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Gli aiuti del governo per l’epidemia di coronavirus alla fine saranno come quando la mamma tornava a casa dalla spesa esclamando «ti ho preso i biscotti!» e poi dentro alle sporte c’erano gli Oro Saiwa ?

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Coronavirus: in vigore il nuovo decreto legge.

Il quinto decreto.

Ultimo decreto legge in tema coronavirus pubblicato, entrato in vigore nella mezzanotte di ieri tra il 25 e il 26 marzo.

Con questo provvedimento, hanno voluto dare una cornice giuridica più organica a quanto fatto finora in modo piuttosto scomposto e giuridicamente discutibile, come purtroppo quasi imposto dall’urgenza di intervenire.

Ricordati che è sempre un decreto legge, il Parlamento può fare modifiche nei prossimi due mesi e può anche, anche se è estremamente improbabile, decadere.

I decreti di Conte rimangono in vigore, anzi potrà farne altri, insieme ai presidenti di Regione.

Questo decreto legge vuole appunti essere la base legale di tutta la passata e futura produzione «normativa» in materia da parte del governo e del presidente del Consiglio.

È proprio ai decreti, infatti, che bisogna continuare a fare riferimento per capire cosa si può fare o meno.Il testo del decreto puoi leggerlo qui.

Le sanzioni cambiano.

La novità più rilevante è, per chi viola i divieti, che non ci sono più sanzioni penali, ma multe, che però di fatto sono peggio per chi le riceve.

Anche tutte le denunce precedenti saranno convertite in multe.

Questo video di superFranca illustra meglio le novità.

Conclusioni

Iscriviti al blog per non perdere il post del giorno, dal lunedì al venerdì.Se hai una domanda circa quello che puoi fare o non fare in base ai decreti e nella situazione attuale, lascia un commento: risponderò volentieri.

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Il sabato sera alle 23 fino a due settimane f …

Il sabato sera alle 23 fino a due settimane fa stavamo tutti a scopare, mica ad aspettare la conferenza stampa del governo.

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Il decreto curaItalia è il provvedimento pa …

Il decreto curaItalia è il provvedimento patetico di un governo ridicolo chiamato a gestire una situazione tragica

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Coronavirus: normazione e bufale ufficiali.

Dove è scritto cosa si può fare e cosa no (nota del 22/3/2020)?

Quello che si può fare in Italia in relazione alla crisi determinata dall’epidemia del coronavirus è determinato dal concorso tra la normazione nazionale, i quattro (ad oggi) DPCM appunto del presidente del consiglio principalmente, e quella regionale.

Naturalmente, la normazione nazionale si applica in tutta Italia, quella regionale solo nella regione relativa.

Abbiamo dunque a riguardo un particolarismo giuridico: qui in Emilia, ad esempio, si possono fare cose che non si possono fare in Lombardia.

Naturalmente tutto questo è destinato a creare ulteriore confusione, oltre che potenziali inique disparità di trattamento tra i cittadini, per cui sarebbe stato probabilmente meglio che la legislazione emergenziale fosse stata riservata allo Stato e uniforme su tutto il territorio, anche solo perché la chiarezza circa cosa si può fare e cosa non si può è il primo requisito per potersi aspettare che le regole siano poi rispettate.

Ad ogni modo, tieni presente che, per capire che cosa fare, devi guardare sia la normazione dello Stato centrale sia quella della tua regione. Se la normativa regionale è più restrittiva, vale quella regionale.

I quattro decreti nazionali.

In questo post, raggruppo i testi normativi principali della normazione d’emergenza sul coronavirus, in modo da poter avere un documento unico cui far riferimento nei vari altri post che sto scrivendo in questi giorni a riguardo, ma anche per poter fare alcune osservazioni utili a far capire come deve essere «letta» questa normativa, anche in considerazione della notevole confusione a riguardo e delle tante cose inesatte che vengono dette, anche da fonti considerate «ufficiali», che stanno producendo una pletora di bufale e fake news di cui non c’era proprio bisogno in un momento come questo.

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Come è noto, in materia si sono succeduti in pochi giorni tre decreti del presidente del consiglio dei ministri. Non si tratta di decreti legge o atti aventi valore legislativo, ma di «alti» atti amministrativi, che sono comunque vincolanti e giuridicamente validi, ovviamente, per i loro destinatari.

Per maggiori informazioni sui tre decreti, si possono leggere i singoli post in cui ho parlato, sia pure in maniera disordinata e facendo vari interventi di aggiornamento, data la velocità con cui bisognava rendere le informazioni, degli stessi, che trovi di seguito:

Coordinamento tra i decreti.

Ognuno dei decreti successivi al primo prevede espressamente la propria prevalenza sul precedente in tutte le parti eventualmente incompatibili. Pertanto, il terzo decreto, ad oggi, è quello che prevale su tutti, il secondo prevale sul primo: insomma si segue il criterio, del resto tradizionale nell’interpretazione degli atti normativi, della prevalenza del provvedimento posteriore su quelli precedenti, ove incompatibili.

Come si interpretano i decreti.

I tre decreti non sono chiarissimi, nè scritti bene: sono provvedimenti redatti in situazioni di urgenza, con evidente concitazione, uno dietro l’altro, senza più di tanto coordinamento tra gli stessi, con una tecnica di formulazione normativa di scarsa qualità, in linea del resto con la produzione legislativa degli ultimi decenni in Italia.

Detto questo, che è verissimo, resta però il fatto che la fonte primaria per interpretare i decreti, operazione che consente di capire che cosa le persone possono fare o non fare, sono e restano i decreti stessi, secondo le regole previste per la ermeneutica e cioè l’interpretazione dei testi normativi dal nostro sistema legislativo, contenute per lo più nelle cosiddette preleggi o «Disposizioni sulla legge in generale», poste in apertura del codice civile.

