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Essere grati per la sofferenza: è possibile?

«Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto per essere tentato dal diavolo» (Mt 4,1).

Non é forse questo quello che capita anche a noi periodicamente nella vita?

Siamo condotti ogni tanto, ma regolarmente, nel deserto.

Il deserto affettivo, la tristezza, la desolazione: condizioni in cui la tentazione di cedere alle scorciatoie, alle illusioni, agli espedienti – tutte cose che non ci danno la vera felicità – é più forte del solito.

Tutto questo avviene… anche per la nostra crescita personale.

Chi è infatti che ci conduce in questi deserti?

Non è il diavolo, non è la sfortuna, ma è lo stesso Spirito.

Ma perché Dio che ci ama ci sottopone alla sofferenza, ad una sofferenza a volte così intensa?

Ciò che è ingiusto per l’uomo, può essere giusto per lo Spirito

Ma, soprattutto, ciò che è giusto per lo Spirito può sempre essere utile all’uomo, se l’uomo, che ha una sua parte da fare a riguardo, fa le scelte giuste.

È una strana verità, ma davvero dobbiamo essere grati per tutto il dolore che riceviamo e per tutti i deserti che attraversiamo perché sono le uniche cose che ci consentono di capire chi siamo davvero e quale è il segno che lasceremo sulla parete dell’eternità.

Ecco perché il primo comandamento – che, in realtà, non è una regola ma una ricetta per la felicità – é quello di amare lo Spirito con tutto il nostro cuore, con tutta la nostra anima e con tutta la nostra mente, anche, anzi soprattutto quando, come un padre severo ma pieno di amore, ci sottopone a delle prove difficili e dolorose, ma necessarie.

Sia sempre fatta la sua volontà.