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Separazione: cosa dire ai figli.

Come gestire la separazione.

In questa puntata del podcast, io e la psicologa dott.ssa Barbara Cavalletti ti parliamo di alcuni temi sempre gettonatissimi dalle persone che attraversano una crisi familiare quali:
– che cosa dire esattamente ai figli;
– quando dirlo
– che cosa aspettarsi…

Tutto ciò a partire dalla lettera di una assistita di Barbara riassuntiva della sua esperienza e particolarmente significativa su tutti questi argomenti.

Ascolta la puntata, é bellissima!

Barbara é bravissima e sarà presto di nuovo con noi, iscriviti al podcast per non perdere le nuove puntate e manda anche tu la tua domanda, anche con un messaggio vocale whatsapp.

La lettera.

«Il divorzio non è per tutti.
È il destreggiarsi tra equilibri mancanti, è ingoiare rospi, è difendersi dai famigliari che vogliono a tutti costi cercare ‘di chi è la colpa’, è elaborare il lutto, è accettare il fallimento.
È piangere mille lacrime arrivando a pensare, pur sapendo di sbagliare, che si stava meglio quando si stava peggio.
È cadere e sbucciarsi, rotolare tra gli spilli cercando di rialzarsi.

Il divorzio quando hai figli è di un dolore lancinante, talmente potente da squarciare il petto in due.
È che ti manca l’aria quando tua figlia è dal papà
È che ti fai mille colpe sul perché gli altri genitori ‘tengono botta’ e tu invece hai fallito
È che ti devi riorganizzare, riequilibrare, riordinare nella testa, il tutto senza far pesare un solo grammo del tuo fallimento a tua figlia.

Ancora oggi, quando un conoscente (con figli) mi dice ‘ Mi sto separando ‘, la risposta è sempre ‘sei sicuro?’
Perché ci sono passata, e perché so tutto il dolore che si deve sopportare per sopravvivere al fallimento.
Perché diciamocelo. Il divorzio con figli, agli occhi ‘di tutti’, è IL fallimento per eccellenza della famiglia.
Perché uno dei due deve tassativamente prendersi la colpa, farsi puntare il dito contro, farsi buttare in pasto ai leoni…solo per mettere a tacere ‘i tutti’.

Bene. A distanza di molti anni, svariati colpi di testa, milioni di gocce miste a lacrime, fiori di Bach e ansiolitici, mille lacrime versate vorrei ringraziare i padri delle mie figlie.
Perché senza di loro io non sarei quella che sono, non avrei capito che non serve stare tutti sotto lo stesso tetto per rendere serena una famiglia.

Francesca ha guadagnato un ‘patrigno’
Bianca ha guadagnato un ‘tato’
Le mie figlie sono ricche. Ricche di affetto!
E io, finalmente, ho chiuso il cerchio e sono semplicemente SERENA.

Grazie, grazie infinite ai miei due papà e grazie a lei Dott.ssa Cavalletti per avermi accompagnato nel raggiungimento di questa mia nuova famiglia

 

Chi é Barbara.

Barbara Cavalletti è nata a Castelnovo Nè Monti (RE) nel 1976. Dopo aver frequentato l’università degli studi di Psicologia di Padova frequenta la scuola di specializzazione Sistemico Relazionale.

Ha lavorato come consulente presso diverse aziende nel settore delle risorse umane e nel 2001 decide di aprire un ambulatorio privato nel quale poter esercitare la sua libera professione.

Il tema dei cambiamenti generazionali, delle nuove famiglie diventano uno dei suoi principali argomenti di studio, tanto da diventare CTP e CTU presso i tribunali del territorio.

Oggi riceve nel suo studio “Risorsa Uomo” sito in Sassuolo, dove si occupa di dare risposta a singoli, alle famiglie, ai figli e alle coppie che stanno attraversando un momento di disagio e di cambiamento che mette in discussione i precedenti equilibri generando tensioni e stati emotivi ambivalenti.

