tiziano solignani
avvocati dal volto umanomio padre non mi ha riconosciuta e ora è morto
ieri è venuto a mancare mio padre (divorziato con figli). Per 37 anni ha convissuto con mia madre senza mai riconoscermi. Ora c’è una casa cointestata mio padre e suo fratello, cosa spetta a me e cosa spetta ai figli legittimi? Grazie (Giorgia, via posta elettronica)
Se non sei stata riconosciuta non Ti spetta nulla: prima dovrai fare una causa di accertamento giudiziale della paternità, poi potrai concorrere all’eredità con i figli legittimi.
sono senza lavoro: devo comunque mantenere i miei figli?
SONO LEGALMENTE SEPARATO DA POCO PIù DI 2 ANNI E VERSO UN ASSEGNO DI MANTENIMENTO MENSILE PER I 2 FIGLI DI EURO 450,00. DAL 1 GENNAIO 2010 SONO STATO LICENZIATO DALL’AZIENDA PER CUI LAVORAVO E POSTO IN MOBILITA’ PER 2 ANNI, L’INDENNITA’ CHE PERCEPIRO’ SARA’ DI EURO 880/MESE PER IL PRIMO ANNO E 770/MESE PER IL SECONDO. IL MIO STIPENDIO NETTO MENSILE ERA DI CIRCA 1800 EURO/MESE. CON QUESTA NUOVA SITUAZIONE, DEVO CONTINUARE A VERSARE IL MANTENIMENTO O POSSO INTERROMPERLO, DAL MOMENTO CHE HO ANCHE DEGLI ALTRI IMPEGNI FINANZIARI IN CORSO? GRAZIE, CORDIALI SALUTI (Tommaso, via posta elettronica)
La risposta è sì, devi continuare a versare il mantenimento.
Come detto più volte in questo blog, l’obbligo al mantenimento dei figli non cessa a causa della disoccupazione ma è fatto obbligo per i genitori continuare ad occuparsi dei figli. Come detto, il mancato versamento del mantenimento costituisce reato ex art. 570 cod. pen.
Ciò che puoi, eventualmente, fare è un ricorso al Tribunale per chiedere la modifica delle condizioni di separazione e l’adeguamento del mantenimento alla Tua mutata situazione finanziaria.
anticipo di eredità?
Sono figlia di genitori divorziati e per anni ho percepito un assegno di mantenimento davvero ridicolo. Pur se affidata a mia madre, ho sempre vissuto con il nonno materno che per fortuna non mi ha fatto mancare nulla. Questo assegno non è stato mai adeguato alle reali disponibilità di mio padre nè al tenore di vita che garantiva alla sua seconda famiglia. Di adeguamento istat neanche a parlarne. Al primo lavoro precario mi è stato subito tolto, pur percependo 700 euro al mese e vivendo in una città come milano, dove non è possibile andare in affitto con una somma di questo genere. Per il lavoro lentamente e con l’aiuto di altri sono riuscita a risolvere con le mie sole forze. A questo problema si è aggiunto un’altro. Mio padre ha comprato diversi appartamenti, uno intestandolo alla figlia del secondo matrimonio sostenendo che è stata lei a comprarlo pur avendo vent’anni e quindi nell’impossibilità materiale di poter aver risparmiato una somma necessaria per l’acquisto (naturalmente senza accensione di mutuo); un secondo appartamento all’altro figlio e infine un appartamento intestato alla seconda moglie. Con questo modalità ha sistemato le persone che gli sono intorno escludendomi completamente. Si tratta di anticipo di eredità? ho qualche modo per contrastare questa situazione? non avendo mai beneficiato in nessun modo della buona situazione economica. Grazie! (Caterina, via posta elettronica)
Nel nostro ordinamento non esiste “l’anticipo di eredità” ma esiste l’eredità e l’istituto della donazione.
L’appartamento della figlia ventenne appare – da quello che si può capire da ciò che scrivi – come una donazione indiretta: io genitore dono a mia figlia la somma X affinchè ella acquisti un immobile.
