Mentalizzazione: il principale ostacolo alla felicità.

Qui a Modena c’è un detto di profonda saggezza: «piú studiano, più diventano ignoranti».

É una considerazione talmente esatta da sembrare quasi una delle svariate leggi dell’anima messe a fuoco dall’uomo nel corso dei secoli, specialmente con il contributo dei più evoluti.

Significa che lo studio, l’applicazione nell’intelletto, determina mentalizzazione: il centro della vita di una persona, la sua angolazione, il punto di vista da cui guarda gli altri e il resto del mondo «sale» dal cuore alla testa, perde gli infiniti cardiaci e si va a incastrare nelle gabbie della mente.

La persona mentalizzata – a star bassi, il 90% di chi vive oggigiorno – perde la compassione, la capacità di perdonare, la gratitudine, la contentezza e la consapevolezza del momento presente, per guadagnare il giudizio, che é un processo altamente tossico per l’anima.

«Il Signore conosce i pensieri dell’uomo: non sono che un soffio

(Salmo 94, 11)

Questa è l’«ignoranza» degli studiati: gente che va in alto, entra nel mondo astratto della mente, diventa brava a progettare e a lavorare, ma perde la capacità di percepire lo stato d’animo di chi le si trova di fronte, pone come obiettivo di fare quel che «é giusto», anche se questo fa sanguinare l’anima, la loro e quella di coloro che gli stanno intorno.

É il paradigma inverso a quello dettato dal maestro Yeshua: sacrifici, non misericordia.

Un tempo le persone così erano poche, ma oggi, con il benessere generalizzato e l’accesso all’istruzione disponibile a tutti, impostato solo sulla mente e non su anima e corpo, che invece sarebbero molto più importanti, più del 90% delle persone sono così, mentalizzate.

Questa è una delle cause principali di sofferenza e insoddisfazione per l’uomo che vive oggi in Occidente.

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