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Cancellazione dall’elenco falliti: un esempio

Oggi ti voglio riportare un provvedimento di cancellazione dell’iscrizione di una persona nel registro dei falliti che abbiamo ottenuto recentemente dal tribunale di Potenza.

Riceviamo spesso richieste di cancellazione di queste iscrizioni e richieste di chiarimenti riguardo alle stesse, così ho pensato che potesse esserti utile vedere un esempio di provvedimento a riguardo.

In questo caso, il procedimento è durato circa sei mesi, ma ti ricordo che i tempi sono variabili a seconda della sede del tribunale competente, che è determinato per legge e non si può scegliere a proprio piacimento.

Se tu o un tuo familiare o una persona che conosci avete bisogno di una pratica come questa, potete valutare il prodotto relativo, descritto in questa scheda del nostro store legale.

La pratica relativa è poi meglio descritta in questa pagina.

«TRIBUNALE DI POTENZA

Il Giudice dell’Esecuzione dott.ssa Flavia Del Grosso,

letta la richiesta presentata nell’interesse di xxx, depositata in data 22.1.2018, volta ad ottenere l’ordine di cancellare dal sistema informativo del casellario l’iscrizione della sentenza pronunciata dal Tribunale di Melfi in data xxx n. xxx, che aveva dichiarato il fallimento della xxx e, conseguentemente, dell’istante quale socio illimitatamente responsabile;

letti gli atti, osserva quanto segue:

Va in primo luogo premessa l’illegittimita? sopravvenuta dell’iscrizione nel casellario giudiziale della sentenza dichiarativa di fallimento (per effetto della pronuncia della Corte Costituzionale n. 39/2008 e del D.P.R. n. 313/02 come modificato dal D. lgs n. 169/07), e va altresi? ribadito che la competenza sulle questioni concernenti le iscrizioni e i certificati del casellario giudiziale spetta Tribunale del luogo ove ha sede l’ufficio nel cui ambito territoriale e? nato l’interessato (v. art. 40 D.P.R. cit., sostanzialmente richiamante l’abrogato art. 689 c.p.p.).

Ritenuto che l’attribuzione all’autorita? giudiziaria della competenza a decidere sulle controversie in materia di iscrizione comporti altresi? il potere di ordinare l’eliminazione delle annotazioni che non possono essere iscritte o che vanno eliminate, va poi detto che nel caso in esame, relativo all’iscrizione di sentenza dichiarativa di un fallimento ormai chiuso, va senz’altro ordinata l’eliminazione di detta iscrizione (v. in tal senso, Cass. Pen. Sez. I, Sent. n. 8317 del 16.12.09).

Ed invero, ripercorrendo le successive modifiche apportate nel tempo alla specifica materia, occorre partire dal testo previgente della legge fallimentare, che faceva derivare automaticamente dalla dichiarazione di fallimento e dalla conseguente iscrizione nel pubblico registro dei falliti la perdita dei diritti civili del fallito fino alla definitivita? della sentenza di riabilitazione civile e alla pronuncia giudiziale di cancellazione dell’iscrizione nel registro. Mai essendo stato istituito il Pubblico registro dei falliti, la predetta pubblicita? era realizzata dall’iscrizione nell’Albo dei falliti e dall’iscrizione della sentenza nel casellario giudiziale.

Il D. lgs n. 5/2006, nel tracciare una riforma organica del fallimento, ha novellato anche in relazione a tali aspetti specifici, sopprimendo l’albo dei falliti, e sostituendo l’istituto della riabilitazione civile del fallito con quello dell’esdebitazione, con immediati riflessi anche sul regime delle iscrizioni nel casellario giudiziale. In particolare, la vecchia normativa (che prevedeva l’iscrizione per estratto dei provvedimenti giudiziari che dichiarano il fallimento; di quelli di omologazione del concordato fallimentare, di chiusura del fallimento e di riabilitazione del fallito) doveva ritenersi implicitamente abrogata per la parte che menzionava riscrizione della riabilitazione.

La disciplina transitoria prevedeva tuttavia che i ricorsi per dichiarazione di fallimento e le domande di concordato fallimentare depositate prima dell’entrata in vigore del decreto, nonche? le procedure di fallimento e concordato fallimentare pendenti alla stessa data, andassero definiti secondo la legge anteriore.

