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Le spese per la mensa del figlio sono ordinarie o straordinarie?

Sono un padre separato, i miei figli sono collocati presso la madre, abbiamo l’affidamento condiviso. Pago 400 euro al mese di mantenimento per ogni figlio, sono due figli, quindi 800 in totale. I miei figli frequentano la scuola a tempo pieno e mangiano alla mensa. Mia moglie vorrebbe che pagassi anche il 50% delle spese mensili di mensa, circa 60 euro. In sentenza non è previsto niente, solo che in generale le spese straordinarie sono al carico di entrambi i genitori al 50% ciascuno. Devo pagare questo rimborso? Le spese di mensa sono ordinarie o straordinarie?

Cogliamo l’occasione per fare il punto della situazione al riguardo, visto che il problema è molto diffuso nella pratica e riceviamo moltissime domande, anche nei commenti ai post già pubblicati, come questa. Prima di entrare nel merito, va specificato che tutto quanto sosterremo si applica sia ai genitori uniti da un matrimonio riconosciuto dallo Stato italiano, sia alle famiglie di fatto; quando, poi, faremo riferimento alle «soluzioni consensuali», intenderemo sia la separazione che il ricorso per divorzio congiunto al Tribunale ordinario, sia, infine, il ricorso congiunto dei genitori al Tribunale dei minorenni; quando invece parleremo di «soluzioni contenziose», il riferimento è da intendere a separazione, divorzio e procedimento al Tribunale dei minorenni di tipo giudiziale.

Vediamo, innanzitutto, cosa comprende, in teoria, il mantenimento ordinario. Secondo i giudici, il mantenimento non è limitato al solo aspetto alimentare, quindi alla prestazione del vitto, ma anche all’aspetto «abitativo, scolastico, sportivo, sanitario, sociale, all’assistenza morale e materiale, alla opportuna predisposizione – fin quando l’età dei figli lo richieda – di una stabile organizzazione domestica» (Cass. civ. Sez. I, 19/03/2002, n. 3974). Dunque, il mantenimento per cui si serva l’assegno periodico comprende una serie abbastanza vasta di cose, tra le cui rientra anche l’alimentazione. Da questo punto di vista, dunque, essendo il servizio mensa diretto a garantire l’alimentazione dei minori, si potrebbe pensare che lo stesso sia ricompreso nell’assegno mensile.

Tuttavia, la crisi della famiglia viene regolata con apposite condizioni, concordate dai genitori, nelle soluzioni consensuali, oppure con le disposizioni dei provvedimenti emessi dai giudici in quelle giudiziali. Queste condizioni o disposizioni formano il regolamento della famiglia dopo la sua rottura. In questa sede, quando si vanno a definire le spese straordinarie, si specifica quasi sempre che sono straordinarie le spese «scolastiche». Molti interpreti, dunque, essendo la mensa un servizio correlato alla frequenza scolastica ritengono che le relative spese siano da considerare straordinarie, così come tutte le altre spese scolastiche, come ad esempio l’acquisto dei libri di scuola.

Come stanno le cose? Come spesso accade, non esiste una risposta univoca e valida per tutti i casi, anche se c’è qualche sentenza a favore dell’una o dell’altra tesi è il ragionamento di base che non convince del tutto. A nostro giudizio, infatti, non è possibile stabilire in generale che spese di questo (o, probabilmente, anche altro) genere siano da considerare sempre ordinarie o straordinarie, ma il relativo inquadramento va condotto in relazione alle circostanze del caso concreto, tra cui, segnatamente, l’importo sia del contributo mensile al mantenimento sia delle spese di mensa stesse.

Vediamo più in dettaglio i termini della questione.

