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quando si viene in Italia per studiare la lingua e si finisce in un alloggio con studenti stranieri

Mia figlia doveva andare in Italia a settembre per studiare l’italiano all’università di Padova. Cerchiamo quindi una camera in affitto in appartamento con altre ragazze italiane. In agosto, ne troviamo una su un sito web. Ci mettiamo in contatto con il proprietario, il quale chiede un deposito cauzionale di 2 mesi e la firma di un contratto. Firmiamo il contratto e procediamo a versare la quota di 600 euro come deposito tramite bonifico internazionale. All’inizio di settembre versiamo altri 300 euro per l’affitto del mese di settembre, anche se mia figlia avrebbe preso possesso della camera il 24 settembre. Quando mia figlia e mia moglie arrivano a Padova per prendere possesso della camera, si rendono conto che le altre ragazze erano cinesi, quando invece il proprietario aveva specificato a mia figlia che erano italiane. Niente contro i cinesi, ma mia figlia deve imparare l’italiano e non il cinese, quindi era fondamentale che le altre ragazze fossero italiane. Poi mia moglie e mia figlia scoprono anche che il proprietario abita permanetemente lì. Le riceve in canottiera! L’appartamento è gestito come B&B. Ora, se avessimo saputo tutti questi dettagli che il signore ha bellamente omesso, non avremmo affittato la camera. Prima di andar via, il proprietario disse a mia moglie che avrebbe restituito i soldi se avesse trovato qualcuno subito. Io ho scritto al signore chiedendo il rimborso immediato della cauzione per false informazioni. Come ci possiamo comportare?

Per prima cosa, bisognerebbe vedere naturalmente il contratto che è stato firmato. Immaginando, come probabile, che non ci sia nessun cenno allo scopo del soggiorno in Italia e alla richiesta di un vero e proprio alloggio indipendente, senza presenza del proprietario, nonché alla preferenza per la nazionalità, o comunque la lingua italiana, degli altri coinquilini, si può solo abbozzare. Esiste un istituto, chiamato della presupposizione, che riguardo proprio quelle circostanze che le parti non versano nel contratto ma che non potevano non avere presente al momento della conclusione dello stesso. Nel vostro caso, la presupposizione poteva avere ad oggetto la circostanza per cui lo studente straniero che viene in Italia per imparare la nostra lingua desidera abitare ed interagire con dei madre lingua. Per illustrare questo istituto si fa riferimento ad un caso giudicato proprio dalla giurisprudenza britannica, dove un uomo aveva preso in locazione in balcone ad un determinato giorno ed ora, corrispondenti a quello in cui vi sarebbe stato in passaggio della regina, quando poi il corteo è stato annullato. Pur non avendo menzionato l’istituto, tuttavia, occorre pur sempre che nel contratto vi sia qualche traccia dello scopo del soggiorno, come accennavo prima, quindi anche la via del ricorso alla presupposizione mi pare poco praticabile in un caso come questo. Analogamente, per l’altro profilo di inadeguatezza dell’alloggio occorre vedere cosa prevedeva il contratto circa le caratteristiche dello stesso.

In conclusione, credo che sia preferibile cercare di negoziare, perchè instaurare un procedimento contenzioso in Italia per una vicenda del genere probabilmente sarebbe eccessivamente defatigante per voi quanto a tempo e costi, per non dire del fatto che in diritto sarebbe non facile dimostrare le vostre ragioni. Quello che vi posso consigliare, per il futuro, è quanto segue. Innanzitutto non stipulare mai contratti, specialmente internazionali o comunque su internet, senza essere muniti di una adeguata forma di tutela giudiziaria, appositamente estesa ai rapporti internazionali (questo lo specifico perchè di solito le polizze base comprendono solo i rapporti domestici); in secondo luogo, dedicare un po’ di risorse a valutare, ed eventualmente modificare, il contenuto del contratto, indicando con precisione gli aspetti a cui si tiene maggiormente.

quando la studentessa manda la disdetta dalla locazione un po’ in ritardo

Sono una giovane ragazza universitaria che ha firmato un contratto transitorio di locazione della durata di un anno (01/10/2011 – 30/09/2012). Purtroppo per motivi personali, soprattutto di natura economica non riesco più a pagare l’affitto mensile di 200€ quindi nel mese di marzo ho mandato una raccomandata in cui comunicavo la mia disdetta e che lasciavo l’immobile il giorno 31 maggio 2012. Il mio contratto prevede che un eventuale disdetta sarebbe dovuta arrivare con 3 mesi di anticipo, la mia era “quasi” di 3 mesi. Nel mese di aprile scopro che non è stata accettata la raccomandata in quanto mi ritorna indietro nella mia abitazione, così ne rimando una seconda con le medesime dichiarazioni. Inoltre, il locatore ha in mano una caparra di 400€ che dovevano corrispondere alle due ultime mensilità così come da accordi, quindi io non ho pagato aprile e non intendo pagare maggio dato che i soldi li ha già ricevuti. Adesso, lui minaccia di farmi causa in quanto non posso lasciare l’immobile prima del 31 luglio e per il mancato pagamento del canone. Il mio problema è che lui sapeva già da mesi che intendevo andarmene e non vuole per nulla venirmi incontro. Io sono nullatenente e non sono a carico dei miei genitori, a cosa posso andare incontro?

Se la prima raccomandata che avevi mandato era tornata indietro per compiuta giacenza, era inutile rimandarne una seconda. Per il resto, la legge prevede necessariamente termini precisi, così fanno anche i contratti, per cui bisognerebbe attenersi agli stessi, è ovvio che uno può avere le sue buone ragioni per non farlo ma con questo naturalmente non si spostano i termini del diritto sul punto. Mi sembra improbabile che per somme così basse il proprietario di casa instauri un recupero credito, ma se la cosa ti preoccupa, e comunque più in generale, puoi provare a negoziare con lui dando magari una parte di quel che sarebbe dovuto in modo da raggiungere una transazione.