Si rendeva pertanto necessario l’intervento correttivo del Digs 169/07, che abrogava, tra l’altro, le norme del D.P.R. 313/02 riferite all’iscrizione nel casellario della sentenza di fallimento, in particolare quelle che disciplinavano l’iscrizione dei provvedimenti giudiziari inerenti alla dichiarazione di fallimento; l’eliminazione dell’iscrizione della sentenza dichiarativa di fallimento solo in caso di revoca definitiva dello stesso; la non inseribilita? nei certificati della sentenza dichiarativa di fallimento in caso di riabilitazione; la non iscrizione nel certificato penale richiesto dall’interessato (e dalle pubbliche amministrazioni) delle sentenze di fallimento.

Il D. lgs n. 169/07 precisava poi che per le procedure concorsuali aperte dal 16.01.06, il richiamo, contenuto nel D.P.R. n. 313/02 alla riabilitazione doveva intendersi riferito alla chiusura del fallimento, e che le nuove disposizioni si applicavano ai procedimenti per dichiarazione di fallimento pendenti ovvero aperti successivamente.

La C. Cost, con la sentenza n. 39/2008, ha dichiarato poi l’illegittimita? costituzionale dell’art. 50, R.D. 267/42 (che istituiva il pubblico registro dei falliti collegando la permanenza delle incapacita? connesse allo status di fallito alla predetta iscrizione) e dell’art. 142 (che subordinava la cancellazione dell’iscrizione de qua e la cessazione delle incapacita? solo alla definitivita? della sentenza di riabilitazione) evidenziando il contrasto con l’art. 3 Cost, della previsione che determinati effetti sanzionatori del fallimento permanessero anche “dopo la chiusura del fallimento (…’’senza correlarsi alla protezione di interessi meritevoli di tutela”).

Successivamente, anche il problema concernente l’asserita impossibilita? di cancellare dal Casellario giudiziale l’iscrizione di pregresse sentenze dichiarative di fallimento se non in caso di revoca, veniva portato all’attenzione della Corte costituzionale, che rilevava tuttavia la possibilita? di un’interpretazione costituzionalmente orientata delle norme, alla luce delle modifiche legislative via via intervenute.

Ed in effetti, valutando organicamente la nuova disciplina, puo? considerarsi pacifico da un lato che le sentenze dichiarative di fallimento non debbano piu? essere iscritte nel casellario giudiziale (essendo la pubblicita? in ogni caso assicurata dall’iscrizione nel registro delle imprese), e dall’altro che a carico del fallito non possano piu? conseguire effetti personali che si protraggano anche dopo la chiusura del fallimento.

Si osserva peraltro che l’abrogazione della riabilitazione civile priva di fatto il fallito della possibilita? di conseguire un’attestazione di comportamenti idonei a bilanciare l’annotazione del fallimento. In conclusione, il permanere, per i fallimenti pregressi e dopo la loro chiusura, di un’iscrizione pregiudizievole (ancorche? priva di effetto) ma non eliminabile, appare ingiustificato e inutilmente discriminatorio.

Trasferendo queste considerazioni sul piano concreto, si osserva che ristante e? nato a Melfi, ma che il Tribunale dello stesso Comune e? stato soppresso, per cui la competenza a decidere sull’istanza appartiene al Tribunale di Potenza.

Si rileva, inoltre, che in data 14.3.2001 il suddetto Tribunale di Melfi omologava con sentenza n. xxx il concordato fallimentare a chiusura della procedura in oggetto (cff certificato della cancelleria della sez. fallimentare del Tribunale di Potenza in atti).
Per tutto quanto sopra esposto, dunque, la domanda puo? trovare accoglimento, dovendosi pertanto ordinare l’eliminazione dal Casellario giudiziale della iscrizione della sentenza di fallimento del ricorrente xxx.

PQM

dispone che dal certificato del casellario giudiziale relativo a xxx, nato a Melfi il xxx, sia cancellata l’iscrizione relativa alla sentenza pronunciata dal Tribunale di Melfi in data xxx n. xxx che aveva dichiarato il fallimento del xxx quale socio

illimitatamente responsabile della xxx. Si comunichi a cura della Cancelleria.

Potenza, 13.2.2018

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Estinzione del reato: cancella il precedente?

sia nel 2011 che nel 2013 mi sono macchiato e sono stato tempestivamente condannato per guida in stato di ebbrezza (art.186), senza recidiva essendo trascorsi due anni, da due tribunali differenti.
La prima volta sono stato condannato con decreto penale, quindi ho avuto il beneficio della non menzione e della sospensione, la seconda volta sono stato rinviato a giudizio (patteggiamento rifiutato), ma in udienza ed in sentenza mi sono stati di nuovo dati non menzione e sospensione condizionale.
Prima ero incensurato ed in seguito non ho mai più commesso nulla.
Ora avrei piacere di chiedere l’estinzione anche ai fini della cancellazione dal database del Ministero dell’Interno (ogni volta che vengo fermato auto la cosa mi viene fatta pesare).
Domanda: si deve richiedere due volte l’estinzione del reato (una volta presso il primo tribunale, una volta presso il secondo) od è sufficiente chiedere l’estinzione solo della seconda condanna?