L’aforisma.

«Una donna può anche cambiare idea, ma mai quando ha deciso per una cazzata»

Riferimenti.

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counseling cultura

Uomini impegnati: possono corteggiare le altre?

Nel mio gruppo facebook «le perle di tiz», una perlina ha posto un quesito molto interessante: non è indelicato che gli uomini, anche impegnati, non corteggino comunque un po’ le altre donne?

Si è sviluppata una interessante discussione, nella quale sono intervenuto con un lungo commento che ripropongo, con qualche aggiustamento, di seguito.

C’è un racconto di Milan Kundera intitolato «La mela d’oro dell’eterno desiderio», contenuto nella raccolta Amori ridicoli, in cui si descrive la vita di un tale che, dopo essersi impegnato con una donna che ama, continua a corteggiare anche tutte le altre, dando loro appuntamenti cui non si presenta ma ai quali interviene di nascosto solo per vedere se la donna puntualmente viene. Non tradisce la donna che ama, ma vuole verificare ogni giorno il suo potere di seduzione e comunque … si diverte.

Sì certo perché per noi maschi la seduzione è innanzitutto proprio in gioco, un gioco molto divertente, intrigante, appassionante, coinvolgente…

Ognuno di noi nella sua vita incontra, anche quando è impegnato, persone del sesso opposto che trova gradevoli, magari anche molto.

È impossibile che questo non accada.

Quello che fa la differenza è ciò che, in quel momento, decidi di fare con quel primo, timido sentimento…

Yeshua stesso ha detto che non è peccato solo commettere adulterio, ma anche guardare una donna con l’intenzione di commetterlo…

Questo credo ci fornisca la risposta: la differenza la fa il cuore.

Sotto un punto di vista evolutivo, non c’è alcun dubbio che la natura del maschio sia poliginica. Siamo programmati per spargere il nostro DNA il più possibile, non importa dove, non importa quanto, poco importa con chi. È evidente che la donna è molto più selettiva di noi. I musulmani maschi possono avere fino a quattro moglie. Molti patriarchi della Bibbia ne avevano più di una.

Personalmente, però penso che la ricchezza che puoi avere con un unico rapporto profondo non si possa in alcun modo avere tenendo in piedi un piccolo harem, come a molti maschi è magari capitato in alcune fasi della vita.

Certo la logica dell’harem ha i suoi vantaggi: se una delle tue donne ha la luna storta vai da quell’altra! E questo considerando che la natura femminile è fatta di irrequietezza è un vantaggio non da poco.

Però alla fine non c’è niente da fare, quello che puoi avere sia emotivamente che sessualmente da una donna che hai eletto a moglie o compagna è molto più intenso di ciò che puoi avere altrimenti.

Questo è quello che l’uomo contemporaneo non riesce piú a capire, cioè che vale ancora moltissimo la pena di investire su un matrimonio, una convivenza, una persona che riconosci come speciale ma poi fai diventare tu ancora più speciale giorno dopo giorno.

Quanto al tema iniziale, un maschio può essere sposato, devoto e fedele ma essere al contempo galante e “seduttore”, ogni donna ha diritto di essere apprezzata, riconosciuta, stimata, guardata, di sentirsi bella e “domina” del suo piccolo mondo… È solo un modo per scambiarsi piacevolezza, se fatto con un cuore che non vuole peccare, ma vuole solo fare sentire adeguata un’altra persona.

Un bello, bellissimo Gioco, come dice Kundera.

Evviva noi.

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diritto

Violenza di genere: parla una donna maltrattata.