Vale, in particolare, l’art. 12, che impone di far riferimento al significato letterale dei testi normativi, illuminato però dalla «intenzione del legislatore» quale risulta, con oggettività, e non certo andando a spulciare i lavori preparatori, dal testo che si sta esaminando e dal contesto normativo «di sistema» in cui è inserito.

Le dichiarazioni anche ufficiali in contrasto con i decreti.

In Italia, abbiamo da sempre la piaga delle circolari.

Il problema delle circolari è questo. Viene scritta una legge che prevede che cosa si può fare e che cosa no. Fin qui tutto bene. Però poi succede che dentro ad un’amministrazione a volte viene preso un funzionario e gli viene dato incarico di scrivere una circolare, che dovrebbe avere lo scopo di illustrare meglio quello che dice la legge, in modo da chiarire come la stessa dovrebbe essere interpretata ed applicata.

Accanto a circolari molto ben fatte ed approfondite, abbiamo anche circolari davvero scadenti e poco aderenti al testo del provvedimento che dovrebbero illustrare e, ulteriormente, anche circolari in contrasto con la legge.

Il problema è che le persone poi fanno riferimento alla circolare anzichè alla legge originaria, cosa che è demenziale, oltre che essere vietato dalla legge e dalla costituzione, dal momento che l’obbligo del cittadino è quello di rispettare le leggi, non le opinioni sul contenuto delle leggi che può averne qualcuno, se queste opinioni sono in contrasto con la legge. Cioè, quello che prevale è sempre il provvedimento normativo, nel caso di cui ti sto parlando i famosi tre decreti.

Oggi, tutto questo è aggravato dal materiale che spesso le amministrazioni, per «venire incontro» ai cittadini, pubblicano sui loro siti web, per «far capire» meglio il significato di leggi, regolamenti e c..

Chi è che scrive questi chiarimenti? Il più delle volte non è dato di sapere, così come non è dato di sapere quale sia la sua preparazione, sia giuridica che relativa al campo interessato dalla legge, che, nel caso che ci interessa oggi, è quella sanitaria.

Un esempio: si può correre all’aperto o no?

Ieri ti ho fornito un post in cui ti spiego che a mente dei tre decreti non si può fare attività sportiva all’aperto perché equivarrebbe a una forma di «spostamento all’interno del territorio» che è vietata, in quanto potenzialmente atto a diffondere l’epidemia.

Ieri sera sono cominciate ad apparire sui principali quotidiani italiani, come ad esempio Repubblica, dichiarazioni secondo cui invece si potrebbe sia correre che «passeggiare» all’aperto, perché il ministero dell’interno avrebbe fornito dei chiarimenti a riguardo.

C’è una circolare, firmata dal capo di gabinetto del Viminale Matteo Piantedosi che dice che queste attività sono consentite.

Dunque, per me la circolare dice una cosa in contrasto con i decreti, che dicono che non ci si può spostare.

Quindi prevalgono i decreti: l’attività fisica all’aperto non si può fare perché comporta uno spostamento che è vietato in quanto può favorire il diffondersi dell’epidemia.

Le cazzate delle fonti ufficiali.

Sempre sul sito del governo compaiono queste informazioni (questa volta non è dato sapere chi le abbia redatte).

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Questa è, secondo la definizione che ne danno i più fini giuristi ed interpreti, una cazzata.

La fonte è ufficialissima, perché è il sito del Governo italiano, ma rimane una cazzata.

Per sincerarsene, basta andare a leggere il primo decreto, art. 1, comma 1, lett. a) laddove si vieta «ogni spostamento delle persone fisiche in entrata e in uscita dai territori di cui al presente articolo, nonche’ all’interno dei medesimi territori, salvo che per gli spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessita’ ovvero
spostamenti per motivi di salute».

Se ti fermano i carabinieri e ti contestano che stai facendo una corsa o un giro in bici, non gli puoi dire che sul sito del governo non si sa chi ha scritto che si possono fare. Se ti denunciano e fanno partire un processo penale, al giudice, quando ci finirai davanti tra qualche anno, non potrai dire che l’hai fatto perché c’era scritto sul sito del governo italiano, perché ti ride in faccia.

Loro ti dicono che tu devi far riferimento ai decreti e a quanto prevedono loro, ed è giusto così perché se ogni pubblico funzionario o stagista della pubblica amministrazione si potesse inventare interpretazioni vincolanti allora quella sarebbe la fine definitiva del diritto.

La normazione regionale (aggiornamento del 23/3/2020)

Qui di seguito le due ordinanze della regione Lombardia più restrittive rispetto alla normazione nazionale:

Conclusioni.

Iscriviti all’unico blog che ti dice le cose veramente come stanno e lascia perdere le altre fonti, comprese quelle ufficiali, che purtroppo non ti offrono nessuna garanzia.

Condividi questo post se pensi che possa essere utile a qualcuno.

Se hai una domanda, lasciami un commento qui sotto, mandamela dalla pagina dei contatti o con un vocale su whatsapp.

Stai in casa ancora per un po’. E che Dio ti benedica.

Aggiornamento del 18/3/2020 ore 23:45: ordinanza Emilia Romagna.

La regione Emilia-Romagna questa sera ha approvato una nuova ordinanza con la quale è espressamente vietato camminare, correre e andare in bicicletta all’aperto, così come avevo ipotizzato si dovesse già ricavare per interpretazione dai decreti vigenti.

Puoi leggere l’ordinanza, in vigore già da domani 19 marzo, qui.

È chiaro che questa ordinanza sarebbe bene fosse estesa ad ogni parte del territorio nazionale, probabilmente verrà copiata anche degli altri governatori se non addirittura recepita dal governo centrale di Roma.

