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Un anno di radio solignani @ Spotify!

Un anno di podcasting su Spotify: qui tutte le eccitanti statistiche di ascolto.

Grazie a tutti.

Ascolta anche tu radio solignani podcast!

Basta aprire Spotify sul tuo cellulare – e cercare «solignani» tra i podcast.

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Innamorarsi: é per risonanza.

É una grande verità, ci si innamora per risonanza, perché le vibrazioni di una persona si incastrano, in qualche modo, con le nostre.

Questo non significa affatto suonare la stessa canzone, o la stessa nota, tutto al contrario siamo attratti per lo più dalla diversità, a condizione che si «intoni» (continua il parallelismo con in mondo della musica) con la nostra.

Un grandissimo musicista, Thelonious Monk, parlava, a proposito della sua musica di «errori buoni», sostenendo che a volte non riusciva a farli e gliene venivano solo di «cattivi»: in quei casi doveva ricominciare daccapo sino a che non gli venivano quelli buoni, quelli piacevoli.

A volte anche noi siamo alla ricerca di tonalità diverse, che sembrano stridere con la nostra canzone, invece a ben guardare la completano così bene e la rendono ancora più grande e maestosa.

Anche perché come é stato giustamente detto «i malati sono il sistema che Dio usa per guarire i sani»… Così anche gli errori buoni, le diversità, fanno suonare meglio le canzoni «sane».

Un abbraccio.

«Non si ama qualcuno per il suo aspetto fisico,
per i suoi vestiti,
per la sua macchina,
ma perché canta una canzone che solo tu puoi sentire.»

(Oscar Wilde)

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Il potere e le forme della letteratura.

«La letteratura eterna
è la più antica medicina del mondo.
È anteriore alla scrittura.
Prima di depositarsi su tavolette di argilla,
ha purificato delle voci, ha placato delle anime.
Essa continua a farlo
ogni volta che una madre si china
sul suo bambino intorpidito dalla stanchezza,
e racconta una storia,
canta una canzone

(Christian Bobin)

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Ascolto: il primissimo comandamento.

«Io lo so com’è il tuo cuore, l’ho ascoltato a lungo, tutti i giorni, per molti anni. Anche se era a volte doloroso… Perché il primo comandamento di chi vuol amare davvero è ascoltare. Chi non sa mettersi in ascolto, non può mai amare davvero…» (Le tre donne di D.)

La prima storia.

Oggi voglio parlarti di una storia zen, contenuta peraltro in una raccolta che ho già recensito in un altro post che ti invito a leggere, un libriccino che ti invito a procurarti quanto prima.

Si tratta di una storia che all’epoca, al momento in cui la lessi per la prima volta, trovai abbastanza banale e minimale, mentre invece in seguito ho capito che si tratta di un insegnamento assolutamente fondamentale.

La utilizzo infatti molto spesso quando ricevo delle persone in appuntamento, sia per la mia attività di avvocato che di mediatore, anche familiare, che soprattutto di counselor.

Per quelle persone che vengono per un percorso di cura e sofferenza, propongo infatti come counselor come prima riflessione quella contenuta e sollecitata in questa storia.

Non è un caso, peraltro, che si tratti della storia numero uno della raccolta, proprio perché è la storia che ti prepara ad ascoltare e capire effettivamente tutte quelle successive e, in realtà, tutta la tua vita.

Ma leggiamola.

Nan-in

«Nan-in, un maestro giapponese dell’era Meiji (1868-1912), ricevette la visita di un professore universitario che era andato da lui per interrogarlo sullo Zen.

Nan-in servì il tè. Colmò la tazza del suo ospite, e poi continuò a versare.

Il professore guardò traboccare il tè, poi non riuscì più a contenersi. «E ricolma. Non ce n’entra più!». «Come questa tazza,» disse Nan-in «tu sei ricolmo delle tue opinioni e congetture. Come posso spiegarti lo Zen, se prima non vuoti la tua tazza?»».

