le armi ad aria compressa vanno denunciate?

Il mese scorso mi affacciai alla finestra della mia abitazione per mandar via un gruppo di balordi in quanto davano fastidio. Poi presi una mazza da scopa e loro scapparono dicendo che io li avevo minacciati con un fucile. Vorrei sapere legalmente come va a finire perche io ho denunciato il padre di questa ragazza per calunnia e diffamazione. Premetto che sono possessore di un fucile ad aria compressa ma è completamente rotto e inutilizzabile da 3-4 anni.  Il pm può sequestrarmi il mio fucile? come si concluderanno i procedimenti dove io sono indagato e persona offesa? 

La presentazione di una querela o una denuncia comporta l’apertura di un procedimento penale. Nel tuo caso, se è stata sporta querela nei tuoi confronti, o tu hai sporto denuncia-querela per calunnia e diffamazione, sono stati aperti due procedimenti penali che ti vedono come indagato in uno e come persona offesa nell’altro. Il Pubblico Ministero incaricato nei due procedimenti dovrà svolgere le indagini ai fine di raccogliere elementi di prova a tuo carico e anche a tuo favore al fine poi di valutare se tutti essi sono idonei a sostenere un’accusa in giudizio o archiviare il procedimento.

In ogni modo, ti consiglio di recarti presso la Procura della Repubblica presso il Tribunale del luogo in cui si sono svolti in fatti, per fare una istanza ai sensi dell’articolo 335 del codice di procedura penale per avere tutte le informazioni in merito ai procedimenti che ti vedono coinvolto come indagato e come persona offesa. Sulla base delle informazioni ottenute, valuterai, se lo riterrai opportuno, unitamente al tuo  avvocato di fiducia, la linea difensiva più appropriata. In caso di presenza di testimoni, a tuo favore, per esempio, il tuo difensore potrebbe svolgere  delle indagini difensive, ossia convocare i testi nel proprio studio, al fine di raccogliere le dichiarazioni  sui fatti verificatisi il giorno in questione e che possono esserti utili ai fini della difesa e/o a fondamento della tua domanda avanzata con denuncia-querela.

Tu poi  riferisci che possiedi un fucile ad aria compressa.

La detenzione di armi di questo tipo, meglio individuate nell’art. 1 del decreto 362/2001 che di seguito riporto: “Art. 1  Le armi ad aria o a gas compressi, sia lunghe che corte, i cui proiettili sono dotati di un’energia cinetica, misurata all’origine, non superiore a 7,5 joule, sono armi con modesta capacita’ offensiva non assimilate alle armi comuni da sparo.2. Le armi di cui al comma 1 possono utilizzare esclusivamente il funzionamento semiautomatico od a ripetizione semplice ordinaria e sono destinate al lancio di pallini inerti non idonei a contenere o trasportare altre sostanze o materiali” ai sensi  dell’art.8 del suddetto decreto, non e’ sottoposta all’obbligo di denuncia previsto dall’articolo 38 del regio decreto n. 773/1931 codice sicurezza). Per tali armi non si applicano, più,  i limiti alla detenzione previsti per le armi comuni da sparo di cui all’articolo 10, comma sesto, della legge n. 110/1975 (legge sulle armi).

Quindi, se possiedi un’arma che rientra in quelli di cui all’art. 1 del decreto 362/2001, la stessa non va denunciata.

 

 


il danno nella diffamazione a mezzo stampa

Sono un giornalista pubblicista. Chiedevo, perché non l’ho mai capito, in che modo si quantifica la somma da pagare per il reato di diffamazione? Vi è un tetto massimo e minimo? Solitamente, noto spesso, il risarcimento che attesta il giudice si aggira più o meno intorno ai 10 mila euro. Ovvio che cambia da caso a caso, ma qual è, in estrema sintesi, il principio della quantifica del danno?

Il reato di diffamazione  a mezzo stampa è di competenza del tribunale ed è previsto dall’art. 596 bis del codice penale. La pena prevista per  tale tipo di reato è la reclusione da sei mesi a tre anni o la multa non inferiore a euro 516,00.

La persona diffamata ha diritto ad un risarcimento del danno che viene liquidato  dal Giudice civile.

Ai fini della liquidazione del danno, ogni caso è diverso dall’altro e il tutto dipende dal tipo di giornale, dal pubblico che raggiunge, dalla gravità dell’offesa, dalla persona dell’offensore e dell’offeso.

