dove posso approfondire l’istituto del patrocinio a spese dello Stato?

Posso darti queste varie indicazioni:

  • leggiti i vecchi post contenuti nel blog in materia e segui tutti quelli nuovi che man mano pubblichiamo. Il blog può essere seguito, anche solo limitatamente ai nuovi post in materia di patrocinio, anche via feed oppure tramite l’account twitter o la pagina facebook;
  • consulta la pagina informativa del Ministero della Giustizia;
  • vedi anche questa ottima sintesi con anche riferimenti giurisprudenziali dell’Ordine degli Avvocati di Bologna;
  • associazione Anvag;
  • ci sono poi ottimi libri:
    • un buon manuale di primo orientamento è SPINZO – PALOMBARINI, Manuale pratico sul patrocinio a spese dello Stato, Rimini, Maggioli, 2006;
    • altro testo in materia: SASSANO FRANCESCA, Il gratuito patrocinio, Torino, Giappichelli, 2004;

posso avere il patrocinio a spese dello Stato anche se non sono cittadino italiano?

Sì, certo, con alcune peculiarità diverse a seconda che il procedimento sia civile o penale.

1) Nei procedimenti civili, il gratuito patrocinio può essere usato dagli stranieri (art. 119 DPR 115/2002), che risiedono nel territorio nazionale o che lo erano anche solo al momento in cui è sorto il rapporto o il fatto per cui occorre il patrocinio. Ad esempio: una spagnola si sposa e vive in Italia con il marito per un certo periodo, poi si trasferisce in Spagna separandosi di fatto dal marito: per fare la separazione in Italia, anche dopo anni dalla separazione di fatto e dal suo trasferimento in Spagna, può usufruire del gratuito patrocinio, dal momento che il presupposto della separazione è il matrimonio e il rapporto matrimoniale, che si sono svolti quando era in Italia.

2) Nei procedimenti penali, vale la regola posta dall’art. 90 DPR 115/2002 ed è comunque necessario che lo straniero sia residente in Italia.

 

se l’ordine degli avvocati rigetta la domanda cosa si può fare?

In caso di procedimenti civili, se il Consiglio dell’Ordine rigetta la domanda di ammissione al patrocinio a spese dello Stato si può presentare reclamo al Tribunale (art. 126, comma 2°, l. cit.). Purtroppo, per fare questo è necessario pagare un contributo unificato di 70€ più una marca da 8€ e spese varie. Nei casi in cui ci sono i presupposti per reclamare, siamo a disposizione per presentare, sempre gratuitamente, il reclamo, tuttavia ci sono queste spese vive da considerare, per cui chiediamo un rimborso di 100€. Generalmente, comunque, non conviene presentare reclamo, ma semmai ripresentare la domanda, ove possibile.

come si presenta la domanda di ammissione al patrocinio a spese dello Stato?

Penseremo direttamente noi a presentare l’istanza, una volta sottoscritta. Salvo solo il caso, nel penale, in cui la persona richiedente si trovi in carcere. Le modalità di presentazione sono diverse a seconda che sia competente un giudice civile, penale o amministrativo:

  • civile. Per i procedimenti civili la domanda si presenta all’Ordine degli Avvocati territorialmente competente.
  • penale. Per questi procedimenti, l’istanza va presentata direttamente al Magistrato e ai suoi uffici.
  • amministrativo. Per questi casi, l’istanza va presentata all’apposita Commissione per il patrocinio a spese dello Stato istituita presso il TAR (art. 1, comma 1308, legge 27 dicembre 2006, n. 276). Qui occorre assolutamente muoversi in fretta, perchè solitamente il termine per impugnare gli atti amministrativi è di 60 giorni, ma le commissioni impiegano mediamente almeno un mese per decidere sull’ammissione della domanda, con la conseguenza che rimane poi pochissimo tempo per preparare il ricorso o la costituzione in giudizio, quindi la domanda di ammissione al beneficio va presentata subito.

come posso presentare la domanda di ammissione al patrocinio se sono in carcere?

Non c’è problema, in questo caso noi provvederemo a predisporre l’istanza e la documentazione necessaria, e ad inviarla all’istante via posta presso la casa circondariale, dove sarà poi il detenuto a presentarla tramite le autorità carcerarie.

cosa intende per «famiglia» ai fini del patrocinio a spese dello Stato?

Per “famiglia” si intendono tutte le persone che risultano sul certificato di stato di famiglia, anche se non parenti. Quindi non rilevano eventuali parenti che vivono oramai altrove, come ad esempio figli già usciti di casa, mentre rilevano persone che non hanno rapporti di parentela con il richiedente ma convivono con lui, come semplici coinquilini.

che documenti occorrono per il patrocinio a spese dello Stato nel civile?