Ai sensi dell’art. 737 cod. civ. “i figli legittimi e naturali e i loro discendenti legittimi e naturali ed il coniuge che concorrono alla successione devono conferire ai coeredi tutto ciò che hanno ricevuto dal defunto per donazione direttamente o indirettamente, salvo che il defunto non li abbia da ciò dispensati. La dispensa da collazione non produce effetto se non nei limiti della quota disponibile.“
Ciò vuol dire che ora come ora non c’è nulla che Tu possa fare in quanto Tuo papà può ben disporre del suo patrimonio come ritiene più opportuna, tuttavia, una volta che lui non ci sarà più, dimostrando che in vita ha donato (direttamente o indirettamente) beni alla moglie e alla figlia, tali beni rientreranno nell’asse ereditario.
mantenimento di un figlio non ancora nato
Buongiorno innanzitutto e grazie della possibilità di porre una domanda al vostro blog.Entro subito nel dettaglio:frequento da circa due mesi una ragazza alla quale tengo molto e che anche lei per il primo mese risponde con lo stesso entusiasmo..da questo rapporto arriva la notizia di una gravidanza che io accolgo con gioia e lascio intendere di voler assolutamente riconoscere il bimbo/a.proprietario di casa apro le porte pronto ad una convivenza come compagno e padre,ma lei in pochi giorni cambia atteggiamento,parla di alimenti e non sostiene la mia proposta..col cuore a pezzi vi chiedo,oltre al dolore di una famiglia distrutta prima di nascer,potrei vedermi costretto a vendere la casa a seguito della enorme fatica a pagare gli alimenti nel caso lei non voglia convivere?pago un mutuo di 800euro e ne guadagno 1400 mensili.. (Giorgio, via posta elettronica)
Nel caso in cui la vostra storia non vada avanti, dovrai certamente contribuire in base alle Tue sostanze al mantenimento del bambino nato.
La misura e l’importo non posso dirTelo per le ragioni spiegate qui.
Quando alla vendita dell’immobile, beh, non posso sapere se sarai costretto a farlo, in ogni caso mi sento in dovere di rammentarTi che avrai l’obbligo giuridico e morale di mantenere Tuo figlio.
posso denunciare mia sorella?
Salve, scrivo per la prima volta in questo blog e devo dire che spero di aver scelto la sezione giusta. Allora mi spiego bene, mia madre di 92 anni attualmente ubicata presso una struttura per anziani si trova a non potersi sostenere economicamente per la retta della suddetta struttura e siamo stati interpellati io, mio fratello e mia sorella per la differenza economica da dare alla struttura. Racconto brevemente la storia, così diventa anche più comprensibile: Nel 1979 mia madre viveva assieme a me e mia moglie, eravamo appena sposati, in quel periodo mia sorella che era già sposata, era in attesa della nascita della seconda figlia e mia madre decise di trasferirsi presso la casa della figlia per aiutarla. Mia madre da quel momento ha sempre vissuto presso la casa di mia sorella fino al monento in cui ha avuto l’anno scorso un brutto incidente, cadendo da sola, ricorrendo al ricovero in ospedale. In quel momento mia sorella ha deciso di non riprendersi nostra madre in casa ma di affidarla presso la struttura dove vive tutt’ora, purtroppo mia sorella non ha avvisato in tempo ne io ne mio fratello per comunicarci l’avvenuta decisione ed apporre le dovute firme per il ricovero di mia madre presso la struttura per anziani. Mia madre è stata ricoverata alla sua dimissione dall’ospedale, direttamente nella casa di riposo. Dopo poco tempo dal ricovero di mia madre, mi è stata recapitata una raccomandata arrivata dai legali di mia sorella, dove mi veniva intimato di versare la differenza che mancava per il pagamento della retta, in quanto mia madre percepiva una pensione di 1200 euro e la casa ne chiedeva 1500. Ora mi chiedo ma dal 1979 al 2010 mia madre non è riuscita a mettersi via nulla per la sua vecchiaia? e quì arriva il bello, quando mia madre è andata a vivere da mia sorella nel 1979, gli ho consegnato 3.000.000 di lire dell’epoca in contanti prelevati dal mio conto corrente, parliamo del 1979. Nel 1991 a mia madre gli è stata