Le conseguenze penali delle violazioni (agg. del 23/3/2020 ore 15:30)

Ti metto di seguito un video di superFranca in cui spiega molto chiaramente quali sono le conseguenze sanzionatorie in caso di violazione delle sanzioni e fa anche alcune considerazioni più generali sull’opportunità a livello sanitario di cercare di contenere il contagio al massimo grado. Buona visione.

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Coronavirus: DPCM 9/3/2020 e copertura informativa

Il nuovo provvedimento del governo.

Faccio seguito al post di due giorni fa, che ha avuto un successo enorme per visualizzazioni e commenti, e che indico ancora come riferimento per lasciare le tue domande su quello che si può fare o non fare in Italia in dipendenza della legislazione di emergenza sul virus a livello giuridico, per mandarti le mie considerazioni anche alla luce delle ultime novità annunciate, sempre in campo legale, in queste ore.

Sono, al momento in cui scrivo – anche se il post verrà pubblicato come di consueto domattina alle sette – le ore 23:19 del 9/3/2020. Il presidente del Consiglio dei ministri ha annunciato in conferenza stampa un nuovo provvedimento, che però al momento non è ancora stato pubblicato, né – per fortuna – diffuso in bozza.

Il post di ieri l’altro, nato originariamente per la mia provincia di Modena, è stato visualizzato, e utilizzato tramite la possibilità di lasciare domande coi commenti, da decine di migliaia di persone in tutto il Nord. Ora che lo stesso regime è in corso di estensione a tutto il territorio nazionale potrà essere utile a ogni Italiano.

Con questo nuovo provvedimento, il regime valevole inizialmente solo per la zona arancione, a quanto è stato detto, verrà esteso a tutto il territorio nazionale. Inoltre, a quanto ho capito, ci saranno nuove disposizioni, dovremo vedere se e quanto più restrittive.

Per quanto mi riguarda, cercherò di seguire l’operato del governo e la produzione normativa relativa per darti tutta la copertura informativa necessaria.

Informazioni legali, spirituali, preventive.

La pubblicazione di post più generali di crescita personale, spiritualità e cura dell’anima, di cui si era recentemente popolato il blog in parallelo con l’espansione della mia esperienza professionale come counselor, verrà di conseguenza probabilmente sospesa, anche perché mi pare più urgente dare le informazioni necessarie alla popolazione che, in questo momento, sono più giuridiche e sanitarie o comunque più specifiche.

Naturalmente, tutto questo avverrà sempre con il classico volto umano e con quel particolare punto di vista con cui vi «leggo» e divulgo le cose del mondo del diritto da oltre vent’anni e dopo oltre 5000 post pubblicati.

È comunque mia intenzione esserti accanto in tutte le tue preoccupazioni, parleremo quindi anche dell’ansia e dell’angoscia che si stanno, comprensibilmente, manifestando in diverse persone man mano che la situazione si evolve, nonché di quello che si può fare a livello di prevenzione e rafforzamento del sistema immunitario.

Non sono un medico o un operatore sanitario e, fermo restando che l’indicazione principale resta quella di osservare le indicazioni delle autorità competenti in materia, credo che ci siano alcune pratiche, come la integrazione di vitamina C, che possono essere utili, che seguo personalmente e di cui posso comunque parlare mettendole a disposizione per quel che possono valere.

Cercherò quindi di darti una triplice copertura, corrispondente alle cose di cui mi occupo o sono appassionato e che condivido pertanto da sempre sul blog: legale, spirituale, preventiva, tramite rafforzamento generale del “terreno” e cioè del tuo corpo. In questi giorni, ha avuto e avrà una forte prevalenza quella legale, in dipendenza dell’allarme suscitato dai provvedimenti molto incisivi del governo, ma man mano ti parlerò anche degli altri aspetti.

Sempre per via della situazione di emergenza, in questi giorni può darsi che, come già accaduto sabato scorso, deroghi alla regola della pubblicazione sul blog di un solo post al giorno dal lunedì al venerdì alla sette del mattino. Mi scuso per questo con gli abbonati al blog, ma in questa fase di crisi mi sembra più importante cercare di dare le informazioni necessarie alle persone prima possibile.

Che cosa puoi fare?

Il primo consiglio che mi sento di darti è quello di iscriverti al blog, in modo da ricevere tutti i nuovi post pubblicati senza rischiare di perdere informazioni utili.

Se vuoi mandare una domanda, puoi farlo compilando un modulo on line, che trovi nella pagina dei contatti, oppure lasciandomi un vocale tramite WhatsApp: per fare questo basta collegarti alla home page del blog e fare tap sulla relativa icona verde. Ricordati di non dire il tuo nome o dare altri dati personali perché il vocale verrà pubblicato insieme alla risposta.

Manda questo post a tutte le persone cui pensi possa essere utile l’informazione che faccio con questo mezzo e su questa piattaforma con il mio originale ed unico punto di vista.

Per il momento la chiudo qui, mi faccio risentire probabilmente appena sarà disponibile il nuovo provvedimento del governo.

Restiamo uniti, andrà tutto bene.

Veglia e prega in ogni momento.

«Il Signore è vicino a chi ha il cuore spezzato, egli salva gli spiriti affranti.» (Salmo 34, 19)

Aggiornamento del 10/3/2020 ore 6: il testo del nuovo DPCM.

Note

Il decreto è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale come Dpcm 9 marzo 2020, sulla G.U. Serie Generale n. 62 del 09/03/2020

Di seguito il testo del decreto, preso dal sito del governo. La principale novità è che il territorio nazionale non è più diviso in due, ma tutta Italia è zona arancione o comunque soggetta alle stesse restrizioni e che è vietata ogni forma di assembramento in pubblico.

Il DPCM precedente resta in vigore, anzi i due provvedimenti vanno letti e coordinati insieme (il compito di farlo spetta all’interprete) restando inteso che in caso di difformità prevale il secondo.

