Perchè punire la violenza domestica?

Perché punire la violenza domestica? Perché il trattamento di favore?

Alcuni dati raccolti dalla Questura di Milano sono illuminanti circa la necessità di tutela di chi subisce violenza domestica: per le donne nello specifico risulta statisticamente che la violenza domestica è la prima causa di morte ed invalidità: più del cancro, degli incidenti stradali e degli omicidi.

Questi i dati statistici che non contemplano il così detto “sommerso” o il così detto “numero oscuro”: in Milano solo il 7% denuncia l’aggressione. In Milano nel 2014: 71 denunce al Questore per stalking; 8 per volenza domestica.

Abusi su minori: 80% familiari o persone vicine al bambino

Violenza su strada 6%

Stalking ambito familiare 67,4%

Maltrattamenti in famiglia 80%

Sempre dai dati statistici:

la ricerca criminologica negli USA ha verificato che la maggior parte degli uxoricidi (67%-80%) ha come precursore un maltrattamento e che è di fondamentale importanza la valutazione del rischio di recidiva.

Vi sono precisi contegni che portano alla violenza fisica, sia del carnefice che della vittima; non sono chiari all’opinione pubblica, se non sotto forma di stereotipi, si arriva a dare questi giudizi: “lei è pazza”, “lui è pazzo”; invece la violenza domestica è connotata dalla normalità: nessuno è pazzo o malato o altro; è invece come tutti noi, come ognuno di noi;

contegni che in altri contesti sono innocui, nella vita domestica fra i partners sono letali; offrire il pranzo ad es.

sempre dalla Questura di Milano la definizione della “spirale della violenza”:

  • fase dell’intimidazione: coercizione, controllo economico, minacce, terrore di subire aggressioni fisiche, ricatto (sul cibo? si)
  • Isolamento: tentativo di limitare i contatti con i familiari o la possibilità di lavorare o coltivare i propri hobby o interessi (rimando al mio articolo sulla testimonianza di una donna maltrattata, alla visione anche solo di alcuni spezzoni del film il “colore viola” per avere alcuni esempi praticissimi)
  • Svalorizzazione privazione dell’autostima della vittima (l’argomento verrà affrontato con un post a parte)
  • Ribellione
  • Violenza fisica o sessuale ricatto sui figli
  • Falso pentimento riappacificazione

Usare il termine uxoricidio o femminicidio implica fare riferimento ad un trattamento specifico e questo ancora ripugna all’opinione pubblica; tuttavia questo trattamento “di favore” è codificato, perché necessario, salva la vita; segue precisi protocolli, studiati su misura; e inoltre ritengo che le donne non sono mai ascoltate, nel bene e nel male, come devono, e a mio avviso per tal motivo sono da tanto tempo “la più grande minoranza mai esistita” (cit.).

Di seguito un esempio di trattamento di favore: il protocollo usato dalla forze dell’ordine stilato dalla Questura di Milano, fonte dott.ssa A. Simone: intervento della volante presso abitazione per lite in famiglia:

  • Prima di giungere sul posto o appena giunti ove è possibile raccogliere il maggior numero di informazioni precedenti penali, possesso di armi, precedenti interventi delle FFOO;
  • sul posto: procedere alla messa in sicurezza delle persone presenti in casa, se ci sono minori collocarli in uno spazio protetto, concordato con la madre e valutare la sussistenza dei presupposti per procedere all’arresto in flagranza;
  • in flagranza sentire tassativamente prima la vittima dell’aggressore, facendosi dare tutti gli elementi di possibile riscontro (documentazione medica di precedenti lesioni, o elementi per accertare accessi al pronto soccorso, testimonianze di persone a conoscenza dei fatti precedenti e se possibile fotografare la vittima) raccogliere tutti i numeri di telefono utili per la prosecuzione delle indagini (vittima aggressore, testimoni);
  • non flagranza: redigere annotazioni di servizio indicando quanto raccontato dalla vittima sentendola separatamente dall’aggressore e descrivendo il tipo di lesioni rilevate (utilizzare se in dotazione un apparecchio fotografico) raccogliere tutti i numeri di telefono utili per la prosecuzione delle indagini (vittima aggressore persone coinvolte)

 

 

Comments

  1. Lorenzino Piazzi says

    sono veramente stufo di queste categorizzazioni, non esistono modelli comportamentali standard, e quindi non ha senso parlare di femminicidio, così come non ha senso affermare che le donne non sono mai ascoltate, o far intendere che la violenza domestica abbia sempre l’uomo come interprete protagonista. Esistono relazioni di coppia a volte di una complessità estrema che si evolvono in una società con un sistema giudiziario fortemente disequilibrato rispetto ad alcune questioni fondamentali. Vivere in una società in cui alcuni diritti non sono tutelati può mettere alla prova anche le persone più razionali, quindi l’attenzione dovrebbe essere posta non tanto sulle categorizzazioni, come detto sopra discutibili, quanto sulla correzione di evidenti storture legislative.
    Un esempio banalissimo: in una coppia con figli, la donna decide di avviare una relazione con un altro uomo, va dal giudice, chiede che il suo ex compagno/marito sia allontanato dalla casa comune, sia obbligato ad un affido dei figli condiviso, si trovi un altro domicilio, affronti delle spese maggiori, non possa più vedere crescere i suoi figli giorno per giorno, ora per ora, ma accetti che i suoi incontri con i figli siano cadenzati da tempi e da logiche piccolo borghesi. E’ questa giustizia ????? Vogliamo che il gorgo della disperazione inneschi le tragedie a cui i media ci hanno abituato ad ascoltare ???? Io credo di no !!!

  2. Vorrei proprio vedere queste statistiche ufficiali secondo cui la violenza domestica farebbe più morti del cancro… È possibile quindi avere una fonte a dei dati secondo cui, detto in un altro modo, in un anno ci sarebbero più donne morte di lesioni ca seguito di violenza domestica che di cancro? No perché sembra un po’ una… stupidata diciamo…

    Per il resto un testo sconnesso fatto chiaramente col copiaincolla per portare avanti una causa ideologica più e più volte smentita dalle statistiche che non dice l’unica cosa importante ovvero: donne (e uomini) alla prima cazzata i partner violenti devono essere messi fuori dalla vistra vita senza pietismi di è stato un momento, ho sbagliato anche io, non lo farà più etc… E niente ultimi incontri, niente riappacificazioni nulla!

    Poi magari quando la smetteremo di dipingere solo le donne come vittime potremo parlare anche delle belle cose che loro fanno a compagni/mariti/ex compagni… Avvocato, visto che ha contatti in questura a Milano si faccia dire l’esito delle denuncie contro i padri per violenza/abusi a se stesse o contro i figli presentate in fase di separazione: le diranno 80% archiviazione.

    Smettiamola quindi di santificare le donne vs gli uomini cattivi, inventare parole assurde prive di senso, pretendere addirittura procedimenti e pene diverse (che sarebbe leggermente anticostituzionale e a maggior ragione detto da un avvocato fa sanguinare gli occhi) e puniamo l’omicidio e la violenza (questi termini bastano e avanzano) e nel frattempo facciamo quello che si può fare (e che è molto semplice) per prevenire

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