essere che ti sia utile, e molte volte lo è, ma non necessariamente.
  4. La risposta ottenuta tramite la consulenza non viene pubblicata sul blog e viene mantenuta la privacy al massimo grado, la risposta alla domanda per il blog viene sempre pubblicata sul blog, perchè è una attività gratuita che non facciamo solo per te ma anche per noi, per uso interno, e per tutto il pubblico, anche se vengono omessi tutti i riferimenti personali e particolari, e quindi la privacy è meno tutelata. Nonostante sia per uso interno, è solo la tua privacy ad essere tutelata quando acquisti una consulenza, naturalmente: la risposta scritta che ti mandiamo la potrai fare vedere a chi preferisci: familiari, parenti, amici, altri interessati e anche altri avvocati o altri professionisti.
  5. La consulenza è erogata nell’esercizio della nostra attività professionale e ci assumiamo tutta la responsabilità di quello che diciamo: se c’è qualcosa di sbagliato che cagiona danno all’utente, ne rispondiamo, personalmente o tramite la nostra assicurazione. La risposta data sul blog, invece, è fornita as is efruita dall’utente a suo rischio e pericolo e non ce ne assumiamo nessuna responsabilità per eventuali inesattezze, incompletezze e persino vizi nella risposta stessa.
  6. La domanda che puoi mandare al blog è limitata nel numero dei caratteri, per evitare quesiti che, per essere affrontati nel nostro tempo libero, sarebbero troppo pesanti, mentre naturalmente non c’è alcun limite nel quesito che puoi mandare quando acquisti una consulenza. In quest’ultimo caso, inoltre, puoi mandare allegati come lettere, contratti, planimetrie perchè li esaminiamo e valutiamo, cosa che invece non è possibile fare sottoponendo il caso al blog.
  7. Al caso sottoposto al blog diamo sempre esclusivamente risposta per iscritto, tramite pubblicazione sul blog, cui può seguire qualche commento, sempre compatibilmente con il nostro tempo libero. Chi acquista una consulenza invece può invece chiedere, oltre alla risposta scritta, anche un paio di colloqui telefonici nel corso dei quali chiarire meglio la materia o avere ulteriori informazioni.
  8. Una consulenza la puoi chiedere sempre, 24 ore su 24 tutti i mesi dell’anno, compresi quelli festivi, mentre l’invio delle domande al blog è solitamente sospeso durante le ferie estive e natalizie.
  9. La sottoposizione del proprio caso al blog è un servizio destinato esclusivamente agli utenti finali e non anche gli avvocati. I colleghi che vogliono consigli dal nostro studio devono necessariamente acquistare una consulenza (oppure possono valutare di iscriversi a Legalit).

In conclusione, se hai urgenza, se non vuoi che il tuo caso, anche anonimamente, sia pubblicato su internet, se vuoi una risposta professionale e sulla quale poter contare, ti conviene valutare di acquistare una consulenza. In tutti gli altri casi, puoi sottoporre la tua domanda al blog.

posso avere una consulenza gratuita?

Assolutamente no, mi dispiace. Puoi acquistare una consulenza, oppure inviare una tua domanda al blog, ma non ci sono altri modi di chiederci informazioni, perchè noi, per scelta ponderata, non facciamo consulenze gratuite. Con il blog, lasciamo aperta la porta a tutte quelle persone che o non possono permettersi un legale o non hanno un motivo così stringente per acquistare subito una consulenza, ma ci lavoriamo con il giusto grado di priorità e senza danneggiare i nostri clienti paganti, che avendo acquistato un servizio, hanno diritto ad una assistenza di prim’ordine e che il nostro tempo sia dedicato quasi esclusivamente a loro.

Un altro motivo per cui non ci va di dare consulenze gratuite è che tutto quello che comunque dice un avvocato può comportare danni per il cliente e di conseguenza responsabilità dello stesso. Quindi non ci piace il fatto che una persona possa riportare un danno in base ad un consiglio elargito sì gratuitamente, ma senza la necessaria ponderazione della materia e magari senza le ricerche che sarebbero state necessarie, con conseguente danno, di immagine per il nostro studio e concreto per l’utente.

Noi, insomma, non chiudiamo la porta in faccia a nessuno, ma la lasciamo aperta quel tanto che ci è consentito senza cagionare danni a noi e agli altri. Abbiamo semplicemente regolamentato la cosa, distinguendo tra due diversi approcci: l’acquisto di una vera e propria consulenza, che non è mai un problema, ma è il nostro lavoro di tutti i giorni, e l’utilizzo del blog, che va bene finchè è regolato come diciamo noi, cioè senza tempi certi di risposta e soprattutto senza alcuna responsabilità da parte nostra.

come posso raggiungere il Tribunale dei minorenni di Bologna?

I nostri favolosi governanti hanno piazzato il Tribunale dei minorenni competente per tutta l’Emilia Romagna, un ufficio pubblico a cui devono accedere decine di persone ogni giorno, in una zona pedonale. La soluzione migliore è venire con l’auto, il treno, l’aereo a Bologna e poi prendere un taxi.

Se si viene con l’auto conviene lasciarla in uno dei parcheggi periferici, come ad esempio quello della Certosa se si viene dalla parte di Modena. Il numero per chiamare il taxi dovrebbe essere 051-372727, meglio segnarselo sul cellulare prima di partire.

Il Tribunale è in via del Pratello, una strada storica di Bologna (nascere nel pratello per un bolognese è come nascere sotto il big ben per un londinese) che tuttavia oggi è oggetto di un certo degrado. Venendo dai viali che cingono la città, si deve percorrere la via del Pratello fin quasi alla fine e il Tribunale lo si trova sulla destra.


come posso sapere dove si trova un certo atto notarile?

Con Archinota, un servizio erogato direttamente dal Ministero di Giustizia.

Gli atti notarili, tra cui le compravendite, i mutui, i testamenti pubblici, ma anche una miriade di altri atti e contratti diversi, sono conservati presso il notaio finchè questi è in esercizio, cioè esercita l’attività. Dopodichè, se lo studio non continua, vengono depositati presso l’archivio notarile.

Archinota serve per sapere innanzitutto se un determinato notaio esercita ancora la professione e, quindi, se la copia degli atti può essere richiesta al suo studio o va invece chiesta all’archivio notarile e, in questo secondo caso, di quale città.

Al termine della ricerca, se dovrà essere fatta copia presso l’archivio notarile, il sistema fornisce anche l’indirizzo di posta elettronica dell’ufficio interessato, oltre che i numeri di telefono, così si può prendere contatto per sapere come procedere materialmente all’estrazione delle copie.

posso pagare con la mia carta di credito?

La carta di credito direttamente no, ma c’è un workaround, un modo per superare la difficoltà. Basta che tu ti iscriva a paypal.

Si tratta di un sistema nel quale potrai utilizzare, per pagare, la tua carta di credito (VISA, Mastercard, etc.) e tramite il quale potrai poi pagare anche noi. Inoltre paypal potrà esserti utile anche in futuro per pagare in molti altri siti di e-commerce, con il vantaggio di non dare mai i dati della tua carta di credito.

Praticamente tu inserisci una volta per tutte i tuoi dati della carta di credito dentro a paypal, poi potrai utilizzarlo per pagare in tutti i siti di e-commerce senza dover ogni volta fornire di nuovo i dati della carta di credito, in un modo che, oltre ad essere più comodo risparmiandosi di dover digitare ogni volta il numero della carta, la scadenza, il codice di controllo, è anche molto più sicuro.

Una volta che sarai iscritto a paypal, collegati a questa pagina – dove sono riportati anche gli altri mezzi di pagamento disponibili – e clicca sul relativo bottone, oppure clicca direttamente sul bottone riportato in basso, vedrai che è molto facile fare il pagamento con paypal.

Per maggiori informazioni, puoi leggere la pagina informativa su wikipedia.

fornite supporto anche per cause in Spagna su diritto dei minori?

Abbiamo seguito diversi procedimenti all’estero, anche al di fuori dell’Unione Europea, ma naturalmente dipende sempre dal problema che c’è da affrontare e dalla zona specifica in cui occorre operare. In alcune zone di paesi esteri, abbiamo dei corrispondenti collaudati, che parlano Inglese o Italiano (le due lingue in cui possiamo corrispondere fluentemente), mentre per altre zone dobbiamo prima metterci alla ricerca per vedere se si trova qualcuno di affidabile e serio. È importante poi capire se il cliente è in grado di capire e parlare la lingua del paese in cui c’è da svolgere la pratica, in questi giorni ad esempio sto seguendo una pratica in Brasile corrispondendo con un legale del posto tramite la mia cliente che è di madre lingua brasiliana e traduce tutte le mail che ci scambiamo (io purtroppo non conosco il portoghese, anche se è in buona parte intuitivo non c’è da fidarsi nelle cose legali). Può anche darsi che ti convenga prendere direttamente un legale nel paese in questione, con risparmio di spese, ma questa è una decisione che devi prendere esclusivamente dopo aver consultato un avvocato italiano sul punto, perché è necessario prima valutare i problemi giuridici legati all’efficacia del provvedimento che ottieni all’estero in Italia. In questi casi, in conclusione, io di solito propongo una consulenza preliminare, qui in studio o a distanza, per valutare la natura del problema e capire come meglio trattarlo, dopodiché pian piano ci si organizza per raccogliere le informazioni e i contatti necessari e fare il lavoro.

siete disposti a seguire una vertenza contro un altro avvocato?

Sì, la cosa non è un problema in sè, cioè per il fatto che sia necessario andare contro un nostro «collega», dal momento che pensiamo che sia giusto che gli utenti siano tutelati e che tutti gli avvocati assennati (noi compresi) abbiano apposite polizze assicurative (che diventeranno peraltro obbligatorie con la riforma dell’ordinamento forense recentemente approvata) con cui far fronte ad eventuali errori. Detto questo, bisogna vedere il problema in concreto e cioè vedere se ci sono gli estremi di una violazione deontologica o di legge nel comportamento del legale contro cui volere aprire una questione. Non sempre gli utenti sono contenti del «servizio di assistenza», diciamo così, che ricevono dal proprio legale, ma questo non necessariamente si traduce in una responsabilità. Per cui ci riserviamo solo di valutare se esistono davvero i presupposti per la responsabilità del legale o meno.

il patrocinio a spese dello Stato si può chiedere anche per la redazione di una querela?

Devo fare una querela importante, mi hanno detto che posso scriverla anche io da solo senza citare gli articoli, ma mi domandavo se visto che posso usufruire del gratuito patrocinio, non possa farla rivedere da un bravo penalista, per presentare un qualcosa di migliore.

È un problema comune, con il quale ci troviamo ad avere a che fare molto spesso. Il fatto è che per poter chiedere l’ammissione al patrocinio a spese dello Stato, il procedimento deve essere già pendente. Se devi ancora depositare la querela, significa che il procedimento non è ancora pendente, per cui non puoi ancora chiedere l’ammissione. Per cui, per l’attività di assistenza nella redazione della querela, non puoi farti seguire da nessun avvocato in regime di patrocinio a spese dello Stato. Nei casi che ci vengono affidati, noi proponiamo la redazione della querela in regime di «libera professione» (abbiamo una tariffa flat per questa attività nel nostro listino), con l’accordo che, una volta depositata, si passi poi al patrocinio a spese dello Stato.

quanto tempo occorre per l’ammissione al patrocinio a spese dello Stato per un processo civile?

Il mio avvocato civile ha chiesto il gratuito patrocinio per me, il 4 di dicembre, è possibile che ad oggi, il 27 di dicembre non abbiamo avuto ancora l’approvazione di una richiesta fra l’altro urgente? Ho letto che passano massimo, 10 giorni è vero o no? Sono preoccupato. Grazie!

Nel caso dei procedimenti civili, l’ammissione è quasi sempre gestita, in via anticipatoria (cioè non definitiva, significa che il giudice che poi segue il procedimento può sempre pensarla diversamente), dall’Ordine degli avvocati territorialmente competente. Al riguardo, io che ho avuto occasione di presentare oramai centinaia di domande in ogni parte d’Italia, ti posso assicurare che i tempi sono i più vari: ci sono Ordini abbastanza veloci, come il mio di Modena ad esempio (non per campanilismo), e altri incredibilmente lunghi, come quello, di cui non faccio il nome, dove ho aspettato più di quattro mesi per una ammissione, che peraltro riguardava una separazione. Al di là di questo, se ci sono motivi di urgenza, ad esempio sei stato convenuto e c’è una data entro cui bisogna presentare le difese, puoi chiedere la procedura d’urgenza, anche se non è detto che sia risolutivo. Naturalmente, una ulteriore alternativa è pagare di tasca tua il compenso al tuo avvocato sino a che non verrà emessa la delibera di ammissione.

posso sapere se nel mio caso si può fare qualcosa *prima* di darti l’incarico?

Dipende sempre dal problema che hai.

In alcuni casi, non molti per la verità, si può vedere in poco tempo se hai ragione o meno, mentre in tutti gli altri occorre approfondire. In questi ultimi casi è purtroppo necessario, se credi, da parte tua investire un po’ di denaro per avere una consulenza preliminare, volta proprio a capire in modo ragionevolmente sicuro se il tuo caso può essere coltivato o meno.

Facciamo anche un esempio per capire bene questo punto, che è fondamentale nei rapporti utenti – avvocati. Infatti molti utenti spesso pensano che gli avvocati vogliano solo approfittarsene, come un taxista che fa un tragitto più lungo del dovuto solo per far correre il tassametro, mentre non è vero (almeno nella normalità dei casi).

Ti presenti dal meccanico con una ruota bucata: il meccanico ti può dire subito che il problema si risolve e farti un preventivo per la riparazione (problema evidente). Viceversa, ti capita che il motore della tua auto si spegne e non si accende più. Il meccanico lo guarda ma non vede nulla di strano, allora ti dice che per sapere qual è il problema deve smontare il motore e che questo richiede 5 ore di lavoro (problema non evidente).

Orbene, purtroppo nel mondo del diritto, che è estremamente complesso, variegato e legato alle peculiarità del caso concreto, è quasi sempre necessario «smontare il motore», perché le risposte non sono quasi mai evidenti, anche quando potrebbero sembrarlo.

La nostra «policy» è quella di dare sempre un’indicazione, quando è possibile farlo subito. Se, però, per approfondire il problema occorre almeno un’ora di tempo, quello per noi costituisce già lavoro da «fatturare». Tieni presente che molti utenti non sono neanche in grado di esprimersi in modo chiaro o sintetico nelle cose giuridiche, per cui non di rado almeno la prima mezzora iniziale di lavoro se ne va solo per capire adeguatamente il caso in tutti i suoi dettagli fondamentali.

Ricordati anche che chi si comporta come noi lo fa per correttezza: io come avvocato potrei fregarmene e tranquillamente dirti «è un sì», cioè che puoi benissimo procedere con il tuo caso, così mi farei pagare anche più della consulenza, per fare subito una causa, poi quando perdi la causa dare la colpa al giudice, ma non sarebbe onesto!

perchè siete così fissati coi pagamenti quando vi definite «dal volto umano»?

Beh, è umanissimo desiderare di essere pagati per il proprio lavoro svolto correttamente, e avvocati dal volto umano non si riferisce a professionisti che prestano il proprio lavoro gratuitamente, ma piuttosto che lo prestano con certe modalità, più dirette e informali, di quelle cui sono abituati gli utenti quando si rivolgono ad un legale.

Alcune persone si rivolgono ad un avvocato per chiedere «un’informazione» e ci rimangono male quando l’avvocato risponde loro che per dare questa informazione è necessario pagare 100 euro e acquistare una consulenza. Alcuni, in tali casi, si convincono addirittura che gli avvocati siano dei veri e propri stronzi tali che, se li fermi per strada per chiedere ad esempio dove si trova viale Verdi, si rifiutano di risponderti perché non li paghi.

In realtà, posso assicurare che personalmente ho sempre dato tutte le indicazioni stradali che mi sono state richieste, e che così fanno tutti i colleghi che conosco.

Il fatto è che quello che gli utenti credono che sia «solo un’informazione» non è quasi mai in realtà … solo un’informazione.

Un’informazione, in questo senso, si avrebbe se un utente ad es. mi chiedesse qual’è l’articolo di legge che definisce il concetto di proprietà. In quel caso, non avrei alcuna difficoltà a dirgli che si tratta dell’art. 832 cod. civ.

Semplice, come dire dove si trova viale Verdi.

Il fatto, però, è che agli utenti «informazioni» di questo genere non servono a niente! Del resto, il codice civile c’è in tutte le librerie e si può anche leggere su internet senza problemi, il problema è che in mancanza di una adeguata preparazione giuridica leggerlo è semplicemente inutile, perchè sostanzialmente incomprensibile.

In realtà, chi ha un problema giuridico innanzitutto deve impiegare il tempo dell’avvocato che interpella per almeno mezzora, spesso di più. Quindi c’è un tempo che l’avvocato deve impiegare per stare semplicemente ad ascoltare il problema, fare domande (perché quasi sempre gli utenti non dicono le cose davvero importanti) estrarre i dati fondamentali, mettere tutto in ordine e capire il problema.

Se non siete ancora convinti, provate a fare questo esperimento.

Prendete la macchina e andate per la strada. Fermate il primo pedone che vedete e fategli questa domanda: «Buonasera signore, mi scusi solo un attimo, mi occorrerebbe un’indicazione. Io ho un problema alla bocca, mi fanno male i denti. Peraltro credo che si tratti di uno strascico di un intervento che ho subito circa 5 anni fa, quando abitavo a Genova. In quel periodo andavo da un dentista che era bravissimo, però adesso che abito qui non posso andarci, tanto più che non so nemmeno se riuscirò a dormire stanotte. Ma aspetti, dunque, dicevo che il problema è sicuramente ad un molare inferiore. Ho provato a trattarlo con gargarismi a base di tintura di iodio, ma non sono riuscito ad ottenere alcun miglioramento, si figuri che è una settimana che li faccio tutti i giorni, mattina e sera, ma non ho notato alcun cambiamento. Insomma, la faccio breve, non voglio tediarla oltremodo.Lei potrebbe indicarmi un dentista in città specializzato in problemi ai molari inferiori che non traggono giovamento nemmeno da ripetuti gargarismi, magari dandomi insieme all’indirizzo anche il suo numero di telefono?»

Poi fatemi sapere se questa persona non vi manda a quel paese.

Un conto è chiedere «dov’è viale Verdi», un altro è chiedere ad un altro di fare il lavoro necessario per capire quale è la via nella quale devi dirigerti tu.

Per questo sono spesso pignolo nei pagamenti, perché se mi devo occupare di un tuo problema di non immediata soluzione o evidenza ci devo mettere almeno un’ora, tra il capirlo e il darti delle indicazioni in un linguaggio e con uno stile che tu possa capire, e non esiste nessun lavoratore al mondo che regala ore del proprio tempo.

Io sono anche corretto: ti dico prima quali sono i costi, così tu puoi decidere, e confermare o meno l’appuntamento e la consulenza. Valuti se vale la pena investire una certa parte del tuo denaro per ottenere la mia attenzione e i miei consigli. Richiedo analoga correttezza a te, perché io per venire a fare un appuntamento con te devo organizzare la mia vita e la mia famiglia, spesso assumendo una baby sitter per la cura dei miei figli.

perchè voi avvocati insistete sempre per farci fare un accordo?

È un tema molto importante. È vero che noi avvocati facciamo così, molte volte purtroppo di fronte a questo nostro atteggiamento i clienti pensano che o ci siamo accordati con la controparte, o non abbiamo voglia o coraggio di seguirli «fino in fondo», oppure, ancora peggio, abbiamo fatto qualche errore, magari procedurale, che vogliamo coprire. In realtà, nella pressoché totalità dei casi, non c’è nulla di più lontano dalla verità. Gli avvocati consigliano di accordarsi con la controparte, di trovare insomma una soluzione bonaria, perchè conoscono per esperienza i vantaggi di un accordo e gli svantaggi della soluzione giudiziaria.

Qui da noi a Modena c’è un vecchio detto secondo cui «è meglio un triste accordo di una buona sentenza», che la dice molto lunga sul punto.

Un accordo ti lascia sempre un po’ l’amaro in bocca, perchè per raggiungerlo devi inevitabilmente fare alcune rinunce, ma questo motto ti dice che un accordo, per quanto tu ne possa essere poco felice, non potrà mai essere peggio di una sentenza, anche fatta bene, per te. Il chè risponde ad una verità oggettiva. Un accordo è un insieme di regole dettato direttamente dai protagonisti della vicenda, a seguito di trattative tra loro, mentre una sentenza è una decisione presa da un giudice che non così di rado è solo un burocrate svogliato, che giudica in base al codice civile, senza sapere davvero chi sei tu, la tua famiglia, il tuo lavoro. Per non dire del fatto che l’accordo può intervenire subito, o dopo qualche mese, mentre una sentenza va attesa per anni. In conclusione, noi avvocati abbiamo ragione da vendere a insistere, in generale (poi, naturalmente, bisogna vedere caso per caso, anche e soprattutto nei contenuti), per le soluzioni bonarie e i clienti fanno malissimo a diffidarne per partito preso, solo perchè temono di prendere una fregatura.

Ma ci sono altri aspetti da approfondire su questo, ci torneremo sopra!

per la mia pratica, devo parlare con voi o con il vostro corrispondente in loco?

Devi parlare sempre con noi e far riferimento a noi. Noi siamo quelli che studiamo a fondo il tuo caso e decidiamo la linea difensiva, il nostro corrispondente invece fa i giri presso gli uffici (deposito atti, ritiro copie, ecc.) e presenzia alle singole udienze osservando le istruzioni da noi indicate. Lui non conosce il tuo caso come noi. Questa regola, ovviamente, non è rigida, ma solo una indicazione per farti capire il nostro modo di lavorare e quello che ti puoi aspettare dai vari avvocati che intervengono sul tuo problema. Generalmente, fai sempre riferimento a noi, saremo poi noi volta per volta a dirti quando dovrai rivolgerti al nostro corrispondente in loco, ad esempio per organizzare la tua presenza alle udienze, per portare un documento e così via. Questo discorso è particolarmente vero nel caso del patrocinio a spese dello Stato, dove si può nominare un solo avvocato, ragione per cui il nostro corrispondente è un collaboratore solo nostro mentre non ha nessun rapporto diretto con te.

che cos’è la «sindrome dell’elefante» e perchè è fondamentale per avvocati e clienti?

