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Ed è un anno di paleo lifestyle!

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Un Anniversario.

Oggi 11 marzo 2014 faccio un anno di paleo.

Un anniversario non è niente in tutto, è solo una convenzione, ma può essere l’occasione per fare un po’ il punto della situazione, raccontare un’esperienza, mettere a disposizione degli altri le proprie idee, sensazioni, punti di vista.

Per questo ho deciso di raccontare tutto dall’inizio, partendo dalla situazione in cui mi trovavo prima di acquisire consapevolezza alimentare e di stile di vita e iniziare a valutare con attenzione sia quello che ingerisco sia quello che faccio durante tutto il giorno.

L’inizio.

La mia rinascita è iniziata, come tutte le cose importanti, per caso.

Una notte di poco sonno come al solito, tra la primavera e l’estate del 2012, mentre sfogliavo Amazon sul mio iPad mi sono imbattuto in una centrifuga, molto di base, per fare succhi di frutta e verdura. Siccome in quel periodo iniziava a fare abbastanza caldo, ho deciso così, d’istinto, di acquistarla.

In quel periodo mangiavo malissimo, la classica alimentazione occidentale contemporanea piena di cibi inadatti al nostro metabolismo, prodotti industriali, vera e propria spazzatura. Verosimilmente avevo una dipendenza da varie porcherie, di cui non solo non riuscivo a liberarmi ma di cui non mi rendevo nemmeno bene conto. Lo stile di vita in cui si inseriva questa alimentazione poi era piuttosto tremendo, stress acuto per via del lavoro, gestione familiare, quasi sempre in un vicolo cieco senza sapere bene che cosa fare, e nemmeno, anche qui, rendendomi davvero conto di essere dentro ad un buco.

Il juicing.

Le cose hanno iniziato a cambiare quando, all’interno di questa dieta disastrosa, ho iniziato ad usare la centrifuga per farmi alcuni succhi, quasi esclusivamente di frutta fresca.

Ho seguito semplicemente la mia voglia, non è stata una decisione salutistica, anche perché in quel periodo non sarei stato in grado di prenderne. Si vede che qualcosa dentro al mio metabolismo, nonostante anni e decenni di maltrattamenti pesanti, era ancora in grado di guidare i miei istinti verso qualcosa di sano, qualcosa di cui il mio corpo aveva effettivamente bisogno, in mezzo a tutte le false necessità e ai cravings generati dalle dipendenze da zucchero, grani, latticini e così via.

Dopo un po’ che andavo avanti a consumare succhi, inizialmente fuori pasto, come «merenda», poi al posto della colazione, sempre seguendo il mio gusto e facendo quello che mi piaceva fare, ho notato che il cibo spazzatura, stranamente, sembrava sempre meno attraente. Quelli che mi apparivano come biscotti deliziosi iniziavano a sembrarmi sabbiosi pezzi di roba comunque troppo dolce e innaturale.

Forse mi sono convinto da solo come per autosuggestione, forse sono stati, come sostengono molti autori fautori del juicing, i nutrienti apportati dai succhi, comunque sta di fatto che ho cambiato i miei gusti, spontaneamente, indirizzandomi verso cose più salutari, cibi freschi, cose semplici.

Sta di fatto che i succhi sono stati il «ponte» che mi ha fatto passare da una situazione di totale incuria alimentare e di stile di vita alla consapevolezza della necessità di curare questi aspetti per il proprio benessere, inteso sia come eliminazione e prevenzione di patologie che come qualità di vita.

Per questo ai succhi sono ancora molto affezionato, nonostante la loro efficacia sia controversa nella comunità paleo.

Dopo un po’ di tempo, sono passato dalla centrifuga ad un estrattore, l’Hurom 400, che uso tuttora pressoché tutte le mattine con soddisfazione, facendo anche cose un pochettino più elaborate.

La nutrigenomica.

Sempre cazzeggiando con l’iPad (questa periferica ha un ruolo chiave, come del resto ha avuto e avrà sempre la lettura in tutta la mia vita), un giorno, sfogliando iBookStore, il market di ebook della Apple, mi imbatto in «Mangia che ti passa» di Filippo Ongaro. Leggendo le recensioni, decido di acquistarne una copia. Mi si apre così il mondo della nutrigenomica e il concetto di base per cui tutto ciò che introduciamo nel nostro organismo rappresenta una informazione di regolamentazione per il nostro DNA, in grado di «accendere o spegnere» i nostri geni.

Seguo regolarmente il programma proposto dal dr. Ongaro, che è un programma validissimo che consiglio a tutt’oggi a tutti coloro che non si sentono di seguire l’impostazione paleo, eliminando con ancora più convinzione ulteriori categorie di cibi come il latte e i latticini, le farine bianche e i grani raffinati, ed ottenendo risultati ancora migliori.

Il tutto sempre con grande soddisfazione, senza sentirmi limitato in nulla e senza rimpiangere alcun cibo, anzi con la soddisfazione di essermi finalmente liberato di alimenti che mi danneggiavano senza che io ne avessi coscienza.

Dopo aver seguito per alcuni mesi le indicazioni del libro del dr. Ongaro, e degli altri testi dello stesso autore usciti successivamente, che sono ottimi libri che mi sento di consigliare a tutti, leggo della paleo e, più approfondisco, più mi pare un approccio dotato di tanto senso e molto legato all’impostazione nutrigenomica del dr. Ongaro.

La paleo sembra avere senso.

L’uomo ha vissuto, e si è evoluto, per due milioni e mezzo di anni mangiando solo certi cibi, per cui si è adattato a funzionare bene con quegli stessi cibi, dal momento che tutti gli esemplari o individui, diciamo così, che non li avessero ben tollerati, sarebbero stati eliminati dalla continuazione della specie, per un processo di evoluzione naturale.

L’alimentazione dell’uomo è cambiata con la rivoluzione agricola, che è avvenuta solo 10.000 anni fa, un «soffio» in termini di durata della presenza umana sulla terra, che è consistita sostanzialmente nella diffusione della coltivazione dei grani su vasta scala, con conseguente impostazione dell’alimentazione a base di cereali anziché carne di animali selvatici e tuberi come in precedenza.

La rivoluzione agricola è stata un disastro per l’umanità e questo disastro è stato perfezionato dalla successiva grande rivoluzione dell’uomo, quella industriale, che ha applicato all’agricoltura, già dannosa in sé per la nostra salute, i metodi industriali, facendo nascere le coltivazioni intensive, le qualità manipolate dall’uomo (fino ai moderni OGM), gli allevamenti in batteria.

Ciò a portato ad un uomo che vive in un ambiente sempre più diverso da quello per cui è stato programmato, da millenni di evoluzione che ne hanno scolpito il DNA e che, come succede agli animali rinchiusi in uno zoo, che si trovano in un habitat diverso da quello loro congeniale, soffre terribilmente.

Questo fatto che l’umanità si trovi in uno stato, oggigiorno, di grave prostrazione e sofferenza, specialmente nei paesi occidentali, paradossalmente dove c’è maggior «benessere» (le virgolette sono assolutamente d’obbligo), direi sia una circostanza oggettiva e incontestabile, una sofferenza che è poco materiale ma tutta esistenziale, diventa materiale quando ricade sullo stato di salute, perché, guarda un po’, lo stato del nostro cervello e del nostro umore condizione anche lo stato del nostro corpo.

Molti non credono che tutto questo sia vero, dicono che sono tutte cazzate perché «l’uomo si è evoluto in tutti questi anni» e «non siamo mica più gli uomini delle caverne!».

In realtà, tutto al contrario noi siamo proprio ancora gli stessi uomini che abitavano nelle caverne milioni di anni fa (e alcune fortunate tribù, sparse per il mondo, lo fanno ancora oggi).

Sapete qual è la fobia più diffusa nel mondo occidentale?

La paura delle auto, che causano in media 10 morti al giorno solo in Italia?

Macchè. Camminiamo tranquilli in mezzo alle auto, le guidiamo, le ammiriamo e le desideriamo persino.

La fobia più diffusa è invece la ofidofobia, che in Italia fa un morto ogni 4 anni se va bene.

Perché proviamo una sensazione di benessere e di intimità quando guardiamo un campo d’erba verde, mentre una gettata di cemento ci lascia spenti?

Forse la spiegazione è che cibiamo evoluti nelle savane africane, che a quel tempo erano verdeggianti, prima di distribuirci in tutte le parti del mondo.

Il passaggio alla paleo.

Chiudiamo, comunque, questa digressione e torniamo al mio percorso.

Per me passare alla paleo come dieta è stato semplicissimo, ho dovuto solo eliminare due categorie di alimenti rispetto al programma che già seguivo del dr. Ongaro: i legumi e i cereali.

Ho deciso di provarla per vedere se sarei stato meglio o peggio, nel perfetto solco della filosofia del biohacking, che è quella che di base oramai mi caratterizza in pieno.

Dopo avere eliminato i grani, ho scoperto che la mia pancia prima era sempre gonfia, ma io non me ne rendevo bene conto, e che invece si può vivere con una pancia molto più tranquilla e serena. Inoltre ho scoperto che si può mangiare senza accorgersene, a livello digestivo, alzandosi da tavola nella stessa condizione in cui ci si era seduti, senza alcuna sonnolenza, tutti aspetti inediti per me.

I primi giorni di rinuncia a pane e pasta avevo un po’ paura. Decenni di abitudini e convinzioni innestate non si sa bene da cosa e da chi, mi facevano temere che senza i carboidrati sarei «crollato», mi sarebbe girata la testa e ad un certo punto mi sarebbero mancate le forze, tanta era la convinzione che fossero quei cibi a dare energia (in realtà, poi, è vero il contrario e cioè che la tolgono).

