Compenso a percentuale o sul risultato.

Compenso a percentuale

Il compenso a percentuale o sul risultato, conosciuto un tempo anche come patto di quota lite, si ha quando il compenso dell’avvocato per il suo lavoro è determinato in ragione di una percentuale relativa a quanto ricavato dal suo assistito, oppure in relazione ad un risultato conseguito, a differenza di quanto avviene con i diversi sistemi di tariffazione flat o a tempo.

È previsto oggigiorno dall’art. 13, comma 3°, della legge 31 dicembre 2012, n. 247, sull’ordinamento della professione di avvocato. Deve essere pattuito necessariamente per iscritto, in base all’art. 2233, comma 3°, cod. civ. secondo cui «sono nulli, se non redatti in forma scritta, i patti conclusi tra gli avvocati … con i loro clienti che stabiliscono i compensi professionali».

Facciamo un esempio per chiarezza.

La società Alfa si rivolge al legale Tizio per recuperare un credito di 3.000 euro concordando un compenso a percentuale del 10% oltre accessori di legge. Se il credito viene recuperato, a Tizio spetteranno, per l’opera svolta, 300 euro, oltre accessori di legge, mentre il resto andrà alla società Alfa.

Il compenso a percentuale può prevedere, a seconda degli accordi tra cliente e avvocato, un versamento unico iniziale o meno, e quasi sempre comporta l’obbligo per il cliente di anticipare o rimborsare le spese documentate che ha sostenuto il professionista che, se non fossero rimborsate, verrebbero ad intaccare il compenso.

È importante capire un paio di cose fondamentali riguardo a questo sistema tariffario.

1) L’accettazione di un lavoro da parte del nostro studio (ma anche, a mio giudizio, di tutti gli altri) con compenso a percentuale comporta una valutazione preventiva da parte nostra della bontà e del fondamento della pretesa azionata, per cui assolutamente non tutte le posizioni sono tariffabili in questo modo, ma ci riserviamo di giudicare caso per caso, insieme alla parte assistita, se e come si può procedere. Questo va detto perché ogni tanto capitano persone che vorrebbero affidarci iniziative assolutamente improponibili, credendo di allettarci con una divisione «a metà del ricavato»: purtroppo la metà di niente, o anche di più, è sempre niente. La cosa migliore è parlarne insieme tranquillamente e vedere se si può fare o meno.

2) La tariffazione a percentuale permette all’utente di non anticipare nessuna spesa, o quasi, ed infatti serve per lo più a consentire anche a chi è privo di mezzi economici di potersi permettere un avvocato per tutelarsi, ma bisogna capire bene che non così di rado la «fetta» che rimarrà al legale al termine della pratica sarà maggiore di quella che sarebbe stata se si fosse scelto un altro regime tariffario, ad esempio a tempo. Questo è un aspetto che il cliente deve capire bene, per valutare di conseguenza. L’avvocato, assumendo un caso a percentuale, si assume il rischio di lavorare gratis, magari per mesi o spesso per anni, e lo fa solo per dare una possibilità a chi non ne avrebbe altrimenti, ragione per cui in caso di risultato positivo è giusto che sia compensato maggiormente.

Alcuni settori si prestano particolarmente bene all’utilizzo del sistema del compenso a percentuale: i sinistri stradali, i recuperi crediti e la responsabilità civile in generale e medica in particolare.

Per i sinistri stradali e la responsabilità medica (malpractice), collaboriamo con uno studio medico legale che, nei casi in cui siamo disposti ad assumere il caso con compenso a percentuale, ugualmente assume il caso con lo stesso sistema, in modo che verso il cliente sia praticato sempre lo stesso sistema tariffario, che gli consente di poter tutelare la sua posizione senza affrontare esborsi ingenti.

In generale, inoltre, il compenso a percentuale è più agevolmente praticabile nella fase stragiudiziale delle vertenze, mentre in quella giudiziale (cioè quando la cosa viene portata in tribunale) è molto più difficoltoso e ha anche meno senso, sia per la lunghezza, che per i costi fissi non trascurabili che ci sono in questi casi.