Se io ti dico «Adesso pensa a qualsiasi cosa, assolutamente qualsiasi cosa, basta che non pensi ad un elefante!» tu che cosa fai? Non riesci a pensare a niente altro che ad un elefante… È una specie di riflesso condizionato del pensiero. A livello forense, questo si verifica quando un avvocato, anziché proseguire nella propria linea di difesa, si concentra nel replicare alle contestazioni avversarie. Non c’è niente di più sbagliato. La maggior parte delle deduzioni avversarie è sbagliata ed è sollevata solo per riempire atti processuali che, in mancanza, rimarrebbero inesorabilmente vuoti, considerata la scarsità di veri argomenti a favore. Di fronte ad eccezioni infondate e, in qualche caso, anche demenziali, un avvocato non deve acconsentire a che la propria preziosa attenzione sia distolta dal «succo» della difesa per replicare puntigliosamente a cose che non meritano più di tanta considerazione, ma deve avere la capacità e l’autonomia di proseguire dritto per la sua strada. Portare avanti una difesa significa per lo più approfondire l’impostazione difensiva iniziale e portare elementi a sostegno e a riprova della stessa, non perdere tempo dietro a qualsiasi argomento un avversario, spesso poco preparato, ti agita davanti.

Quello che dico sempre ai miei colleghi più giovani è questo «Negli atti processuali, devi andare per la tua strada». Se ti metti a replicare a certe idiozie, fai il gioco dell’avversario.

Questo lo devono capire non solo gli avvocati, ma anche gli utenti, con i quali spesso collaboriamo – a mio giudizio, giustamente – nella redazione degli atti: aiutateci a sostenere la difesa, mentre a replicare alle boiate ci pensiamo noi, per il tempo e nelle modalità strettamente necessarie.

qual’è il modo migliore per inviarvi una mail

Crei un nuovo messaggio, vai direttamente al punto, invii il messaggio. Taglia tutto quello che non è strettamente necessario, schiarisciti le idee prima di scrivere, chiedi a te stesso: cos’è che mi serve sapere da loro? E poi scrivi quello e solo quello.

per le cose legali, mi posso fidare di quel che trovo su internet?

È un problema molto attuale: ultimamente infatti, sempre più spesso capitano a studio molte persone che hanno evidentemente fatto ricerche su internet sul loro problema di tipo legale.

Il problema purtroppo, però, è che raccogliere informazioni senza avere una preparazione giuridica generale e sistematica di base, con la quale collocare e “leggere” adeguatamente ognuna di esse è quasi sempre poco utile e, in qualche caso, addirittura dannoso, perché confonde ancora di più le idee.

Inquadrare correttamente in diritto un caso concreto è una cosa che richiede almeno un decennio (e, per molti problemi, anche ben di più) di studi e di esperienza pratica e processuale, una capacità che – mi dispiace dirlo, ma più che la categoria amo dire quella che mi pare la verità – nemmeno tutti gli avvocati dimostrano sempre di padroneggiare.

Per non dire del fatto che ogni caso e ogni situazione è diversa dall’altra, mentre su internet quasi sempre si trovano solo articoli generali sui vari istituti giuridici (e non potrebbe essere diversamente), mentre in diritto anche un piccolo dettaglio o particolarità può fare una importantissima differenza o dare una opportunità.

Sulla rete si può dare un’occhiata per avere un primo orientamento, la classica infarinatura, ma quando si ha bisogno davvero bisogna interpellare un avvocato, raccontargli il problema e lasciare che sia lui a dare le indicazioni del caso. Anzi, piuttosto internet può servire magari proprio per trovare quell’avvocato che possa sembrare competente per il problema in questione.

È vero che così ci si deve necessariamente fidare, ma questo vale per ogni settore della vita: anche quando vai dal meccanico, o da qualsiasi altro artigiano o fornitore, ti devi fidare, perché nessuno può essere esperto di tutto e qualsiasi fornitore in mala fede potrebbe, per converso, approfittarsi di te e danneggiarti. La vera cosa importante è appunto il saper scegliere volta per volta le persone con cui collaborare e in cui si pensa di poter riporre con tranquillità la propria fiducia.

Una cosa che al riguardo si può fare è usare internet dopo aver avuto una consulenza da un avvocato, per informarsi sulle osservazioni ricevute dal legale, per vedere se paiono fondare, oppure, per casi particolarmente importanti, sentire il parere di un secondo avvocato. In questi casi, la consulenza on line, che è quasi sempre redatta per iscritto, può essere più comoda, perché il parere reso da un legale può essere sottoposto ad altri professionisti, per sentire che ne pensano.

se ho un problema legale devo per forza prendere un avvocato?

Se si tratta di una causa, cioè un processo (civile, penale, ecc.) in tribunale, sei obbligato a prendere, salvo qualche limitata eccezione, un avvocato, perché è obbligatorio per legge, quindi la domanda riguarda per lo più tutte quelle attività dove l’avvocato è solo facoltativo e quindi il lavoro chiamato stragiudiziale. È in questi casi che una persona può davvero scegliere se difendersi da solo o interessare un professionista.

Ovviamente, assumere un avvocato, salvo che non si disponga di una copertura di tutela giudiziaria, costa di più perché bisogna pagarlo, ma può ugualmente nel complesso convenire se il suo intervento è utile o risolutivo. Chiaramente, dipende sempre anche dal problema che uno deve affrontare: un conto ad es. è un «banale» sinistro stradale con danni inferiori al migliaio di euro, un altro una successione o una separazione complessa, dove ci sono beni non trascurabili da gestire.

In generale, ci sono diversi motivi per cui un avvocato può essere utile anche in fase stragiudiziale. Esaminando questi, puoi valutare se può valer la pena assumere un avvocato anche nel tuo caso o meno. Li metto di seguito in ordine sparso, senza pretesa di completezza, come spunto di riflessione, che magari può essere poi approfondito.

  • In primo luogo, un legale, se è bravo, possiede la capacità di condurre una trattativa in modo da ottenere dei risultati. Le negoziazioni su questioni legali non sono come trovarsi a tavola per decidere cosa fare al sabato sera, sono coinvolti aspetti sia tecnici che umani, relativamente ai quali gli avvocati hanno sia la preparazione che l’esperienza per gestirli. Molta gente non capisce come mai le proprie controparti non siano ragionevoli, e questo è comprensibile. Ma se le persone fossero tutte ragionevoli, esisterebbero le leggi, i tribunali e gli avvocati? Se queste realtà esistono è proprio perché in molti casi le persone non sono sempre ragionevoli. Il lavoro del legale è proprio condurle con abilità, pazienza e una azzeccata strategia di fondo alla ragionevolezza.
  • Spesso, poi, per condurre una trattativa, specialmente oggigiorno che molte comunicazioni avvengono tramite posta elettronica, è necessario scrivere delle lettere. In questi casi, spesso l’utente che si muove senza legale rischia di scrivere cose che, se la cosa non si risolve e poi finisce in causa, possono essere usate contro di lui. Per esperienza, posso affermare senza timore di smentita che quasi sempre la persona che si muove da sola scrive cose che sarebbe meglio non scrivere.
  • Un altro motivo per cui prendere un avvocato era, poi, già stato identificato dagli antichi, codificando una giusta massima: nemo iudex in re sua (nessuno può giudicare davvero serenamente e in modo neutrale una cosa che lo riguarda). Significa che per seguire adeguatamente una certa questione, occorre, paradossalmente un certo distacco dalla stessa, che conferisce maggiore lucidità e capacità strategica a medio e lungo termine. Gli utenti spesso non capiscono questo: vedono gli avvocati come dei cinici menefreghisti, senza capire che questo è un punto di forza e non di debolezza, perché gli affari legali raramente si risolvono con dei colpi di testa, anzi di solito con questi si inaspriscono, ma con la pazienza e la capacità di portare avanti i propri obiettivi in modo dolce nei modi ma costante nell’impegno (secondo una nota formula, che a me piace moltissimo: fortiter in re, suaviter in modo).
  • Scegliere di far intervenire un legale, oltre che utile di per sè, ha un ulteriore effetto a cascata che è in sè positivo: cioè che, anche la controparte, ricevendo la lettera di un legale deciderà di incaricarne uno a sua volta, anziché rispondere personalmente. Il fatto che la cosa passi in mano, da entrambi i lati, a dei professionisti del diritto conferisce ancora maggiori possibilità di buon esito delle trattative, salvo solo il caso in cui uno dei due avvocati, come purtroppo a volte capita, sia un idiota o uno sbruffone. Quest’ultimo caso, però, rappresenta una eventualità sulla quale non si ha potere di intervento, purtroppo, e se capita bisognerà cercare di aggirare l’ostacolo, senza pretendere di schiacciarlo.
  • Condurre delle trattative, poi, significa sapere sempre quali sono le alternative nel caso in cui non si intendesse accettare, ad esempio, quanto proposto da controparte e questo lo può dire in modo completo solo un avvocato, che sa come funzionano le cause. Una persona, da sola, potrà anche, se le va bene, raggiungere un accordo, ma le rimarrà sempre il dubbio di aver accettato un capestro o qualcosa di meno di quello che avrebbe potuto «spuntare» dopo aver acquisito chiarezza sui suoi effettivi «diritti».

perchè dici sempre che non vuoi salamelecchi?

«I suoi elogi mi restarono sulla giacca come macchie d’unto»

Leo Longanesi

 

Perchè io non scrivo in questo blog, non rispondo alle persone, per sentirmi dire che sono «gentile», «disponibile», per sentirmi dare del «lei» o altre cose del genere. Capisco che chi lo scrive voglia solo essere cortese, e che sia in fondo un modo per ringraziare, e da questo punto di vista apprezzo il gesto, appunto perchè lo considero non letteralmente ma per l’intenzione che ci sta sotto.

Vorrei però che fosse sempre chiaro che non ho fondato e mantengo questo blog per pura filantropia, o per essere gentile o rendermi disponibile nei confronti di persone che, sino ad un’eventuale occasione di contatto o conoscenza concreta, sono e rimarranno sempre per me dei perfetti sconosciuti, completamente estranei alla mia vita, alla mia famiglia e ai miei problemi. Gestisco questo blog, invece, per due motivi principali molto concreti che sono:

  • a) la passione per il diritto e il confronto sul campo con i problemi concreti e le persone che ne sono portatrici, che mi fanno sempre imparare qualcosa;
  • b) la possibilità di avere occasioni di lavoro (tramite il blog infatti la gente vede cosa mi occupo, con quale mentalità affronto i problemi e qualcuno, ogni tanto, decide di incaricarmi come suo avvocato).

Tutto il resto è un po’ un’ipocrisia: voi siete sul blog perchè avete un problema legale, altrimenti sareste sul sito di un’agenzia di viaggi; io sono qui perchè mi è toccato in sorte di lavorare nel settore giuridico: nessuno di noi due è qui per scambiarsi squisitezze o per celebrare la famosa «cortesia degli sconosciuti» 😉

Per cui, scriviamoci come se ci guardassimo negli occhi. Datemi del tu, e chiedete quel che vi pare. Se potrò rispondervi, nei limiti di tempo che mi lascia il lavoro dello studio e considerando lo spirito e i motivi di cui sopra, lo farò. Se lo farò, sarà comunque sempre volentieri e un piacere prima per me che per voi. Potrete ringraziarmi, se volete, ma non incensatemi: non è il caso, non sarebbe nemmeno giusto.

quand’è che posso chiamarti per non disturbare?

È una domanda sbagliata, perchè il disturbo non dipende affatto dal momento in cui mi chiami, ma dal motivo per cui lo fai. Nella mia vita, il mio tempo è impiegato o lavorando oppure riposandomi e giocando. Se mi chiami mentre lavoro, interrompi quello che sto facendo. Se mi chiami mentre mi riposo, o gioco coi miei figli, interrompi anche quello, cosa che, dal mio punto di vista, è ancora peggio.

Il fatto è che tu mi interrompi sempre, in ogni caso, perchè richiedi per te la mia attenzione e il mio tempo. Quindi il problema è vedere il motivo per cui lo fai, se il motivo è tale da richiedere la mia attenzione non disturbi assolutamente, anzi tutto al contrario mi metti in grado di fare il mio lavoro, o comunque di aiutarti, e viceversa nel caso contrario.

In conclusione, io non ti posso dare nessun orario. Se hai bisogno per un motivo serio, puoi chiamare in qualsiasi momento, mentre se hai in mente una cazzata, fammi il favore e non chiamarmi nemmeno; questo ovviamente con tutta la gamma intermedia.

Se non ti posso indicare orari, ti posso però indicare una modalità: se vuoi darmi una possibilità in più di organizzarmi, a vantaggio tuo e di tutti gli altri clienti dello studio, non telefonarmi, ma mandami una mail sintetica e «sul punto» indicando il tuo problema, vedrò poi io come fare seguito. In questo modo, potrò leggere la tua richiesta senza interrompere il lavoro che sto facendo.

che documenti servono per la mia pratica di separazione / divorzio / affido?

Per le soluzioni di tipo consensuale (separazione consensuale e divorzio congiunto) i documenti occorrenti sono i seguenti:

  1. certificato cumulativo di residenza e stato di famiglia del marito;
  2. certificato cumulativo di residenza e stato di famiglia della moglie;
  3. estratto o copia dell’atto di matrimonio;
  4. per il divorzio: copia autentica del verbale di separazione e decreto di omologa.

I primi due certificati vanno richiesti all’Ufficio anagrafe del Comune di attuale residenza dei coniugi, che può essere anche diverso se uno dei due ha già fatto il cambio di residenza.

L’estratto o copia dell’atto di matrimonio va chiesto all’Ufficio anagrafe del Comune dove è stato celebrato il matrimonio.

La maggior parte dei tribunali italiani, compreso il mio tribunale di Modena, considera sufficiente l’estratto dell’atto, che è una parte appunto ridotta del documento originale, ma alcuni tribunali vogliono la copia integrale, come ad es. il tribunale di Milano. In caso di dubbio, pertanto, e siccome nel più ci sta sempre il meno, meglio chiedere la copia integrale.

Se il Comune di celebrazione del matrimonio è lontano, come nel classico caso ad es. di coppie che risiedono al Nord ma si sono sposate nel paese di lei al Sud, il certificato si può richiedere anche tramite posta: in questi casi, è consigliabile provare a mettersi in contatto telefonico con l’ufficio anagrafe per richiedere le modalità (solitamente occorre spedire una richiesta allegando marche da bollo e una busta preaffrancata, ma ogni Comune ha una sua prassi purtroppo) della richiesta; in alternativa, si possono consultare anche le pagine del sito web del Comune interessato o provare a chiedere informazioni via posta elettronica o pec. Se il cliente si trova in imbarazzo, comunque, possiamo provvedere anche noi, anche se i tempi in questo modo si allungano un po’.

Al funzionario dell’ufficio anagrafe occorre far presente che i certificati si richiedono per uso separazione o divorzio.

In caso di dubbio, o anche come promemoria, potete naturalmente stampare questa pagina e portarla con voi, eventualmente mostrandola allo sportello.

La copia autentica del verbale di separazione e decreto di omologa va richiesta alla cancelleria del Tribunale dove è stata fatta la separazione; di solito se ne occupa il legale che avete incaricato per il divorzio, meglio dargli se possibile una copia semplice o almeno il numero di rg del procedimento di separazione in modo che alla cancelleria facciano poi prima a trovare il fascicolo.

che documenti occorrono per il patrocinio a spese dello Stato nel penale?

  • n. 1 autocertificazione di stato di famiglia | occorre in originale, dal momento che deve essere firmata da te. Il modello da usare puoi prenderlo dalla nostra raccolta
  • n. 1 autocertificazione di residenza | anche questa occorre in originale e si può scaricare dalla nostra raccolta
  • ultima dichiarazione dei redditi presentata oppure, in mancanza di presentazione, autocertificazione dei redditi del richiedente e di tutti gli altri membri del suo nucleo familiare già maggiorenni | la dichiarazione può essere trasmessa in copia, l’autocertificazione ci serve in originale
  • codice fiscale e documento d’identità del richiedente e di tutti gli altri membri del nucleo familiare | in copia
  • certificato del casellario giudiziale, da richiedere all’ufficio del casellario del Tribunale | in originale
  • domanda di ammissione sottoscritta dal richiedente | in originale
  • non è sempre necessaria, ma se ce l’avete mandatecela (in copia): dichiarazione ISEE
  • due nomine di difensore | in originale
  • per i soli stranieri extracomunitari: certificazione dell’Ambasciata o del Consolato del Paese di appartenenza circa la mancanza di beni intestati nel paese di origine, da richiedersi alle Autorità consolari estere aventi sede in Italia (ad es. se marocchino occorre interpellare il Consolato Marocchino a Roma, Milano o Bologna)

Nota Bene: insieme ai documenti di cui sopra, vi chiediamo di mandarci anche i documenti necessari per la pratica che ci sarà poi da seguire una volta che sarete stati ammessi al patrocinio, anche per evitarvi di fare due volte gli stessi giri. Ad esempio, se si tratta di una separazione il certificato di stato di famiglia e di residenza occorre due volte: uno va mandato all’ordine degli avvocati per la domanda del patrocinio, uno invece ci serve per il tribunale. Vi diremo noi volta per volta che documenti servono per la pratica che dovete fare, visto che variano appunto a seconda della pratica.

che documenti occorrono per il patrocinio a spese dello Stato nel civile?

  • n. 1 autocertificazione di stato di famiglia | occorre in originale, dal momento che deve essere firmata da te. Il modello da usare puoi prenderlo dalla nostra raccolta
  • n. 1 autocertificazione di residenza | anche questa occorre in originale e si può scaricare dalla nostra raccolta
  • ultima dichiarazione dei redditi presentata oppure, in mancanza di presentazione, autocertificazione dei redditi del richiedente e di tutti gli altri membri del suo nucleo familiare già maggiorenni | la dichiarazione può essere trasmessa in copia, l’autocertificazione ci serve in originale
  • codice fiscale e documento d’identità del richiedente e di tutti gli altri membri del nucleo familiare | in copia
  • domanda di ammissione sottoscritta dal richiedente | in originale
  • non è sempre necessaria, ma se ce l’avete mandatecela (in copia): dichiarazione ISEE
  • n. 3 procure ad litem | in originale
  • per i soli stranieri extracomunitari: certificazione dell’Ambasciata o del Consolato del Paese di appartenenza circa la mancanza di beni intestati nel paese di origine, da richiedersi alle Autorità consolari estere aventi sede in Italia (ad es. se marocchino occorre interpellare il Consolato Marocchino a Roma, Milano o Bologna) | in copia

Nota Bene: insieme ai documenti di cui sopra, vi chiediamo di mandarci anche i documenti necessari per la pratica che ci sarà poi da seguire una volta che sarete stati ammessi al patrocinio, anche per evitarvi di fare due volte gli stessi giri. Ad esempio, se si tratta di una separazione il certificato di stato di famiglia e di residenza occorre due volte: uno va mandato all’ordine degli avvocati per la domanda del patrocinio, uno invece ci serve per il tribunale. Vi diremo noi volta per volta che documenti servono per la pratica che dovete fare, visto che variano appunto a seconda della pratica.

che documenti occorrono per la pratica di estinzione del reato?

Occorre una copia autentica della sentenza (di condanna, patteggiamento, ecc.) indicante la data di irrevocabilità della stessa, cioè la data in cui la sentenza è passata in giudicato. Questa sentenza va chiesta presso l’ufficio del giudice che l’ha emessa, specificando che serve appunto per la richiesta di estinzione del reato.

Alcuni uffici giudiziari, poi, richiedono anche una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà, fatta dall’istante, circa l’assenza di condanne successive, ai sensi 47 del DPR 445/2000. Questa va fatta, secondo il modello standard reperibile facilmente su internet, presso l’ufficio anagrafe del comune di residenza.

Naturalmente, poi, occorre una nomina di difensore.

cosa devo fare durante la sessione di chat?

Fare una sessione di chat significa che tu, che sei il cliente, ti devi mettere a mia disposizione, davanti al tuo computer, per circa mezzoretta per darmi chiarimenti sul lavoro che sto facendo per te, fornirmi documenti, concordare strategie, aiutarmi a «leggere» alcuni documenti che magari mi hai già trasmesso e così via.

Facciamo questa cosa via chat soprattutto perchè così mi viene più comodo usare il computer mentre dialogo con te.

Cerca di liberarti da impegni che possano sopravvenire per dedicarmi la tua attenzione durante la sessione e di tenere sempre a disposizione i documenti del tuo caso, in formato PDF sul tuo computer, in modo da potermeli trasferire in caso di bisogno o anche solo per poterli consultare insieme a me.

perché non usare il telefono al posto della chat?

Perché innanzitutto durante la chat devo usare il computer per vedere l’atto che sto scrivendo, la documentazione, eventuali mail e altre cose, mi può servire fare copia e incolla dei dati che mi passi ed è molto scomodo farlo col telefono in mano o anche in viva voce (considerato che spesso lavoro a fianco di altri colleghi).

Anche voi clienti, in base alle domande che vi faccio di solito, avete bisogno quasi sempre di usare la vostra macchina, per cui sarebbe scomodo anche per voi.

Inoltre, spesso il telefono è inadatto per sessioni più lunghe di qualche minuto, mentre invece una sessione di chat può protrarsi anche per tempi più lunghi, non essendoci bisogno di gestire le singole pause di comunicazione come si fa col telefono.

Un altro eccezionale vantaggio per me della chat è che una volta conclusa la salvo su file e diventa una miniera preziosa di appunti scritti per gli atti che devo preparare, mentre le cose dette a voce tendo purtroppo come tutti a non trattenerle integralmente.

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documenti occorrenti (5)

che documenti servono per la mia pratica di separazione / divorzio / affido?

Per le soluzioni di tipo consensuale (separazione consensuale e divorzio congiunto) i documenti occorrenti sono i seguenti:

  1. certificato cumulativo di residenza e stato di famiglia del marito;
  2. certificato cumulativo di residenza e stato di famiglia della moglie;
  3. estratto o copia dell’atto di matrimonio;
  4. per il divorzio: copia autentica del verbale di separazione e decreto di omologa.