Violenza di genere” è un insieme di parole con un significato preciso e soprattutto concreto; un significato letto dai tecnici nei codici, nelle sentenze, negli atti, discusso ai congressi; colto in mezzo a tante altre parole, diventa un reato; per la vittima è il risultato di una narrazione completa e difficile, composta da fatti concreti. Condivido una raccolta di pensieri di una donna maltrattata, che, con lucida determinazione, ha risposto ad alcune domande sulla sua vita affettiva, intima, sul sentimento dell’amore. Ne è nata una delicata ricostruzione del suo mondo, dei suoi valori e del suo dolore. La lucidità della narrazione, l’uso del verbo al passato, tradiscono la dolorosa consapevolezza della violenza subita. Con il tempo la consapevolezza si potenzia e diventa pietà e compassione- verso sé e verso gli altri-; la pietà rivela e dona a questa donna la vera cifra del suo valore e le dà la forza di ricostruire quello che secondo lei era stato distrutto, perduto. Lascio al lettore la libertà di fare le sue valutazioni, ma anche la mia professionale conferma che dalla violenza di genere ci si può difendere.

  1. Cosa ti ha fatto innamorare? Mi ha fatto innamorare la sincerità con cui mi parlò subito di suoi sentimenti verso i membri della sua famiglia, e l’intraprendenza: era divorziato, un uomo pieno di dolore, e tuttavia non si dava per vinto: sembrava accettarsi e spingersi verso di me con intraprendenza. Nel porsi e nel muoversi aveva qualcosa che piaceva; le strinsi le mani: erano grassottelle, con le fossette; le dissi che mi piacevano e sorrise. Con il tempo perse quel sorriso, quel corpo intraprendente non c’era più e con lui i modi gentili (…)
  2. Cosa aveva in comune con te? Non si sentiva amato, nella coppia- come era successo a me- si sentiva una cosa da usare, da esporre agli altri: il bravo marito. Tutti questo aveva poco a che fare con l’intimità della vita coniugale o di coppia.
  3. Come mai ti sei messa in secondo piano, come mai ti sei annullata per lui? Il suo dolore esplodeva in occasione dei problemi che la vita le poneva dinanzi, e che doveva affrontare. Lui si concentrò solo su sé stesso anche se i suoi problemi travolgevano me; divenni per lui perfino un peso: se chiedevo spiegazioni, mi venivano negate; piano piano, mi costrinsi a stare in silenzio. Io ero presente nella sua vita per sua scelta; lui ha iniziato ad impormi le sue scelte; se non le accettavo, mi metteva in competizione con le altre donne, tutte, qualunque; le sue attenzioni erano per loro e non per me; dovevo esserci e stare in silenzio, ma non sapevo più chi fossi. Io non ho più ritrovato me, ho perso tutti i contatti, la mia vita precedente era svanita nel nulla.
  4. Perché non ti ribellavi? Credevo di meritare tutto. Pensavo di aver causato dolore al mio compagno, pensavo di aver rovinato il rapporto; mi annullavo, volevo sparire, non mi difendevo, ritenevo che aveva ragione: io sola sbagliavo e dovevo pagare, essere punita. Al tempo stesso mi vergognavo, mi rendevo conto che la situazione non era così; perché subivo non so dirlo, ero persa; mi sentivo un’altra e altrove, in uno spazio ed in tempo della mia vita dove decisioni importanti non venivano prese da me; mi rifiutavo di cercare una via d’uscita, mi sembrava giusto pagare. Mi sentivo indegna di essere madre: pur desiderando un figlio, non avevo un compagno che lo volesse da me; avevo invece un compagno che mi derideva per i miei desideri.
  5. Che aspettative avevi? Volevo una famiglia.
  6. Lui ti ha fatto da specchio, Cosa non ti piaceva? Era un uomo tormentato e sbagliato. Trovavo in questo la conferma di essere io stessa sbagliata, la conferma che non ero degna di essere valorizzata come donna, capace di generare e di essere sostenuta.

Ho smesso di essere quella donna: mentre io continuavo a sostenerlo, accettando tutto, mi sono accorta che dovevo invece chiedere a lui di sostenere me: ero io, che dovevo essere sostenuta, protetta, amata, perché non avevo nessuna colpa. Così chiesi aiuto. 

