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Counseling e professione forense: che c’azzeccano?

Mi hai chiesto come mai, ultimamente, parli sempre più spesso, su questo blog e nelle reti sociali, di argomenti non più legati ai problemi legali in senso stretto ma alla cura, alla crescita personale e al counseling.

Non capisci cosa c’entri tutto ciò con la professione forense e come possa un avvocato occuparsi di cose del genere che appartentemente sembrano molto lontane.

In realtà, é tutto molto più intimamente collegato di quel che possa sembrare.

Sono, infatti, diventato #counselor dopo aver acquisito la consapevolezza che ogni problema legale ha una profonda base emotiva e una grande radice nella forma mentis – o, come si direbbe più modernamente oggi, nel mindset – della persona che ne é affetta.

Passare al #counseling é stato come passare a lavorare sul «vero problema», senza limitarmi a curarne, al meglio possibile, i cascami e i riflessi nel mondo, per lo più burocratico, del #diritto.

Mi si è aperto il cuore e ho potuto finalmente essere utile alle persone.

Oggi credo che non si possa essere un buon #avvocato senza essere, almeno di fatto, un bravo #counselor, perché la primissima cosa per poter davvero lavorare per gli altri é l’#ascolto.

Stai con me, ci divertiremo ancora di più!

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Contratto di locazione non in regola: che fare?

mi trovo in un appartamento dove, dopo 3 anni ho scoperto di essere in nero,ossia il contratto è stato solo registrato per il primo anno 2016/2017. Contratto oltretutto turistico,FASULLO,simulato e non in regola. Come previsto per legge ,da gennaio 2019 ho smesso di pagare l’affitto,mi sono in seguito rivolto ad un Legale di Bologna,per esperire il tentativo obbligatorio di conciliazione,evitando di andare in causa. Il mio Avvocato sta “tentando “,finora inutilmente, di mediare da circa un mese con l’avvocato della controparte,il quale ,per tutta risposta,dice che devo liberare l’appartamento a luglio ,a fronte di un esiguo risarcimento. Ora mi chiedo,dopo che il proprietario mi è entrato in casa a mia insaputa,fatto telefonate a terzi violando la privacy,ho fatto un esposto in Procura,devo anche finire per strada ? Quando si scopre un reato,un illecito ,si fa presente,si vuole riparare,ma si viene incolpati pur non avendo colpa…non è un comportamento mafioso?

È impossibile, innanzitutto, dare una valutazione su di una situazione regolata da un contratto senza poterlo leggere almeno una volta.

Analogamente, per quanto riguarda la trattativa – e non mediazione – che il tuo legale sta facendo per tuo conto è impossibile fare una valutazione. In sede di trattative, tutto può far brodo, come ho spiegato già dozzine di volte, a prescindere dal merito della questione.

La maggior parte delle vertenze, anzi, viene definita e composta senza applicare il diritto, e io aggiungo anche «per fortuna», e ciò grazie alla professionalità degli avvocati coinvolti, naturalmente nelle ipotesi più felici, dal momento che questa professionalità non sempre sfortunatamente c’è.

Ovviamente, una persona coinvolta in una questione si chiede sempre quanto le condizioni che le stanno proponendo sono distanti da quella che sarebbe l’applicazione del diritto…

Ma è un discorso che ha poco senso, perché innanzitutto cosa preveda il diritto su di una certa situazione è spesso non ricostruibile con precisione, e a volte nemmeno con approssimazione, inoltre, al di là di questa già difficile ricostruzione sulla carta, è molto difficile che cosa potrebbe prevedere un giudice, al termine magari di una causa di durata poliennale e con costi, intanto, a carico di chi la promuove.

In conclusione, non saprei bene come aiutarti. Potrei proporti una consulenza di approfondimento per capire meglio come potrebbe stare la questione in termini giuridici, ma a mio giudizio butteresti solo via altri soldi. Tutto sommato, credo che sia meglio lasciar lavorare il tuo avvocato e ascoltare le sue valutazioni a riguardo, lui conosce il tuo caso molto meglio di me e sicuramente può dirti se le proposte che pervengono da controparte possono avere un senso, come ipotesi di lavoro, o meno.

Ti raccomando di iscriverti al blog e al podcast, per non perdere altri articoli come questi, utili ad orientarsi nel vasto e variegato mondo dei problemi legali.

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diritto

Per andare dove dobbiamo andare: dove dobbiamo andare?

siamo tre condomini uno al p.t. negozio di estetica in affitto, uno app.to al 1° p. ed uno al 2°.Nel locale, a causa delle forti piogge, si è ostruita la fogna ed è uscita acqua dal water. Nel locale c’è un pozzetto d’ispezione dove scarica soltanto il loro bagno, il discendente del loro terrazzo e del tetto condominiale. Il tutto defluisce attraverso lo scarico finale che passa nella mia cantina per finire nel pozzetto dove scaricano i nostri servizi. L’ostruzione è stata causata da materiale misto (stracci, assorbenti, tamponi di ovatta, ecc.) che sono stati rinvenuti dall’autospurgo nel tubo fognario e che nulla c’entrava con la pioggia. Vorrei chiedere: chi deve pagare i lavori/danni? Posso far togliere quel tubo della fogna dalla mia cantina atteso che possono portarlo fuori dal locale comm.le direttamente?

Questo è l’ennesimo eccellente esempio di domanda che non è purtroppo comprensibile:
– non si capisce che proprietà abbia, tra le tre unità, il nostro lettore;
– non si capisce quale dei tre (o altri) sia il «locale»?
– non si capisce chi sia il soggetto quando il lettore parla di «loro».

Alla fine, insomma, non si capisce proprio niente ed è davvero impossibile rispondere.

Questa non è affatto una situazione insolita.

Molte persone parlano senza rendersi conto che chi ascolta non possiede le loro stesse informazioni, non conosce nulla della loro situazione e quindi se non gliene vengono forniti i dati fondamentali non possono essere in grado di capirla.