Svuotare il vaso.

Ora, probabilmente, anche a te questa storia può essere sembrata niente in tutto.

In realtà, essa riguarda un problema oggi diffusissimo e che evidentemente rappresentava una difficoltà anche in passato: il fatto che le persone si accostano a degli insegnamenti, o anche semplicemente ad una persona che può dare loro dei consigli, delle indicazioni o stimolare delle riflessioni, infarcite letteralmente di convinzioni, pregiudizi, decisioni già prese e punti già dati per fermi.

É il caso tipico della persona che si presenta a studio e viene in appuntamento dopo essersi già fatta un’idea pressoché completa del suo problema e della possibilità di risolverlo o meno e dei modi in cui può risolverlo.

Peccato che l’idea che se ne è fatta la persona è, nella pressoché totalità dei casi, completamente sbagliata ed è altrettanto gravemente limitante, perché rende molto più difficile così trattare il problema – oltre a rendere necessario trascorrere mezz’ora o anche 45 minuti, e quindi la maggior parte dell’appuntamento che di solito é di un’ora, per smontarla, per poi cominciare così a lavorare davvero, dopo aver eliminato tutta la spazzatura, tutte le cose che la persona stessa si è costruita da sola per remare contro a se stessa.

Questa storia bellissima – non a caso come dicevo, collocata in apertura di tutte le altre storie Zen e quindi al numero uno – ci dice esattamente questo: che quando ci accostiamo a qualcosa che ci può illuminare la strada che può essere un libro, una persona, un corso, un percorso di formazione, qualsiasi cosa che ci può cambiare la vita in meglio, dobbiamo per prima cosa svuotarci potenzialmente di tutte le convenzioni che abbiamo costruito fino a quel momento, accettando di poterle mettere in discussione.

L’ascolto.

In altri termini, dobbiamo predisporci ad un vero ascolto, un ascolto aperto e non giudicante – non giudicante sulla base di quelli che sono i nostri pregiudizi, le nostre convinzioni, i concetti che si sono ormai incancreniti nella nostra festa.

L’ascolto come sai è il primo comandamento della religione cristiana…

Quando Dio detta i suoi famosi dieci comandamenti che, come è noto, non sono tanto regole sociali di civile convivenza, quanto vere e proprie ricette per la felicità e per la crescita individuale e personale, dice per prima cosa «ascolta».

La prima parola che Dio pronuncia nel dettare i comandamenti ad Israele è dunque «ascolta», nel famoso versetto «ascolta Israele».

Quindi il primissimo comandamento, quello che rende possibile osservare tutti gli altri, compresi quelli dell’amore che sono i comandamenti fondamentali, è quello dell’ascolto perché tu non puoi assolutamente amare una persona se non sei in grado di ascoltarla davvero ed è questo un problema che, nelle mie sedute di coppia o individuali che comunque riguardano relazioni, mi trovo davanti sostanzialmente in quasi tutti i casi.

L’ascolto è tanto più necessario quanto più vuoi che il tuo amore sia più virato verso l’animico che verso l’egoico, come spiego in questa lezione registrata, che ti invito a leggere con attenzione.

Sii una tazza vuota.

Quindi ricordati della tazza di tè, tutte le volte in cui parli con una persona a cui vuoi bene oppure leggi un libro o vai da una persona che ti deve dare delle indicazioni o dei consigli…

Mettiti sempre in discussione, non ancorarti alle tue convinzioni, che sono spesso dei pregiudizi: piuttosto di fare, parti dal meraviglioso presupposto che in fondo siamo tutti degli ignari, é bellissimo – ecco perché un ignaro delle volte riesce a trattare meglio un suo problema di una persona evoluta, perché segue con adesione totale quello che riesce a capire dell’insegnamento del maestro, quando invece la persona che è rimasta a metà del suo percorso di evoluzione non ascolta davvero il maestro, ma al maestro antepone i propri pregiudizi, le proprie convinzioni inveterate, anche quando le stesse sono infondate.