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Nuovo ebook: D. e le sue tre donne.

«Io lo so com’è il tuo cuore, l’ho ascoltato a lungo, tutti i giorni, per molti anni. Anche se era a volte doloroso… Perché il primo comandamento di chi vuol amare davvero è ascoltare. Chi non sa mettersi in ascolto, non può mai amare davvero… Conosco le tue ferite molto meglio di te.» continuò lei. «E lascia che ti dica una cosa, l’unica che probabilmente importa. Tu non hai mai voluto accettarlo nè vederlo, ma io ti avrei preso ed amato per sempre, anche dopo che avrei smesso di amarti. Anche dopo che mi fossi innamorata di un altro. Anche in quei casi, avrei continuato ad amarti. Tutte le sere mi sarei coricata accanto a te, in modo che il mio corpo fosse ogni giorno il tuo primo e unico orizzonte al mattino. Non me ne sarei mai andata, sarei rimasta con te fino alla fine, la mia o la tua. Come una condanna, come un contagio, come un destino

D. ha tre donne: Giulia, Sara e la Morte.

Quale sarà ad averlo per sempre?

Le tre donne di D.

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cultura

Arduin il rinnegato: da leggere questo Natale.

Ricevo con vera gioia e commozione l’ultimo libro di una saga meravigliosa.

La gioia di ricevere un volume che so che sicuramente sarà bello e coinvolgente come lo sono stati tutti gli altri della serie, cui sono molto affezionato e che, soprattutto, mi consentirà di tornare a fare un viaggio in un universo che ormai conosco bene, con tutti i suoi protagonisti – Yorsh e Rankstrail per primi.

La commozione per una dedica così bella, di cui cercherò di essere degno, con l’aiuto del Signore.

Arduin il libro, non il pezzo di carta, ma il fatto che Silvana ci abbia lavorato e lo abbia prodotto, è sicuramente uno dei doni divini per il mio Natale, dopo quello infinito dei giorni scorsi.

Colgo l’occasione anche per dire una cosa a quelli che mi scrivono in privato per chiedermi conto del fatto che seguo e sostengo gli scritti di una persona che ha spesso opinioni così poco mainstream…

Molto semplicemente: Silvana è sicuramente una pazza – come, del resto, tutte le donne – ma io la seguirei anche all’Inferno se me lo chiedesse. E con questo direi che l’argomento si potrebbe anche ritenere esaurito.

Evviva noi.

Grazie, grazie, grazie.

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diritto

Violenza sulle donne: e le altre non contano?

Si è celebrata da poco, il 25 novembre, la giornata mondiale contro la violenza sulle donne, un evento che considero demenziale in quanto restringe la violenza deprecabile a quella perpetrata contro le donne, come se invece la violenza non fosse sempre un evento negativo a prescindere dal sesso della vittima, insieme, ovviamente, a tutte le altre giornate mondiali, che servono per lo più a dimostrare la più completa inutilità delle sia pur costosissime organizzazioni internazionali come l’ONU.

Tra l’altro, con queste costruzioni marce frutto del peggior politicamente corretto odierno, si finisce col colpevolizzare la figura degli uomini, che rimangono per lo più privi di tutele significative nel momento in cui purtroppo finiscono anch’essi vittima di violenze.

Pubblico di seguito il testo di un mio «amico di facebook», Riccardo Poleggi che approfondisce ulteriormente questo aspetto, che condivido in pieno e che volevo trasmettere anche ai miei lettori del blog.

La violenza non ha sesso, la violenza fa parte del genere umano. Tramite la violenza siamo sopravvissuti in questo mondo e abbiamo imparato a dominarlo.

Purtroppo bisogna constatare che il genere maschile è ritenuto dall’intellighenzia nazionale l’esclusivo perpetuatore della violenza, come se nei geni del maschio fosse insito il male. Colpevoli di questo pensiero nefasto sono le istituzioni corrotte e gli agenti culturali prevenuti e ignoranti.