Mi ricordo che giravo con una mela in tasca, uno snack di emergenza per l’ipotesi in cui avessi avuto un calo di energia…

Ora sembra tutto molto ridicolo, ma per uno che non ha mai vissuto un solo giorno senza mangiare pane o pasta forse non è così inverosimile.

Ovviamente, non c’è stato nessun calo di energia, anzi tutto al contrario ci sono stati solo miglioramenti, e proprio oggi è un anno che non mangio grani in nessuna forma (pane, pasta, pizza, grissini, farine, fritti, merendine, cazzi e mazzi).

Non ho sofferto nemmeno di carb flu, probabilmente con il programma del dr. Ongaro mi ero abbastanza ripulito bene in precedenza.

Per me la paleo, dunque, è stata solo una ulteriore rifinitura di un processo di biohacking iniziato precedentemente, che nel mio caso ha dato buona prova e che quindi ho deciso di mantenere.

Naturalmente, le vostre esperienze potrebbero essere diverse.

Va anche ricordato che la paleo è solo un modello di dieta, non una dieta rigida, ma un modello che lascia ampi spazi a variazioni o personalizzazioni. Può essere chetogenica, low carb, low fruit, con procotollo autoimmune o senza, adattata alle stagioni, alle disponibilità locali, ai tuoi gusti e inclinazioni e così via. La mia stessa paleo varia costantemente, a seconda di quello che trovo e a volte che mi va di mangiare, ad esempio in questo periodo non so perché ma consumo moltissimo cacao (al 100%), dopo essere stato alcuni mesi senza mangiarne. Inoltre dispongo di carne di angus grass-fed di cui non ho avuto la disponibilità per molto tempo, quindi i piatti che mi arrivano in tavola dipendono anche da questo.

Resta il fatto che la paleo o la dieta evolutiva è la dieta naturale dell’uomo, di questo sono piuttosto convinto. Nella nostra società corrotta e idiota non ha il molto maggior successo di quello che ha adesso che si meriterebbe, anzi viene ritenuta una dieta «di moda», solo perché alla paleo e alle diete evolutive in generale non è collegato un marchio e una industria che la spinge commercialmente sul mercato, così la gente finisce per fare la tisanoreica, la Dukan, la Axodiet e tanti altri sistemi che servono per lo più a vendere a caro prezzo prodotti appositi. Queste sono le vere diete FAD, le diete alla moda del momento, mentre è assolutamente demenziale parlare di diete del momento con riguardo a quelle evolutive, che sono diete che l’uomo ha seguito per oltre due milioni e mezzo di anni…

Ovviamente pochi se ne renderanno conto, ma questo è un discorso ancora più grande e che non riguarda solo il settore delle diete purtroppo, ma anche tanti altri e deriva da come è organizzata la nostra società.

Per fortuna, con internet qualcuno che inizia ad aprire gli occhi ogni tanto salta fuori.

La situazione attuale.

Quali sono i risultati che ho ottenuto con la consapevolezza alimentare e con la paleo, che ne rappresenta al momento il massimo grado di affinazione che sono riuscito a darle?

  • Ho perso quasi 50 kg di peso. Adesso peso 85 kg, per una altezza di 178 cm, con un 25% circa di massa grassa. C’è ancora da lavorare su questo versante, e il lavoro diventa sempre più difficile man mano si avvicina il traguardo, ma … non mollo, anzi mi sto solo divertendo
  • Non so più cosa sia l’acidità di stomaco, il gonfiore intestinale, non ho emicranie (che prima avevo abbastanza spesso) da un anno
  • Ho molta più energia per il lavoro e per giocare con i miei figli, più voglia di godermi la vita in generale
  • Non ho mai fame. Paradossalmente, quando mi imbottivo di grani, zuccheri e cibi industriali, avevo sempre fame, probabilmente per un processo di ipoglicemia reattiva. Attualmente, posso saltare un pasto senza problemi e ogni tanto lo faccio.
  • Quando mangio, anche quando mangio molto, mi alzo da tavola nello stesso stato in cui mi ci sono seduto: non ho sonno, non mi sento appesantito, lo stomaco e l’intestino non mi tirano, mi alzo e riprendo a fare quello che facevo prima come se non avessi neanche mangiato. L’unica cosa che mi fa capire che ho mangiato è che sono sazio e soddisfatto, ma non sento nessun carico digestivo.
  • Mi diverto a fare la spesa e ad occuparmi delle provviste della famiglia. Ho anche allevato e macellato un vitello di Angus galloway per avere carne grass-fed che in Italia è difficilmente reperibile. Sono cose che mi piace fare.
  • Mangio roba buonissima e completamente appagante continuando a dimagrire e a stare bene: ciccioli, salsiccia, pancetta, bacon, prosciutto, salmone, sgombro, uova, cacao, fiorentine di oltre 1kg, grigliate, frutta e verdura deliziose, ogni tanto frutta secca, miele, avocado… È vero che la paleo è una dieta di eliminazione, e quindi uno potrebbe pensare che si tratti di una dieta fatta di restrizioni, in realtà si elimina solo la zavorra: cos’è che ti piace degli spaghetti col ragù, dov’è il gusto, negli spaghetti collosi o nella carne? Io ho buttato la colla e tenuto la carne… E non lo rimpiango
  • Mi piace leggere di alimentazione, salute, fitness, insomma ho anche questi nuovi interessi, che non fanno mai male, ma soprattutto un nuovo, interessante, curioso … punto di vista.

Ecco che cos’è la paleo in fondo: un punto di vista con cui guardare noi stessi e il mondo, che ti fa capire tante cose. E questo per me, che mi considero da sempre un venditore di punti di vista, è assolutamente fondamentale ed appagante 😉

La paleo interessa anche a te?

Nel caso, qui trovi la lista dei libri che puoi leggere per iniziare ad approfondire un po’.

Se sei su facebook, puoi entrare nella nostra comunità della «tribù della paleo», composta da altri pazzoidi che parlano tutti i giorni di alimentazione, stile di vita, consapevolezza alimentare…

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benessere paleo

Oggi in Emilia Romagna inizia … la vitamina D.

Schermata da dminder app.
Schermata da dminder app.

 

Oggi è il primo giorno del 2014 in cui si aprirà una finestra utile per fare la vitamina (in realtà, un proormoneD nel nostro corpo a Vignola, dove vivo io, e in tutti i paesi che si trovano alla stessa latitudine (direi più o meno tutta l’Emilia Romagna).

È noto che affinché il nostro corpo possa produrre questa sostanza il sole deve essere nel cielo ad una inclinazione di almeno 30 gradi, cosa che si verificherà, appunto per la prima volta da quando siamo entrati nel 2014, a mezzogiorno circa di oggi.

Purtroppo, qui a Vignola il tempo è piuttosto nuvoloso, anche se con qualche schiarita, e temo che di fatto ci sarà la possibilità di far pochino… Però può essere l’occasione per organizzarsi in modo da non mancare questo appuntamento quotidiano, verso metà giornate, per migliorare la nostra salute.

Per conoscere i cicli del sole ai fini della produzione di questa vitamina, personalmente utilizzo un’applicazione per iOS (è in preparazione anche la versione per Android) che si chiama dminder, una schermata della quale si può trovare anche sopra.

D-minder ci dice che oggi a Vignola il sole, nel momento in cui sarà più alto nel cielo, sarà a 30,3 gradi di inclinazione rispetto alla terra e che questo momento di picco (solar noon) sarà alle 12:30.

Vado a spogliarmi 😉

 

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benessere interviste paleo

Intervista col paleo medico.

Doc Luchi (primo da sx) con Staffan Lindeberg
Da sx a dx: doc Luchi con Lindeberg e Colosi.

 

Oggi sul blog pubblico un’intervista al dr. Andrea Luchi, di Grosseto, un medico che segue la paleo e la consiglia anche ai suoi pazienti. Potete trovare doc Luchi sia nelle pagine indicate nel corpo dell’intervista che nel nostro gruppo la tribù della paleo. Enjoy!

 

Iniziamo dalle basi 😉 Chi è e dove lavora il dottor Luchi?

Sono separato da diversi anni e ho 3 figli adolescenti che vivono con la mamma.

Mi sono specializzato in medicina interna presso il Centro di fisiopatologia della nutrizione e del metabolismo diretto dal professor Melchionda presso l’Università di Bologna. I pazienti che afferivano al centro erano obesi, diabetici e dislipidemici. Il professor Melchionda è stato l’organizzatore della prima Consensus Conference Italiana su obesità e salute nel 1992 alla quale ho partecipato in qualità di coautore di uno dei testi approvati in quella sede. Col gruppo del professor Melchionda sono stato coautore di diversi altri lavori scientifici pubblicati sulle principali riviste di nutrizione clinica.

Attualmente sono un dirigente medico della azienda sanitaria locale di Grosseto.

Mi piace ricordare la mia collaborazione con il centro di Medicina della Riproduzione diretto dal Dott. Colosi che segue un approccio paleo nel trattamento dei problemi della fertilità e delle patologie in gravidanza.

Quando e come ti sei avvicinato alla cultura paleo?

A dire la verità la cosa è avvenuta abbastanza casualmente.

Essendo io un libertario stavo visitando un blog di un libertario americano, Lew Rockwell, dove si faceva una classifica dei 10 migliori libri dell’anno precedente.

Mi aspettavo di trovare esclusivamente libri che parlassero di etica, politica ed economia e invece ho trovato citato anche un libro che parlava di Paleo, il primo libro di Sisson.

Non avevo alcuna idea di cosa significasse il termine paleo e di cosa parlasse e sono andato a guardare su Amazon le recensioni che erano tutte entusiastiche.

