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L’apologia di reato é una figura criminosa creata dai fascisti che la Repubblica, che molti proclamano fondata sull’antifascismo, ha conservato volentieri, come tutte le altre leggi scritte nel ventennio.

Oggi, quelli che negano istericamente e demenzialmente che Mussolini abbia fatto anche cose buone (come se fosse possibile governare vent’anni senza fare nemmeno per sbaglio una cosa azzeccata), usano le cose oggettivamente non condivisibili che sono state fatte durante il fascismo, come l’introduzione dell’apologia di reato, che é un delitto di opinione, definito in maniera eccessivamente incerta e che viola il principio di tipicità dell’illecito penale, per reprimere la tua libertà.

Non solo, ma la Repubblica nel 2005 ha ritoccato l’art. 414 del codice penale, scritto appunto nel 1933 dal ministro della giustizia Rocco del governo Mussolini, aggiungendo che la pena é aumentata «se il fatto è commesso attraverso strumenti informatici o telematici».

Se uno, insomma, guarda il codice penale italiano, che é un documento scritto che ognuno può consultare, la Repubblica sembra molto più costruita sul fascismo, che sull’antifascismo. E, per la precisione, sulle cose peggiori fatte dal fascismo, nemmeno sulle migliori.

Loro però sono «antifascisti».

Fai comunque attenzione ad esaltare il comportamento di quello che taglia gli autovelox sui social: per quanto non condivisibile e ripugnante a livello di civiltà giuridica, ti potrebbero contestare addirittura la forma aggravata di apologia di reato – e nota bene che la prova scritta gliel’avresti fornita tu.

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12 cose sul fascismo.

1) Il fascismo è stato una dittatura di massa, non un fenomeno di espressione elitaria come le tirannidi del passato, sostenuto da un vasto consenso popolare e delle altre classi sociali italiane.

2) Il fascismo è caduto solo perché l’Italia ha perso la guerra, altrimenti avrebbe avuto corso almeno sino alla morte del suo fondatore, Mussolini, esattamente come il franchismo in Spagna.

3) La morte del fascismo è stata determinata non dalla resistenza ma dagli stessi fascisti che nella seduta del 24/25 luglio 1943 del grande consiglio del fascismo deliberarono la deposizione di Mussolini.

4) Non é stata dunque una rivolta di popolo, che in Italia non c’è mai stata se non a cose già fatte, a determinare la caduta del fascismo, ma una manovra dello stesso fascismo e della monarchia.

5) La Repubblica instaurata dopo il fascismo e il referendum istituzionale ha conservato TUTTE le leggi del fascismo: non c’è stata alcuna interruzione di continuità nell’ordinamento.

6) Ancora oggi i principali codici italiani, quello civile, quello penale e quello di procedura civile, sono quelli scritti dai fascisti e portano la firma di Mussolini e del re.

7) L’unico dei quattro grandi codici ad essere stato riscritto dai giuristi della Repubblica é il codice di procedura penale.

8) Il codice di procedura penale scritto dalla Repubblica é quello che è stato colpito il maggior numero di volte da sentenze di
incostituzionalità da parte della Corte costituzionale, rivelando come i codici scritti dai fascisti siano in realtà maggiormente in sintonia con la costituzione repubblicana.

9) Secondo Ennio Flaiano, in Italia «i fascisti si dividono in due categorie: i fascisti e gli antifascisti».

10) La disposizione costituzionale che vieta la ricostituzione del partito fascista ha poco senso e costrutto, se si considera che in Italia non esiste alcun altro limite ideologico per la fondazione di un partito, tanto che potrebbero essere legittimamente fondati partiti per la infibulazione di massa, per la restaurazione dello stato feudale, per la trasformazione dell’Italia in uno stato islamico e per qualsiasi altra cosa che oggi per lo più si considera negativamente.

11) Le delibere delle amministrazioni locali con cui viene oggi revocata la cittadinanza onoraria a Mussolini sono demenziali ed espressione del medesimo grasso conformismo con cui a suo tempo era stata concessa: é evidente che una persona deceduta non è titolare più di alcuna cittadinanza.

12) Forse é ora che l’Italia faccia la pace col suo passato, che nemmeno gli dei possono cambiare, e soprattutto col cervello.