Il governo non ha detto nulla sulle domande, sorte a centinaia in questi pochi giorni, delle famiglie di separati circa lo spostamento dei figli da un genitore all’altro, continuo a fare riferimento alle osservazioni contenute nei commenti e nel post precedente.

Se hai una domanda su un qualsiasi aspetto del nuovo decreto, lasciala pure in forma di commento, risponderò, oppure inviamela tramite il modulo o messaggio vocale whatsapp.

Il testo del decreto.

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

Vista la legge 23 agosto 1988, n. 400;

Visto il decreto-legge 23 febbraio 2020, n. 6, recante «Misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19» e, in particolare, l’art. 3;

Visto il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 23 febbraio 2020, recante «Disposizioni attuative del decreto-legge 23 febbraio 2020, n. 6, recante misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19», pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 45 del 23 febbraio 2020;

Visto il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 25 febbraio 2020, recante «Ulteriori disposizioni attuative del decreto-legge 23 febbraio 2020, n. 6, recante misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19», pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 47 del 25 febbraio 2020;

Visto il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 1° marzo 2020, recante «Ulteriori disposizioni attuative del decreto-legge 23 febbraio 2020, n. 6, recante misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19», pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 52 del 1° marzo 2020;

Visto il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 4 marzo 2020, recante «Ulteriori disposizioni attuative del decreto-legge 23 febbraio 2020, n. 6, recante misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19, applicabili sull’intero territorio nazionale», pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 55 del 4 marzo 2020;

Visto il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 8 marzo 2020, recante «Ulteriori disposizioni attuative del decreto-legge 23 febbraio 2020, n. 6, recante misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19», pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 59 dell’8 marzo 2020;

Considerato che l’Organizzazione mondiale della sanita’ il 30 gennaio 2020 ha dichiarato l’epidemia da COVID-19 un’emergenza di sanita’ pubblica di rilevanza internazionale; Vista la delibera del Consiglio dei ministri del 31 gennaio 2020, con la quale e’ stato dichiarato, per sei mesi, lo stato di emergenza sul territorio nazionale relativo al rischio sanitario connesso all’insorgenza di patologie derivanti da agenti virali trasmissibili;

Considerati l’evolversi della situazione epidemiologica, il carattere particolarmente diffusivo dell’epidemia e l’incremento dei casi sul territorio nazionale; Ritenuto necessario estendere all’intero territorio nazionale le misure gia’ previste dall’art. 1 del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 8 marzo 2020;

Considerato, inoltre, che le dimensioni sovranazionali del fenomeno epidemico e l’interessamento di piu’ ambiti sul territorio nazionale rendono necessarie misure volte a garantire uniformita’ nell’attuazione dei programmi di profilassi elaborati in sede internazionale ed europea;

Su proposta del Ministro della salute, sentiti i Ministri dell’interno, della difesa, dell’economia e delle finanze, nonche’ i Ministri dell’istruzione, della giustizia, delle infrastrutture e dei trasporti, dell’universita’ e della ricerca, delle politiche agricole alimentari e forestali, dei beni e delle attivita’ culturali e del turismo, del lavoro e delle politiche sociali, per la pubblica amministrazione, per le politiche giovanili e lo sport e per gli affari regionali e le autonomie, nonche’ sentito il Presidente della Conferenza dei presidenti delle regioni;

Decreta:

Art. 1
Misure urgenti di contenimento del contagio sull’intero territorio nazionale

1. Allo scopo di contrastare e contenere il diffondersi del virus COVID-19 le misure di cui all’art. 1 del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 8 marzo 2020 sono estese all’intero territorio nazionale.

2. Sull’intero territorio nazionale e’ vietata ogni forma di assembramento di persone in luoghi pubblici o aperti al pubblico.

3. La lettera d) dell’art. 1 decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 8 marzo 2020 e’ sostituita dalla seguente: «d) sono sospesi gli eventi e le competizioni sportive di ogni ordine e disciplina, in luoghi pubblici o privati. Gli impianti sportivi sono utilizzabili, a porte chiuse, soltanto per le sedute di allenamento degli atleti, professionisti e non professionisti, riconosciuti di interesse nazionale dal Comitato olimpico nazionale italiano (CONI) e dalle rispettive federazioni, in vista della loro partecipazione ai giochi olimpici o a manifestazioni nazionali ed internazionali; resta consentito esclusivamente lo svolgimento degli eventi e delle competizioni sportive organizzati da organismi sportivi internazionali, all’interno di impianti sportivi utilizzati a porte chiuse, ovvero all’aperto senza la presenza di pubblico; in tutti tali casi, le associazioni e le societa’ sportive, a mezzo del proprio personale medico, sono tenute ad effettuare i controlli idonei a contenere il rischio di diffusione del virus COVID-19 tra gli atleti, i tecnici, i dirigenti e tutti gli accompagnatori che vi partecipano; lo sport e le attivita’ motorie svolti all’aperto sono ammessi esclusivamente a condizione che sia possibile consentire il rispetto della distanza interpersonale di un metro;».

Art. 2
Disposizioni finali

1. Le disposizioni del presente decreto producono effetto dalla data del 10 marzo 2020 e sono efficaci fino al 3 aprile 2020.

2. Dalla data di efficacia delle disposizioni del presente decreto cessano di produrre effetti le misure di cui agli articoli 2 e 3 del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 8 marzo 2020 ove incompatibili con la disposizione dell’art. 1 del presente decreto.

