Meno fischi e meno VAR: il nuovo calcio di Orsato
1) Il nuovo corso arbitrale della Serie A.
Le prime due giornate della Serie A 2026-2027 hanno consegnato un dato insolito: nessun calcio di rigore assegnato e nessuna chiamata dell’arbitro al monitor per una revisione sul campo. È presto per parlare di rivoluzione compiuta, ma il segnale è abbastanza netto da meritare attenzione.
Daniele Orsato è stato nominato nuovo responsabile della Commissione Arbitri Nazionale per Serie A e Serie B, come risulta dalla comunicazione ufficiale della FIGC. La linea attribuita alla nuova gestione è chiara: restituire centralità alla decisione presa sul terreno di gioco, accettare maggiormente i normali contatti fisici e ricorrere al VAR soltanto nei casi per i quali è stato davvero concepito.
Non significa che il regolamento sia diventato improvvisamente più permissivo. Significa, piuttosto, che arbitri e assistenti sono invitati a distinguere con maggiore precisione tra un contatto di gioco e un’infrazione, evitando di interrompere la partita per ogni urto, caduta o protesta.
2) Zero revisioni non significa zero VAR.
Dire che nelle prime due giornate non è stato usato il VAR sarebbe tecnicamente inesatto. Il VAR controlla comunque le situazioni rilevanti, spesso senza che il pubblico se ne accorga. Quello che è mancato è il ricorso alla revisione sul campo, la cosiddetta on-field review, cioè la chiamata dell’arbitro davanti al monitor.
Il protocollo VAR dell’IFAB stabilisce che la tecnologia possa assistere l’arbitro in relazione a gol, rigori, espulsioni dirette e scambi di persona. La decisione presa sul campo può essere modificata soltanto in presenza di un errore chiaro ed evidente oppure di un episodio grave non visto.
Il punto decisivo è proprio questo: il VAR non dovrebbe trasformarsi in un secondo arbitro incaricato di scegliere, tra due valutazioni entrambe plausibili, quella che preferisce. Se un contrasto ammette più letture ragionevoli, la decisione originaria deve restare. La tecnologia serve a correggere l’errore manifesto, non a produrre una moviola permanente.
3) Saranno davvero fischiati meno falli?
Probabilmente sì, almeno se la linea sarà applicata con continuità. Nel calcio, però, non ogni contatto è un fallo e non ogni caduta dimostra che sia stata commessa un’infrazione. La Regola 12 dell’IFAB continua a distinguere gli interventi regolari da quelli imprudenti, negligenti o effettuati con vigoria sproporzionata.
La nuova impostazione non autorizza spinte, trattenute o colpi irregolari. Chiede agli arbitri di valutare l’effettiva capacità del contatto di ostacolare ingiustamente l’avversario, tenendo conto della dinamica complessiva e della velocità reale dell’azione.
Questo comporta anche una responsabilità per i calciatori: meno convenienza a cercare il fallo, accentuare un contatto o interrompere volontariamente l’azione aspettando un fischio. Se l’arbitro lascia proseguire con coerenza, la simulazione perde una parte della sua utilità.
4) Le direttive arbitrali non sono nuove regole.
È utile distinguere due piani. Le Regole del Gioco sono approvate dall’IFAB e valgono secondo il sistema internazionale del calcio. Le indicazioni della Commissione Arbitri servono invece a rendere uniforme l’interpretazione delle situazioni concrete.
Una direttiva tecnica non può cancellare un fallo previsto dal regolamento né inventare una nuova infrazione. Può però incidere moltissimo sul modo in cui vengono valutati i contatti al limite, sull’intensità considerata sufficiente per interrompere il gioco e sulla soglia oltre la quale il VAR deve intervenire.
Per questo la vera prova non sarà il numero assoluto dei rigori o dei fischi. Sarà l’uniformità: episodi simili dovrebbero ricevere valutazioni simili, indipendentemente dalla squadra, dallo stadio e dal momento della partita. Lasciare giocare di più funziona soltanto se il metro rimane comprensibile e costante.
5) Le nuove regole contro le perdite di tempo.