Con riguardo alla fase giudiziale, un aspetto importante da sottolineare è che la pattuizione di un compenso a percentuale non elimina affatto il rischio, per la parte, di venire condannata al rimborso delle spese avversarie in caso di sconfitta nella causa. L’accordo, insomma, che una parte fa col proprio avvocato sulla determinazione dei compensi non vincola certamente il giudice che, nel dare torto a quella parte, può sempre condannarla alle spese. Da questo punto di vista, l’unica forma di protezione rimane quella della assicurazione di tutela giudiziaria.

Un punto problematico di questo sistema di tariffazione riguarda l’interruzione del mandato, per revoca o rinuncia, come spiego meglio in questo altro post che consiglio di leggere con attenzione.

Per chiederci un preventivo, con un sistema di compenso a percentuale o con altri sistemi tariffari, compilate questo modulo.

Comments

  1. Un saluto.
    A proposito di "quote lite": ma dal punto di vista deontologico la quota lite è deprecata?

    • Sì certo, infatti si parla di compenso determinato in percentuale. Anche se la differenza, chiara a livello concettuale, nella pratica in molti casi è destinata a perdersi.

      Praticamente, si vorrebbe, per ragioni etiche, che l’avvocato non prendesse mai, come compenso, una «parte» di quanto ha contribuito a recuperare, ma lo si ammette, per praticità e perché così facendo si viene effettivamente incontro alle esigenze di molti utenti (che diversamente non saprebbero come fare per potersi permettere un avvocato), a determinare il suo compenso in percentuale.

      Per cui, se oggetto dell’incarico, è, poniamo, recuperare un credito di 10.000€, che differenza fa se i 1.000€ che l’avvocato deve prendere, perché avvocato e cliente hanno pattuito un compenso del 10% del recuperato, vengono determinati come quota dei 10.000 o come percentuale degli stessi? Il cliente sempre 1.000€ deve pagare all’avvocato, per lui non cambia nulla prenderli dai 10.000 che ha appena recuperato o da quelli che ha depositati in banca…

      Più che una regola deontologia, è una pignoleria, una pruderie della classe forense, un residuo della vecchia concezione che aborriva la quota lite, rimasto senza una vera motivazione come a volte succede. Alla fine, l’avvocato e il cliente fanno la stessa cosa, solo danno all’operazione un nome e un inquadramento diversi.

      Pura ipocrisia priva di qualsiasi valore, se vuoi la mia opinione. Purtroppo anche il nuovo codice deontologico, approvato poco fa, ripercorre questa direzione.

      • Però la norma deontologica parla di compenso a percentuale sul valore dell’affare, non del recuperato. Premesso che sono contrario a detta norma, nell’esempio concreto di cui sopra il cliente dovrebbe pagare mille euro anche se fossero recuperati duemila. L’unica via d’uscita è quella del palmario, a mio avviso.

        • Sì, sul valore dell’affare, perché non è mai una quota del recuperato, ma solo un parametro per determinare la misura del compenso.

          • Alessandro says:

            I criteri enunciati dall’art. 13 comma 3) della legge 247/2012 indicano soltanto UN MANIERA CON CUI COMUNICARE con il cliente, non di certo reintroducono il patto di quota lite né tanto meno derogano le tariffe introdotte dal DM 55/201.
            Pertanto il legale potrà liberamente pattuire con il cliente un compenso a forfet, a percentuale a tempo o come meglio gli pare però la responsabilità che le somme che si desumono da quanto sopra siano PROPORZIONATE ALL’ATTIVITA’ SVOLTA e COMPATIBILI CON I TARIFFARI FORENSI è responsabilità esclusiva dell’avvocato, altrimenti ditemi voi chi si atterrebbe ai tariffari, che impongono dei limiti, se esistesse una norma che permette di ignorarli?