Ho deciso quindi di comprare il libro e da allora la mia vita sia professionale che personale è cambiata. Questo accadeva se non sbaglio un po’ meno di cinque anni fa.

Segui molti pazienti con un approccio paleo? Con quali esiti?
Seguo tutti i pazienti con un approccio paleo, perché penso che la paleo debba essere il punto di partenza per tutti pazienti.

Ho detto appositamente di partenza, e non di arrivo, perché poi ovviamente quest’alimentazione va personalizzata e adattata alle patologie di ognuno.

Nella maggior parte dei casi ci si può permettere di inserire qualcosa in più di quanto la paleo non prevedesse originariamente.

In altri casi purtroppo bisogna renderla ancora più restrittiva e quando dico questo penso soprattutto alle malattie autoimmuni e ai tumori.

I risultati sono estremamente incoraggianti e direi addirittura entusiasmanti.

La cosa che più mi gratifica come medico e che finalmente vedo la riconoscenza nei volti delle persone la gioia per essere guarite o per essere migliorate molto dalla propria malattia e questa è una grande soddisfazione, di più… una enorme soddisfazione per un medico.

Direi che l’approccio evoluzionistico della paleo ti permette di fare veramente il medico e di non essere un mero prescrittore di farmaci.

Hai trovato la dieta e lo stile di vita paleo particolarmente utile in alcune patologie piuttosto che in altre?

La paleo è straordinaria in particolare se hai una malattia autoimmune, se sei obeso, se hai la sindrome metabolica cioè i trigliceridi alti, la pressione alta eccetera eccetera.

Ma la prima cosa che ti dicono tutti i pazienti aldilà della perdita di peso è che si sentono meglio in generale, sono più leggeri, con più energia e che dormono meglio.

Insomma che la loro vita è molto migliorata.

Hai un blog, una pagina facebook, una presenza on line dove gli interessati potrebbero seguirti?

Certo, ho un blog che si chiama Sani per sempre.

Ho anche due pagine Facebook: una insieme ad una grande chef che é Daniela di Veroli dove potete trovare, oltre le cose scritte da me, anche delle ottime ricette paleo; questa pagina pagina si chiama Paleo REvolution. L’altra si chiama Paleo Dieta.

Partecipo inoltre, sempre su facebook, al gruppo di discussione La tribù della paleo.

Qual è l’atteggiamento dei tuoi colleghi medici circa la cultura paleo?

L’atteggiamento dei miei colleghi devo dire che all’inizio è un misto di curiosità e scetticismo.

Poi una volta che l’hanno provata sulla propria pelle l’atteggiamento cambia e spesso ne diventano degli accesi sostenitori.

Proprio il fatto di essere riuscito a coinvolgere alcuni colleghi e amici in questa avventura con la paleo mi sta permettendo di organizzare il primo congresso italiano di medicina evoluzionistica che terremo quest’anno in Maremma nel mese di ottobre. Senza l’aiuto dei colleghi non avrei mai potuto organizzare una cosa del genere.

Credo che nel motivare i colleghi conti molto anche l’entusiasmo. Quando senti una persona che ci crede veramente, e parlo di me, anche loro sono invogliati a provare.

Come giudichi la pratica medica occidentale in generale, e lo stato della ricerca?

Credo che in Occidente siamo bravissimi a curare le malattie acute e molto meno bravi a curare quelle croniche come tumori, l’obesità, le malattie degenerative neurologiche, quelle autoimmuni etc etc.

Lo stato della ricerca invece è abbastanza disastroso perché è in gran parte in mano alle case farmaceutiche che ovviamente fanno il loro interesse.

E questo non lo dico io ma colui che è stato l’editore per 20 anni della forse più famosa rivista scientifica in campo medico, il New England Journal of Medicine.

Non siamo messi bene con la ricerca scientifica.

Quali libri consiglieresti per chi volesse approfondire la paleo?

Un classico in italiano é La Paleo Dieta di Robb Wolf.

Per chi sa l’inglese un altro ottimo testo è Practical Paleo della Sanfilippo.

Hai qualche iniziativa in programma?

L’iniziativa su cui sono concentrato attualmente è l’organizzazione del primo congresso ancestrale italiano che dovrebbe tenersi ad ottobre in Maremma. Tra qualche settimana ne sapremo di più: data precisa, sede e relatori.

A parte questo, sto scrivendo un ebook sulla dieta della fertilità.

Senza contare il testo scientifico che conterrà le migliori relazioni presentate al congresso su alimentazione fertilità che abbiamo organizzato nell’ottobre scorso a Roma. Ci sarà un capitolo scritto da me in questo libro.

Un’altra cosa molto importante é lo studio che faremo partire quest’anno sull’utilizzo della dieta paleolitica nelle donne con diabete gestazionale. È il primo studio al mondo su questo argomento e siamo molto eccitati dal provare a dimostrare che la dieta paleo può essere usata in gravidanza

Se una persona volesse farsi seguire personalmente come potrebbe prendere appuntamento?

Io visito presso l’ospedale di Grosseto in regime di libera professione intramoenia.

Per prendere appuntamento basta chiamare il numero 0564/48394 in orario di ufficio.

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benessere paleo tecnologia

Slow cooker, crockpot, cottura lenta: tutto quel che c’è da sapere.

slow-cooker

Che cos’è una slow cooker.

Scrivo questo post a seguito delle molte curiosità e richieste di chiarimenti, consigli, suggerimenti sulla slow cooker o crockpot, specialmente dagli amici della tribù della paleo.

La slow cooker è una pentola elettrica che serve per la cottura lenta dei cibi.

Crockpot, invece, è il marchio di un’azienda USA con una forte tradizione nel mercato di queste pentole, marchio che, come spesso succede, è entrato a far parte del linguaggio comune e viene spesso usato come sinonimo di slow cooker.

Il termine più corretto, perché riferibile a tutti questi apparecchi, indipendentemente dal produttore, sarebbe invece appunto quello di slow cooker.

Queste pentole, nate storicamente per cuocere fagioli, diffusesi nel momento in cui le donne hanno iniziato a lavorare anche fuori casa, sono comunque eccezionali anche per la preparazione di molti piatti paleo come il brodo di carne, lo spezzatino, gli ossibuchi e tanti altri.

La loro caratteristica è quella di sobbollire (simmering) gli alimenti, cuocendoli in modo molto dolce e lento, con diversi vantaggi sia per il gusto, che per il loro valore nutritivo che, infine, per la praticità di preparazione.

I vantaggi di una slow cooker o della cottura lenta in generale.

I vantaggi della cottura lenta o della slow cooker sono sostanzialmente i seguenti. – Il cibo è molto più buono, tanto che si possono usare materie prime di qualità inferiore con risultati eccezionali: ad esempio, alcuni tagli di carne solitamente considerati meno pregiati in quanto più «duri» cotti a lungo diventano morbidi e gustosi. – È pratica da usare: la puoi riempire al mattino arrivando poi a casa alla sera trovando la cena pronta e in caldo, spesso con un aroma favoloso diffuso per tutta la casa. – È economica, consuma generalmente come una lampadina da 75W, tanto che generalmente si lascia andare tutta la notte. – Secondo molti autori, avrebbe anche dei vantaggi in termini nutrizionali in quanto gli elementi contenuti nei cibi cuocendo a temperatura bassa o che non supera mai una certa soglia rimarrebbero per lo più intatti o comunque si degraderebbero molto meno rispetto ad una cottura più «violenta»

Sulle tecniche di cottura lenta in generale, e non solo sulla crockpot, è uscito di recente un bellissimo libro di Cristina Scateni, Slow cooking per tutti, che consiglio a tutti, anche se propone molte ricette non paleo, che però possono essere spesso adattate con poco sforzo, e anche se non è limitato alla slow cocker ma a tutti i tipi di cottura lenta.

OK, ne voglio una…

Che modello prendere.

Ci sono molti modelli diversi disponibili sul mercato, specialmente se la si acquista, come io consiglio, all’estero o tramite siti esteri, per cui bisogna valutare alcuni aspetti, corrispondenti a tipologie o funzioni della slow cocker. In generale, io non comprerei su ebay, ma su siti come Amazon dove se poi scopri che il prodotto non ti piace o va bene, hai una politica di resi favolosa. Inoltre, starei su brand più collaudati proprio perché un minimo di affidabilità in più quanto a qualità la danno. Non guardate, comunque, solo al prezzo: risparmiare 30/40 euro in una pentola che userete per anni non ha senso a mio giudizio.

Manuale o automatica?

La slow cooker può innanzitutto essere manuale o automatica e cioè dotata di un timer. Il modello manuale, più semplice, ha un selettore con quattro posizioni: – Off – Low – High – Warm

Off ovviamente significa che la pentola è spenta. Low e High sono le due temperature d’esercizio, rispettivamente bassa o alta, mentre Warm è una funzione che consente di tenere la pietanza in caldo una volta terminata la cottura e fino al momento di metterla nel piatto (sta ovviamente per Keep Warm).

Nei modelli automatici, c’è un timer per cui puoi dire alla pentola ad esempio di cuocere otto ore a temperatura Low e poi passare in Warm. In questo modo, al raggiungimento del tempo previsto la pentola smette di cuocere e inizia a tenere in caldo finché il proprietario non arriva a casa…

Esiste anche un modello, prodotto dall’azienda statunitense Hamilton beach, che integra un termometro con sonda: tu infili la sonda del termometro nel cibo (tipicamente un pollo) e la pentola passa dalla modalità di cottura a quella di mantenimento in caldo al momento in cui il «cuore» del pezzo di carne che stai cuocendo raggiunge la temperatura che hai impostato (di solito 50 o 55 gradi). Questo modello si potrebbe in teoria acquistare sulla versione tedesca di amazon (amazon.de), però nascendo negli Stati Uniti deve essere alimentata con una tensione di 110 volt, per cui occorrerebbe necessariamente usare un trasformatore step down, che, oltre ad essere piuttosto ingombrante (esempio), può essere anche abbastanza costoso (e, comunque, ne andrebbe testato il funzionamento). Questo modello è sicuramente il non plus ultra del settore, ma finché non ne fanno una versione per il mercato europeo direi che sia piuttosto improponibile.

