Felicità: servono le qualità dell’essere.

A volte, fai mille cose – serate, amori, bevute, viaggi, sesso, sport, ecc. – solo per dare la prova a te stesso che la tua vita é piena e, di conseguenza (é un contorto sillogismo), hai la felicità.

Ma la felicità non si possiede, é solo una qualità vibratoria dell’essere, non dipende tanto da quel che si fa o da come si vive, é più una questione di connessione e di ascolto, soprattutto interiori, e di consapevolezza dell’impermanenza del resto.

Allora ti ritrovi che hai tutto per essere felice, tranne la felicità. Quella, stranamente, non c’è. Eppure sei libero, puoi fare e fai quello che vuoi, nella tua vita ci sono quasi tutte le cose che desideri…

Già, le cose.

Non saranno, al contrario, le cose che ci distraggono dal cammino? Non sarà la comodità della vita contemporanea, alla quale siamo attaccati istericamente, anche perché – ci viene detto sin da quando siamo bambini – molte persone sono addirittura morte per darci questo stile di vita?

A volte pensiamo a quei santi martiri del diritto di voto, della libertà d’impresa, della lotta al blocco comunista, dei diritti civili e della liberazione sessuale e quasi ci dispiace non avere oggi l’occasione di essere come loro.

Già, perché questo è il punto: in una vita quasi totalmente
anestetizzata, quand’è che abbiamo l’occasione di dimostrare – e, di conseguenza, capire – chi siamo davvero?

Loro sono morti per qualcosa, qualsiasi cosa sia poi diventata questa cosa, mentre noi sembriamo vivere per niente.

Ecco perché oggi entrare in una Chiesa anche solo a raccogliersi 5 minuti, o addirittura meditare, é diventato così difficile.

E perché siamo dei giganti nel lavoro, ma dei veri e propri nani nelle relazioni.

A proposito, non è che le cose stiano così perché ci hanno educato e cresciuto come schiavi, bravissimi a svolgere compiti, di qualsiasi genere, e non come uomini liberi, dotati di qualità dell’essere, in grado ad esempio di accorgerci subito se la persona accanto a noi sta male e immediatamente desiderosi di provvedere?

Il problema è proprio che il lavoro, dove siamo dei giganti, non offre la felicità. Offre solo il piacere di qualche accumulo di denaro. Ma quando il mucchio é tanto e vedi che la tua vita é sempre quella, capisci che la vera felicità la fa la qualità delle relazioni.

Nelle relazioni, però, sei un nano, sulle spalle di altri nani, perché anche i tuoi genitori, i tuoi nonni, ti hanno cresciuto così, con l’ossessione del lavoro.

Mai nessun bambino ha potuto rispondere, alla classica domanda «cosa vuoi diventare da grande?», con: «una persona empatica» o «un bravo coniuge» o «un bravo genitore» – eppure é esattamente di questo che ci sarebbe bisogno oggigiorno.

Questo ha molto a che fare con la tua sostanziale infelicità, nonostante la farcitura di cose che c’è nella tua vita.

Vuoi fare qualche seduta di counseling?

Ti posso aiutare a sviluppare quelle qualità dell’essere che sono indispensabili per vivere bene, che avrebbero dovuto insegnare a scuola, a te e a tutti, ma che hanno preferito omettere per spiegarti i logaritmi.

Ma i logaritmi non faranno felice né te né tutti quelli che ti stanno intorno.

Scegli tu: pillola blu o pillola rossa?

Pillola blu o pillola rossa?

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2 commenti su “Felicità: servono le qualità dell’essere.”

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