Queste persone, magari, sono quelle che interpellano un legale dicendo che hanno bisogno «solo 5 minuti», quando poi nella realtà l’avvocato, solo per capire la situazione in cui dovrebbe intervenire, ha bisogno di parlare con loro per almeno 30 minuti.

È sicuramente una forma di analfabetismo, o incomunicabilità, che però riguarda non pochi utenti, ma la maggior parte di essi – e non esagero.

La maggior parte di chi mi entra in studio parla in questo modo ed è necessario un paziente lavoro di ricostruzione e indagine da parte mia solo per capire quello di cui mi vogliono parlare. È, per converso, abbastanza raro incontrare una persona in grado esporre più o meno compiutamente una determinata situazione, mettendosi nei panni di chi ascolta e considerando il livello di informazioni a riguardo dello stesso.

Questo, naturalmente, fa parte del mio lavoro di avvocato, che è un professionista che deve fare da collegamento tra il mondo delle persone semplici, che hanno esigenze che non sempre riescono a formulare in modo compiuto, e il sistema giudiziario, o comunque la pratica legale.

Sospetto, tuttavia, che non tutti gli avvocati si dedichino, prima di cominciare il lavoro, a dipanare in modo idoneo la «matassa» di dati e informazioni che viene loro portata in modo disordinato e incompleto dal cliente. In diversi casi, nel corso di incontri con colleghi e rispettivi clienti, mi sono accorto che il collega avversario non aveva in realtà capito quello che gli aveva detto o che voleva il suo stesso cliente.

Questa omissione, che è tragica, è probabilmente alla base di molte strategie difensive completamente sbagliate che vedo praticare e anche, spesso, della difficoltà di comporre bonariamente tante vertenze che è inutile e dannoso molte volte portare avanti.

Che fare dunque?

Qui, credo, bisogna che ognuno si prenda le sue responsabilità e la sua parte di lavoro:
– il cliente deve rendersi conto che è necessario mettere il suo avvocato in grado di capire bene la situazione, pertanto, se non è in grado di esporla compiutamente da solo, deve rassegnarsi a spendere una certa parte di tempo a ricostruirla insieme al suo legale, tramite le domande che quest’ultimo gli farà;
– il cliente deve rinunciare una volta per sempre a pensare, davvero demenzialmente, che un qualsiasi problema legale possa essere trattato «in 5 minuti», in 5 minuti non si fa in tempo nemmeno a salutarsi, per esperienza posso anzi riportare che spesso solo per iniziare a capire il problema è necessaria almeno un’ora;
– l’avvocato deve accettare la necessità di dover fare questo lavoro iniziale di approfondimento e comprensione, spesso non facile, ma comunque necessario per potersi occupare con un minimo di efficacia della materia, pertanto deve fare tutte quelle domande necessarie per fare ordine nell’esposizione del cliente, raccogliere quei documenti che possono essere illuminanti e così via.

In conclusione, al nostro lettore consiglierei di valutare l’acquisto di una consulenza, nel corso della quale il problema potrebbe essere innanzitutto adeguatamente compreso e poi valutato quanto alla strategia da adottare.

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Accordi in house: entro quanto tempo vanno trasmessi?

Gli accordi in house per separazione, divorzio, modifica condizioni vanno trasmessi al comune competente per la trascrizione nei registri dello stato civile.

Ciò deve avvenire entro un termine previsto dalla legge.

Prevede infatti a riguardo l’art 6, comma 3°, della legge 162/2014 che «l’avvocato della parte è obbligato a trasmettere, entro il termine di dieci giorni, all’ufficiale dello stato civile del Comune in cui il matrimonio fu iscritto o trascritto, copia, autenticata dallo stesso, dell’accordo munito delle certificazioni di cui all’articolo 5».

La legge non dice da quale giorno decorre questo termine, per cui nel silenzio della disposizione a riguardo sembra lecito pensare che sia, più probabilmente, il giorno in cui l’accordo in house è stato concluso.

Ma cosa succede, ad esempio, se la Procura tarda a concedere il suo nulla osta o la sua autorizzazione?

Personalmente, sia pure dopo centinaia di accordi in house conclusi e portati a compimento, in svariate parti d’Italia peraltro, non mi è mai capitato che una Procura impiegasse più di due o tre giorni a comunicare il suo provvedimento, peraltro sempre tramite pec, in modo più efficiente.

Ovviamente, un bravo avvocato in considerazione di questo termine cosa deve:

  • depositare immediatamente subito dopo la conclusione l’accordo in house in procura;
  • andarlo immediatamente a ritirare subito dopo l’emissione del provvedimento, di nulla osta o di autorizzazione, da parte della procura
  • spedirlo subito dopo il ritiro al comune competente

L’ultima fase, di spedizione al comune competente, è agevolata dal fatto che molti comuni attualmente accettano la trasmissione (e in alcuni casi, come nel mio Comune di Modena, addirittura impongono) tramite pec, che ovviamente è immediata.

Per maggiori informazioni sugli accordi in house, consulta la nostra scheda pratica. Per valutare approfonditamente se un accordo in house è praticabile nel tuo caso, acquista una consulenza. Oppure acquista direttamente l’accordo in house per separazione o divorzio.

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Sì alle consulenze coi vocali.

Mannaggia ai vocali!

Alzi la mano chi non odia i messaggi vocali, di whatsapp, telegram, messenger e simili.

Io stesso ne sono rimasto vittima abbastanza spesso.

Per fortuna, ultimamente, questa vera e propria «psicosi sociale» di mandare vocali, specialmente per dire cose come «ok», «sì» o «va bene», sembra che sia in calo, perché il vocale è sostanzialmente scomodo e usato troppo spesso fuori dai casi in cui potrebbe essere utile.