            • Mah, se un sistema tariffario completamente diverso non è una deroga non so cosa lo possa essere. Piuttosto, c’è da dire che il cliente con il compenso a percentuale spende di più che se pagasse coi parametri o probabilmente anche a tempo, questo va ben chiarito al cliente. Per quanto riguarda la proporzione col lavoro svolto, io credo che sul punto sia la legge che il codice deontologico siano sbagliati perché la percentuale va commisurata anche all’alea che si è assunto il legale, di lavorare per niente, e non solo al lavoro svolto in concreto. È grazie alla disponibilità all’assunzione di quel rischio che molta gente può trovare un avvocato, gente che altrimenti rimarrebbe priva di qualsiasi difensore. Che poi è lo scopo del compenso a percentuale.

  2. angelo cristofari says:

    Ho promosso un risarcimento legge Pinto per un procedimento, in cui sono risultato vincente, durato 12 anni; ora mi attendo un giusto risarcimento. La quota spettante al mio avvocato non viene stabilita dal Tribunale e pagata a parte ? E liquidata a parte ? Se la risposta e' positiva sono obbligato ad integrare questo importo ??
    Grazie per una Vs. sollecita risposta .

    • Se non avete stipulato patti particolari, il compenso dovuto al tuo legale si determina in base al «vecchio» sistema delle tariffe professionali su cui puoi trovare molte informazioni facendo una ricerca all'interno del blog. Attenzione che, come pure potrai vedere leggendo i vecchi post del blog, il compenso spettante al tuo avvocato non è quello previsto dal giudice in sentenza e posto a carico della controparte, nel tuo caso il Ministero di Giustizia, sono due cose diverse il rapporto interno che hai con il tuo legale e quello che il giudice ritiene giusto ti venga rimborsato.

      • Ma non è la parte soccombente a doversi far carico di tutte le spese legali ?
        Faccio un esempio
        Ammesso che io debba recuperare per assurdo solo 10€ e la causa ne costasse 1000€ che sono ben disposto ad anticipare al mio legale, alla fine quando il giudice mi darà ragione non dovrà porre a carico della parte soccombente le spese legali da me anticipate pari a 1000€ e invece riconoscermi il credito che mi spetta, che come ho detto è per assurdo solo 10€ ?

        Se così non fosse, vorrebbe dire che la legge tutela solo chi deve recuperare importi di una certa consistenza, facendo si che invece chi viene derubato di piccole somme sia costretto a rinunciare in quanto dovrebbe pagare l’avvocato praticamente 2 volte, una di tasca propria e l’altra indirettamente con le spese che vengono invece riconosciute dal giudice a carico della parte soccombente

        Grazie per le delucidazioni

  3. maria debora ortolo says:

    come si fa per avere una consulenza da vicino per un patto quota lite

  4. da molti anni mia zia ha in tutela i miei 2 zii disabili che percepiscono la pensione e l’accompagniamento.poco tempo fà uno dei miei zii e deceduto premetto che non hanno figli ,volevo sapere se mia mamma ha diritto a una parte dei soldi in quando e una delle sorelle viventi.grazie.

    • Dovrebbe, sì. Ovviamente, bisognerebbe conoscere molto più in dettaglio il caso concreto, ad esempio «in tutela» significa che c’era una vera e propria tutela / curatela o solo una prestazione di assistenza? C’era un testamento considerabile valido? La situazione va ricostruita in modo completo, diciamo che potrebbe avere diritto poi dipende da come sono andate le cose…

  5. Federica says:

    Ciao Tiziano..un nuovo cliente mi ha proposto una cosa del genere per recuperare dei crediti risalenti ad anni prima…il fatto è che non intendeva corrispondermi un fondo spese, neanche minimo (sarei partita con delle diffide).
    Poi come si quantifica la percentuale?
    se è troppo alta ti possono fare pure un esposto, ho letto da qualche parte…
    Io non ho accettato l’incarico. Mi è sembrato veramente assurdo sostenere io i costi iniziali, con il rischio concreto poi di non vedere alcunchè…Ma ti pare??
    Federica