I primi due certificati vanno richiesti all’Ufficio anagrafe del Comune di attuale residenza dei coniugi, che può essere anche diverso se uno dei due ha già fatto il cambio di residenza.

L’estratto o copia dell’atto di matrimonio va chiesto all’Ufficio anagrafe del Comune dove è stato celebrato il matrimonio.

La maggior parte dei tribunali italiani, compreso il mio tribunale di Modena, considera sufficiente l’estratto dell’atto, che è una parte appunto ridotta del documento originale, ma alcuni tribunali vogliono la copia integrale, come ad es. il tribunale di Milano. In caso di dubbio, pertanto, e siccome nel più ci sta sempre il meno, meglio chiedere la copia integrale.

Se il Comune di celebrazione del matrimonio è lontano, come nel classico caso ad es. di coppie che risiedono al Nord ma si sono sposate nel paese di lei al Sud, il certificato si può richiedere anche tramite posta: in questi casi, è consigliabile provare a mettersi in contatto telefonico con l’ufficio anagrafe per richiedere le modalità (solitamente occorre spedire una richiesta allegando marche da bollo e una busta preaffrancata, ma ogni Comune ha una sua prassi purtroppo) della richiesta; in alternativa, si possono consultare anche le pagine del sito web del Comune interessato o provare a chiedere informazioni via posta elettronica o pec. Se il cliente si trova in imbarazzo, comunque, possiamo provvedere anche noi, anche se i tempi in questo modo si allungano un po’.

Al funzionario dell’ufficio anagrafe occorre far presente che i certificati si richiedono per uso separazione o divorzio.

In caso di dubbio, o anche come promemoria, potete naturalmente stampare questa pagina e portarla con voi, eventualmente mostrandola allo sportello.

La copia autentica del verbale di separazione e decreto di omologa va richiesta alla cancelleria del Tribunale dove è stata fatta la separazione; di solito se ne occupa il legale che avete incaricato per il divorzio, meglio dargli se possibile una copia semplice o almeno il numero di rg del procedimento di separazione in modo che alla cancelleria facciano poi prima a trovare il fascicolo.

come posso sapere dove si trova un certo atto notarile?

Con Archinota, un servizio erogato direttamente dal Ministero di Giustizia.

Gli atti notarili, tra cui le compravendite, i mutui, i testamenti pubblici, ma anche una miriade di altri atti e contratti diversi, sono conservati presso il notaio finchè questi è in esercizio, cioè esercita l’attività. Dopodichè, se lo studio non continua, vengono depositati presso l’archivio notarile.

Archinota serve per sapere innanzitutto se un determinato notaio esercita ancora la professione e, quindi, se la copia degli atti può essere richiesta al suo studio o va invece chiesta all’archivio notarile e, in questo secondo caso, di quale città.

Al termine della ricerca, se dovrà essere fatta copia presso l’archivio notarile, il sistema fornisce anche l’indirizzo di posta elettronica dell’ufficio interessato, oltre che i numeri di telefono, così si può prendere contatto per sapere come procedere materialmente all’estrazione delle copie.

che documenti occorrono per il patrocinio a spese dello Stato nel penale?

  • n. 1 autocertificazione di stato di famiglia | occorre in originale, dal momento che deve essere firmata da te. Il modello da usare puoi prenderlo dalla nostra raccolta
  • n. 1 autocertificazione di residenza | anche questa occorre in originale e si può scaricare dalla nostra raccolta
  • ultima dichiarazione dei redditi presentata oppure, in mancanza di presentazione, autocertificazione dei redditi del richiedente e di tutti gli altri membri del suo nucleo familiare già maggiorenni | la dichiarazione può essere trasmessa in copia, l’autocertificazione ci serve in originale
  • codice fiscale e documento d’identità del richiedente e di tutti gli altri membri del nucleo familiare | in copia
  • certificato del casellario giudiziale, da richiedere all’ufficio del casellario del Tribunale | in originale
  • domanda di ammissione sottoscritta dal richiedente | in originale
  • non è sempre necessaria, ma se ce l’avete mandatecela (in copia): dichiarazione ISEE
  • due nomine di difensore | in originale
  • per i soli stranieri extracomunitari: certificazione dell’Ambasciata o del Consolato del Paese di appartenenza circa la mancanza di beni intestati nel paese di origine, da richiedersi alle Autorità consolari estere aventi sede in Italia (ad es. se marocchino occorre interpellare il Consolato Marocchino a Roma, Milano o Bologna)

Nota Bene: insieme ai documenti di cui sopra, vi chiediamo di mandarci anche i documenti necessari per la pratica che ci sarà poi da seguire una volta che sarete stati ammessi al patrocinio, anche per evitarvi di fare due volte gli stessi giri. Ad esempio, se si tratta di una separazione il certificato di stato di famiglia e di residenza occorre due volte: uno va mandato all’ordine degli avvocati per la domanda del patrocinio, uno invece ci serve per il tribunale. Vi diremo noi volta per volta che documenti servono per la pratica che dovete fare, visto che variano appunto a seconda della pratica.

che documenti occorrono per il patrocinio a spese dello Stato nel civile?

  • n. 1 autocertificazione di stato di famiglia | occorre in originale, dal momento che deve essere firmata da te. Il modello da usare puoi prenderlo dalla nostra raccolta
  • n. 1 autocertificazione di residenza | anche questa occorre in originale e si può scaricare dalla nostra raccolta
  • ultima dichiarazione dei redditi presentata oppure, in mancanza di presentazione, autocertificazione dei redditi del richiedente e di tutti gli altri membri del suo nucleo familiare già maggiorenni | la dichiarazione può essere trasmessa in copia, l’autocertificazione ci serve in originale
  • codice fiscale e documento d’identità del richiedente e di tutti gli altri membri del nucleo familiare | in copia
  • domanda di ammissione sottoscritta dal richiedente | in originale
  • non è sempre necessaria, ma se ce l’avete mandatecela (in copia): dichiarazione ISEE
  • n. 3 procure ad litem | in originale
  • per i soli stranieri extracomunitari: certificazione dell’Ambasciata o del Consolato del Paese di appartenenza circa la mancanza di beni intestati nel paese di origine, da richiedersi alle Autorità consolari estere aventi sede in Italia (ad es. se marocchino occorre interpellare il Consolato Marocchino a Roma, Milano o Bologna) | in copia

Nota Bene: insieme ai documenti di cui sopra, vi chiediamo di mandarci anche i documenti necessari per la pratica che ci sarà poi da seguire una volta che sarete stati ammessi al patrocinio, anche per evitarvi di fare due volte gli stessi giri. Ad esempio, se si tratta di una separazione il certificato di stato di famiglia e di residenza occorre due volte: uno va mandato all’ordine degli avvocati per la domanda del patrocinio, uno invece ci serve per il tribunale. Vi diremo noi volta per volta che documenti servono per la pratica che dovete fare, visto che variano appunto a seconda della pratica.

che documenti occorrono per la pratica di estinzione del reato?

Occorre una copia autentica della sentenza (di condanna, patteggiamento, ecc.) indicante la data di irrevocabilità della stessa, cioè la data in cui la sentenza è passata in giudicato. Questa sentenza va chiesta presso l’ufficio del giudice che l’ha emessa, specificando che serve appunto per la richiesta di estinzione del reato.

Alcuni uffici giudiziari, poi, richiedono anche una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà, fatta dall’istante, circa l’assenza di condanne successive, ai sensi 47 del DPR 445/2000. Questa va fatta, secondo il modello standard reperibile facilmente su internet, presso l’ufficio anagrafe del comune di residenza.

Naturalmente, poi, occorre una nomina di difensore.

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guida alla separazione e al divorzio (9)

il libro è disponibile anche come ebook?

Sì, ad esempio su IBS (ma anche su molte altre librerie on line):

http://www.ibs.it/ebook/Solignani-Tiziano/guida-alla-separazione-e/9788878875203.html

Il  libro è disponibile anche in formato elettronico, al costo, leggermente scontato rispetto al cartaceo, di 10,99 (almeno qui su IBS, forse altrove si trova anche a meno).

Purtroppo, ci sono i famigerati DRM – questa non è naturalmente una scelta mia, ma del mio editore, scelta che in fondo rispetto per tanti motivi sui quali non voglio qui dilungarmi. Di «bello», c’è che sono i DRM di Adobe, che si gestiscono abbastanza bene anche con iPad, iPhone e credo anche con i più diffusi lettori di ebook. Per una piccola guida, da me stesso redatta qualche tempo fa, su come leggere i files con i DRM di Adobe su iPad (e quindi anche su iPhone), potete consultare questo precedente intervento.

Adesso, naturalmente non ci sono più scuse per non acquistare la «Guida» :-). Scherzi a parte, il formato elettronico è molto comodo, rispetto al cartaceo personalmente lo prediligo: in questo modo, si può avere il libro sempre con sè, per poterlo leggere quando capita un po’ di tempo libero; soprattutto, si può ricercare per stringa (testo) tutto il libro, andando a recuperare magari una sentenza o un argomento particolarmente interessante e del quale non si ricorda la pagina. Penso che in questo modo, possa diventare ancora di più uno strumento utile per operatori e persone comuni.

Anche per questo, sono molto contento che il mio libro sia tra i primi ebook giuridici (anche se divulgativi) usciti in Italia, e mando un plauso al mio editore per aver saputo montare sul progetto della trasformazione di formato elettronico di buona parte dei libri attualmente disponibili a catalogo.

Come posso scaricare gratis uno dei tuoi libri?

Si può fare considerando che i miei libri costano pochissimo e molte librerie on line offrono una promozione ai nuovi iscritti.

Di seguito le promozioni di cui sono attualmente a conoscenza:

  1. Ultimabooks. Registrandovi come nuovo utente, avrete un credito gratuito di 3€, che potrete usare per acquistare il libro). Dopo che vi sarete registrati, vi arriverà per mail un codice numerico per attivare il credito. Se non ricevete la mail, guardate nella cartella dello spam. Per avere il credito, dovrete attivarlo col codice numerico.

  2. Bookrepublic. Se siete già utenti registrati di Ultimabooks, potete registrarvi a Bookrepublic, che, analogamente, riconosce ai nuovi utenti 2€ di credito (solo, però, in caso di acquisto di almeno 5€, mentre su Ultima non c’è nessun minimo di spesa).

Anche altre librerie on line offrono questo tipo di promozioni, se credete segnalatemele che le includo in questo elenco.

la mia Guida alla separazione e al divorzio è disponibile anche sul Kindle store

Come forse saprete, il 1° dicembre scorso il Kindle di Amazon è finalmente arrivato in Italia.

Sin dal primo giorno, la mia Guida alla separazione e al divorzio è disponibile nel kindle store, acquistabile sia da chi ha il kindle sia da chi, come il sottoscritto, usa la Kindle app su altre periferiche, come l’iPad.

Il Kindle secondo me è la piattaforma migliore per la lettura di ebook attualmente esistente. Ho iniziato ad usarlo quando era ancora solo in Inglese, apprezzandone la versatilità e il grado di raffinatezza raggiunto.

Leggendo con il Kindle, hai sempre a disposizione un dizionario per conoscere il significato delle parole che ti servono, utilissimo per me quando leggo in Inglese, la possibilità di fare una ricerca google o wikipedia su ogni termine contenuto nel libro e, soprattutto, la condivisibilità di parti del libro su twitter o facebook; quest’ultima è, secondo me, una cosa favolosa per leggere insieme ai tuoi amici parti di un libro che trovi particolarmente interessanti.

Amo il Kindle, e penso che Apple avrebbe moltissimo da imparare da Amazon in questo campo, per cui sono stato contentissimo di trovarci disponibile il mio libro che, per avendo venduto molto come cartaceo, ha venduto ancora abbastanza poco come ebook. Spero che la disponibilità su Kindle incrementi finalmente la diffusione.

A presto, per un nuovo articolo sulla fruibilità del mio libro per i «duri e puri» che usano solo Linux e non hanno periferiche apposite.

quanto costa il libro e dove si può acquistare?

Il costo è di 14,90€ e si può acquistare sia nelle tradizionali librerie che on line, presso molti fornitori, come ibs, la feltrinelli on line, unilibrobol, ecc.; se decidete di acquistare on line, valutate con attenzione i tempi (alcuni fornitori spediscono subito, altri in alcuni giorni) e soprattutto le spese di consegna: ad esempio, la feltrinelli offre spedizione gratuita se si raggiungono i 19 euro di spesa (nel nostro caso basterebbe, ad esempio, aggiungere un altro libro  o oggetto del costo di almeno 4,10…), mentre in altri casi le spese sono addebitate ma possono essere abbastanza contenute (anche due o tre euro). Se, viceversa, preferite andare in una libreria tradizionale, vi suggerisco di telefonare prima per verificare la disponibilità: nella mia città, Vignola, ad esempio, una libreria, la Quercia dell’Elfo, ha avuto diversi esemplari sin dal giorno stesso della pubblicazione, mentre un’altra non ne dispone ancora  – misteri della distribuzione libraria.

La versione elettronica costa meno, circa sui 10 euro.

si può avere una copia autografata del libro?

Alcune persone mi hanno scritto perchè vorrebbero, acquistando il libro, riceverne una copia autografata o con dedica da parte mia: per me non ci sono problemi, anzi ben volentieri, occorre solo seguire questo procedimento. Chi vuole il libro autografato, se è vicino a me geograficamente, può venire di persona presso lo studio, previo cenno telefonico; se invece è lontano, dobbiamo procedere in questo altro modo: l’acquirente mi manda il pagamento del libro comprensivo di spese postali per l’invio, io acquisto il libro in una libreria a me vicina, lo autografo e poi lo spedisco. Per fare questo possiamo usare i mezzi di pagamento indicati in questa pagina.

perchè hai deciso di scrivere questo libro?

Innanzitutto, spero che il libro abbia molto successo, ma non per motivi economici e non solo di vendite, quanto per motivi personali. Come sapete, il compenso per l’autore che pubblica all’interno di un circuito editoriale tradizionale è piuttosto basso: la media è del 10% lordo a copia venduta e, per tanti motivi che in parte in seguito accennerò, è anche giusto così. A parte questo, la mole di lavoro che richiede la redazione di un libro è sicuramente sproporzionata al guadagno che se ne ricava, specialmente paragonato a quanto avviene nel corso dell’esercizio della professione, dove, con sforzi anche dieci volte minori, guadagno molto di più. Il mio desiderio di affermazione del libro nasce invece dalla convinzione che sia un progetto bellissimo ed originale, di cui spero peraltro che questo libro sia solo la prima manifestazione. La mia aspirazione più grande, oggi come oggi, infatti sarebbe realizzare tra un paio d’anni una seconda edizione, riveduta ed arricchita in base sia alle novità intervenute nel frattempo sia, sopratutto, in base alle richieste e ai consigli degli utenti, che ho sempre cercato di tenere come punto di riferimento, perchè il mio mestiere, di avvocato, consiste principalmente in questo: mettermi nei panni del mio assistito, capirne la mentalità, le esigenze e i problemi e dargli una prospettiva per uscirne.

Ecco che cosa vorrebbe essere il mio libro: una prospettiva, un particolare modo di vedere e raccontare le cose utile a tutte quelle persone che, in mezzo alla crisi della propria famiglia, vivono di conseguenza una fortissima crisi individuale, pensano di non capirci più niente e di non potersi fidare più di nessuno. Non così di rado, queste persone non trovano grande aiuto nella famiglia di origine, negli amici, nei professionisti cui si rivolgono, percepiti come «troppo poco umani», e quindi non riescono nemmeno ad avere quelle concezioni di base delle leggi in materia di famiglia utili per orientarsi e prendere decisioni molto importanti, che porteranno conseguenze per anni a venire.

Con questo libro, abbiamo pensato soprattutto a loro. Ho cercato di mantenere un linguaggio chiaro e comprensibile da parte di tutti, rinunciando completamente all’avvocatese, così come faccio ogni giorno quando devo spiegare un concetto legislativo alle persone che si rivolgono a me per essere assistite, di cui ho il dovere di comprendere il livello di cultura, istruzione, comunicazione, al quale ho ulteriormente il dovere di adeguare il mio linguaggio, dal momento che questa è una delle prime abilità che deve avere un avvocato.

La narrazione da me concepita è stato poi ulteriormente smontata e semplificata dall’editor messomi a disposizione dal mio editore, Vallardi, che ha svolto un lavoro eccezionale sulla scorrevolezza e sulla comprensibilità del testo, intervenendo davvero capillarmente e facendomi capire che, come avvocato, avevo fatto un buon lavoro, perchè avevo reso comprensibili i concetti anche a lui che non era un giurista, ma che questo lavoro poteva benissimo essere, come è stato, ulteriormente portato avanti e perfezionato. Colgo l’occasione per ringraziarlo e complimentarmi per la sua professionalità. Prima di fare questa esperienza editoriale, credevo che con l’avvento degli e-book (rivoluzione che, peraltro, nel nostro Paese stenta ancora ad affermarsi) il ruolo degli editori tradizionali si sarebbe drasticamente ridimensionato, potendo chiunque rivolgersi alla generalità del pubblico senza la necessità di una struttura distributiva. Adesso, invece, ho cambiato idea e penso che il ruolo dell’editore, che sicuramente cambierà per adeguarsi al nuovo mezzo di supporto del libro, rimarrà comunque fondamentale. Tanto che per i miei progetti futuri, cercherò sempre di appoggiarmi ad un editore che, se sarà interessato alle mie idee, potrà ben essere sempre Vallardi, col cui staff mi sono trovato benissimo e dove ho riscontrato una professionalità eccezionale. Non escludo la pubblicazione di qualche ebook indipendente, ma solo nel caso non si concretizzi un interesse di un editore tradizionale, con il cui apporto, sia di progettualità che di intervento sul testo, i libri vengono sicuramente meglio, perchè si esce dal soliloquio del loro autore per entrare in un lavoro quasi collettivo.

Ecco quindi cosa intendo quando dico che spero che il mio libro abbia successo: riuscire ad illuminare la vita e le decisioni delle persone intente a gestire la crisi della loro famiglia, essere di aiuto concreto, dare una idea, un particolare modo di vedere le cose che può risolvere o far avvicinare a una soluzione

sono un avvocato, il libro può essere utile anche a me?

Pur avendo pensato in primo luogo all’utente finale, durante la stesura del libro ho visto che c’era un interesse abbastanza diffuso anche presso i giuristi, molti colleghi avvocati mi hanno chiesto informazioni e si sono dimostrati «impazienti» di poter leggere il testo. Penso francamente che un libro del genere possa essere molto utile anche per loro, in primo luogo a tutti quelli che si occupano di famiglia a livello solo sporadico, per avere una buona ricostruzione d’insieme e i concetti fondamentali adeguatamente ordinati, ma anche a quei giusfamilisti che sono curiosi di vedere come vede le cose un loro collega. I libri dedicati a noi avvocati, peraltro, sono per lo più libri di «consultazione», cioè libri che non si leggono mai dall’inizio alla fine come un romanzo, ma che si prendono in mano quando c’è un problema da inquadrare alla ricerca di un precedente, una considerazione dell’autore, un riferimento qualsiasi che ci possa essere d’aiuto. Questo libro, invece, per un avvocato si può leggere tranquillamente dall’inizio alla fine, perchè è stato concepito proprio in questo modo, per essere, oltre che di consultazione, anche una lettura, una specie di «corso» in miniatura sul diritto di famiglia.

quando è uscito il libro

Guida alla separazione e al divorzio è uscito il 16 settembre 2010 in formato cartaceo. Successivamente è stata realizzata la versione ebook, acquistabile sia in formato PDF che ePub.

il libro parla proprio solo di diritto di famiglia?

No, ecco, ancora, perchè dico che secondo me è un progetto bellissimo: un libro semplice  – le cose semplici sono sempre le migliori! – per spiegare cose complesse può essere utile davvero a tutti. Oltre che bellissimo, come dicevo, è un progetto anche molto originale: in questo libro troverete infatti consigli su come scegliere un avvocato e rapportarsi con lui, ma anche su come usare un iPad all’interno della famiglia, argomenti che è difficile trovare in qualsiasi altro testo dedicato alla materia. Date un’occhiata al sommario per rendervi conto della struttura degli argomenti affrontati.

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redazione atti (5)

che metodo seguite per la scrittura degli atti?

Gli atti del processo, specialmente quello civile e amministrativo, rappresentano il «cuore» dell’attività difensiva. Per questo, seguiamo un metodo ispirato alla massima collaborazione con l’assistito nella redazione degli atti.

Sostanzialmente, procediamo in questo modo:

  1. prepariamo una bozza dell’atto, scrivendola con google drive (il vecchio google docs);
  2. inviamo un link al cliente che gli consente di a) leggere la bozza b) lasciare dei suoi commenti per noi in relazione a singole parti del testo della bozza (per consentirgli di fare questo, abbiamo predisposto un apposito tutorial)
  3. se del caso, spediamo un secondo link per l’accesso in visualizzazione alla cartella di google drive in cui abbiamo messo tutti i documenti da produrre (di solito il cliente li conosce già, ma ci sono anche alcune eccezioni)
  4. leggiamo i commenti che ci ha lasciato il cliente e provvediamo di conseguenza: modifichiamo il testo, chiediamo chiarimenti, oppure diciamo perchè secondo noi non è opportuno fare quel che il cliente ci chiede.
  5. in questo modo si sviluppa una discussione sulle singole parti dell’atto che è assolutamente proficua per una miglior redazione dello stesso – ovviamente chiediamo ai clienti di essere sempre il più possibile sintetici nel lasciarci i loro commenti
  6. se necessario, fissiamo una sessione di chat (questo raramente)
  7. al termine, chiudiamo l’atto e lo prepariamo per il deposito, la notifica, ecc. ecc.

Ovviamente, nel caso in cui un cliente sia impossibilitato a usare questo metodo possiamo dargli copia dell’atto in visione con altri mezzi (mail, stampa cartacea, ecc.) senza problemi.

che cosa posso scrivere nei commenti ad un atto?

