Bonus affitto separati: fondi troppo pochi per aiutare tutti
1 – Un aiuto utile, con una coperta cortissima.
Se dopo una separazione devi lasciare la casa familiare, trovare un altro alloggio e continuare a sostenere il mantenimento dei figli, un contributo per l’affitto può fare davvero la differenza. Per questo accolgo favorevolmente l’esistenza di un sostegno specifico. Ma non riesco a condividere l’entusiasmo per una misura finanziata con appena 20 milioni di euro l’anno per tutta Italia.
Il problema principale è la larghissima insufficienza della dotazione rispetto all’ambizione di dare una risposta nazionale al disagio abitativo dei separati. Un importo che sembra importante in un annuncio diventa molto piccolo quando lo dividi per il costo di aiutare una persona per dodici mesi.
Il contributo arriva fino a 6.000 euro annui. Con 20 milioni si finanziano appena 3.333 contributi di quell’importo, con un residuo di 2.000 euro. Questo è il punto dal quale, secondo me, dovrebbe cominciare la discussione.
2 – Che cosa prevede il contributo.
La piattaforma ministeriale è stata aperta il 7 ottobre 2026. Il sostegno riguarda i genitori separati o divorziati non assegnatari dell’abitazione familiare di proprietà e con figli a carico sotto i 21 anni: non è un bonus indistintamente rivolto a chiunque abbia concluso un matrimonio.
Il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti indica una copertura del 50% del canone, entro il massimo di 6.000 euro l’anno. Se paghi 600 euro mensili, su dodici mesi il calcolo porta a 3.600 euro; con 800 euro mensili, a 4.800; con 1.000 euro, al massimo di 6.000.
Non significa ricevere automaticamente 500 euro ogni mese. Il pagamento è annuale, in un’unica soluzione, ed è subordinato all’ammissione e alle risorse disponibili.
3 – I conti mostrano quanto sono pochi i fondi.
Per misurare la capacità dello stanziamento bastano tre ipotesi, tutte riferite a un anno intero e all’intera dotazione nazionale.
Con contributi di 6.000 euro si coprono circa 3.333 beneficiari. Se l’importo medio scendesse a 4.800 euro, si arriverebbe a circa 4.166. Con 3.600 euro, a circa 5.555.
Sono simulazioni aritmetiche, non il numero dei beneficiari già ammessi. Gli importi effettivi e il riparto territoriale influiranno sul risultato. Ma l’ordine di grandezza resta eloquente: poche migliaia di sostegni annui.
Immagina, per esempio, 20.000 domande ammissibili da 4.800 euro ciascuna. Servirebbero 96 milioni: con 20 milioni copriresti circa il 21% del fabbisogno. Con 50.000 domande dello stesso importo, il fabbisogno salirebbe a 240 milioni e la copertura scenderebbe a poco più dell’8%. Questi due scenari non sono previsioni sulle domande: servono a rendere visibile quanto rapidamente il fondo diventerebbe largamente incapiente.
Anche parlare di 60 milioni nel triennio può trarre in inganno se si dimentica che gli affitti tornano ogni mese. Non sono 60 milioni tutti disponibili per pagare le richieste di un solo anno.
4 – Non serve gonfiare la platea per fare una critica seria.
Nel 2024 l’Istituto nazionale di statistica ha rilevato 75.014 separazioni e 77.364 divorzi. Sono dati che aiutano a capire la dimensione del fenomeno, ma non sono il numero delle persone ammesse a questo contributo.
Non tutti hanno figli sotto i 21 anni, non tutti devono affittare un’altra abitazione, non tutti rispettano la soglia di reddito. E sommare separazioni e divorzi non dà automaticamente il numero di famiglie diverse bisognose: si tratta di eventi che possono riguardare, in tempi diversi, le stesse persone.
Non userò quindi il numero complessivo dei separati italiani per inventare una percentuale certa di esclusione. Quella percentuale richiede il numero delle domande ammissibili e gli importi richiesti, non ancora ricavabili dai documenti qui esaminati.
La mia valutazione resta netta: poche migliaia di contributi sono una risposta troppo limitata per essere presentata come soluzione di un problema nazionale e duraturo. Criticare la scarsità delle risorse non richiede di attribuire il diritto al bonus a chi non lo possiede.
5 – I requisiti restringono ulteriormente l’accesso.
