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che fare quando il proprio avvocato scompare completamente?

Vorrei sapere se posso e come fare per denunciare il mio avvocato. Io ho fatto una causa di lavoro 6 anni fa ed a oggi non so nulla, l’avvocato 3 anni fa mi disse che era finita e doveva uscire, ma era una bugia visto che ad oggi dopo tante litigate alla richiesta delle carte non me le vuole dare e non si fa trovare ne allo studio ne al telefono.

Innanzitutto, gli puoi mandare una pec, che è come una raccomandata, in cui gli chiedi conto di tutto entro un termine di 7-10 giorni. Oggigiorno, tutti gli avvocati devono avere un indirizzo pec, lo puoi trovare sul sito web dell’ordine di appartenenza.

Se questo non serve, prima di procedere a vere e proprie denunce, è preferibile, a mio giudizio, capire che cosa è stato fatto. Puoi andare, anche personalmente, visto che sei la parte interessata, in tribunale a fare le copie del fascicolo della tua causa, così vedi in che stato si trova. Se ti trovi in difficoltà a farlo di persona, puoi ovviamente incaricare un altro avvocato, che ti sarà anche utile per «leggere» i documenti di cui farete copia. Ovviamente, in questo caso però purtroppo dovrai spendere altri soldi per il suo compenso.

Una volta che avrai visto che cosa è successo, valuterai se e che cosa fare.

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Lavorare col patrocinio gratuito: conviene?

Ciao Tiziano, disturbo per chiederTi cortesemente alcune indicazioni in merito alla Vostra esperienza in regime di gratuito patrocinio. Mi trovo ad assistere una signora che ne ha diritto, però non sono ancora iscritta nell’apposita lista, anche se era già mi intenzione farlo anche prima di analizzare questo caso. Al riguardo sento voci entusiaste e voci meno entusiaste sul punto. Quelle meno entusiaste si lamentano in ordine ai tempi ed alla misura del compenso che lo Stato corrisponde all’avvocato. Volevo chiederTi, in base alla Tua esperienza, se mi consigli di iscrivermi alla lista e, magari, quali sono i pro ed i contro nella scelta di assistere clienti in regime di gratuito patrocinio (avv. Frida Del Din, foro di Treviso)

Con questo intervento usciamo un attimo dalla nostra consueta impostazione, di risposte di tipo divulgativo date da legali ad utenti, e quindi diciamo B2C, per aprire un dialogo sul tema di tipo B2B, cioè avvocato – avvocato, anche se naturalmente, essendo pubblico, anche gli utenti potranno dire la loro e intervenire. A questo punto, come al solito, racconterò la mia esperienza e farò le mie osservazioni, l’invito è però appunto poi rivolto a tutti i colleghi, e utenti: date anche voi la vostra testimonianza, ogni esperienza è importante per capire meglio come funziona «sul terreno» questo istituto, a beneficio di tutti gli avvocati, specialmente più giovani, che ne sono interessati.

Premetto che io faccio molto patrocinio a spese dello Stato. In questi ultimi anni, mi è anche capitato di presentare domande un po’ in tutta Italia e ho avuto esperienze davvero diverse, sotto molteplici aspetti.

Probabilmente la prima cosa da dire è che funziona in modo diverso per il civile, il penale e l’amministrativo.

Nel civile, la domanda di ammissione al beneficio va presentata, se la causa non è già iniziata, all’Ordine degli avvocati presso l’Autorità giudiziaria competente. Bisogna ricordarsi sempre che l’ammissione fatta dall’Ordine è solo anticipatoria: se il giudice, cui spetta sempre l’ultima parola in materia, non la ritiene fondata può revocarla, anche se devo dire che a me ciò è capitato una volta solamente su centinaia di casi. Per quanto riguarda gli ordini, ho trovato persone veramente competenti e preparate, ma anche, come al solito, persone meno preparate; da alcuni ordini mi sono sentito mettere in dubbio la possibilità di chiedere l’ammissione in quanto procuratore extra distretto (possibilità ammessa da una modifica legislativa di oramai diversi anni fa), richiedere documenti assolutamente inutili e così via. La cosa migliore è fare sempre quel che viene richiesto, anche in ordine all’integrazione documentale, e armarsi di molta pazienza – ma questa è una cosa che di sicuro non difetta a chi fa la professione continuativamente.