Ricordi Renzo quando va dall’ Azzeccagarbugli? È la stessa identica cosa, leggi questo post dove te ho parlato più approfonditamente – comunque Renzo, pieno dei suoi problemi, pieno di paura, spaventato, non va dall’avvocato per ascoltarlo, ma va pieno di congetture e quindi, anziché esporgli il fatto accaduto, gli fa delle domande che non hanno alcun senso, perché sono domande basate sulle sue insensate congetture.

Azzeccagarbugli a questo punto si arrabbia, ma io comunque ti dico che la gente ancora oggi si presenta dagli avvocati in questo modo: anziché raccontare il fatto accaduto, formula delle domande sulla base di quelle congetture completamente sbagliate che si è fatta nella testa e quindi avanzando richieste completamente inutili, prive di senso e di utilità.

Quando vai da un avvocato, da un mediatore da un counselor o da qualsiasi altro professionista, devi raccontare i fatti: tutto il resto è un lavoro che deve fare lui.

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counseling

Non si può fare counseling ignorando l’anima.

Perché far finta che l’anima non esista nella cura della persona?

Ecco, in questa immagine iconica, perché la psicologia, la psichiatria non convincono.

Siamo stati capaci di fondare una disciplina che si occupa di spiritualità senza considerare l’anima, che prescinde totalmente dall’anima e taglia fuori tutta la metafisica, la dimensione trascendente dell’uomo.

É una delle più gigantesche assurdità contemporanee, un controsenso. Cioè con un approccio «scientifico». Del resto, lo dice la parola stessa, scienza della psiche, studio della psiche, psiche analizzata dalla ragione (logos).

É come uno che sta su un grattacielo e, per vedere meglio e più lontano, scende ed entra in una casa a piano terra. O Salvini e Di Maio che scrivono un trattato su Michelangelo.

Noi cristiani lo sappiamo da venti secoli che amare ci fa stare meglio, perché la vita premia la vita, siamo comunque condannati ad amare, persino i nostri nemici, comprendendo che fanno parte necessaria del regno di Dio.

L’anima vuole amare, non altro.

Questo lo sanno benissimo anche i buddisti, i seguaci dello zen, i taoisti e tutte le tradizioni sapienziali del pianeta.

Qui invece un gruppo di scienziati ha «osservato» che chi si comporta gentilmente é più felice, riscoprendo clamorosamente l’acqua calda – una notizia di quelle che piacciono tanto a Repubblica, giornale che, quando va bene, parla del nulla (insieme, per la verità, alla maggior parte di tutti gli altri quotidiani e altri media).

Ecco perché la mia pratica di counseling non fa, non farà e non potrà mai far finta che l’anima non esista, anzi sarà sempre un lavoro di cura che, all’esatto opposto, parte proprio dall’anima.

Se, ad esempio, una persona ha poca autostima, le si può certo anche far fare degli esercizi, ma soprattutto le si potrà anche dire che, se esiste, é perché Qualcuno, Dio o l’universo o altro (può scegliere lei), la ha amata e continua ad amarla momento dopo momento e, pertanto, la sua vita ha comunque un senso.

É di poesia che ha bisogno l’anima, non tanto di ragionamenti e compitini!

É solo con la poesia che l’anima si convince a guarire, fate e dite quello che volete.

É di poeti che abbiamo bisogno, non di scienziati.

Aveva ragione Platone: i filosofi al governo della polis e – aggiungo io – i poeti a curare le anime.

L’anima dell’uomo la trovate molto semplicemente nelle pagine dei grandi autori – potete provare ad aprire qualche classico, quando avrete finito il libro di Corona – non negli studi di psicologia, che, quando va bene, non fanno altro che ribadire verità conosciute e ben descritte da secoli, come in questo caso.

Ecco perché Jung usava i tarocchi nella sua pratica.