Roma, 9 marzo 2020

Il Presidente del Consiglio dei ministri Conte

Il Ministro della salute Speranza

Registrato alla Corte dei conti il 9 marzo 2020 Ufficio controllo atti P.C.M. Ministeri della giustizia e degli affari esteri e della cooperazione internazionale, reg.ne n. 421

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Intanto in Italia, mentre il governo sta la…

Intanto in Italia, mentre il governo sta lavorando per abrogare i decreti sicurezza del politicamente scorretto Salvini…

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Parità di tempi di permanenza dei figli presso i genitori: ma de che?

ci terrei ad avere una tua opinione sul disegno di legge in materia di affido condiviso, mantenimento diretto e garanzia della bigenitorialità presentato a Pillon e se secondo te verra’ approvato.

Non parlo molto volentieri di progetti di legge. Una delle tante cose sbagliate che fanno i media e i blog che si occupano di informazione giuridica, come ho sottolineato in questo post, è di parlare di progetti di legge, specialmente se di iniziativa governativa, presentandoli come «novità normative», con la conseguenza che molta gente, poi, si presenta a studio per far valere norme giuridiche in realtà mai, poi, approvate. Si alimentano speranza, illusioni, si generano falsi affidamenti… una cosa per me molto brutta.

La qualità dell’informazione giuridica in Italia è infima e io non ho nessuna intenzione di accodarmi con questo blog a questo livello, ma cerco sempre, anche se a volte mi scappa qualche parolaccia, di tenerlo in modo che sia utile, preciso, serio, affidabile e originale.

Sulla premessa, dunque, che, almeno al momento, stiamo letteralmente parlando del nulla, perché non c’è nessuna novità legislativa, ma solo una iniziativa di cui si sta discutendo, si possono fare le seguenti osservazioni.

Intanto, non sono purtroppo in grado di sapere se un progetto di legge verrà approvato. E credo che non lo possa sapere davvero nessuno, dal momento che dipende tra l’altro dalla continuazione di un governo che, come sempre in Italia, può cadere da un giorno all’altro in occasione di particolari snodi politici.

Detto questo, c’è da dire che questo progetto si colloca nel solco delle linee programmatiche indicate nel celebre «contratto di governo», dal momento che anche in quel documento di parla di parità di tempi di permanenza presso ciascuno dei genitori e mantenimento diretto. Ciò dovrebbe rendere più probabile l’approvazione del progetto, anche se non si sa mai, ci sono mille cose che possono intervenire.

Concludo aggiungendo che la parità di tempi di permanenza è sicuramente un bel concetto, e anche giusto, ma poi la sua realizzazione concreta si scontra con la situazione lavorativa ed occupazionale dei genitori.

Se la mamma non lavora, ad esempio, mentre il padre sì, che senso avrebbe far stare i figli 3 o 4 giorni alla settimana con la baby sitter del padre, mentre costui è al lavoro, quando potrebbero stare con la madre che è invece a casa? O anche viceversa, se vuoi. Ma è difficile trovare famiglie di separati in cui i genitori sono lavorativamente impegnati sempre per lo stesso numero di ore.

In conclusione, a me sembra che sia anche un po’ l’ennesima operazione di «marketing politico»: si buttano dei bei concetti in pasto al popolo, si raggranellano consensi e voti, poi saranno cazzi, come al solito, degli operatori, ad applicare le norme così giulivamente approvate.

E vedrai che purtroppo non mi sbaglio neanche stavolta.

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Mattarella: siamo fuori dalla democrazia.

È giusto quello che ha fatto il presidente Mattarella?

Nei giorni scorsi la casella postale del blog é stata letteralmente invasa da messaggi di gente incazzata, impaurita, indignata, dubbiosa per quello che aveva fatto Mattarella, gente che vorrebbe almeno sapere da me se il presidente ha agito in modo corretto o meno.

A volte, in casi come questi, mi sento davvero un po’ l’avvocato degli Italiani, come avrebbe voluto e forse potuto essere il collega Conte, famoso per 5 minuti come previsto da Andy Wahrol e ormai ritornato nel suo più piccolo mondo, anche perché dopo venti anni che comunico, scrivo e parlo con la gente tutti i giorni per cose giuridiche su questo blog molti in effetti fanno riferimento a me.

In realtà il diritto costituzionale é, soprattutto per quanto riguarda il funzionamento degli organi dello Stato, una materia molto al confine tra il diritto e la politica, per forza di cose.

Inoltre non so a cosa possa servire sapere cosa, secondo me, prevede il diritto e cosa ne penso io, ma visto che avete chiesto in così tanti voglio provare a spiegarvi, cercando di utilizzare il linguaggio più semplice possibile, come al solito, come stanno le cose secondo la «legge» e da giurista, oltre che fare qualche valutazione più politica.

Ma vediamo prima di tutto qual è davvero la questione, perché a mio giudizio la pressochè totalità di coloro che se ne sono occupati non l’hanno inquadrata bene nemmeno nei suoi termini di partenza, si sono concentrati sul dito senza vedere la luna.

La questione giuridica sottesa a quello che è accaduto non è se il presidente della Repubblica possa rifiutare la nomina di un ministro proposta dalla maggioranza parlamentare, ma, ancora di più, se possa, per questo o per altri motivi, di fronte ad una maggioranza parlamentare oggettivamente esistente, rifiutarsi di accoglierla e darvi corso per la formazione di un nuovo governo, nominando come presidente del consiglio una persona che non fa parte del Parlamento, non si è presentata agli elettori e che con alta probabilità non otterrà la fiducia del Parlamento, pur governando dopo il giuramento ad interim e per gli affari correnti.

Il punto è, come vedremo meglio in seguito, che se andrà avanti il governo Cottarelli e, come è molto probabile, non otterrà la fiducia, l’Italia sarà governata da un dicastero completamente scollegato dalla volontà popolare e tutto ciò per aver rifiutato la nomina di un ministro non per ragioni, ad esempio, di precedenti condanne penali, ma semplicemente per motivi di opinione, perché questo ministro aveva idee non considerate idonee.