Un’altra importante differenza del civile rispetto agli altri settori è che, in questo tipo di procedimenti, l’avvocato del cliente ammesso al beneficio viene, per legge, pagato di meno. Infatti, si applica la riduzione della metà degli onorari e dei diritti. Non so se sia giusto, non credo, dal momento che spesso l’assistenza in un procedimento civile comporta uno studio e un approfondimento molto maggiori di quelle richieste da un penale per la quasi totalità dei reati commessi da persone ammesse al patrocinio, ma tant’è. Se si somma a questa circostanza il fatto che il civile dura molto più a lungo, proprio in termini di tempo, del penale, per cui non raramente un legale con questo regime deve aspettare sette o otto anni per farsi liquidare – che non è ancora, attenzione, il pagamento, ma appunto solo la liquidazione – allora si capiscono le critiche mosse al sistema da certi colleghi. Naturalmente, si fa per dire, durante tutti questi anni, se ci sono da fare spese, le deve anticipare il legale perchè è anche deontologicamente vietato chiedere soldi ad una persona ammessa al patrocinio – ci si chiede dunque … se non è volontariato questo allora cosa possa esserlo. Come anticipato, poi, dal momento della liquidazione a quello dell’effettivo pagamento possono trascorrere molti mesi, anche anni. Nel mio caso, la media è di circa un anno, con punte più «virtuose» e altre meno.

Questa situazione conduce nella pratica alla paradossale, e anche deontologicamente scorretta, situazione per cui il legale, magari dopo due o tre anni di giudizio, di fatto non vede l’ora che termini il mandato per poter farsi liquidare e quindi spesso o rinuncia addirittura direttamente al mandato, senza altra ragione oggettiva, oppure si comporta in modo tale da farselo revocare dal cliente. In questo modo, pur non essendo concluso il procedimento, potrà presentare la propria parcella per la liquidazione e ricevere anche il pagamento. Tutto questo non è corretto, dal punto di vista della valutazione della condotta dei legali, nè conveniente per gli assistiti, che si trovano magari nella necessità di dover cambiare legale a metà pratica, con tutte le difficoltà del caso. Ma l’istituto è purtroppo configurato in modo tale da favorire applicazioni «deviate» di questo tipo. Sarebbe, io credo, sufficiente prevedere una liquidazione annuale o almeno biennale dei compensi, dal momento che non esiste alcun lavoratore o artigiano o imprenditore che accetta pacificamente di lavorare senza prendere alcun compenso, e per giunta anticipando le spese, per sette, otto, financo dieci anni. Diciamo che questi aspetti vanno messi nel gran novero di quelle cose che, nonostante tutto, i nostri governanti non vogliono capire.

Nel penale non esiste l’intervento dell’Ordine, ma decide direttamente il Magistrato. Se il cliente non ha ancora i dati del procedimento, bisogna fargli presentare una istanza del 335. Ricordati, in generale, che tutto quello che fai prima che ci sia l’ammissione al patrocinio non ti verrà liquidato, quindi se fai tu la istanza ex art. 335 cpp, magari tramite anche un bel colloquio in carcere, di fatto lavori gratis, solo in vista della liquidazione che verrà fatta se l’assistito verrà ammesso al patrocinio e tu verrai liquidata. Nel penale, a differenza che nel civile, come abbiamo cennato, la liquidazione delle competenze è piena e non ci sono abbattimenti. Un aspetto positivo, anche se spesso le liquidazioni sono comunque molto basse. A me personalmente sono capitate, per procedimenti penali seguiti al Tribunale dei minorenni, che è quello che liquida meno di tutti, liquidazioni favolose dell’ordine di cento o anche più spesso cinquanta euro: praticamente, quando ti va bene, un rimborso spese. Nei procedimenti penali degli adulti, le liquidazioni sono invece molto più corpose. Generalmente ho notato che di solito sono anche più veloci nel civile, sia come liquidazioni che come pagamenti.

