faq / se ho un problema legale devo per forza prendere un avvocato?

Se si tratta di una causa, cioè un processo (civile, penale, ecc.) in tribunale, sei obbligato a prendere, salvo qualche limitata eccezione, un avvocato, perché è obbligatorio per legge, quindi la domanda riguarda per lo più tutte quelle attività dove l’avvocato è solo facoltativo e quindi il lavoro chiamato stragiudiziale. È in questi casi che una persona può davvero scegliere se difendersi da solo o interessare un professionista.

Ovviamente, assumere un avvocato, salvo che non si disponga di una copertura di tutela giudiziaria, costa di più perché bisogna pagarlo, ma può ugualmente nel complesso convenire se il suo intervento è utile o risolutivo. Chiaramente, dipende sempre anche dal problema che uno deve affrontare: un conto ad es. è un «banale» sinistro stradale con danni inferiori al migliaio di euro, un altro una successione o una separazione complessa, dove ci sono beni non trascurabili da gestire.

In generale, ci sono diversi motivi per cui un avvocato può essere utile anche in fase stragiudiziale. Esaminando questi, puoi valutare se può valer la pena assumere un avvocato anche nel tuo caso o meno. Li metto di seguito in ordine sparso, senza pretesa di completezza, come spunto di riflessione, che magari può essere poi approfondito.

  • In primo luogo, un legale, se è bravo, possiede la capacità di condurre una trattativa in modo da ottenere dei risultati. Le negoziazioni su questioni legali non sono come trovarsi a tavola per decidere cosa fare al sabato sera, sono coinvolti aspetti sia tecnici che umani, relativamente ai quali gli avvocati hanno sia la preparazione che l’esperienza per gestirli. Molta gente non capisce come mai le proprie controparti non siano ragionevoli, e questo è comprensibile. Ma se le persone fossero tutte ragionevoli, esisterebbero le leggi, i tribunali e gli avvocati? Se queste realtà esistono è proprio perché in molti casi le persone non sono sempre ragionevoli. Il lavoro del legale è proprio condurle con abilità, pazienza e una azzeccata strategia di fondo alla ragionevolezza.
  • Spesso, poi, per condurre una trattativa, specialmente oggigiorno che molte comunicazioni avvengono tramite posta elettronica, è necessario scrivere delle lettere. In questi casi, spesso l’utente che si muove senza legale rischia di scrivere cose che, se la cosa non si risolve e poi finisce in causa, possono essere usate contro di lui. Per esperienza, posso affermare senza timore di smentita che quasi sempre la persona che si muove da sola scrive cose che sarebbe meglio non scrivere.
  • Un altro motivo per cui prendere un avvocato era, poi, già stato identificato dagli antichi, codificando una giusta massima: nemo iudex in re sua (nessuno può giudicare davvero serenamente e in modo neutrale una cosa che lo riguarda). Significa che per seguire adeguatamente una certa questione, occorre, paradossalmente un certo distacco dalla stessa, che conferisce maggiore lucidità e capacità strategica a medio e lungo termine. Gli utenti spesso non capiscono questo: vedono gli avvocati come dei cinici menefreghisti, senza capire che questo è un punto di forza e non di debolezza, perché gli affari legali raramente si risolvono con dei colpi di testa, anzi di solito con questi si inaspriscono, ma con la pazienza e la capacità di portare avanti i propri obiettivi in modo dolce nei modi ma costante nell’impegno (secondo una nota formula, che a me piace moltissimo: fortiter in re, suaviter in modo).
  • Scegliere di far intervenire un legale, oltre che utile di per sè, ha un ulteriore effetto a cascata che è in sè positivo: cioè che, anche la controparte, ricevendo la lettera di un legale deciderà di incaricarne uno a sua volta, anziché rispondere personalmente. Il fatto che la cosa passi in mano, da entrambi i lati, a dei professionisti del diritto conferisce ancora maggiori possibilità di buon esito delle trattative, salvo solo il caso in cui uno dei due avvocati, come purtroppo a volte capita, sia un idiota o uno sbruffone. Quest’ultimo caso, però, rappresenta una eventualità sulla quale non si ha potere di intervento, purtroppo, e se capita bisognerà cercare di aggirare l’ostacolo, senza pretendere di schiacciarlo.
  • Condurre delle trattative, poi, significa sapere sempre quali sono le alternative nel caso in cui non si intendesse accettare, ad esempio, quanto proposto da controparte e questo lo può dire in modo completo solo un avvocato, che sa come funzionano le cause. Una persona, da sola, potrà anche, se le va bene, raggiungere un accordo, ma le rimarrà sempre il dubbio di aver accettato un capestro o qualcosa di meno di quello che avrebbe potuto «spuntare» dopo aver acquisito chiarezza sui suoi effettivi «diritti».

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