Perché quando una cosa la diceva lui, come terapeuta, i suo pazienti se ne infischiavano, se invece la dicevano le carte la seguivano…Allora forse c’è un linguaggio di simboli, preverbale, che è l’unico ad essere compreso dalle parti interne che ci governano davvero, quelle su cui bisogna andare a lavorare se si vuole guarire, cambiare.

Un grande autore ha detto che ci salverà solo la bellezza, che – aggiungo io – é il linguaggio con cui Dio parla agli uomini.

É da qui che si deve ripartire.

Evviva noi.

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benessere cultura libri

La morte di Ivan Il’ic: alcune riflessioni.

Mentre voi facevate storie animate su Instagram, mi sono riletto La morte di Ivan Il’ic del puttaniere Lev Tolstoj, in questa edizione, purtroppo solo cartacea, di Adelphi, che contiene anche il racconto Tre morti più altri inediti.

Senza la pretesa di fare la recensione di un’opera e di un autore così importanti, alcune riflessioni in ordine sparso.

Il tema della morte é oggi decisamente il grande assente nelle nostre vite, se si considera che un tempo ogni vita veniva vissuta pensando anche al momento della morte e in misura della stessa, come un momento essenziale, un’altra faccia della medesima.

Oggigiorno invece si tende a svicolare, a glissare, come se la morte fosse un qualcosa cui non siamo comunque tutti destinati, come se fossimo destinati a non morire mai, ed è un peccato perché chi pensa di non morire mai finisce per non vivere veramente nemmeno un solo giorno.

Comunque, ripercorrendo questo racconto, ho considerato che ogni tanto bisognerebbe davvero rileggere i classici, lasciarsi meravigliare dalla ricchezza di dettagli dell’affresco che tratteggiano e dalla profondità di conoscenza sia dell’animo che dell’esperienza umana che questi autori sembrano avere, in particolare i grandi scrittori russi.

Con questo racconto, un testo che si legge in un paio d’ore, torniamo a confrontarci con temi essenziali della nostra presenza su questa terra, tra cui il senso della vita, e il significato della morte, che, come tale, può arrivare all’improvviso, anche per effetto di un banale incidente domestico, come accade ad Ivan.

Leggere, peraltro, se si riesce a farlo con la dovuta attenzione, é sicuramente una forma di meditazione e, ulteriormente, una forma di cura, perché la gestione dell’attenzione – come sottolineato dalla Cinotti – é essa stessa una cura, considerando che la focalizzazione ci fa stare meglio, mentre il suo contrario, che si ha quando l’attenzione viene lasciata libera di pascolare e vagare, finisce per farci stare peggio.

Adotta anche tu un libro per un paio d’ore 😉

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cultura diritto

I migliori giudici? Quelli che non vogliono farlo.

Oggi voglio proporti uno scampolo di prosa di un celebre autore scomparso oramai qualche anno fa, che a mio modo di vedere centra con precisione chirurgica uno dei tanti problemi del sistema giudiziario italiano, quello cioè relativo alla selezione dei magistrati.

Ma fornisce anche alcune indicazioni parimenti azzeccatissime su come dovrebbe farsi il difficilissimo mestiere di giudice, cioè quasi con imbarazzo, sempre con la porta aperta al dubbio e con tanta umanità.

Torna in mente la preghiera del giudice più famoso di tutti i tempi, Salomone, che chiese a Dio di donargli «un cuore che sa ascoltare», una preghiera che oggigiorno dovrebbero fare tutti i giudici e anche gli avvocati che, secondo una nota formula, restano in fondo, in un sistema fisiologico, i primi giudici dei loro clienti.

