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Tutti i cuori scassati del mondo e il mio.

I miei auguri di avvocato divorzista e counselor oggi vanno a tutti quelli che non sono stati perdonati per il grave ed esiziale errore di aver amato davvero.

Quelli che vedo tutti i giorni ormai da trent’anni, persone che hanno perso per sempre la capacità di amare, proprio per averlo fatto troppo, troppo poco, male, bene, troppo bene o al momento sbagliato, insomma senza neanche aver capito cos’hanno poi sbagliato.

Non fate gli spavaldi, però.

Se ci crederete troppo, di essere diventati invincibili, la vita vi farà cadere di nuovo, perché noi uomini, grazie a Dio, siamo stupidi e senza stupidità non potremmo mai amare davvero nessuno.

E ricordatevi pur sempre che, in fondo, meglio il cuore rotto nel petto che il q-lo nei pantaloni.

Engioi!

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riflessioni

Ma gli avvocati ci sono o ci fanno?

Se quello che faccio per te come avvocato nella conduzione della tua pratica, cercando di risolvere il tuo problema legale, ti sembra stupido, non ti preoccupare: ci sono molteplici ragioni per cui ciò può accadere.

Leggi con attenzione e interiorizza il post di oggi, ti potrà essere molto utile nella trattazione dei problemi legali e nel lavoro che farai con un avvocato.

Una fa capo al fatto che, mentre tu conosci molto bene il tuo problema e io necessariamente meno di te, sempre io mi occupo però di problemi legali da trent’anni; dall’esperienza accumulata trattando i problemi degli altri, oltre che continuando a studiare, ho tratto una professionalità via via maggiore e una specie di intuito, che Peter Parker potrebbe chiamare «senso di avvocato», su come é più opportuno trattare i problemi legali.

Tu, dunque, non hai la mia esperienza, ma conosci benissimo il tuo problema. Io non conosco il tuo problema bene come te, ma ho l’esperienza.

É solo dall’incontro tra le nostre rispettive capacità che nasce il modo migliore di trattare il problema che ti affligge.

A questo riguardo, quello che devi sapere tu é che la tua conoscenza é molto limitata e circoscritta e non va al di là del tuo problema, quando invece oltre ad esso c’è un intero mondo da conoscere, perché quel mondo é rilevante per il tuo problema.

Può darsi che la cosa che ti propongo di fare e che a te sembra stupida sia suggerita, opportunamente, dalla mia esperienza.

Un’altra ipotesi in cui quello che ti propongo di fare ti può sembrare inutile o ozioso é quella in cui l’ipotesi operativa é quella di instaurare una trattativa, anche minima, con le altre parti interessate o le controparti.

Anche qui il problema é che tu hai come orizzonte solo il tuo problema e i suoi protagonisti, mentre io penso sempre a quello che può venire dopo e, ad esempio, posso ipotizzare di scrivere lettere o fare altre iniziative non solo per la controparte, ma anche per il magistrato che si occuperà della materia una volta che le cose, sfortunatamente, dovessero andare male.

Un errore che non devi mai fare é pretendere di tenere tutto sotto controllo, perché ti mancano gli strumenti cognitivi ed esperienziali per farlo, a meno che tu non sia un avvocato con almeno vent’anni di esperienza.

Non potrai mai avere tutto chiaro, ci saranno sempre degli aspetti poco comprensibili in cui potrai solo scegliere di fidarti di me.

Per questo il rapporto fiduciario é fondamentale nella relazione tra cliente ed avvocato.

Sulla base di questo, poi le cose funzionano molto meglio se ognuno dispone della consapevolezza del tipo e dei limiti del contributo che può fornire alla strategia di trattazione della pratica.

Il tuo contributo é fornirmi la descrizione migliore del tuo problema e, se del caso, le «celebri» prove a sostegno della narrazione del medesimo.

Il mio é quello di partire da lì e fare tutto il resto.

Se si rimane in questa semplicità, le chances di risolvere i problemi legali diventano estremamente più alte.

Rock n’ roll!


Se vuoi incaricarmi di trattare un problema legale, chiama ora lo studio al numero 059 761926 e prenota il tuo primo appuntamento, concordando giorno ed ora con la mia assistente.

