Descrizione

«Quarantasette pagine che non deludono in nessun rigo, perché il segreto è l’immedesimazione; chiunque può trovare una corrispondenza emotiva con la principessa triste che è alla ricerca dell’amore, con la bambina che non si sente compresa, con il bambino che instaura un forte legame con un uomo anziano, che ha il cuore di un fanciullo». (Carmen Laruccia, il Corriere delle Puglie)

«9 storie mai raccontate è un libro che si legge velocemente, ma che non stanca, perché le le storie raccontate sono originali e nascono da alcune trovate piuttosto interessanti, inoltre hanno in loro messaggi che si rifanno ad esperienze che più o meno tutti i lettori hanno fatto. Inoltre i messaggi proposti sono tanto utili per i bambini che devono apprendere, che per gli adulti che hanno bisogno di riflettere». (Luca V. Calcagno, Elzeviro.net)

«Il filo conduttore che lega le storie, diverse fra loro, è l’amore nelle sue varie forme. I protagonisti sono quasi tutti bambini che impareranno dalla vita e dalle difficoltà che essa comporta ad amare in modo sincero. Quel pizzico di magia che vien fuori in ogni storia è quasi sempre legato ad un gesto di vero amore che supera i limiti della realtà» (warlandia.it)

In questo ebook, il lettore troverà 9 fiabe, più un racconto finale «a sorpresa», scritte sia per divertire i bambini che per far riflettere gli adulti, con elementi contenutistici e narrativi piuttosto originali e mai scontati. Nelle varie vicende, trapela il gusto dell’autore per le trame che prendono pieghe sempre diverse dal consueto e che, se devono condurre ad un lieto fine, lo fanno sempre per sentieri tortuosi e mai diretti. Vengono affrontati anche temi importanti, solitamente poco presenti nella letteratura per bambini, come l’elaborazione del lutto, ma in termini semplici e originali al tempo stesso, comunque fruibili a tutti. Una lettura veloce e leggera, ma destinata a lasciare il segno.

Di seguito la prima favola in anteprima gratuita.


Il soffione d’oro

In un regno lontano lontano, abitava una principessa che si chiamava Isoke. La principessa era triste, perchè viveva sola. Cinque anni prima si era innamorata di un uomo chiamato Abasi, ma il papà di Isoke le aveva detto: «Non sarai mai felice con lui, perchè è un uomo povero, quindi devi lasciarlo». E Isoke, ubbidendo a suo padre, lo aveva mandato via. Un giorno Isoke stava facendo una passeggiata nei prati intorno a casa, per alleviare un po’ la sua malinconia, quando trovò un soffione fatto tutto d’oro. Anche i singoli semi erano d’oro, dondolavano e brillavano sotto al sole. Così lo colse e lo portò a casa, tenendoci una mano davanti perchè i petali non volassero via. Il papà di Isoke fece vedere il soffione al suo consigliere, Akisa, che disse: «Il soffione d’oro cresce nei prati delle donne sole perchè possano trovare il vero amore. Esso è composto esattamente di quaranta semi. Devi soffiarlo e affidare i semi al vento: colui che ti riporterà il quarantesimo seme sarà l’uomo che dovrai sposare».

Così il papà di Isoke fece comunicare a tutti gli abitanti del regno che il giorno dopo la principessa avrebbe disperso i petali del soffione dal balcone del palazzo e che chi avrebbe riportato il quarantesimo ed ultimo seme avrebbe avuto la mano di sua figlia.

Il mattino dopo, la principessa Isoke si affacciò al balcone del palazzo, tenendo in mano il soffione d’oro. Sotto c’era una grande folla, sia di curiosi che di pretendenti. Isoke soffiò sul fiore, che iniziò a disperdere tutti i suoi semi. Proprio in quel momento, si alzò un grande vento che travolse tutti i petali e li sparse per tutto il regno, con grande delusione della folla e della stessa Isoke, che avrebbe tanto voluto risolvere la faccenda il giorno stesso. Dopo qualche tempo, iniziarono ad arrivare, da ogni parte del paese, uomini che riportavano un seme d’oro, sperando di avere l’ultimo. Isoke guardava ognuno di quei pretendenti e ogni volta era contenta che quello di turno non fosse l’ultimo. A poco a poco, il soffione d’oro era quasi ricomposto. Quando fu ritornato anche il trentanovesimo seme, Isoke era tutta eccitata perchè pensava «Ora ci siamo, tra poco finalmente arriverà quello che diventerà mio marito». Invece, dopo il penultimo petalo, per cinque lunghi anni non si presentò più nessun pretendente.

Isoke aveva perso quasi tutte le sue speranze, quando arrivò un messaggero che annunciò che il giorno dopo sarebbe arrivato un uomo con il quarantesimo petalo. La principessa era di nuovo tutta contenta e l’indomani indossò il suo abito migliore per accogliere il suo sposo. Si sistemò nella stanza più bella e diede istruzioni ai suoi servitori affinchè l’uomo vi fosse condotto. Ad un certo punto, Isoke sentì bussare alla porta. Piena di emozione, Isoke disse «Avanti». Entrò un uomo, era Abasi. Isoke fu felicissima di vederlo e disse «Amore mio, allora sei tu. Lo sapevo che avevo fatto male a mandarti via e che eri tu l’uomo della mia vita. Ora finalmente potremo stare insieme per sempre.». Ma Abasi rispose: «Mi dispiace, Isoke, io non sono venuto per sposarti, ma solo per farti un regalo. Tieni, non voglio il tuo seme. Sono povero, ma l’oro non mi interessa, nè mi interessa più diventare il tuo sposo». Poi continuò: «Quando deludi una persona, uccidi te stesso dentro di lei. Se rompi un uovo, non lo puoi più rimettere insieme. Così se disperdi un soffione nel vento, non lo potrai mai più ricomporre». Isoke capì che aveva spezzato il cuore di Abasi e che non avrebbe più potuto far nulla, perchè certe cose, come diceva Abasi, una volta rotte non si rimettono più insieme. E capì anche che questo era il vero insegnamento del soffione d’oro: cogliere le occasioni finché si può, altrimenti si perdono come i petali di un fiore nel vento. La principessa allora disse: «Abasi, sono stata una stupida e ho rovinato sia la mia che la tua vita. Potremmo restare almeno amici?» Abasi accettò di buon grado e, dopo quel giorno, Isoke trascorse molte ore insieme ad Abasi, divisa tra la gioia per quello che aveva ritrovato e il rimpianto di ciò che aveva perso per sempre.

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