Attenzione, sono certo che nessuno di voi crede alla favolina del «governo neutro»: un governo, una qualsiasi entità, non è mai neutra, per il solo fatto di esistere. Questo governo prenderà decisione, adotterà provvedimenti, farà decreti che non saranno affatto neutri ma basati su decisioni precise a favore di alcune cose e a sfavore di altre.

Come si vede, è una questione sia giuridica che politica e civica, che, a mio giudizio, non può che avere una risposta chiarissima ed univoca, nonostante tutto.

Ma procediamo con ordine.

La costituzione più bella del mondo?

Parliamo innanzitutto della costituzione e del diritto in generale.

Intanto, la costituzione italiana non è affatto la «costituzione più bella del mondo» come qualcuno ha un po’ troppo giulivamente voluto affermare.

É un testo, tutto al contrario, decisamente molto sopravvalutato, che contiene norme abbastanza ambigue, anche nella parte sui principi fondamentali, perché frutto di un compromesso tra forze politiche dalle visioni opposte.

Pensiamo solo alla definizione di «repubblica democratica fondata sul lavoro» che sembra più il manifesto fondante di una delle vecchie repubbliche socialiste dell’est europeo sotto influenza sovietica che una definizione adatta all’Italia reale, che non è mai stata socialista ed oggi si presenta, tutto al contrario, in avanzato stato di globalizzazione e, dunque, di capitalismo e consumismo piuttosto selvaggi, che hanno preso il posto della nostra tradizionale civiltà agricola e cattolica.

Un’altra cosa divertente della costituzione è che tutti si sbracciano a dire che l’Italia é uno stato laico, ma l’Italia non lo è affatto – su questo sfido chiunque a dimostrare il contrario – perché lo stato laico è quello che tratta tutte le confessioni religiose allo stesso modo, mentre la legge fondamentale italiana, la costituzione di cui stiamo parlando, tratta diversamente la confessione cattolica, da un lato, e tutte le altre, dall’altro.

Un’altra enorme lacuna della costituzione più bella del mondo riguarda i partiti, che erano la realtà politica più importante all’epoca in cui la carta venne compilata ma a cui è dedicato solo un breve cenno, per confermarne pleonasticamente la legittimità, ad eccezione di quello fascista – anche questa è una incongruenza dal momento che un partito per l’instaurazione della sharia (a proposito, leggete Soumission di Houellebecq), per lo stato feudale, per la ruralizzazione dell’Italia e chi più ne ha più ne metta sarebbero perfettamente legittimi, anche se magari politicamente deteriori rispetto a quello fascista (che peraltro, in qualche forma, esiste o è esistito in passato).

Questi sono solo alcuni esempi, tanto per far capire.

La prima cosa da fare per comprendere la costituzione é prenderla per quella che è, un testo di compromesso con gravi lacune.

É vero, grazie alla costituzione sono stati fatti tanti passi in avanti, specialmente tramite la mannaia della corte costituzionale, però onestamente bisogna smettere di idolatrarla come se fosse il «Libro» che contiene la soluzione a tutti i possibili problemi.

Come dico spesso, la mia unica costituzione é il Vangelo di Luca, un testo ben più alto e, dei due, oggigiorno sottovalutato, ma che parla, con termini eterni, del vero cuore dell’uomo, raccontando la vita di un grande Maestro, di cui riesce a trasmetterci valori e insegnamenti, come un testo compilato da una commissione di politici e burocrati non potrebbe mai fare.

Ma c’è di più.

La costituzione resta comunque un testo giuridico, un testo dunque di diritto, un ammasso di regole e norme con cui si vorrebbero risolvere problemi, ma che, come strumento, mi riferisco al «diritto» presenta dei gravi limiti, di cui ho parlato in un altro post, al quale rimando.

Uno di questi limiti del diritto é che chi lo scrive non può prevedere tutte le ipotesi che si verificheranno nella pratica, inoltre soggiace comunque ai limiti propri del linguaggio, di talché non esiste diritto che possa essere applicato senza un passaggio interpretativo o ricostruttivo.

L’ideale illuministico dei giudici bouche de la loi é appunto una utopia: il diritto non è una macchina o un sistema meccanico, le leggi scritte devono sempre essere interpretate correttamente e calate nel caso concreto cui devono essere applicate.

Chi può interpretare la legge?

Una cosa molto importante da capire, parlando seriamente, è che, se non hai compiuto importanti e lunghi studi di diritto, é molto difficile che tu possa leggere e interpretare adeguatamente un testo giuridico.

Molte parti del codice civile e della costituzione sono oscure per gli stessi avvocati.

Per poter “leggere” in modo corretto un articolo di un qualsiasi testo normativo occorre una preparazione di fondo vasta e sistematica che consenta di contestualizzare e riempire del significato corretto quello che si sta leggendo ed apprezzando.

Se tu, senza questa preparazione alle spalle, tenti di dare comunque una tua lettura, sei ad alto rischio di errore, come se io andassi su PubMed per cercare di capire adeguatamente uno studio medico senza quella preparazione sistematica di base che ha chi ha compiuto studi poliennali di medicina o biologia.

Per questo motivo, é in buona parte necessario fidarsi dei giuristi, che però non sempre sono in buona fede, quindi anche qui bisogna cercare di capire chi fornisce interpretazioni oneste e sensate da chi invece ne fornisce di comodo o interessate.

Cosa dicono, a riguardo, i costituzionalisti?

In realtà, l’ipotesi è nuova, per quello che ho cennato prima, perché qui, sulla scorta della mancata accettazione di un ministro, è stato abortito un governo dotato di maggioranza politica a favore di uno che ne era sfornito.

Sull’art. 92 – lo hai visto in questi giorni – ogni costituzionalista ha opinioni diverse, ma questo è normale perché si tratta sempre di una norma giuridica. Secondo alcuni, il presidente della Repubblica non ha poteri di intervento sui nomi indicati dal presidente del consiglio incaricato, secondo altri il presidente avrebbe più margine. Però nessuno di questi costituzionalisti ha mai visto una situazione come quella dei giorni scorsi.