Secondo la giurisprudenza, in tema di diffamazione a mezzo stampa, l’art. 12 della Legge n. 47 del 1948 prevede la possibilità per la persona offesa di richiedere, oltre al risarcimento dei danni ai sensi dell’art. 185 c.p. comprensivo sia del danno patrimoniale che del danno non patrimoniale, anche una somma a titolo di riparazione che non rientra nel risarcimento del danno, ma che integra una ipotesi eccezionale di pena pecuniaria privata prevista per legge, che come tale può aggiungersi al risarcimento del danno autonomamente liquidato in favore del danneggiato.

Quanto ai criteri da utilizzare ai fini della quantificazione del danno alla vittima dei delitti di diffamazione a mezzo stampa, la nota sentenza del tribunale di Lecce del 27 aprile 2009 così dispone: “La liquidazione del danno morale da diffamazione non può che essere effettuata con criteri equitativi, posto che la ragione del ricorso a tali criteri è insista nella natura del danno e nella funzione del risarcimento realizzato mediante la dazione di una somma di denaro, che non è reintegratrice di una diminuzione patrimoniale, ma compensativa di un pregiudizio non economico. Tra i criteri da adottare nella liquidazione possono venire in rilievo: la diffusione dello stampato; il ruolo rivestito dalla vittima; la risonanza della notizia che riguardava fatti di notevole gravità;la reiterazione della notizia diffamatoria: la circostanza che la rettifica richiesta dalla vittima sia stata pubblicata con un commento da parte del giornalista che porta ad escludere qualsiasi incidenza della rettifica sulle conseguenze dannose delle notizie pubblicate”.

fino a quando ci si può costituire parte civile?

Nel giugno 2009 sono stato picchiato da un tizio che mi ha rotto il mento e poi derubato. A seguito delle lesioni riportate sono andato dai carabinieri e l’ho denunciato esponendo tutti i fatti per lesioni, furto ed altro. Purtroppo, in querela non ho chiesto  nè di essere informato in caso di richiesta di archiviazione, nè tantomeno di costituirmi come parte civile in un eventuale procedimento penale. Ora, a distanza di 2 anni,  non sono stato in alcun modo contattato dall’A.G. per essere interrogato nè per testimoniare, nè altro. Come faccio a sapere se la mia denuncia è stata archiviata o meno? Devo fare domanda alla procura o al tribunale? con che modalità? se apprendo con le modalità da voi indicate che vi è un procedimento penale in corso a carico del tizio, posso ancora presentare  formale richiesta di costituzione di parte civile? 

Per sapere se un procedimento penale è ancora pendente, dovrai  fare una istanza ai sensi dell’art. 335 c.p.p. presso la procura della repubblica presso il tribunale competente. Di solito in ogni tribunale sussistono dei moduli prestampati che necessita solo compilarli con i propri dati. Sia l’indagato che la persona offesa possono formulare l’istanza ex art. 335 cpp per avere tutte le informazioni sul procedimento penale che li vede coinvolti.

Ti consiglio quindi di recarti presso la procura competente per presentare  l’istanza ex art. 335 c.p.p..

Qualora il procedimento penale fosse  ancora pendente, nello specifico ancora nella fase delle indagini preliminari, in tale caso è possibile  la costituzione di parte civile. Ai sensi dell’art. 79 c.p.p. la stessa può avvenire per l’udienza preliminare e successivamente fino a che non sia dichiarato aperto il dibattimento.

Sarebbe, a mio parere, opportuno, rivolgersi ad un avvocato di fiducia conferendogli il mandato contenente anche richiesta di essere avvisati in caso di richiesta di archiviazione.

Infatti, se manca tale richiesta, il Pubblico Ministero può chiedere l’archiviazione del procedimento penale al Giudice per le indagini preliminari senza notificarti alcun avviso. In tale caso il GIP può archiviare il caso liberamente.

Nel caso in cui però vi sia richiesta della persona offesa di avviso, il Pubblico ministero è obbligato ad avvisare la persona offesa la quale entro 10 giorni può fare opposizione  alla richiesta di archiviazione.  In caso di opposizione, il GIP  è obbligato a fissare una udienza nel corso della quale dovrà discutersi sull’archiviazione o meno del procedimento penale.

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diritto

può il ristorante chiedere una penale solo per un preventivo?

Mio fratello, in vista del matrimonio, ha chiesto dei preventivi di spesa per il pranzo nuziale a vari ristoranti. Uno di questi, visto che non e’ stato scelto, ha chiesto a mio fratello  il pagamento della somma di euro 5.500 a titolo di penale. E’ legittimo?  

