Counseling e professione forense: che c’azzeccano?

Mi hai chiesto come mai, ultimamente, parli sempre più spesso, su questo blog e nelle reti sociali, di argomenti non più legati ai problemi legali in senso stretto ma alla cura, alla crescita personale e al counseling.

Non capisci cosa c’entri tutto ciò con la professione forense e come possa un avvocato occuparsi di cose del genere che appartentemente sembrano molto lontane.

In realtà, é tutto molto più intimamente collegato di quel che possa sembrare.

Sono, infatti, diventato #counselor dopo aver acquisito la consapevolezza che ogni problema legale ha una profonda base emotiva e una grande radice nella forma mentis – o, come si direbbe più modernamente oggi, nel mindset – della persona che ne é affetta.

Passare al #counseling é stato come passare a lavorare sul «vero problema», senza limitarmi a curarne, al meglio possibile, i cascami e i riflessi nel mondo, per lo più burocratico, del #diritto.

Mi si è aperto il cuore e ho potuto finalmente essere utile alle persone.

Oggi credo che non si possa essere un buon #avvocato senza essere, almeno di fatto, un bravo #counselor, perché la primissima cosa per poter davvero lavorare per gli altri é l’#ascolto.

Stai con me, ci divertiremo ancora di più!

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4 commenti su “Counseling e professione forense: che c’azzeccano?”

  1. Luciana Faltoni

    condivido a pieno la tua riflessione, tanto che ho valutato la possibilità di intraprendere questa strada, poichè la professione in senso stretto non mi da più alcuna soddisfazione e mi sento di non avere molto da dare neppure ai clienti, perchè io stessa mi sento profondamente svuotata di stimoli ed interessi. Credo che oggi la gente abbia molto bisogno di ascolto, siamo tutti troppo di fretta per fermarsi ed occuparsi degli altri, quindi ritengo che figure come la tua siano un toccasana per la società. Mi piacerebbe sapere che percorso di studi hai intrapreso per diventare consuleor. Grazie e buona giornata

  2. Molto interessante ! La nuova professione richiede anche questo nella logica della personalizzazione del rapporto con il Cliente.

    1. Grazie Carlo. In realtà, gli avvocati di un tempo, essendo tutti degli umanisti, anche per formazione (venivano tutti necessariamente dal liceo classico), erano molto più settati su questo degli avvocati contemporanei, troppo appiattiti sul tecnicismo, che é un grande male della nostra epoca. Tra PCT e formazione permanente, abbiamo perso di vista il cliente e il suo bisogno di ascolto. Questo è un grande tema su cui meriterebbe tornare più approfonditamente.

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