    • Gli utenti in genere sono generosissimi quando si tratta di condividere problemi enormi e viceversa. Il compenso a percentuale non serve per questo, va capito bene e praticato solo nei casi in cui conviene *sia* al cliente *sia* all’avvocato, è come fare una società non si può partire con una società dove uno fa tutto il lavoro per uno scopo difficilissimo da conseguire e l’altro sta a guardare…

  6. Luigi Paganelli says:

    Temo che questo parere sia insufficiente.
    L’idea “chiave” del patto di quota-lite é che nemmeno l’avvocato prende alcunché se non porta a casa fisicamente i denari al cliente.
    Ma questo tipo di accordo non è consentito, sicché resterebbe solo l’ipotesi in cui sia determinato un compenso a percentuale non sul risultato utile, bensì solo su quanto ottenuto in condanna, il che mi parrebbe una bella frode verso il cliente.

    • La frode credo che sia solo nella tua testa, comunque grazie per il contributo e benvenuto nel blog.

    • Alessandro says:

      Nessuna frode, il patto di quota lite, o accordo a percentuale sull’affare, in Italia è giustamente regolamentato e soprattutto limitato AD ESCLUSIVA TUTELA DEGLI ASSISTITI, in quanto, come si può facilmente evincere dalle varie sentenze del CNF e della Cassazione che si sono susseguite negli ultimi anni e per ultima quella della Cassazione a Sezioni Unite 25012/14, i ricorrenti di dette vicende erano persone sprovvedute e addirittura pesantemente invalide alle quali è stato proposto, dal legale che doveva assisterle, un patto di quota lite fortemente lesivo dei loro interessi approfittando della loro situazione di incapacità.

      Ciò che voglio dire è che un patto di quota lite completamente libero indurrebbe molti avvocati a violare non il codice deontologico, ma il codice etico morale, approfittando di persone sprovvedute, che invece dovrebbero essere tutelate.

      Ben venga invece il compenso parametrato in percentuale sull’affare che da un lato da la possibilità a chi non è abbiente di ingaggiare un legale e dall’altro riconosce un compenso ragionevolmente più alto dei tariffari al legale, ma sempre equo e proporzionato come già ribadito.

      E’ certo che quanto detto sopra si traduce comunque e praticamente nella corresponsione della parcella a risultato raggiunto e che invece in caso di insuccesso, pur rimanendo fermo il diritto dell’avvocato di escutere le somme pattuite dal suo assistito, se questi è indigente non sarà in grado di pagare nulla.
      Vorrà dire che l’avvocato ha malamente valutato la situazione, avviando un azione legale che credeva di vincere, ma che poi si è rivelata fallimentare e che se voleva invece avere la sicurezza di essere pagato, nei limiti del tariffario, doveva assistere chi era in grado di far fronte alle spese mano mano.

  7. Giuseppe says:

    Vorrei sapere la percentuale che chiede un avvocato x un risarcimento di 150,000 (centocinquanta mila€) DA PREMETTERE CHE LAVORA GRATIS FINO ALLA FINE GRAZIE

    • Non ci sono percentuali di riferimento, si valuta insieme caso per caso in base alle circostanze e soprattutto al rischio concreto di lavorare per anni per niente, che può essere più o meno alto.

  8. Giuseppe says:

    Avv la ringrazio x avermi risposto però le faccio una domanda è normale che un avvocato su un danno mi chiede il 40% x poi scendere al 30?

