Mi fanno appello: che cosa può succedere?

ho vinto una causa di lavoro con un risarcimento di circa €40000 ed adesso l’azienda è andata in appello. Se dovessi vincere anche in appello mi spetterebbe un ulteriore risarcimento oppure confermerebbe i €40000?

L’appello è una forma di impugnazione che comporta l’investitura, in capo al giudice di secondo grado, che nel tuo caso immagino sia la sezione lavoro della corte d’appello del capoluogo, di tutta la materia già decisa in primo grado, nell’ambito dei motivi di impugnazione avanzati dalle parti.

Questo significa che la causa può essere decisa in modo anche completamente diverso da quanto avvenuto nel grado precedente di giudizio.

Il giudice di appello, insomma, non è in alcun modo vincolato da quanto deciso dal giudice precedente e può tanto confermare integralmente la sentenza precedente, quanto modificarla in parte, quanto cambiarla in ogni suo singolo aspetto.

In sostanza, con questo sistema del doppio grado di giudizio, la causa viene «ri-decisa».

Il giudizio di appello di solito avviene «in vitro», cioè sulla base di un fascicolo già cristallizzato, già chiuso, senza che possano essere acquisiti nuovi documenti nè tantomeno dar corso all’acquisizione di prove, come magari avvenuto in primo grado. Ben difficilmente in sede di appello, ad esempio, vengono sentiti testimoni o ammessi nuovi documenti, se avrebbero potuto essere prodotti nel grado precedente.

A volte, ho visto ammettere CTU, ma molto raramente.

Dunque, se tu dovessi vincere l’appello, la somma quantificata dal primo giudice a titolo di risarcimento potrebbe essere confermata, ridotta, aumentata, a seconda della discrezionalità del giudice di secondo grado.

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5 commenti su “Mi fanno appello: che cosa può succedere?”

  1. La ringrazio per la risposta e l’attenzione che mi ha dedicato. I miei migliori auguri di buon Natale e buone feste

  2. La ringrazio per la risposta. Aggiungo un ulteriore elemento: la giudice ha anche scritto che la testimonianza resa dai miei 2 figli è contraddittoria, ma senza spiegare il perché di questa motivazione. Ma la versione dei miei figli Le posso assicurare che non è stata assolutamente contraddittoria. Il punto è (che non essendo stata presente alle udienze) che diversi passaggi gli sono sfuggiti, ed ecco perché il mio legale dice che ci sono buone possibilità di ribaltarla in appello. La giudice, a suo dire, doveva motivare il perché i miei testi sono in contraddizione e questo non è avvenuto. Volevo, gentilmente, anche un Suo pensiero/parere su quest’ultima mia argomentazione. Grazie ancora, e cordialissimi saluti. Omar

    1. Non cambia niente, il quadro resta di base quello che ti ho già detto, sono alcuni elementi che assommati ti consentono di sostenere un appello, senza alcuna garanzia di risultato tuttavia…

  3. Egr. Avvocato Solignani buongiorno.
    Non so se questa è la sezione giusta ma ci provo. Chiedevo, cortesemente, in merito a una causa persa in primo giudizio e stavo valutando per l’eventuale ricorso proposto dal mio legale, ma mi permangono dei dubbi. La causa l’ho persa per via di un teste che si è praticamente inventato un fatto mai accaduto, e siccome quel teste mi aveva precedentemente chiamato a giudizio in altra causa, che io poi con lui ho vinto, il mio legale dice che per quel motivo il giudice non avrebbe potuto credere alla sua versione/testimonianza perché inattendibile per ovvi motivi; cioè se mi ha citato in tribunale per un altro contenzioso è chiaro (secondo il mio avv. che lui testimoni contro di me) e lui durante la deposizione lo ammette anche. Quindi, sempre a dire del mio legale, che la sua testimonianza contro di me è palesemente “forzata”, “falsa”, e tendenziosa a colpirmi, crearmi un pregiudizio. Chiedevo alla Sua attenzione se può essere così, anche se logicamente non conoscendo bene il mio caso non può esprimersi con certezza, ma vada per approssimazione sperando che mi sia spiegato bene. Quello che io chiedo è se effettivamente il teste può avere un interesse personale nel crearmi un danno, e tenga conto che l’ho anche diffidato, diverse volte, per irregolarità da lui commesse. Tutte queste argomentazioni al giudice erano state fatte presente, con tanto di nero su bianco, pure la conclusione della sua causa persa a mio favore, ma non ha tenuto conto. C’è da dire che il giudice (donna) che ha sentenziato, NON È MAI STATO presente a nessuna udienza, perché in gravidanza, si è presentata in pratica solo alla sentenza. E tutto questo per il mio legale potrebbe essere un altro segnale per ricorrere. Grazie per l’eventuale risposta e cordiali saluti.

    1. L’appello ci può stare sicuramente, purtroppo non hai nessuna garanzia che il risultato venga cambiato. Diciamo che questi che hai elencato sono motivi interessanti per impugnare, ma comunque non hai mai nessuna certezza.

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