quanto tempo occorre per l’ammissione al patrocinio a spese dello Stato per un processo civile?

Il mio avvocato civile ha chiesto il gratuito patrocinio per me, il 4 di dicembre, è possibile che ad oggi, il 27 di dicembre non abbiamo avuto ancora l’approvazione di una richiesta fra l’altro urgente? Ho letto che passano massimo, 10 giorni è vero o no? Sono preoccupato. Grazie!

Nel caso dei procedimenti civili, l’ammissione è quasi sempre gestita, in via anticipatoria (cioè non definitiva, significa che il giudice che poi segue il procedimento può sempre pensarla diversamente), dall’Ordine degli avvocati territorialmente competente. Al riguardo, io che ho avuto occasione di presentare oramai centinaia di domande in ogni parte d’Italia, ti posso assicurare che i tempi sono i più vari: ci sono Ordini abbastanza veloci, come il mio di Modena ad esempio (non per campanilismo), e altri incredibilmente lunghi, come quello, di cui non faccio il nome, dove ho aspettato più di quattro mesi per una ammissione, che peraltro riguardava una separazione. Al di là di questo, se ci sono motivi di urgenza, ad esempio sei stato convenuto e c’è una data entro cui bisogna presentare le difese, puoi chiedere la procedura d’urgenza, anche se non è detto che sia risolutivo. Naturalmente, una ulteriore alternativa è pagare di tasca tua il compenso al tuo avvocato sino a che non verrà emessa la delibera di ammissione.

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il patrocinio a spese dello Stato si può chiedere anche per la redazione di una querela?

Devo fare una querela importante, mi hanno detto che posso scriverla anche io da solo senza citare gli articoli, ma mi domandavo se visto che posso usufruire del gratuito patrocinio, non possa farla rivedere da un bravo penalista, per presentare un qualcosa di migliore.

È un problema comune, con il quale ci troviamo ad avere a che fare molto spesso. Il fatto è che per poter chiedere l’ammissione al patrocinio a spese dello Stato, il procedimento deve essere già pendente. Se devi ancora depositare la querela, significa che il procedimento non è ancora pendente, per cui non puoi ancora chiedere l’ammissione. Per cui, per l’attività di assistenza nella redazione della querela, non puoi farti seguire da nessun avvocato in regime di patrocinio a spese dello Stato. Nei casi che ci vengono affidati, noi proponiamo la redazione della querela in regime di «libera professione» (abbiamo una tariffa flat per questa attività nel nostro listino), con l’accordo che, una volta depositata, si passi poi al patrocinio a spese dello Stato.

quando è prevista la confisca del veicolo per guida in stato di ebbrezza?

Quando il tasso alcolemico rilevato è superiore a 1,5. Se il tasso è pari a 1,5 g/l, il fatto rimane un reato e si apre un procedimento penale, ma non c’è la sanzione accessoria della confisca del veicolo. Nei casi di confine, ad esempio quando vengono rilevati valori come 1,6 o 1,7, conviene valutare se ci sono margini per contestare l’accertamento dal punto di vista tecnico e riuscire a rientrare nella fascia per cui non è prevista la confisca, ovviamente tenendo presente anche il valore del veicolo oggetto della stessa. Da notare che la confisca si applica anche in caso in cui il procedimento penale venga definito tramite patteggiamento.

cosa pensate delle associazioni dei consumatori?

Come sempre, bisogna giudicare da caso a caso, perchè come non tutti gli avvocati sono uguali, nemmeno le associazioni sono uguali tra loro.

A nostro giudizio, e non lo diciamo per interesse di bottega o di casta, la soluzione migliore per essere tutelati come consumatori è quello di disporre di una copertura di tutela giudiziaria a livello famigliare e rivolgersi in caso di bisogno ad un bravo avvocato. Spendendo poco più di 100€ all’anno, in tutti i casi in cui si subisce una “fregatura” o una piccola ingiustizia che si lascerebbero perdere per il timore di spendere di avvocato più di quello che si potrebbe ricavare come risarcimento, ci si potrà rivolgere tranquillamente ad un avvocato senza spendere un centesimo. La copertura si estende anche ai tecnici, cioè ai medici legali o periti, che si dovesse rendere necessario incaricare per coltivare la vertenza.

