fomentare i clienti è facilissimo

«Se mi guardo indietro, e considero i miei ormai venticinque anni di professione forense, vedo con estrema chiarezza che il mio valore come avvocato, come professionista e come uomo non sta nelle causa vinte, magari qualche rara volta anche brillantemente, nelle vertenze composte e transatte, ma in tutti quei casi in cui, contro il mio stesso interesse di legale, che come tale guadagna dello sviluppo del contenzioso, ho consigliato ai miei assistiti di fermarsi e trovare una soluzione alternativa all’instaurazione di un giudizio che li avrebbe danneggiati.
Se siamo d’accordo su questo, allora c’è da vedere insieme un altro aspetto, col quale ti porto davvero al cuore del problema.
Il punto è che, come diceva Carlo Dossi, «a molti non mancano che i denari per essere onesti».
Il punto dunque è questo: come possono essere incentivati all’onestà e all’integrità gli avvocati che non hanno, ad esempio, abbastanza denaro per pagare la cassa forense e devono farselo prestare dai propri genitori, pena la chiusura della loro attività?
Che cosa pensi che siano indotti a fare – parlo, ovviamente, di tendenza generale, fatta salva la coscienza di ognuno, ma è ovvio che un sistema non può poggiare solo sulla responsabilità individuale – quegli avvocati che non vedono un cliente da un mese, quando gliene capita uno con una causa fornita di basi legali scarse e poco adeguate per essere sostenuta in giudizio?
Sconsigliare il cliente o, al contrario, incoraggiarlo e farsi dare subito un fondo spese?
Va considerato, peraltro, che fomentare un cliente, che arriva già stremato da anni di discussioni e incollerito, è facilissimo…»

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