  9. Scrivo da legale: onestamente non mi è chiaro un concetto: la percentuale che posso richiedere ad un cliente va parametrata alla domanda o al risultato (dice il codice deontologico di cui il cliente potrà giovarsi) che otterrà l’assistito alla fine? Perseguendo la prima strada (cioè sul valore nominale stimato) si correrebbe il rischio che il cliente possa assumere un’obbligazione di pagamento nei miei confronti troppo onerosa (pensiamo che la domanda venga proposta per ottenere il pagamento di Euro 10.000,00 con una percentuale riconosciuta al legale del 10% e poi il recuperato sia di 5.000,00. A quel punto il cliente si troverebbe ingiustamente a dover pagare il 20% anziché il 10%). La seconda via, quindi ragionando sull’effettivo recuperato porterebbe senz’altro a trovare un equilibrio sempre costante tra il Cliente edi legale ( 10% di quanto essettivamente ottenuto, perseguendo il ragionamento di cui sopra). Confido un una Vs. risposta

    • Guarda, secondo la disciplina vigente, sia civilistica che deontologica, se non mi sbaglio, il compenso va parametrato al lavoro da svolgere, quindi né alla domanda né al risultato. Il che è un assurdo e dimostra che il legislatore italiano non ha capito niente di questo istituto, la cui ratio è quella di consentire ai non abbienti di avere assistenza legale qualificata. In realtà il contenuto economico del compenso a percentuale fa riferimento all’alea circa il conseguimento del risultato ed infatti le percentuali tendono a salire man mano che cresce il rischio di non portare a casa niente. Il compenso parametrato al lavoro è un assurdo, perché se si dovesse guardare il lavoro si potrebbero tranquillamente usare le altre forme di tariffazione, solo che molta gente non può permettersi la tariffazione oraria perché non ha liquidità. Per altro verso, un legale che lavora ad esempio cinque anni gratuitamente con il rischio di non prendere nulla è giusto, secondo me, che prenda anche il 50% (o, in alcuni casi, anche di più) del risultato finale, solo per il rischio che si è assunto, dando assistenza ad una persona che ne sarebbe altrimenti rimasta priva, a prescindere dal lavoro effettivamente versato, che peraltro è sempre poi difficilmente quantificabile… Per me, in Italia con il compenso a percentuale dobbiamo ancora fare molta strada. La colpa è anche di una forte resistenza culturale, che io giudico demenziale perché l’istituto è utile sia alle persone che agli avvocati.

      • Ecco, invece quello che volevo capire è, atteso che il contratto lo stipulo in un caso sottopostomi dove è incerto an e quantum posso concordare una percentuale sul valore del risultato raggiunto e non sul valore della domanda secondo Te?

      • L’articolo 45 del codice deontologico prevede che l’avvocato possa pattuire il compenso, parametrandolo al perseguimento ed al raggiungimento dell’obiettivo determinato con il cliente.

        ART. 45 – Accordi sulla definizione del compenso.

        E’ consentito all’avvocato pattuire con il cliente compensi parametrati al raggiungimento degli obiettivi perseguiti, fermo il divieto dell’articolo 1261 c.c. e sempre che i compensi siano proporzionati all’attività svolta, fermo il principio disposto dall’art. 2233 del Codice civile.

        L’articolo 45 del codice deontologico rinvia all’articolo 2233 del codice civile. Leggiamo il terzo comma della suddetta norma del codice civile.

        Art. 2233 del codice civile. Compenso.

        Il compenso, se non è convenuto dalle parti e non può essere determinato secondo le tariffe o gli usi, è determinato dal giudice.
        In ogni caso la misura del compenso deve essere adeguata all’importanza dell’opera e al decoro della professione.
        Sono nulli, se non redatti in forma scritta, i patti conclusi tra gli avvocati ed i praticanti abilitati con i loro clienti che stabiliscono i compensi professionali.

  10. e se parliamo di una somma di denaro……?

    • In quel caso la distinzione, tanto cara al nostro legislatore, è destinata a sfumare del tutto, nella pratica, anche se a livello concettuale rimane. Sono assurdità, ma almeno de iure condito è così.

  11. salve volevo sapere ho sentito dire, che Monti mise la legge che l’avvocato come onorari in una causa non può avere più del cliente e vero?????

