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Frana che ha rovinato una strada: chi deve ripristinarla?

DOMANDA – sono proprietaria da alcuni anni ( 4?) di un bosco in collina confinante su un lato con una strada vicinale. Il recente disastro ambientale di Romagna ha causato 5 frane dal pendio che insiste sulla vicinale. Liberata la sede stradale nei giorni immediamatntee seguenti all’ evento, resta da ripristinare il fosso di scolo dell’acqua piovana, togliere la terra accumulata a monte e a valle della sede stradale, rimettere in sicurezza il pendio. I vicini coi quali mi sono confrontata mi chiedono di intervenire dando per scontato che sia mia competenza e onere. Non ne sono convinta, perciò chiedo un parere legale

— RISPOSTA – Non ho capito bene la situazione sia dei luoghi, in relazione a te e ai «vicini», sia la natura giuridica degli stessi.

In generale, se la strada attinta dalle frane è di tua proprietà, hai sia il potere che il dovere, ad evitare danni a terzi, di provvedere al ripristino della stessa, almeno per quanto sufficiente ad evitare appunto danni a terzi.

Naturalmente, se, a monte di ciò, il ripristino è stato reso necessario dalle frane, cagionate da altri fondi, di proprietà di altri terzi, hai il diritto di chiedere a questi ultimi il risarcimento del danno.

I responsabili del danno, se vogliono, previo accordo con te, possono fare insieme i lavori di ripristino, in modo da realizzare il risarcimento in modo «reale» e non monetario solo in seguito al ripristino da te realizzato.

Considerati i valori in ballo che sicuramente non sono trascurabili, ti consiglierei comunque di farti seguire da un avvocato.

Se vuoi approfondire ulteriormente la questione, o incaricarmi già di assisterti, chiama ora lo studio al numero 059 761926 e prenota il tuo primo appuntamento, concordando giorno ed ora con la mia assistente.

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Auto alluvionata in officina: chi paga?

La mia auto era in officina per la revisione quando é venuta l’alluvione in Romagna. É stata sommersa completamente e occorrerebbero oltre 20.000€ per rimetterla in grado di funzionare di nuovo. Posso chiedere i danni a qualcuno o me li devo tenere?

Le officine sono tenute a rispondere dei danni ai mezzi che sono loro affidati, ci mancherebbe altro, ma qui c’è la forza maggiore che esclude la responsabilità.

Nessuna assicurazione, peraltro, copre le calamità naturali, é un rischio troppo diffuso e grave, una compagnia che lo facesse comunque andrebbe in fallimento e non riuscirebbe a pagare nessuno. Le assicurazioni funzionano solo fino a che c’è un determinato rapporto sinistri / premi.

La domanda di risarcimento va indirizzata, e ti consiglio di farlo appena possibile e nel modo giusto, agli enti che avevano obblighi di protezione circa la prevenzione dell’alluvione.

Per questo, una assicurazione di tutela legale come Arag, UCA, Das, che tu molto probabilmente non avrai, avrebbe aiutato molto.

Provo molto dolore a sapere di danni del genere. Durante i giorni dell’alluvione pensavo al mio Volkswagen t5, che ho acquistato da un proprietario di Lugo… Mi piace pensare di averlo in qualche modo «salvato».

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diritto Modena Vignola e dintorni

Le mie indicazioni per le vittime dell’alluvione di Modena.

L'alluvione a Bastiglia.
L’alluvione a Bastiglia.

Introduzione.

In questi giorni sto ricevendo molte richieste da amici della bassa modenese [1] che, purtroppo, hanno subito danni anche ingenti, per sapere se e come possono ottenere un risarcimento.

Penso valga la pena fare qualche osservazione al riguardo, che magari può essere utile a tutte le persone che purtroppo si trovano in questa situazione.

Chiaramente, si tratta solo di alcuni primi spunti, mentre ogni caso andrà poi adeguatamente approfondito e valutato secondo le sue peculiarità, come sempre.

Anche perché, come dirò, è estremamente probabile che la nostra classe politica faccia una apposita nuova legge, che, come avviene di solito in occasione di grandi tragedie, sarà di puro marketing quando non addirittura di truffa, di cui però occorrerà nonostante ciò tenere conto dal punto di vista legale.

Le assicurazioni sulla casa generalmente non servono.

Molti pagano un’assicurazione sulla casa e si chiedono se non sia possibile usarla.

Quasi tutte le assicurazioni, però, da sempre escludono espressamente dalla risarcibilità, con apposite clausole, i fatti che sono conseguenza di fenomeni di massa su larga scala, come ad esempio terremoti, eruzioni, avversità atmosferiche e, appunto, inondazioni.

