Tariffazione a tempo.

Il vortice delle ore.

Il sistema a tempo come opzione tariffaria di default. *

La tariffazione a tempo, o ad ore, è quella più utilizzata, specialmente per le vertenze che si trovano ancora in fase stragiudiziale, in cui si cerca con un approccio negoziale di raggiungere un accordo che eviti il ricorso al tribunale, o in una situazione «fluida» e ancora incerta, come ad esempio un procedimento penale in sede di indagini preliminari.

Questo sistema tariffario rappresenta comunque la base, o l’opzione di default, quello che si applica quando non è stata effettuata la scelta di un altro sistema, come ad esempio quello flat o a percentuale.

Vediamo quindi come funziona.

Come funziona in concreto la tariffazione a tempo. *

Con questo sistema di tariffazione, il nostro studio addebita un certo ammontare per ogni ora di lavoro impiegata sul caso, solitamente 100€ (più accessori di legge) per ogni ora, più naturalmente il rimborso delle spese documentate.

Più in particolare, funziona così.

Il cliente acquista un blocco o «ricarica» di 5 ore, la prima volta all’inizio dell’incarico e successivamente man mano che le ore vengono lavorate e «consumate».

Una volta lavorate le prime 5 ore, il cliente rimane libero di decidere se vuole acquistarne altre 5, allo stesso importo, a diverso importo, optare per un regime tariffario diverso, rivalutare la collaborazione e così via.

Il compenso orario non è infatti vincolato a rimanere fisso, ma può essere sempre rinegoziato, sia per richiesta del professionista che del cliente, sulla base della maggiore o minore difficoltà del lavoro che si è verificata svolgendolo: se il professionista propone un aumento, ovviamente il cliente non è tenuto ad accettarlo e viceversa.

Naturalmente, il costo pattuito rimane fermo: se l’avvocato titolare dell’incarico decide di svolgerlo insieme ad altri professionisti dello studio, come accade abbastanza spesso per ragioni di qualità e approfondimento del servizio di assistenza e consulenza, il costo naturalmente rimane sempre quello concordato, senza alcuna maggiorazione.

Il sistema di tariffazione a tempo può, in alcuni casi, essere combinato con un compenso a percentuale per il professionista in caso di esito positivo dell’incarico, naturalmente da concordare volta per volta con il cliente.

Per quali pratiche è più indicato. *

Il vantaggio del sistema di tariffazione a tempo risiede nel fatto che il cliente tiene sempre sotto controllo sia la spesa sia il lavoro del professionista, che, dal canto suo, è stimolato a lavorare sul caso nei più svariati modi possibili.

Ci sono, inoltre, incarichi che molto difficilmente possono essere tariffati con la flat, come ad esempio le trattative o negoziazioni che ci sono spesso da fare prima, durante o dopo essere andati in giudizio, in qualsiasi ambito, familiare o commerciale o privato.

Si tratta di attività preziosa, dove il professionista, se si impegna cercando di raggiungere davvero il risultato sperato dal cliente, o comunque un buon risultato per lui, è giusto che sia ben ricompensato, anche se, dal momento che si tratta sempre di knowledge work, quindi lavoro «impalpabile», che non si vede, è difficile da quantificare, pur richiedendo molto tempo, cura ed attenzione.

Ci sono, inoltre, incarichi che, se tariffati con la flat, verrebbero a costare al cliente di più che se tariffati a tempo. Pensiamo ad esempio ad un processo penale in stato di indagini preliminari, che magari finisce dopo alcuni anni con la archiviazione per intervenuta prescrizione. Con un contratto di tipo flat, il cliente verrebbe a pagare una somma fissa ogni anno a fronte di un lavoro davvero minimo del professionista, mentre con una tariffazione a tempo pagherebbe una somma, di molto minore, paragonata al lavoro effettivo svolto dal professionista.

Come fa il cliente a controllare come sono state «spese» le sue ore? *

Di solito non ce n’è bisogno, nel senso che il cliente «vede» o «sente» direttamente il lavoro fatto dal professionista.

Molto spesso, infatti, si tratta di redigere lettere o altre comunicazioni scritte (tipicamente email) che il cliente riceve in copia. Altre volte si tratta di telefonate, o al cliente stesso o ad altri professionisti, ma di cui l’avvocato renderà conto comunque al cliente, tramite mail o telefonata.

Per questi motivi, di solito quando l’avvocato conferma che ha esaurito, ad esempio, le prime 5 ore acquistate, il cliente sa già che è così.

Attenzione, spetta anche al cliente gestire le ore di attenzione del suo avvocato già acquistate e pagate, nel senso che ci sono a volte cose che si può scegliere di non fare, per farne piuttosto altre ritenute più utili per la coltivazione della pratica.

Perché fare, ad esempio, un incontro di due ore in studio da un legale avversario quando quel che c’è da dire si può mettere in una lettera che richiede 20 minuti per la sua redazione? Qui deve essere il legale ad avvertire il cliente volta per volta, facendogli sempre presente che ogni tempo che si dedica a fare una cosa rappresenta un onere.

Per qualsiasi chiarimento, naturalmente potete lasciare un commento.

Comments

  1. Lei , avvocato Solignani, mi sembra una persona chiara ma, soprattutto , di buon senso.Bravo !

  2. contratto comodato solo con art.1803, avuto copia contratto solo dopo 18 anni tramite legale, tale contratto Comodato nemmeno mai registrato e di cui non potevo sapere.
    Parcella avvocato 250,00€ pagati niente da eccepire.
    A Marzo 2014 mi sono rivolto ad un’ altro legale portando tutti i documenti:Movimenti bancari dove si evince che ogni 3 mesi ritiravo con modulo di sportello 1.000,00€ per affitto, contratto comodato art.1803 mai registrato dal proprietario e registrazione da me effettuata a Gennaio 2014 a casa mia e mai divulgata dove la proprietaria parla espressamente che i soldi che gli davo erano in nero.
    L’ avvocato mi ha fatto presente che avevo tutte le carte in regola e che mi avrebbe fatto riavere in parte i soldi pagati in tutti questi anni essendo stati pagati in nero.
    Il mio legale ha fatto presente al loro legale che lei ha tutte le prove per poterli citare in giudizio anche andando contro la difesa della proprietaria.
    Dopodiché a Settembre 2015 è cambiato tutto a mio sfavore.
    Non ha concluso niente di tutto questo, anzi mi sono sentito cornuto e mazziato, nel senso che mi sembra di essere stato venduto dal mio legale.
    Riguardo quello che dico ho come prova tutte le mail di conversazione tra me e il mio avvocato, inoltre non mi ha mai fin dall’ inizio detto o fatto un preventivo di quanto poteva essere la sua parcella con tutto che sin dall’ inizio io gli avevo chiesto di quanto era la sua parcella, lei mi disse poi vediamo dopo i risultati.
    Mi ha mandato la prima parcella di 400,00€ a fine Aprile 2015 e seconda parcella a Settembre 2015 di 291,00€ per fine assistenza.
    Chiedo cortesemente a Lei se tutto questo è giusto?
    Vorrei denunciare il mio Avvocato per quello che è avvenuto.
    Lei cosa mi consiglia? visto che non so più cosa fare?
    Attendo cortesemente una sua risposta.
    Grazie
    Pasqualino

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