assegnata una pensione di invalidità al 100% dichiarando che era affetta da progressiva demenza mentale e motoria … tengo a precisare che mia madre nel 1991 aveva 73 anni ed era in piena salute sia mentale che fisica, tra l’altro ora a 92 anni è ancora in piena salute mentale, fisica non più. Quello che voglio dire è che questa pensione di invalidità gli è stata assegnata socuramente sfruttando le conoscenze di mia sorella che ha lavorato come aiuto farmacista per 30 anni, non è possibile che gli sia stata data l’invalidità al 100% con lo stato sia fisico che mentale di mia madre a 73 anni, credo che quà si possa ravvisare una truffa bella e buona ai danni dello stato e purtroppo credo anche avendo sfruttato l’ingenuità di mia madre. Ora posso dire che con la pensione di invalidità dal 1991 ad oggi ed in più la pensione di anzianità di mia madre che stà percependo da 30 anni a questa parte, come mai mia madre non ha più un soldo messo via per la sua vecchiaia? Adesso arriva la parte migliore, allora io ho una registrazione audio fatta tra me stesso e mia madre, dove mia madre afferma con chiarezza (sia vocale che mentale) che i soldi dal 1979 ad oggi sono sempre stati dati a mia sorella per mantenerla, ok !! tutto chiaro fino a quà? ma un’anziana di 92 anni dal momento che è andata a vievere da mia sorella, ed aveva 61 anni !! può aver consumato 250.000 euro del suo introito finanziario dal 1979 al 2010 ? visto che i soldi sono sempre stati dati a mia sorella ? credo che mia sorella se li sia mangiati o messi da qualche altra parte questi soldi. Ora arrivo alla domanda, scusate per la lungaggine ma era doveroso per spiegare bene la situazione; allora vorrei sapere se posso intraprendere un’azione legale verso mia sorella, per aver derubato l’intero patrimionio di mia madre, visto che mia sorella afferma di non aver più nessun soldo di mia madre messo via, dice di averli tutti spesi per mia madre, ma vi pare possibile ? poi vorrei sapere se è possibile intraprendere un’azione legale per aver fatto retribuire una pensione di invalidità al 100% a mia madre, quando mia madre era in piena salute (ovviamente nelle registrazione si sente benissimo mia madre che dice di essere rimasta più volte da sola in casa negli ultimi anni, andava a prendere aria sulla terrazza di casa sua, da sola !!) fisica e mentale, ovviamente mia madre è stata raggirata da mia sorella per questa pensione e dal tipo di invalidità doveva sempre essere seguita da qualcuno e così non era … testimoniato da mia madre nella registrazione audio ed anche da altri testimoni oculari, vicini di casa di mia sorella. Ed in fine volevo chiedere se posso usare la registrazione (anche perchè senza di quella non avrei nulla per appigliarmi) fatta tra me e mia madre che ovviamente non ho divulgato da nessuna parte, ce l’ho solamente io e la vorrei usare per tutelarmi in sede legale o penale. Scusate per la lungaggine ma chiedo veramente un aiuto prima di procedere, grazie e buona serata. (Carlo, via posta elettronica)
Le domande che fai sono tante e Ti dico sin da ora che non avrai alcuna risposta certa: in questo blog ci limitiamo – come detto più volte – a fornire consigli di carattere generale e non a trovare soluzioni al singolo caso concreto.
Fatta questa doverosa premessa, cerco di fare un po’ di chiarezza.
In merito alla pensione di Tua mamma, mi sento in dovere di dirTi che probabilmente la stessa ha contribuito alle spese di casa della figlia: essendo sua ospite si sarà sentita in dovere – come d’altronde ritengo sia giusto – di contribuire alle spese di casa.
Tu dovresTi dimostrare che Tua mamma è stata in qualche modo derubata da Tua sorella, cosa che da quello che racconti, mi sembra molto difficile.
Se è stata Tua mamma che ha liberamente deciso di aiutare Tua sorella, Tu non puoi far nulla in quanto il denaro è suo e ne poteva – e può – disporre liberamente. Eventualmente, una volta che Tua mamma non ci sarà più, potrai valutare se ci sono gli estremi di un’azione di riduzione dell’eredità nei confronti di Tua sorella.
