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Pedofilia: come difendersi.

La mia intervista a «Il Bello di dirsele» del 5 maggio 2021 – giornata internazionale contro la pedofilia – sul tema della difesa dei più piccoli da questi gravi reati, che oggi sono resi più facili dalla diffusione dei social network.

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No pene in chat – nuovo servizio!

Oggi lanciamo, in anteprima mondiale, un nuovo servizio di assistenza legale e counseling per la difesa, a tutto tondo, delle donne che ricevono peni in chat.

Un vero e proprio scudo anti pene.

La tentazione del maschio di imporre il proprio fallo a quante più femmine possibile è sempre stata dilagante, ma oggigiorno, grazie alla diffusione delle reti sociali, è divenuta addirittura incontenibile.

Diventa infatti estremamente agevole per qualsiasi malintenzionato raggiungere la casella di messaggistica di una qualsiasi donna, per spedire la foto del proprio pene – senza nemmeno considerare che, come è stato giustamente sottolineato, non tutti i peni sono fotogenici.

Ma come funziona più in dettaglio?

Come avvocati particolarmente attenti alla condizione femminile, e alla dignità della donna in particolare, ci siamo posti la domanda su come sarebbe stato meglio procedere per configurare un servizio di vera tutela per le frequentatrici dei social.

Ci è apparso subito evidente come per problematiche di questo genere fosse necessario un approccio di tipo interdisciplinare.

Abbiamo così costituito una piccola squadra di professionisti di pronto intervento, in grado di scattare immediatamente nel momento in cui una donna riceve una foto di pene in chat.

Ad esempio, c’è naturalmente un avvocato in grado di inviare la richiesta danni all’autore della prodezza e di presentare le denunce presso le autorità, c’è un investigatore nel caso in cui sia necessario risalire all’identità dell’aggressore, c’è un counselor per poter fornire immediatamente un adeguato supporto spirituale alla donna rimasta vittima di gesti del genere.

La donna che avrà sottoscritto il nostro servizio verrà munita di un apposito badge da esporre in tutti i propri profili sociali, e in tutte le proprie fotografie pubblicate sui social, recante la dicitura «no pene in chat» in modo da rendere esplicito il diniego all’invio della foto di un pene in chat e da far conoscere ed eventuali malintenzionati che la sua casella postale è protetta dal nostro servizio multidisciplinare.

Ma non è finita qui.

Noi infatti siamo anche proattivi. I nostri ingegneri sociali infatti hanno predisposto un apposito software per la catalogazione di tutti i peni che verranno ricevuti dalle nostre clienti, in modo da creare man mano e col tempo, grazie alla collaborazione sociale, un vero e proprio database di foto di peni, in grado di consentire più facilmente la individuazione dei responsabili degli illeciti, tramite apposite utilities di riconoscimento automatico e controllo incrociato dei peni.

Per quanto riguarda la tariffazione, abbiamo pensato ad una modica cifra annuale a forfait; in questo modo le nostre clienti, con una spesa contenuta, potranno godere della sicurezza di aprire la propria casella postale senza ricevere brutte sorprese.

Presto creeremo la pagina prodotto nello store del nostro sito.

Se sei interessata a sottoscrivere l’abbonamento al servizio no pene in chat, mandaci nel frattempo una richiesta tramite il modulo di contatto.

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Facebook: finalmente costretto a dare i dati degli utenti.

Una novità molto importante per tutti coloro che rimangono vittima di profili e pagine gestite da persone che si nascondono dietro il loro anonimato. 

Il Garante della Protezione dei dati personali – con il provvedimento dell’11 febbraio 2016, n. 56 – ha infatti per la prima volta ordinato a Facebook Ireland Ltd di comunicare, in forma intelligibile, tutti i dati relativi agli account intestati all’utente interessato. Tale provvedimento rappresenta una svolta sul tema del trattamento dei dati personali sui social network, da sempre fonte di controversie.

La vicenda trae origine da un ricorso presentato all’Autorità Garante da un noto professionista, titolare di un profilo facebook, che lamentava l’esistenza di un falso account intestato alla propria persona, per mezzo del quale venivano inviati fotomontaggi e video artefatti gravemente lesivi del proprio onore e decoro.