Quello che vuoi. Alcuni esempi:

  • abbiamo scritto una cosa sbagliata, perchè abbiamo capito male una cosa che ci avevi detto: faccelo notare, può essere importante
  • abbiamo lasciato indietro una cosa che secondo te può essere importante: diccelo e valuteremo
  • abbiamo fatto un errore di nomi, date, ortografia o altro: grazie per farcelo notare
  • dubiti che una certa cosa sia opportuno scriverla: lascia un commento, ne parleremo
  • manca un dettaglio: ok, dicci come si potrebbe integrare
  • e così via… vedrai che ti verranno in mente diverse cose durante la lettura 😉

per inserire un commento su un atto di google drive devo essere iscritto a google?

No, puoi farlo anche come utente «Anonimo». Basta che apri il link che ti abbiamo inviato e inserisci il commento. Però ti consiglieremmo di usare un account google (puoi crearne uno gratuitamente, se già non ne hai uno) perchè così i commenti appariranno come inviati da te e soprattutto riceverai una mail ogni volta che risponderemo ad un commento che hai lasciato in un atto.

cos’è un «promemoria dinamico»?

È un documento di testo ospitato su google drive dove il cliente può man mano annotare quello che ritiene opportuno farci sapere del suo caso, in modo che noi lo si possa leggere tutto insieme quando lo prendiamo in mano ed eventualmente discutere usando il sistema dei commenti di google drive.

Abbiamo concepito il «promemoria dinamico» perchè ci sono alcune persone, clienti dello studio, che ci mandano periodicamente mail con informazioni importanti per la loro pratica, solo che la mail non è il sistema adatto per questo tipo di comunicazioni, ma piuttosto per cose che richiedono un intervento o una risposta immediata (è più un «mordi e fuggi», se vogliamo). Il rischio, dunque, in questi casi è leggere l’informazione, ripromettersi di tenerla presente e poi perderla nell’archivio della mail, visto che al momento non abbiamo altro luogo in cui sistemarla, e non usarla al momento della redazione degli atti. È vero, si potrebbero andare a ripescare con una ricerca tutti i messaggi inviati da un certo cliente, ma nella pratica non lo fa nessuno, non è fattibile perchè i messaggi sono confusi, con pezzi di testi e citazioni di messaggi precedenti, completamente disordinati e ci vuole troppo tempo a spulciarli.

Quindi il promemoria dinamico serve innanzitutto come mezzo di comunicazione e al tempo stesso «deposito» sicuro dei materiali comunicati, sicuro nel senso che le informazioni così non vanno a perdersi negli archivi. Dopodiché rappresenta comunque, grazie al sistema dei commenti di google drive, un mezzo di comunicazione interattivo (perciò «dinamico»), che viaggia sempre tramite mail ma con la differenza che ogni osservazione e discussione non è confusa con il resto della posta elettronica ma agganciata ad un documento (il promemoria stesso) e spesso a specifiche porzioni dello stesso.

Il promemoria dinamico e interattivo costituisce spesso una ricchissima base di partenza per la redazione degli atti, che rimangono il cuore del nostro lavoro nel civile, oppure per la definizione di una adeguata strategia difensiva nel penale.

Il cliente deve perdere un po’ di tempo per imparare ad usare questo strumento, ma a) si tratta comunque di poco tempo, anzi pochissimo, perchè basta avere un accesso ad internet e poco altro per iniziare a scrivere b) è un piccolissimo investimento che ripaga tantissimo in qualità di assistenza legale che si riceve.

posso avere un promemoria dinamico per la mia pratica?

Certo. Lo dobbiamo creare noi. Una volta creato, ti manderemo per mail semplicemente un link, che potrai aprire con il tuo browser (Chrome, Safari, ecc.) e, una volta aperto, con molta semplicità, potrai iniziare a scriverci dentro. Come sempre, ci raccomandiamo la massima sintesi: non usare una parola di più di quelle necessarie! 😉

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alimentazione (5)

Un genitore paleo deve far seguire la stessa dieta ai suoi figli?

Nel suo noto libro Paleo Answer, Loren Cordain dedica due capitoli (“Paleo Diets during Childhood” e “Paleo Diets during the Teenage Years”) all’argomento, affrontandolo non solo da nutrizionista, ma anche da padre disposto a dare qualche consiglio agli altri genitori sulla strategia migliore da seguire per far abbracciare ai propri figli un’alimentazione salutare.

Per quanto riguarda proprio l’atteggiamento da seguire, Cordain, molto saggiamente a mio giudizio, sconsiglia di procedere per divieti o di essere troppo rigorosi 1:

«Non consiglio di togliere del tutto i cibi processati ai bambini perché l’alimentazione ha a che fare con aspetti comportamentali che vanno ben al di là di quelli nutrizionali. Il miglior sistema per indurre un bambino a mangiare cibo spazzatura è quello di proibirglielo. A casa nostra, serviamo sempre pasti paleo. Nel nostro frigo e in dispensa, conserviamo pochissimi cibi processati, così se i nostri bambini hanno fame la scelta principale sono i cibi sani. Non diamo accesso illimitato a tv, computer e giochi elettronici e incoraggiamo i giochi all’aperto. Per bambini attivi che giocano all’aperto, non credo che i cibi processati possano far male se consumati occasionalmente. Nella paleo, c’è la regola del 85/15, che consente a te e ai tuoi figli di consumare tre pasti non paleo a settimana se lo vuoi. Le feste di compleanno fanno parte dell’essere bambino e tuo figlio dovrebbe avere la possibilità di mangiarsi la pizza o la torta ogni tanto. Eppure, anche se abbiamo concesso ai nostri figli di mangiare questi cibi ogni tanto, il più grande di essi, che adesso è al college, segue rigorosamente la paleo e non mangerebbe mai la pizza o della torta. Abbiamo sempre dato ai nostri figli la possibilità di prendere le loro decisioni e questo atteggiamento sembra aver funzionato». 2

In sostanza, la cosa migliore dunque sembra che sia:

  1. dare il buon esempio;
  2. predisporre e mantenere in casa un buon ecosistema di cibi paleo sempre a disposizione;
  3. non fare una tragedia le volte che i bambini sgarrano.

Cordain fornisce poi indicazioni nutrizionali specifiche per i bambini, in modo da modulare correttamente la loro paleo:

“È stato comprovato che il fegato dei bambini ha meno capacità di gestire alte percentuali di proteine – circa il 30 o 40 per cento delle calorie totali – rispetto al fegato degli adulti. Le carni e i pesci più grassi non dovrebbero essere ristretti nella dieta del tuo bambino perché dargli queste cose aiuterà ad abbassare le proteine ingerite. Agnello e maiale sono deliziosi tagli di carne graditi da quasi tutti i bambini. Vegetali con molti grassi, come la frutta in guscio, le olive, gli avocado e gli oli salutari possono ugualmente essere utili, facendo attenzione alle intolleranze alla frutta in guscio. Le uova da scegliere sono quelle arricchite di omega-3, così come tutte le altre fonti di EPA e DHA che fanno bene al cervello. Credo anche che dovreste dare ai vostri bambini tutta la frutta disidratata (datteri, fichi, uvetta) che desiderano. Bambini in salute, non sovrappeso, hanno un metabolismo dell’insulina e del glucosio perfettamente a punto, così questi cibi non rappresentano un grande problema. La frutta essiccata non cagionerà obesità ed è uno dei più salutari dolci naturali che tu possa dare a tuo figlio”.3

Sul difficile periodo dell’adolescenza, Cordain poi riporta quanto segue:

«Come padre di tre adolescenti, ho sperimentato personalmente le difficoltà e le prove che un genitore deve superare in questi casi. Lorrie e io ci siamo goduti questo periodo con i nostri figli e penso che il regime alimentare, insieme con la capacità dei genitori di capire i figli, di amarli e di essere coerenti e costanti verso di loro, possano guidarli verso una vita sana e produttiva. È importante rendersi conto che una dieta appropriata elimina alcuni fattori ambientali che possono contribuire o aggravare lo stress che subiscono i bambini durante quella fase di grande cambiamento che è l’adolescenza. La stessa dieta che ottimizza la tua salute sarà di beneficio per i tuoi figli mentre crescono e si sviluppano durante gli anni dell’adolescenza. Sia i latticini che il grano contengono sostanze psicoattive chiamate esorfine che entrano nel flusso sanguigno e si legano ai ricettori del dolore nel cervello come gli oppiacei». 4

Quindi, la paleo può essere molto utile anche durante quella fase particolarmente difficile di passaggio tra l’infanzia e la vita adulta. Ovviamente, prima si inizia, a dare le possibilità giuste ai nostri figli, e meglio è.


  1. The paleo answer purtroppo non è ancora stato tradotto in Italiano. Qui la traduzione è mia, il testo originale per chi lo vuole consultare è riportato in nota. 

  2. “I don’t advocate completely restricting processed foods from children because eating involves multiple behavioral issues that go far beyond the mere nutritional aspects of diet. The best way to get a child to eat junk food is to completely forbid it. In our home, we serve Paleo foods at every meal. We also stock very few processed foods in our refrigerator and pantry, so if our children are hungry, their choices are primarily healthy foods. We don’t allow unlimited access to TV, computers, or electronic games, but we do encourage outdoor play. For active children who exercise outdoors, I don’t believe that processed high-glycemic-index foods are harmful on an occasional basis. Built into the Paleo Diet is the 85/15 rule, which allows you and your children to cheat and eat three non-Paleo meals per week if you decide to do so. Birthday parties are part of being a kid, and your child should have the option of eating pizza or cake once in a blue moon. Yet even though we allowed our boys to eat these foods occasionally, our oldest son who is now in college is strictly Paleo and wouldn’t even consider pizza or cake. We have always given our children the choice to make their own decisions, and this policy seems to have worked”. 

  3. “There is evidence that children’s livers are less able to deal with high intakes of protein—around 30 to 40 percent of total calories—than adults’ livers are. Fattier meats and fish should not be restricted in your child’s diet because giving them fattier meats will help lower their protein intake. Fresh lamb and pork are delicious fattier cuts of meat that most children relish. High-fat plant foods, such as nuts, olives, avocados, and healthful oils, are also useful, but monitor your child for nut allergies. Omega 3–enriched eggs should be the eggs of choice, as they are good sources of brain-healthy EPA and DHA. I also believe that you should supply your children with as much dried fruits (dates, raisins, and figs) as they want. Healthy, normal-weight, active children have exquisitely tuned insulin and glucose metabolisms, so these foods present few health problems. Dried fruits will not promote obesity and represent some of the healthiest natural sweets you can give your child 

  4. “As a father of three teenage boys, I have personally experienced the trials and tribulations parents go through with this age group. Remarkably, Lorrie and I have enjoyed this time of life with our children, and I believe that diet, along with parental compassion, love, and consistency, guide children toward healthy, productive lives. It’s important to realize that proper diet eliminates environmental elements that may contribute to or worsen the stresses of this pivotal stage of your child’s life. The same dietary characteristics that help you optimize your health will also do the same for your children as they grow and develop during their teen years. A high-protein, low-glycemic-index diet with minimal processed foods, no cereal grains, few dairy products, and lots of fresh fruits and veggies represents the ideal diet not only for adults, but also for teenagers… Making the transition from childhood to adulthood is not easy, as hormones affect every tissue in a teen’s rapidly growing body—including the brain. Lorrie and I have noticed that the Paleo Diet has had a calming effect on all three of our sons’ behavior, compared to typical adolescents’. Both dairy and wheat contain psychoactive substances called exorphins that enter the bloodstream and bind opioid (pain) receptors in the brain” 

Che cos’è il protocollo autoimmune (AI)?

È una ulteriore restrizione degli alimenti consentiti, che si consiglia a chi già segue la paleo e soffre di disturbi o malattie autoimmuni.

Vediamo la descrizione che ne fa lo stesso Robb Wolf nel suo testo di riferimento:

Avvertimento per chi soffre di malattie autoimmuni. Se soffrite di una malattia autoimmune o di dolori e presentate un elevato grado di infiammazione sistemica, vi consiglio di fare un ulteriore passo rispetto alle normali raccomandazioni paleo. Non scappate, sarà solo per uno o due mesi, giusto il tempo di verificare se alcuni cibi molto comuni vi causano qualche problema. Ora, non sto parlando dei cereali, legumi, e latticini. Abbiamo già parlato di quelli, e se avete problemi di salute, spero che abbiate capito che questi cibi non vi fanno per niente bene. Qui mi riferisco invece ad alcuni alimenti che normalmente rientrano fra quelli paleo ma che, in alcune persone, possono causare problemi. Questi cibi includono: * uova; * frutta secca e semi (come, per esempio, semi di zucca, di sesamo, di girasole,…); * pomodori; * melanzane; * peperoni. Ma perché questi alimenti possono essere un problema? Anche questi cibi, oltre a quelli di cui abbiamo già parlato, possono irritare e danneggiare l’intestino. Quindi, se avete problemi di autoimmunità o infiammazione, togliete questi cibi dalla vostra alimentazione e valutate i risultati in termini di aspetto, benessere e prestazioni. Molte persone che hanno fatto questo passo in più hanno risolto o notevolmente migliorato i loro problemi di infiammazione.

la paleo è una dieta low carb?

paleo low crap

Non necessariamente, nel senso che la paleo non fornisce indicazioni rigorose sulle proporzioni dei vari macro nutrienti, quindi spetta a chi segue questo regime alimentare scegliere, una volta rispettate le regole di base, decidere discrezionalmente ad esempio quanti carboidrati mangiare.

Nella paleo, infatti, si consiglia solo di evitare, come fonte di carboidrati, alimenti che sono dannosi per noi, come i cereali e lo zucchero raffinato. Ma, specialmente se non devi perdere molto peso, puoi mangiare tutta la frutta che vuoi, curando come al solito la qualità dei prodotti. Se devi perdere peso, è consigliato limitare il consumo di frutta, anche se, personalmente, ho perso perso mangiando da 1 a 1,5 kg di frutta al giorno, in paleo.

In ogni caso, la paleo non ha niente a che fare con diete come la Dukan, la Axodiet o simili, che sono vere e proprie diete low carb, con tutto quel che ne consegue, oltre che sistemi di vendita.

Si può essere allergici alla carne rossa?

La carne di ruminante è il nostro (nostro come essere umani) cibo di elezione, il nostro vero «pane», a differenza del pane vero che è una merda, oggigiorno peraltro molto più che in passato.

In un mondo organizzato intorno all’uomo, la carne non darebbe nessun problema ad alcuna persona, anzi sarebbe il nutrimento più utile per tutti.

Nel mondo in cui viviamo, che è organizzato intorno al profitto, messo al centro di tutto anche quando piccolo, o addirittura minuscolo, purtroppo succedono cose come questa (riporto le parole del testo Neanderthin di Roy Audette):

«*Another issue that relates to eating grain-fed meat is the phenomenon of meat allergy. For example, many Americans display allergies to beef. Since humans evolved to eat the meat and fat of grass eaters, an allergy to beef would seem to make no sense. This seeming contradiction may be explained by the fact that when a cow eats corn, some of the corn proteins become transferred to the cow’s meat. So when a person with grain intolerance (celiac disease) eats grain-fed beef and experiences an allergic reaction, he may be reacting to the com protein in the meat instead of the meat itself.

Another example: A group of people eating soy-fed beef experienced anaphylactic shock symptoms (allergic reaction). The problem was the source of the soy fed to the cattle. In an attempt to protect soybeans from blight, the soybeans were genetically spliced with a Brazil nut gene that was supposed to confer upon the soybeans greater immunity to the blight. The people who had allergic reactions to the experimental animals’ meat were severely allergic to Brazil nuts. For this reason all strains of this soybean were withdrawn from testing. In short, people with allergies to the foods that are fed to commercially raised cattle may want to seek alternate sources of meat.*»

In conclusione: prima di dire che la carne rossa ti fa male, prova, a costo di fare salti mortali, a procurartene di grass-fed, poi prova a mangiarla e vedi che effetto ti fa.

Forse il tuo problema è l’intolleranza a quello che i bovini hanno mangiato, mi sentirei di dire anche probabilmente, ma non sono un medico e non mi posso permettere un giudizio del genere. Io farei anche i test per l’intolleranza o sensibilità al glutine.

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libri (10)

in quali librerie on line si può acquistare?

In molte. Riporto di seguito quelle di cui sono a conoscenza, ma può darsi che lo troviate anche in quella, eventualmente non ricompresa nell’elenco seguente, che utilizzate di solito. Oltre che in queste librerie, 9 storie si può acquistare anche nel Kindle store.

Se volete vedere il libro disponibile nella vostra libreria preferita, lasciatemi un commento, vedrò cosa posso fare.

Se conoscete altre librerie che lo hanno disponibile, lasciatemi ugualmente un commento, aggiornerò la lista.

Come posso scaricare gratis uno dei tuoi libri?

Si può fare considerando che i miei libri costano pochissimo e molte librerie on line offrono una promozione ai nuovi iscritti.

Di seguito le promozioni di cui sono attualmente a conoscenza:

  1. Ultimabooks. Registrandovi come nuovo utente, avrete un credito gratuito di 3€, che potrete usare per acquistare il libro). Dopo che vi sarete registrati, vi arriverà per mail un codice numerico per attivare il credito. Se non ricevete la mail, guardate nella cartella dello spam. Per avere il credito, dovrete attivarlo col codice numerico.

  2. Bookrepublic. Se siete già utenti registrati di Ultimabooks, potete registrarvi a Bookrepublic, che, analogamente, riconosce ai nuovi utenti 2€ di credito (solo, però, in caso di acquisto di almeno 5€, mentre su Ultima non c’è nessun minimo di spesa).

Anche altre librerie on line offrono questo tipo di promozioni, se credete segnalatemele che le includo in questo elenco.

il libro è disponibile anche come ebook?

Sì, ad esempio su IBS (ma anche su molte altre librerie on line):

http://www.ibs.it/ebook/Solignani-Tiziano/guida-alla-separazione-e/9788878875203.html

Il  libro è disponibile anche in formato elettronico, al costo, leggermente scontato rispetto al cartaceo, di 10,99 (almeno qui su IBS, forse altrove si trova anche a meno).

Purtroppo, ci sono i famigerati DRM – questa non è naturalmente una scelta mia, ma del mio editore, scelta che in fondo rispetto per tanti motivi sui quali non voglio qui dilungarmi. Di «bello», c’è che sono i DRM di Adobe, che si gestiscono abbastanza bene anche con iPad, iPhone e credo anche con i più diffusi lettori di ebook. Per una piccola guida, da me stesso redatta qualche tempo fa, su come leggere i files con i DRM di Adobe su iPad (e quindi anche su iPhone), potete consultare questo precedente intervento.

Adesso, naturalmente non ci sono più scuse per non acquistare la «Guida» :-). Scherzi a parte, il formato elettronico è molto comodo, rispetto al cartaceo personalmente lo prediligo: in questo modo, si può avere il libro sempre con sè, per poterlo leggere quando capita un po’ di tempo libero; soprattutto, si può ricercare per stringa (testo) tutto il libro, andando a recuperare magari una sentenza o un argomento particolarmente interessante e del quale non si ricorda la pagina. Penso che in questo modo, possa diventare ancora di più uno strumento utile per operatori e persone comuni.

Anche per questo, sono molto contento che il mio libro sia tra i primi ebook giuridici (anche se divulgativi) usciti in Italia, e mando un plauso al mio editore per aver saputo montare sul progetto della trasformazione di formato elettronico di buona parte dei libri attualmente disponibili a catalogo.

ancora non leggo ebook, il libro si può stampare su carta?

Sì. Se il tuo scopo è leggere il libro su carta, ti consiglio di acquistarlo in formato PDF. Dopo averlo scaricato, lo potrai aprire con Adobe Reader, di solito installato su qualsiasi computer, oppure con le altre applicazioni esistenti a seconda del sistema operativo (Anteprima su Mac, ad esempio), e stamparlo con le modalità e sulla carta che preferisci. Non ci sono limiti né giudici né tecnologici per la stampa!

9 storie è disponibile anche su iBookStore per iPhone / iPad?

Sì. Puoi scaricare una preview, come per tutti i libri inseriti nello store di Apple, o acquistarne una copia (purtroppo, sullo store di Apple non è ancora possibile regalare libri, cosa abbastanza idiota, ma pazienza). Per trovare il libro, puoi aprire iBooks e, in seguito, aprire lo store, oppure cliccare su questo link dal tuo computer.

la mia Guida alla separazione e al divorzio è disponibile anche sul Kindle store

Come forse saprete, il 1° dicembre scorso il Kindle di Amazon è finalmente arrivato in Italia.

Sin dal primo giorno, la mia Guida alla separazione e al divorzio è disponibile nel kindle store, acquistabile sia da chi ha il kindle sia da chi, come il sottoscritto, usa la Kindle app su altre periferiche, come l’iPad.

Il Kindle secondo me è la piattaforma migliore per la lettura di ebook attualmente esistente. Ho iniziato ad usarlo quando era ancora solo in Inglese, apprezzandone la versatilità e il grado di raffinatezza raggiunto.

Leggendo con il Kindle, hai sempre a disposizione un dizionario per conoscere il significato delle parole che ti servono, utilissimo per me quando leggo in Inglese, la possibilità di fare una ricerca google o wikipedia su ogni termine contenuto nel libro e, soprattutto, la condivisibilità di parti del libro su twitter o facebook; quest’ultima è, secondo me, una cosa favolosa per leggere insieme ai tuoi amici parti di un libro che trovi particolarmente interessanti.

Amo il Kindle, e penso che Apple avrebbe moltissimo da imparare da Amazon in questo campo, per cui sono stato contentissimo di trovarci disponibile il mio libro che, per avendo venduto molto come cartaceo, ha venduto ancora abbastanza poco come ebook. Spero che la disponibilità su Kindle incrementi finalmente la diffusione.

A presto, per un nuovo articolo sulla fruibilità del mio libro per i «duri e puri» che usano solo Linux e non hanno periferiche apposite.

I tuoi libri sono disponibili sul Kindle?

Tutti i miei libri pubblicati in formato ebook sono disponibili anche nel Kindle store.

Per vederli si può cliccare su questa ricerca.

Dopo l’acquisto, il libro si può leggere, oltre che sul Kindle vero e proprio, anche su Kindle per iPhone/iPad, per Mac, per Android e così via.

quanto costa il libro e dove si può acquistare?

