Galaxy Buds cuffie true wireless: anche no.

Le Galaxy Buds di Samsung sono come una donna bellissima,
intelligentissima, sofisticata, simpatica, divertente, esuberante, ma senza la figa.

Questa è la mia recensione, continua a leggere se vuoi sapere di più sul perché:

a) non devi neanche pensarci a comprarle;

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Le Buds mi sono arrivate oggi in regalo per la promozione Galaxy, per cui chi acquista un telefono della serie (io ho preso il Note 10 plus) appunto le riceve in omaggio.

Sono un oggetto molto bello, di design, sia la custodia, molto miniaturizzata, sia le cuffie.

Le cuffie si ricaricano tramite la custodia, la quale a sua volta si ricarica o tramite cavo USB tipo C, oppure senza fili, appoggiando la custodia su un caricatore appunto wireless. Addirittura, la custodia, in caso di emergenza, può essere ricaricata anche appoggiandola sul Note e attivando la ricarica di altri dispositivi, cosa utile quando si è fuori, le cuffie sono scariche, ma il cellulare dispone ancora di una buona carica.

I comandi delle cuffie sono touch, a differenza di quelli disponibili sulle Bose Soundsport Free Wireless, le cuffie che utilizzo da circa un anno e che al momento mi sento di raccomandare, ma che dispongono di tasti fisici, sicuramente meno comodi di quelli touch, anche se utilizzabili abbastanza bene dopo averci fatto un minimo l’abitudine.

I comandi touch consentono di mettere in pausa, andare alla canzone successiva, oppure a quella precedente, attivare l’assistente vocale e altro. Il touchpad può anche essere bloccato, in particolari situazioni per impedire che possa venire attivato impropriamente. Sfruttando la pressione prolungata, si possono usare anche per alzare / abbassare il volume, una funzione abbastanza centrale, a mio giudizio, per delle cuffie (che però, come ho già detto, sembrano occuparsi di tutto tranne che del sound e dell’ascolto della musica…), ad esempio configurando la cuffia destra per alzare il volume con pressione prolungata e la sinistra per abbassarlo, sempre con pressione prolungata. Ovviamente se si fa questo, cosa a mio giudizio abbastanza indispensabile, si perdono le altre funzionalità, bisogna insomma scegliere cosa collegare ai vari tipi di «tocco» disponibili del touch pad: tocco breve singolo, doppio, triplo e tocco prolungato destro e sinistro.

C’è da dire che questa limitazione potrebbe essere superata usando un altro wearable come ad esempio Amazfit Bip e programmandone il relativo bottone, con applicazioni come Amazfit Tools e Automagic – su un altro versante, ad esempio, sono riuscito a usare una
configurazione del genere per fare partire dei timer quando mi alleno in palestra. Ma questo esula dal post di oggi.

Per fare funzionare le Buds bisogna installare l’apposita applicazione di Samsung, Wear, concepita per tutti gli indossabili della casa. L’abbinamento ha funzionato nel mio caso in modo molto semplice, preciso e veloce. Nella applicazione si definiscono quelle
impostazioni di cui ho parlato prima del touchpad oltre ad altri aspetti. C’è pure un equalizzatore software, come per tutte le cuffie con le quali non si sente bene…

Per quanto concerne la portabilità, le cuffie sono molto piccole e comodissime. Una volta indossate, non sembra di avere niente nelle orecchie, devo dire che sono molto più comode delle Bose che, almeno a me, un po’ di fastidio lo danno dentro alle orecchie. Sono così ridotte di dimensioni, che probabilmente, anche se non ho ancora provato, si possono usare bene anche sotto a un casco da moto, cosa che invece si può fare solo con una certa difficoltà con le Bose, tanto che spesso rinuncio a farlo. I tasti touch aumentano il comfort di queste piccole cuffiette, perché si possono azionare i comandi senza dover «spingere» sulle orecchie come invece é necessario fare con altre cuffie che dispongono di tasti fisici che devono essere premuti e non solo toccati – in questi ultimi casi, meglio stringere l’intero auricolare con due dita, una per tenerlo fermo e l’altra per premere.

Insomma, le Buds hanno davvero tutto: sono comode, leggerissime, belle da vedere, comode da comandare, ben ingegnerizzate, miniaturizzate, gestite da apposita app.

Che cosa manca allora? Come ti ho già detto, il loro problema é che suonano di merda.

Colpisce proprio la estrema cura con cui sono state realizzate sotto ogni aspetto da un lato per poi finire dall’altro per restituire un suono piatto, metallico, senza personalità, come solo un paio di cuffie con fili di infima qualità di vent’anni fa potevano offrire. Pme è un no secco. Mi stupisco anzi di come un prodotto del genere, che fa tutto eccezionalmente bene, tranne proprio la sua funzione di base, possa essere sul mercato, ma forse considerando Samsung, che può permettersi di vendere telefoni che esplodono senza fallire, tutto può trovare una spiegazione.

Se ami la musica, odierai le Buds. Forse potrai usarle come auricolari per telefonare, io in questo non ho ancora avuto occasione di provarle, le ho provate esclusivamente per la musica e mi hanno fatto solo venire voglia di bestemmiare.

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About Tiziano Solignani

L'uomo che sussurrava ai cavilli... Cassazionista, iscritto all'ordine di Modena dal 1997. Mediatore familiare. Counselor. Autore, tra l'altro, di «Guida alla separazione e al divorzio», «Come dirsi addio», «9 storie mai raccontate», «Io non avrò mai paura di te». Se volete migliorare le vostre vite, seguitelo su facebook, twitter e nei suoi gruppi. Se volete acquistare un'ora (o più) della sua attenzione sui vostri problemi, potete farlo da qui.

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