Personalmente, ho un modello manuale e mi trovo benissimo. Penso che un timer sia abbastanza inutile perché la cottura è talmente dolce che qualche ora in più di cottura quasi mai fa differenza, anche se c’è da dire che io cuocio sempre su Low, che è l’impostazione che a mio giudizio offre i risultati migliori, mentre cuocendo su High la differenza potrebbe essere più sensibile.

In definitiva, giudicate come sempre in base alle vostre esigenze, se siete in dubbio visto che la differenza di prezzo non è molto alta potete prendere per sicurezza quella col timer e poi valutare usandola, come si dice … Nel più ci sta sempre il meno 😉

Coperchio trasparente o no?

Molte slow cocker hanno il coperchio di vetro trasparente, ma ci sono anche alcuni modelli che lo presentano in ceramica, appunto non trasparente. Io starei sulle pentole con coperchio di vetro, perché durante la cottura, essendo lenta e a bassa temperatura, il coperchio non va alzato o va alzato il meno possibile, per cui se non riesci nemmeno a guardare dentro diventa difficile controllare cosa succede. Va bene che con la condensa che si forma si vede comunque poco, ma poco è sempre meglio di niente.

I modelli sauté.

L’azienda che produce la crockpot ha lanciato una linea denominata «sauté». Queste sono pentole che, prima di essere messe dentro alla loro sede elettrica, possono essere messe sul fuoco per soffriggere il cibo contenuto al loro interno, oppure in forno. Queste pentole servono a coloro che amano, prima di iniziare la cottura lenta, ad esempio saltare in padella i pezzi di carne, per formare la famosa crosticina, realizzando così una tecnica di cottura mista che combina il meglio della cottura rapida e di quella lenta. Anche questo è un aspetto da valutare quando si considera l’acquisto di una pentola di questo genere, se non è adatta ad essere posizionata sui fornelli significa che si può usare solo nella sua sede, riscaldandola con la resistenza elettrica.

Le dimensioni contano.

Oltre alla foggia, che può essere per lo più rotonda o ovale, è fondamentale anche la capienza, da calibrare sul numero di persone per cui si deve cucinare abitualmente. Una delle regole basi di utilizzo della slow cooker è che, per farla funzionare al meglio, deve essere sempre piena tra la metà della sua capacità e i 3/4 della stessa. Per cui, se la riempi per meno della metà, ovvero per più di 3/4, la pentola non funziona al meglio. Per tali motivi, è bene prendere una slow cooker piccola se ad esempio si è solo in due in famiglia o comunque si prevede di utilizzarla per poche persone. Viceversa, in una famiglia di quattro persone come la mia. Quanto alla foggia, io trovo più comoda la forma ovale, che ti consente ad esempio di alloggiare un pollo, una faraona o altre cose del genere, mentre la forma circolare è probabilmente più adatta per legumi e cose del genere.

Dove acquistarla?

Purtroppo nel nostro paese la slow cooker è poco diffusa, quindi è difficile da trovare. Si tratta di una tradizione invece molto più estesa nei paesi anglosassoni, dove è stata congegnata e dove è presente pressoché in un esemplare per ogni famiglia.

Per questo, io consiglio di acquistarla su amazon.uk. La versione britannica di Amazon è un po’ un «ponte» per riuscire a trovare in Europa cose che si trovano comunemente negli Stati Uniti ma che qui da noi sono poco diffuse. Il vantaggio è inoltre che si può acquistare con lo stesso account di amazon.it e che le spese di spedizione sono sempre solitamente contenute. Vi consiglio quindi di fare una ricerca con i termini slow cooker o crockpot in amazon.uk o altri siti da voi preferiti dove riuscite a trovarle.

Se acquistate dal Regno Unito, ovviamente la pentola arriverà con la famosa spina tripolare dei britannici e vi servirà un adattatore, che si trova comunemente nei negozi di articoli elettrici o per la casa. Inoltre non ci sarà il manuale in Italiano, ma c’è da dire che si tratta di apparecchi molto semplici.

La mia slow cooker.

Personalmente, ho scelto, più andando per tentativi che altro, un crockpot da 5,7 l della serie cook and carry, manuale.

Questo tipo di pentole sarebbero concepite per cuocere e portare altrove il cibo da consumare, tipicamente nei pot luck parties, quelle feste dove si mangia quello che ognuno degli ospiti.

Dopo l’acquisto.

Serve un ricettario?

Cercando su internet, si trovano davvero tantissime ricette concepite per la slow cooker, molte in Inglese ma anche qualcuna in Italiano, soprattutto in forum e gruppi di discussione, come ad esempio questo di coquinaria.

Personalmente, a parte il fatto che io sono generalmente contrario proprio al concetto di ricetta in sé, preferendo di solito quello di idea, suggerimento o procedura, credo che un ricettario, penso che non occorrano ricette ad hoc per la slow cooker, ma che uno possa benissimo adattare (da questo punto di vista, la cosa più importante è la gestione dei liquidi) alla logica della cottura lenta le preparazioni che già pratica.

Almeno io ho fatto in questo modo e mi sono trovato abbastanza bene.

I siti e i libri di ricette si possono usare per avere degli spunti su cose nuove da fare quando non si vogliono cucinare sempre le stesse cose.

Accorgimenti.

Di seguito alcuni accorgimenti generali per usare la slow cocker.

  • Mai riempire più di 2/3 e meno di metà.
  • Per risparmiare sulla bolletta, si può far andare di notte, quando l’energia elettrica costa meno, salvo che, come nel mio caso, non abbiate un impianto fotovoltaico, nel qual caso conviene lasciarla andare durante il giorno
  • Tener presente che i liquidi nella slow cooker, specialmente nel settaggio Low non evaporano affatto, anche se la fate andare per due giorni interi come è capitato a me una volta con il brodo. Quindi riducete i liquidi o comunque metteteci solo quelli che volete trovare a metà cottura.

Risorse per approfondire prima e dopo l’acquisto.

La letteratura sulla slow cooker è sconfinata, tanto che non manca nemmeno il classico testo «for dummies».

Ci sono poi numerosissimi siti di appassionati, alcuni anche paleo, cioè per l’uso della slow cooker in un regime paleo, come paleopot o My paleo crockpot.

Nel nostro gruppo la tribù della paleo spesso ci scambiamo consigli e informazioni per un uso paleo della slow cooker, per cui sei invitato ad iscriverti e partecipare.

Non resta che procurarsene una, dunque, e iniziare a sperimentare, provare, vedrete che la troverete comoda, per la sua praticità, e vi ci affezionerete perché alcune preparazioni vengono davvero bene e con poca fatica.

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benessere paleo ricette

La scudela modenese.

Una scudela ;-)
]1 Una scudela 😉

Che cos’è.

Può essere un’idea per la prima colazione per chi segue la paleo 1 oppure comunque uno stile alimentare più consapevole e sano.

Questa cosa mi è stata ispirata dalla ben più celebre tijela brasiliana di acai, che alcuni realizzano anche in Italia acquistando la polpa di acai congelata da fruttiamo.

Siccome in famiglia dispongo gratuitamente di molta frutta che so essere stata trattata con davvero pochi antiparassitari, sicuramente meno di quelli utilizzati nei protocolli dello stesso biologico, non mi andava di pagare per far arrivare frutta congelata importata dal Brasile che non saprei nemmeno come è stata irrorata, e ho quindi deciso di «adattare» l’idea e realizzare una mia versione di questa cosa.

In brasiliano, tijela significa scodella, non importa a questo punto che vi dica che cosa significa scudela in modenese… 😉 Ovviamente ho scelto il nome in modenese così rimane il tocco esotico di quello originale…

La scudela rappresenta da allora la colazione della mia famiglia, ma può essere anche un modo per gustare qualcosa che si avvicina molto all’esperienza di un gelato di stracciatella o al bacio, per chi come me segue la paleo o comunque vuole evitare alimenti non considerati idonei per l’alimentazione umana come appunto il gelato, per la presenza di zuccheri artificiali, latticini e altro.

Come si prepara.

Per la preparazione, io uso un masticatore di frutta (nel mio caso l’Hurom 400), ma va bene anche un frullatore, meglio se ovviamente utilizzato a bassa velocità per non strapazzare troppo le materie prime.

Come frutta, dal momento che credo abbastanza nella stagionalità, prendo volta per volta quello che è disponibile al momento. La scudela nella foto è stata fatta con pesche, uva, una mela e una pera, mezzo melograno.

È importante capire che il succo deve essere abbastanza denso per armonizzarsi con le parti solide e sorreggerle. Il succo di mela, ad esempio, è molto denso, mentre quello d’uva piuttosto liquido: state attenti a curare che ogni frutto sia nelle giuste proporzioni. Un’idea per aumentare la densità è aggiungere un avocado, come vedremo dopo.

La copertura.

Una volta estratto il succo, lo mettete appunto in una scodella e iniziate a tritare la «copertura».

Per essa, io uso di solito il cacao criollo «il 100%» della Domori (un quadratino singolo per scudela), che pur non avendo nessuna aggiunta di zucchero o dolcificanti ha un gusto incredibile, e due o tre noci (o altra frutta in guscio come le macadamia, anacardi, ecc.).

