Alla ricerca dell’indignazione perduta.

Ho iniziato una collaborazione con un tecnico informatico per fare delle vertenze a tutti quei geni che tentano di offendermi sui social.

Per molti anni, ho quasi sempre lasciato perdere, un po’ per temperamento un po’ per compassione di persone che commettono illeciti aggravati fornendone, al contempo, al danneggiato una molto poco contestabile ed estremamente comoda prova scritta. Danneggiato che per giunta è un avvocato e ci mette un attimo a farti una questione, se vuole…

Dopo avere difeso diverse di queste persone, sempre con ottimi risultati – abbiamo in ogni caso concluso dei buoni accordi – e dopo una bellissima vacanza pagata da uno che su linkedin mi aveva scritto «Sei un c0gli0n3, capito? E ti sfido a querelarmi», mi sono tuttavia deciso a cambiare idea, sia per tutelare le mie posizioni personali, sia per poter offrire questo tipo di servizio e di assistenza legale, dopo averlo sperimentato in prima persona, ai miei clienti, che già in alcune occasioni mi avevano chiesto informazioni a riguardo.

Scrivo dunque questo post sia per avvisare la generalità del pubblico che la soglia di tolleranza del passato adesso non esiste più, sia per condividere questa nuova iniziativa che credo possa essere interessante in un panorama dove i social sono sempre più importanti nelle nostre vite, senza tuttavia che in molte persone ci sia la consapevolezza che i social e internet più in generale non sono uno spazio franco dove si può dire e fare di tutto. All’esatto opposto, sulla rete valgono le stesse regole che valgono nelle altre dimensioni in cui si dispiega la nostra esistenza e, in più, è molto più facile rintracciare i responsabili delle violazioni perché, salvo che non si usino determinati accorgimenti, tutto quello che si fa in rete è registrato e tracciato.

Chi fa parte di gruppi gestiti da me sa che nei miei asset non ho mai, neanche in minima forma, praticato la censura. Detesto chi cancella commenti, o anche solo chiude la possibilità di lasciarli, rimuove contenuti. Tutti voi sapete che io non blocco mai nessuno, perché lo ritengo un atto di debolezza e comunque non un gesto da uomo. Credo che ognuno possa e debba assumersi la responsabilità di quello che scrive. Non escludo nessuno dai miei gruppi, salvo che non si tratti di meri bot o spammers. Anche quando non condivido o trovo sgradevole quello che uno scrive, non mi sento così superiore a lui da pensare di poter decidere per un blocco, un’esclusione o un altro intervento, come se io potessi o peggio dovessi insegnare qualcosa ad altre persone, che invece a mio modo di vedere devono restare libere di portarsi come meglio credono.

Sono entrato su facebook e sui social oltre vent’anni fa per imparare ad indignarmi; purtroppo, tuttavia, la formazione non ha funzionato e ad oggi non ne sono ancora capace, forse perché, nonostante che a volte sembri il contrario, vivo senza nutrire giudizio per gli altri, nutrendolo solo ed esclusivamente per le cose che fanno.

Questa cosa, dunque, non deve diventare uno strumento da attivare tutte le volte che si discute o si litiga con una persona sui social. Intanto, non devi litigare con nessuno perché è ovvio che non ne valga la pena. Se accade, cerca per prima cosa di perdonare te stesso e l’altra persona. Una vertenza, invece, la puoi considerare se ci sono vere e proprie offese gratuite, che magari possono effettivamente danneggiare la tua immagine, perché magari sei un professionista che, come me, vive di immagine, un imprenditore o semplicemente una persona che tiene alla propria reputazione, a prescindere dal lavoro. Quando sarai sul letto di morte, sicuramente una cosa che non rimpiangerai è di non aver trascorso più tempo a litigare sui social. Detto questo, se le offese sono abbastanza gravi, gratuite e lesive, allora può valer la pena di pensare ad una questione legale.

Se comunque non sei d’accordo con me, per 50€ ti firmo una liberatoria in cui puoi commentare qui sotto dandomi dello $tr0nz0.

Chiama lo 059 761926 per il tuo appuntamento con moi.

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