«Le scintille giungono dalla sorgente stessa …

«Le scintille giungono dalla sorgente stessa della luce e sono formate da un chiarore purissimo, così dicono le leggende più antiche. Quando deve nascere un Essere umano, una scintilla comincia a cadere. Dapprima vola attraverso le tenebre dello spazio cosmico, poi attraverso le galassie e infine, prima di cadere qui, sulla Terra, sbatte, poveretta, contro le orbite dei pianeti. Ognuno di questi sporca la scintilla con delle Caratteristiche, ed essa si oscura e si affievolisce. Dapprima Plutone traccia la cornice di questo
esperimento cosmico e rivela i suoi principi fondamentali: la vita è un evento momentaneo dopo il quale sopraggiunge la morte, che un giorno permetterà alla scintilla di trarsi fuori dalla trappola; non c’è altra via d’uscita. La vita è una specie di poligono sperimentale, molto esigente. Da quel momento conterà tutto quello che fai, ogni pensiero e ogni azione, non per essere in seguito punito o premiato, ma perché sono i pensieri e le azioni che costruiscono il tuo mondo. È così che agisce questa macchina. Poi, cadendo, la scintilla attraversa la fascia di Nettuno e si perde nei suoi vapori nebulosi. Nettuno le dà per consolazione tutte le illusioni, la memoria onirica
dell’uscita, i sogni di volo, la fantasia, le droghe e i libri. Urano la fornisce della capacità di ribellarsi, che da allora in poi sarà la prova della memoria del luogo d’origine della scintilla. Quando la scintilla oltrepassa gli anelli di Saturno, appare chiaro che lì in basso l’attende la prigione. Il campo di lavoro, l’ospedale, le regole e i moduli, il corpo malato, la malattia mortale, la morte della persona amata. Ma Giove le offre la consolazione, la dignità e l’ottimismo, un bellissimo regalo: in-qualche-modo-si-andrà-avanti. Marte di suo aggiunge la forza e l’aggressività, serviranno di sicuro. Volando vicino al Sole, la scintilla resta accecata, dell’antica vasta coscienza le rimane unicamente un piccolo, striminzito Io diviso dal resto, e sarà così per sempre. Me lo immagino così: un essere monco, mutilato, con le ali staccate. Una mosca torturata da bambini crudeli; chi lo sa come farà a resistere nel Buio. Sia lode alle Dee che a quel punto c’è Venere sulla strada della Caduta. La scintilla riceve da lei il dono dell’amore, della compassione più pura, l’unica che possa salvare lei e le altre scintille; grazie ai doni di Venere potranno sostenersi e congiungersi. Poco prima della Caduta si accosta ancora a un piccolo, strano pianeta che ricorda un Coniglio ipnotizzato, non ruota intorno al proprio asse ma si muove rapidamente, l’occhio fisso al Sole: è Mercurio. Questi le dà il linguaggio, la capacità di comunicare. Incrociando la Luna, riceve qualcosa di assolutamente inafferrabile, l’anima. Solo allora cade sulla Terra e si veste immediatamente di un corpo. Umano, animale o vegetale. È così che stanno le cose.»

Olga Tokarczuk – Guida il tuo carro sulle ossa dei morti

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