Il soffione d’oro.

la
principessa Isoke disperde il
soffione

]1 la principessa Isoke

Il soffione d’oro è il primo dei 9+1 racconti di 9 storie.

UPDATE: Il 14 luglio 2014 è uscito il nuovo ebook di Tiziano Solignani, «Io non avrò mai paura di te».


In un regno lontano lontano, abitava una principessa che si chiamava Isoke. La principessa era triste, perchè viveva sola. Cinque anni prima si era innamorata di un uomo chiamato Abasi, ma il papà di Isoke le aveva detto: «Non sarai mai felice con lui, perchè è un uomo povero, quindi devi lasciarlo». E Isoke, ubbidendo a suo padre, lo aveva mandato via. Un giorno Isoke stava facendo una passeggiata nei prati intorno a casa, per alleviare un po’ la sua malinconia, quando trovò un soffione fatto tutto d’oro. Anche i singoli semi erano d’oro, dondolavano e brillavano sotto al sole. Così lo colse e lo portò a casa, tenendoci una mano davanti perchè i petali non volassero via. Il papà di Isoke fece vedere il soffione al suo consigliere, Akisa, che disse: «Il soffione d’oro cresce nei prati delle donne sole perchè possano trovare il vero amore. Esso è composto esattamente di quaranta semi. Devi soffiarlo e affidare i semi al vento: colui che ti riporterà il quarantesimo seme sarà l’uomo che dovrai sposare».

Così il papà di Isoke fece comunicare a tutti gli abitanti del regno che il giorno dopo la principessa avrebbe disperso i petali del soffione dal balcone del palazzo e che chi avrebbe riportato il quarantesimo ed ultimo seme avrebbe avuto la mano di sua figlia.

Il mattino dopo, la principessa Isoke si affacciò al balcone del palazzo, tenendo in mano il soffione d’oro. Sotto c’era una grande folla, sia di curiosi che di pretendenti. Isoke soffiò sul fiore, che iniziò a disperdere tutti i suoi semi. Proprio in quel momento, si alzò un grande vento che travolse tutti i petali e li sparse per tutto il regno, con grande delusione della folla e della stessa Isoke, che avrebbe tanto voluto risolvere la faccenda il giorno stesso. Dopo qualche tempo, iniziarono ad arrivare, da ogni parte del paese, uomini che riportavano un seme d’oro, sperando di avere l’ultimo. Isoke guardava ognuno di quei pretendenti e ogni volta era contenta che quello di turno non fosse l’ultimo. A poco a poco, il soffione d’oro era quasi ricomposto. Quando fu ritornato anche il trentanovesimo seme, Isoke era tutta eccitata perchè pensava «Ora ci siamo, tra poco finalmente arriverà quello che diventerà mio marito». Invece, dopo il penultimo petalo, per cinque lunghi anni non si presentò più nessun pretendente.

Isoke aveva perso quasi tutte le sue speranze, quando arrivò un messaggero che annunciò che il giorno dopo sarebbe arrivato un uomo con il quarantesimo petalo. La principessa era di nuovo tutta contenta e l’indomani indossò il suo abito migliore per accogliere il suo sposo. Si sistemò nella stanza più bella e diede istruzioni ai suoi servitori affinchè l’uomo vi fosse condotto. Ad un certo punto, Isoke sentì bussare alla porta. Piena di emozione, Isoke disse «Avanti». Entrò un uomo, era Abasi. Isoke fu felicissima di vederlo e disse «Amore mio, allora sei tu. Lo sapevo che avevo fatto male a mandarti via e che eri tu l’uomo della mia vita. Ora finalmente potremo stare insieme per sempre.». Ma Abasi rispose: «Mi dispiace, Isoke, io non sono venuto per sposarti, ma solo per farti un regalo. Tieni, non voglio il tuo seme. Sono povero, ma l’oro non mi interessa, nè mi interessa più diventare il tuo sposo». Poi continuò: «Quando deludi una persona, uccidi te stesso dentro di lei. Se rompi un uovo, non lo puoi più rimettere insieme. Così se disperdi un soffione nel vento, non lo potrai mai più ricomporre». Isoke capì che aveva spezzato il cuore di Abasi e che non avrebbe più potuto far nulla, perchè certe cose, come diceva Abasi, una volta rotte non si rimettono più insieme. E capì anche che questo era il vero insegnamento del soffione d’oro: cogliere le occasioni finché si può, altrimenti si perdono come i petali di un fiore nel vento. La principessa allora disse: «Abasi, sono stata una stupida e ho rovinato sia la mia che la tua vita. Potremmo restare almeno amici?» Abasi accettò di buon grado e, dopo quel giorno, Isoke trascorse molte ore insieme ad Abasi, divisa tra la gioia per quello che aveva ritrovato e il rimpianto di ciò che aveva perso per sempre.