Se ci guardate, questa clausola c’è probabilmente anche nella vostra assicurazione, di solito contenuta nelle condizioni generali.

Alcuni mi hanno chiesto se clausole di questo tipo, che limitano molto la risarcibilità, non siano da considerare vessatorie e, di conseguenza, invalide a norma del codice civile o del consumo.

La risposta, però, è negativa, almeno da parte dei giudici che si sono occupati di questioni simili [2].

C’è un motivo «tecnico» che forse vale la pena accennarvi: il fatto è che queste clausole riguardano la determinazione dell’oggetto del contratto, che nell’assicurazione è sempre il rischio garantito, e come tali sono sempre libere e lasciate all’autonomia delle parti.

Per cui direi che fare richieste danni alle assicurazioni sia probabilmente inutile e chi dovesse portare la vertenza anche in tribunale, magari con l’assistenza di un avvocato che la dovesse vedere diversamente, rischierebbe anche di venire condannato alle spese, aggiungendo al danno anche la beffa, un evento che nel nostro sistema giudiziario è tutt’altro che raro.

Vi consiglio comunque di controllare con cura e attenzione il vostro contratto di assicurazione, per vedere cosa dice sul punto.

In caso di dubbi, potete chiedere al vostro assicuratore o, preferibilmente, ad un avvocato.

Se volete, se mi trascrivete (dovete mettere parola per parola, facendo una trascrizione letterale, indicando anche qual è la compagnia di assicurazione) nei commenti qui sotto la clausola del vostro contratto, sono disponibile a dirvi come secondo me si potrebbe «leggere» e se potrebbe esserci copertura o meno.

La polizza «calamità naturali».

Fa eccezione al discorso di cui sopra il caso di quelli che hanno una polizza specifica, chiamata appunto contro le «calamità naturali», che copre in caso di terremoto, inondazioni, alluvioni e casi simili.

Questa assicurazione può essere stipulata con polizza a parte, oppure essere un’appendice alla polizza della casa.

Controllate dunque se avete questa forma di assicurazione e, in caso affermativo, potete attivarla per il risarcimento del danno.

Anche in questo caso vi dico, a costo di apparire interessato, che è preferibile farlo tramite un avvocato serio e competente piuttosto che da soli, specialmente se il danno è di un certo importo. I termini di prescrizione per la denuncia e per l’azione successiva non sono trascurabili, inoltre è importante anche la formulazione della richiesta danni.

La responsabilità dello Stato e degli altri enti pubblici.?

A parte le assicurazioni, inutilizzabili per quasi tutti i danneggiati, a mio giudizio, un modo più probabilmente fondato di coltivare queste richieste danni sarebbe rivolgerle agli enti pubblici che hanno omesso di svolgere le dovute attività di prevenzione, sotto tutti i profili in cui era necessario svolgerle, controllo dei fiumi ma anche degli animali.

Mi capita di leggere su facebook questo onesto e sentito intervento di Roberto Adani, che è stato sindaco della mia Vignola per due mandati, prima dell’amministrazione attuale, che credo illustri correttamente la situazione sotto tutti i profili toccati:

Siamo un paese che si muove, si commuove si mobilita sull’emergenza, l’ultima volta che abbiamo messo qualche euro sui fiumi è stato nel 1995 per l’allora alluvione del Po, l’Aipo allora costituita, non ha mai avuto i soldi nemmeno per pagare gli stipendi dei pochi dipendenti, per cui ha pianificato tanti interventi mai realizzati, gli argini del Panaro a Vignola per quel che è rimasto sono quelli dei primi del novecento. Quindi non è che non si è fatta manutenzione l’ultimo anno, i fiumi sono rimasti una competenza e responsabilità indefinita. I sindaci non hanno nessuna competenza sulle aste fluviali, la competenza è condivisa tra regioni e Stato, andrebbero gestiti sull’intero bacino perché è chiaro che ciò che si fa a monte si ripercuote a valle del bacino fluviale che nel caso del Secchia è quello del Po. Ma la politica arriva a ragionare al massimo sul collegio, i cittadini arrivano tendenzialmente al proprio giardino, e la natura invece agisce a grande scala e mette in evidenza spesso la stupidità umana… chissà se capiremo mai la lezione. Per ora facciamo ciò che ci riesce ancora abbastanza bene, aiutiamo la povera gente della bassa finita sott’acqua.