È essenziale triturare manualmente, senza usare un mixer, ma solo con un tagliere e un coltello, le materie della copertura: se usaste un robot i pezzi diventerebbero troppo piccoli e una volta in bocca conferirebbero a quel che mangiate un indesiderabile effetto «poltiglia» che è il contrario di quel che si vuol raggiungere con un piatto di questo genere.

La copertura deve rimanere a pezzettoni per essere croccante nella bocca.

Alcuni aggiungono anche alcune fettine di banana, come nella foto; a me non piace tanto, ma ovviamente va a gusti.

Il tocco dell’avocado.

Se volete una scudela più addensata e cremosa, con note più calde, che si sposano molto meglio con i sapori della copertura, specialmente nella brutta stagione, quando le note rinfrescanti della frutta schietta non sono godibili come d’estate, potete aggiungere un mezzo avocado all’altra frutta, direttamente dentro al masticatore.

L’unica condizione, come sempre quando si ha a che fare con questo frutto, è che sia maturo, cioè morbido e cremoso, tenero come il burro a temperatura ambiente. Se l’avocado che avete comprato non è ancora pronto, potete metterlo vicino ad altri frutti come pere e mele per accelerare la maturazione.

Io oramai aggiungo un mezzo avocado tutte le mattine e credo che questa aggiunta oltre che migliorare il gusto possa magari rendere più salutare la scudela, rendendola, grazie ai grassi dell’avocado, sia più nutritiva che, probabilmente, meno impattante sulla glicemia.

Sì, ma è paleo?

È discusso. Molti ritengono cose di questo tipo un po’ al confine. Io posso riportare di aver perso 40kg, senza fare esercizio fisico, facendo tutte le mattine colazione con un succo da masticatore, a volte come scudela e a volte no.

È assolutamente certo che una colazione o spuntino di questo genere è mille volte meglio di latte e biscotti o di un gelato, magari industriale, per cui io partirei intanto da questo concetto.

In un prossimo, ed apposito, post comunque torneremo sul tema dei succhi di frutta o frullati in paleo.


  1. So che in paleo il concetto di colazione è molto discusso, con alcuni esponenti che sostengono che la colazione si possa benissimo non fare e non rappresenti un problema. Personalmente, la faccio e conosco molte altre persone, in paleo, che la fanno, per cui un’idea in materia può sempre essere utile. Molti che si avvicinano alla paleo per la prima volta sono dubbiosi su cosa mangiare a colazione, hanno in realtà il «timore» di doversi mangiare una bistecca o delle costolette di maiale al mattino presto… Alcuni esperti paleo rispondono che se queste persone non sanno cosa mangiare per colazione, possono benissimo saltarla, ma secondo me non è la risposta più adatta per tutti… A parte che non ci sarebbe nulla di male nel far colazione con una bistecca, ci sono comunque mille cose che si possono mangiare, come al solito è bene che ognuno provi la soluzione che gli aggrada di più e poi ascolti il suo corpo e valuti i risultati. 

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benessere paleo

Samovar: cos’è e come funziona.

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Il Pyramid della BEEM
Come funziona il samovar.
Oggi ho ripreso fuori il samovar, per la brutta stagione. Così ho pensato di fare un post su di esso, perché credo che sia uno strumento che può essere sia molto utile, visto che dobbiamo tutti idratarci molto di più, che molto piacevole da avere in casa.
Ma che cos’è e a che cosa serve un samovar, da noi molto poco diffuso e invece presente quasi in ogni abitazione in Russia e più in generale in Oriente?
Praticamente, è una sorgente costante di acqua calda durante tutto il giorno, per fare il tè e altre bevande in infusione.
Funziona in questo modo.
Quando lo avvii, generalmente al mattino, prepari un tè o altro tipo di infuso, di tipo concentrato, nella sua parte superiore, che è paragonabile ad una classica teiera o bollitore, mettendo tre o quattro volte le quantità di tè che metteresti se dovessi berlo schietto e non diluito.
La parte inferiore contiene invece acqua che viene scaldata e mantenuta calda – oggigiorno da una resistenza elettrica, in passato da un fuoco di legna o carbone.
Così, ogni volta che qualcuno vuole una bevanda calda, va dal samovar e prende un po’ di bevanda concentrata dalla parte superiore, che poi diluisce e dunque mescola con acqua calda presa dalla parte inferiore.
Praticamente, prendi una tazza o bicchiere e ci versi due dita di tè o infuso concentrato preso da sopra, poi finisci di riempire con acqua calda presa da sotto, dove c’è un rubinetto.
A cosa serve un samovar.
In questo modo, è facile farsi un tè in ogni momento, senza dovere ogni volta mettere l’acqua a bollire, come ho fatto io adesso che, tornato dalla spesa infreddolito, mi sono versato una tazza di tè bancha.
Il samovar, poi, al di là della sua funzione concreta emana una simpatia e un «calore» emotivo paragonabili a quelli di un camino, tanto che molte case dei paesi in cui è diffuso sono organizzate in qualche modo intorno al samovar, che è anche un classico regalo di nozze, come può essere da noi da Modena la famosa macchina per fare le crescentine o cose del genere.
Nei treni russi, sin dai tempi della mitica Transiberiana, c’è un samovar ogni tot carrozze, in modo che i viaggiatori possano andare a farsi una tazza di tè caldo. In un romanzo che ho adorato tantissimo, e che è un capolavoro infinito, si parla spesso del samovar, mi riferisco a Anna Karenina.
Grande parte della letteratura russa, infatti, specialmente quella di Cechov, come sanno coloro che hanno letto questo autore, è infarcita di citazioni del samovar, concepito come una entità autonoma e quasi viva, già a partire dall’etimo (samovar significa infatti ciò che brucia da solo).
Per noi che cerchiamo di curare in modo particolare la nostra salute, è un ottimo sistema per bere molto anche nella brutta stagione, quando per ovvi motivi si tende a bere molto meno che in estate, quindi a disidratarsi un po’, e per riscaldarsi quando si è appena ritornati a casa o si è infreddoliti.
L’acqua a temperatura ambiente, infatti, quando è freddo non è molto piacevole, mentre farsi un tè ogni volta sporcando stoviglie varie è un po’ troppo laborioso perché se ne possano fare più di uno o due al giorno. Con il samovar, invece, sporchi solo quello, mentre la tazza puoi semplicemente sciacquarla dopo ogni uso.
I miei due samovar.
Io ne ho due, uno lo tengo in casa, uno in studio.
Quello in studio lo carico al mattino e lo uso finché non esco, quello di casa invece lo carico solo al fine settimana, quando sono in casa, cioè al sabato e alla domenica.
I miei samovar sono entrambi prodotti dalla BEEM, una ditta tedesca, il cui catalogo potete trovare su internet.
Quello che ho a casa è un Pyramid, da 4 litri (esiste anche un modello da 10 litri), che per le nostre esigenze familiari (due adulti e due bambini) è più che sufficiente. Io l’ho acquistato su Amazon ad un prezzo molto inferiore a quello indicato sul sito della BEEM, come potrete verificare. Purtroppo, successivamente il prezzo è un po’ aumentato.
Il modello che ho in studio è invece un Mr. Tea. Purtroppo, temo che questo modello non sia più prodotto ed è un vero peccato perché a mio giudizio era il vero uovo di Colombo per entrare nel mondo del samovar a pochissimo prezzo con un oggetto dal design straordinario (si può provare a cercare su ebay).
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Mr. Tea
Quest’ultimo modello, il Mr. Tea, poteva essere una buona idea se volete provare l’esperienza del samovar, come io vi consiglio, senza spendere molto, anche se la qualità costruttiva rispetto all’altro è oggettivamente minore; in particolare, il piccolo difetto di questo samovar è che al momento del bollore fa un po’ di rumore di sferragliamento, come se … ti arrivasse un piccolo treno a vapore nella stanza ;-). Nulla di insopportabile o particolarmente grave, ma l’altro non presenta problemi di questo genere.
I miei samovar hanno un design moderno perché è quello che preferisco, ma se vi piace di più quello tradizionale c’è addirittura ancor più scelta a disposizione, qui ad esempio ci sono tutti quelli prodotti sempre dalla BEEM, ma potete fare ovviamente una ricerca su google, anche per immagini, scoprendo samovar incredibili, decorati nei modi più curiosi o raffinati, oppure su Amazon o altri rivenditori al minuto.
Tenete ben presente che se vivete in zone in cui c’è un’acqua molto dura, e non avete installato un addolcitore, come nel mio caso, dovete essere preparati a doverlo decalcificare spesso e per spesso intendo anche una volta ogni due settimane al massimo, pena il completo intasamento del rubinetto.
Che cosa si può fare nel samovar.
Personalmente, nel samovar faccio tè senza teina come il bancha o altri infusi come il carcadè, la camomilla, che piace molto ai miei figli, il rooibos ma anche tanti altri infusi misti confezionati nella mia erboristeria di fiducia.
Ovviamente, è meglio se prendete tutto sfuso in erboristeria, anche se potete, in caso di necessità, usare anche le bustine.
Ulteriori approfondimenti.
Per ulteriori approfondimenti su questo utile ed affascinante oggetto, potete leggere la voce di wikipedia su di esso.
Lasciate, poi, magari i vostri commenti, su quello che fate o che vi piacerebbe fare in un samovar.
Magari anche nel nostro paese si potrebbe sviluppare una piccola cultura di questo oggetto favoloso, la cui utilità e «presenza» in casa va molto al di là di quello che potrebbe sembrare e della sua funzione di base 😉
Aggiornamento del 18 marzo 2018.
Torno su questo argomento dopo circa cinque anni, avendo ricevuto tantissime domande sul samovar, un elettrodomestico e una tradizione non molto diffusi da noi ma che in realtà sono interessanti e potrebbero essere introdotti favorevolmente, visto che consentono di idratarci molto meglio e, soprattutto, anche di risparmiare tempo e magari anche un po’ di energia elettrica per produrre bevande per tutta la famiglia.
Purtroppo, ho visto che il modello che, a mio modo di vedere, era quello «da comprare» per provare questa esperienza, il Mr. Tea della BEEM, non sembra essere più prodotto. Magari si può trovare su ebay o in qualche rimanenza, sia di negozi fisici che sul web. Sembra essere stato sostituito da questo modello, che gli somiglia tantissimo… ma che costa quasi il quadruplo, più o meno come il Pyramid, per cui diventa poi una questione meramente di gusto e preferenza estetica.
In alternativa, ho provato a cercare qualche prodotto di partenza per fare questa esperienza. Va da sè che chi è già intenzionato a spendere qualcosa può prendere il Pyramid che è un samovar bellissimo, con un design eccezionale, molto robusto e funzionale.
Un prodotto invece che costa abbastanza poco e che potrebbe rappresentare un buon compromesso per chi vuole cominciare ad usare un samovar senza spendere più di tanto è questo che viene venduto e spedito da Amazon, con prime (una cosa per me abbastanza importante per il servizio che offre intorno all’acquisto). Non mi piace affatto come mi piaceva il Mr. Tea, ma comunque non è brutto e ci sono vari colori. Inoltre sembra abbastanza robusto a livello costruttivo.
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Samovar Mulex