Davanti ai TAR l’ammissione al patrocinio viene deliberata da una apposita commissione, «restaurata» a seguito di una modifica legislativa che in un primo momento le aveva abrogate. Di solito, quando devi impugnare un atto amministrativo al TAR il tempo è pochissimo e c’è da correre, per cui forse è meglio che ci sia un organo apposito, e non vada tutto a confluire agli Ordini, che non di rado sono abbastanza ingolfati. La mia esperienza con le commissioni presso i TAR è tutto sommato positiva, mi hanno sempre ammesso, i tempi per le liquidazioni e i pagamenti non sono stati peggio di quelli che si hanno negli altri settori. In un caso, la commissione aveva richiesto una integrazione documentale che secondo il mio cliente non era dovuta: il cliente si è impuntato, non l’ha fornita e la commissione l’ha ammesso ugualmente.

Una cosa che abbatte ulteriormente i compensi è il fatto che lo Stato, ad ogni persona ammessa, paga un solo avvocato, non due, anche se la causa è da fare fuori zona. Quindi il corrispondente bisogna trovarlo e pagarlo. Personalmente, riesco a fare procedimenti in ogni parte d’Italia accordandomi con il corrispondente per una divisione secondo certe percentuali di quanto verrà liquidato dal giudice al termine del procedimento e devo dire che ho sempre trovato grande disponibilità e umanità a riguardo, un altro aspetto che la gente comune, quando pensa agli avvocati, non considera. Essere disposti a dividere in parti una torta già magra non è da tutti.

Ad ogni modo, dal punto di vista logistico, mi sono organizzato con un modulo on line, con una scheda pratica approfondita da dare in pasto agli interessati affinchè capiscano anche loro i tratti essenziali dell’istituto, che potrai consultare anche tu stessa per avere molte maggiori informazioni. Ho poi definito, all’interno del personale amministrativo dello studio, una persona dedicata a trattare tutte le domande di ammissione al beneficio; in questo modo, personalmente incontro il cliente quando è già stato ammesso, mentre la fase preparatoria viene svolta dal personale amministrativo, naturalmente sotto la mia supervisione, anche perchè la domanda richiede che il caso concreto venga inquadrato correttamente in diritto e altrettanto correttamente descritto.

In ambito associativo, mi appoggio da anni ad ANVAG, che credo sia la miglior associazione di legali in materia, con persone di grande competenza e umanità, presieduta dal collega Nicola Iannello di Roma, sempre disponibile a dare una mano concretamente e in prima persona in caso di questioni oscure o dubbi interpretativi. In letteratura, non ci sono testi particolarmente approfonditi e su molti aspetti dell’istituto non c’è sufficiente informazione. Il miglior strumento, se deciderai di iscriverti ti consiglio di procurartelo, è il manuale di Spinzo – Palombarini, che considero uno dei miei pochi veri ferri del mestiere, quelli che consulto quasi tutti i giorni.

Un aspetto positivo del patrocinio a spese dello Stato è che ti consente di aumentare il numero di casi che segui, non tanto sotto il profilo del ricavo economico quanto sotto quello dell’esperienza. Grazie all’istituto, ho potuto seguire casi cui non avrei mai avuto occasione di interessarmi e che, devo dire, mi hanno dato molto, perchè come sa ogni avvocato non è tanto lo studio sui manuali ma l’applicazione del diritto alle regole della vita che ti fa veramente crescere. Il primo caso, ad esempio, in cui mi è capitato di ottenere un mantenimento per il marito, posto a carico della moglie, è stato un caso seguito in regime di patrocinio gratuito. Oppure il mio primo ricorso per cambiamento di sesso. Ma ce ne sono tanti altri. Siccome io sono molto curioso di natura, per me è tutto grasso che cola. Ciò, ovviamente, dipende in fondo dal carattere di ognuno.

Un aspetto negativo può secondo alcuni essere che, anche con il patrocinio, possono capitare i famosi clienti «tossici», quelli che sono più una perdita, su tutti i fronti (economico, di tempo, di equilibrio e serenità personale), che altro. Ma, contrariamente a quel che si potrebbe forse pensare, non ne capitano di più di quelli in regime di libera professione e devo dire che ho avuto occasione di avere a che fare con persone prive di risorse economiche ma con una grande dignità e soprattutto buona educazione, dove per converso in regime professionale standard ho purtroppo incontrato persone benestanti che erano insopportabili cafoni. Per cui anche la tua esperienza potrà variare. Resta il fatto che in ogni caso un avvocato, quando si accorge che un cliente è tossico, per lui e di riflesso per tutto lo studio, compresi gli altri assistiti, deve rinunciare al mandato, se pensa di non potergli comunque essere utile in alcun modo.