Chi, ad esempio, usa, come me, un indossabile al polso, riesce a comunicare molto meglio con brevi pezzi di testo scritti, anche perché li vede immediatamente sul proprio smartwatch, quando invece la notifica sull’orologio intelligente di un vocale è solo qualcosa del tipo «hai ricevuto un messaggio vocale», senza che ovviamente si possa avere la minima idea del contenuto. Potrebbe essere urgente, una battuta, una risata, un «sì va bene», qualsiasi cosa. Devi aspettare di tirare fuori il telefono ed essere in una situazione in cui poterlo ascoltare… tutto ciò è abbastanza fastidioso.

Ovviamente, poi, ci sono le persone «solari», definizione con cui oggigiorno si indicano gli individui siti sulla linea di confine tra l’isterico e il logorroico, che, sempre ovviamente premettendo tante scuse per il diluvio verbale, poi ti soffocano con un diluvio verbale, che è di solito completamente superfluo, dal momento che gli stessi concetti avrebbero potuto essere comunicati con tre paragrafi scritti messi bene in fila.

Infine, ci sono ulteriormente le situazioni in cui il vocale può essere anche utile, ma la conversazione diventa un pochino troppo lunga e si capisce presto che è inutile giocare a ping pong ma bisogna prendere il telefono e fare una cara, vecchia conversazione «in diretta», naturalmente dopo aver preso il coraggio a due mani…

Uso dei vocali per le consulenze.

Pur partendo, dunque, da una situazione di discreta antipatia per questo strumento, ultimamente mi sono messo ad utilizzare, in uscita, cioè da me verso i clienti, abbastanza spesso i messaggi vocali, dall’account whatsapp aziendale dello studio, per erogare consulenze acquistate on line.

Se, dunque, penso molto male dei messaggi vocali, perché finisco per usarli così spesso?

Perché, come tutti gli strumenti, se usati in modo appropriato, in alcune situazioni possono essere utili e vantaggiosi.

Repetita juvant.

Il primo dovere di un avvocato è ascoltare, se leggi il blog me lo avrai sentito dire tantissime volte.

Quando, però, un avvocato ha ascoltato, viene il turno del cliente di ascoltare

E qui non così di rado qualche problema c’è.

Io mi sforzo di parlare usando il linguaggio più semplice e chiaro possibile, perché proprio questo è il succo del mio lavoro, e, soprattutto, cerco di parlare al cuore della persona che mi sta ascoltando, toccando per bene tutti quegli aspetti emotivi che spesso sono sottesi ad un problema legale, che sembra solo di natura burocratica ma che tale non è quasi mai nella realtà.

I clienti cercano di ascoltarmi, ma il fatto è che i problemi legali, quelli di famiglia o del counseling, restano situazioni complesse, non facili da spiegare. Inoltre, il cliente a volte è anche agitato, emotivamente scosso, non in grado di seguire con tutto se stesso la spiegazione che sto impartendo e, soprattutto, di ricordarsela.

Lì per lì magari capisce, ma poi, in seguito, una volta tornato a casa o agganciato il telefono, la cosa si sbriciola…

Ecco che allora può essere utile avere, da parte mia, un messaggio registrato: per poterlo riascoltare più volte. Non c’è nulla di male, per un assistito, in questo.

Io stesso, se chiedessi consulenza ad un medico per un problema non routinario, vorrei avere una consulenza su messaggio vocale per potermela riascoltare svariate volte, sino a che non sono certo di averla capita bene, e per poterla poi andare a riprendere in seguito, in caso di bisogno.

Con il chè veniamo al secondo aspetto della «consulenza via vocale»…

Condivisibilità e archiviabilità del vocale.

I casi in cui ad esempio mi capita spesso di utilizzare un messaggio vocale per erogare una consulenza acquistata tramite il blog sono quelli in cui sono coinvolte più persone, cioè una persona ha acquistato la consulenza per un gruppo di interessati, come nel caso delle strade vicinali, dei problemi di condominio, divisione e così via.

In questi casi,il messaggio vocale con la mia consulenza presenta il vantaggio di poter essere condiviso con tutte le persone interessate alla pratica stessa, oltre che il vantaggio di cui al paragrafo precedente, cioè di poter essere riascoltato, ma anche archiviato per eventuali bisogni futuri.

Più veloce e più comodo.

Ovviamente, il vocale, rispetto alla telefonata in diretta, presenta anche il vantaggio di essere fruibile nell’orario che preferiamo sia io che il cliente, nel senso che io lo posso registrare appena riesco – così faccio anche prima a fare la consulenza – mentre lui può ascoltarselo quando è più comodo per lui e/o quando ci sono anche le altre persone interessate alla pratica.

Viceversa, con la consulenza telefonica è necessario concordare un appuntamento telefonico, cioè un giorno ed ora in cui entrambi possiamo metterci a disposizione, sia io che il cliente, con la conseguenza che si ritarda anche un po’ in dipendenza dei concomitanti impegni di ognuno.

No ai balletti di vocali.

Una cosa che mi rendeva restio ad utilizzare questo strumento era il timore, che avevo, che un mio vocale con la erogazione della consulenza potesse in diversi casi dare la stura ad un «balletto» avanti e indietro di vocali, con la conseguenza che magari gli scopi di risparmiare tempo ed essere più esaustivi sarebbero stati completamente frustrati.

Devo dire che a riguardo sono rimasto piacevolmente sorpreso, mai in nessun caso, sino ad oggi, si è verificata una cosa del genere e di ciò devo fare i complimenti sia a me che ai miei clienti. A me perché evidentemente sono riuscito ad essere abbastanza esaustivo, ai miei clienti perché sono riusciti a farsi bastare la risposta e ad utilizzarla per il meglio.

Quando prendo in mano un caso, mi piace concludere. Cerco di capirlo al meglio possibile e di dare le indicazioni più opportune, a mio giudizio, al cliente. Quando ho finito questo, passo ad un altro caso. Non potrei lavorare diversamente, non posso occuparmi in modo efficace di più casi alla volta, devo farne solo uno alla volta: questo è fondamentale perché ogni caso deve avere la mia completa attenzione.