L’interessato precisava di aver domandato a Facebook Ireland Ltd la rimozione di quanto sopra, con contestuale richiesta di accesso ai dati riguardanti il medesimo. Tuttavia, in risposta alle proprie istanze, il ricorrente veniva informato da facebook unicamente della possibilità di accedere ai dati personali usando il Tool Download e consultando il centro assistenza per maggiori informazioni.

Il Garante della Privacy, in relazione al caso di specie, ha preliminarmente accertato il diritto applicabile, osservando quanto segue.

Il servizio di trattamento dati viene svolto in Irlanda da Facebook Ireland Ltd. Con lo scopo di rendere economicamente redditizio tale servizio, sul territorio italiano opera un’organizzazione stabile denominata Facebook Italy s.r.l., che si occupa principalmente di vendita di spazi pubblicitari on-line e di marketing.

Questa connessione inestricabile tra le attività delle due organizzazioni, consente l’applicazione del diritto italiano, anche con riferimento al trattamento dei dati personali.

Ai sensi della normativa nazionale, il ricorrente è legittimato ad accedere a tutti i dati che lo riguardano, compresi quelli inseriti e condivisi nel social network Facebook dal falso account, trattandosi di informazioni, fotografie e contenuti che si riferiscono alla sua persona.

Di conseguenza, alla luce di tutto quanto sopra esposto, il Garante ha ordinato al social network di comunicare, in modo chiaro, al ricorrente tutti i dati che lo riguardano relativi ai profili Facebook aperti a suo nome; gli estremi identificativi del titolare e del responsabile, nonché i soggetti o le categorie di soggetti cui i dati sono stati comunicati o che possono venirne a conoscenza, entro e non oltre trenta giorni.

Inoltre è stato intimato alla società di non effettuare alcun ulteriore trattamento dei dati riferiti all’interessato, inseriti dal falso account, con conservazione di quelli finora trattati ai fini della eventuale acquisizione da parte dell’autorità giudiziaria.

In conclusione, da oggi, nel caso si ravvisi la presenza di un falso account sul social network derivante dal furto della propria identità, è possibile ottenere tutti i dati ad esso correlati rivolgendosi direttamente a Facebook Ireland Ltd, ai sensi della normativa italiana sulla privacy.

Invece, nel caso in cui gli illeciti siano perpetrati mediante un falso account intestato ad una persona inesistente o sconosciuta, l’ingegneria sociale rappresenta ancora una valida opzione al fine di identificare il colpevole.

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Facebook: cosa faccio se mi escludono da un gruppo e mi ingiuriano?

Ciò che mi è successo ha del paradossale, giorni fa mi accorgo di essere stata bloccata da un gruppo su facebook e dalla persona che lo gestiva. Io chiedendo spiegazioni mi vedo rispondere con bugiarda dall’anima schifosa. Premetto sono mesi che non parlo con questa ragazza e non ho mai avuto rapporti personali con lei. Possibile che qualcuno mi stia diffamando? Come dimostrarlo? Sono preoccupata perché le registrazioni telefoniche e o multimediali vengono usate per reati come ingiuria stalking e altri reati ma non la diffamazione. Io allora che cosa posso fare?

La prima cosa che dovresti fare è ovviamente cercare di capire meglio che cosa è successo nello specifico.

Per fare questo, direi che la cosa migliore sia fare una piccola operazione di «ingegneria sociale» fatta in casa: chiedere ad un tuo amico di iscriversi al gruppo, leggere quello che c’è scritto a tuo riguardo, vedere gli eventuali commenti e così via. È abbastanza facile farlo tecnicamente, basta usare la funzione di ricerca, azionabile sia dall’interfaccia web di facebook su desktop oppure tramite l’applicazione Groups di facebook per i dispositivi mobili.

Se ciò non dovesse funzionare, o comunque in aggiunta a ciò, una cosa che potresti fare è inviare una diffida alla persona che ti ha risposto in quel modo chiedendo ragione del suo comportamento e di non ripetere condotte ingiuriose in futuro. Questa diffida, a mio giudizio, dovrebbe essere inviata da un legale.