In conclusione, io ne faccio molto e credo che continuerò a farne, quindi il consiglio finale hai già intuito qual’è: tutto sommato, secondo me vale la pena, anche se rimane da valutare il rapporto tra pratiche che si seguono in questo regime e pratiche di clienti in regime di libera professione. In ogni caso, credo anche che le nostre valutazioni al riguardo non debbano, come cennato, essere solo economiche: oltre alla necessità di crescere culturalmente, è giusto fare anche qualcosa per le persone che nella vita sono state meno fortunate di noi. Essere un avvocato, almeno a mio giudizio, non può essere solo onori, ma anche oneri. Non che questi manchino, al contrario di quanto ritiene comunemente la gente, che ce ne sono eccome, però è giusto anche dare una mano. Al riguardo, parlo di una forma di «semivolontariato», dal momento che un po’ di compenso c’è comunque, anche se ci deve essere necessariamente anche un po’ di altruismo nell’avvocato che segue in regime di patrocinio. Una buona idea per incentivare i legali a iscriversi nelle liste del patrocinio potrebbe essere, visto il valore anche formativo dell’esperienza, quella di riconoscere un minimo di crediti formativi, o per ogni atto o anche solo per l’iscrizione, ma in questo caso a condizione che si raggiunga un numero minimo di incarichi annuali.

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Dialogo reale tra un assistito e il suo avvocato.

Sapete che il tema dell’interazione avvocato/cliente mi è molto caro… Recentemente mi è capitato un caso paradigmatico di come a volte il cliente non sia per niente in grado di comunicare efficacemente con il suo legale e quest’ultimo debba necessariamente ricondurre la transazione in termini corretti se vuole essere utile al suo assistito. Eccolo qui a voi, il tutto si è svolto via posta elettronica…

> Domanda ciao tiziano, come stai? ti trovo prossimamente su skype? avrei bisogno di chiederti una cosa.
>

> Risposta chiedimi via mail non lo apro quasi mai qui tutto ok spero bene anche per voi…
>

> D ciao tiziano,
>

> allora cerco di essere sintetica… anche se conoscendomi è difficile!! 🙂
>

>  1. se una persona trattiene effetti personali di un’altra e manifesta di non volerli restituire o di volersene disfare senza il consenso dell’altra (anzi, dopo ripetuti tentativi ignorati di farsele spedire) è considerabile come reato???
>

> 2. nel caso lo fosse, cosa si può fare per obbligare a restituire gli effetti personali trattenuti??
>

> 3. la persona che tiene le cose ha affermato più volte di non accettare nemmeno di darle a terze persone incaricate di ritirarle, ricattando con frasi del tipo “o tu fai quello che dico io o butto tutto”… c’è una via legale per prendersi tutto senza correre rischi che le cose vengano buttate?? tenendo conto che in ogni caso dovrebbe occuparsi del ritiro una persona esterna alla situazione e non il diretto interessato… che ne so… presentarsi con i carabinieri forse??!!
>

> 4. nel caso le cose venissero buttate o danneggiate c’è una possibilità di farsele risarcire?
>

> 5…… e tanto per avere un’idea….. procedendo per vie legali a quanto ammonta il danno in termini di portafoglio e di tempo????
>

> a grandi linee sono in mezzo a questa situazione, con conseguente ansia e stress… puoi illuminarmi?
>

> R F., mettiamo via le astrazioni e i “se”: raccontami esattamente quello che ti è capitato, con tanto di nomi e cognomi, cosi potro capire bene, e sapere cosa dirti. scrivi pure molto, io leggo veloce.
>