Per rispondere correttamente al tuo quesito occorrerebbe sapere nello specifico come sono andati i fatti e se tuo fratello ha sottoscritto documenti o si è comportato secondo mala fede.

In particolare, necessita analizzare il tipo di comportamento posto in essere da tuo fratello. Per esempio, se lo stesso ha fatto credere al ristorante che avrebbe fatto il pranzo nuziale in quel luogo, e il ristorante ha sostenuto delle spese quali acquisto di generi alimentari, o altro, lo stesso può agire nei confronti di tuo fratello con un’ azione risarcitoria da responsabilità precontrattuale ai sensi dell’art. 1337 c.c.

Tuttavia, in caso di mancata sottoscrizione di documenti, il ristorante, se tuo fratello si è limitato a chiedere un preventivo, non può chiedere assolutamente il pagamento di una penale. Ogni persona è libera di chiedere dei preventivi e poi libera di valutarli, di accettarli come di non accettarli.

Quindi, se il ristorante insiste nelle sue richieste, consiglio a tuo fratello  di rivolgersi ad un avvocato di fiducia per sottoporre la questione, mostrare la documentazione, eventualmente sottoscritta, e valutare il da farsi.

Per ulteriori dettagli, rimando alla nostra scheda pratica in materia di tutela, in concreto, dei consumatori.

Se tuo  fratello vuole un preventivo da noi per la assistenza può compilare questo modulo /assistenza-legale/richiesta-preventivo/

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diritto

per il ritiro della patente si può usare il patrocinio a spese dello stato?

Mi hanno ritirato la patente, avevo un avvocato che ora non posso più permettermi di pagare. Posso essere seguito da un avvocato pagato dallo stato?

Il gratuito patrocinio, o più correttamente patrocinio a spese dello Stato, comporta che le spese di assistenza legale siano pagate dallo Stato. Può essere usato sia dagli Italiani che dagli stranieri (art. 119 DPR 115/2002), che risiedono nel territorio nazionale o che lo erano al momento in cui è sorto il rapporto o il fatto per cui occorre il patrocinio. Per godere dell’ammissione al beneficio occorre avere un reddito inferiore ad un determinato limite, che varia annualmente. Si può usufruirne per procedimenti civili, penali, amministrativi e di altro tipo, compresa l’impugnazione delle sanzioni amministrative. Non può essere utilizzato, invece, per consulenze o attività di assistenza di tipo stragiudiziale.

 Con il patrocinio a spese dello stato si può scegliere liberamente l’avvocato purchè sia iscritto nelle liste del gratuito patrocinio, liste disponibile presso il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati.



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diritto

la procura conferita ad un avvocato può essere revocata?

la questione riguarda un ricorso per la nomina di un amministratore di sostegno. In fondo al ricorso l’Avvocato che si è occupato della stesura e che presenterà in Tribunale il ricorso medesimo elenca la seguente procura: “…delego a rappresentarmi e difendere in ogni stato e grado del presente giudizio, ivi compresa l’eventuale fase di esecuzione forzata e di impugnazione, l’Avv. xxx, del foro di xxx, conferendole ogni più ampio potere o facoltà compresi quelli di farsi sostituire e nominare altri Procuratori in qualsiasi Distretto, transigere e conciliare, incassare somme e rilasciare quietanze, rinunziare agli atti del giudizio ed all’azione, interporre appello e le altre impugnazioni consentite, far interrompere o sospendere il giudizio in ogni suo stato e grado e riassumerlo, chiamare in causa terzi.” Una volta firmata, la suddetta procura potrebbe essere revocata?

La procura non è altro che il mandato che viene conferito ad un soggetto, nel tuo caso, ad un avvocato, per la presentazione di un ricorso per la nomina di un amministratore di sostegno presso il giudice tutelare competente.

Detta procura, regolata dall’art. 83 del codice di procedura civile, può essere apposta in calce o a margine di un atto e si presume conferita per un determinato grado del processo quando nell’atto non è espressa volontà contraria.

Il conferimento dell’incarico, quindi della procura, ad un avvocato, presuppone l’esistenza di un rapporto di fiducia tra cliente-avvocato. Venuta meno la fiducia, non ha senso per un cliente o per l’avvocato stesso la continuazione del rapporto professionale. Pertanto, sulla base di quanto sopra esposto posso dirti che  la procura, come peraltro dispone l’articolo 85 del codice di procedura civile, può essere sempre revocata dal cliente e il difensore può sempre rinunciarvi.