Il costo è di 14,90€ e si può acquistare sia nelle tradizionali librerie che on line, presso molti fornitori, come ibs, la feltrinelli on line, unilibrobol, ecc.; se decidete di acquistare on line, valutate con attenzione i tempi (alcuni fornitori spediscono subito, altri in alcuni giorni) e soprattutto le spese di consegna: ad esempio, la feltrinelli offre spedizione gratuita se si raggiungono i 19 euro di spesa (nel nostro caso basterebbe, ad esempio, aggiungere un altro libro  o oggetto del costo di almeno 4,10…), mentre in altri casi le spese sono addebitate ma possono essere abbastanza contenute (anche due o tre euro). Se, viceversa, preferite andare in una libreria tradizionale, vi suggerisco di telefonare prima per verificare la disponibilità: nella mia città, Vignola, ad esempio, una libreria, la Quercia dell’Elfo, ha avuto diversi esemplari sin dal giorno stesso della pubblicazione, mentre un’altra non ne dispone ancora  – misteri della distribuzione libraria.

La versione elettronica costa meno, circa sui 10 euro.

I tuoi libri hanno i DRM?

Uno solo, quello edito con Vallardi, Guida alla separazione e al divorzio, per scelta dell’editore. Tutti gli altri ebook non hanno i DRM, ma solo i cosiddetti social DRM. Questo significa che c’è una pagina o watermark, alla fine del libro, che riporta le generalità di chi lo ha acquistato, che funge come da licenza d’uso dello stesso.

Tecnicamente, il libro si può copiare su tutti i computer o lettori di chi lo ha acquistato, si può stampare, mandare per posta elettronica e così via. Si può leggere con qualsiasi programma di lettura di ebook in formato PDF o ePub, senza bisogno di usare per forza Adobe Digital Editions o altri programmi appositi per libri protetti da DRM.

Il libro è oggetto di diritto d’autore, quindi ogni sua illecita duplicazione è vietata, ma tecnicamente ho lasciato la massima libertà all’utente di farsi le sue copie di sicurezza, sui suoi vari computer, lettori e così via. È ovvio che se uno acquista onestamente il libro deve avere la maggior libertà possibile di fruirlo, senza che né l’editore né l’autore possano mettergli i bastoni tra le ruote con meccanismi che peraltro poi non servono a niente perché sono facilmente superabili (personalmente, rimuovo i DRM da tutti i libri che acquisto, perché non ne sopporto le limitazioni).

il mio bimbo ha disegnato una favola, posso mandarti il disegno?

Sarebbe una cosa davvero bellissima! Mandalo alla mia mail in formato jpg con il nome del bimbo e la città dove risiedete, lo pubblicherò sul sito ufficiale del libro 9 storie e vi manderò il link. Anche alcuni adulti mi hanno mandato dei disegni bellissimi, per cui la cosa vale anche per loro, se vi piacciono le favole e volete fare un disegno mandatemelo. Grazie.

si può avere una copia autografata del libro?

Alcune persone mi hanno scritto perchè vorrebbero, acquistando il libro, riceverne una copia autografata o con dedica da parte mia: per me non ci sono problemi, anzi ben volentieri, occorre solo seguire questo procedimento. Chi vuole il libro autografato, se è vicino a me geograficamente, può venire di persona presso lo studio, previo cenno telefonico; se invece è lontano, dobbiamo procedere in questo altro modo: l’acquirente mi manda il pagamento del libro comprensivo di spese postali per l’invio, io acquisto il libro in una libreria a me vicina, lo autografo e poi lo spedisco. Per fare questo possiamo usare i mezzi di pagamento indicati in questa pagina.

in che formato sono disponibili gli ebook?

Tutti i miei ebook sono resi disponibili sia in formato PDF che ePub.

Per quanto riguarda quale formato sia preferibile, dipende dai gusti individuali e dalla periferica su cui si intende leggere il libro. Ad esempio, se non si intende leggerlo come ebook, ma stamparlo su carta, sicuramente il formato migliore è il PDF, che mantiene l’impaginazione originale anche sulla carta.

Se, invece, si vuole leggere il libro su iPhone o altri smartphone (io stesso, ad esempio, pur avendo diverse periferiche di lettura, mi ritrovo spesso a leggere sul mio iPhone, che trovo comodissimo), il formato da preferire è l’ePub, perché è pressoché impossibile leggere un PDF su uno schermo piccolo come quello di un telefonino.

In generale, si può dire che l’ePub è un formato più elastico e adatto al libro elettronico, per cui in conclusione mi sentirei di consigliare a tutti quelli che non hanno l’obiettivo specifico della stampa su carta di prendere il formato ePub.

il libro è recensito su Anobii?

Certo, puoi vedere la relativa voce a questa pagina.

perchè hai deciso di scrivere questo libro?

Innanzitutto, spero che il libro abbia molto successo, ma non per motivi economici e non solo di vendite, quanto per motivi personali. Come sapete, il compenso per l’autore che pubblica all’interno di un circuito editoriale tradizionale è piuttosto basso: la media è del 10% lordo a copia venduta e, per tanti motivi che in parte in seguito accennerò, è anche giusto così. A parte questo, la mole di lavoro che richiede la redazione di un libro è sicuramente sproporzionata al guadagno che se ne ricava, specialmente paragonato a quanto avviene nel corso dell’esercizio della professione, dove, con sforzi anche dieci volte minori, guadagno molto di più. Il mio desiderio di affermazione del libro nasce invece dalla convinzione che sia un progetto bellissimo ed originale, di cui spero peraltro che questo libro sia solo la prima manifestazione. La mia aspirazione più grande, oggi come oggi, infatti sarebbe realizzare tra un paio d’anni una seconda edizione, riveduta ed arricchita in base sia alle novità intervenute nel frattempo sia, sopratutto, in base alle richieste e ai consigli degli utenti, che ho sempre cercato di tenere come punto di riferimento, perchè il mio mestiere, di avvocato, consiste principalmente in questo: mettermi nei panni del mio assistito, capirne la mentalità, le esigenze e i problemi e dargli una prospettiva per uscirne.

Ecco che cosa vorrebbe essere il mio libro: una prospettiva, un particolare modo di vedere e raccontare le cose utile a tutte quelle persone che, in mezzo alla crisi della propria famiglia, vivono di conseguenza una fortissima crisi individuale, pensano di non capirci più niente e di non potersi fidare più di nessuno. Non così di rado, queste persone non trovano grande aiuto nella famiglia di origine, negli amici, nei professionisti cui si rivolgono, percepiti come «troppo poco umani», e quindi non riescono nemmeno ad avere quelle concezioni di base delle leggi in materia di famiglia utili per orientarsi e prendere decisioni molto importanti, che porteranno conseguenze per anni a venire.

Con questo libro, abbiamo pensato soprattutto a loro. Ho cercato di mantenere un linguaggio chiaro e comprensibile da parte di tutti, rinunciando completamente all’avvocatese, così come faccio ogni giorno quando devo spiegare un concetto legislativo alle persone che si rivolgono a me per essere assistite, di cui ho il dovere di comprendere il livello di cultura, istruzione, comunicazione, al quale ho ulteriormente il dovere di adeguare il mio linguaggio, dal momento che questa è una delle prime abilità che deve avere un avvocato.

La narrazione da me concepita è stato poi ulteriormente smontata e semplificata dall’editor messomi a disposizione dal mio editore, Vallardi, che ha svolto un lavoro eccezionale sulla scorrevolezza e sulla comprensibilità del testo, intervenendo davvero capillarmente e facendomi capire che, come avvocato, avevo fatto un buon lavoro, perchè avevo reso comprensibili i concetti anche a lui che non era un giurista, ma che questo lavoro poteva benissimo essere, come è stato, ulteriormente portato avanti e perfezionato. Colgo l’occasione per ringraziarlo e complimentarmi per la sua professionalità. Prima di fare questa esperienza editoriale, credevo che con l’avvento degli e-book (rivoluzione che, peraltro, nel nostro Paese stenta ancora ad affermarsi) il ruolo degli editori tradizionali si sarebbe drasticamente ridimensionato, potendo chiunque rivolgersi alla generalità del pubblico senza la necessità di una struttura distributiva. Adesso, invece, ho cambiato idea e penso che il ruolo dell’editore, che sicuramente cambierà per adeguarsi al nuovo mezzo di supporto del libro, rimarrà comunque fondamentale. Tanto che per i miei progetti futuri, cercherò sempre di appoggiarmi ad un editore che, se sarà interessato alle mie idee, potrà ben essere sempre Vallardi, col cui staff mi sono trovato benissimo e dove ho riscontrato una professionalità eccezionale. Non escludo la pubblicazione di qualche ebook indipendente, ma solo nel caso non si concretizzi un interesse di un editore tradizionale, con il cui apporto, sia di progettualità che di intervento sul testo, i libri vengono sicuramente meglio, perchè si esce dal soliloquio del loro autore per entrare in un lavoro quasi collettivo.

Ecco quindi cosa intendo quando dico che spero che il mio libro abbia successo: riuscire ad illuminare la vita e le decisioni delle persone intente a gestire la crisi della loro famiglia, essere di aiuto concreto, dare una idea, un particolare modo di vedere le cose che può risolvere o far avvicinare a una soluzione

mi sono scritto a ultimabooks, ma non mi è arrivato il codice per il credito di 3€: cosa devo fare?

Alcuni utenti mi hanno segnalato che a loro il codice non è arrivato da Ultimabooks, praticamente gli arriva la solita mail ma al posto del codice c’è solo uno spazio o la dicitura «codice non disponibile». Se dovesse succedere anche a voi, scrivete una mail all’indirizzo support@simplicissimus.it chiedendo l’invio del codice, facendo presente che non vi è arrivato.

questo è il tuo primo libro?

È il mio primo libro di fiction, cioè di narrativa, ed il mio quarto in assoluto. Prima di questo ho scritto altri 3 libri di tipo tecnico, in un caso didattico, negli altri due di tipo divulgativo. L’elenco dei miei libri si può leggere all’indirizzo libri.solignani.it.

sono un avvocato, il libro può essere utile anche a me?

Pur avendo pensato in primo luogo all’utente finale, durante la stesura del libro ho visto che c’era un interesse abbastanza diffuso anche presso i giuristi, molti colleghi avvocati mi hanno chiesto informazioni e si sono dimostrati «impazienti» di poter leggere il testo. Penso francamente che un libro del genere possa essere molto utile anche per loro, in primo luogo a tutti quelli che si occupano di famiglia a livello solo sporadico, per avere una buona ricostruzione d’insieme e i concetti fondamentali adeguatamente ordinati, ma anche a quei giusfamilisti che sono curiosi di vedere come vede le cose un loro collega. I libri dedicati a noi avvocati, peraltro, sono per lo più libri di «consultazione», cioè libri che non si leggono mai dall’inizio alla fine come un romanzo, ma che si prendono in mano quando c’è un problema da inquadrare alla ricerca di un precedente, una considerazione dell’autore, un riferimento qualsiasi che ci possa essere d’aiuto. Questo libro, invece, per un avvocato si può leggere tranquillamente dall’inizio alla fine, perchè è stato concepito proprio in questo modo, per essere, oltre che di consultazione, anche una lettura, una specie di «corso» in miniatura sul diritto di famiglia.

il libro si può regalare?

Assolutamente sì. Acquistandolo su Ultimabooks, ad esempio, si può selezionare una apposita opzione «regalo», inserendo l’indirizzo di posta elettronica del destinatario che riceverà il libro appunto nella sua mail.

Un altro modo, se la persona cui si vuol fare il regalo non legge gli ebook, può essere quello di acquistarlo, stamparlo (la stampa è libera) e poi donare il cartaceo.

quando è uscito il libro

Guida alla separazione e al divorzio è uscito il 16 settembre 2010 in formato cartaceo. Successivamente è stata realizzata la versione ebook, acquistabile sia in formato PDF che ePub.

posso condividere parti del libro sui social network?

Certo, anzi sarà per me un grande piacere! L’unica condizione che è che sia citato l’autore (cioè io) e il titolo del libro dopo il passaggio che viene citato. Naturalmente deve trattarsi di un breve passaggio, non certo, ad esempio, di un capitolo intero o, peggio, parti ancora più lunghe del libro.

Se, ad esempio, usate iBooks di Apple per leggere il libro, potete condividerlo su facebook o twitter direttamente dall’applicazione, che penserà lei stessa automaticamente ad inserire autore e titolo del libro dopo il testo virgolettato. Negli altri casi, vi chiedo di farlo a mano, grazie.

Se ti piace condividere brani da libri, ti invito a partecipare al nostro gruppo in angulo cum libro, su facebook

il libro parla proprio solo di diritto di famiglia?

No, ecco, ancora, perchè dico che secondo me è un progetto bellissimo: un libro semplice  – le cose semplici sono sempre le migliori! – per spiegare cose complesse può essere utile davvero a tutti. Oltre che bellissimo, come dicevo, è un progetto anche molto originale: in questo libro troverete infatti consigli su come scegliere un avvocato e rapportarsi con lui, ma anche su come usare un iPad all’interno della famiglia, argomenti che è difficile trovare in qualsiasi altro testo dedicato alla materia. Date un’occhiata al sommario per rendervi conto della struttura degli argomenti affrontati.

Posso scrivere una recensione di uno o più dei tuoi libri?

Sarebbe un piacere per me. Se il libro ti è piaciuto, ti ha fatto schifo, o comunque vuoi dire la tua, leggerò davvero molto volentieri le tue osservazioni.

Puoi lasciare una recensione del libro nello store dove lo hai acquistato, ad esempio il Kindle store, o nella libreria sempre da cui lo hai acquistato. Oppure puoi scrivere per un giornale o un sito con cui collabori. Mi piacerebbe in ogni caso riceverne notizia per potermela leggere.

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cultura (1)

Che cosa sono gli hashtag?

Sono singole parole o termini preceduti dal simbolo cancelletto (ad es.: #diritto) contenuti negli aggiornamenti di stato delle reti sociali – come twitter, facebook e google plus – che servono per trovare nuovi contenuti a tema, o per argomento, al di fuori della cerchia dei profili che frequentiamo di solito (persone, pagine o account che seguiamo, o amici).

I social network sono infatti un flusso in cui gli utenti vedono di solito solo gli aggiornamenti dei profili che hanno scelto di seguire. Tramite gli hashtag si scavalca l’assetto consueto per vedere contenuti postati da altre persone, in questo modo si possono conoscere cose interessanti e nuovi account da seguire.

Ecco un esempio di hashtag su facebook, che è stato l’ultimo social network a implementare questo sistema: #diritto. Se cliccate, vedrete tutti i post in tema “diritto”, cioè di argomento giuridico. Una “ricerca per hashtag” può essere anche salvata nei bookmark, ad esempio io posso voler vedere tutti i giorni quel che si dice su facebook o twitter su un certo argomento.

Ovviamente, il sistema degli hashtag non consente di superare le impostazioni della privacy configurate da ogni singolo utente: vedrete solo i post che avete il permesso di vedere, quindi quelli pubblici, o quelli di vostri amici, oppure, su facebook, quelli delle pagine, che sono sempre pubbliche.

Affinché il sistema funzioni bene, è fondamentale che chi posta contenuti nei Social network inserisca volta per volta gli hashtag più corretti. Nei paesi anglosassoni sono molto rigorosi su questo, qui in Italia siamo ancora un po’ indietro.

Il social network dove gli hashtag sono più utili e ricchi è sicuramente twitter. Su facebook l’implementazione è ancora all’inizio, anche se a volte si riescono comunque a trovare cose interessanti.

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tecnologia (5)

come si possono ricercare i libri scansionati su PDF?

il progetto è molto ambizioso e anche impegnativo ma sarebbe utilissimo, però oltre il problema del copyright, c’è uno di natura pratica che riguarda la ricerca: se faccio una ricerca per lemma su un file pdf mi evidenzia tutte le parole uguali a quelle da me ricercate, il che vuol dire ad esempio che se cerco la parola possesso mi troverò a dover scartabellare migliaia e migliaia di pagine…e mi pare che non ci sia un criterio di ricerca ristretta, tramite operatori booleani, o cmq “intelligente”…sbaglio? se così è, rischia di essere un sistema che porta via tantissimo tempo…

Non incontro problemi da questo punto di vista, trovo le cose che mi servono nei PDF molto più velocemente di quanto non facessi nei supporti cartacei e, anzi, spesso trovo cose che in cartaceo mi sarebbero sfuggite. Il problema è quello generale di a) avere a disposizione buoni strumenti di ricerca e di b) saperli usare. In ogni caso, la fruibilità dal punto di vista della ricerca non dipende dal formato PDF ma dal programma che si utilizza per leggerlo. Io, ad esempio, uso Anteprima di Apple, che consente l’utilizzo degli operatori booleani ed è molto efficiente quando devi fare una ricerca. Ma si possono usare tanti altri programmi, ci sono moltissimi lettori di PDF. Ovviamente, poi, le parti ricercate una volta trovate si possono evidenziare, si può mettere un segnalibro (Anteprima ha un sistema di preferiti di tipo globale, cioè riferito a tutti i libri e i files aperti), sincronizzare note e segnalibri su tutti i propri dispositivi tramite google drive e così via.

che cos’è un programma di espansione di testo?

È un software che consente di inserire larghe porzioni di testo in un documento che si sta scrivendo digitando una abbreviazione. Praticamente, l’utente digita una abbreviazione, che tipicamente non deve corrispondere per evitare problemi ad una parola del linguaggio comune, ad esempio «ssto» e, non appena battuta l’ultima lettera, il programma di espansione di testo sostituisce l’abbreviazione con l’espressione più completa impostata dall’utente, sempre ad es. in questo caso «scusami, sto arrivando».

Il sistema operativo iOS, usato su iPhone e iPad, implementa nativamente un sistema di espansione di testo, con sincronizzazione tra le varie periferiche dell’utente, che quindi può definire una coppia abbreviazione/brano di testo su iPhone ritrovandosela su iPad o viceversa.

Su Mac, Windows e Linux per avere le funzionalità di espansione del testo occorre montare appositi programmi di terze parti. Per Mac, sono famosi aText, quello che uso io, e TextExpander. aText utilizza la sincronizzazione mediante iCloud o altri sistemi di storage nella cloud in modo da avere sempre le stesse coppie abbrevazioni/brani di testi su tutte le macchine dello stesso utente.

Personalmente, trovo i programmi di espansione di testo utilissimi e molto utili per incrementare la produttività. Uno non deve pensare che si possano usare solo per brevi espressioni come quelle di cui all’esempio sopra illustrato, ma anche per testi molto più complessi. Sempre ad esempio, si può inserire anche un modello completo di fattura commerciale, che poi l’utente andrebbe a variare a seconda del caso, oppure un timbro, una firma (signature), il codice IBAN, un link, qualsiasi cosa.

In Italia, i programmi di espansione di testo non sono molto diffusi, se volete gugolare sul tema, magari per cercarne uno per il vostro sistema Windows o Linux, vi conviene usare l’espressione inglese text expansion

Come aggiungere membri ad un gruppo aperto di facebook

Se fate parte di un gruppo aperto, potete aggiungere al gruppo vostri amici a cui pensate che il gruppo possa interessare. Ci sono due modi per farlo, o singolarmente, amico per amico, adatto quando ad esempio si vuole aggiungere una persona o due, oppure scorrendo tutto l’elenco degli amici e aggiungendo tutti quelli che si desidera.

In ogni caso, bisogna procedere come segue.

Andare per prima cosa alla home page del gruppo (basta cercarne il nome nella casella di ricerca di facebook).

Qui sulla destra dovrebbe comparire una casella con scritto dentro «+ Aggiungi persone al gruppo». Cliccando qui, si può iniziare a digitare il nome di un amico, facebook lo riconoscerà dopo le prime due o tre lettere, e si potrà confermarlo selezionandolo.

Un sistema più veloce è invece quello di selezionare, sempre a destra, ma più in basso il riquadro «Membri suggeriti». Qui c’è un elenco di vostri amici che facebook pensa possano essere interessati al gruppo. Dovete fare clic dove c’è scritto «Vedi tutti i suggerimenti». In questo modo si aprirà l’elenco completo, potrete aggiungere un membro alla volta facendo clic su «aggiungi al gruppo» accanto al nome.

Che cosa sono gli hashtag?

Sono singole parole o termini preceduti dal simbolo cancelletto (ad es.: #diritto) contenuti negli aggiornamenti di stato delle reti sociali – come twitter, facebook e google plus – che servono per trovare nuovi contenuti a tema, o per argomento, al di fuori della cerchia dei profili che frequentiamo di solito (persone, pagine o account che seguiamo, o amici).

I social network sono infatti un flusso in cui gli utenti vedono di solito solo gli aggiornamenti dei profili che hanno scelto di seguire. Tramite gli hashtag si scavalca l’assetto consueto per vedere contenuti postati da altre persone, in questo modo si possono conoscere cose interessanti e nuovi account da seguire.

Ecco un esempio di hashtag su facebook, che è stato l’ultimo social network a implementare questo sistema: #diritto. Se cliccate, vedrete tutti i post in tema “diritto”, cioè di argomento giuridico. Una “ricerca per hashtag” può essere anche salvata nei bookmark, ad esempio io posso voler vedere tutti i giorni quel che si dice su facebook o twitter su un certo argomento.

Ovviamente, il sistema degli hashtag non consente di superare le impostazioni della privacy configurate da ogni singolo utente: vedrete solo i post che avete il permesso di vedere, quindi quelli pubblici, o quelli di vostri amici, oppure, su facebook, quelli delle pagine, che sono sempre pubbliche.

Affinché il sistema funzioni bene, è fondamentale che chi posta contenuti nei Social network inserisca volta per volta gli hashtag più corretti. Nei paesi anglosassoni sono molto rigorosi su questo, qui in Italia siamo ancora un po’ indietro.

Il social network dove gli hashtag sono più utili e ricchi è sicuramente twitter. Su facebook l’implementazione è ancora all’inizio, anche se a volte si riescono comunque a trovare cose interessanti.

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paleo (6)

Un genitore paleo deve far seguire la stessa dieta ai suoi figli?