> D  ok… ci provo…
>

> dunque… quando io e … siamo venuti via, esattamente …, molte delle cose che avevamo sono state messe in scatoloni e abbiamo chiesto ai suoi genitori di conservarle per un periodo in casa loro, tenendo conto che se nel giro di un anno fossimo tornati ce le saremmo riprese, altrimenti avremmo fatto in modo di farcele inviare…. ok, tutti d’accordo su questo.
>

> i rapporti di … coi suoi son sempre stati altalenanti e difficili, ma bene o male sembrava la cosa potesse andar bene cosi, non fosse che in questi anni ogni minuto brontolavano dell’ingombro in casa loro… abbiamo piu volte cercato di convincerli a chiamare un falegname o a contattarlo noi per loro, far fare una cassa e spedire il tutto, o chiamare una ditta di spedizioni che operi anche a domicilio, in modo da dare un taglio alla litania, e chiesto alla sorella di … di occuparsene lei che stava piu vicina, e a quel punto sempre facevano marcia indietro dicendo che potevamo lasciare tutto li ed evitando di pensare seriamente a spedire tutto quanto… della serie mica mi si può togliere il gusto di brontolare, mi lamento ma faccio in modo che le cose non cambino…
>

> a … hanno deciso di venire qui per vedere i bimbi, sapevamo che sarebbe stata una convivenza difficile ma bene o male abbiamo accettato… per un mese è andato tutto bene, poi la madre di … ha cominciato a scazzare su ogni cosa, brontolare su tutto, impicciarsi a un livello assurdo rendendoci la vita difficile, e nonostante questo siamo stati zitti pensando che sarebbero ripartiti prima o poi.
>

> per fartela breve l’ultima settimana è stata peggio di “shining”, il padre di … ha tentato di alzare le mani con lui e da quel momento i rapporti si sono congelati, io e loro non ci siamo nemmeno salutati quando sono ripartiti e non li abbiamo risentiti.
>

> l’unico modo per avere notizie è comunicando con la sorella di …, che alla fine può fare ben poco. la prima settimana dopo la loro partenza le abbiamo chiesto di andare a prendere le nostre cose e spedircele, ma è stata fermata in malo modo e intimata di farsi gli affari suoi, e in quel momento erano già state buttate via varie cose dalle nostre scatole… e la cosa ha cominciato a rodermi perchè la maggior parte delle cose era mia, cose che ero riuscita a malapena a “salvare” quando me ne sono andata da … e che ora rischio di perdere un’altra volta… il valore di per sè non è molto, ma tra le altre ci sono ricordi di mia madre, foto di mia figlia da piccola, cose assolutamente senza valore ma che rivoglio perchè sono mie.
>

> abbiamo chiesto nuovamente che le dessero alla sorella, varie volte, e ogni volta la risposta è un’accozzaglia convulsa di chiacchiere e la minaccia di buttare tutto… ho detto che avrei mandato qualcuno a prenderle e mi hanno detto per l’ennesima volta che non avrebbero fatto entrare nessuno… io sto cercando alla disperata una agenzia di spedizioni che possa prendersi la briga di ritirare tutto, imballarlo e spedirlo, ma vado alla cieca, e oltretutto se richiedo un servizio e loro continuano a non voler consegnare le cose a nessuno che devo fare???
>

> all’ultima richiesta hanno detto che vogliono che … li chiami, giusto per sbraitare ancora qualche insulto al telefono, minacciando sempre le solite cose, e a questo punto io non riesco a tollerare oltre questa situazione…. ho perso l’ultimo briciolo di rispetto che potevo avere e mi interessa solo dare un taglio a tutto quanto, psicologicamente è una situazione che non riesco più a reggere…
>

> lo so che questo non c’entra niente… ma mi ha depresso ancora di più riferire alla sorella che avrei pensato a chiedere consiglio al mio avvocato… cioè… non mi deprime chiedere consiglio a te… mi deprime pensare che non ho un cane li di cui potermi fidare!!..va bè… questo è un altro paio di maniche..
>

> comunque la situazione è questa… se anche io trovassi una agenzia che possa occuparsi di tutto non è detto che loro accetterebbero di consegnare le cose… più probabile non lo facciano e più probabile ricomincino a gettare altre cose…
>

