Come utilizzo l’intelligenza artificiale nel mio lavoro di avvocato.
Negli ultimi mesi diverse persone mi hanno chiesto come utilizzo l’intelligenza artificiale nel mio lavoro di avvocato.
La domanda è interessante e credo meriti una risposta articolata, sia per i clienti, sia per i colleghi, sia per chiunque sia curioso di capire come questi strumenti stiano cambiando le professioni intellettuali.
Prima di tutto, però, occorre fare una premessa.
L’intelligenza artificiale non è più una curiosità tecnologica.
Non è più una moda.
Non è più qualcosa che si può ignorare.
È diventata uno strumento di lavoro.
Naturalmente, come ogni strumento, può essere utilizzata bene oppure male.
Ogni tanto si leggono notizie di avvocati condannati per avere depositato atti contenenti citazioni inesistenti o riferimenti giurisprudenziali inventati dall’intelligenza artificiale. Alcuni osservano questi casi con un certo compiacimento, quasi fossero la dimostrazione dell’inutilità di questi strumenti.
In realtà dimostrano soltanto una cosa molto più semplice: che uno strumento usato male produce cattivi risultati.
Del resto, se un avvocato legge male una rivista giuridica cartacea, comprende il contrario di quello che vi è scritto e cita poi quella fonte in un atto, il problema non è la rivista. Il problema è l’utilizzo scorretto che ne è stato fatto.
L’intelligenza artificiale non fa eccezione.
La vera differenza è che oggi offre possibilità di ricerca, approfondimento, organizzazione e analisi che fino a pochi anni fa erano semplicemente impensabili.
Per questo ritengo che un professionista moderno non possa in alcun modo permettersi di ignorarla.
Nel mio studio sto investendo molto nell’utilizzo dell’intelligenza artificiale con l’obiettivo di offrire servizi legali sempre migliori.
Si tratta innanzitutto di investimenti economici.
Ho sottoscritto abbonamenti a piattaforme specializzate per il settore legale, tra cui Simpliciter e Lexroom, che sono progettate specificamente per l’attività degli avvocati.
Utilizzo inoltre ChatGPT come strumento generalista di supporto e sto valutando con grande interesse anche NotebookLM di Google, che presenta caratteristiche molto promettenti soprattutto per la gestione e l’analisi della documentazione.
Ma gli investimenti economici sono soltanto una parte del lavoro.
L’investimento più importante riguarda il tempo.
Sto studiando, sperimentando e approfondendo continuamente questi strumenti per comprendere come integrarli nel modo migliore nelle attività dello studio.
L’intelligenza artificiale non è semplicemente un software in più da installare.
Modifica profondamente il modo di lavorare.
Costringe a ripensare procedure, metodi e organizzazione.
Non è realistico immaginare di continuare a lavorare esattamente come dieci anni fa ignorando un cambiamento di questa portata.
C’è poi un tema di trasparenza.
Quando utilizzo strumenti di intelligenza artificiale non ho alcun problema a dichiararlo apertamente.
Anzi, lo considero un elemento positivo.
Detto questo, bisogna anche osservare che oggi tale dichiarazione sta diventando quasi superflua.
L’intelligenza artificiale è ormai incorporata nei sistemi operativi, nei motori di ricerca, nei programmi di videoscrittura, nei servizi online e in moltissimi strumenti che utilizziamo ogni giorno.
Praticamente chiunque usi un computer sta già utilizzando intelligenza artificiale, spesso senza nemmeno rendersene conto.
L’aspetto veramente importante non è quindi la presenza dell’intelligenza artificiale.
È il controllo.
Ed è questo il punto sul quale desidero essere molto chiaro.
L’intelligenza artificiale è straordinaria nella preparazione delle bozze.
Può aiutare ad analizzare documenti, individuare argomenti, organizzare informazioni, proporre schemi di lavoro e sviluppare prime versioni di atti o pareri.
I vantaggi in termini di produttività sono enormi.
Tuttavia il prodotto finale deve sempre essere verificato.
Sempre.
Nel mio metodo di lavoro l’intelligenza artificiale è un collaboratore estremamente efficiente, ma non è mai il decisore finale.
La responsabilità professionale resta interamente mia.
Ogni documento viene controllato, corretto, integrato e adattato prima di essere utilizzato.
In fondo è un meccanismo non molto diverso da quello che esiste da sempre negli studi professionali.
Una bozza può essere preparata da un collaboratore, da un praticante o da un collega.
Ma la responsabilità finale del documento resta comunque dell’avvocato che lo firma.
Con l’intelligenza artificiale accade esattamente la stessa cosa.
Una parte importante del mio lavoro consiste proprio nel capire quali informazioni fornire al sistema, quali documenti analizzare, quali domande porre, quale piattaforma utilizzare per ogni specifica esigenza e come verificare rigorosamente i risultati ottenuti.
È questa combinazione tra esperienza professionale, capacità critica e strumenti tecnologici che consente di ottenere il massimo beneficio.
Naturalmente tutto ciò si inserisce all’interno delle normali garanzie professionali che ogni avvocato deve offrire ai propri assistiti, compresa la copertura assicurativa professionale prevista per la tutela dei clienti.
Questo è, in sintesi, il modo in cui oggi utilizzo l’intelligenza artificiale nel mio studio.
Sono convinto che nei prossimi anni questi strumenti diventeranno ancora più importanti e continuerò a investire tempo, energie e risorse per comprenderli e utilizzarli nel modo più efficace possibile.
Tornerò sicuramente sull’argomento, anche per parlare di strumenti particolarmente interessanti come NotebookLM e di altre applicazioni che stanno emergendo con grande rapidità.
Per il momento, però, mi sembrava giusto spiegare in modo chiaro come stanno le cose e quale sia il mio approccio a questa tecnologia.
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