Facciamo, però, prima un passo indietro, andando a vedere la natura e lo scopo della previsione del rimborso delle spese straordinarie. Secondo l’art. 30, comma 1°, Cost., «E’ dovere e diritto dei genitori mantenere istruire ed educare i figli, anche se nati fuori del matrimonio». Questa disposizione è ulteriormente ribadita dall’art. 147, comma 1°, cod. civ., secondo cui «Il matrimonio impone ad ambedue i coniugi l’obbligo di mantenere, istruire ed educare la prole tenendo conto delle capacità, dell’inclinazione naturale e delle aspirazioni dei figli». Questo dovere, secondo i giudici, si adempie sia tramite la corresponsione di un assegno mensile (155 cod. civ.) sia tramite il rimborso delle spese straordinarie che i figli dovessero di quando in quando sostenere. Facciamo un esempio per rendere chiara la situazione. Poniamo che un padre versi 300 euro al mese per il figlio e questi debba subire complessi trattamenti sanitari dentistici del costo di 10.000 euro. È evidente che se il padre si limitasse a versare 300 euro al mese non avrebbe mantenuto il figlio, perchè il figlio, per ricevere adeguata cura, ha bisogno di trattamenti sanitari che sono molto più costosi. Per questo motivo, l’assegno mensile non esaurisce mai l’obbligo di mantenimento gravante sul genitore. Le spese straordinarie, in altri termini, servono a non frustrare completamente il valore dell’assegno mensile, che potrebbe diventare improvvisamente largamento insufficiente per un bisogno grave del figlio.

Tenendo, dunque, presente questo concetto di base, andiamo a vedere come è stata risolta la questione dai giudici.

In materia, esiste innanzitutto una sentenza del Tribunale di Novara, che si può leggere qui nel suo testo integrale (V. ultimo par. pag. 7) e che era stata pubblicata originariamente dal sito novarajus.it, che ha affrontato espressamente la questione nel 2009, stabilendo che «Giova precisione che nel concetto di spese scolastiche straordinarie non rientrano i buoni mensa che costruiscono mera sostituzione del pasto casalingo rientrante nel mantenimento ordinario» Trib. Novara Sent., 26/03/2009. Questa pronuncia, dunque, assume il concetto prima accennato per cui, essendo il servizio mensa diretto ad alimentare i figli, lo stesso rientra nel mantenimento ordinario, in quanto sostitutivo del vitto che sarebbe prestato a domicilio, nonostante sia erogato dalle istituzioni scolastiche e spesso a causa della necessità di trattenersi a scuola anche al pomeriggio. In giurisprudenza, si riviene un’altra interessante pronuncia in questo senso, della prima sezione civile del Tribunale di Roma, resa in sede di opposizione all’esecuzione:

Trib. Roma Sez. I, 09-10-2009 – svolgimento del processo e motivi della decisione

Con atto notificato il 21.9.2005 A. G. intimava al coniuge separando G. S. il pagamento della somma di euro 778,69 a titolo di spese straordinarie sostenute per i due figli minori nell’anno 2004 asserendone il mancato versamento.

Riconosciuto il dovuto per le spese mediche e di istruzione, con atto notificato il 6.10.2005 il S. ha proposto opposizione al precetto per la somma residua relativa alle spese sostenute per la mensa della scuola pubblica frequentata dai minori a regime di tempo pieno, deducendo a sostegno dell’opposizione l’insussistenza del titolo esecutivo per mancanza di liquidità e certezza della somma nonché l’infondatezza della pretesa poiché spesa da intendersi compresa nell’assegno ordinario di mantenimento.

L’opposta ha chiesto il rigetto dell’opposizione.

L’opposizione è fondata e viene, perciò, accolta

A prescindere, invero, dalla discutibile questione dell’esecutività del titolo stante il precetto generico relativo al 50% delle spese straordinarie mediche e di istruzione contenuto nell’ordinanza presidenziale azionata, difetta nella specie il requisito della straordinarietà della spesa, dovendosi la spesa per la mensa scolastica generalmente ricondurre (ove, cioè, non espressamente prevista a parte) nella quantificazione dell’assegno ordinario mensile poiché relativa al vitto quotidiano, primaria costante necessità dei minori da soddisfare, indipendentemente dal luogo (casa o scuola). Il principio è ancor più pertinente nella specie trattandosi di spesa per ima mensa di scuola pubblica, il cui importo è notevolmente inferiore al corrispondente ammontare necessario per assicurare a casa la soddisfazione della stessa esigenza.

Alla soccombenza segue la condanna alle spese.