> lo so che rischio di prendere decisioni estreme… e che sarebbe meglio tentare qualunque altra via pur di non metterci in mezzo anche un avvocato… e so che questo porta a un taglio definitivo… ma realmente non riesco a reggere questa situazione che si sta protraendo da vari mesi…. sono psicologicamente a pezzi e ne sta risentendo tutto, lavoro, vita e famiglia… sarebbe meglio sapere che non c’è rimasto più niente anzichè stare con la costante “minaccia” sulla testa del “butto via tutto”…
>

> ecco qui…
>

> ci capisci qualcosa?
>

Embeh… Dopo che uno mi ha raccontato il caso per filo e per segno sì che ci capisco qualcosa, e sono anche in grado di dare un consiglio (è sufficiente mandare una lettera in cui si richiede la consegna degli effetti personali lasciati a suo tempo in deposito). Ma paragoniamo per un attimo la descrizione completa della vicenda, contenuta nell’ultimo paragrafo, con le 5 domande che l’assistito aveva fatto all’inizio della vicenda. Praticamente l’assistito si era voluto inventare alcuni profili giuridici per conto suo del tutto irrilevanti e inconferenti per risolvere nella pratica il problema; se anche avessi fornito le risposte tecniche comunque il cliente non se ne sarebbe fatto di niente perchè il modo di procedere più indicato era completamente diverso. Non credo che i clienti ci interpellino per disquisire di diritto, ma per risolvere un loro problema.

Mi chiedo se queste persone quando vanno dal medico si limitano a dire, come è più indicato, «mi fa male qui», oppure si mettano invece a disquisire di sintomi e di loro possibili cause e malattie. L’utente, quando si rivolge ad un professionista, deve limitarsi a riferire i fatti e manifestare il suo disagio (non posso riavere la mia roba che ho lasciato in deposito ad un altro), come inquadrare le cose e come meglio agire è compito dell’avvocato dirlo.

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Cosa vuol dire «avvocati dal volto umano»?

Sì ma che cosa vuol dire avvocati dal volto umano, mi sembra solo uno slogan suggestivo ma poi privo di contenuto…

Mi piace molto questa domanda, perchè secondo noi questo breve “motto” vuol dire molte cose.

Naturalmente, se queste «cose» fanno poi effettivamente parte del nostro modo di lavorare e rapportarci con la gente non spetta a noi dirlo,  bensì agli altri, però diciamo che sono un po’ i nostri valori, quello in cui crediamo e il modo in cui cerchiamo di operare.

A) In primo luogo, dal volto umano significa, per un avvocato, essere prima di tutto una persona con la quale si può parlare. Non molto tempo fa, e in alcuni casi ancora oggi, con l’avvocato non si parlava,  ma a lui ci si rivolgeva quasi come se fosse un oracolo, con timore reverenziale di non dire un parola di troppo, con il risultato che spesso si finiva con il non dire quello che era necessario che il legale sapesse. Gli si passavano documenti con lo stesso spirito con cui si infila la mano nella bocca della verità, sicuri che lui avrebbe capito e gestito tutto al meglio, ma, come succede in tutti i casi in cui non c’è vera comunicazione, in realtà questo non sempre accadeva, anzi.

B) Un avvocato “dal volto umano” poi è un avvocato che cerca di capirti veramente, e ci riesce, anche quando non sai parlare bene nemmeno la lingua Italiana. Alcuni nostri clienti a volte si scusano perchè non conoscono i giusti termini giuridici, ma non sanno che molte persone che vediamo ogni giorno non sono in grado di parlare nemmeno in un Italiano elementare – un po’ per carenze culturli, ma spesso anche per l’emozione del momento – e il nostro preciso compito anche in questi casi è capire ugualmente quello di cui queste persone hanno bisogno. Per fare questo, l’avvocato, prima che un tecnico, deve essere una persona vera, esattamente come tutte le altre che girano per il mondo. Inoltre deve rendersi conto che la infinita varietà delle teste umane, come diceva Muratori, non avrà mai fine e non dare nulla per scontato: può darsi che un obiettivo che parrebbe scontato non interessi nulla ad un cliente, che magari è interessato a tutt’altro; è una indagine da condurre volta per volta, con la giusta curiosità verso il genere umano che deve sorreggere questo tipo di momenti.

