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Covid e vaccini: quale verità?

seguo con interesse i suoi post su Facebook nel gruppo di counseling e li trovo significativi e profondi.
Sono anch’io una counselor ma non avvocato.
Questo periodo di forzata permanenza a casa mi ha sconvolto anche perché l’azienda ci ha lasciato in smart working e qui penso di non poter fare proprio nulla pur avendo avuto un disturbo intenso di ansia documentato da certificato medico.
Mi sono attrezzata con una fuga a Rimini e pensando al coworking.
Quel che mi domando invece adesso ,ed è una domanda che può essere utile anche per altri, è questo se la dittatura attuale, perché tale la ritengo, ci imponesse il vaccino, un professionista come lei potrebbe aiutarci o un’eventuale associazione di difesa dei diritti umani.
grazie e i suoi post son sempre bellissimi

Innanzitutto grazie per le tue belle parole.

Per quanto riguarda la situazione che stiamo vivendo, il discorso è molto complesso ovviamente.

Man mano che passa il tempo, le reali caratteristiche del virus, presentato inizialmente come una specie di moderna pestilenza che avrebbe decimato la popolazione, si stanno sempre più palesando per quelle che sono.

Ognuno di noi conosce diverse persone che hanno contratto l’infezione e che sono guarite. Io stesso stamattina ho ricevuto in appuntamento, per una separazione, una persona che sembra sia stata infettata due volte – o quantomeno ha fatto prima un tampone positivo, poi uno negativo, poi uno di nuovo positivo (anche sull’affidabilità dei tamponi ci sarebbe da discutere) – e che adesso comunque sta bene.

Diversi miei clienti del counseling, che ho seguito in questo periodo e nel primo lockdown anche tramite Skype, si sono infettati e sono guariti, riferendo di una malattia paragonabile ad una pesante influenza stagionale.

Naturalmente, accanto a questi casi dal decorso più favorevole ci sono anche altre situazioni in cui ci sono state complicanze gravi, quando non addirittura letali, per cui non mi sento di consigliare a nessuno di dismettere le precauzioni suggerite o prescritte dall’autorità, ma anzi ritengo opportuno, per prudenza, continuare invece a seguirle.

Resta però la sensazione di un fenomeno che è molto meno grave ed invasivo di quello che era stato presentato inizialmente, con resoconti giornalistici e da parte dei media di grande effetto.

Il vaccino, poi, non è un vero e proprio vaccino, a quanto si è capito, ma una terapia genica destinata a cambiare la struttura delle nostre cellule. Qui mi fermo perché non sono un biologo e non possiedo le competenze necessarie per poter approfondire maggiormente.

Al momento, mi sento di dire che tutti i discorsi intorno al vaccino convincono poco, così come gli altri relativi all’epidemia in generale: non si capisce da dove abbiano tratto quelle percentuali sull’efficacia del vaccino, con una specie di gara o balletto tra il vaccino di una marca piuttosto che di un’altra a seconda della percentuale di successo – un numero al momento non calcolabile, ma che per alcuni giorni nonostante tutto è stato sulle prime pagine di tutti i giornali.

Alcuni esponenti sanitari peraltro hanno anche candidamente ammesso che il vaccino non serve per non ammalarsi, ma per ridurre le conseguenze potenzialmente gravi in caso di infezione, cui si resta ugualmente sottoposti. Da questo punto di vista, il vaccino contro il coronavirus, stranamente annunciato il giorno dopo le elezioni americane, non sembra essere molto diverso dall’ormai classico vaccino antinfluenzale che da qualche anno a questa parte le compagnie del farmaco e le autorità sanitarie propongono specialmente ai soggetti più deboli come gli anziani e che però ha dato esiti non sempre felici, con soggetti che hanno accusato sintomi influenzali a seguito proprio del vaccino e altri soggetti che si sono ammalati ugualmente – insomma anche questo vaccino sembra più una operazione commerciale che un presidio sanitario utile, anche se non sono certo in grado di dare conclusioni definitive, questo spetta a chi è più esperto di me, queste sono solo le mie impressioni.

C’è un altro aspetto da considerare per chi tende a vedere una natura almeno in parte complottista dietro a tutta questa vicenda del coronavirus e cioè la dimensione internazionale della vicenda, che non possiamo certo trascurare.

Certo, costituire un’associazione e opporsi legalmente a quello che si valuterà non essere opportuno può essere importante, ma il fenomeno è davvero molto grande e diffuso a livello internazionale: non so cosa possiamo fare noi in Italia, un paese che ormai è in periferia rispetto al vero potere.

Ovviamente, questo non è un motivo per rinunciare a difenderci.

Forse è ancora un po’ troppo presto per trarre qualche conclusione ferma e definitiva, merita tenere tutto bene sotto controllo, cercando di diventare sempre più in grado di selezionare i media che ci forniscono le notizie sulla base del quale leggere il fenomeno, dal momento che le versioni fornite dai mezzi mainstream sono a mio modo di vedere poco utili, quando non addirittura lontane dalla realtà.

Questi sono solo alcuni primi spunti, che mi sono venuti fuori parlando o meglio scrivendo «a braccio».

Restiamo in contatto.

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