Puoi anche acquistare online direttamente da qui: in questo caso, sarà poi lei a chiamarti per concordare giorno ed ora della nostra prima riunione sul tuo caso; a questo link, puoi anche visualizzare il costo.

Naturalmente, se vivi e lavori lontano dalla sede dello studio – che è qui, a Vignola, provincia di Modena, in Emilia – questo primo appuntamento potrà tranquillamente avvenire tramite uno dei sistemi di videoconferenza disponibili, o persino tramite telefono, se lo preferisci; ormai più della metà dei miei appuntamenti quotidiani sono videocall.

Guarda questo video per sapere meglio come funzionerebbe il lavoro con me.


Ti lascio adesso alcuni consigli e indicazioni finali che, a prescindere dal problema di oggi, ti possono sempre essere utili.

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5 cose in comune tra avvocati e tr013.

1) La domanda che si sentono rivolgere più di frequente é «quanto vuoi?»

2) Durante il tempo in cui sei con loro, tu sei tutto per loro, ma dopo, una volta che sei andato via, non ti conoscono più.

3) Tutti, quando vanno da loro, si sfogano.

4) Entrambi ti ascoltano.

5) Quando vai via da loro, sei alleggerito, confortato e i tuoi problemi sembrano meno pesanti di prima.

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10 cose sull’accettazione dell’eredità.

1) L’accettazione dell’eredità é necessaria per diventare erede: prima di essa si è solo chiamati ad una successione, ma non si è ancora eredi.

2) Non è necessaria la rinuncia all’eredità per non essere erede, piuttosto é il contrario: per diventare erede deve esserci
un’accettazione.

3) L’accettazione può essere di due tipi: espressa o tacita.

4) L’accettazione espressa si ha quando si dichiara appunto
esplicitamente di accettare l’eredità, ad esempio in occasione della pubblicazione del testamento da parte del notaio.

5) L’accettazione tacita invece avviene in modo implicito quando chi é stato chiamato all’eredità fa una cosa che presuppone
necessariamente la sua volontà di accettare.

6) Presentare la denuncia di successione generalmente non comporta accettazione tacita dell’eredità, mentre la comporta, ad esempio, vendere un bene facente parte dell’asse.

7) Bisogna stare attenti ad accettare, in qualsiasi modo, un’eredità, perché al suo interno potrebbero esserci più debiti da pagare che sostanze e in questo caso l’erede é tenuto a pagare.

8) I debiti possono essere anche fideiussioni o obblighi di garanzia, quindi anche l’eredità di un pensionato può essere a rischio, se il defunto ha messo una firma per garanzia magari di un figlio o del coniuge.

9) Prima della morte di una persona, la sua eredità, che non esiste ancora come tale, non può essere né accettata, né rinunciata, né altrimenti resa oggetto di contratti: tutte queste operazioni, se realizzate, sono nulle per legge (divieto dei patti successori).

10) Quando devi valutare il da farsi in relazione ad un eredità, fai sempre un lavoro di approfondimento a riguardo con un bravo avvocato.

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8 cose sulle eredità… non ancora aperte.

1) Una eredità si apre solo al momento della morte della persona della cui successione si tratta.

2) Prima della morte, e quindi dell’apertura della successione, i potenziali eredi non hanno alcun diritto sui beni, ad esempio, del loro ascendente.

3) La posizione di chi potrebbe essere, in caso di decesso, chiamato ad una eredità é di semplice aspettativa.

4) Questo significa che finché una persona é in vita può spendere come e quanto vuole i suoi soldi, gli eredi avranno solo quello che eventualmente sarà rimasto al momento della morte.

5) Dunque chi é tendenzialmente destinato a diventare erede di una persona non può in alcun modo sindacare come e quanto quella persona spenda i propri soldi.

6) Finché una successione non è aperta, non si può in alcun modo fare dei contratti su di essa: non ci si può obbligare ad accettarla, né a rinunciarla, né si possono fare altri accordi sui beni che un domani dovrebbero farne parte.

7) In Italia infatti c’è il divieto dei patti successori: gli accordi su una successione non ancora aperta sono nulli.

8) Nel caso in cui un genitore o un altro ascendente o parente perda, in tutto o in parte, la capacità di intendere e di volere e si teme che dilapidi il suo patrimonio, la soluzione da valutare é quella dell’ amministrazione di sostegno.