C) Avere un volto umano, poi, significa semplicemente comunque mettersi dalla parte dell’utente, cercare di calarsi nei suoi panni. Chi viene da noi ha un problema, che può preoccuparlo in gradi diversi – dalla quasi indifferenza alla più totale devastazione come in alcune separazioni ad esempio – e si aspetta di ricevere un buon servizio legale dal punto di vista tecnico, con chiarezza per quanto riguarda i costi, perchè la mancanza di chiarezza sul punto non farebbe altro che aggiungere preoccupazione su preoccupazione e, oltre agli aspetti tecnici, desidera la consapevolezza di aver messo la propria questione in mano alla persona che meglio di altri può risolverla o gestirla, che è l’unica cosa che può dargli sollievo. Con il chè si torna al problema centrale della comunicazione, dell’avere un “viso aperto” quando si parla, perchè giustamente il cliente vuole e deve avere fiducia nel proprio legale, ma perchè questo avvenga è indispensabile che il cliente possa parlare o comunque esprimersi, che il legale lo capisca e che, infine, il cliente si accorga di essere stato adeguatamente compreso.

Questo, più o meno, quello che significa, secondo noi, essere avvocati “dal volto umano”, cioè essere avvocati con cui si può parlare e che capiscono le tue esigenze, anche non tecniche.

Cosa invece non significa…

Ci sono poi alcune cose che a volte vengono confuse con il volto umano, ma che in realtà non c’entrano niente, almeno per il modo in cui lo intendiamo noi.

1) Ad esempio, alcune persone evidentemente pensano che avere un volto umano significhi dare spazio a tutti quelli che girano per internet alla ricerca di qualche legale cui scroccare consulenze. In realtà, invece, noi, proprio perchè abbiamo un volto umano, ed è assolutamente umano voler guadagnare dal proprio mestiere, non facciamo e non faremo mai consulenze gratuite. Le consulenze, chi le vuole, le deve pagare, altrimenti c’è il blog a disposizione dove si parla degli istituti in generale, con osservazioni che, se gli possono essere utili, sono e rimarranno sempre a sua disposizione. Tramite il blog pensiamo di dare veramete una mano, tutti i giorni, a tante persone, ma solo attraverso le considerazioni generali contenute al suo interno – e comunque il nostro spirito filantropico non può giungere fino al lavorare gratis, cosa che non sarebbe assolutamente umana :-).

2) Altri, poi, confondono il volto umano con la sbracatura. In realtà, noi diamo volentieri del tu e ci facciamo dare del tu a e da tutti, ma sempre con grande rispetto. Non bisogna confondere la colloquialità con la sbracatura, che sono due cose molto diverse. Noi siamo per uno stile informale e contro i salamelecchi, perchè questi ultimi non ci piacciono in sè (Leo Longanesi dissi una volta una cosa meravigliosa: «I suoi elogi mi rimasero sulla giacca come macchie d’unto») e poi perchè sostanzialmente fanno solo perdere tempo e ostacolano una vera comunicazione, però questo non significa che ci faccia necessariamente piacere, ad esempio, ricevere telefonate a casa, fuori orario d’ufficio, quando siamo in famiglia.

3) Infine, dal volto umano non significa che siamo qui solo per tenere la mano ai nostri clienti e consolarli, ma per lavorare seriamente per cercare di risolvere i loro problemi. Come dice House, un favoloso personaggio di  fantasia: «Tu cosa preferisci? Un medico che ti tenga la mano mentre muori o uno che ti ignori mentre migliori?» Per noi i problemi dei clienti non si risolvono consolandoli con lunghi colloqui e disquisizioni, ma cercando di lavorarci sopra, cosa poco compatibile con le lunghe telefonate e gli appuntmenti infiniti. Noi stessi diffidiamo dei professionisti che si intrattengono molto con gli assistiti, perchè significa che poi difficilmente hanno tempo da dedicare al loro lavoro. La consolazione e il sollievo che può derivare ai nostri clienti viene dalla consapevolezza di aver preso un persona che lavorerà sui loro problemi, in silenzio e dietro le quinte magari, con le giuste riflessioni e i giusti tempi, ma non da continui e inconcludenti colloqui, che semmai dovrebbero dare la sensazione di stare solo perdendo tempo.