Noi stessi, come studio, addirittura incoraggiamo i clienti che non vogliono più essere seguiti da noi a toglierci l’incarico, fornendogli un apposito modello e proponendo sistemi tariffari, come quello flat, che rendono estremamente semplice la revoca.

Il porto d’armi può essere concesso a chi è stato assolto in un procedimento penale?

Nel 2003 per un gioco del caso, nell’esercizio della mia attivita’ professionale ho avuto 3 denunce per omicidio colposo delle quali due subito archiviate mentre  la terza si e’ conclusa in appello con una assoluzione per me e la soddisfazione della parte lesa. Oggi 2011 ho richiesto il rilascio del certificato del casellario giudiziario, dal quale risulta NULLA. Facendo domanda pero’ di rilascio di licenza di porto d’armi, mi e’ stato detto che potrebbero non concedermelo a causa di questi precedenti.E’ legale una cosa del genere o una applicazione esasperata della legge?

Il testo che regola il rilascio del porto d’armi è quello di Pubblica Sicurezza. L’ente preposto al rilascio o rinnovo di un porto d’armi, a prescindere dal fatto che un procedimento si sia concluso con una archiviazione, può rigettare la relativa richiesta ritenendo il soggetto privo dei requisiti previsti dalla legge per avere il porto d’armi. Trattasi di potere discrezionale della questura competente. La giurisprudenza ha avuto modo di pronunciarsi sull’argomento affermando che il prefetto può negare l’autorizzazione al porto d’armi ogni qualvolta si possa ragionevolmente temere che l’interessato sia potenzialmente capace di abusarne.

Quindi il rischio circa il mancato rilascio del porto d’armi sussiste.

Il testo di riferimento è il regio decreto n. 773 del giugno 1931.

accesso abusivo a sistemi informatici

Vi illustro il mio problema : avevo un account FaceBook che diverso tempo fa avevo provveduto a disattivare (non cancellare) al fine di creare un nuovo account (quello che attualmente utilizzo).
Qualche giorno fa mi è giunta comunicazione che il vecchio account era stato riattivato (come se qualcuno avesse provveduto all’accesso con le mie credenziali provocandone così la riattivazione), ovviamente la riattivazione non è stata da me voluta.
Tale riattivazione,  nel caso qualcuno si fosse impossessato delle mie credenziali, è illecita?

Il nostro codice penale all’art. 615 ter prevede una fattispecie di reato: “accesso abusivo ad un sistema informatico o telematico”. Detto reato si ha quando qualcuno si introduce abusivamente in un sistema informativo protetto da misure di sicurezza, o vi si mantiene contro la volontà di chi ha diritto di escluderlo.

Alla luce di quanto sopra, posso dire che utilizzare le Tue credenziali per riattivare un Tuo vecchio account , senza il Tuo consenso, non è certamente lecito.

Il mio consiglio è quello di sporgere querela presso le autorità competenti.

 

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un precedente penale impedisce l’iscrizione all’albo dei praticanti avvocati?

sono una laureanda del corso di laurea di giurisprudenza con il desiderio di iscrivermi all’albo dei praticanti. 5 anni fa patteggiai una pena a 10 mesi per concorso in una resistenza a pubblico ufficiale. Decorsi i 5 anni, ex art 445 c.p.p, il reato si estingue. Questo precedente, benchè estinto, può impedire la mia iscrizione all’albo praticanti?

Il reato benchè formalmente estinto rimane come fatto storico, tanto vero che da una consultazione del casellario giudiziale da parte delle autorità giudiziarie risulta la commissione del reato.

Ti consiglio comunque di parlarne con un consigliere dell’ordine presso il quale vorresti essere iscritta.

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diritto

Da quando decorrono i termini per chiedere l’estinzione del reato?

Se una persona viene condannata e la pena e’ sospesa, da quando si iniziano a calcolare i 5 anni? C’e’ chi mi ha detto dalla sentenza, chi dalla notifica. Potreste chiarire? Isabella

Il termine di cinque anni, in caso di delitto, decorre, ai fini dell’estinzione del reato, da quando la sentenza e’ divenuta irrevocabile ossia passata in giudicato.

Solo da quel momento e’ possibile chiedere al giudice del procedimento l’estinzione di detto reato.

Con l’estinzione dello stesso viene meno ogni effetto penale della condanna.

Per ulteriori dettagli, ti rimando alla nostra scheda pratica in materia.