Nel suo noto libro Paleo Answer, Loren Cordain dedica due capitoli (“Paleo Diets during Childhood” e “Paleo Diets during the Teenage Years”) all’argomento, affrontandolo non solo da nutrizionista, ma anche da padre disposto a dare qualche consiglio agli altri genitori sulla strategia migliore da seguire per far abbracciare ai propri figli un’alimentazione salutare.

Per quanto riguarda proprio l’atteggiamento da seguire, Cordain, molto saggiamente a mio giudizio, sconsiglia di procedere per divieti o di essere troppo rigorosi 1:

«Non consiglio di togliere del tutto i cibi processati ai bambini perché l’alimentazione ha a che fare con aspetti comportamentali che vanno ben al di là di quelli nutrizionali. Il miglior sistema per indurre un bambino a mangiare cibo spazzatura è quello di proibirglielo. A casa nostra, serviamo sempre pasti paleo. Nel nostro frigo e in dispensa, conserviamo pochissimi cibi processati, così se i nostri bambini hanno fame la scelta principale sono i cibi sani. Non diamo accesso illimitato a tv, computer e giochi elettronici e incoraggiamo i giochi all’aperto. Per bambini attivi che giocano all’aperto, non credo che i cibi processati possano far male se consumati occasionalmente. Nella paleo, c’è la regola del 85/15, che consente a te e ai tuoi figli di consumare tre pasti non paleo a settimana se lo vuoi. Le feste di compleanno fanno parte dell’essere bambino e tuo figlio dovrebbe avere la possibilità di mangiarsi la pizza o la torta ogni tanto. Eppure, anche se abbiamo concesso ai nostri figli di mangiare questi cibi ogni tanto, il più grande di essi, che adesso è al college, segue rigorosamente la paleo e non mangerebbe mai la pizza o della torta. Abbiamo sempre dato ai nostri figli la possibilità di prendere le loro decisioni e questo atteggiamento sembra aver funzionato». 2

In sostanza, la cosa migliore dunque sembra che sia:

  1. dare il buon esempio;
  2. predisporre e mantenere in casa un buon ecosistema di cibi paleo sempre a disposizione;
  3. non fare una tragedia le volte che i bambini sgarrano.

Cordain fornisce poi indicazioni nutrizionali specifiche per i bambini, in modo da modulare correttamente la loro paleo:

“È stato comprovato che il fegato dei bambini ha meno capacità di gestire alte percentuali di proteine – circa il 30 o 40 per cento delle calorie totali – rispetto al fegato degli adulti. Le carni e i pesci più grassi non dovrebbero essere ristretti nella dieta del tuo bambino perché dargli queste cose aiuterà ad abbassare le proteine ingerite. Agnello e maiale sono deliziosi tagli di carne graditi da quasi tutti i bambini. Vegetali con molti grassi, come la frutta in guscio, le olive, gli avocado e gli oli salutari possono ugualmente essere utili, facendo attenzione alle intolleranze alla frutta in guscio. Le uova da scegliere sono quelle arricchite di omega-3, così come tutte le altre fonti di EPA e DHA che fanno bene al cervello. Credo anche che dovreste dare ai vostri bambini tutta la frutta disidratata (datteri, fichi, uvetta) che desiderano. Bambini in salute, non sovrappeso, hanno un metabolismo dell’insulina e del glucosio perfettamente a punto, così questi cibi non rappresentano un grande problema. La frutta essiccata non cagionerà obesità ed è uno dei più salutari dolci naturali che tu possa dare a tuo figlio”.3

Sul difficile periodo dell’adolescenza, Cordain poi riporta quanto segue:

«Come padre di tre adolescenti, ho sperimentato personalmente le difficoltà e le prove che un genitore deve superare in questi casi. Lorrie e io ci siamo goduti questo periodo con i nostri figli e penso che il regime alimentare, insieme con la capacità dei genitori di capire i figli, di amarli e di essere coerenti e costanti verso di loro, possano guidarli verso una vita sana e produttiva. È importante rendersi conto che una dieta appropriata elimina alcuni fattori ambientali che possono contribuire o aggravare lo stress che subiscono i bambini durante quella fase di grande cambiamento che è l’adolescenza. La stessa dieta che ottimizza la tua salute sarà di beneficio per i tuoi figli mentre crescono e si sviluppano durante gli anni dell’adolescenza. Sia i latticini che il grano contengono sostanze psicoattive chiamate esorfine che entrano nel flusso sanguigno e si legano ai ricettori del dolore nel cervello come gli oppiacei». 4

Quindi, la paleo può essere molto utile anche durante quella fase particolarmente difficile di passaggio tra l’infanzia e la vita adulta. Ovviamente, prima si inizia, a dare le possibilità giuste ai nostri figli, e meglio è.


  1. The paleo answer purtroppo non è ancora stato tradotto in Italiano. Qui la traduzione è mia, il testo originale per chi lo vuole consultare è riportato in nota. 

  2. “I don’t advocate completely restricting processed foods from children because eating involves multiple behavioral issues that go far beyond the mere nutritional aspects of diet. The best way to get a child to eat junk food is to completely forbid it. In our home, we serve Paleo foods at every meal. We also stock very few processed foods in our refrigerator and pantry, so if our children are hungry, their choices are primarily healthy foods. We don’t allow unlimited access to TV, computers, or electronic games, but we do encourage outdoor play. For active children who exercise outdoors, I don’t believe that processed high-glycemic-index foods are harmful on an occasional basis. Built into the Paleo Diet is the 85/15 rule, which allows you and your children to cheat and eat three non-Paleo meals per week if you decide to do so. Birthday parties are part of being a kid, and your child should have the option of eating pizza or cake once in a blue moon. Yet even though we allowed our boys to eat these foods occasionally, our oldest son who is now in college is strictly Paleo and wouldn’t even consider pizza or cake. We have always given our children the choice to make their own decisions, and this policy seems to have worked”. 

  3. “There is evidence that children’s livers are less able to deal with high intakes of protein—around 30 to 40 percent of total calories—than adults’ livers are. Fattier meats and fish should not be restricted in your child’s diet because giving them fattier meats will help lower their protein intake. Fresh lamb and pork are delicious fattier cuts of meat that most children relish. High-fat plant foods, such as nuts, olives, avocados, and healthful oils, are also useful, but monitor your child for nut allergies. Omega 3–enriched eggs should be the eggs of choice, as they are good sources of brain-healthy EPA and DHA. I also believe that you should supply your children with as much dried fruits (dates, raisins, and figs) as they want. Healthy, normal-weight, active children have exquisitely tuned insulin and glucose metabolisms, so these foods present few health problems. Dried fruits will not promote obesity and represent some of the healthiest natural sweets you can give your child 

  4. “As a father of three teenage boys, I have personally experienced the trials and tribulations parents go through with this age group. Remarkably, Lorrie and I have enjoyed this time of life with our children, and I believe that diet, along with parental compassion, love, and consistency, guide children toward healthy, productive lives. It’s important to realize that proper diet eliminates environmental elements that may contribute to or worsen the stresses of this pivotal stage of your child’s life. The same dietary characteristics that help you optimize your health will also do the same for your children as they grow and develop during their teen years. A high-protein, low-glycemic-index diet with minimal processed foods, no cereal grains, few dairy products, and lots of fresh fruits and veggies represents the ideal diet not only for adults, but also for teenagers… Making the transition from childhood to adulthood is not easy, as hormones affect every tissue in a teen’s rapidly growing body—including the brain. Lorrie and I have noticed that the Paleo Diet has had a calming effect on all three of our sons’ behavior, compared to typical adolescents’. Both dairy and wheat contain psychoactive substances called exorphins that enter the bloodstream and bind opioid (pain) receptors in the brain” 

Che cos’è la paleo?

La paleo è uno stile di vita, esteso al regime alimentare sulla scorta della convinzione che tutto quello che mangiamo abbia profonda influenza sul nostro benessere, ispirato dall’osservazione dell’assetto genetico dell’uomo e basato sull’eliminazione di alcune categorie di alimenti considerati non adatti, e spesso dannosi, per l’alimentazione umana, tra cui principalmente:

  • lo zucchero raffinato e gli zuccheri industriali in generale;
  • il latte e i latticini;
  • i prodotti alimentari realizzati con tutti i tipi di cereali e la carne di animali e pesci allevati a cereali;
  • i legumi;
  • i cibi processati o realizzati industrialmente in generale, tra cui quasi tutti gli oli vegetali, i grassi idrogenati e altri grassi non idonei.

Il menu tipico di un seguace dello stile di vita paleo è così composto da carne di animali allevati ad erba, pesce o uova, più verdura e frutta. Il tutto con particolare attenzione al mantenimento dell’equilibrio acido-basico.

Leggi cosa dice della paleo il dr. Filippo Ongaro, un medico non paleo, ma a mio giudizio bravissimo e di cui consiglio comunque di leggere i libri, in questa intervista rilasciata al mensile «For Man» di settembre 2013.

Per saperne di più, puoi valutare di leggere uno dei testi fondamentali in materia.

Puoi anche iscriverti al nostro gruppo su facebook: la tribù della paleo.

Che cos’è il protocollo autoimmune (AI)?

È una ulteriore restrizione degli alimenti consentiti, che si consiglia a chi già segue la paleo e soffre di disturbi o malattie autoimmuni.

Vediamo la descrizione che ne fa lo stesso Robb Wolf nel suo testo di riferimento:

Avvertimento per chi soffre di malattie autoimmuni. Se soffrite di una malattia autoimmune o di dolori e presentate un elevato grado di infiammazione sistemica, vi consiglio di fare un ulteriore passo rispetto alle normali raccomandazioni paleo. Non scappate, sarà solo per uno o due mesi, giusto il tempo di verificare se alcuni cibi molto comuni vi causano qualche problema. Ora, non sto parlando dei cereali, legumi, e latticini. Abbiamo già parlato di quelli, e se avete problemi di salute, spero che abbiate capito che questi cibi non vi fanno per niente bene. Qui mi riferisco invece ad alcuni alimenti che normalmente rientrano fra quelli paleo ma che, in alcune persone, possono causare problemi. Questi cibi includono: * uova; * frutta secca e semi (come, per esempio, semi di zucca, di sesamo, di girasole,…); * pomodori; * melanzane; * peperoni. Ma perché questi alimenti possono essere un problema? Anche questi cibi, oltre a quelli di cui abbiamo già parlato, possono irritare e danneggiare l’intestino. Quindi, se avete problemi di autoimmunità o infiammazione, togliete questi cibi dalla vostra alimentazione e valutate i risultati in termini di aspetto, benessere e prestazioni. Molte persone che hanno fatto questo passo in più hanno risolto o notevolmente migliorato i loro problemi di infiammazione.

la paleo è una dieta low carb?

paleo low crap

Non necessariamente, nel senso che la paleo non fornisce indicazioni rigorose sulle proporzioni dei vari macro nutrienti, quindi spetta a chi segue questo regime alimentare scegliere, una volta rispettate le regole di base, decidere discrezionalmente ad esempio quanti carboidrati mangiare.

Nella paleo, infatti, si consiglia solo di evitare, come fonte di carboidrati, alimenti che sono dannosi per noi, come i cereali e lo zucchero raffinato. Ma, specialmente se non devi perdere molto peso, puoi mangiare tutta la frutta che vuoi, curando come al solito la qualità dei prodotti. Se devi perdere peso, è consigliato limitare il consumo di frutta, anche se, personalmente, ho perso perso mangiando da 1 a 1,5 kg di frutta al giorno, in paleo.

In ogni caso, la paleo non ha niente a che fare con diete come la Dukan, la Axodiet o simili, che sono vere e proprie diete low carb, con tutto quel che ne consegue, oltre che sistemi di vendita.

Si può essere allergici alla carne rossa?

La carne di ruminante è il nostro (nostro come essere umani) cibo di elezione, il nostro vero «pane», a differenza del pane vero che è una merda, oggigiorno peraltro molto più che in passato.

In un mondo organizzato intorno all’uomo, la carne non darebbe nessun problema ad alcuna persona, anzi sarebbe il nutrimento più utile per tutti.

Nel mondo in cui viviamo, che è organizzato intorno al profitto, messo al centro di tutto anche quando piccolo, o addirittura minuscolo, purtroppo succedono cose come questa (riporto le parole del testo Neanderthin di Roy Audette):

«*Another issue that relates to eating grain-fed meat is the phenomenon of meat allergy. For example, many Americans display allergies to beef. Since humans evolved to eat the meat and fat of grass eaters, an allergy to beef would seem to make no sense. This seeming contradiction may be explained by the fact that when a cow eats corn, some of the corn proteins become transferred to the cow’s meat. So when a person with grain intolerance (celiac disease) eats grain-fed beef and experiences an allergic reaction, he may be reacting to the com protein in the meat instead of the meat itself.

Another example: A group of people eating soy-fed beef experienced anaphylactic shock symptoms (allergic reaction). The problem was the source of the soy fed to the cattle. In an attempt to protect soybeans from blight, the soybeans were genetically spliced with a Brazil nut gene that was supposed to confer upon the soybeans greater immunity to the blight. The people who had allergic reactions to the experimental animals’ meat were severely allergic to Brazil nuts. For this reason all strains of this soybean were withdrawn from testing. In short, people with allergies to the foods that are fed to commercially raised cattle may want to seek alternate sources of meat.*»

In conclusione: prima di dire che la carne rossa ti fa male, prova, a costo di fare salti mortali, a procurartene di grass-fed, poi prova a mangiarla e vedi che effetto ti fa.

Forse il tuo problema è l’intolleranza a quello che i bovini hanno mangiato, mi sentirei di dire anche probabilmente, ma non sono un medico e non mi posso permettere un giudizio del genere. Io farei anche i test per l’intolleranza o sensibilità al glutine.

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diritto (28)

quando è prevista la confisca del veicolo per guida in stato di ebbrezza?

Quando il tasso alcolemico rilevato è superiore a 1,5. Se il tasso è pari a 1,5 g/l, il fatto rimane un reato e si apre un procedimento penale, ma non c’è la sanzione accessoria della confisca del veicolo. Nei casi di confine, ad esempio quando vengono rilevati valori come 1,6 o 1,7, conviene valutare se ci sono margini per contestare l’accertamento dal punto di vista tecnico e riuscire a rientrare nella fascia per cui non è prevista la confisca, ovviamente tenendo presente anche il valore del veicolo oggetto della stessa. Da notare che la confisca si applica anche in caso in cui il procedimento penale venga definito tramite patteggiamento.

che cos’è un decreto ingiuntivo?

ricorso per decreto ingiuntivo è il procedimento più comune per il recupero dei crediti aziendali e, qualche volta, anche privati (per questi ultimi il caso più tipico è quello del recupero delle spese straordinarie per il mantenimento dei figli). Si tratta di un procedimento speciale, che ha lo scopo di essere molto più veloce di quello ordinario, che, come noto, dura normalmente diversi anni.

Per poterlo usare, devi avere una prova scritta del tuo credito (non sono sufficienti, ad esempio, dei testimoni). La prova scritta, nel caso delle aziende, è costituita dalla fattura accompagnata dall’estratto autentico, che si ottiene da un notaio, delle scritture contabili che attesta che la fattura stessa è regolarmente inserita nei libri contabili della società. A volte si allegano anche i documenti di trasporto, che qualche volta sono addirittura firmati dal debitore per ricevuta della merce.

Se disponi di questa prova scritta, puoi presentare appunto un ricorso al giudice del luogo dove la tua azienda ha sede – salvo, tuttavia, che il debitore non sia un consumatore: in questo caso dovrai andare dal giudice del luogo di residenza del cliente – in cui chiedi al giudice di ordinare al debitore di pagare.

Se il ricorso viene accolto, una copia del ricorso con il provvedimento del giudice che ordina al debitore di pagare viene notificata al debitore stesso.

Entro 40 giorni dal giorno della notifica, poi, possono succedere due cose:

  • il debitore non fa opposizione; in questo caso, il decreto diventa definitivo, esattamente come una sentenza emessa in una causa ordinaria: il debitore non può più contestare di dover pagare quanto ti deve; il decreto, poi, diventa anche titolo esecutivo, cioè sulla base di esso può essere promosso un pignoramento nei confronti del debitore;
  • il debitore fa opposizione: in questo secondo caso, si apre una causa ordinaria, quella che dura diversi anni, e lo “scopo” di questo procedimento, quello di essere uno strumento veloce in mano ai creditori, va in buona parte perduto; se l’opposizione, però, non è fondata a sua volta su prova scritta, alla prima udienza della causa il giudice può stabilire che il decreto sia provvisoriamente esecutivo, cioè il debitore deve comunque intanto pagare – il decreto diventa titolo esecutivo come se non fosse stata fatta opposizione – e la causa in seguito proseguirà solo per stabilire chi dei due ha ragione  (e se risulterà aver ragione il debitore, il creditore dovrà restituire quanto nel frattempo ricevuto).

In alcuni casi, come quando ad esempio il debitore è già stato protestato, è anche possibile ottenere undecreto immediatamente esecutivo, cioè che è già titolo esecutivo al momento in cui viene emesso, senza bisogno di aspettare che diventi definitivo o che sia dichiarato tale nella prima udienza del giudizio di opposizione. In questi casi, il debitore deve comunque pagare subito quello che prevede il decreto, poi può fare opposizione se ritiene di avere giuste ragioni per richiedere indietro quanto è stato costretto a corrispondere.

Per quanto riguarda le spese (legali) del procedimento, il giudice, quando concede il decreto, ordina anche al debitore di pagare le spese legali sostenute sino a quel momento e le successive. Se il creditore, quindi, riesce poi a mettere in esecuzione il decreto e quindi a farsi pagare, riesce solitamente anche a rientrare delle spese; se non ci riesce, è bene notare che in ogni caso il suo legale sarà da pagare ugualmente, come spiegato in questo nostro precedente post. I nostri preventivi sono sempre limitati alla sola fase di ingiunzione, con esclusione di quella di eventuale opposizione, dal momento che si tratta di due tipi di lavoro estremamente diversi tra loro: uno della durata di pochi mesi e un altro della durata di diversi anni; in ogni caso, i nostri preventivi sono di solito formulati con la tariffa di tipo “flat” che, per questo genere di procedimenti, è particolarmente comoda.

Pur essendo un procedimento più semplice, insomma, presenta molte variabili e non è facile, oggettivamente, per noi avvocati fornire al cliente un quadro preciso di queste situazioni, dal momento che possono intervenire, strada facendo, molte variazioni: rimane comunque la strada più veloce per il recupero dei crediti, nella maggior parte dei casi, quindi tanto vale iniziare in questo modo e poi si valuta man mano che il procedimento prosegue.

che documenti servono per la mia pratica di separazione / divorzio / affido?

Per le soluzioni di tipo consensuale (separazione consensuale e divorzio congiunto) i documenti occorrenti sono i seguenti:

  1. certificato cumulativo di residenza e stato di famiglia del marito;
  2. certificato cumulativo di residenza e stato di famiglia della moglie;
  3. estratto o copia dell’atto di matrimonio;
  4. per il divorzio: copia autentica del verbale di separazione e decreto di omologa.

I primi due certificati vanno richiesti all’Ufficio anagrafe del Comune di attuale residenza dei coniugi, che può essere anche diverso se uno dei due ha già fatto il cambio di residenza.

L’estratto o copia dell’atto di matrimonio va chiesto all’Ufficio anagrafe del Comune dove è stato celebrato il matrimonio.

La maggior parte dei tribunali italiani, compreso il mio tribunale di Modena, considera sufficiente l’estratto dell’atto, che è una parte appunto ridotta del documento originale, ma alcuni tribunali vogliono la copia integrale, come ad es. il tribunale di Milano. In caso di dubbio, pertanto, e siccome nel più ci sta sempre il meno, meglio chiedere la copia integrale.

Se il Comune di celebrazione del matrimonio è lontano, come nel classico caso ad es. di coppie che risiedono al Nord ma si sono sposate nel paese di lei al Sud, il certificato si può richiedere anche tramite posta: in questi casi, è consigliabile provare a mettersi in contatto telefonico con l’ufficio anagrafe per richiedere le modalità (solitamente occorre spedire una richiesta allegando marche da bollo e una busta preaffrancata, ma ogni Comune ha una sua prassi purtroppo) della richiesta; in alternativa, si possono consultare anche le pagine del sito web del Comune interessato o provare a chiedere informazioni via posta elettronica o pec. Se il cliente si trova in imbarazzo, comunque, possiamo provvedere anche noi, anche se i tempi in questo modo si allungano un po’.

Al funzionario dell’ufficio anagrafe occorre far presente che i certificati si richiedono per uso separazione o divorzio.

In caso di dubbio, o anche come promemoria, potete naturalmente stampare questa pagina e portarla con voi, eventualmente mostrandola allo sportello.

La copia autentica del verbale di separazione e decreto di omologa va richiesta alla cancelleria del Tribunale dove è stata fatta la separazione; di solito se ne occupa il legale che avete incaricato per il divorzio, meglio dargli se possibile una copia semplice o almeno il numero di rg del procedimento di separazione in modo che alla cancelleria facciano poi prima a trovare il fascicolo.

cosa pensate delle associazioni dei consumatori?

Come sempre, bisogna giudicare da caso a caso, perchè come non tutti gli avvocati sono uguali, nemmeno le associazioni sono uguali tra loro.

A nostro giudizio, e non lo diciamo per interesse di bottega o di casta, la soluzione migliore per essere tutelati come consumatori è quello di disporre di una copertura di tutela giudiziaria a livello famigliare e rivolgersi in caso di bisogno ad un bravo avvocato. Spendendo poco più di 100€ all’anno, in tutti i casi in cui si subisce una “fregatura” o una piccola ingiustizia che si lascerebbero perdere per il timore di spendere di avvocato più di quello che si potrebbe ricavare come risarcimento, ci si potrà rivolgere tranquillamente ad un avvocato senza spendere un centesimo. La copertura si estende anche ai tecnici, cioè ai medici legali o periti, che si dovesse rendere necessario incaricare per coltivare la vertenza.

Un buon avvocato, nel quale si possa avere veramente fiducia, più una valida forma di tutela giudiziariarendono il consumatore veramente tutelato, molto di più di quello che potrebbe fare qualsiasi associazione di consumatori, sindacato o altro.

