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Pagamento doppio per errore: possono riavere i soldi?

Ho ricevuto un decreto ingiuntivo da una compagnia di assicurazioni per un riscatto di polizza pagatomi 5 ani fa. La compagnia aveva sbagliato l’importo (5.000 €) contro i 2.500 che mi spettava, per un errore di trascrizione da parte del promotore sul modulo. Tra le altre cose, negli anni, i numeri delle polizze che detenevo sono cambiati, il promotore che mi seguiva pure, ed io, non avendo assistenza e ritrovandomi in ristrettezze, ho chiesto i riscatti delle polizze. La confusione ha fatto si che intascassi le somme ed ora non posso restituire . Non avevo possibilità di verificare gli importi delle polizze che volevo riscattare (erano polizze finanziarie indicizzate e, tra l’altro, una era originariamente legata al titolo Lehman (fallito) sostituita con una nuova e con metà del capitale originario: Cosa faccio chiedo una transazione o mi oppongo, visto che sono la parte debole ed è la compagnia che ha commesso l’errore?

Sembrerà strano, ma le opposizioni a decreto ingiuntivo, e più in generale le cause, non si possono fare a cazzo, solamente perché una cosa ci sembra vagamente ingiusta, nella speranza di trovare un giudice che condivida questo punto di vista.

La realtà è che le cause devono essere fondate in diritto e che, se anche trovassi un giudice che condividesse il tuo punto di vista, la tua causa la perderesti comunque, questo giudice dovrebbe darti torto, perché in diritto non esiste al mondo che tu possa trattenere una somma che ti è stata corrisposta indebitamente.

Sì è vero, l’errore è stato della compagnia, questo comporta che non ti possa richiedere interessi sulla somma che tu gli devi restituire, ma i soldi non sono tuoi, sono della compagnia, e quindi degli devi restituire.

Il riferimento normativo è l’istituto dell’indebito oggettivo di cui all’art. 2033 cod. civ..

Tutto questo per dirti che, come hai in fondo intuito, la soluzione su cui puntare è sicuramente la transazione e l’approccio da seguire è quello negoziale.

Tieni anche ben presente che le compagnie di assicurazioni hanno tantissimi soldi da spendere per avvocati, a differenza nostra; anche questo non è giusto ma è una realtà con cui devi fare i conti, specialmente se non hai una polizza di tutela legale.

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Se un avvocato non comunica l’esito della causa è responsabile?

nel 2002 dal condominio mi è’ stata intentata una causa per presunti lavori effettuati alla colonna fecale. Nomina di ctu,causa persa in primo grado.Su consiglio del mio avvocato abbiamo fatto appello è perso nuovamente nel gennaio 2013.Il problema è ‘ che il mio avvocato non mi ha mai comunicato l’esito della sentenza, io ne sono venuto a conoscenza perché’ mi sono trovato p ignorato il conto corrente. Giustificazione dell’avvocato:”non volevo procurarvi un infarto.In questa situazione come devo comportarmi.? Posso rivalermi in qualche modo sul mio avvocato?

Il Codice deontologico forense prevede precisi doveri di informazione a carico del professionista nei confronti del cliente, la cui violazione determina una responsabilità disciplinare.

Puoi segnalare la vicenda, inviando un esposto al Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di appartenenza.

L’esposto verrà poi trasmesso al Consiglio distrettuale di disciplina, il quale valuterà se applicare una sanzione.

Ci potrebbero essere i presupposti anche di una responsabilità civile, se l’omessa comunicazione dell’esito della causa ha compromesso il diritto di ricorrere in Cassazione, per avvenuto decorso del termine. Tuttavia, in questa ipotesi, sarebbe necessario valutare se l’esercizio di tale impugnazione avrebbe raggiunto un risultato a te favorevole.

   
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Dove ti fa male oggi?

come si può definire un documento scritto e siglato e datato in cui l’autore dichiara una circostanza avvenuta e che tipo di prova potrebbe rappresenterebbe se , un domani, lo si dovesse produrre dinnanzi ad un giudice.

Una stronzata ;-)?

Scherzi a parte, il fatto è che in diritto le domande generiche non hanno quasi mai senso.

Questa è una cosa che mi trovo a ripetere tutti i giorni e probabilmente andrò avanti così finché non crepo…

Il diritto e la pratica del diritto sono fatti squisitamente e rigorosamente di problemi concreti.

I problemi concreti sono: devo avere dei soldi da Tizio, non vado d’accordo con mia moglie, devo costituire una società ma non voglio rimanere fregato, mi hanno truffato, voglio poter usare un marchio solo io, mi hanno guzzato un dominio, ecc. ecc.

Infatti, adesso, se anche ci mettessimo a disquisire in generale sul tema che hai posto che utilità ne ricaveresti?

