Ho sempre desiderato fare l'avvocato, tanto che al mio terzo compleanno i miei genitori mi regalarono un cavillo a dondolo. Possiedo il raro talento di salutare parenti e amici inesistenti dentro ad una folla e sono bravissimo soprattutto a letto, dove posso dormire per ore senza interruzioni. Sul lavoro, ho sviluppato capacità invidiabili, che mi rendono in grado di lavorare in team composti da perfetti idioti e sono assolutamente incorruttibile, a condizione che non mi venga tuttavia offerto un piatto di tortellini.
Nel tempo libero, coltivo la mia passione per gli euro: la sera, dopo mangiato, mi metto davanti alla televisione, prendo qualche banconota e la stiro col ferro caldo.
Mi piace molto anche leggere, l'ultimo libro che mi sono concesso sono state le istruzioni dell'antibiotico per i miei figli: avvincenti, piene di suspense e pericoli nascosti e, soprattutto, interattive.
Ho anche delle idee per riformare il nostro traballante sistema giudiziario: se andassi al governo, costringerei gli avvocati a mimare i contenuti delle difese, vietando loro completamente l'uso del linguaggio. In questo modo, i processi si assesterebbero su tempi di valore europeo.
Il mio motto è sempre stato e sempre sarà: «non andate da un altro avvocato a farvi derubare, provate prima da me»