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5 differenze tra separazione consensuale e giudiziale.

1) La separazione consensuale costa molto meno della giudiziale, sino ad un decimo, a volte anche oltre.

2) La consensuale si fa immediatamente o, tutt’al più, di solito in qualche mese, mentre la giudiziale dura diversi anni.

3) La separazione giudiziale può essere molto più traumatica per i tuoi figli, che possono essere sentiti in tribunale o assoggettati a CTU cioè consulenza tecnica d’ufficio da parte di uno psichiatra.

4) La consensuale di solito, dopo la sua conclusione, viene molto di più rispettata dagli ex coniugi, mentre nella giudiziale il conflitto é sempre più alto e tutto diventa più difficile.

5) Per fare la giudiziale é necessario andare in tribunale, mentre la consensuale si fa in studio dall’avvocato o anche in videoconferenza.

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Gli abusi di facebook.

Sono tornato attivo ieri su quel social dopo sei giorni di sospensione per motivi demenziali, un mio post assolutamente innocente é stato considerato incitamento all’odio dall’algoritmo.

In passato ho già subito provvedimenti del tutto senza senso del genere, stavolta tuttavia ho deciso di aprire una vertenza nei confronti di Facebook Ireland, società responsabile della piattaforma per il nostro paese.

Siamo arrivati su queste piattaforme social un po’ tutti per gioco, in seguito tuttavia hanno assunto importanza notevole per noi e per tutti i soggetti che sono in relazione con noi, sia per motivi personali che professionali, comportando un canale di occasioni di lavoro di rilievo specialmente per noi professionisti e autonomi.

La cosa davvero inammissibile é rimanere vittima di interventi di moderazione di questo genere senza la possibilità di richiede l’intervento di un umano: non esiste alcuna possibilità di ricorso.

Così l’utente, la sua vita di relazione e quella professionale vengono lasciate completamente in balia di macchine stupide programmate da umani ancora più cretini.

Come ho spiegato nei giorni scorsi sul blog, non è affatto impossibile mettere il sale sulla coda a facebook. Le cose sono cambiate e ci sono già le prime sentenze, i primi provvedimenti favorevoli agli utenti.

Per questi motivi ho deciso, in collaborazione con il mio collega Michele Peri, di aprire una vertenza, vedremo come andrà e se andrà come spero potrà essere qualcosa che apre più di una speranza per tutti coloro che sono danneggiati dagli abusi dell’algoritmo di facebook e altri reti sociali.

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La giustizia civile nelle elezioni.

Tra poco si vota. Hai sentito qualche candidato parlare dei problemi della giustizia civile per caso?

Io no.

É così ormai da decenni, il sistema giudiziario civile é in una situazione definibile come «oltre lo sfascio», con poche e
circoscritte cose che funzionano ancora in modo accettabile, e grazie all’impegno e all’abnegazione degli operatori, ma la materia non ha appeal, non presenta quello smalto che renda interessante il parlarne, così si finisce per non discuterne mai.

Perché accade questo?

Semplicemente perché il comune cittadino si accorge, ad esempio, delle soppressioni degli uffici giudiziari quando, sempre ad esempio, prende una multa e scopre che, mentre prima poteva portarla al giudice di pace della sua città, ora deve fare 50 chilometri, se la vuole impugnare.

Oppure quando deve separarsi, recuperare un credito e così via.

In quei casi, il celebre cittadino comune si incazza, bestemmia, gli amici ridono, lui si sobbarca la fatica, oppure più spesso rinuncia, e la cosa muore lì. Pochi giorni dopo non se ne parla più, è tutto dimenticato.

Anche questa volta la giustizia civile é la grande assente del dibattito politico, anche in un contesto in cui la classe politica non si fa alcuno scrupolo a parlare di cose irrealizzabili, con promesse che verranno accantonate subito dopo l’inizio della nuova legislatura.

Si promette l’abolizione dell’IVA su pane e pasta, ma dell’efficienza del servizio giudiziario non si fa alcuna menzione, perché agli utenti interessa solo ed esclusivamente quando colpisce loro e per quei pochi giorni in cui lo fa, mentre la pasta la mangiano tutti i giorni.