  • n. 1 autocertificazione di stato di famiglia | occorre in originale, dal momento che deve essere firmata da te. Il modello da usare puoi prenderlo dalla nostra raccolta
  • n. 1 autocertificazione di residenza | anche questa occorre in originale e si può scaricare dalla nostra raccolta
  • ultima dichiarazione dei redditi presentata oppure, in mancanza di presentazione, autocertificazione dei redditi del richiedente e di tutti gli altri membri del suo nucleo familiare già maggiorenni | la dichiarazione può essere trasmessa in copia, l’autocertificazione ci serve in originale
  • codice fiscale e documento d’identità del richiedente e di tutti gli altri membri del nucleo familiare | in copia
  • domanda di ammissione sottoscritta dal richiedente | in originale
  • non è sempre necessaria, ma se ce l’avete mandatecela (in copia): dichiarazione ISEE
  • n. 3 procure ad litem | in originale
  • per i soli stranieri extracomunitari: certificazione dell’Ambasciata o del Consolato del Paese di appartenenza circa la mancanza di beni intestati nel paese di origine, da richiedersi alle Autorità consolari estere aventi sede in Italia (ad es. se marocchino occorre interpellare il Consolato Marocchino a Roma, Milano o Bologna) | in copia

Nota Bene: insieme ai documenti di cui sopra, vi chiediamo di mandarci anche i documenti necessari per la pratica che ci sarà poi da seguire una volta che sarete stati ammessi al patrocinio, anche per evitarvi di fare due volte gli stessi giri. Ad esempio, se si tratta di una separazione il certificato di stato di famiglia e di residenza occorre due volte: uno va mandato all’ordine degli avvocati per la domanda del patrocinio, uno invece ci serve per il tribunale. Vi diremo noi volta per volta che documenti servono per la pratica che dovete fare, visto che variano appunto a seconda della pratica.

che documenti occorrono per il patrocinio a spese dello Stato nel penale?

  • n. 1 autocertificazione di stato di famiglia | occorre in originale, dal momento che deve essere firmata da te. Il modello da usare puoi prenderlo dalla nostra raccolta
  • n. 1 autocertificazione di residenza | anche questa occorre in originale e si può scaricare dalla nostra raccolta
  • ultima dichiarazione dei redditi presentata oppure, in mancanza di presentazione, autocertificazione dei redditi del richiedente e di tutti gli altri membri del suo nucleo familiare già maggiorenni | la dichiarazione può essere trasmessa in copia, l’autocertificazione ci serve in originale
  • codice fiscale e documento d’identità del richiedente e di tutti gli altri membri del nucleo familiare | in copia
  • certificato del casellario giudiziale, da richiedere all’ufficio del casellario del Tribunale | in originale
  • domanda di ammissione sottoscritta dal richiedente | in originale
  • non è sempre necessaria, ma se ce l’avete mandatecela (in copia): dichiarazione ISEE
  • due nomine di difensore | in originale
  • per i soli stranieri extracomunitari: certificazione dell’Ambasciata o del Consolato del Paese di appartenenza circa la mancanza di beni intestati nel paese di origine, da richiedersi alle Autorità consolari estere aventi sede in Italia (ad es. se marocchino occorre interpellare il Consolato Marocchino a Roma, Milano o Bologna)

Nota Bene: insieme ai documenti di cui sopra, vi chiediamo di mandarci anche i documenti necessari per la pratica che ci sarà poi da seguire una volta che sarete stati ammessi al patrocinio, anche per evitarvi di fare due volte gli stessi giri. Ad esempio, se si tratta di una separazione il certificato di stato di famiglia e di residenza occorre due volte: uno va mandato all’ordine degli avvocati per la domanda del patrocinio, uno invece ci serve per il tribunale. Vi diremo noi volta per volta che documenti servono per la pratica che dovete fare, visto che variano appunto a seconda della pratica.

la mediazione si può fare anche per problemi sul posto di lavoro?

Ho 36 anni, sono un’impiegata e mamma di due bambini, uno di 9 e uno di 3 anni. Lavoro a tempo indeterminato presso una società commerciale privata da 4 anni. Da alcuni mesi a questa parte sto purtroppo subendo in ambito lavorativo, da parte del mio responsabile, una sorta di “mobbing” (anche se so di stare usando impropriamente questo termine) dopo che ho avuto con lui una discussione piuttosto accesa in merito al suo comportamento nei miei confronti (accessi d’ira e sfoghi reiterati e protratti nel tempo, nonchè demansionamento a seguito dell’arrivo di una nuova collega). Lei sarebbe così gentile da darmi qualche informazione e magari qualche contatto utile a chiarirmi innanzitutto le idee ed eventualmente a capire come potermi “difendere” in questo senso? Francamente lo stress a cui sono quotidianamente sottoposta temo possa intaccare la mia vita familiare (lo vedo nelle mie reazioni sempre più nervose e intolleranti nei confronti di mio marito e dei bambini) e questo vorrei cercare di evitarlo il più possibile come potrà anche lei immaginare (oltre a voler certamente valutare il problema e cercare di arginarlo logicamente se possibile).

