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Vorrei: note di petalosità odierna.

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VORREI

Smettere di mangiare carne
Iniziare a porgere il piatto al cameriere
Abbracciare un albero, due, cento, mille
Sorridere a Greta che compare sullo schermo
Condividere foto di cani da adottare e parlare di politica sui social – nel rispetto delle opinioni di chiunque!
Scopare solo con donne che conosco da almeno quattro anni, in quell’attimo dolcissimo e magico in cui l’amicizia si trasforma in qualcosa di più, che così bene ci hanno insegnato le serie TV americane
Nutrire sincera petalosa gioia per due gay che si fanno fabbricare un bambino Amare papa Francesco perché lui sì che è un rivoluzionario, finalmente anche la Chiesa si adegua era ora!
Aprire i porti, cominciando da quelli del cuore, poi chi entra entra, love is love
Votare alle elezioni
Sentirmi importante e stocazzo in quanto antifascista, dopo 70 anni che il fascismo è finito, peraltro per decisione del fascismo stesso Essere lieto e orgoglioso di definirmi solare e compiacermi di tutti quelli e quelle che fanno altrettanto
Adoooooro-are il calcio femminile!
Smettere di scoppiare a ridere quando gli altri dicono che di questo non si dovrebbe ridere perché é una cosa seria e c’è gente che soffre e altri cazzi che sanno loro
Essere anche io un po’ ogni tanto dolcemente complicato

Ma perché fare tutta questa fatica, visto che posso sempre tagliarmi direttamente i coglioni?

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Cose che eviti: é per motivi veri o per paure?

Le cose che eviti di fare sono davvero cose che non ti piacciono o sarebbero in realtà cose che ti piacerebbero, ma che eviti per qualche paura più o meno conscia? Ecco una riflessione che dovremmo fare tutti.

«Non è mai troppo tardi per meritare di più.
È tardi quando abbiamo un appuntamento fissato a una data ora e, per qualsiasi motivo, non siamo arrivati in tempo oppure è tardi quando dimentichiamo il fornello e si brucia la cena.
Quando, invece, si parla dell’intera vita di una persona e soprattutto di ricerca della felicità, la parola “tardi” non esiste, non è applicabile. È sempre un buon momento per lottare e conquistare il meritato benessere.
È la paura la barriera che, in molte occasioni, ci impedisce di costruire la nostra felicità o, per lo meno, di raggiungere quello che sogniamo, ma che si trova qualche passo oltre la nostra zona di confort.
Una cosa che facciamo di solito, senza esserne del tutto coscienti, è camuffare la paura con la rassegnazione, con pensieri come “è quello che ho a disposizione, che devo sopportare; se lo lascio,
probabilmente starò ancora peggio”.
Siamo talmente abituati a camuffare la paura, da restarne
intrappolati, perché ci siamo rassegnati.
Chi si rassegna e smette di lottare è destinato ad una lenta infelicità che può benissimo condurre a una forma nascosta di depressione .
La paura va intesa per quello che è in realtà: un’emozione che ci mette in allerta quando ci troviamo di fronte ad un pericolo. È un errore nascondere o non ascoltare questo istinto naturale: occorre capirlo, elaborarlo e, infine, agire nel modo più adeguato. Non dobbiamo “avere paura della paura”: è importante imparare ad ascoltarla, perché è un chiaro segnale di inquietudine e di malessere interiore.
Il semplice fatto di razionalizzare la paura, di mettere da parte gli atteggiamenti limitanti e le insicurezze ci permetterà di liberarci di tutte quelle corazze chi ci impediscono di avanzare come persone.

La soluzione sta, in molti casi, proprio nell’agire: superare la linea della paura, l’immobilità e, soprattutto, dimenticare pensieri come “il mio treno è già passato” oppure “ormai per me è troppo tardi”. Non sappiamo quello che troveremo o se quello che facciamo avrà un buon esito. La paura sarà un compagno inseparabile.
Ma fare il grande passo è un’esperienza che arricchisce. E non è mai troppo tardi.

Ognuno di noi merita il meglio, in ogni istante, in ogni momento della nostra vita. Invece di aspettare che siano gli altri ad offrircelo, vale la pena conquistarlo innanzitutto con le nostre forze.»

(Ana Maria Sepe, “Crescita Personale”)

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