La piattaforma ufficiale richiede, tra l’altro, un provvedimento di separazione o divorzio, almeno un figlio a carico sotto i 21 anni alla data dell’avviso e un contratto di locazione registrato intestato al richiedente.
Il reddito individuale dell’ultima dichiarazione non deve superare 35.000 euro. Occorre essere in regola con gli obblighi di cura e mantenimento dei figli, non ricevere altri sussidi pubblici per analoghe finalità abitative e non essere assegnatari di un alloggio di edilizia residenziale pubblica.
Esiste inoltre un limite al possesso di altre abitazioni nel Comune della casa familiare o nei Comuni limitrofi entro 50 chilometri, con l’eccezione della stessa casa familiare. Prima di presentare domanda, verifica tutte le condizioni e non soltanto quelle che sembrano riguardarti.
Qui vedo anche un limite sociale: essere già titolari di un affitto registrato non è la stessa cosa che avere bisogno di una casa. Chi non riesce neppure ad anticipare deposito e primo canone può trovarsi fuori dal meccanismo pur vivendo una difficoltà molto seria.
6 – Una graduatoria non crea le risorse mancanti.
Il decreto del 14 settembre 2026, numero 200 prevede graduatorie regionali, punteggi e preferenze: contano reddito, figli, disabilità, disoccupazione involontaria e condizioni territoriali. A parità di punteggio viene prima il reddito inferiore. Sono previste anche riassegnazioni di risorse regionali non utilizzate.
È importante capire la conseguenza pratica: avere i requisiti non garantisce il pagamento. Serve anche una posizione utile rispetto ai fondi disponibili. L’ordine cronologico di invio non costituisce una preferenza.
Una graduatoria può distribuire la scarsità secondo criteri ragionevoli; non può eliminarla. Se gli aventi titolo chiedono più di quanto il fondo possa pagare, la selezione non trasforma gli esclusi in persone prive di bisogno.
7 – Come presentare la domanda senza fare affidamento su soldi incerti.
L’avviso pubblico fissa la scadenza alle ore 12 del 28 ottobre 2026. Si accede con il Sistema pubblico di identità digitale, la carta d’identità elettronica o la carta nazionale dei servizi.
Prepara provvedimento, contratto e registrazione, dichiarazione dei redditi e documenti relativi alle condizioni dichiarate. Conserva le prove: l’amministrazione può effettuare controlli. Ricontrolla tutto prima dell’invio, perché la domanda trasmessa non è più modificabile, e scarica il riepilogo con il numero assegnato e la conferma di completamento.
Non aspettare l’ultimo minuto. L’avviso disciplina anche il completamento entro le successive 24 ore per chi sia già entrato in coda entro la scadenza, senza disconnettersi: non è una proroga generale su cui fare affidamento.
Se possiedi i requisiti, presentare domanda può essere opportuno. Ma non firmare un contratto economicamente insostenibile contando sul contributo come se fosse già certo.
8 – Dopo la separazione servono due case sostenibili.
La questione va oltre il bonus. L’assegnazione della casa familiare e la possibilità economica dell’altro genitore di abitare altrove devono essere considerate insieme, senza confondere il contributo pubblico con una modifica automatica degli obblighi stabiliti nella separazione.
Un genitore che non riesce a sostenere un’abitazione adeguata incontra difficoltà anche nell’accogliere i figli. Per questo il sostegno alla casa non dovrebbe essere trattato come un favore all’ex coniuge, ma come parte delle condizioni materiali della vita familiare dopo la rottura.
Io chiedo soprattutto proporzione tra annuncio e risorse. Un aiuto piccolo può essere prezioso per chi lo riceve. Presentarlo con enfasi non lo rende una risposta sufficiente per chi resta fuori.
Per valutare seriamente la misura occorrerà pubblicare quante domande sono arrivate, quante risultano ammissibili, quante vengono finanziate e quanto denaro manca per coprire le altre. È su quei numeri che si deve decidere il rifinanziamento. Il bisogno di un tetto non finisce quando si esaurisce un capitolo di bilancio.
9 – Un approfondimento sulla casa dopo la separazione.
Sul canale del blog puoi vedere anche Quando va in crisi una famiglia chi tiene la casa, dedicato al tema dell’abitazione familiare. È un approfondimento generale, non una guida al nuovo contributo.
10 – Valutiamo il tuo equilibrio dopo la separazione.
Se vuoi esaminare la tua situazione abitativa e gli obblighi economici della separazione, chiama lo 059 761926 per fissare un primo incontro con me, anche a distanza.
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