Per quanto riguarda la pensione di invalidità, forse è il caso – se proprio vuoi andare avanti – che prima fai valutare Tua mamma (a Tue spese) da un medico legale per verificare che la stessa sia davvero invalida al 100%. Non credo, benchè non sia un medico, che per avere una invalidità del 100% una persona non si debba muovere dal letto e non possa essere lucida.
Il mio consiglio, ora come ora, è di verificare accuratamente tutte le accuse che lanci nel Tuo lungo sfogo. Una volta fatto ciò si potrà decidere se e come procedere.
Sfratto o disdetta?
Buongiorno, In un contratto di locazione commerciale dove viene specificato che in caso di due mesi di non pagamento dell’affitto il proprietario procede allo sfratto, con il rimborso di quanto dovuto maggiorato degli interessi. Vorrei sapere se in questo caso al proprietario spettano solo i mesi non pagati oppure tutte le mensilità fino ad arrivare ai sei mesi della disdetta. Grazie mille
C’è un po’ di confusione nella domanda.
Se è stato dato lo sfratto allora non c’è disdetta e il conduttore dovrà pagare tutti i canoni impagati. Se è stata data disdetta (che nelle locazioni commerciali prevede un preavviso di 12 mesi) le mensilità del preavviso vanno senz’altro pagate.
Locazione e strada privata da sistemare
ho affittato una casa con strada privata sterrata che appartiene a piu’ padroni.adesso che nevica la strada è totalmente impraticabile e per potermi muovere per andare al lavoro le ho provate tutte:catene(ne ho rotte due paia!), gomme da neve, trattore sgombra neve, copertura strada con ghiaia e sale(abbiamo lo scarico fognario che butta direttamente sulla strada producendo una lastra di ghiaccio spessa 3 cm.). Tutto questo a spese mie per una cifra di oltre 600 euro, perchè siamo gli unici residenti. Queste spese toccano me o il padrone di casa? Quando gli ho chiesto di intervenire mi ha riso in faccia.
La riparazione della strada è un’opera di manutenzione straordinaria, ragion per cui spetta senz’altro al proprietario provvedere. Bisognerebbe che sul contratto ci fosse scritto il contrario ma anche in questo caso la giurisprudenza (almeno buona parte) afferma che non può essere peggiorata la posizione del conduttore rispetto alla legge per quanto riguarda le spese di manutenzione.
Infatti la Legge 27-07-1978, n. 392 all’ Art. 9 – Oneri accessori, dispone: “Sono interamente a carico del conduttore, salvo patto contrario, le spese relative al servizio di pulizia, al funzionamento e all’ordinaria manutenzione dell’ascensore, alla fornitura dell’acqua, dell’energia elettrica, del riscaldamento e del condizionamento dell’aria, allo spurgo dei pozzi neri e delle latrine, nonché alla fornitura di altri servizi comuni.”
L’espressione “salvo patto contrario” infatti è da intendersi nel senso che il contratto può prevedere solo un migliormaneto per il conduttore rispetto alla legge e non anche un peggioramento. Tuttavia la giurisprudenza non è unanime al riguardo.
Il problema semmai è un altro. Se in effetti la strada serve più proprietari occorre che questi si mettano d’accordo sulle spese che vanno affrontate in comune
La durata del giallo
Buongiorno a tutti, ho recentemente avuto udienza da un giudice di pace per una contravvenzione per passaggio con il rosso. Stando alle informazioni in mio possesso la legge non stabilisce un minimo di durata del giallo ma questo è gestito in modo autonomo dai comuni. In udienza ho appreso che al contrario di quanto potessi ritenere esiste un documento (circolare, decreto…. )che stabilisce una durata minima del giallo a 3 secondi… ho ovviamente chiesto di visionare questo documento ma stranamente non era stato messo agli atti. Di conseguenza la mia domanda è questa, esiste veramente una legge che stabilisce la durata minima del giallo? dove la posso trovare? Immagino che sia una norma recente visto la sentenza di vignola (lik preso sempre dal vostro blog). Grazie
La legge non stabilisce esplicitamente una durata minima per il semaforo giallo. Ufficialmente perchè le dimensioni dell’incrocio non sono mai uguali e la durata del giallo deve essere rapportata al tratto di strada da attraversare per liberare l’incrocio. Poi, magari, in realtà la mancanza di una normativa ad hoc è voluta per spennare i poveri automobilisti.