Non mancano però decisioni in senso contrario. Il Presidente del Tribunale di Bergamo, ad esempio, così come ci segnala la collega Patrizia D’Arcangelo via twitter, all’udienza del 7 gennaio 2011 scorso, dopo aver visto che i figli su cui si doveva provvedere frequentavano la mensa e che nessuna della parti aveva fatto richieste al riguardo, ha disposto di sua iniziativa che le spese per la mensa dovessero essere considerate straordinarie. Tutto al contrario di quanto disposto dal Tribunale di Novara, insomma. Il provvedimento integrale si può leggere cliccando qui, grazie ancora alla collega per avercene fornito copia opportunamente anonimizzata.

Qual’è dunque la risposta al quesito?

A nostro giudizio, non esiste, come anticipato, una risposta generale, ma bisogna valutare caso per caso. Una cosa che sicuramente si può dire è che, tutte le volte che è possibile, è meglio specificare o far specificare come deve essere regolata questa voce di spesa. Ciò si può fare sia nelle soluzioni consensuali, dove i genitori possono dedicare una delle varie condizioni a questo argomento, stabilendo appunto come ripartire la spesa, sia in quelle giudiziali, dove sia il ricorrente che il resistente possono chiedere al giudice come devono essere considerare le spese di mensa. In tutti i casi in cui esiste già un provvedimento che regola la separazione che però non dice nulla di specifico – parliamo naturalmente della pressochè totalità dei casi – non rimane che cercare di raggiungere un accordo tramite interpretazione della situazione mentre, in mancanza, si può depositare un ricorso per la modifica delle condizioni volto a ottenere una specificazione sul punto.

Vediamo adesso quale può essere un criterio per poter giudicare, caso per caso, se le spese di mensa sono da considerare straordinarie o meno. Partiamo da un esempio, anzi da due. Tizio paga 800 euro al mese di mantenimento per un solo figlio e le spese mensili per la mensa sono di 35€. Caio, invece, paga 200 euro al mese di mantenimento e le spese per la mensa, sempre mensili, sono di 150€. Nel primo caso, è evidente che nel momento in cui un genitore paga già 800 euro mensili, e la spesa per la mensa è al confronto esigua, tanto che anche sostenendola il genitore collocatario (cioè l’altro genitore, quello che percepisce l’assegno) l’assegno stesso non perderebbe il suo valore. Nel secondo caso, invece, l’assegno, se non si ammettesse la rimborsabilità delle spese di mensa come straordinarie, si ridurrebbe a sole 50€ mensili, sicuramente insufficienti per il mantenimento di un minore. Questo è un criterio solo generale, che fa riferimento alla funzione della regola che prevede la rimborsabilità delle spese straordinarie, e allo stesso possono esserci sicuramente delle eccezioni, caso tipico può essere il caso in cui risulta espressamente che la qualificabilità come straordinaria o meno delle spese di mensa è stata discussa tra i genitori e poi non regolamentata, nel qual caso difficilmente si può ritenere che i genitori abbiano voluto considerarla tale. In conclusione, dunque, è sempre questione di ricostruire la volontà delle parti, facendo riferimento anche ai doveri di mantenimento imposti dall’ordinamento e alla loro situazione concreta. Una circostanza, che, ad esempio, può essere molto importante è che l’insorgere della necessità della spesa di mensa sia avvenuto a distanza di anni dalla scrittura delle condizioni di separazione e magari per effetto di circostanze imprevedibili: poniamo che due genitori si separino nel 2000, poi nel 2007, quando il genitore collocatario del figlio si è per ragioni lavorative trasferito in provincia, in un Comune dove non c’è scuola, e il figlio deve frequentare la scuola nel capoluogo dovendo necessariamente usufruire del servizio mensa…

Per questo approfondimento, ringrazio la collega Patrizia D’Arcangelo del foro di Bergamo, la collega Monica Bombelli del Foro di Novara, di Novarajus, e il papà, lettore del blog, che, acquistando una consulenza sul punto, mi ha dato l’occasione di dedicare un po’ di tempo ad approfondire finalmente come desideravo questa tematica. Ricordo a tutti infine, per ulteriori approfondimenti sulle problematiche giuridico – familiari, il mio libro, disponibile anche in formato elettronico.