Un buon avvocato, nel quale si possa avere veramente fiducia, più una valida forma di tutela giudiziariarendono il consumatore veramente tutelato, molto di più di quello che potrebbe fare qualsiasi associazione di consumatori, sindacato o altro.

Per completezza di cronaca, poi, quando si parla di associazioni dei consumatori, ci piace sempre riportare una incredibile intervista a Carlo Rienzi, presidente del Codacons, pubblicata sull’Espresso del 14 aprile 2004 nell’articolo “Robin Hood alla cassa di Carlo Luna”, che fa capire tante cose su questo mondo.

che documenti servono per la mia pratica di separazione / divorzio / affido?

Per le soluzioni di tipo consensuale (separazione consensuale e divorzio congiunto) i documenti occorrenti sono i seguenti:

  1. certificato cumulativo di residenza e stato di famiglia del marito;
  2. certificato cumulativo di residenza e stato di famiglia della moglie;
  3. estratto o copia dell’atto di matrimonio;
  4. per il divorzio: copia autentica del verbale di separazione e decreto di omologa.

I primi due certificati vanno richiesti all’Ufficio anagrafe del Comune di attuale residenza dei coniugi, che può essere anche diverso se uno dei due ha già fatto il cambio di residenza.

L’estratto o copia dell’atto di matrimonio va chiesto all’Ufficio anagrafe del Comune dove è stato celebrato il matrimonio.

La maggior parte dei tribunali italiani, compreso il mio tribunale di Modena, considera sufficiente l’estratto dell’atto, che è una parte appunto ridotta del documento originale, ma alcuni tribunali vogliono la copia integrale, come ad es. il tribunale di Milano. In caso di dubbio, pertanto, e siccome nel più ci sta sempre il meno, meglio chiedere la copia integrale.

Se il Comune di celebrazione del matrimonio è lontano, come nel classico caso ad es. di coppie che risiedono al Nord ma si sono sposate nel paese di lei al Sud, il certificato si può richiedere anche tramite posta: in questi casi, è consigliabile provare a mettersi in contatto telefonico con l’ufficio anagrafe per richiedere le modalità (solitamente occorre spedire una richiesta allegando marche da bollo e una busta preaffrancata, ma ogni Comune ha una sua prassi purtroppo) della richiesta; in alternativa, si possono consultare anche le pagine del sito web del Comune interessato o provare a chiedere informazioni via posta elettronica o pec. Se il cliente si trova in imbarazzo, comunque, possiamo provvedere anche noi, anche se i tempi in questo modo si allungano un po’.

Al funzionario dell’ufficio anagrafe occorre far presente che i certificati si richiedono per uso separazione o divorzio.

In caso di dubbio, o anche come promemoria, potete naturalmente stampare questa pagina e portarla con voi, eventualmente mostrandola allo sportello.

La copia autentica del verbale di separazione e decreto di omologa va richiesta alla cancelleria del Tribunale dove è stata fatta la separazione; di solito se ne occupa il legale che avete incaricato per il divorzio, meglio dargli se possibile una copia semplice o almeno il numero di rg del procedimento di separazione in modo che alla cancelleria facciano poi prima a trovare il fascicolo.

che cos’è un decreto ingiuntivo?

ricorso per decreto ingiuntivo è il procedimento più comune per il recupero dei crediti aziendali e, qualche volta, anche privati (per questi ultimi il caso più tipico è quello del recupero delle spese straordinarie per il mantenimento dei figli). Si tratta di un procedimento speciale, che ha lo scopo di essere molto più veloce di quello ordinario, che, come noto, dura normalmente diversi anni.

Per poterlo usare, devi avere una prova scritta del tuo credito (non sono sufficienti, ad esempio, dei testimoni). La prova scritta, nel caso delle aziende, è costituita dalla fattura accompagnata dall’estratto autentico, che si ottiene da un notaio, delle scritture contabili che attesta che la fattura stessa è regolarmente inserita nei libri contabili della società. A volte si allegano anche i documenti di trasporto, che qualche volta sono addirittura firmati dal debitore per ricevuta della merce.

