Ricominciano gli appuntamenti in studio: evviva!

Stamattina ho finalmente ripreso del tutto gli appuntamenti di counseling, legale e personale, in studio.

La quarantena mi aveva colpito molto in questo, nella perdita del tempo speso con le persone che seguo, che è da decenni la mia vita durante il giorno.

Le sessioni a distanza per telefono o Skype sono state e sono ancora una vera benedizione, ma il collegamento che si riesce a stabilire di persona e la creatività che riesco a sviluppare nelle domande con una persona che ho realmente davanti sono tutti più profondi, perché, come ho ricordato molte volte, le cose noi umani le trasmettiamo per risonanza, di cui nelle parole, pronunciate o scritte, rimangono solo pochi segni.

Sapevo già perché mi piace il mio lavoro: perché aiutando gli altri evolvo moltissimo anche io stesso, in un circuito di stimolo reciproco in cui la mente e soprattutto il cuore lavorano, si affinano e si ammorbiscono sempre di più giorno dopo giorno.

Soprattutto il cuore diventa simile a quello che Salomone, nella sua preghiera, aveva chiesto a Dio: un cuore che sa ascoltare. E con un cuore aperto, che sa ascoltare, che non si fa da parte ma si prende il lusso di mettersi al centro in ogni istante della vita, si vive molto meglio. Un cuore così non serve mica solo agli altri, serve prima di tutto a te stesso.

Ricominciando a farlo dal vero, ho riportato tutto questo nel cuore, l’ho ri-cordato, appunto nel significato etimologico del termine.

Se mi guardo indietro, mi rendo conto che non è possibile valutare con precisione questa faccenda del coronavirus, anche perché in realtà ha presentato milioni di facce diverse: chi lo ha temuto, magari perché professione a rischio o congiunto di persone a rischio, chi lo ha subito in modo diretto e tragico, chi lo ha subito solo, per fortuna, indirettamente, come me.

A volte penso che forse avevamo bisogno di una grande catastrofe che in parte è sicuramente venuta, ma in parte, per la parte in cui non è davvero venuta, ci siamo anche inventati, tanto era la tensione verso il cambiamento di un mondo che, nonostante tutto, non ci rendeva davvero felice e appagati.

Cerchiamo comunque di conservare memoria e consapevolezza, per quanto possibile, di questa esperienza.

Spero che tu e i tuoi cari stiate bene. Un abbraccio e buona ripartenza, coraggio!

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