Mr. Tea di nuovo disponibile su Amazon! (23 marzo 2018)
Lo potete trovare qui, non so per quanti giorni ancora da oggi. Se riuscite approfittatene, è secondo me ancora il prodotto migliore per entrare nel mondo del samovar.

Collegare il samovar a un presa intelligente.

Aggiornamento del 11 Maggio 2020

Oggi ho collegato il mio samovar, che peraltro tra poco metterò via per l’estate, a una presa intelligente collegata via WiFi e pilotabile dal cellulare o da altri dispositivi.

Il vantaggio di questa soluzione è quello di spegnere e accendere il samovar tutti i giorni agli stessi orari, in modo che al mattino dopo il risveglio l’acqua sia già calda e quindi la bevanda prelevabile, mentre alla sera venga spento per la notte, quando si dorme ed è inutile.

La presa è inserita in una ciabatta con interruttore per ogni singola presa in modo da poter spegnere del tutto il samovar per i giorni in cui si decide di non usarlo, di solito a seconda del meteo…

La presa intelligente che uso io è questa.

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benessere paleo

Cosa succede nel nostro corpo quando mangiamo troppi zuccheri?

La descrizione più chiara ed efficace di questo processo l’ho trovata nel libro di due medici, i fratelli Speciani, che personalmente trovo non solo molto preparati, ma anche dotati di un punto di vista innovativo e intelligente in fatto di alimentazione e salute, e che avremo modo di citare ancora.

Per il nostro organismo, a quanto pare, una ingestione eccessiva di zuccheri – che non avviene solo ovviamente col comune zucchero da tavola ma con qualsiasi alimento ad alto indice glicemico come il pane, la pasta e così via – è una aggressione e quindi un fatto negativo in sé.

La cosa ancora peggiore, tuttavia, è che le difese approntate dal corpo per questa «aggressione» possono facilmente innestare, in un ecosistema alimentare come quello occidentale, un meccanismo ciclico.

Questo meccanismo costituisce buona parte del problema della dipendenza da carboidrati, e in esso devo dire che mi riconosco molto se guardo alla mia fase anteriore alla paleo, mentre adesso, dopo la eliminazione dei cereali e la riduzione dei carboidrati, non sperimento più picchi di appetito improvvisi.

Ma leggiamo le semplici e chiarissime parole dei fratelli Speciani al riguardo.

«Poiché un uomo medio ha circa 5 litri di sangue, ciò significa che ciascuno di noi dispone di circa 5 g di glucosio che circolano nell’intero organismo, tutti necessari e sufficienti alla normalità delle nostre attività metaboliche. Qualcuno si è mai chiesto quanti grammi di zucchero possa contenere un bicchierone di una qualunque bibita gassata? Circa 25-30. Tutti immediatamente assimilabili perché disciolti in acqua. Che cosa succede al nostro sangue quando riceve dall’esterno un apporto pari a più di cinque volte la concentrazione ematica massima consentita? Altro che indigestione: il corpo si trova ad affrontare un “insulto” che dal punto di vista evolutivo è a lui completamente sconosciuto, come se ingoiasse un pezzo di roccia marziana. Che risposte fisiche e mentali può generare un apporto così squilibrato di zuccheri? Un pompiere maldestro. Il nostro corpo del paleolitico, tutte le volte che si ciba di un piatto di pasta bianca raffinata (o di qualunque altro cibo ricco di zuccheri di rapida assimilazione) e vede salire la glicemia, manda un forte segnale di allarme, che chiama in azione l’insulina fino a che i livelli glicemici non sono di nuovo regolati. Tale operazione però presenta diversi inconvenienti. Prima di tutto noi sappiamo che quando c’è un’emergenza non si può andare troppo per il sottile. E di emergenza vera si tratta (così pensa il corpo) perché nella nostra storia evolutiva abbiamo visto raramente crescere così in fretta la glicemia! Dunque via con gli “estintori”. E si sa che quando si spegne un incendio in casa non si può stare troppo attenti a non bagnare i divani… In questo caso, l’intervento ” di emergenza” provoca alcune sgradevoli conseguenze: la prima è che la capacità del pancreas di produrre insulina viene alterata. Un continuo utilizzo di questo ormone potrà infatti provocare negli anni il diabete mellito tipo 2, ovvero un’incapacità di far fronte ai rialzi glicemici con la giusta secrezione insulinica. L’insulina in circolo crea anche una predisposizione organica di tipo infiammatorio, attraverso lo stimolo alla produzione di citochine che orientano l’azione del sistema immunitario in quella direzione, con conseguenze patologiche di vario genere (dalla colite alla predisposizione ai tumori). Infine il “pompiere”, una volta asportati gli zuccheri in eccesso dal sangue, ragionando da uomo primitivo sa che non potrebbe mai buttare via senza motivo preziose risorse energetiche. Il nostro corpo preistorico non può sapere che noi abbiamo il frigo pieno di ogni ben di Dio. Dunque riciclerà gli zuccheri accantonati, in modo da riaverli a disposizione all’occorrenza. Li trasformerà dunque in trigliceridi, stivandoli poi nelle cellule grasse, gli adipociti, localizzati negli strati di grasso che circondano il nostro corpo. Da quei preziosi depositi sarà poi difficilissimo estrarli perché il nostro corpo li terrà in gran conto per un’eventuale successiva carestia. Ma non finisce qui. Il “pompiere” continua la sua azione sul sangue (c’era un incendio, no?) fino a che non è ben sicuro che non vi sia più rischio di propagazione delle fiamme. Dunque non si fermerà alla concentrazione ideale, ma proseguirà nella sua azione fino a far scendere un po’ più in basso (diciamo a livello di “sicurezza”) la glicemia. A quel punto (una o due ore dopo l’assunzione del “piattone di pasta” o della ”fetta di torta”) ci troveremo con la glicemia bassa, e avremo uno stimolo alla fame che ci spingerà a mangiare di nuovo. Sarà tuttavia una fame fasulla, non corrispondente ad un reale bisogno del nostro organismo, ma solo una reazione alla secrezione insulinica. Se avremo la cattiva idea di fare uno spuntino ancora con soli carboidrati (per esempio con pane e marmellata o con un caffè zuccherato più brioche) la nostra glicemia risalirà repentinamente, con ulteriore intervento dell’insulina e ripetizione del ciclo. Solo dalla comprensione delle ragioni evolutive e delle dinamiche metaboliche di questo meccanismo molto pericoloso, potremo capire a che cosa sia dovuta questa insalubre catena di eventi metabolici».

tratto da Attilio e Luca Speciani, «Prevenire e curare la depressione con il cibo», Rizzoli, pp. 44 ss.

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benessere paleo

incontra il tuo medico a fare la spesa e magari imparerai qualcosa

Oggi vi racconto una storia – vera, verissima – che piacerà molto a quelli che purtroppo hanno oramai perso fiducia in buona parte della classe medica e si sono fatti, pian piano, non certo attraverso l’improvvisazione, ma attraverso lo studio e la formazione serie, le loro idee in materia di alimentazione, allenamento e così via.

Come sapete, nel corso dell’ultimo anno ho perso molto peso, recuperando anche tanta salute, passando ad uno stile alimentare dapprima nutrigenomico, poi più propriamente paleo.

La storia, comunque, è questa.