Questo è un lavoro che richiede concentrazione, anche perché si forniscono informazioni su cui le persone poi fanno affidamento in situazioni spesso delicate, con la conseguenza che non si può parlare, ad esempio, come uno che vende materassi in televisione, ma bisogna prestare la massima attenzione ai contenuti che vengono forniti.

È per questo motivo che sono, generalmente, abbastanza lento nell’erogare le mie consulenze, perché devo approfondire adeguatamente e trovarmi comunque nella situazione in cui posso, per un’ora del mio tempo, dare la mia completa attenzione al caso di cui mi sto in quel momento occupando.

Se, dunque, ognuno dei miei cliente iniziasse a scrivermi ulteriormente senza motivo, il mio scopo di lavorare in modo efficiente ne verrebbe frustrato. Fortunatamente, questo non è ancora mai accaduto!

Conservare i vocali.

Abbiamo visto che uno dei vantaggi del messaggio vocale è la sua archiviabilità e quindi la possibilità di conservazione, ma come procedere in tal senso nel modo migliore?

Consiglio a tutti di conservare il messaggio vocale che contiene la consulenza, perché se ne potrebbe avere bisogno in futuro, evitando, ad esempio, che possa andare perso in caso di cambio del cellulare.

Per conservare un messaggio vocale di whatsapp, ad esempio, è sufficiente salvarlo in una cartella del computer o del mac, coperta da una adeguata strategia di backup, magari tramite utility come dropbox o google drive. I vocali di whatsapp sono registrati in formato .opus, che può essere letto, e quindi ascoltato, usando programmi come Video Lan Client – quello che uso io sul mac.

Noi comunque archiviamo nel dropbox, o comunque nel file system, dello studio i messaggi vocali contenenti le consulenze che eroghiamo ai clienti, considerato che anche per noi potrebbe essere utile andarli a recuperare, oltre che ovviamente per servirli ai cliente nel caso dovesse averne bisogno di nuovo, pur non offrendo questo servizio ufficialmente e non dando alcuna garanzia al riguardo e restando responsabile il cliente della conservazione.

Conclusioni.

Per questi motivi, chiediamo sempre ai nostri clienti di indicarci di preferenza come vogliono che la consulenza sia erogata, ma ci riserviamo sempre di scegliere noi in base all’urgenza del problema, alla sua complessità, al numero di persone coinvolte, che supporto utilizzare.

In alcuni casi, come ad esempio quelli in cui mi rendo conto che la confusione del cliente è un po’ troppo alta, preferisco concordare un appuntamento telefonico. Qui si perde più tempo, si lavora con più lentezza e si raggiungono meno risultati, ma se c’è una situazione di confusione di partenza bisogna necessariamente affrontarla e scioglierne i nodi relativi.

Sulla base di tali aspetti, dunque, uno strumento può effettivamente essere migliore di un altro.

E tu, come la pensi?

Ti piacerebbe ricevere la consulenza di un professionista via messaggio vocale?

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counseling diritto news

Ascolta radio Solignani podcast!

Un nuovo podcast.

Questa è la prima puntata, o episodio, del podcast degli avvocati, mediatori, counselor dal volto umano, collegato al mio blog: radio Solignani.

Se non lo sai, un podcast è una trasmissione audio alla quale ci si può abbonare tramite una apposita app, per ascoltarla sul computer, cellulare o tablet.

Radio solignani podcast, in realtà, essendo integrata nel blog, è ascoltabile in due modalità:

  • quella classica, con cui si è sempre consultato il blog, collegandosi allo stesso e poi facendo clic sul lettore audio contenuto nel corpo dell’articolo, proprio come quello che dovresti vedere qui sotto o sopra…
  • tramite un software di ascolto di podcast, tra cui ad esempio principalmente iTunes, Google Podcast, Spotify, ecc.; il vantaggio in questo secondo caso è quello della possibilità di abbonarsi.

Nel mio podcast, parlerò di casi concreti e darò, come da mia tradizione, risposte a domande fatte dai lettori del blog, domande per lo più di tipo giuridico ma anche relative alla famiglia, alla coppia, al counseling, compreso quello tarologico (su cui torneremo presto), alla salute, allo stile di vita paleo, ecc..

Vi invito sin da ora ad iscrivervi, cliccando sull’indirizzo del podcast: https://blog.solignani.it/feed/podcast/

Ma perché un podcast, non bastavano gli articoli scritti?

Facendo partire questo nuovo mezzo di comunicazione, spero di esplorare nuove possibilità espressive.

Specialmente nel campo dei problemi legali, di coppia o personali ci sono alcuni aspetti che si possono spiegare meglio a voce che con un testo scritto e credo davvero che alcune cose riuscirò davvero a trasmetterle molto meglio.

Oltre a questo, trascorro sempre meno tempo davanti ad un computer da scrivania e sempre più tempo, invece, con un cellulare, dove è più comodo registrare un messaggio vocale piuttosto che digitare una risposta scritta. Ricevendo sempre tantissime domande dagli utenti – considera che ad oggi nel blog ho dato risposta a oltre 4000 domande, sono tantissime – non voglio nemmeno rimanere troppo indietro e voglio cercare invece di riuscire a dare almeno uno spunto, una prima analisi, un primo orientamento a tutti.

Come mandare domande al podcast?

Se vuoi anche tu sottoporre il tuo caso per ricevere una risposta all’interno del podcast, puoi farlo tramite il solito modulo di contatto.

Al momento infatti funziona così: gli utenti mandano le domande sempre nel solito modo, cioè per iscritto, poi decido io in seguito, sia a seconda del problema oggetto della domanda (che può essere trattato meglio per iscritto o a voce, ad esempio), sia della situazione in cui mi trovo nel momento in cui ricevo la domanda (se sono lontano da un computer da scrivania per un po’ di giorni posso decidere ad esempio di rispondere comunque tramite il podcast e viceversa), se rispondere nel modo classico, cioè tramite un testo scritto, oppure con una nota vocale, creando dunque un nuovo episodio del podcast.

