Non sprecare un sorriso, non sprecare un pianto…

Cerchi segni della presenza del divino, quando in realtà esso é tutto intorno a te. Così facendo, rimandi la domanda fondamentale: chi vuoi essere?

«”Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire”, dice un adagio popolare. Ma “chi non vuol sentire” rimane comunque infinitamente responsabile di ciò che ignora volutamente. Dio riempie la nostra vita di delicatezze, ma noi ci comportiamo come quei figli adolescenti costantemente insoddisfatti. Qualunque cosa risulta sempre fraintesa o piccola per poterci soddisfare davvero. Ci diciamo che davanti a un grande segno certamente cambieremmo la rotta della nostra vita e ci decideremmo a vivere meglio. Ma la verità è un’altra. La verità è che noi non vogliamo veramente un cambiamento, e ogni provocazione che Dio lancia nella nostra vita risulta quasi sempre sprecata. Sono le provocazioni delle gioie che ci accadono ma molto spesso anche dei dolori. Sprechiamo sorrisi e pianti e non ci accorgiamo di quanto invece siano significativi. Ecco perché Gesù nel Vangelo di oggi usa parole dure: “Allora si mise a rimproverare le città nelle quali era avvenuta la maggior parte dei suoi prodigi, perché non si erano convertite”. Convertirsi è una faccenda seria. La conversione non riguarda ciò che facciamo ma chi vogliamo essere. Quando Dio ci chiede di convertirci è come se stesse chiedendo a ciascuno di noi: “chi vuoi essere?”. Non convertirsi equivale quindi a non rispondere a questa domanda e a lasciarla alle circostanze, alla convenienza, alle cose che ci accadono. Cioè significa non essere liberi.»

(Luigi Maria Epicoco)

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