A marzo, quando ero già calato molto, incontro un medico a fare la spesa.
Mi vede dimagrito e mi chiede come ho fatto.
Gli spiego il percorso che ho seguito, di «guarigione» attraverso, semplicemente, l’eliminazione dei cibi deteriori e, da ultimo, l’arrivo in «paleo», mangiando sempre a volontà e fino a completa sazietà.
Al ché, lui mi guarda serio e mi dice: «Se davvero sei dimagrito mangiando così, ti consiglio caldamente di farti controllare al più presto la tiroide!».
Quando una persona dice quella che ti sembra una grossa cazzata, spesso succede che istintivamente abbassi lo sguardo, anche solo per rifletterci un attimo evitando che nel frattempo il tuo interlocutore capisca che della sua affermazione pensi il peggio che si potrebbe.
Così dunque ho fatto io, abbassando lo sguardo, e lui mi ha automaticamente seguito.
Solo che a quel punto i nostri sguardi sono caduti sui rispettivi carrelli della spesa, che, essendo alla cassa, era già stata fatta.
Il mio carrello conteneva solo carne, pesce, verdura, frutta.
Nel suo c’era un cotechino, dei würstel, pane, una colomba industriale, due bottiglie di vino.
A quel punto, per non ridere sarei dovuto scappare nel cesso.
Serro le labbra, alzo la testa e lo guardo con la maggior neutralità possibile senza dire niente.
Lui allora mi fa «Sai, oramai siamo sotto Pasqua…».
Per fortuna, è venuto il suo turno alla cassa così ci siamo potuti salutare.
L’ho guardato andare avanti, più grasso di me, e ho concluso pensando «Controllo della tiroide un paio di ricchissime balle».

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benessere paleo

Che libri leggere sulla paleo?

La paleo dieta

Cosa leggere sulla paleo?

Questo documento vuole essere una piccola raccolta – tutorial per chi è interessato alla paleo e vuole capire quale libro è meglio procurarsi, o come primo testo in assoluto da leggere in argomento, oppure per approfondimenti successivi, tramite una ricognizione dei principali scritti offerti dalla letteratura in materia.

In molti gruppi di paleoisti esistenti su internet, come la nostra tribù della paleo, è caldamente consigliato, per ovvi motivi, leggere almeno uno dei testi di base prima di postare, appunto per evitare il ripetersi sempre delle solite domande ed usare il gruppo per i vari approfondimenti.

First off: puoi leggere in Inglese?

Il quadro dei libri disponibili è sensibilmente diverso a seconda che tu sappia l’Inglese o solo l’Italiano.

Se non conosci l’Inglese, le risorse disponibili si riducono incredibilmente. Volendo fare una proporzione, si può dire che in Italiano c’è 1/100 di quello che è disponibile in Inglese, purtroppo.

Ad ogni modo, se conosci solo l’Italiano, la scelta pressoché obbligata in fatto di libri è leggere quello di Wolf e magari la traduzione, che però non è aggiornata, del libro «La paleo dieta» di Cordain. Altri testi assolutamente eccellenti, poi, sono quelli di Giovanni Cianti, a partire dalla «Dolce catastrofe».

Se però sei proprio all’inizio, e non hai ancora letto nient’altro, prendi il libro di Wolf, comincia con quello.

Se, invece, sai l’Inglese, puoi innanzitutto prendere comunque le versioni originali di ogni libro, anche di quelli tradotti, che sono sicuramente migliori, come accade con ogni testo, che perde sempre qualcosa nel passaggio ad un’altra lingua. Soprattutto, poi, avrai accesso a diversi libri non disponibili per il pubblico italiano, che contengono informazioni fondamentali di approfondimento, come The Paleo Answer dello stesso Cordain, oppure che affrontano la materia con approcci originali e interessantissimi come quello di De Vany, o ancora molto chiari e ricchi di spunti interessanti come Neanderthin di Ray Audette e Perfect Health Diet dei coniugi Jaminet.

In che formato prendere i libri?

Per quanto riguarda il formato del libro, il mio consiglio, come noto, è prendere, tutte le volte che è possibile, l’ebook.

Il formato elettronico è ancora più comodo per i libri tecnici, ricchi di informazioni e dettagli, ma anche ricette, come i classici della paleo.

Nel formato ebook potrete infatti: evidenziare alcuni passaggi importanti, copiare brani e riportarli in vostri appunti o condividerli sui social network, anche per chiedere chiarimenti; potrete inoltre ricercare il testo per parola chiave, cosa utile ad esempio quando avete bisogno di sapere cosa pensa un certo autore di un determinato alimento. Ad es., volete sapere se Wolf considera «paleo» i funghi? Basta aprire l’ebook e cercare «funghi»… Oppure cercate una ricetta che si possa fare con un determinato ingrediente.

Tutti i libri indicati nell’elenco seguente sono disponibili sia in formato cartaceo che in ebook, quindi la scelta spetta a chi acquista. Fanno eccezione solo alcuni libri, cui abbiamo già cennato, di Giovanni Cianti, come «La dolce catastrofe», purtroppo non ancora disponibili in ebook.

Veniamo adesso i singoli libri, senza far distinzione tra tradotti e non tradotti, cosicché ogni lettore, una volta avuto un quadro sintetico ma completo della letteratura disponibile, si possa regolare in base alle proprie capacità e preferenze. Dopo i principali testi di riferimento, troverai alcuni testi consigliati per approfondimenti vari.

I principali libri paleo.

  1. Loren Cordain, The paleo diet, disponibile in Italiano come La paleo diet. È il libro capostipite della dieta paleo dal suo più autorevole esperto, colui che l’ha elaborata e divulgata al resto del mondo. Il libro è stato pubblicato per la prima volta nel 2002, poi nel 2010, sulla scorta del suo successo, ne è stata fatta un’edizione aggiornata in diversi punti importanti, come i grassi. Purtroppo, la traduzione italiana riguarda la prima edizione, mentre la seconda edizione, quella rivista nel 2010, è disponibile solo in Inglese. Per avere un’idea delle differenze tra le due edizioni, riporto di seguito un breve passaggio dello stesso Cordain, nella prefazione alla seconda edizione (la traduzione è mia, il testo originale in nota): «Allora, cosa c’è di nuovo in questa edizione, e quali sono i cambiamenti degni di nota. Il primo cambio di orientamento riguarda gli olii consigliabili. Oggi ci siamo ridotti a solo quattro: olio d’oliva, olio di semi di lino, olio di noci e olio di avocato. Non raccomando più assolutamente l’olio di colza, e l’unico olio che credo dovrebbe essere usato per cucinare è quello di oliva. Il mio amico e famoso nutrizionista Robert Crayhon diceva sempre “lascia che siano i dati a parlare”, e io credo che queste parole siano proprio vere. La ragione di queste diverse raccomandazioni è appunto basato solamente su nuovi fatti che sono emersi. Si potranno trovare questi aggiornamenti in questa nuova edizione. Un altro cambiamento è che ho ammorbidito le mie posizioni sulla questione dei grassi saturi man mano che sempre più dati diventavano disponibili, comprese informazioni da un mio recente studio evoluzionistico sull’argomento. Per concludere, man mano che gli scienziati iniziano a chiarire il mistero delle malattie autoimmuni, sta diventando evidente che molte scelte nutrizionali della dieta paleo potrebbero proteggerci da esse e da molte altre malattie che affliggono circa il 10 per cento della popolazione degli Stati Uniti. Tutte queste informazioni, insieme con tutti i più piccoli aggiustamenti necessari per aggiornare la dieta paleo al 2010, si potranno trovare in questa edizione» 1. Quindi, se potete, prendete il libro in Inglese. Se non sapete l’Inglese, e volete scegliere un solo libro da leggere, lasciate perdere il pur fondamentale Cordain e andate al punto in cui parliamo del libro di Wolf.
  2. Loren Cordain, The paleo answer. Disponibile solo in Inglese, è un testo dove Cordain approfondisce singole tematiche già trattate in generale nel libro «base». A tratti molto scientifico, è comunque una lettura utilissima e ricchissima, ma più consigliata per chi possiede già le basi e vuole approfondire che per chi si approccia per la prima volta alla materia. A me personalmente questo libro è piaciuto tantissimo e ho potuto conoscere un Cordain più entusiasta della paleo, un accademico meno abbottonato e più disponibile a parlare di sé, come quando racconta di come si procurava acqua da bere andando a prenderla al centro, e sul fondo, del lago Tahoe… In questo libro, comunque, Cordain approfondisce molte questioni di cui non aveva parlato nel suo primo testo, per me è una lettura obbligatoria per comprendere davvero la paleo.
  3. Robb Wolf, The paleo solution, che, in Italiano, è stato tradotto in La paleo dieta. La traduzione italiana, per una volta, è decente e completa. È il libro da prendere per primo, da parte di chi vuole iniziare a leggere qualcosa in materia, specialmente se non si conosce l’Inglese. Sembra voluminoso, ma la narrazione è scorrevole e piacevole, a tratti addirittura simpatica e pervasa di umorismo. Se non avete mai letto un libro sulla paleo, potete iniziare da questo. Se, dopo aver letto Cordain, volete approfondire, o comunque volete un punto di vista diverso, e tante altre informazioni utili, potete prenderlo tranquillamente, rimane un bellissimo e fondamentale libro sulla paleo.
  4. Art De Vany, The new evolution diet. Questo è un libro assolutamente meraviglioso, scritto da un autore che sa come scolpire i concetti di base della materia e che regala in ogni riga abbondante materiale per riflettere sia sullo stile di vita paleo / evo che su concetti generali come l’incidenza del caos nella vita umana, l’importanza dei «picchi» negli allenamenti e nell’esperienza di vita e altre cose del genere. Purtroppo disponibile solo in Inglese, se però leggete questa lingua lo dovete prendere assolutamente. Per me è il migliore di tutti ed è un libro che dovrebbero leggere anche coloro che non sono minimamente interessati né alla paleo/evo né alle diete in generale.
  5. Giovanni Cianti, La dolce catastrofe. Espone i concetti fondamentali dell’approccio evolutivo insistendo in particolare sui danni derivanti agli uomini dall’esser posti, sin dal momento in cui si stanno formando, quando ancora si trovano nel ventre materno, ad un costante «bagno di zucchero», che è assolutamente inadatto alla nostra specie. Il tutto con foto (personalmente mi ha colpito il confronto tra il cranio, e i denti, di un cacciatore raccoglitore, e quelli di un uomo dell’epoca agricola), riquadri di approfondimento, notevole rigore scientifico della trattazione, note in calce per chi vuole approfondire. Purtroppo, come cennato, non disponibile in ebook, ma solo in cartaceo. Personalmente, ho trovato eccezionali le parti in cui getta le basi filosofiche e sociologiche dello stile evo, con tanto di analisi di passi biblici. L’autore ha anche recentemente aperto un gruppo su facebook dedicato esplicitamente a questo libro, in cui risponde alle domande dei lettori e interagisce con loro.