Sul fatto specifico di Mattarella, si è pronunciato, in un video, un giurista, esperto di diritto pubblico ma anche di altre discipline, che personalmente stimo molto e di cui inserisco di seguito il contributo. Si tratta di Mauro Scardovelli.

https://www.youtube.com/watch?v=bx41RlNQ3

 

Ma cosa dice in realtà l’art. 92.

Su queste premesse, proviamo a leggere le disposizioni applicabili e la vicenda che ci interessa.

Secondo l’art. 92 della Costituzione, sulla formazione del ministero, «il Governo della Repubblica è composto del Presidente del Consiglio e dei Ministri, che costituiscono insieme il Consiglio dei Ministri. Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei Ministri e, su proposta di questo, i Ministri».

Come si vede, è un testo piuttosto laconico, che va integrato mediante interpretazione.

Il presidente della Repubblica può, dunque, rifiutarsi di nominare un ministro indicato dal Presidente del Consiglio incaricato e ciò sino a far fallire il tentativo di formare un governo sorretto da una maggioranza parlamentare esistente, per poi conferire incarico ad un soggetto privo di qualsiasi legittimazione politica e cioè di una maggioranza parlamentare e quindi di collegamento con la volontà popolare?

Per me, assolutamente no.

L’eventuale Governo nominato dal Presidente della Repubblica, dovrà comunque infatti avere la fiducia delle due camere (art. 94 Costituzione), dal momento che è solo il Parlamento che è rappresentativo del popolo, in quanto ne contiene – almeno in teoria – i rappresentanti.

Il Governo deve avere la fiducia non del Presidente della Repubblica ma del Parlamento.

Parlamento che, seppur con una legge elettorale penosa è espressione della sovranità del popolo (art. 1 costituzione) espressa nel voto (art. 48 costituzione) attraverso i partiti (art. 49 costituzione).

Il presidente della Repubblica, in Italia, è eletto dal Parlamento in seduta comune, non dal popolo.

Coerentemente con questo, si dice giustamente che l’Italia non è una repubblica presidenziale, come è ad esempio la Francia, dove il presidente è eletto direttamente dal popolo, ma una repubblica parlamentare.

Il presidente della Repubblica in realtà ha davvero poco collegamento con il popolo, è più un fiduciario o mediatore dei partiti che lo hanno eletto.

Durando in carica sette anni, spesso è il fiduciario di partiti diversi da quelli con cui si trova ad operare, esattamente come è avvenuto in questo caso.

I «costituzionalisti di facebook» ricordano che anche altri presidenti, in passato, hanno rifiutato nomi di alcuni ministri, ma il caso di gestito da Mattarella é completamente diverso.

Nei casi citati, le osservazioni del capo dello Stato erano state, in tutte le ipotesi, accettate: la maggioranza politica aveva deciso cioè di cambiare il nome del ministro accogliendo le indicazioni del presidente.

Se, invece, la maggioranza politica, anche di fronte ai dubbi e alle osservazioni del presidente, insiste, il capo dello Stato a mio giudizio può solo prenderne atto e procedere alla nomina, non può certo far fallire un governo sorretto dalla maggioranza del Parlamento, tanto più per dare luogo ad un governo che non ha la maggioranza ed è di conseguenza completamente delegittimato ad assumere qualsiasi provvedimento perché scollegato dalla volontà popolare.

Funziona un po’ come con il potere di rinvio di una legge alle Camere. Il Presidente può rinviarla, ma se la maggioranza la riapprova così com’è, identica, dopo é comunque obbligato a promulgarla.

Il presidente della Repubblica non è eletto dal popolo, ma solo dal Parlamento in seduta comune, cioè dai rappresentanti del popolo. Il collegamento del presidente con la volontà popolare è molto più sfilacciato di quello, già labile, che c’è coi parlamentari. Molto spesso il presidente é più un garante o mediatore dei partiti piuttosto che dei cittadini.

Presidente di chi?

Per capire di chi ha fatto gli interessi, di fatto, Mattarella, basta pensare a chi lo ha eletto a suo tempo, cioè la maggioranza composta da PD e Forza Italia, e leggere i tweet infarciti di orgoglio e soddisfazione di noti esponenti del partito democratico.

In realtà c’è poco da essere soddisfatti.

Il contratto di governo giuridicamente era di certo una boiata, ma era altrettanto certamente valido come programma: era un programma di governo, concordato dalla maggioranza parlamentare.

Se questo programma fosse valido o meno, nella sostanza, non spettava valutarlo ad altri che agli elettori alla prossima tornata elettorale, era comunque il programma formato dai partiti più votati dal popolo.

Fuori dalla democrazia

L’impeachment non esiste nella costituzione italiana. Esiste la messa in stato di accusa prevista dall’art. 90 della costituzione, un istituto che in Italia non è mai stato applicato fino in fondo: in un caso è stato respinto in fase preliminare (lo avevano chiesto i 5 Stelle contro Napolitano), in altri due bloccato dalle precedenti dimissioni dei presidenti Leone e Cossiga.

Al momento, la gravità di quello che ha fatto Mattarella non si può ancora valutare compiutamente, perché bisogna vedere se il governo che sta formando otterrà o meno la fiducia delle Camere.

Se, come probabile, non la otterrà, ebbene io credo che quello che ha fatto il presidente sia piuttosto grave, perché ha messo a governare l’Italia un dicastero completamente delegittimato al posto di un governo che invece godeva di una maggioranza parlamentare, cosa che a mio modo di vedere non avrebbe in alcun modo potuto fare.