Detto questo, qualora capiti una contravvenzione per attraversamento col rosso occorre chiedere alla polizia municipale tutte le foto scattate, soprattutto quella al momento del passaggio dell’auto con l’intersezione dell’incrocio. Se in quel momento il semaforo è ancora giallo è più facile dimostrare la propria ragione.
In realtà basterebbe poco: una bella norma che conceda come utile per l’attraversamento dell’incrocio tutta la durata del giallo, nel senso che se l’auto “incrocia” la perpendicolare del semaforo quando questo è ancora giallo l’attraversamento dovrebbe sempre essere considerato regolare. Anche se il completamento della manovra avviene con la luce rossa.
Locazione ad un’associazione culturale: si puo’ chiedere l’avviamento?
Salve, sono il presidente di un’associazione culturale che sta per prendere in affitto un locale per le attività dell’associazione,tra cui anche la somministrazione di alimenti e bevande per i soci.I locali in questione sono accatastati come deposito commerciale; vorrei capire se il contratto di locazione può considerarsi di carattere commerciale, avendo quindi obblighi e diritti di questo tipo di contratto. Per esempio,in caso di recesso unilaterale da parte del locatore, abbiamo diritto alle 18 mensilità previste in questo caso per i contratti commerciali?? Grazie mille.
La risposta si trova nell’art. 42 della legge 392 del 1978: “(Destinazione degli immobili a particolari attività) I contratti di locazione e sublocazione di immobili urbani adibiti ad attività ricreative, assistenziali, culturali e scolastiche, nonchè a sede di partiti o di sindacati, e quelli stipulati dallo Stato o da altri enti pubblici territoriali in qualità di conduttori, hanno la durata di cui al primo comma dell’articolo 27. A tali contratti si applicano le disposizioni degli articoli 32 e 41, nonchè le disposizioni processuali di cui al titolo I capo III, ed il preavviso per il rilascio di cui all’articolo 28“.
In sostanza la risposta è affermativa in parte se la Vostra è effettivamente un’associazione senza scopo di lucro. Nel qual caso, ad esempio, la durata del contratto di locazione non potrà essere inferiore ai 6 anni con rinnovo tacito per altri 6.
Tuttavia d’altra parte, mancando la caratteristica tipica della commercialità (lo scopo di lucro per intenderci) non risulta invece applicabile l’art. 34 della medesima legge, appunto l’indennità per la perdita dell’avviamento.
quando il proprio legale diventa il miglior nemico
E’ dal 2007 che ho dato mandato ad un legale per una causa di lavoro (insieme ad altri due colleghi).Ci sono stati chiesti circa 1.000 euro a testa per l’apertura degli atti,ma fino ad oggi si è andato avanti solo a chiacchiere,c’è stato un solo incontro con l’avvocato della controparte,davanti alla commissione della camera del lavoro,per la riconciliazione (su tre volte che siamo stati convocati,loro si sono presentati una sola volta). Abbiamo insistito più volte con il nostro legale di lasciar perdere le trattative di riconciliazione (perchè tanto non ci sarebbe stato nulla da fare con certa gente)e di aprire direttamente gli “atti” per affrontare una causa vera e propria davanti ad un giudice.Il nostro legale ci ha comunicato una data (il 26 novembre 2009),nella quale si sarebbe svolta un’udienza davanti ad un giudice,in tribunale,per l’ennesima riconciliazione…ma la data è poi saltata(non ne ricordo il motivo).Ci è stata comunicata un’altra data(dopo tanto nostro insistere)il 10 febbraio 2010.Ma circa una settimana prima di questa data,ci è stato comunicato (a voce…tutte le comunicazioni con il legale si sono svolte a voce)che il giudice aveva rimandato la nostra,ed altre cause,per il troppo onere di lavoro.Ci ha infine comunicato la data del 16 febbraio 2010,ma il giorno prima di questa data un mio collega riceve una telefonata dal legale,il quale lo informava che non ci sarebbe stata nessuna udienza per via di uno sciopero dei “cobas” del tribunale.Il mio collega ha risposto che sarebbe andato comunque in tribunale a verificare.Il 16 mattina eravamo lì tutti e tre,ed abbiamo appurato subito che non c’era nessuno sciopero.Ci siamo fatti coraggio e siamo entrati in un’aula chiedendo informazioni ad un giudice che era lì,spiegandogli che avevamo una causa fissata per quel giorno, a tale ora con il giudice taldeitali.Lei (il giudice che avevamo davanti era una donna)ha controllato su una lista di nomi quello del collega che le avevamo appena fornito,ma ci assicurava che non c’era nessun giudice taldeitali.Però poteva controllare sul PC se per quel giorno ci fosse stata un’udienza con i nostri nomi,o quello della controparte.Dopo aver controllato più volte (digitando sia i nostri nomi che quello della controparte)ci assicurava che non c’era nessuna udienza iscritta a nome nostro,e che non c’era nesun giudice con il nome da noi fornitole.