Puoi mandare le tue domande anche tramite un semplice messaggio vocale whatsapp. É sufficiente fare un vocale all’account whatsapp dello studio per ritrovarti la risposta dopo qualche giorno all’interno del podcast. In questo caso, non inserire informazioni riservate come nomi e simili.

Perchè questo podcast è unico e diverso da tutti gli altri?

In passato, da amante della radio qual sono, ho provato a seguire alcuni podcast, ma la cosa non ha mai attecchito, credo per due motivi:

  • puntate troppo lunghe
  • discorsi troppo melensi, poco «sul punto» del discorso, saluti, momenti morti, punti noiosi, ecc.
  • scelta degli argomenti non sempre interessante, anzi

Qui le cose saranno diverse. Seguirò la solita formula, che è unica e che non possiede nessun altro blog, nè giuridico nè di diverso tipo (provate pure a cercare con google per vedere), di produrre contenuti al 98% sulla base di domande da parte del pubblico degli utenti. In questo modo, gli argomenti saranno sempre interessanti perché non sono robe astratte inventate da me a tavolino, ma sono i problemi della vita di tutti i giorni che voi stessi mi portate!

Inoltre, cercherò di tenere le puntate molto corte, tendenzialmente di 5 minuti, possibilmente dieci per alcune situazioni che richiedono un trattazione più lunga e qualche aspetto in più, massimo un quarto d’ora. Può darsi, poi, che ci siano puntate speciali di approfondimento, in quel caso gli ascoltatori verranno esplicitamente avvertiti.

Buon divertimento, evviva noi!

Perchè iscriversi, come iscriversi.

Il podcast puoi ascoltarlo semplicemente collegandoti al blog come hai sempre fatto. In ogni articolo, c’è un player o lettore. Se clicchi su play, si inizia a sentire la singola puntata o episodio cui è correlato l’articolo.

Tipicamente, c’è la domanda di un utente del blog scritta nel corpo dell’articolo, cui diamo risposta nella puntata del podcast.

Ma la cosa migliore è, come sempre, abbonarsi in modo da ricevere automaticamente ogni nuova puntata del podcast e, addirittura, usando certe applicazioni come pocket cast, anche una notifica ogni volta che esce un episodio nuovo.

Per seguire il podcast dal volto umano, puoi usare una delle modalità seguenti:

  • se hai spotify, clicca qui; assicurati di fare clic su «segui» o «follow»
  • su google podcast: anche qui assicurati di iscriverti al podcast per ricevere in automatico i nuovi episodi
  • con pocket casts, che per me è la soluzione migliore, disponibile sia per iOS, che Android, che Mac, che Windows…
  • su TuneIn

Perchè pocket casts è la soluzione migliore? Perchè va dappertutto (iOS, Android, Mac, Windows) e persino tramite il web, cioè utilizzando un semplice browser, c’è infatti un web player, tenendo sincronizzata la lista di tutti i podcast che segui, che quindi ti ritrovi identica e a disposizione da qualsiasi dispositivo tu stia accedendo in quel momento.

Inoltre, puoi finalmente attivare le notifiche per sapere subito se un podcast che segui ha rilasciato un nuovo episodio. Questo è molto importante per me, perché senza notifiche come fai a seguire un podcast che sai che pubblica contenuti interessanti?

Le ultime puntate.

Clicca qui per evedere e ascoltare gli ultimi episodi del podcast.

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Sapessi com’è strano, aprire uno studio a Milano…

Perché non aprite uno studio anche a Milano?

Ogni tanto qualche lettore del blog e cliente dello studio mi fa questa domanda, con riferimento a questa o quella città.

La risposta sintetica è che sarebbe non solo completamente inutile, ma anzi richiederebbe un uso di risorse (tempo, attenzione, denaro) che determinerebbe una compromissione della qualità del nostro lavoro e di conseguenza necessariamente della qualità dei servizi che diamo ai clienti.

Attualmente, abbiamo e abbiamo fatto cause pressoché in ogni parte d’Italia e diverse volte anche all’estero. Anzi, la mia fattura più grossa in 22 anni di professione è stata proprio fatta in occasione di un recupero crediti negli USA.

Oggigiorno si può fare benissimo, non serve affatto avere uno studio in loco, anzi una struttura porterebbe via risorse preziose.

Quello che importa, nella trattazione dei problemi legali, è la definizione di una strategia adeguata e per fare questo non occorre avere una organizzazione complessa, che, anzi, è un «peso» enorme per quanto riguarda la sua gestione ed è destinata ad influire inevitabilmente anche sui costi praticati ai clienti, innalzandoli.

Spesso mi basta sentire un cliente 10 minuti al telefono per sapere già che cosa deve fare. Il punto, dopo, è farlo – passare alla fase del fare.

Come faccio ad avere cause un po’ dappertutto?

Intanto, ormai, in tutti i fori dell’Emilia Romagna – noi abbiamo sede a Vignola, in provincia di Modena – andiamo direttamente. Specialmente nel civile, questo è molto facilitato dal PCT o processo civile telematico, oltre che dalla mia adorata Golf TGI a metano con cui vado ad esempio a Ravenna con 2 euro… – che amore!

Anche in alcuni fori della Lombardia andiamo ormai direttamente, come ad esempio Mantova.

Per quelli che sono un po’ più distanti, utilizziamo un collega in loco, di solito una persona che conosciamo da anni, di cui ci fidiamo abbastanza (spesso è una persona che scrive sul blog) e che comunque segue le nostre istruzioni e lavora sulla base degli atti scritti da noi. Attualmente, grazie al PCT, il lavoro del collega in loco consiste quasi esclusivamente nella partecipazione alle udienze, che, specialmente nel civile, sono momenti molto «burocratici» dove non si discute nulla, rimandando al contenuto di atti già depositati o da depositare.