C’è una lezione per tutti in queste considerazioni, sia cittadini che classe dirigente.

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5 cose sulla riconciliazione tra i coniugi.

1) Dopo la separazione, i coniugi possono riconciliarsi, decidendo di tornare a vivere insieme da marito e moglie.

2) In questi casi, si deve fare una apposita pratica presso l’ufficio di stato civile del comune.

3) La pratica è sostanzialmente gratuita e non richiede la
partecipazione di un avvocato, visto il favore della legge per la famiglia.

4) La riconciliazione annulla la separazione e dunque impedisce di richiedere il divorzio, determinando la revivescenza di tutti gli obblighi tra i coniugi.

5) Dopo il divorzio invece non si può più fare nessuna riconciliazione e gli ex coniugi, se vogliono rimettersi insieme anche ufficialmente, devono sposarsi di nuovo.

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Carta irricevibile.

«le domande inviate al curatore in formato cartaceo, anziché digitale, non saranno esaminate in quanto il ricorso che le contiene è irricevibile»

Leggo questa disposizione in una lettera inviata dal curatore ai creditori di un fallimento e mi vengono alla mente alcune immagini e riflessioni.

Il processo di digitalizzazione della giustizia è ormai andato molto avanti, tanto avanti che la beneamata carta ormai non viene più nemmeno accettata, se non in casi eccezionali o residuali.

Il sistema giudiziario ormai mastica solo bit.

Per oltre un decennio, mi sono trovato a spiegare ai miei clienti che il mondo della pratica legale era un mondo «fatto di carta», che possiede sue logiche burocratiche che non così di rado deviano da quelle comuni e dalla realtà delle cose, senza che su tale discrepanza si possa fare poi granchè.

Ora non mi rimane nemmeno più questa considerazione da fare, dovrò necessariamente dire, se vorrò essere aderente alla realtà, che si tratta di un mondo di bit, di zero e uno – cosa a seguito della quale i signori assistiti mi guarderanno ancora più interdetti di quanto già non facessero prima.

Mi ricordo anche di un collega avvocato che, una quindicina d’anni fa, quando si parlava delle allora opportunità offerte dalla digitalizzazione, dichiarò che lui si sarebbe sempre più ancorato a «questa», dove «questa» era una bella penna stilografica che, nel momento della dichiarazione, ebbe cura di alzare sempre più in alto, avvicinandola a sé, proprio come si sarebbe fatto con un vessillo, icona e contenitore di tutti i propri valori, rimirandola ed ostentandola con genuina soddisfazione.

Posso solo immaginare le bestemmie che ha dovuto tirare negli anni successivi di fronte alla sempre più incalzante digitalizzazione e ai sistemi che spesso nemmeno funzionavano.

Che cosa concluderne, comunque?

Non molto, in fondo.

Carta o bit, alla fine, sono modelli organizzativi: come tali, sono vincenti o perdenti a seconda della situazione che ci si trova a dover affrontare.

La digitalizzazione offre vantaggi innegabili, di cui magari ti parlerò in un post a parte, ma se ad esempio si concretizzassero le minacce di cracking informatici e molti terminali diventassero inservibili? Abbiamo visto diverse volte come specialmente i sistemi informatici della pubblica amministrazione siano sguarniti di adeguata sicurezza. Se, inoltre, la crisi energetica imponesse razionamenti anche nell’utilizzo e nella gestione delle apparecchiature informatiche? In questi scenari, molti, con giusta ragione,
tornerebbero a rimpiangere la celebre carta.

Per contro, anche la carta presenta i suoi svantaggi. Proprio in questi giorni ad esempio sto lavorando, i.e. ammattendo, sul recupero di una sentenza di separazione che è stata smarrita da tutti: entrambi i coniugi, precedente difensore, cancelleria del tribunale. Il documento non si trova da nessuna parte. Un po’ di digitalizzazione, anche solo come copia di riserva, avrebbe aiutato.

Come professionista, resta il fatto che devi lavorare sempre con ciò che passa il convento e secondo le sue logiche, senza affezionarti ad un sistema piuttosto che ad un altro, perché devi sempre essere in grado di produrre un risultato utile a prescindere dall’ambiente in cui ti trovi ad operare.

Torno a scrivere il mio ricorso fatto di bit.

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