Non so nemmeno dove si dovrebbe in teoria calare questo documento e davanti a quale giudice. Ad esempio, da un giudice civile avrebbe un valore, da uno penale un altro completamente diverso.

Avrei potuto saperlo se tu, anziché astrarre, mi avessi spiegato qual è il vero problema alla base di tutto: tutelarti per un prestito? Una servitù? Una vendita? Una cosa familiare?

Tutte cose che spostano completamente il quadro.

La lezione di questo giorno dunque è: non interpellare mai un avvocato con domande generiche.

Lascia a lui il diritto, tu limitati a dire dove ti fa male, esattamente come quando vai dal medico, dove non ti metti a disquisire di corpo umano, fisiologia, anatomia e cazzi del genere, ma dici semplicemente «ho mal di pancia».

Insomma: dove ti fa male oggi? 😉

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Laurea in legge / giurisprudenza: che cosa si può fare?

Sono laureato in giurisprudenza dal 2002, e non interessandomi la carriera di avvocato, magistrato o notaio quali altre professioni posso svolgere? Esiste qualche professione emergente?

Bella domanda… su cui si potrebbero fare tante riflessioni anche di contorno ma non certo meno importanti. Innanzitutto, fai bene a non interessarti alla carriera di avvocato, trattandosi di una professione in crisi profonda ed in caduta libera, fatta eccezione per i grandi ed affermati studi. Per quanto riguarda la magistratura, bisogna esserne portati, mentre circa il notariato beato chi riesce ad entrare, credo che quella professione piacerebbe a tutti.

Per quanto riguarda le possibili alternative, non vedo grandi spazi per i laureati in giurisprudenza come noi. Molti miei compagni di corso sono finiti a lavorare nella pubblica amministrazione, alcuni si trovano bene e altri meno, quelli che si trovano bene sono soprattutto le donne che poi si sono sposate, hanno messo su famiglia e hanno un marito con uno stipendio più importante mentre loro con il lavoro nella pa riescono meglio a gestire i figli… per darti un’idea della situazione. Anche la pubblica amministrazione, tuttavia, oltre ai difetti tradizionali che non sono assolutamente spariti attraversa un periodo di grande transizione e lo scenario muta continuamente, quindi non saprei proprio consigliartela o meno.

I lavori emergenti sono quelli legati all’informatica. Io ho due figli e spero che nessuno dei due continui la mia attività ma che diventino entrambi, magari in società tra loro, consulenti informatici. Naturalmente, per fare gli informatici la laurea in legge non serve a niente o a molto poco, anche perchè la laurea in sè, senza almeno un decennio di pratica concreta, è solo la certificazione di un percorso di studio teorico che non rende assolutamente in grado di inquadrare correttamente i casi della vita e di suggerire soluzioni. Quindi anche nel campo delle licenze software e simili una laurea a mio giudizio serve a poco.

C’è anche, su un piano più generale, da tenere presente che oggigiorno i lavori cambiano in continuazione. Secondo gli statistici, un europeo cambierà nel corso della sua vita lavoro almeno sette volte. Questo, peraltro, è vero non solo per i lavoratori dipendenti ma anche per i professionisti: il mio lavoro, rispetto a quando ho cominciato 10 anni fa, è cambiato tanto che oggi non faccio più le cose che si facevano allora. Tanto per fare un sempio, 10 anni fa non c’erano molte questioni di alimenti o mantenimento anziani, ne capitava una magari all’anno, oggi ne capitano un paio al mese ed è naturale: ci sono sempre più anziani e sempre meno giovani disposti a prendersene cura come si faceva una volta. Un tempo si faceva molta infortunistica stradale, ora questo filone di lavoro con l’avvento dell’indennizzo diretto è venuto completamente meno. In compenso se ne sono aperti dei nuovi come quelli delle amministrazioni di sostegno, che fanno alcuni miei colleghi di studio e che fino a pochi anni fa non esisteva. Quindi la conclusione è che la società è in continua evoluzione, con ritmi impensabili per le generazioni precedenti: mio padre ad esempio ha lavorato tutta la sua vita presso la medesima azienda.

Per questi motivi, il consiglio mio è questo: qualunque cosa tu faccia, sii sempre creativo. Cerca di avere delle idee nuove, di scorgere le nuove opportunità, di valutarle e di praticarle se lo ritieni opportuno. Internet può servire, ma ci sono anche tante occasioni nel mondo tradizionale, l’importante è essere sempre positivi, parlare e pensare chiaro, guardare le cose che ci circondano e farsi venire delle idee. Il titolo di studio, in questo marasma, ha sempre più solo una funzione culturale, cioè serve per la propria cultura personale e per aiutarci a riflettere, qualsiasi sia il campo percorso, ma non altro. In bocca al lupo.

PS prova a procurarti questo libro e a darci un’occhiata, magari.