A causa di questa menzogna diversi uomini sfigurati con l’acido sono stati totalmente abbandonati da quel gelido mostro che è lo stato, mentre le donne vittime diventano cavalieri (cavalieress*) della repubblica con tanto di sovvenzioni per le operazioni.

Per colpa di questo pensiero vittimista e falso molti uomini non hanno il coraggio di denunciare le molestie e le percosse per paura di essere derisi o non creduti.

Erin Pizzey, famosa attivista del 68, fondò prima un centro antiviolenza per poi esserne cacciata. La sua colpa? Aver osato dire che anche le donne commettono violenza domestica, aver voluto accogliere anche gli uomini nel suo centro.

L’evoluzione naturale di questa infamia è un odio generalizzato verso l’uomo, in particolare verso l’uomo bianco visto come eterno vessatore, come criminale genetico. Tutto ciò priva i sessi della vitalità nata dall’incontro e rovina letteralmente milioni di donne che diventano incapaci di rapportarsi con il sesso maschile senza venire frenate da milioni di pregiudizi. Altrettanto rovina gli uomini, spaventati di subire denunce o accuse di molestie per un semplice saluto o di vedersi riproporre la violenza psicologica e fisica che troppo spesso hanno subito dalle madri o altre donne della famiglia, il tutto taciuto per vergogna.

Invidio quelli che la violenza non l’hanno mai vissuta e che si sono potuti permettere di disquisire ipoteticamente dal loro comodo salotto.

Una giornata in fondo non vale molto, perché chi ha subito violenza convive con la paura e con la percezione costante di pericolo ogni giorno e purtroppo il trauma se lo porterà dentro.

Da un momento all’altro qualcuno può decidere di rifarsi da anni di frustrazioni su di noi, che il nostro corpo gli appartiene o che non meritiamo di continuare a esistere su questa terra. La risposta immediata purtroppo non sono le manifestazioni o le sensibilizzazioni (quelle servono di certo per cercare di far capire alla gente che la soluzione dei problemi non sono per forza calci, pugni e bastonate) ma imparare a difendersi. Allenarsi per anni sperando che SE E QUANDO dovesse MALAUGURATAMENTE succedere i nostri riflessi saranno pronti. Colpire duro per salvarsi la vita, o per assicurarsi un futuro psicologico sano, perché finché esisterà l’essere umano esisterà anche la violenza.

Grazie per la lettura.

E voi, cosa ne pensate? Non credete anche voi che le tutele debbano essere fornite a tutti, a prescindere dal sesso?

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cultura diritto

Uguaglianza uomo e donna? Una gigantesca, vergognosa, dannosa bugia.

Qui al blog degli avvocati dal volto umano ci piace avere opinioni precise, e dichiararle pubblicamente, anche quando sono controcorrente e anche quando rischiano di renderci impopolari e farci perdere occasioni di lavoro, perché davvero non si vive di solo pane, ma si vive, tutto al contrario, della coscienza di aver sempre cercato di fare, e dire, la cosa giusta.

Ecco una riflessione che ho fatto nei giorni scorsi sui social network, prendendo spunto da un recente studio, riflessione che ha avuto molto successo e che quindi condivido anche qui sul blog.

Lo studio sarebbe questo, secondo cui gli uomini non amano le donne più intelligenti e preferiscono loro quelle un po’ meno acute. Ed ecco, di seguito, le mie considerazioni al riguardo.


 

Questa cosa è verissima, ma come al solito verrà letta nel modo sbagliato.

Non è facile parlarne, perché si entra nel detestabile e odioso territorio del politicamente corretto, ma mi va comunque di farlo.