Nota che, peraltro, personalmente quasi mai faccio udienza anche nel mio tribunale di Modena. Ho organizzato lo studio in modo che ognuno anche al suo interno abbia una sua «specializzazione» non per materia ma per tipo di incombente. Io mi dedico all’ascolto dei clienti, alla definizione delle strategie e alla redazione degli atti, mentre altri colleghi partecipano, in mia sostituzione, alle udienze. Questo è un discorso più complesso e ci torneremo sopra, purtroppo è impossibile oggigiorno per un avvocato che voglia svolgere in modo efficiente il proprio lavoro essere tutte le mattine in tribunale, per non dire del fatto che quasi sempre le udienze si accavallano e quindi è proprio fisicamente impossibile partecipare a tutte, a meno di non avere il dono della bilocazione come padre Pio.

Per quanto riguarda gli assistiti, molte persone scelgono di venire, almeno per una volta, presso lo studio di Vignola, magari prenotando due ore anziché una, in modo da poter esporre completamente il problema in quella occasione che tendenzialmente è destinata a rimanere unica. Chi non vuole venire, può comunque fare tutto a distanza… Esiste il caro vecchio telefono, la posta elettronica, ci sono le videoconferenze. Molta gente negli Stati Uniti ha uno psicologo solo via Skype, figuriamoci se non si può avere un avvocato a distanza.

Dal punto di vista del cliente, accettare e implementare l’utilizzo di questi mezzi di comunicazione significa accedere ad un mercato molto più vasto di professionisti ed avere di conseguenza molta più possibilità di scelta, rispetto a chi sceglie l’avvocato solo perché ha lo studio sotto casa!

Ricordo anche che i nostri preventivi sono sempre in ogni caso globali, cioè indicano il costo finale per il cliente, mentre il corrispondente in loco, l’altro avvocato della zona, lo paghiamo sempre noi con quello che abbiamo ricavato dal cliente, così c’è la massima chiarezza sui costi nonostante l’intervento di più professionisti.

In conclusione, le cose che servono, per la trattazione dei problemi legali, sono le idee giuste, non gli immobili.

Perché allora ci sono studi legali che aprono sedi in più città?

Probabilmente perché devono fare del cinema, come si dice a Modena, cioè per ragioni di rappresentanza. O magari perché ai titolari piace girare per il mondo anche a costo di farlo un po’ a cazzo, pur di non stare a casa col coniuge – quale scusa migliore di «Devo andare a Milano!»?

Non chiedermi di indicarti un avvocato delle tue parti, come spiego in questo post che ti invito a leggere, non chiedermi di aprire studi dalle tue parti: chiedimi, se vuoi, un preventivo, compilando l’apposito modulo nel menu principale del blog.

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Credito di oltre 200.000 euro e niente di aggredibile: che fare?

abbiamo un credito da esigere di 220.000 euri. il ns avvocato ha fatto tutto secondo le regole, ma nessuno si è presentato (il debito è diviso per tre persone di famiglia). Pare che sui conti ci sia poco o niente. adesso ha presentato il pignoramento immobiliare sulla casa dove vivono queste tre persone…sono sfiduciata perchè le vendite all’asta sono lunghe (abbiamo 67 anni) e poi, come lei ha scritto, bisogna pagare tanti soldi per la pubblicità, Cosa fare? lasciar perdere tutto? Ma possiamo anche noi detrarre questi mancati pagamenti dalle tasse? Alla fine noi onesti dobbiamo soccombere…grazie alla giustizia che non funziona

La giustizia civile, nel nostro paese, è considerata un affare tra privati. Lo Stato ti mette a disposizione gli strumenti, poi spetta a te valutare innanzitutto se del caso utilizzarli, dal momento che comportano sempre un investimento, e in quale forma; resta poi a tuo carico il rischio che questi strumenti non conducano ad alcun risultato. L’incasso di un credito da parte tua non è considerato un interesse dello Stato, che si limita ad offrirti strumenti limitati, che devi poi valutare tu se usare e come. Il discorso è diverso per la giustizia penale, che è considerata un interesse anche dello Stato, considerato che c’è un interesse pubblico a che, ad esempio, i responsabili di gravi reati siano detenuti e non possano circolare liberamente mettendo in pericolo le persone e le cose.

In realtà, anche la giustizia civile rappresenta un interesse pubblico perché, se anche su questo versante le cose non funzionano, si determina un danno per tante cose di interesse pubblico, come ad esempio, prima tra tutte, l’economia. Però questo non è sentito né dal popolo né dalla classe politica. Ognuno di ricorda della giustizia civile solo quando ne viene coinvolto direttamente e rimane scandalizzato dallo stato in cui si trova questa funzione dello Stato. Fino ad allora, nessuno ne parla. Se fai caso ai programmi dei partiti politici, si parla sempre solo di giustizia penale e mai di giustizia civile.

Se leggi, come ti consiglio, la mia scheda sul recupero crediti, vedrai che da anni suggerisco a tutti coloro che si accingono a recuperare un credito di valutare prima di fare qualsiasi cosa la convenienza di un’azione di recupero, perché in molti casi conviene davvero lasciar perdere e non perdere altri soldi.

Non è certo quello che è giusto, ma è sicuramente quello che conviene, secondo il concetto alla base del mio indirizzo strategico per la trattazione dei problemi legali.

Ma chiudiamo questa sia pur fondamentale parentesi per vedere che cosa si può dire nel vostro caso.

Innanzitutto, non è chiaro se si tratti di una obbligazione solidale o parziaria – sarebbe parziaria se derivasse, ad esempio, da una successione, solidale con ogni probabilità negli altri casi, considerato che la solidarietà è la regola. Questa è una distinzione in linea di principio molto importante, perché in caso di obbligazione solidale si può chiedere l’intero capitale ad una persona, viceversa in caso di parziarietà. Può anche darsi, peraltro, che la natura dell’obbligazione non arrivi ad avere rilevanza, se tutti e tre i debitori non sono solvibili.