L’estinzione la devi richiedere per ogni reato, facendo due pratiche separate e distinte.

Non è, in altri termini, una specie di «condono generale» che si può chiedere, appunto in via generale, ma una cosa che riguarda il singolo reato commesso, tanto che puoi anche, ad esempio, chiederla per uno ma non per l’altro.

Se il tuo scopo, comunque, è ottenere che il precedente penale non risulti più nello storico, purtroppo la pratica di estinzione del reato non ti sarebbe sfortunatamente utile, perché il precedente rimarrebbe.

In altri termini, se ti fermano i Carabinieri, la Polizia o altre Autorità continuano a vedere le due condanne che hai riportato, l’unica differenza è che, accanto alle stesse, sarà annotata l’avvenuta estinzione del reato.

La estinzione del reato non ne determina la cancellazione.

L’unica ipotesi che determina la cancellazione, come abbiamo detto ormai dozzine di volte, a parte qualche soluzione alternativa che però nel tuo caso non è più praticabile, è la abolitio criminis, cioè quando una nuova legge determina che un fatto, per il quale sei stato condannato, non è più previsto come reato, come è avvenuto ad esempio con l’ingiuria che è stata depenalizzata.

Se vuoi un preventivo, comunque, per le due pratiche di estinzione, puoi chiederlo compilando il modulo apposito.

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Precedente per furto poi estinto: posso fare il CTU?

20 anni fa ho commesso un furto, successivamente ho chiesto l’estinzione e mi è stata concessa. Ora vorrei iscrivermi come CTU psicologa e tra i requisiti c’è una dicitura: ” si richiede specchiata moralità”.
Posso fare la domanda di iscrizione?

Se leggiamo l’espressione nel suo tenore letterale, in teoria la risposta dovrebbe essere negativa.

Però è anche vero che il fatto da te commesso va valutato in relazione a tutte le circostanze: tempo in cui è stato commesso, e tua relativa età, avvenuta estinzione dello stesso – che, tuttavia, non elimina come sai il precedente – ma soprattutto caratteristiche del fatto medesimo: parlare di un «furto» è molto generico, dal momento che un conto è ad esempio taccheggiare un rossetto in un negozio e un altro è ad esempio rubare molto denaro o altri beni di valore, magari approfittando di situazioni di debolezza della vittima.

Dal punto di vista concreto, ti suggerirei di parlarne con gli uffici del tribunale deputati alla tenuta del registro, a carte scoperte e cioè esponendo il problema, se riesci portando con te anche la documentazione relativa. Puoi chiedere lumi magari, ancor prima di andare a parlare in tribunale, al tuo collegio o ordine.

Una cosa da non fare sicuramente, a mio modo di vedere, è depositare la domanda senza indicare il precedente che, nonostante l’estinzione, non viene cancellato, essendo l’unica ipotesi di cancellazione prevista attualmente quella dell’abolitio criminis.

quando si patteggia poi bisogna dichiarare di avere precedenti penali?

in data 23 ottobre 2009 ho commesso un’infrazione dell’art 187 e mi è stata sospesa la patente per 6 mesi. Comunico di aver svolto test periodici ed avendo in mano un relazione positiva del centro medico legale. (In sintesi non ho mai più sbagliato nulla). Mi è arrivata la tanto attesa contravvenzione di € 8.200 per cui il mio avvocato mi ha consigliato di patteggiare. Ora le mie domande sono: – io devo compilare un certificato per il passaporto, e mi chiede se ho PRECEDENTI PENALI. Sono in corso di procedimento per sospensione condizionale. Ma devo mettere SI o NO? – Negli Stati Uniti ci posso andare in visita? – Per tutta la vita dovrò scrivere di avere precedenti penali anche se non commetterò più nulla?

Rispondo per punti:

1) Secondo me devi mettere sì, se il procedimento si è concluso, mentre invece puoi mettere no se il procedimento è ancora pendente.

2) Nel caso sia una visita per cui è necessario un visto, lo decideranno le autorità degli Stati Uniti. Nel caso invece sia sufficiente il passaporto, non credo proprio che ti potrà mai essere ritirato per un patteggiamento.

3) La sentenza di patteggiamento secondo la legislazione più recente purtroppo è equiparata ad una sentenza di condanna, quindi ti consiglierei di rendere una dichiarazione positiva.