  12. Maria Isabella Argentino says:

    Buongiorno, mia figlia a maggio 2015 è caduta nel bagno della scuola in seguito ad una perdita di acqua dal termosifone (anche se sia gli operatori sia il comune di Torino ne erano a conoscenza, nessuno ha messo il bagno in sicurezza) cosi mia figlia non accorgendosi che il pavimento del bagno era allagato cade riportando una brutta distorsione con conseguente ingessatura per 10 giorni poi altri 10 giorni di prognosi e arriviamo a settembre che il medico legale ci richiede di sottoporla ad ecografia caviglia destra ed il riscontro è stato “tendini e legamenti ancora infiammati”. Preciso che è stata sporta anche denuncia dai carabinieri contro scuola e comune di Torino perché consapevoli dei pericoli che esistono all’interno della scuola. Tutt’oggi non ho avuto ancora nessun riscontro anche se la pratica è in mano di avvocato.
    Secondo Voi come dovrei comportarmi adesso? Grazie e buona giornata.

  13. Nadia Nola says:

    Domanda su una causa ereditaria come legataria di testamento il mio avocato non mi specifica la percentuale a suo favore io dovendo avere 29000€cosa mi devo aspettare di spese?

  14. Giuseppina says:

    Sono in causa da oltre 4 anni x degli interventi andati male ho messo avvocato dopo varie sentenze il ct non mi ha riconosciuto il danno solo in parte praticamente solo un intervento oggi la sentenza definitiva lo sgomento in poche parole mi ha risarcito una parte cioè 17000euro senza tenere conto dei danni morali psicologici .il problema e che il mio legale non avendo preso nulla in questi anni ha messo giù le spese in pratica 7500 ma scusi e mai possibile..?lei aveva detto che avrebbe preso solo2500 infatti 1500 già anticipati e 1000 a fine sentenza e invece scusi in questo caso prende una percentuale del 70%prende più lei che io mi aiuti a darmi una risposta sono sconvolta grazie

    • Mi dispiace per la tua vicenda, purtroppo per poter valutare la congruità del compenso richiesto da un legale bisogna esaminare il fascicolo del procedimento e vedere quali attività sono state compiute. Proprio per evitare questo, in casi come il tuo si ricorre al compenso a percentuale che è più chiaro o a forme di tariffazione flat, in mancanza delle quali si applicano tuttavia i parametri forensi che possono benissimo prevedere un compenso di questa misura per un procedimento durato oltre 4 anni, restando comunque inteso che andrebbe verificato in concreto.

  15. Salve mi padre è proprietario di un fondo che gli è stato espropriato anni fa ed ha sottoscritto un accordo, se così lo si può chiamare, nel quale l’avvocato percepisce una percentuale di quanto gli farà incassare la quale è ancorata al risultato ottenuto, oltre a ciò lo stesso avvocato si è fatto liquidare anche 4000€ con un assegno.

    Il problema però è che questo avvocato ha scritto questa lettera/accordo come se essa fosse stata redatta da mio padre e diretta a lui, come se praticamente fosse stato mio padre a redigere e offrirgli questo accordo comprensivo dei 4000€ di cui sopra, e l’avvocato lo ha sottoscritto per accettazione.

    Ora francamente non capisco per quale motivo questo legale abbia fatto ciò, non poteva semplicemente redigere un patto di quota lite ?

    Cosa si cela dietro questa strana forma con cui è stata redatta questa lettera?

  16. Salve ho vinto una csusa per danno con risarcimento finale di 475000€ senza alcun accordo fatto prima l avvocato mi ha chiesto 80000 € di parcella mi pare esagerato…..la causa si è svolta in 15 anni per 2 gradi di giudizio.io ho messo15000 circa di tasca mia.appello rigettato in cassazione. Vi sembra una richiesta onesta?

    • Non saprei, però per valori così alti e una durata così ampia ci può anche stare. Per verificarlo in concreto, bisognerebbe esaminare tutto il fascicolo. Non so se possa valerne la pena, onestamente.

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  2. […] quanto dovuto. Per quanto riguarda il discorso della percentuale, penso che si riferisca al patto di quota lite per il quale si tratta di vedere se esistono le condizioni, ma trattandosi di un sinistro direi […]

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