Una delle bugie più grandi e dannose che ci hanno raccontato è quella dell’uguaglianza tra uomini e donne. La pretesa uguaglianza faceva comodo alle grandi famiglie che governavano e tuttora governano il mondo per creare nuova manodopera per le fabbriche, così come stanno facendo adesso con i grandi movimenti migratori, senza curarsi del fatto che così avrebbero sventrato la struttura tradizionale della famiglia.

Uomini e donne sono, sono sempre stati e sempre saranno profondamente diversi tra loro. So che questo va contro tutto quello che vi hanno insegnato, tutto quello che «è bello pensare», sed magis amica veritas e vaffanculo tutto il resto.

Voglio precisare di non essere uno di quegli uomini che credono che le donne siano inferiori, Onestamente, non lo credo. Se lo pensassi, nelle forme giuste, lo direi, ma non lo penso. Alcune delle persone che seguo con più interesse sono donne: Sabine Eck, Marguerite Yourcenar, Silvana de Mari, tanto per fare alcuni esempi.

La forma mentis maschile è più razionale, pragmatica, logica, quella femminile più analogica, intuitiva. Credo sia un fatto. La Eck un giorno mi ha detto che un uomo che porta un passeggino sembra che stia tirando una motozappa e probabilmente ha ragione. Ugualmente, un uomo fa fatica a stare tutto il giorno con un bambino di due anni, che è completamente analogico, mentre una donna ci va spesso a nozze. Diamo un motore o una macchina del caffè da riparare ad una donna e viceversa… Chiaramente, sono discorsi tendenziali, ci sono sempre le dovute eccezioni, uomini che hanno una parte femminile molto sviluppata, donne che viceversa e così via.

Personalmente, trovo che la mente analogica delle donne sia il loro profumo migliore, adoro parlare con le donne perché mi dicono quasi sempre cose alle quali io non penserei mai. Questo per me è una conferma che la diversità non è il male, come vogliono i coglioni alfieri dell’uguaglianza a tutti i costi, anche a quello di denegare la realtà, ma è una profonda ricchezza.

E trovo anche che parlare con una donna sia utile. Mi piace confrontarmi con loro, lo dico davvero, non per rimediare un invito a cena…

Però resto un maschio. Questo significa che, per quanto io possa ammirare una donna, e ce ne sono alcune che io ritengo vere e proprie sciamane, come la Yourcenar, ho sempre bisogno, per relazionarmi in modo intimo con lei, che questa donna abbia bisogno di me, che la mia presenza accanto a lei abbia un senso e un’utilità concreta, pragmatica, che io abbia sempre qualcosa da offrirle, cibo, acqua, conforto, idee, ascolto, qualsiasi cosa posso venire solo o meglio da un uomo.

Ogni uomo, ogni maschio è rimasto come quel cavaliere medioevale dalla lucente armatura, che si sente realizzato quando può salvare una donna, aiutarla, servirla. Se non può fare questo, si sente senza senso, inutile, non accettato. Un uomo vuole servire la sua donna, in modo concreto, esserle davvero utile, se la donna lo accoglie può fare di tutto, sino a sacrificarsi davvero per lei e per i suoi figli.

La donna più intelligente della media trasmette all’uomo il messaggio di essere autonoma, tanto da non avere bisogno di lui, con la conseguenza che l’uomo perde interesse perché non può dare, gli sembra di non poter dare nulla, e lui vuole dare più di tutto.

In realtà è solo una illusione che deriva dalla eccessiva confusione dei ruoli che c’è oggi, complici ancora una volta quegli idioti o farabutti che ci hanno inculcato idee di uguaglianza che non hanno corrispondenza nella biologia e nella realtà. La realtà è che sono proprio le donne più intelligenti che più hanno bisogno di un uomo, un uomo vero ovviamente, quelle alle quali un uomo avrebbe più cose da dare.

C’è ancora tanta strada da fare per tornare a noi stessi, oggi abbiamo fatto qualche riflessione e un piccolissimo passettino.

Evviva gli uomini e le donne veri.