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Potete indicarmi un avvocato delle mie zone?

Vorrei sapere se avete un riferimento a Milano, se potete indicarmi un avvocato, per una causa di divorzio. 

Certo che ce l’abbiamo, ma non diamo mai indicazioni di altri colleghi dal momento che non possiamo in ogni caso garantire lo stesso livello di qualità del nostro studio. Non che non ci siano avvocati bravi, e anche più bravi di noi, solo non vogliamo prenderci la responsabilità di indicare una persona che non sappiamo, in fondo, come lavora ed il cui lavoro non possiamo controllare direttamente.

Noi operiamo in tutta Italia e anche all’estero direttamente tramite il nostro network. Se ti interessa, funziona così: l’utente incarica sempre innanzitutto il nostro studio centrale di Vignola. Con lo studio centrale, infatti, si concordano i costi della pratica, mediante appositi preventivi scritti, si scambiano le informazioni di base e si decidono le strategie da adottare.

Fatte queste prime importanti operazioni, tra cui in particolare la definizione di un accordo economico che consente all’utente di sapere sempre che cosa va a spendere, è lo studio di Vignola che incarica un suo referente su Milano, o altrove, per fare tutto quello che è necessario fare sul territorio. Questo referente sarà poi pagato da noi, senza che nessun costo aggiuntivo ricada sul cliente, in base ad accordi che prenderemo noi con lo stesso.

Le ragioni di questo metodo stanno in parte nel fatto che è il nostro modo di ricavare profitto, ma anche nell’ulteriore fatto appunto che non ci va di indicare un collega, sia pure da noi ben conosciuto e stimato, ma che non necessariamente condivide il nostro metodo di lavoro, per quanto riguarda sia i contenuti, e pertanto le decisioni fondamentali relativamente alla gestione della pratica, sia gli accordi economici con il cliente che, per quanto ci riguarda, devono sempre essere improntati alla estrema chiarezza, altrimenti ne va della nostra immagine.

Il nostro network, infatti, è una rete di studi sostanzialmente indipendenti, dove ognuno, con i propri clienti, si regola come ritiene più opportuno. E’ una struttura snella, che si pone a fianco ai vari studi che ne fanno parte e si limita ad interconnetterli, promuovendo lo sviluppo giuridico e informatico e la capacità professionale. Si discute e ci si scambiano suggerimenti sulla innovazione della professione, ma senza che nessuno sia obbligato a seguire quanto viene consigliato.

Siccome vogliamo che alle persone che ci contattano siano date risposte nel modo che noi riteniamo migliore, e che tutto quanto esce dal nostro studio e network sia per quanto possibile coerente, preferiamo tenere in mano la gestione di ogni singola pratica qui alla sede centrale, delegando al referente sul territorio solo le operazioni che necessariamente non si possono seguire centralmente, in base ad una sorta di principio di sussidiarietà.

Naturalmente, se l’utente desidera, per motivi tecnici o anche solo emotivi, un legale con cui parlare di persona, non solo al telefono o via chat o via posta elettronica, e non se la sente di venire alla nostra sede, dopo aver conferito l’incarico e raggiunto gli accordi economici, potrà essere ricevuto dal nostro referente sul territorio, senza problemi, ma rimane indispensabile il passaggio preliminare di definizione dell’incarico presso di noi.

Peraltro, se parliamo di Milano, parliamo di una città che dista 2 ore scarse di auto da noi, tant’è vero che abbiamo molti clienti su Milano, che vengono, almeno la prima volta, di persona presso la nostra sede. Di solito, una volta può essere utile venire, le volte successive si può fare tutto a distanza.

Se invece vuoi un legale indipendente da noi, forse ti possono essere utili le nostre indicazioni su come scegliere un avvocato.

Se vuoi un preventivo da parte nostra per seguire il tuo caso, insieme ad un nostro referente sul territorio, puoi richiedercelo compilando questo modulo. Ti raccomando, con l’occasione, di iscriverti alla newsletter del blog, o, se non ti piace la mail, al gruppo Telegram, in modo da non perderti importanti e utili aggiornamenti quotidiani.