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il mio convivente deve per forza far parte del mio nucleo familiare?

Salve, vorrei semplicemente capire se il ragazzo con cui convivo deve entrare a far parte del mio nucleo familiare pur non avendo residenza dove abitiamo. Con me lui ha il domicilio.

Se lui abita insieme a te, deve cambiare la residenza e metterla lì con te, perché la sua residenza non è più altrove ma dove abitate insieme. La residenza anagrafica, peraltro, non è quella che fa fede, fa fede quella effettiva, quindi tenendo la residenza anagrafica in un altro luogo non avete comunque alcun vantaggio e anzi potete avere problemi come smarrimento di corrispondenza, notifiche importanti, eventuali sanzioni previste dalla legge. Una volta che le residenze siano state portate entrambi nello stesso luogo farete necessariamente parte dello stesso nucleo familiare: se siete conviventi, mi pare che non ci sia nulla di strano in ciò e che anzi rappresenti la soluzione naturale. Di fatto, e di conseguenza anche di diritto, lo siete già e di ciò potrebbe anche formarsi prova documentale, ad esempio se il tuo compagno ricevesse una raccomandata nella casa in cui abitate adesso sarebbe la prova che in quel luogo vi dimora, per cui poi qualunque ente potrebbe già da ora considerarvi parte di un unico nucleo. Il mio consiglio è quello di far sempre combaciare la situazione di fatto con quella di diritto, altrimenti ci possono essere problemi. Ovviamente, se il vostro desiderio di tenere due nuclei separati era diretto a conseguire agevolazioni riservati a nuclei con redditi inferiori ad un certo limite, la cosa è ancora più illegittima e da evitare, non solo per il generico principio per cui bisogna osservare le leggi ma perché potreste, se conseguite indebitamente questi vantaggi, subire conseguenze spiacevoli sino all’apertura di un vero e proprio procedimento penale.

quando si viene beccati a circolare con l’assicurazione «fatta in casa»

Un mio parente girava con l’assicurazione auto contraffatta (fatta da lui), i vigili lo hanno fermato, sequestrato l’auto, preso patente e anche denuncia penale credo. Nel primo verbale di identificazione e dichiarazione, fatta sul luogo dove è stato fermato dai vigili, c’era scritto “per il reato di cui art. 193 c. 4-bis CDS”. I vigili sono tornati qualche giorno dopo e hanno dato un altro verbale di identificazione con stavolta scritto “per il reato di cui art. 485 C.P.”, chiedendo se lui aveva ancora l’altro verbale (quello con l’art. 193). Cosa si rischia? Anche la reclusione? La reclusione c’è sempre in tutti i casi? Si può chiedere delle attenuanti o gli arresti domiciliari? Inoltre ha diritto al patrocinio gratuito avendo un reddito inferiore ai 10.000€ annui, con moglie e figlia?

Sì, direi che abbia diritto al patrocinio a spese dello Stato. Visto che c’è un procedimento pendente, direi che la cosa migliore sia per lui fare, eventualmente con l’aiuto di un avvocato, la relativa domanda di ammissione al beneficio, per poi «avere un avvocato» che gli possa spiegare la situazione, che non è così semplice.

È un reato di falso, per cui in linea di principio è molto difficile che possa essere irrogata la sanzione del carcere senza sospensione, tuttavia ciò va valutato in relazione ai precedenti della persona: se ce ne sono molti e la possibilità di sospensione condizionale è oramai esaurita la condanna potrebbe anche non essere sospesa, anche se poi facilmente potrebbero venire disposti gli arresti domiciliari. In ogni caso, la cosa migliore è partire dalla domanda di patrocinio.