Il fatto che Stato e Regioni non abbiano saputo definire le competenze, tuttavia, non fa venire meno il fatto che lo Stato, con anche eventualmente la Regione, e altri enti, non sia responsabile.

Peraltro, avete sentito anche voi in questi giorni circolare la boiata per cui l’alluvione sarebbe colpa delle nutrie, per cui gli enti non sarebbero responsabili…

Ora, io non sono un tecnico di acque e fiumi e non sono in grado di dirvi se la colpa delle esondazioni sia delle nutrie o meno, ma posso, da giurista, dirvi che, se anche fosse, rimarrebbe comunque una responsabilità degli enti preposti alla tutela e vigilanza sul territorio.

Le nutrie infatti sono animali selvatici che l’ente regionale e quello provinciale, ed eventualmente anche altri che si dovessero accertare avere competenze in materia, hanno il dovere di controllare per evitare che facciamo danni a terzi. Esattamente come i caprioli, i daini, i cinghiali, su cui si è sviluppata una nota «giurisprudenza».

A parte questo, ci sono poi tutte le competenze di vigilanza sull’aspetto idrogeologico di regioni, province, comuni e altrimenti deputati, che potrebbero fondare altrettanti capi di responsabilità concorrenti o meno con quelli di cui sopra.

Non è vero, dunque, che non c’è nessun responsabile, perché una alluvione non è come un terremoto: difficilmente prevedibile e altrettanto difficilmente rimediabile, salvo interventi strutturali gravi.

Un’alluvione peraltro è molto più prevedibile, in base se non altro alle precipitazioni sugli Appennini, e comunque i danni sono molto più prevenibili con la corretta manutenzione e gestione del territorio.

La foto è stata scattata a Modena nel 1974.
La foto è stata scattata a Modena nel 1974.

La “risposta” della politica.

Quale sarà secondo voi adesso la risposta della politica, quella che gestisce tutti questi doveri di prevenzione, adesso che il danno si è già tragicamente verificato?

La domanda vale la pensa porsela, perché la reazione dei nostri governanti potrebbe cambiare, e io credo che sia probabile che lo faccia, anche il quadro giuridico legale.

Ovviamente non posso conoscere il futuro, ma posso dirvi cosa succede in Italia in casi come questi, in cui il sistema politico deve mettere una pezza su una – uso un termine tecnico – grossa maronata.

Il parlamento approverà, immagino abbastanza presto, alcune disposizioni speciali, magari inserite in una legge di bilancio o sul rilancio dell’economia, che in teoria sembrerebbero riconoscere il diritto degli alluvionati al risarcimento, ma che in realtà limiteranno fortemente questo diritto, introducendo termini più brevi, quantificazioni limitate dei danni e mettendo svariati altri bastoni tra le ruote, sempre con lo scopo di pagare meno soldi possibile.

Praticamente, prenderanno un diritto che voi avete già, ve lo limiteranno e poi su Corriere, Repubblica, la RAI, e tutti gli altri media pagati da decenni dal governo coi nostri soldi, ve la presenteranno come una concessione o come la famosa “risposta” della politica che, come tutte le risposte che vengono dalla politica, è in realtà solo una fregatura.

Anzi, un capolavoro di fregatura perché addirittura useranno anche questo pretesto per mettere una “piccola” nuova tassa, di quelle meno palpabili come le accise, i cui proventi finiranno poi dappertutto tranne che agli alluvionati – forse a pagare gli stipendi di quei 200 nuovi funzionari della regione Puglia assunti in questi giorni da Vendola.

Il tutto nel perfetto e già collaudato stile «ci pisciano in testa e ci dicono che piove».

Se faranno questo, e potrei scommetterci, dal punto di vista legale non ci sarà molto da fare, perché sarà pur sempre una legge della Repubblica. Potrete solo ricordarvene quando andrete a votare la prossima volta.

Salvo improbabili, e comunque molto lenti, interventi della Corte costituzionale, la legge sarà da rispettare e le domande di risarcimento andranno instradate secondo le sue disposizioni.

Allora adesso che cosa sarebbe meglio fare?

Detto tutto questo, che cosa dovreste adesso fare se avete subito un danno?

Se avete una tutela giudiziaria [3], andate subito da un avvocato e aprite con lui la relativa posizione.

In tutti gli altri casi [4], io consiglierei di aspettare un attimo, sia per studiare meglio il problema dal punto di vista giuridico, cosa che richiede di partire da un’analisi delle cause fattuali del disastro, ancora in corso di discussione e valutazione, sia per vedere se interviene una nuova ed apposita legge.

Intanto fate delle foto di tutti i danni che avete subito, anche col cellulare vanno benissimo, e mettetele al sicuro.