«Un giovane esce dall’Università con una laurea in giurisprudenza, senza alcuna pratica forense e con poca esperienza, direbbe Manzoni, del ‘cuore umano’, si presenta ad un concorso; lo supera svolgendo temi inerenti astrattamente al diritto e rispondendo a dei quesiti ugualmente astratti: e da quel momento entra nella sfera di un potere assolutamente indipendente da ogni altro: un potere che non somiglia a nessun altro che sia possibile conseguire attraverso un corso di studi di uguale durata, attraverso una uguale intelligenza e diligenza di studio, attraverso un concorso superato con uguale quantità di conoscenza dottrinaria e con uguale fatica. Ne viene il problema che un tale potere – il potere di giudicare i propri simili – non può e non deve essere vissuto come potere. Per quanto possa apparire paradossale, la scelta della professione di giudicare dovrebbe avere radice nella ripugnanza a giudicare, nel precetto di non giudicare: dovrebbe cioè consistere nell’accedere al giudicare come ad una dolorosa necessità, nell’assumere il giudicare come un continuo sacrificarsi all’inquietudine, al dubbio.» (Leonardo Sciascia, Il giudice, 1987)

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diritto

Perché la gente ancor oggi parla agli avvocati come Renzo dei Promessi Sposi?

Gentile Avvocato, non vorrei rubarle il suo prezioso tempo, ma ho bisogno di 1 sola risposta che la pregherei se volesse rispondermi , le sarei molto grato, poiché nessuno mi risponde per cui confido in Lei.
chiedevo:
CHIEDERE AL PROPRIO AVVOCATO O EX AVVOCATO ATTI E DOCUMENTAZIONE RIGUARDANTI LA PROPRIA PERSONA INDICANDO CHE QUALORA NON INVIASSE TALI DOCUMENTI MI RIVOLGERO’ ALL’ORDINE PROFESSIONALE , PER LA SOLLECITUDINE ALLA RESTITUZIONE DI TUTTI I DOCUMENTI O ATTI IN SUO POSSEESSO …… COSTITUISCE MINACCIA??
LE SAREI GRATO SE MI RISPONDESSE, E LA RINGRAZIO INFINITAMENTE QUALORA MI DEDICASSE ANCHE SOLO 1 MINUTO A RISPONDERMI

Volentieri ti dedico un po’ di tempo ed attenzione, come faccio con quasi tutti, ma la domanda è ovviamente, come spesso succede, sbagliata.

Mi chiedo quand’è che le persone smetteranno di rivolgersi agli avvocati con inutili domande preconfezionate – da loro, e quindi senza arte né parte – e capiranno che invece dovrebbero limitarsi ad esporre il loro problema, lasciando al professionista quello di individuare gli eventuali nodi rilevanti ma soprattutto il modo di trattare il problema.

Come ho spiegato peraltro in un post molto importante di poco fa, che invito tutti a leggere con attenzione, non ha quasi mai alcuna importanza chiedersi cosa prevede, in ipotesi, il diritto su una determinata questione, la vera domanda da farsi è come si può trattare il problema in cui si è incappati.

Nel tuo caso hai un problema consistente nel fatto che un avvocato non ti sta restituendo la tua documentazione e magari ti minaccia di qualche denuncia per il modo in cui gliel’hai richiesta, quello che ti serve capire è solo come puoi trattare questo problema, che a questo punto è duplice. La duplicazione, peraltro, è dovuta al fatto che, anziché far richiedere la documentazione al tuo nuovo legale, l’hai richiesta tu, con modalità che ora temi non siano state congrue, quando invece sarebbe stato preferibile incaricare subito un altro avvocato di gestire la cosa.

Comunque, e in realtà, non c’è molto da capire, più che altro si tratta, come ho spiegato nel post già richiamato, di passare all’azione, alla fase del fare, scrivendo una richiesta di documentazione corretta, o meglio facendosela scrivere da un avvocato bravo e degno di fiducia.

Non è possibile che nel 2018 le persone si rivolgano ancora agli avvocati come fece Renzo con Azzeccagarbugli.

Vale la pena di riportare il passaggio (il soggetto della prima frase è ovviamente Azzeccagarbugli stesso):

Chiuse l’uscio, e fece animo al giovine, con queste parole: “figliuolo, ditemi il vostro caso.”
“Vorrei dirle una parola in confidenza.”