Per completezza di cronaca, poi, quando si parla di associazioni dei consumatori, ci piace sempre riportare una incredibile intervista a Carlo Rienzi, presidente del Codacons, pubblicata sull’Espresso del 14 aprile 2004 nell’articolo “Robin Hood alla cassa di Carlo Luna”, che fa capire tante cose su questo mondo.

il patrocinio a spese dello Stato si può chiedere anche per la redazione di una querela?

Devo fare una querela importante, mi hanno detto che posso scriverla anche io da solo senza citare gli articoli, ma mi domandavo se visto che posso usufruire del gratuito patrocinio, non possa farla rivedere da un bravo penalista, per presentare un qualcosa di migliore.

È un problema comune, con il quale ci troviamo ad avere a che fare molto spesso. Il fatto è che per poter chiedere l’ammissione al patrocinio a spese dello Stato, il procedimento deve essere già pendente. Se devi ancora depositare la querela, significa che il procedimento non è ancora pendente, per cui non puoi ancora chiedere l’ammissione. Per cui, per l’attività di assistenza nella redazione della querela, non puoi farti seguire da nessun avvocato in regime di patrocinio a spese dello Stato. Nei casi che ci vengono affidati, noi proponiamo la redazione della querela in regime di «libera professione» (abbiamo una tariffa flat per questa attività nel nostro listino), con l’accordo che, una volta depositata, si passi poi al patrocinio a spese dello Stato.

quanto tempo occorre per l’ammissione al patrocinio a spese dello Stato per un processo civile?

Il mio avvocato civile ha chiesto il gratuito patrocinio per me, il 4 di dicembre, è possibile che ad oggi, il 27 di dicembre non abbiamo avuto ancora l’approvazione di una richiesta fra l’altro urgente? Ho letto che passano massimo, 10 giorni è vero o no? Sono preoccupato. Grazie!

Nel caso dei procedimenti civili, l’ammissione è quasi sempre gestita, in via anticipatoria (cioè non definitiva, significa che il giudice che poi segue il procedimento può sempre pensarla diversamente), dall’Ordine degli avvocati territorialmente competente. Al riguardo, io che ho avuto occasione di presentare oramai centinaia di domande in ogni parte d’Italia, ti posso assicurare che i tempi sono i più vari: ci sono Ordini abbastanza veloci, come il mio di Modena ad esempio (non per campanilismo), e altri incredibilmente lunghi, come quello, di cui non faccio il nome, dove ho aspettato più di quattro mesi per una ammissione, che peraltro riguardava una separazione. Al di là di questo, se ci sono motivi di urgenza, ad esempio sei stato convenuto e c’è una data entro cui bisogna presentare le difese, puoi chiedere la procedura d’urgenza, anche se non è detto che sia risolutivo. Naturalmente, una ulteriore alternativa è pagare di tasca tua il compenso al tuo avvocato sino a che non verrà emessa la delibera di ammissione.

che documenti occorrono per il patrocinio a spese dello Stato nel penale?

  • n. 1 autocertificazione di stato di famiglia | occorre in originale, dal momento che deve essere firmata da te. Il modello da usare puoi prenderlo dalla nostra raccolta
  • n. 1 autocertificazione di residenza | anche questa occorre in originale e si può scaricare dalla nostra raccolta
  • ultima dichiarazione dei redditi presentata oppure, in mancanza di presentazione, autocertificazione dei redditi del richiedente e di tutti gli altri membri del suo nucleo familiare già maggiorenni | la dichiarazione può essere trasmessa in copia, l’autocertificazione ci serve in originale
  • codice fiscale e documento d’identità del richiedente e di tutti gli altri membri del nucleo familiare | in copia
  • certificato del casellario giudiziale, da richiedere all’ufficio del casellario del Tribunale | in originale
  • domanda di ammissione sottoscritta dal richiedente | in originale
  • non è sempre necessaria, ma se ce l’avete mandatecela (in copia): dichiarazione ISEE
  • due nomine di difensore | in originale
  • per i soli stranieri extracomunitari: certificazione dell’Ambasciata o del Consolato del Paese di appartenenza circa la mancanza di beni intestati nel paese di origine, da richiedersi alle Autorità consolari estere aventi sede in Italia (ad es. se marocchino occorre interpellare il Consolato Marocchino a Roma, Milano o Bologna)

Nota Bene: insieme ai documenti di cui sopra, vi chiediamo di mandarci anche i documenti necessari per la pratica che ci sarà poi da seguire una volta che sarete stati ammessi al patrocinio, anche per evitarvi di fare due volte gli stessi giri. Ad esempio, se si tratta di una separazione il certificato di stato di famiglia e di residenza occorre due volte: uno va mandato all’ordine degli avvocati per la domanda del patrocinio, uno invece ci serve per il tribunale. Vi diremo noi volta per volta che documenti servono per la pratica che dovete fare, visto che variano appunto a seconda della pratica.

per il tagliando della mia auto sono obbligato a rivolgermi all’officina del concessionario se non voglio perdere la garanzia?

No, il regolamento UE 1400/2002 tutela il consumatore su questo. Dalla sua entrata in vigore, avvenuta nel 2005, non esiste più l’obbligo di recarsi presso la concessionaria per tagliandi e riparazioni ordinarie al solo scopo di mantenere la garanzia. I costruttori infatti non possono più obbligare ad usare la loro rete di officine per il regolare servizio di manutenzione del veicolo, allo scopo di mantenere i diritti relativi alla garanzia. In tutti quei casi in cui si paga per l’intervento, come il cambio dell’olio, il cambio dei filtri, la sostituzione delle pastiglie freno, degli ammortizzatori, dei pneumatici, ecc. o la riparazione di un piccolo urto dovuto ad un incidente, gli interventi possono essere normalmente eseguiti presso gli autoriparatori indipendenti. L’unica condizione è che il riparatore utilizzi ricambi originali o di qualità corrispondente all’originale, in base all’art. 4, lett. K, del regolamento  e che ovviamente seguano le indicazioni del produttore. Per questo motivo, è bene che nella fattura rilasciata al termine della riparazione siano indicati anche i ricambi impiegati nella lavorazione.

la mediazione si può fare anche per problemi sul posto di lavoro?

Ho 36 anni, sono un’impiegata e mamma di due bambini, uno di 9 e uno di 3 anni. Lavoro a tempo indeterminato presso una società commerciale privata da 4 anni. Da alcuni mesi a questa parte sto purtroppo subendo in ambito lavorativo, da parte del mio responsabile, una sorta di “mobbing” (anche se so di stare usando impropriamente questo termine) dopo che ho avuto con lui una discussione piuttosto accesa in merito al suo comportamento nei miei confronti (accessi d’ira e sfoghi reiterati e protratti nel tempo, nonchè demansionamento a seguito dell’arrivo di una nuova collega). Lei sarebbe così gentile da darmi qualche informazione e magari qualche contatto utile a chiarirmi innanzitutto le idee ed eventualmente a capire come potermi “difendere” in questo senso? Francamente lo stress a cui sono quotidianamente sottoposta temo possa intaccare la mia vita familiare (lo vedo nelle mie reazioni sempre più nervose e intolleranti nei confronti di mio marito e dei bambini) e questo vorrei cercare di evitarlo il più possibile come potrà anche lei immaginare (oltre a voler certamente valutare il problema e cercare di arginarlo logicamente se possibile).

Come riconosci tu stessa per prima, non è mobbing in senso tecnico, ma semplicemente una situazione di stress derivante dall’esistenza di rapporti non buoni, o comunque tesi, con il tuo «capo». A livello giuridico, questo ha scarsa rilevanza e, se anche per assurdo lo avesse, probabilmente gli strumenti offerti dalla legge non sarebbero i più idonei per trattare il problema. Una circostanza che, invece, potrebbe essere più rilevante, giuridicamente parlando, sarebbe il «demansionamento», di cui fai appena un cenno, ma anche qui bisogna capire se è un vero e proprio cambiamento di mansioni in senso tecnico, come tale illegittimo, o una semplice riorganizzazione e riassegnazione di singoli compiti, normale, in una certa misura, quando arriva nuovo personale.

Tutto sommato, non credo che iniziative di tipo legale, quelle che un avvocato tradizionalmente ti consiglierebbe, potrebbero esserti utili più di tanto nella tua situazione, che è peraltro abbastanza «di confine» tra il lecito e l’illecito. Quello che ti consiglierei, piuttosto, è di invitare il tuo «capo» a fare qualche seduta presso un mediatore, cioè un esperto di comunicazione che possa agevolare il dialogo tra di voi. Mi rendo conto di come una indicazione di questo genere possa sembrare strana, sia per te che per tutti gli altri che si trovano in situazioni analoghe in aziende (e ce ne sono tantissimi), ma io penso che sia la strada giusta.

Innanzitutto, è chiaro che qualcosa lo devi fare, perchè, come riconosci tu stessa, lo stress sta compromettendo la tua qualità di vita e soprattutto quella di chi ti sta accanto, che non ha nessuna colpa.

Se concordiamo su questo, va poi considerato che l’approccio tradizionale, di far scrivere ad un sindacato o ad un avvocato, credo che avrebbe poche chances di conseguire un risultato inutile e presenterebbe comunque anche il rischio, ineliminabile, di peggiorare addirittura la situazione.

Inviare, invece, una lettera, da parte tua o anche tramite un legale, ma con tono e stile non ostili, per quanto possibile, in cui semplicemente inviti a fare un incontro presso un mediatore per «chiarimenti», penso potrebbe essere un eccellente modo per «rompere il ghiaccio» e comunque fare quel qualcosa che comunque non puoi esimerti dal fare.

Poi dipende sempre, ovviamente, da come la prende controparte, ma in ogni caso non credo sia una mossa sbagliata. Un domani, infatti, se le cose dovessero peggiorare e si dovesse arrivare, allora, ai ferri corti a livello giudiziario, la tua disponibilità alla mediazione in tempi non sospetti potrebbe essere ben apprezzata da chi sarà chiamato a valutare il caso.

Come avrai intuito, personalmente mi considero più un esperto di conflitti e un problem solver che un avvocato e, da questo punto di vista, posso dirti che la pressoché totalità dei problemi sul posto di lavoro non è così tanto diversa da quelli che si hanno in famiglia, dove spesso si hanno tante persone, tutte in buona fede, ma che non riescono a comunicare adeguatamente tra loro e quindi finiscono per litigare regolarmente.

che documenti occorrono per il patrocinio a spese dello Stato nel civile?

  • n. 1 autocertificazione di stato di famiglia | occorre in originale, dal momento che deve essere firmata da te. Il modello da usare puoi prenderlo dalla nostra raccolta
  • n. 1 autocertificazione di residenza | anche questa occorre in originale e si può scaricare dalla nostra raccolta
  • ultima dichiarazione dei redditi presentata oppure, in mancanza di presentazione, autocertificazione dei redditi del richiedente e di tutti gli altri membri del suo nucleo familiare già maggiorenni | la dichiarazione può essere trasmessa in copia, l’autocertificazione ci serve in originale
  • codice fiscale e documento d’identità del richiedente e di tutti gli altri membri del nucleo familiare | in copia
  • domanda di ammissione sottoscritta dal richiedente | in originale
  • non è sempre necessaria, ma se ce l’avete mandatecela (in copia): dichiarazione ISEE
  • n. 3 procure ad litem | in originale
  • per i soli stranieri extracomunitari: certificazione dell’Ambasciata o del Consolato del Paese di appartenenza circa la mancanza di beni intestati nel paese di origine, da richiedersi alle Autorità consolari estere aventi sede in Italia (ad es. se marocchino occorre interpellare il Consolato Marocchino a Roma, Milano o Bologna) | in copia

Nota Bene: insieme ai documenti di cui sopra, vi chiediamo di mandarci anche i documenti necessari per la pratica che ci sarà poi da seguire una volta che sarete stati ammessi al patrocinio, anche per evitarvi di fare due volte gli stessi giri. Ad esempio, se si tratta di una separazione il certificato di stato di famiglia e di residenza occorre due volte: uno va mandato all’ordine degli avvocati per la domanda del patrocinio, uno invece ci serve per il tribunale. Vi diremo noi volta per volta che documenti servono per la pratica che dovete fare, visto che variano appunto a seconda della pratica.

perchè voi avvocati insistete sempre per farci fare un accordo?

È un tema molto importante. È vero che noi avvocati facciamo così, molte volte purtroppo di fronte a questo nostro atteggiamento i clienti pensano che o ci siamo accordati con la controparte, o non abbiamo voglia o coraggio di seguirli «fino in fondo», oppure, ancora peggio, abbiamo fatto qualche errore, magari procedurale, che vogliamo coprire. In realtà, nella pressoché totalità dei casi, non c’è nulla di più lontano dalla verità. Gli avvocati consigliano di accordarsi con la controparte, di trovare insomma una soluzione bonaria, perchè conoscono per esperienza i vantaggi di un accordo e gli svantaggi della soluzione giudiziaria.

Qui da noi a Modena c’è un vecchio detto secondo cui «è meglio un triste accordo di una buona sentenza», che la dice molto lunga sul punto.

Un accordo ti lascia sempre un po’ l’amaro in bocca, perchè per raggiungerlo devi inevitabilmente fare alcune rinunce, ma questo motto ti dice che un accordo, per quanto tu ne possa essere poco felice, non potrà mai essere peggio di una sentenza, anche fatta bene, per te. Il chè risponde ad una verità oggettiva. Un accordo è un insieme di regole dettato direttamente dai protagonisti della vicenda, a seguito di trattative tra loro, mentre una sentenza è una decisione presa da un giudice che non così di rado è solo un burocrate svogliato, che giudica in base al codice civile, senza sapere davvero chi sei tu, la tua famiglia, il tuo lavoro. Per non dire del fatto che l’accordo può intervenire subito, o dopo qualche mese, mentre una sentenza va attesa per anni. In conclusione, noi avvocati abbiamo ragione da vendere a insistere, in generale (poi, naturalmente, bisogna vedere caso per caso, anche e soprattutto nei contenuti), per le soluzioni bonarie e i clienti fanno malissimo a diffidarne per partito preso, solo perchè temono di prendere una fregatura.

Ma ci sono altri aspetti da approfondire su questo, ci torneremo sopra!

cosa intende per «famiglia» ai fini del patrocinio a spese dello Stato?

Per “famiglia” si intendono tutte le persone che risultano sul certificato di stato di famiglia, anche se non parenti. Quindi non rilevano eventuali parenti che vivono oramai altrove, come ad esempio figli già usciti di casa, mentre rilevano persone che non hanno rapporti di parentela con il richiedente ma convivono con lui, come semplici coinquilini.

come posso presentare la domanda di ammissione al patrocinio se sono in carcere?

Non c’è problema, in questo caso noi provvederemo a predisporre l’istanza e la documentazione necessaria, e ad inviarla all’istante via posta presso la casa circondariale, dove sarà poi il detenuto a presentarla tramite le autorità carcerarie.

come si presenta la domanda di ammissione al patrocinio a spese dello Stato?

Penseremo direttamente noi a presentare l’istanza, una volta sottoscritta. Salvo solo il caso, nel penale, in cui la persona richiedente si trovi in carcere. Le modalità di presentazione sono diverse a seconda che sia competente un giudice civile, penale o amministrativo:

  • civile. Per i procedimenti civili la domanda si presenta all’Ordine degli Avvocati territorialmente competente.
  • penale. Per questi procedimenti, l’istanza va presentata direttamente al Magistrato e ai suoi uffici.
  • amministrativo. Per questi casi, l’istanza va presentata all’apposita Commissione per il patrocinio a spese dello Stato istituita presso il TAR (art. 1, comma 1308, legge 27 dicembre 2006, n. 276). Qui occorre assolutamente muoversi in fretta, perchè solitamente il termine per impugnare gli atti amministrativi è di 60 giorni, ma le commissioni impiegano mediamente almeno un mese per decidere sull’ammissione della domanda, con la conseguenza che rimane poi pochissimo tempo per preparare il ricorso o la costituzione in giudizio, quindi la domanda di ammissione al beneficio va presentata subito.

se l’ordine degli avvocati rigetta la domanda cosa si può fare?

In caso di procedimenti civili, se il Consiglio dell’Ordine rigetta la domanda di ammissione al patrocinio a spese dello Stato si può presentare reclamo al Tribunale (art. 126, comma 2°, l. cit.). Purtroppo, per fare questo è necessario pagare un contributo unificato di 70€ più una marca da 8€ e spese varie. Nei casi in cui ci sono i presupposti per reclamare, siamo a disposizione per presentare, sempre gratuitamente, il reclamo, tuttavia ci sono queste spese vive da considerare, per cui chiediamo un rimborso di 100€. Generalmente, comunque, non conviene presentare reclamo, ma semmai ripresentare la domanda, ove possibile.

posso avere il patrocinio a spese dello Stato anche se non sono cittadino italiano?

Sì, certo, con alcune peculiarità diverse a seconda che il procedimento sia civile o penale.

1) Nei procedimenti civili, il gratuito patrocinio può essere usato dagli stranieri (art. 119 DPR 115/2002), che risiedono nel territorio nazionale o che lo erano anche solo al momento in cui è sorto il rapporto o il fatto per cui occorre il patrocinio. Ad esempio: una spagnola si sposa e vive in Italia con il marito per un certo periodo, poi si trasferisce in Spagna separandosi di fatto dal marito: per fare la separazione in Italia, anche dopo anni dalla separazione di fatto e dal suo trasferimento in Spagna, può usufruire del gratuito patrocinio, dal momento che il presupposto della separazione è il matrimonio e il rapporto matrimoniale, che si sono svolti quando era in Italia.

2) Nei procedimenti penali, vale la regola posta dall’art. 90 DPR 115/2002 ed è comunque necessario che lo straniero sia residente in Italia.

 

dove posso approfondire l’istituto del patrocinio a spese dello Stato?

Posso darti queste varie indicazioni:

  • leggiti i vecchi post contenuti nel blog in materia e segui tutti quelli nuovi che man mano pubblichiamo. Il blog può essere seguito, anche solo limitatamente ai nuovi post in materia di patrocinio, anche via feed oppure tramite l’account twitter o la pagina facebook;
  • consulta la pagina informativa del Ministero della Giustizia;
  • vedi anche questa ottima sintesi con anche riferimenti giurisprudenziali dell’Ordine degli Avvocati di Bologna;
  • associazione Anvag;
  • ci sono poi ottimi libri:

non rientro nei presupposti per il patrocinio a spese dello Stato, c’è qualche alternativa utile per me?

Una ottima alternativa all’istituto del gratuito patrocinio, che offre una copertura molto più completa, sono le forme di assicurazione di tutela giudiziaria. Esistono anche polizze che costano solo 35€ all’anno, quindi alla portata anche di coloro che solitamente hanno basso reddito. Naturalmente, si tratta di assicurazioni quindi bisogna averle stipulate sempre prima dell’insorgenza del problema, non si può certo farle dopo che il problema è già insorto.

per la mia pratica, devo parlare con voi o con il vostro corrispondente in loco?

Devi parlare sempre con noi e far riferimento a noi. Noi siamo quelli che studiamo a fondo il tuo caso e decidiamo la linea difensiva, il nostro corrispondente invece fa i giri presso gli uffici (deposito atti, ritiro copie, ecc.) e presenzia alle singole udienze osservando le istruzioni da noi indicate. Lui non conosce il tuo caso come noi. Questa regola, ovviamente, non è rigida, ma solo una indicazione per farti capire il nostro modo di lavorare e quello che ti puoi aspettare dai vari avvocati che intervengono sul tuo problema. Generalmente, fai sempre riferimento a noi, saremo poi noi volta per volta a dirti quando dovrai rivolgerti al nostro corrispondente in loco, ad esempio per organizzare la tua presenza alle udienze, per portare un documento e così via. Questo discorso è particolarmente vero nel caso del patrocinio a spese dello Stato, dove si può nominare un solo avvocato, ragione per cui il nostro corrispondente è un collaboratore solo nostro mentre non ha nessun rapporto diretto con te.

che cos’è la «sindrome dell’elefante» e perchè è fondamentale per avvocati e clienti?

Se io ti dico «Adesso pensa a qualsiasi cosa, assolutamente qualsiasi cosa, basta che non pensi ad un elefante!» tu che cosa fai? Non riesci a pensare a niente altro che ad un elefante… È una specie di riflesso condizionato del pensiero. A livello forense, questo si verifica quando un avvocato, anziché proseguire nella propria linea di difesa, si concentra nel replicare alle contestazioni avversarie. Non c’è niente di più sbagliato. La maggior parte delle deduzioni avversarie è sbagliata ed è sollevata solo per riempire atti processuali che, in mancanza, rimarrebbero inesorabilmente vuoti, considerata la scarsità di veri argomenti a favore. Di fronte ad eccezioni infondate e, in qualche caso, anche demenziali, un avvocato non deve acconsentire a che la propria preziosa attenzione sia distolta dal «succo» della difesa per replicare puntigliosamente a cose che non meritano più di tanta considerazione, ma deve avere la capacità e l’autonomia di proseguire dritto per la sua strada. Portare avanti una difesa significa per lo più approfondire l’impostazione difensiva iniziale e portare elementi a sostegno e a riprova della stessa, non perdere tempo dietro a qualsiasi argomento un avversario, spesso poco preparato, ti agita davanti.

Quello che dico sempre ai miei colleghi più giovani è questo «Negli atti processuali, devi andare per la tua strada». Se ti metti a replicare a certe idiozie, fai il gioco dell’avversario.

Questo lo devono capire non solo gli avvocati, ma anche gli utenti, con i quali spesso collaboriamo – a mio giudizio, giustamente – nella redazione degli atti: aiutateci a sostenere la difesa, mentre a replicare alle boiate ci pensiamo noi, per il tempo e nelle modalità strettamente necessarie.

che cos’è la pec?

pec è l’acronimo di posta elettronica certificata, un tipo di posta elettronica che in Italia ha, per legge, lo stesso valore delle raccomandate a ricevuta di ritorno. Tutti i professionisti, tutti gli enti pubblici, e molte imprese sono obbligati ad avere un indirizzo pec, cosa questa che per gli utenti è molto utile perchè consente di tutelarsi senza dover … spender soldi e fare la fila all’ufficio postale, inviando le proprie domande o richieste direttamente dal computer.