Raccogliete e/o recuperate, se riuscite, tutti i documenti del caso, ad esempio fatture o altre prove di acquisto delle cose che sono state danneggiate.

Una cosa che vi sconsiglio di fare è di aderire frettolosamente e con leggerezza a gruppi o iniziative lanciate da avvocati o associazioni di consumatori o di altro tipo che propongono un movimento collettivo o associato, una class action o quant’altro, anche se fosse con compenso a percentuale o in base al risultato, senza avere prima verificato rigorosamente la serietà dell’iniziativa e dei soggetti che la portano avanti.

È brutto pensarci, ma è purtroppo verissimo che quando si verifica una tragedia ci sono persone, sia in seno agli avvocati che alle associazioni dei consumatori o di altro genere, che vogliono solo approfittarsene.

Non aggiungete danno a danno, non mettetevi nelle mani di cioccapiatti, per usare un termine di noi Modenesi.

Può anche darsi che nel caso in questione si possa intentare una class action, ma è una cosa da verificare per bene in punta di diritto, anche perché nel nostro ordinamento l’azione di classe è stata introdotta in maniera assolutamente non corrispondente a quella statunitense e con diversi limiti.

Si tratta, inoltre, di una figura anche relativamente nuova.

Per tutti questi motivi, può darsi benissimo che alla fine siano preferibili azioni di tipo individuale.

Un’altra cosa che vi sconsiglio, nuovamente a costo di apparire interessato, ma bisogna pur sempre dire quel che si pensa a prescindere a volte dall’immagine che si può dare, è quella di muovervi da soli, inviando richieste di risarcimento scritte da voi a persone o enti individuate da voi come responsabili. Si tratta di cose che devono essere formulate nel modo giusto e soprattutto la individuazione dei responsabili non è una questione così semplice: una persona che non ha la preparazione giuridica di un avvocato competente può, purtroppo, compromettere il suo diritto a vedersi risarciti i danni e magari farsi ulteriori danni addirittura.

Conclusioni.

Queste sarebbero le mie indicazioni per il momento.

Nel prossimo periodo, molte cose si chiariranno, a partire dalle cause effettive dei danni.

La procura di Modena come sapete ha già aperto un fascicolo e sicuramente verrà nominato un tecnico al fine di accertare con precisione l’accaduto.

Una volta capito per bene come sono andate le cose, si potranno iniziare a tracciare alcune linee di ipotesi di responsabilità di natura giuridica e si potrà tentare di capire quali, tra Stato, Regioni, Province, Comuni, AIPO e altri enti pubblici, sono effettivamente considerabili quali responsabili e tenuti al risarcimento del danno.

Se volete raccontare la vostra esperienza, esprimere il vostro parere o chiedere un chiarimento, lasciate pure un commento qui sotto: risponderò volentieri, sarò un mio modo, piuttosto limitato, di dare una mano, come spero di aver fatto con questo post.


  1. A proposito, grazie per tutti gli amici che si sono preoccupati per me, ma io sto a Vignola, ai piedi dell’Appennino, nella parte Sud della Provincia di Modena. Pur essendo bagnata dal Panaro, a Vignola non c’è stata la concentrazione di acqua necessaria per una inondazione, quindi qui non abbiamo avuto nessun problema.  ?
  2. Cass., 1° marzo 1986, n. 1303, in Mass. Foro it., 1986; Cass., 10 gennaio 1980, n. 197, in Giur. it., 1980, I, 1, c. 1046; Cass., 4 febbraio 2002, n. 1430, in Giust. civ., 2002, I, c. 1895; Cass., 27 luglio 2001, n. 10290, in Dir. econ. assicuraz., 1999, p. 675.  ?
  3. Attenzione: è una assicurazione, significa che la potete usare solo se l’avevate fatta prima dell’alluvione. Non la potete fare adesso e pretendere di usarla, sarebbe come fare una polizza infortuni dopo essere caduti.  ?
  4. Se anche aveste diritto al patrocinio a spese dello Stato, perché avete un reddito inferiore a 10.766,33€ annui, purtroppo non ci fareste nulla, perché nel nostro Paese il patrocinio copre solo le spese di assistenza giudiziale, cioè le vere e proprie cause, mentre, almeno al momento, la richiesta danni da alluvione e la pratica relativa, sono stragiudiziali. Può darsi che in seguito la vertenza diventi giudiziale, se il vostro avvocato deciderà di portare la cosa in tribunale, in quel caso potrete tentare di utilizzare il patrocinio.  ?