La violenza di genere: la violenza assistita.

La violenza di genere ha un risvolto particolare che tocca le basi ancestrali della nostra cultura: i minori; spesso assistono alla violenza e per questo sono violati e oggetto di violenza, chiamata nel gergo giuridico “violenza assistita”.

Va detto subito che i bambini non possono nulla, anche se sentono, vedo, percepiscono e subiscono le conseguenze della violenza in ambito familiare.

Queste violenze continuano a non essere considerate nella loro completa accezione; frequentemente, se emergono, vengono minimizzate e questo, a mio modesto avviso, è perché i minori non hanno una vera completa tutela e non mi so veramente spiegare il motivo di questa mancanza.

Se è vero che ogni persona viene al mondo “con il suo fagottino” ed è capace di badare a sé o di imparare a farlo; nulla giustifica l’abuso su minori.

Ecco alcune definizioni di abuso su minori:

OMS 2002 PER ABUSO “DEBBONO INTENDERSI TUTTE LE FORME DI MALTRATTTAMENTO FISICO E /O EMOZIONALE, ABUSO SESSUALE, TRRASCURATEZZA O NEGLIGENZA O SFRUTTAMENTO COMMERCIALE CHE COMPORTINO UN PREGIUDIZIO reale o potenziale per la salute del bambino per la sua sopravvivenza per il suo sviluppo o per la sua dignità nell’ambito di una relazione caratterizzata da responsabilità, fiducia, potere”.

CISMAI (Coordinamento Italiano del Servizi contro il Maltrattamento ed l’Abuso all’Infanzia) : “per violenza assistita da minori in ambito familiare si intende il fare esperienza da parte del bambino/a di qualsiasi forma di maltrattamento compiuto attraverso: –violenza fisica (percosse con mani od oggetti, impedire di mangiare, bere dormire, segregare in casa o chiudere fuori, impedire l’assistenza e le cure in caso di malattia) violenza verbale e psicologica (svalutare insultare, isolare dalle relazioni parentali ed amicali, minacciare di picchiare, di abbandonare, di uccidere…) –violenza sessuale (stuprare ed abusare sessualmente)  –violenza economica( impedire di lavorare, sfruttare economicamente, impedire l’accesso alle risorse economiche, far indebitare);VIOLENZA COMPIUTA DA FIGURE DI RIFERIMENTO O SU ALTRE FIGURE SIGNIFICATIVE, ADULTE O MINORI.

WITNESSING VIOLENCE: “si indicano tutti quegli atti di violenza compiute su figure affettive di riferimento di cui il bambino più fare esperienza e di cui può patire successivamente gli effetti”

Consideriamo che subire e vedere impotenti, percepire la distruzione (anche fisica) delle figure di cui il bambino si fida ed alle quali affida la propria vita, da cui -da 0 a 3 anni- riceve accudimento essenziale per la sua sopravvivenza; non è un piccolo battito d’ali di farfalla, ma un enorme solco che viene tracciato nel cuore di un bambino (inerme) da un gigantesco aratro: l’aratro  trascina il vomere  creando il solco in uno spazio spesso molto largo ed in un tempo spesso molto lungo; più la terra è fresca, più il solco si fa profondo.

Il bambino crescerà e si adatterà, ma ciò non significa che non vi sarà una compromissione di elementi essenziali che riguardano la sua crescita.

Un minore che ha vissuto l’esperienza della violenza ed anche quella assistita, sarà un adulto con delle difficoltà: non è mio compito individuarle, ma il mio compito è sottolineare fermamente il nesso di causalità fra violenza assistita e compromissione di elementi essenziali per la crescita del minore: un danno da far emergere nelle aule di tribunale.

Aggiungo un aspetto che necessita di sottolineatura: un minore è solo, non ha potere, non sa di avere tutela, al di là delle mura di casa; ha il grave problema di aver consapevolezza della violenza proveniente da una persona da cui dipende totalmente e di manifestarla anche se non sa farlo da adulto ed è atroce pretendere che lo faccia o impari a farlo da solo, invece di imparare tutti i gusti del gelato.

Desidero infine che questo mio post sia una piccola, ma ferma, luce che illumina sopra tutto i minori che sono senza mamma perché il papà l’ha uccisa.

Comments

  1. in passato ascoltando al telegiornale notizie di cronaca nera riferiti a violenze avvenute in famiglia e tra le mura domestiche la prima cosa a cui pensavo era che queste azioni fossero proprie di persone che vivono in un’altra dimensione, una dimensione molto distante dalla mia. Ora pur continuando a condannare tali azioni, ho capito che le cose non sono sempre così lineari come si potrebbe pensare. Esistono condizionamenti e coercizioni a cui si può essere sottoposti, difficilmente sopportabili anche dalla persona più stabile e razionale, soprattutto quando i rapporti non riguardano esclusivamente due singole persone ma ne coinvolgono altre, ad esempio i figli.
    Voglio portare la mia esperienza personale: mi sono innamorato di una donna di 16 anni più giovane di me, quando lei ne aveva 29 ed io 45. Con lei ho avuto tre figli di cui il più piccolo di 10 anni. Ad un certo punto ho iniziato ad avere problemi con il lavoro, ed invecchiando la ns. differenza di età si è fatta più evidente. Ora non ci amiamo più. Abbiamo sempre avuto opinioni diametralmente opposte sul metodo da utilizzare per l’educazione dei figli. Se non avessimo i figli la cosa si potrebbe risolvere abbastanza facilmente, una per una strada, l’altro per un altra, ma le cose non stanno così. Io vorrei portare i miei figli negli Stati Uniti per dare loro più opportunità e per dare a me la possibilità di lavorare; lei vorrebbe continuare a vivere in Italia con un tenore di vita che non si può permettere e che io non posso assicurarle.
    Come si fa allora ad evitare ai figli qualsiasi tipo di “violenza assistita” ed in particolare quella che lei classifica “violenza verbale e psicologica” ? In che modo posso comunicare ai miei figli che me ne vado ? che in un certo senso, vista la distanza, li abbandono ? come faccio a non compromettere gli elementi essenziali per la crescita dei miei figli minori ? come faccio ad evitare di creare il grande solco nel cuore dei miei bambini ?

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