Per i privati cittadini, c’è un programma governativo che consente a chiunque di ottenere una propria casella pec gratuitamente; attenzione però che poi quella casella pec diventerà il recapito ufficiale della persona che la richiede e potrà essere utilizzata anche dal governo e dagli altri organi dello Stato per inviare comunicazioni legalmente vincolanti, quindi potrebbe essere sempre un’arma a doppio taglio.

Per conoscere l’indirizzo pec di un’impresa, si può consultare ad esempio il sito infoimprese.it. Per conoscere quello di un’amministrazione c’è il database ufficiale all’indirizzo indicepa.gov.it. Per conoscere l’indirizzo pec di un avvocato, o di un altro professionista, si può al momento consultare il sito dell’ordine di appartenenza.

Presto dovrebbe essere costituito, poi, un nuovo indice chiamato INI-PEC con gli indirizzi delle imprese individuali e dei professionisti. Infatti, il 9 aprile 2013 è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il Decreto del Ministero dello Sviluppo Economico contenente le disposizioni attuative per la creazione del nuovo “Indice nazionale degli indirizzi di posta elettronica certificata delle imprese e dei professionisti” (INI-PEC), previsto dal decreto legge numero 179 del 18.10.2012, come convertito dalla Legge numero 221 del 17.12.2012.

Noi allo studio associato Solignani Massa abbiamo da anni i nostri indirizzi pec (il mio è solignani@pec.solignani.it), li usiamo pressoché quotidianamente al posto delle «vecchie» raccomandate a ricevuta di ritorno e incoraggiamo tutti coloro che hanno a che fare con noi a fare altrettanto, ovviamente nelle comunicazioni aventi carattere di ufficialità (altrimenti va bene la posta «ordinaria»).

 

che documenti occorrono per la pratica di estinzione del reato?

Occorre una copia autentica della sentenza (di condanna, patteggiamento, ecc.) indicante la data di irrevocabilità della stessa, cioè la data in cui la sentenza è passata in giudicato. Questa sentenza va chiesta presso l’ufficio del giudice che l’ha emessa, specificando che serve appunto per la richiesta di estinzione del reato.

Alcuni uffici giudiziari, poi, richiedono anche una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà, fatta dall’istante, circa l’assenza di condanne successive, ai sensi 47 del DPR 445/2000. Questa va fatta, secondo il modello standard reperibile facilmente su internet, presso l’ufficio anagrafe del comune di residenza.

Naturalmente, poi, occorre una nomina di difensore.

vorrei sapere perchè un ex coniuge chiede il divorzio: qual’è lo scopo?

Beh, la formulazione della tua domanda (che parla di «ex coniuge») rivela come tu non abbia ben capito la situazione delle persone separate e spiega come mai tu abbia, di conseguenza, questa curiosità.

Il fatto è che, fino al divorzio, un coniuge non è ancora ex ma è ancora, invece, giuridicamente un coniuge a molti effetti, tant’è vero che non si può risposare e che se muore lascia la propria eredità alla propria moglie o marito.

Di solito, comunque ed appunto, si divorzia per due motivi principali: riacquistare lo «stato libero», e quindi potersi risposare (questo, ovviamente, per gli irriducibili ;-)), oppure evitare che in caso di decesso alla successione sia chiamato un coniuge col quale non si ha più niente in comune da molti anni.

Molte persone, una volta separate, trascurano poi di divorziare, ma sbagliano, perchè questo potrebbe essere causa di problemi. Appena maturano i requisiti, meglio presentare subito la domanda di divorzio. Se si riesce a presentare insieme (ricorso cosiddetto congiunto) si fa anche abbastanza presto e con poca spesa (ovviamente si può chiedere un preventivo a diversi avvocati, anche per confrontare i costi).

che cos’è una vertenza?

È qualsiasi problema di natura legale sollevato tra due o più persone, ricollegato ad una situazione o ad un fatto preciso. Ad esempio, se si verifica un’aggressione con lesioni, può nascere una vertenza tra la vittima e l’aggressore. In una situazione, sempre ad esempio, di condominio, può esserci il problema tra un condomino che vive producendo un certo rumore nella sua unità immobiliare ed un altro che ritiene che tale rumore sia eccessivo. Anche separazione, divorzio, affido dei figli sono altrettanti esempi di «vertenze». Così anche mancati pagamenti, concorsi, esami, successioni e così via.

Da questo punto di vista, una vertenza è una disputa, un problema, una questione tra una persona ed una o più altre, anche se queste persone sono all’interno di organizzazioni più complesse come le società, la famiglia, le associazioni e così via.

Non sempre un problema legale o una cosa che non ti sta bene diventa una vertenza: molto spesso, per amor del quieto vivere, sopporti o ti fai comunque andare bene un comportamento altrui che in realtà ti procura danno o che non condividi. Se, invece, decidi di sollevare il problema, è in quel momento che nasce la vertenza vera e propria. Può rimanere allo stato di discussione, anche estremamente pacifica, tra te e la tua «controparte», oppure diventare oggetto dell’intervento di un esperto di diritto come tipicamente un avvocato.

Nel momento in cui interviene un avvocato, la vertenza può rimanere a livello stragiudiziale oppure essere portata in ambito giudiziale.

che cos’è un’istanza del 335?

È una domanda che si presenta in base all’art. 335 del codice di procedura penale per sapere se esistono procedimenti penali a carico della persona che la presenta. Molte volte, considerato che i procedimenti penali sono coperti da segreto, è l’unico modo per poter sapere almeno che tipo di reato è stato contestato o per quale reato si è stati denunciati.

Può essere presentata anche senza l’assistenza di un avvocato, va depositata alla Procura della Repubblica, ed è meglio informarsi prima, presso la segreteria, se c’è un modello apposito da utilizzare (solitamente ogni ufficio ne ha uno).

il mantenimento per un figlio si può pagare almeno in parte con gli assegni familiari?

mio marito prima del matrimonio ebbe una bimba di cui a oggi non è stata riconosciuta però ora gli è stato richiesto il riconoscimento e in seguito il mantenimento di 150 euro, vorrei sapere se si può saldare con gli assegni familiari di circa 130 euro e aggiungere quel che manca sino ad arrivare ai 150 richiesti, o si deve scindere le due cose, ossia la richiedente dovrà avere sia l’assegno familiare più a parte il mantenimento?

Non si può decurtare il mantenimento dovuto da un genitore al figlio per la parte di esso che si ritiene pagata dall’INPS attraverso gli assegni familiari. Il mantenimento da parte del genitore e il sostegno alle famiglie di un certo tipo da parte degli enti pubblici sono infatti cose completamente diverse. Quello che si può fare è solo chiedere al giudice che, nel determinare la misura del mantenimento dovuto dal padre alla figlia, sia tenuto conto del percepimento, da parte del nucleo in cui si trova la figlia stessa, degli assegni familiari e del loro importo in concreto.

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benessere (6)

Un genitore paleo deve far seguire la stessa dieta ai suoi figli?

Nel suo noto libro Paleo Answer, Loren Cordain dedica due capitoli (“Paleo Diets during Childhood” e “Paleo Diets during the Teenage Years”) all’argomento, affrontandolo non solo da nutrizionista, ma anche da padre disposto a dare qualche consiglio agli altri genitori sulla strategia migliore da seguire per far abbracciare ai propri figli un’alimentazione salutare.

Per quanto riguarda proprio l’atteggiamento da seguire, Cordain, molto saggiamente a mio giudizio, sconsiglia di procedere per divieti o di essere troppo rigorosi 1:

«Non consiglio di togliere del tutto i cibi processati ai bambini perché l’alimentazione ha a che fare con aspetti comportamentali che vanno ben al di là di quelli nutrizionali. Il miglior sistema per indurre un bambino a mangiare cibo spazzatura è quello di proibirglielo. A casa nostra, serviamo sempre pasti paleo. Nel nostro frigo e in dispensa, conserviamo pochissimi cibi processati, così se i nostri bambini hanno fame la scelta principale sono i cibi sani. Non diamo accesso illimitato a tv, computer e giochi elettronici e incoraggiamo i giochi all’aperto. Per bambini attivi che giocano all’aperto, non credo che i cibi processati possano far male se consumati occasionalmente. Nella paleo, c’è la regola del 85/15, che consente a te e ai tuoi figli di consumare tre pasti non paleo a settimana se lo vuoi. Le feste di compleanno fanno parte dell’essere bambino e tuo figlio dovrebbe avere la possibilità di mangiarsi la pizza o la torta ogni tanto. Eppure, anche se abbiamo concesso ai nostri figli di mangiare questi cibi ogni tanto, il più grande di essi, che adesso è al college, segue rigorosamente la paleo e non mangerebbe mai la pizza o della torta. Abbiamo sempre dato ai nostri figli la possibilità di prendere le loro decisioni e questo atteggiamento sembra aver funzionato». 2

In sostanza, la cosa migliore dunque sembra che sia:

  1. dare il buon esempio;
  2. predisporre e mantenere in casa un buon ecosistema di cibi paleo sempre a disposizione;
  3. non fare una tragedia le volte che i bambini sgarrano.

Cordain fornisce poi indicazioni nutrizionali specifiche per i bambini, in modo da modulare correttamente la loro paleo:

“È stato comprovato che il fegato dei bambini ha meno capacità di gestire alte percentuali di proteine – circa il 30 o 40 per cento delle calorie totali – rispetto al fegato degli adulti. Le carni e i pesci più grassi non dovrebbero essere ristretti nella dieta del tuo bambino perché dargli queste cose aiuterà ad abbassare le proteine ingerite. Agnello e maiale sono deliziosi tagli di carne graditi da quasi tutti i bambini. Vegetali con molti grassi, come la frutta in guscio, le olive, gli avocado e gli oli salutari possono ugualmente essere utili, facendo attenzione alle intolleranze alla frutta in guscio. Le uova da scegliere sono quelle arricchite di omega-3, così come tutte le altre fonti di EPA e DHA che fanno bene al cervello. Credo anche che dovreste dare ai vostri bambini tutta la frutta disidratata (datteri, fichi, uvetta) che desiderano. Bambini in salute, non sovrappeso, hanno un metabolismo dell’insulina e del glucosio perfettamente a punto, così questi cibi non rappresentano un grande problema. La frutta essiccata non cagionerà obesità ed è uno dei più salutari dolci naturali che tu possa dare a tuo figlio”.3

Sul difficile periodo dell’adolescenza, Cordain poi riporta quanto segue:

«Come padre di tre adolescenti, ho sperimentato personalmente le difficoltà e le prove che un genitore deve superare in questi casi. Lorrie e io ci siamo goduti questo periodo con i nostri figli e penso che il regime alimentare, insieme con la capacità dei genitori di capire i figli, di amarli e di essere coerenti e costanti verso di loro, possano guidarli verso una vita sana e produttiva. È importante rendersi conto che una dieta appropriata elimina alcuni fattori ambientali che possono contribuire o aggravare lo stress che subiscono i bambini durante quella fase di grande cambiamento che è l’adolescenza. La stessa dieta che ottimizza la tua salute sarà di beneficio per i tuoi figli mentre crescono e si sviluppano durante gli anni dell’adolescenza. Sia i latticini che il grano contengono sostanze psicoattive chiamate esorfine che entrano nel flusso sanguigno e si legano ai ricettori del dolore nel cervello come gli oppiacei». 4

Quindi, la paleo può essere molto utile anche durante quella fase particolarmente difficile di passaggio tra l’infanzia e la vita adulta. Ovviamente, prima si inizia, a dare le possibilità giuste ai nostri figli, e meglio è.


  1. The paleo answer purtroppo non è ancora stato tradotto in Italiano. Qui la traduzione è mia, il testo originale per chi lo vuole consultare è riportato in nota. 

  2. “I don’t advocate completely restricting processed foods from children because eating involves multiple behavioral issues that go far beyond the mere nutritional aspects of diet. The best way to get a child to eat junk food is to completely forbid it. In our home, we serve Paleo foods at every meal. We also stock very few processed foods in our refrigerator and pantry, so if our children are hungry, their choices are primarily healthy foods. We don’t allow unlimited access to TV, computers, or electronic games, but we do encourage outdoor play. For active children who exercise outdoors, I don’t believe that processed high-glycemic-index foods are harmful on an occasional basis. Built into the Paleo Diet is the 85/15 rule, which allows you and your children to cheat and eat three non-Paleo meals per week if you decide to do so. Birthday parties are part of being a kid, and your child should have the option of eating pizza or cake once in a blue moon. Yet even though we allowed our boys to eat these foods occasionally, our oldest son who is now in college is strictly Paleo and wouldn’t even consider pizza or cake. We have always given our children the choice to make their own decisions, and this policy seems to have worked”. 

  3. “There is evidence that children’s livers are less able to deal with high intakes of protein—around 30 to 40 percent of total calories—than adults’ livers are. Fattier meats and fish should not be restricted in your child’s diet because giving them fattier meats will help lower their protein intake. Fresh lamb and pork are delicious fattier cuts of meat that most children relish. High-fat plant foods, such as nuts, olives, avocados, and healthful oils, are also useful, but monitor your child for nut allergies. Omega 3–enriched eggs should be the eggs of choice, as they are good sources of brain-healthy EPA and DHA. I also believe that you should supply your children with as much dried fruits (dates, raisins, and figs) as they want. Healthy, normal-weight, active children have exquisitely tuned insulin and glucose metabolisms, so these foods present few health problems. Dried fruits will not promote obesity and represent some of the healthiest natural sweets you can give your child 

  4. “As a father of three teenage boys, I have personally experienced the trials and tribulations parents go through with this age group. Remarkably, Lorrie and I have enjoyed this time of life with our children, and I believe that diet, along with parental compassion, love, and consistency, guide children toward healthy, productive lives. It’s important to realize that proper diet eliminates environmental elements that may contribute to or worsen the stresses of this pivotal stage of your child’s life. The same dietary characteristics that help you optimize your health will also do the same for your children as they grow and develop during their teen years. A high-protein, low-glycemic-index diet with minimal processed foods, no cereal grains, few dairy products, and lots of fresh fruits and veggies represents the ideal diet not only for adults, but also for teenagers… Making the transition from childhood to adulthood is not easy, as hormones affect every tissue in a teen’s rapidly growing body—including the brain. Lorrie and I have noticed that the Paleo Diet has had a calming effect on all three of our sons’ behavior, compared to typical adolescents’. Both dairy and wheat contain psychoactive substances called exorphins that enter the bloodstream and bind opioid (pain) receptors in the brain” 

Che cos’è la paleo?

La paleo è uno stile di vita, esteso al regime alimentare sulla scorta della convinzione che tutto quello che mangiamo abbia profonda influenza sul nostro benessere, ispirato dall’osservazione dell’assetto genetico dell’uomo e basato sull’eliminazione di alcune categorie di alimenti considerati non adatti, e spesso dannosi, per l’alimentazione umana, tra cui principalmente:

  • lo zucchero raffinato e gli zuccheri industriali in generale;
  • il latte e i latticini;
  • i prodotti alimentari realizzati con tutti i tipi di cereali e la carne di animali e pesci allevati a cereali;
  • i legumi;
  • i cibi processati o realizzati industrialmente in generale, tra cui quasi tutti gli oli vegetali, i grassi idrogenati e altri grassi non idonei.

Il menu tipico di un seguace dello stile di vita paleo è così composto da carne di animali allevati ad erba, pesce o uova, più verdura e frutta. Il tutto con particolare attenzione al mantenimento dell’equilibrio acido-basico.

Leggi cosa dice della paleo il dr. Filippo Ongaro, un medico non paleo, ma a mio giudizio bravissimo e di cui consiglio comunque di leggere i libri, in questa intervista rilasciata al mensile «For Man» di settembre 2013.

Per saperne di più, puoi valutare di leggere uno dei testi fondamentali in materia.

Puoi anche iscriverti al nostro gruppo su facebook: la tribù della paleo.

Che cos’è il protocollo autoimmune (AI)?

È una ulteriore restrizione degli alimenti consentiti, che si consiglia a chi già segue la paleo e soffre di disturbi o malattie autoimmuni.

Vediamo la descrizione che ne fa lo stesso Robb Wolf nel suo testo di riferimento:

Avvertimento per chi soffre di malattie autoimmuni. Se soffrite di una malattia autoimmune o di dolori e presentate un elevato grado di infiammazione sistemica, vi consiglio di fare un ulteriore passo rispetto alle normali raccomandazioni paleo. Non scappate, sarà solo per uno o due mesi, giusto il tempo di verificare se alcuni cibi molto comuni vi causano qualche problema. Ora, non sto parlando dei cereali, legumi, e latticini. Abbiamo già parlato di quelli, e se avete problemi di salute, spero che abbiate capito che questi cibi non vi fanno per niente bene. Qui mi riferisco invece ad alcuni alimenti che normalmente rientrano fra quelli paleo ma che, in alcune persone, possono causare problemi. Questi cibi includono: * uova; * frutta secca e semi (come, per esempio, semi di zucca, di sesamo, di girasole,…); * pomodori; * melanzane; * peperoni. Ma perché questi alimenti possono essere un problema? Anche questi cibi, oltre a quelli di cui abbiamo già parlato, possono irritare e danneggiare l’intestino. Quindi, se avete problemi di autoimmunità o infiammazione, togliete questi cibi dalla vostra alimentazione e valutate i risultati in termini di aspetto, benessere e prestazioni. Molte persone che hanno fatto questo passo in più hanno risolto o notevolmente migliorato i loro problemi di infiammazione.

la paleo è una dieta low carb?

paleo low crap

Non necessariamente, nel senso che la paleo non fornisce indicazioni rigorose sulle proporzioni dei vari macro nutrienti, quindi spetta a chi segue questo regime alimentare scegliere, una volta rispettate le regole di base, decidere discrezionalmente ad esempio quanti carboidrati mangiare.

Nella paleo, infatti, si consiglia solo di evitare, come fonte di carboidrati, alimenti che sono dannosi per noi, come i cereali e lo zucchero raffinato. Ma, specialmente se non devi perdere molto peso, puoi mangiare tutta la frutta che vuoi, curando come al solito la qualità dei prodotti. Se devi perdere peso, è consigliato limitare il consumo di frutta, anche se, personalmente, ho perso perso mangiando da 1 a 1,5 kg di frutta al giorno, in paleo.

In ogni caso, la paleo non ha niente a che fare con diete come la Dukan, la Axodiet o simili, che sono vere e proprie diete low carb, con tutto quel che ne consegue, oltre che sistemi di vendita.

Si può essere allergici alla carne rossa?

La carne di ruminante è il nostro (nostro come essere umani) cibo di elezione, il nostro vero «pane», a differenza del pane vero che è una merda, oggigiorno peraltro molto più che in passato.

In un mondo organizzato intorno all’uomo, la carne non darebbe nessun problema ad alcuna persona, anzi sarebbe il nutrimento più utile per tutti.

Nel mondo in cui viviamo, che è organizzato intorno al profitto, messo al centro di tutto anche quando piccolo, o addirittura minuscolo, purtroppo succedono cose come questa (riporto le parole del testo Neanderthin di Roy Audette):

«*Another issue that relates to eating grain-fed meat is the phenomenon of meat allergy. For example, many Americans display allergies to beef. Since humans evolved to eat the meat and fat of grass eaters, an allergy to beef would seem to make no sense. This seeming contradiction may be explained by the fact that when a cow eats corn, some of the corn proteins become transferred to the cow’s meat. So when a person with grain intolerance (celiac disease) eats grain-fed beef and experiences an allergic reaction, he may be reacting to the com protein in the meat instead of the meat itself.

Another example: A group of people eating soy-fed beef experienced anaphylactic shock symptoms (allergic reaction). The problem was the source of the soy fed to the cattle. In an attempt to protect soybeans from blight, the soybeans were genetically spliced with a Brazil nut gene that was supposed to confer upon the soybeans greater immunity to the blight. The people who had allergic reactions to the experimental animals’ meat were severely allergic to Brazil nuts. For this reason all strains of this soybean were withdrawn from testing. In short, people with allergies to the foods that are fed to commercially raised cattle may want to seek alternate sources of meat.*»

In conclusione: prima di dire che la carne rossa ti fa male, prova, a costo di fare salti mortali, a procurartene di grass-fed, poi prova a mangiarla e vedi che effetto ti fa.

Forse il tuo problema è l’intolleranza a quello che i bovini hanno mangiato, mi sentirei di dire anche probabilmente, ma non sono un medico e non mi posso permettere un giudizio del genere. Io farei anche i test per l’intolleranza o sensibilità al glutine.

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informatica (1)

Che cosa sono gli hashtag?

Sono singole parole o termini preceduti dal simbolo cancelletto (ad es.: #diritto) contenuti negli aggiornamenti di stato delle reti sociali – come twitter, facebook e google plus – che servono per trovare nuovi contenuti a tema, o per argomento, al di fuori della cerchia dei profili che frequentiamo di solito (persone, pagine o account che seguiamo, o amici).

I social network sono infatti un flusso in cui gli utenti vedono di solito solo gli aggiornamenti dei profili che hanno scelto di seguire. Tramite gli hashtag si scavalca l’assetto consueto per vedere contenuti postati da altre persone, in questo modo si possono conoscere cose interessanti e nuovi account da seguire.

Ecco un esempio di hashtag su facebook, che è stato l’ultimo social network a implementare questo sistema: #diritto. Se cliccate, vedrete tutti i post in tema “diritto”, cioè di argomento giuridico. Una “ricerca per hashtag” può essere anche salvata nei bookmark, ad esempio io posso voler vedere tutti i giorni quel che si dice su facebook o twitter su un certo argomento.

Ovviamente, il sistema degli hashtag non consente di superare le impostazioni della privacy configurate da ogni singolo utente: vedrete solo i post che avete il permesso di vedere, quindi quelli pubblici, o quelli di vostri amici, oppure, su facebook, quelli delle pagine, che sono sempre pubbliche.

Affinché il sistema funzioni bene, è fondamentale che chi posta contenuti nei Social network inserisca volta per volta gli hashtag più corretti. Nei paesi anglosassoni sono molto rigorosi su questo, qui in Italia siamo ancora un po’ indietro.

Il social network dove gli hashtag sono più utili e ricchi è sicuramente twitter. Su facebook l’implementazione è ancora all’inizio, anche se a volte si riescono comunque a trovare cose interessanti.

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