Come riconosci tu stessa per prima, non è mobbing in senso tecnico, ma semplicemente una situazione di stress derivante dall’esistenza di rapporti non buoni, o comunque tesi, con il tuo «capo». A livello giuridico, questo ha scarsa rilevanza e, se anche per assurdo lo avesse, probabilmente gli strumenti offerti dalla legge non sarebbero i più idonei per trattare il problema. Una circostanza che, invece, potrebbe essere più rilevante, giuridicamente parlando, sarebbe il «demansionamento», di cui fai appena un cenno, ma anche qui bisogna capire se è un vero e proprio cambiamento di mansioni in senso tecnico, come tale illegittimo, o una semplice riorganizzazione e riassegnazione di singoli compiti, normale, in una certa misura, quando arriva nuovo personale.

Tutto sommato, non credo che iniziative di tipo legale, quelle che un avvocato tradizionalmente ti consiglierebbe, potrebbero esserti utili più di tanto nella tua situazione, che è peraltro abbastanza «di confine» tra il lecito e l’illecito. Quello che ti consiglierei, piuttosto, è di invitare il tuo «capo» a fare qualche seduta presso un mediatore, cioè un esperto di comunicazione che possa agevolare il dialogo tra di voi. Mi rendo conto di come una indicazione di questo genere possa sembrare strana, sia per te che per tutti gli altri che si trovano in situazioni analoghe in aziende (e ce ne sono tantissimi), ma io penso che sia la strada giusta.

Innanzitutto, è chiaro che qualcosa lo devi fare, perchè, come riconosci tu stessa, lo stress sta compromettendo la tua qualità di vita e soprattutto quella di chi ti sta accanto, che non ha nessuna colpa.

Se concordiamo su questo, va poi considerato che l’approccio tradizionale, di far scrivere ad un sindacato o ad un avvocato, credo che avrebbe poche chances di conseguire un risultato inutile e presenterebbe comunque anche il rischio, ineliminabile, di peggiorare addirittura la situazione.

Inviare, invece, una lettera, da parte tua o anche tramite un legale, ma con tono e stile non ostili, per quanto possibile, in cui semplicemente inviti a fare un incontro presso un mediatore per «chiarimenti», penso potrebbe essere un eccellente modo per «rompere il ghiaccio» e comunque fare quel qualcosa che comunque non puoi esimerti dal fare.

Poi dipende sempre, ovviamente, da come la prende controparte, ma in ogni caso non credo sia una mossa sbagliata. Un domani, infatti, se le cose dovessero peggiorare e si dovesse arrivare, allora, ai ferri corti a livello giudiziario, la tua disponibilità alla mediazione in tempi non sospetti potrebbe essere ben apprezzata da chi sarà chiamato a valutare il caso.

Come avrai intuito, personalmente mi considero più un esperto di conflitti e un problem solver che un avvocato e, da questo punto di vista, posso dirti che la pressoché totalità dei problemi sul posto di lavoro non è così tanto diversa da quelli che si hanno in famiglia, dove spesso si hanno tante persone, tutte in buona fede, ma che non riescono a comunicare adeguatamente tra loro e quindi finiscono per litigare regolarmente.

per il tagliando della mia auto sono obbligato a rivolgermi all’officina del concessionario se non voglio perdere la garanzia?

No, il regolamento UE 1400/2002 tutela il consumatore su questo. Dalla sua entrata in vigore, avvenuta nel 2005, non esiste più l’obbligo di recarsi presso la concessionaria per tagliandi e riparazioni ordinarie al solo scopo di mantenere la garanzia. I costruttori infatti non possono più obbligare ad usare la loro rete di officine per il regolare servizio di manutenzione del veicolo, allo scopo di mantenere i diritti relativi alla garanzia. In tutti quei casi in cui si paga per l’intervento, come il cambio dell’olio, il cambio dei filtri, la sostituzione delle pastiglie freno, degli ammortizzatori, dei pneumatici, ecc. o la riparazione di un piccolo urto dovuto ad un incidente, gli interventi possono essere normalmente eseguiti presso gli autoriparatori indipendenti. L’unica condizione è che il riparatore utilizzi ricambi originali o di qualità corrispondente all’originale, in base all’art. 4, lett. K, del regolamento  e che ovviamente seguano le indicazioni del produttore. Per questo motivo, è bene che nella fattura rilasciata al termine della riparazione siano indicati anche i ricambi impiegati nella lavorazione.