Altri libri da me consigliati ai paleoisti.

  1. Salt, Sugar, Fat: How the Food Giants Hooked Us. Il testo definitivo per capire che cos’è veramente il cibo industriale, solo in Inglese. Prendetelo anche se doveste leggere solo le prime pagine, con il dettagliato resoconto della riunione segreta tra i big dell’industria alimentare USA, dove essi hanno preso perfettamente coscienza del problema dell’obesità dilagante a causa del cibo spazzatura e deliberamente deciso di non fare nulla al riguardo.
  2. Play. Il gioco è un tema fondamentale in paleo, correlato con la riduzione dello stress. A chi segue la paleo, viene raccomandato di «giocare», con i figli, gli amici, i propri animali da compagnia. Questo libro lo approfondisce in svariati modi e con riferimenti sempre interessanti. Solo in Inglese, purtroppo.
  3. John Briffa, Escape the diet trap, tradotto in Dimagrisci subito mangiando. Sebbene non annoverabile a stretto diritto tra i classici della paleo, il tipo di approccio alimentare e di stile di vita è paleo o consimilare ed è un libro scorrevole che affronta i vari temi con approccio scientifico rigoroso senza diventare mai noioso. Pur essendo un libro «minore», è stato quello che mi ha convinto, o dato l’occasione per passare dall’approccio nutrigenomico sostenuto dal dr. Ongaro che stavo seguendo in quel periodo a quello paleo, per cui ci sono in qualche modo affezionato. Al di là di questi aspetti soggettivi, credo che sia un buon testo per l’introduzione ad un tipo di alimentazione paleo, con buoni approfondimenti sul tema di cereali, latticini, legumi e altri «classici» argomenti della paleo.
  4. Mark Sisson, The Primal Blueprint 21-Day Total Body Transformation: A step-by-step, gene reprogramming action plan, tradotto in Italia, con una scelta editoriale assolutamente demenziale ed irrispettosa del pubblico dei lettori, in Paleo total body. Questo libro, nonostante nell’edizione italiana abbia un titolo esponente il termine «paleo», non è paleo. Sisson propone una dieta, sempre di tipo evolutivo, chiamata tuttavia «Primal», che presenta alcune importanti differenze con la paleo, la principale delle quali è ammettere i latticini. Si tratta comunque di un’ottima lettura, un buon completamento specialmente per chi non conosce l’Inglese e non può così accedere agli altri libri paleo fondamentali.
  5. Filippo Ongaro, Mangia che ti passa. Questo libro non è paleo, perché l’autore non consiglia di eliminare cereali e legumi, ma propone una visione nutrigenomica ed evolutiva dell’alimentazione con vasti punti di contatto con la visione paleo. Alcuni concetti di base e comuni della materia, inoltre, sono illustrati qui con ancor più efficacia che su molti altri testi paleo veri e propri. Sono molto affezionato a questo libro, perchè è stato quello che mi ha fatto iniziare il percorso di guarigione e mi ha accompagnato per mesi, sino a che non l’ho portato al passo successivo entrando in paleo. Se la paleo vi spaventa, o vi sembra troppo da fare tutto in una volta, potreste cominciare dal programma alimentare indicato in questo testo. L’autore, in seguito, ha poi pubblicato altri libri, tutti interessanti, che ugualmente consiglio.

Libri consigliati dalla tribù della paleo.

In questa sezione indico alcuni libri che non ho letto, ma che vengono segnalati come interessanti all’interno del nostro gruppo di discussione.

  1. Michael Pollan, Il dilemma dell’Onnivoro e, dello stesso autore, In difesa del cibo. Segnalazione di Gianpaolo Usai, che riporta come questi libri «potrebbero essere letti per completezza da chi segue la paleo. Bene o male si tratta di uno scrittore neutrale e che segue un approccio aconfessionale ma che nella sostanza è paleo fino al midollo».
  2. Michael R. Eades, Mary Dan Eades, Protein Power, segnalato sempre da Gianpaolo Usai, che sostiene «andrebbe insegnato se non altro per essere preparati a dovere alle obiezioni veg/vegetariane».
  3. Hertoghe Thierry, Margherita Enrico, La dieta ormonale, segnalato da Gabriele Ciamarra, secondo cui è una «lettura interessantissima, che evidenzia alla grande il rapporto che esiste tra il cibo e le comunicazioni ormonali. Anche se dal titolo non si direbbe…E’ comunque un libro sulla Paleo!». Disponibile anche in ebook.
  4. Ray V. Audette, Troy Gilchrist, Neanderthin: Eat Like a Caveman to Achieve a Lean, Strong, Healthy Body, segnalato da Gianluca Lorefice come «il testo in assoluto più esaustivo sulla paleo». Disponibile solo in ebook (almeno per chi acquista dall’Italia).

Usa le comunità.

Quando hai preso il tuo libro, e hai iniziato a leggere, se si tratta di un ebook puoi usare le comunità italiane per condividere passaggi, chiedere spiegazioni, ecc. Questi sono i due gruppi principali italiani.

  • Gruppo di discussione la tribù della paleo su facebook. Il gruppo da me fondato, sei ovviamente invitato a partecipare.

  • Gruppo di discussione PaleoItalia su facebook. Gruppo utilissimo, consigliatissimo. Attenzione: vige una policy rigorosa per cui è necessario leggere almeno un testo fondamentale prima di postare. Nella sezione file del gruppo, ci sono documenti utilissimi.


  1. «So, what’s new in this edition, and what are the noteworthy changes? The first revision involves recommended oils. We are now down to only four: olive oil, flaxseed oil, walnut oil, and avocado oil. I no longer can recommend canola oil at all, and the only oil I believe should be used for cooking is olive oil [alla faccia di tutti quelli che consigliano l’olio di cocco]. My friend and noted nutritionist Robert Crayhon always said to “let the data speak for itself,” and I believe his words ring true. The rationale for these new recommendations is solely based on new facts that have emerged. You can find this updated information in this revised edition. Another shift is that I have softened my stance on the saturated fat issue as more and more data become available, including information from my recent evolutionary paper on the topic. Finally, as scientists begin to unravel the mystery of autoimmune diseases, it is becoming apparent that multiple nutritional elements of the Paleo Diet may protect us from these one hundred or more illnesses that afflict nearly 10 percent of the U.S. population. All of this information, along with the tweaks needed to bring The Paleo Diet up to date in 2010, is to be found within this edition». 

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benessere paleo ricette

Torta Sacher versione paleo

torta Sacher paleo
torta Sacher paleo

Voilà, la traduzione di una ricetta, che mi pare ben congegnata, presa da Paleoliscious, per fare la torta Sacher in versione paleo (cioè senza latticini, cereali, zuccheri raffinati), che cade a fagiolo in questo periodo in cui maturano ottime albicocche, ma che soprattutto vede l’avvicinarsi del mio compleanno ;-). Enjoy.

Ingredienti
(per una torta di 18 cm, 8 fette)

Per l’impasto
2 cucchiaini (80g) di miele
40 g di polvere di cacao
50 g di olio di cocco
150 g di farina di mandorle o mandorle macinate
mezzo cucchiaino di bicarbonato di sodio
2 uova
un pizzico di vaniglia naturale
2 (100 g) albicocche mature

Per il purè di albicocche
4 (220g) albicocche (pesate con il nocciolo)

Per la glassa di cioccolato
2 cucchiaini (50g) ciascuno di:

  • cacao in polvere
  • olio di cocco
  • miele

Preparazione
(divisa in tre fasi, corrispondenti agli strati della torta)

1) La base. Mescola uova, miele, cacao in polvere, olio di cocco e vaniglia. Lava, pela e affetta in un mixer le pesche, frulla e aggiungile all’impasto. Aggiungi la farina di mandorle e il bicarbonato e mescola bene. Stendi l’impasto in una teglia antiaderente e cuoci in forno (da preriscaldare prima) a 175° per almeno 25 minuti. Probabilmente lieviterà moltissimo, ma si abbasserà poi in seguito. Lascia raffreddare su un supporto da torta. Per proseguire, occorre che la base si sia raffreddata completamente.

2) Il purè di albicocca. Lava, sbuccia, togli il nocciolo alle albicocche. Mettile in un mixer e riducile a purè. Non deve venire molto liquido, ma rimanere cremoso, se dovesse venire troppo liquido si può mettere in un pentolino a fuoco medio alto facendolo cuocere finchè non si addensa. Quando pronto, distribuire in cima alla torta una volta che la stessa si è completamente raffreddata.

3) Lo strato di cioccolato. Riscalda un po’ l’olio di cocco per renderlo liquido e mescolalo al cacao in polvere e al miele. Versa la glassa in cima alla torta, sopra allo strato di albicocche, aiutandoti con una spatola.

Cerca di raffreddare la torta mettendola in frigo, controllando dopo qualche minuto che lo stato non si sia scomposto, nel qual caso aggiustalo, ed eventualmente ricontrollando in seguito. Lasciala in frigo fino a uno o due minuti prima di servirla.

| via Paleolisciuos