Se disponi di questa prova scritta, puoi presentare appunto un ricorso al giudice del luogo dove la tua azienda ha sede – salvo, tuttavia, che il debitore non sia un consumatore: in questo caso dovrai andare dal giudice del luogo di residenza del cliente – in cui chiedi al giudice di ordinare al debitore di pagare.

Se il ricorso viene accolto, una copia del ricorso con il provvedimento del giudice che ordina al debitore di pagare viene notificata al debitore stesso.

Entro 40 giorni dal giorno della notifica, poi, possono succedere due cose:

  • il debitore non fa opposizione; in questo caso, il decreto diventa definitivo, esattamente come una sentenza emessa in una causa ordinaria: il debitore non può più contestare di dover pagare quanto ti deve; il decreto, poi, diventa anche titolo esecutivo, cioè sulla base di esso può essere promosso un pignoramento nei confronti del debitore;
  • il debitore fa opposizione: in questo secondo caso, si apre una causa ordinaria, quella che dura diversi anni, e lo “scopo” di questo procedimento, quello di essere uno strumento veloce in mano ai creditori, va in buona parte perduto; se l’opposizione, però, non è fondata a sua volta su prova scritta, alla prima udienza della causa il giudice può stabilire che il decreto sia provvisoriamente esecutivo, cioè il debitore deve comunque intanto pagare – il decreto diventa titolo esecutivo come se non fosse stata fatta opposizione – e la causa in seguito proseguirà solo per stabilire chi dei due ha ragione  (e se risulterà aver ragione il debitore, il creditore dovrà restituire quanto nel frattempo ricevuto).

In alcuni casi, come quando ad esempio il debitore è già stato protestato, è anche possibile ottenere undecreto immediatamente esecutivo, cioè che è già titolo esecutivo al momento in cui viene emesso, senza bisogno di aspettare che diventi definitivo o che sia dichiarato tale nella prima udienza del giudizio di opposizione. In questi casi, il debitore deve comunque pagare subito quello che prevede il decreto, poi può fare opposizione se ritiene di avere giuste ragioni per richiedere indietro quanto è stato costretto a corrispondere.

Per quanto riguarda le spese (legali) del procedimento, il giudice, quando concede il decreto, ordina anche al debitore di pagare le spese legali sostenute sino a quel momento e le successive. Se il creditore, quindi, riesce poi a mettere in esecuzione il decreto e quindi a farsi pagare, riesce solitamente anche a rientrare delle spese; se non ci riesce, è bene notare che in ogni caso il suo legale sarà da pagare ugualmente, come spiegato in questo nostro precedente post. I nostri preventivi sono sempre limitati alla sola fase di ingiunzione, con esclusione di quella di eventuale opposizione, dal momento che si tratta di due tipi di lavoro estremamente diversi tra loro: uno della durata di pochi mesi e un altro della durata di diversi anni; in ogni caso, i nostri preventivi sono di solito formulati con la tariffa di tipo “flat” che, per questo genere di procedimenti, è particolarmente comoda.

Pur essendo un procedimento più semplice, insomma, presenta molte variabili e non è facile, oggettivamente, per noi avvocati fornire al cliente un quadro preciso di queste situazioni, dal momento che possono intervenire, strada facendo, molte variazioni: rimane comunque la strada più veloce per il recupero dei crediti, nella maggior parte dei casi, quindi tanto vale iniziare in questo modo e poi si valuta man mano che il procedimento prosegue.

che cos’è un’istanza del 335?

È una domanda che si presenta in base all’art. 335 del codice di procedura penale per sapere se esistono procedimenti penali a carico della persona che la presenta. Molte volte, considerato che i procedimenti penali sono coperti da segreto, è l’unico modo per poter sapere almeno che tipo di reato è stato contestato o per quale reato si è stati denunciati.

Può essere presentata anche senza l’assistenza di un avvocato, va depositata alla Procura della Repubblica, ed è meglio informarsi prima, presso la segreteria, se c’è un modello apposito da utilizzare (solitamente ogni ufficio ne ha uno).