“Son qui,” rispose il dottore: “parlate.” E s’accomodò sul seggiolone. Renzo, ritto davanti alla tavola, con una mano nel cocuzzolo del cappello, che faceva girar con l’altra, ricominciò: “vorrei sapere da lei che ha studiato…”

“Ditemi il fatto come sta.” interruppe il dottore.

“Lei m’ha da scusare: noi altri poveri non sappiamo parlar bene. Vorrei dunque sapere…”

Benedetta gente! siete tutti così: in vece di raccontar il fatto, volete interrogare, perché avete già i vostri disegni in testa.”

“Mi scusi, signor dottore. Vorrei sapere se, a minacciare un curato, perché non faccia un matrimonio, c’è penale.”

Il neretto è mio. Il punto è che ha proprio ragione l’avvocato, che, infatti, a seguire lo sconclusionato discorso di Renzo, poi capisce il contrario riguardo ai fatti.

E la domanda di Renzo – se a minacciare un sacerdote si commette un illecito penale – è la classica domanda priva di qualsiasi utilità che ancora oggi noi avvocati ci sentiamo rivolgere quotidianamente da gente che, anziché esporre i fatti, vuole «interrogare» per soddisfare disegni che si è costruita nella sua testa…

E qui si tocca con mano la grandezza assoluta di Manzoni e degli altri grandi scrittori classici, che hanno saputo dipingere la realtà, anche quella dell’animo umano, in modi che scienze nate in seguito, e oggi ritenute molto pù prestigiose, come ad esempio la psicanalisi, non sono ancora riusciti a raggiungere, né mai potranno.

Chiudo comunque la parentesi.

Quello che ti conviene fare, molto semplicemente, è scegliere un nuovo avvocato che possa curare sia la tua pratica sia la gestione del passaggio di consegne presso il precedente avvocato. Se non vuoi nominare un nuovo avvocato, perché magari la pratica è chiusa, forse puoi chiedere consiglio allo sportello per il cittadino, se esistente, presso l’ordine territoriale.

Rivolgiti a loro e segui le loro indicazioni.

 

Renzo e Azzeccagarbugli

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libri raccolta

Tutti i miei libri.

«Sono convinta che ogni essere umano è nato per scrivere un libro. Un libro geniale o un libro mediocre, non importa, ma colui che non scriverà niente è un essere perduto, non ha fatto altro che passare sulla terra senza lasciare traccia.» (Agota Kristóf)

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Alcuni sono disponibili sia in cartaceo che come ebook, altri solo come ebook. In ordine decrescente di pubblicazione.

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Progetti.

Progetti in corso.

Di seguito, i libri su cui sto lavorando in questo momento (i nomi sono provvisori e il titolo definitivo può cambiare al momento della pubblicazione).

  • La via del cuore con i tarocchi. Un manuale divulgativo introduttivo sul mondo dei tarocchi, o arcani, per chi vuole capire qualcosa di più su questo mondo, imparare a leggerli o a farseli leggere nel modo più funzionale possibile. Collegati alla pagina del progetto per essere avvertito quando esce il libro ed altri vantaggi.
  • Storie di uomini e donne. Raccolta di racconti brevi o short stories, dedicati ad altrettante figure femminili. Collegati alla pagina del progetto per essere avvertito dell’uscita del libro e per altri vantaggi.
  • Fare l’avvocato è bellissimo. Un libro unico nel suo genere, che insegna agli avvocati come si gestisce con successo la pratica forense, un vero e proprio manuale di avvocatura per tutti i professionisti legali che vogliono invertire il trend negativo e tornare ad operare con soddisfazione e serenità, sia personale che economica, nei loro studi. L’idea del libro è nata dal grande successo del post omonimo, che si può leggere qui. Collegati alla pagina del progetto per registrarti e chiedere così di essere avvisato quando il libro sarà disponibile. Puoi anche dare la tua disponibilità per fare il beta reader.

Tutti i libri saranno disponibili e pubblicati sia in formato elettronico che cartaceo.

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