Per ulteriori dettagli, ti rimando alla lettura della scheda sulla diffida.

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Un anonimo mi offende su facebook: come posso denunciarlo?

sono stato diffamato su Facebook tramite messaggio privato in cui mi si accusa di non aver fatto nulla per una ragazza che ha tentato il suicidio ed è in fin di vita. Ho le copie dei messaggi che questa utente anonima (malgrado abbia provato a sollecitare Facebook per fare mettere il nome vero all’account). Inoltre vengo più volte insultato, accusato di aver ricevuto un sms da parte della ragazza (che non è mai arrivato, nonostante alla stessa desse consegnato, ma posso sentire la TIM e chiedere i tabulati). Si può fare qualcosa contro questa persona? Ho diritto al patrocinio gratuito non percependo reddito

Il problema è che per ottenere informazioni da facebook, che è gestito da una società di diritto statunitense, occorre una rogatoria internazionale, che lo Stato italiano per un fatto di questo genere non credo richiederebbe mai, trattandosi di strumenti utilizzati in caso di reati molti gravi come il terrorismo, il traffico di stupefacenti e così via.

Un’alternativa può essere utilizzare pratiche di ingegneria sociale per arrivare a conoscere l’identità di questa persona, come spieghiamo meglio nella scheda relativa, che ti invito a leggere attentamente.

Si tratta, tuttavia, di attività non coperte da patrocinio a spese dello Stato, in quanto concretamente attività stragiudiziale e che dunque dovresti pagare interamente tu.

Forse puoi provare a chiedere un preventivo ad un professionista del settore.

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L’ingegneria sociale e i casi in cui può essere utile.

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L’ingegneria sociale (un calco dall’inglese social engineering) è una forma di cracking di un sistema informatico che si realizza tramite interazione umana e non mediante software, calcoli o altre strategie che non richiedono la collaborazione di una persona.

In sostanza, consiste nell’indurre in inganno il titolare di un sistema informatico o account, convincendolo a fornire «spontaneamente» alcuni dati su se stesso o sul sistema che amministra.

Il caso tipico in cui si utilizzano le tecniche di ingegneria sociale è quello delle offese, diffamazioni o minacce di cui si rimane vittima tramite social network (solitamente facebook) o altri siti che hanno sede legale all’estero mediante un account «fantoccio» cioè intestato ad una persona che non esiste o diversa da quella che lo gestisce (socket puppeting). A volte, peraltro, gli account fasulli creati dall’offensore sono molteplici.

In questi casi, se la vittima presentasse una denuncia, le Autorità italiane per risalire al responsabile dovrebbero chiedere una rogatoria internazionale, che naturalmente per fatti di ingiuria o diffamazione non viene quasi mai praticata. Se, comunque, venisse fatta presenterebbe dei tempi spesso piuttosto lunghi.

Per questi motivi, si ricorre all’ingegneria sociale.

Chi pratica l’ingegneria sociale contatta, sempre tramite un profilo falso, l’autore delle offese, cercando di indurlo in inganno e di fargli così rivelare dati grazie ai quali poi si può riuscire a individuarlo concretamente, come ad esempio il telefono cellulare, la città di residenza e così via.

L’ingegneria sociale, quindi, è una forma di inganno che si mette in atto a fin di bene, al fine di arrivare ad individuare il responsabile di illeciti commessi a danno di persone che devono essere tutelate.

Il nostro studio collabora con un professionista che pratica l’ingegneria sociale appunto per i casi in cui è necessario utilizzare questo strumento per individuare il responsabile di un illecito.

Purtroppo i costi di un’operazione di questo genere non sono molto facilmente predeterminabili, perché dipende dal tempo e dagli interventi necessari per indurre in inganno il responsabile degli illeciti: a volte si riesce in poche ore, a volte occorrono interventi sistematici svolti addirittura per alcuni mesi. Comunque, se credete di avere bisogno di un intervento di questo tipo potete richiederci un preventivo, compilando il solito modulo e descrivendo la situazione. Naturalmente, si può sempre fare un tentativo con un primo «monte ore» e poi valutare in base ai risultati ottenuti.