Accanto all’orientamento interpretativo esistono modifiche regolamentari vere e proprie. L’AIA ha spiegato alle società che le novità della stagione 2026-2027 puntano a rendere il gioco più fluido e intenso, come emerge dall’incontro tecnico con la Lega Serie A.
Tra le misure più visibili ci sono queste:
- se una squadra ritarda ingiustamente una rimessa laterale, l’arbitro può avviare un conto alla rovescia di cinque secondi e, allo scadere, assegnare la rimessa agli avversari;
- se viene ritardato un calcio di rinvio, dopo il conto alla rovescia può essere assegnato un calcio d’angolo alla squadra avversaria;
- il calciatore sostituito deve lasciare il terreno entro il tempo previsto, altrimenti l’ingresso del sostituto viene ritardato;
- chi riceve cure in campo o provoca un’interruzione per infortunio deve, salvo le eccezioni stabilite, restare fuori per un minuto dopo la ripresa del gioco;
- le competizioni possono adottare interventi VAR ulteriori ma circoscritti, per esempio per correggere immediatamente un calcio d’angolo assegnato in modo chiaramente errato.
Il riepilogo delle modifiche 2026-2027 dell’IFAB mostra una filosofia comune: ridurre le pause costruite ad arte e aumentare il tempo effettivo senza allungare indefinitamente il recupero.
Il conto alla rovescia, peraltro, non parte automaticamente a ogni rimessa o rinvio. Scatta quando l’arbitro ritiene che vi sia un ritardo ingiusto o deliberato. Anche qui resta quindi una valutazione umana.
6) Solo il capitano davanti all’arbitro.
Un’altra indicazione riguarda le proteste. L’obiettivo è evitare il consueto accerchiamento dell’arbitro: il dialogo sulle decisioni dovrebbe passare attraverso il capitano, mentre gli altri calciatori devono restare a distanza e rischiano l’ammonizione se intervengono in modo scorretto.
Le linee guida dell’IFAB sul ruolo del capitano diventeranno obbligatorie a livello generale dal luglio 2027, ma possono essere applicate prima dalle competizioni. In Italia l’AIA ha già posto una particolare enfasi sulla cooperazione tra arbitri e capitani.
È una scelta sensata: la possibilità di chiedere una spiegazione non scompare, ma viene ordinata. Il capitano non acquista il diritto di discutere ogni decisione e l’arbitro resta l’unico titolare della valutazione finale.
7) I vantaggi e i rischi della nuova impostazione.
Un calcio con meno interruzioni può essere più leggibile, più intenso e anche più corretto. Ridurre i fischi sui contatti marginali limita le simulazioni e impedisce che il VAR diventi il vero centro della partita.
Esistono però anche rischi concreti:
- che il criterio del “lasciar giocare” venga applicato in modo diverso da arbitro ad arbitro;
- che un intervento irregolare venga tollerato soltanto per dimostrare adesione alla nuova linea;
- che la riduzione delle revisioni sia scambiata per un obiettivo statistico da raggiungere a ogni costo;
- che giocatori e pubblico non comprendano la differenza tra controllo silenzioso e mancato utilizzo del VAR.
Non bisogna quindi misurare la qualità dell’arbitraggio contando soltanto rigori e revisioni. Una giornata con zero chiamate al monitor può essere diretta perfettamente oppure contenere errori non corretti. Il dato numerico è interessante, ma va sempre confrontato con gli episodi.
8) Che cosa vedremo nelle prossime giornate.
Le prime due giornate suggeriscono che saranno fischiati meno contatti lievi e che il VAR interverrà meno spesso sulle valutazioni soggettive. Dovremmo vedere rimesse, rinvii, sostituzioni e infortuni gestiti con maggiore severità contro le perdite di tempo.
La vera novità, dunque, non è una tecnologia che scompare. È il tentativo di rimetterla al suo posto: uno strumento eccezionale di correzione, mentre la partita torna nelle mani dell’arbitro e dei giocatori.
Se questa impostazione resterà equilibrata, il calcio potrebbe guadagnare ritmo senza perdere tutela contro gli errori evidenti. Se invece diventerà una parola d’ordine applicata meccanicamente, le polemiche torneranno presto. La riuscita dipenderà meno dagli slogan e molto di più dalla coerenza delle decisioni.
9) Passa all’azione.
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