«Nessuno si è presentato» è un’espressione che non consente di capire che tipo di pignoramento sia stato tentato in prima battuta, forse un pignoramento presso terzi avente ad oggetto i conti correnti bancari. Purtroppo qui non posso che confermare che se queste persone non hanno consistenze bancarie il pignoramento non avrebbe potuto finire in altro modo…

Per quanto riguarda il pignoramento immobiliare, per fortuna ultimamente le spese di pubblicità si sono abbassate molto, dal momento che solitamente la pubblicità avviene tramite la rete internet e non più mediante giornali specializzati, ma si tratta pur sempre di una procedura molto lunga e farraginosa, per non dire del fatto che bisognerà poi anche vedere che valutazione verrà fatta della casa da parte del CTU incaricato dal giudice e quali saranno le reali possibilità di collocazione sul mercato della stessa. Al riguardo, purtroppo, molti creditori spesso rimangono delusi.

In generale, bisogna dire che tutte queste valutazioni sarebbero state da fare prima di cominciare la causa per ottenere il titolo. Ora però può anche darsi che approfondendo maggiormente la situazione dei debitori si riesca a trovare qualche sostanza aggredibile. Vi consiglierei di fare una ricerca tramite un’apposita agenzia investigativa per vedere se ci sono sostanze più facilmente aggredibili in capo ai debitori.

Se volete un preventivo per questo lavoro, potete chiedercelo compilando la voce apposita nel menu principale del blog. Ti raccomando, con l’occasione, di iscriverti alla newsletter del blog, o, se non ti piace la mail, al gruppo Telegram, in modo da non perderti importanti e utili aggiornamenti quotidiani.

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Counseling dal volto umano: parla con noi.

Come probabilmente sapete già, mi sono iscritto ad un master di counseling, per diventare appunto counselor.

Ma che cos’è il counseling?

In termini molto elementari, ma a mio giudizio abbastanza efficaci, il counseling consiste nel farsi ascoltare da un «esperto», esperto in niente di molto più specifico che non sia l’ascolto stesso, per ricevere un aiuto nella definizione di una o più strategie o tattiche per poter affrontare uno o più problemi della vita, di qualsiasi genere, dal lavoro, alle relazioni, alla spiritualità, alla personalità e così via.

Entrare in questo mondo per me è stato davvero molto spontaneo.

Sono avvocato da 22 anni, per tutto questo tempo ho cercato di aiutare le persone definendo strategie efficaci per i loro problemi legali – che, come tali, non sono mai problemi giuridici, ma presentano sempre profonde radici emotive.

Da alcuni anni, sono mediatore familiare e aiuto le coppie, cercando anche in questo caso di definire delle strategie per poter raggiungere i loro obiettivi, auspicabilmente di composizione delle crisi o, nei casi meno fausti, di separazione – è noto che io sono molto favorevole alle riconciliazioni o al lavoro sulla coppia, specialmente quando ci sono i figli, mettendo la soluzione della separazione sempre all’ultimo posto.

Come counselor, potrò aiutare le persone, gli individui, andando per certi versi anche alla radice dei primi due problemi, quelli legali, che coinvolgono due individui non necessariamente legati da relazioni specifiche, e quelli di coppia, che spesso originano da problemi singoli di uno o dei due componenti della stessa.

Mi sento molto portato per questo tipo di lavoro, per via delle mie doti di empatia e della mia preparazione tendenzialmente eclettica, a cavallo delle scienze umane e della tecnica, con la quale sorprendo sempre le persone che hanno a che fare con me quando vedono che mi destreggio abbastanza bene sia con la letteratura, la filosofia e la fede, sia con le tecniche più moderne – nel colloquio che ho avuto ieri ad esempio ho consigliato ad una mia cliente di creare una campagna utilizzando facebook ads, un sistema di marketing che ho approfondito per interesse personale e che ho trovato molto efficace.

La mia fortuna, appunto, è stata probabilmente quella di essere sempre stato molto curioso, senza porre confini, e interessato da tutto quello che avrebbe potuto essermi utile o anche solo divertente.

Credo che aiutare gli altri sia anche molto cristiano e so che, ad ogni modo, aiutare davvero gli altri mi piace e mi dà profonda soddisfazione (purtroppo, molte persone non vogliono essere aiutate).

Nel campo dei problemi legali, purtroppo tutto quello che puoi fare per aiutare gli altri incontra mille ostacoli che sfuggono dalla tua sfera di controllo: puoi impostare bene un ricorso o una strategia, ma poi c’è un giudice che decide e magari vede le cose in modo diverso da te. Nel campo del lavoro individuale, il rapporto è tra il consulente e l’individuo – e questo è francamente e finalmente meraviglioso.

Le persone oggigiorno non sono felici.

Potete tentare di venirmela a raccontare in qualsiasi modo, ma io sono 22 anni che tengo le mani dentro alle ferite più brucianti della gente e so che cosa c’è nella pancia di più o meno tutti.

Facendo l’avvocato, ho raccolto più confessioni di un frate, quindi so perfettamente cosa dico.

Parlo di persone che avrebbero tutto per essere felici, ma non lo sono.

Anzi, stanno male, proprio male e continuano a girare in tondo senza riuscire ad uscirne.

Per metterci anche la ciliegina sopra, finiscono per giudicarsi molto aspramente per la situazione in cui si trovano…

Io sono andato verso il counseling per la tensione verso il dolore e la sofferenza di queste persone, dopo un percorso di crescita individuale che mi è capitato di fare e che mi ha reso molto più forte, felice, resiliente.

Ovviamente, non tutto può essere risolto con il counseling, che è un tipo di intervento che si basa sulla parola, che è uno strumento potentissimo, ma non sempre sufficiente.

Peraltro, il counseling si può utilizzare per persone che sono «sanissime», non presentano alcun disagio, ma posso semplicemente giovare dell’aiuto di un punto di vista diversothink different») per affrontare le cose della loro vita o semplicemente per fare crescita personale, una cosa importantissima che ognuno di voi deve fare da quando nasce a quando muore (e, probabilmente, anche oltre…).

Il counselor si colloca, a mio modo di vedere, su un primo, ma vastissimo, gradino di lavoro di cura e relazione con la persona, quello dei «sani» che possono giovarsi di un aiuto esterno o delle persone con disagi contenuti.