Abbiamo dunque domandato come ci potevamo,e come ci dovevamo comportare nei confronti del nostro legale,perchè era chiaro che a quel punto ci aveva mentito (dandoci una falsa data,ed un falso nominativo)…e lei,gentilissima,ci ha prima indirizzato all’ordine degli avvocati,per fare un esposto,e come seconda opzione ci ha detto di parlarne apertamente con il nostro legale,per chiarire la situazione.
Appena fuori dal tribunale lo abbiamo contattato telefonicamente,dicendogli che eravamo lì e che non c’era nessuno sciopero,che non c’era nessun giudice con il nome da lui fornitoci e che non c’era nessuna causa con i nostri nomi,lui si è difeso dicendo che avevamo sbagliato sezione e che i dati che ci aveva dato erano giusti…abbiamo risposto che noi eravamo ancora lì,e che avevamo ricontrollato tutti i dati che lui ci aveva fornito,e che lo stavamo aspettando.Alchè,ci ha detto di raggiungerlo in studio,così avremmo chiarito la faccenda.Gli abbiamo risposto che non volevamo più vederlo,perchè fino ad ora ci aveva solo preso in giro,e che un magistrato ci aveva consigliato di rivolgerci all’ordine degli avvocati per un eventuale denuncia e che gli avremmo tolto il mandato,affidandolo ad un altro legale.Nel pomeriggio uno dei miei due colleghi lo ha fatto chiamare telefonicamente da un suo zio,che è “generale della guardia di finanza” (o qualcosa del genere),anche perchè quando gli abbiamo dato i 1.000 euro,non ci ha rilasciato nessuna fattura,e li ha voluti in contanti.Terminata la telefonata dello zio,il mio collega lo ha chiamato dicendogli che avrebbe voluto indietro la documentazione che gli avevamo fornito e i soldi che gli erano stati dati per l’apertura degli “atti”,mai avvenuta.Il legale rispondeva che per quanto riguardava la documentazione del mio collega non ci sarebbero stati problemi,ma per quel che riguardava me e l’altro collega ce la potevamo anche scordare,e che ci aveva denunciato per “minacce”.(dubito che sia vero!!!)Comunque sia,la domanda è questa…. qual’è l’atteggiamento da assumere nei confronti di questa persona quando ci presenterà la parcella,tenuto conto dei soldi che gli abbiamo anticipato,del fatto che non abbiamo ricevuto una fattura e di tutte le vicissitudini a cui siamo andati incontro a causa sua?(giornate di lavoro perse,tempo sprecato inutilmente ecc.ecc.)E poi,come possiamo fare per vedere se effettivamente gli “atti” sono stati aperti?
Ti consiglio di rivolgerti ad un nuvo legale, spiegargli la situazione, valutare con lui i fatti, vedere se c’è o meno un procedimento aperto in Tribunale a nome tuo e dei tuoi colleghi. In base a ciò potrai con i tuoi colleghi ed il vostro nuovo legale di fiducia fare un esposto all’ordine degli avvocati contro il vostro ex-legale e qualora ne ricorressero i presupposti fare causa allo stesso per il risarcimento degli eventuali danni patiti.








