faq / che cos’è la «sindrome dell’elefante» e perchè è fondamentale per avvocati e clienti?

Se io ti dico «Adesso pensa a qualsiasi cosa, assolutamente qualsiasi cosa, basta che non pensi ad un elefante!» tu che cosa fai? Non riesci a pensare a niente altro che ad un elefante… È una specie di riflesso condizionato del pensiero. A livello forense, questo si verifica quando un avvocato, anziché proseguire nella propria linea di difesa, si concentra nel replicare alle contestazioni avversarie. Non c’è niente di più sbagliato. La maggior parte delle deduzioni avversarie è sbagliata ed è sollevata solo per riempire atti processuali che, in mancanza, rimarrebbero inesorabilmente vuoti, considerata la scarsità di veri argomenti a favore. Di fronte ad eccezioni infondate e, in qualche caso, anche demenziali, un avvocato non deve acconsentire a che la propria preziosa attenzione sia distolta dal «succo» della difesa per replicare puntigliosamente a cose che non meritano più di tanta considerazione, ma deve avere la capacità e l’autonomia di proseguire dritto per la sua strada. Portare avanti una difesa significa per lo più approfondire l’impostazione difensiva iniziale e portare elementi a sostegno e a riprova della stessa, non perdere tempo dietro a qualsiasi argomento un avversario, spesso poco preparato, ti agita davanti.

Quello che dico sempre ai miei colleghi più giovani è questo «Negli atti processuali, devi andare per la tua strada». Se ti metti a replicare a certe idiozie, fai il gioco dell’avversario.

Questo lo devono capire non solo gli avvocati, ma anche gli utenti, con i quali spesso collaboriamo – a mio giudizio, giustamente – nella redazione degli atti: aiutateci a sostenere la difesa, mentre a replicare alle boiate ci pensiamo noi, per il tempo e nelle modalità strettamente necessarie.

Posted in: diritto, studio legale

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