Se i disagi sono più grandi, ma si possono curare ancora con la parola, si può tentare con uno psicoterapeuta, magari insieme ad un counselor.

Se sono più grandi ancora, c’è lo psichiatra o, ulteriormente, il ricovero sanitario.

Sempre come avvocato, mi è capitato, ad esempio, di ricevere tre persone, in altrettante occasioni diverse, che erano vittime di veri e propri deliri – di persecuzione, di distorsione della realtà – con le quali ogni terapia basata sulla parola sarebbe stata inutile.

Ognuna delle figure che si occupano della persona (counselor, psicoterapeuta, consulente filosofico, psichiatra, ecc.) deve avere l’onestà di inviare la persona alla figura più appropriata per lui, sia in alto che in basso, a seconda della situazione e della gravità del problema e questa è e sarà sempre la mia «proposizione etica» come counselor.

Da oggi, il blog cambia anche il suo payoff, che diventa, da «avvocati da volto umano» qual era, «avvocati, mediatori e counselor dal volto umano».

Con questo ultimo tassello, si compie finalmente una prima grande fase della mia evoluzione come persona e come professionista.

Sono arrivato ad un punto che, in precedenza, non avevo nemmeno bene identificato come quello mio di arrivo, come sempre avviene nella vita, che è come un puzzle da ricostruire, in cui ricevi un pezzo alla volta da sistemare, senza però poter vedere l’immagine d’insieme.

Ma sento che era questo il punto cui dovevo arrivare.

Il lavoro di qualsiasi professionista, artigiano, imprenditore, lavoratore, familiare ha senso solo se è davvero utile agli altri.

Ho sempre intuito che al centro del mio lavoro avrebbe dovuto esserci l’uomo, con le sue esigenze, da trattare in modo umano – da qui lo slogan, fortunatissimo, degli «avvocati dal volto umano». Ho preso una professione tradizionalmente burocratica, fatta di tanta incomunicabilità con il pubblico degli assistiti, e ho cercato di renderla umana e mettere al centro il cuore e il lavoro sul cuore, da me ultimamente sempre più spesso proposto in alternativa a quello giudiziario classico.

Da là a prendere in mano la persona in modo completo il passo è stato davvero breve, ogni avvocato tocca con mano più volte al giorno la radice emotiva e individuale di tutti i problemi legali.

Dopo tanti anni passati non dico a girarci intorno, ma a vedere i problemi più da lontano, senza poter intervenir più nel profondo, finalmente avrò la possibilità di fare sempre di più quel lavoro sul cuore di cui oggi c’è assoluto bisogno.

Adesso concludo, ci sarebbero tante altre cose da dire, ma magari va ne parlerò in altri post successivi, come facciamo sempre sul blog.

Io posso solo ringraziarvi perché se sono qui a poter scrivere e fare queste cose è quasi solo merito vostro che mi avete dato fiducia e scelto per la trattazione dei vostri problemi, a volte delicatissimi, e mi avete fatto crescere, in tutti questi anni, sia come professionista che come uomo.

Il minimo che possa fare è continuare ad esserci, sempre, a disposizione per ascoltarvi.

Sapete che, quando c’è qualcosa che vi fa male, quando vi fa male da qualche parte, potete venirne a parlare con me.

Evviva noi e che Dio vi benedica e volga sempre il suo volto verso di voi.

PS vi lascio questo breve, ma eccezionale, video di un grande maestro, Mauro Scardovelli, che spiega ancora più approfonditamente cosa sia il counseling, parlando delle fondamentali intuzioni di Carl Rogers.

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Problemi legali: lavorare sul cuore.

Uno dei più grossi problemi e probabilmente la più grande contraddizione del settore legale è che chi deve affrontare un problema legale, specialmente se di famiglia, avrebbe bisogno, quasi sempre, di lavorare sul cuore, mentre viene indirizzato, o tende spontaneamente ad andare, da un avvocato, che è un «dottore della legge», cioè, sostanzialmente, un burocrate, che il cuore spesso non lo pensa nemmeno.

Per questo la gente per lo più odia gli avvocati: loro arrivano con un cuore che gronda sangue ed implora aiuto e comprensione, nel qui ed ora, ma si sentono parlare di regole, norme, codici, leggi, circolari, procedure, riti, libri – finendo dunque per considerare gli avvocati come altre forme di vita, certo non benevole, sicuramente poco umane.

Chi ascolta davvero i propri clienti, chi li vuole davvero aiutare, capisce sempre che l’unico lavoro che può aver senso è quello sui cuori e sulle radici emotive dei conflitti.

Solo che è molto più impegnativo.

Riparare il cuore

Il lavoro sul cuore è molto difficile, molto più lungo e delicato, specialmente oggigiorno, dove la pressoché totalità delle persone manca di consapevolezza, presenza e coscienza, e in particolare in quelle situazioni di conflitto che si trascinano da tempo, con rancori, pregiudizi e basse vibrazioni reciproche.

Il lavoro sul cuore, inoltre, richiede un cliente genuinamente disponibile a lavorare su se stesso e, spesso, anche una controparte, dal momento che, se parliamo di conflitti, ci sono più persone coinvolte.

Chi riesce a fare, nonostante tutte queste difficoltà, questo tipo di lavoro e ripagato dalla molta maggiore soddisfazione e serenità che ricava alla definizione del suo problema e da un «salto» come persona, cioè da un suo notevole miglioramento personale, che lo rende in grado di prevenire ulteriori conflitti nella sua vita e di vivere con più consapevolezza e in modo più pieno.

Come avvocato e mediatore familiare, propongo sempre l’alternativa tra i due tipi di lavoro ai miei clienti, lasciando che siano loro a decidere, valutando anche le mie indicazioni sulla praticabilità, nella situazione e con le persone coinvolte, del lavoro sul cuore.

Se anche tu sei coinvolto in una situazione di conflitto, contattaci o chiedici un preventivo compilando i moduli appositi nel menu principale del blog.

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