Il punto finale e fondamentale di tutto il discorso, anche se se ne sta parlando poco, è che il governo Cottarelli, anche senza fiducia, prenderà, sino a che non ci saranno nuove elezioni ed un eventuale nuovo governo, dei provvedimenti aventi valore vincolante per gli Italiani.

Farà norme giuridiche e atti amministrativi che saranno obbligatori per gli Italiani, ma questo senza alcun collegamento con la volontà popolare e il voto di marzo.

Qui siamo senza dubbio completamente fuori dalla democrazia, anche da quel minimo sindacale che abbiamo sempre avuto in Italia.

Anche gente come Monti, Letta, lo stesso Renzi sono stati tirati fuori dal cappello a cilindro della politica, e in realtà rappresentavano poco più che loro stessi, ma comunque era gente che godeva di una maggioranza parlamentare, nel senso che i loro governi sono stati sempre votati dalle camere, le camere avevano dato loro la fiducia.

Se, invece, avremo questo aborto di Governo, un governo letteralmente nato morto, uno zombie che tuttavia governerà, senza fiducia delle Camere, per me la messa in stato di accusa di Mattarella giuridicamente ci sta tutta, perché è stato compiuto un atto che il presidente non avrebbe potuto adottare.

Semplificando.

Si possono non stimare Salvini o Di Maio, ma sono persone che ci hanno messo la faccia, hanno presentato dei programmi, hanno fatto campagna elettorale e hanno preso milioni di voti.

Cottarelli, per contro, onestamente chi è? Lui insieme alla lista di ministri che stanno compilando insieme a Mattarella.

Sono burocrati, magari brave persone, magari faranno pure bene quello che faranno, ma rappresentano davvero solo loro stessi.

Per quale motivo dovremmo essere governati da questa gente?

Soprattutto, per quale motivo andare a votare, spendendo milioni di euro, se poi il governo voluto dagli elettori deve essere rigettato e sostituito da un circolo di burocrati che non gode della fiducia del Parlamento e non ha nessun collegamento con il popolo?

Magari è gente che può fare un buon lavoro, forse anche migliore di quello che avrebbero fatto i ministri del governo giallo verde, allora a questo punto riformiamo la costituzione, torniamo alla dittatura e almeno non spendiamo soldi per fare inutili elezioni.

Con i soldi risparmiati potremo magari corrompere gli amministratori delle società di rating 😉

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Categorie
cultura diritto

Mantenimento figli dallo Stato: l’avete visto?

Fake news

Il 7 gennaio 2016 ti scrivevo, in questo post che ti invito a rileggere attentamente, che la nuova legge sul matenimento dei figli pagato dallo Stato in caso di genitore inadempiente era pura fuffa.

Oggi, dopo un anno e mezzo, si conferma che purtroppo anche questa volta ho avuto completamente ragione e ci avevo visto giusto sin dall’inizio.

Quello che va sottolineato non è però tanto questo, ma il fatto che allora fui l’unico a scrivere come stavano davvero le cose.

E non capisco come l’informazione giuridica nel nostro Paese possa versare in una situazione così tragica.

Qui fanno cilecca innanzituto le testate generaliste come Repubblica e Corriere, dove comunque dovrebbero avere i mezzi per assoldare redattori in grado di «leggere» adeguatamente le riforme normative e dare una informazione corretta ai loro lettori, ma dove ciò purtroppo non avviene.

Fanno poi cilecca anche i blog giuridici – tutti tranne questo, e questa è la cosa che fa più piangere, perché la rivoluzione dei blog ha senso solo se, tramite il blogging, la gente può avere accesso ad informazioni che nel giornalismo tradizionale non poteva riuscire a trovare, informazioni preziose, vere, importanti – strumenti che ti mettono in grado di capire davvero la realtà, non farti fregare, non subire fregature, false illusioni, assurdità.

Anche oggi, a distanza di tempo da quella falsa riforma, nessuno dice nulla, tutti fanno finta di niente.

Solo questo blog torna a parlare di questa vicenda, non solo per confermare che la riforma non è mai partita, come anche un bambino avrebbe potuto capire allora, ma per denunciare di nuovo la scarsa qualità dell’informazione giuridica in Italia.

Capisci in che situazione ci troviamo?

Il governo, sia esso presieduto da Renzi, come allora, da Gentiloni, come oggi, o chissà da chi un domani, vara leggi che sono vere e proprie prese in giro.

Tutti i giornali, tutti i blog ne parlano come se fossero cose serie – provate ad aprire i link che ho messo nel post precedente, provate a fare una ricerca su google a riguardo.

L’unico che di fronte a queste stronzate spacciate per cose serie ha la capacità di dire che il re è nudo sono sempre solo io.

Ma questo non va bene perché questo è un blog solo e, per quanta diffusione e seguito possa avere, non sarà mai abbastanza per evitare che la maggior parte della gente riceva cattiva informazione, vera e propria disinformazione, rimanga cullata in una ignoranza dalla quale può ricevere solo danni.

Al di là del caso specifico di questa riforma ridicola, sono in gioco cose più grandi, che attengono alla stessa utilità della rete internet come strumento di conoscenza e di crescita.

Ogni grande mezzo tecnologico – radio, televisione, telefono – quando è stato introdotto avrebbe potuto comportare progressi notevoli, ma in realtà è stato spesso piegato ad esigenze politiche: per rendersene conto basta guardare un qualsiasi ignobile telegiornale italiano per vedere come i fatti davvero importanti siano relegati in secondo o terzo piano dopo le insulse e mortalmente noiose dichiarazioni dei politici di turno.

Ma così si finisce per innestare nella testa della gente idee e notizie prive di senso, con i bei risultati che sono sotto agli occhi di tutti.

Cerca di dare un senso a internet, ai blog, ai social network.

Segui e condividi la roba che vale davvero.

Le notizie del governo, di Corriere, di Repubblica, di molti blog giuridici sono le vere fake news.

Evviva noi.